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Vintage Post... 22 luglio 2011 la ricetta della felicità!

Il nostro amarcord continua oggi con i nostri primi post: la ricetta della felicità!




...A volte la follia sembra l'unica via per la felicità... (da "Altrove" di Morgan)







Qual è la ricetta della felicità? 
by Red
 Ma che la baciai, per Dio, si, lo ricordo!
(Fabrizio de Andrè)

Iniziamo la nostra rassegna con una domanda un po’ complicata. Mi piacerebbe prendermi il merito di tanta profondità, ma devo essere onesta: la domanda non è mia. Però è stata rivolta a me, da uno degli avventori del bar dove da mesi la “rassegna stronza live” delle gingle girls red&pink allieta più di una pausa caffè. Il fortunato, o malcapitato, signore in questione, mi guarda e mi chiede quale sia la ricetta della felicità, io tirandomi giù gli occhiali da sole guardo in alto senza risposte e mi sbologno la questione con una battuta, che nemmeno più ricordo. Quel che ricordo sono i commenti di Pink, quel simpatico bastoncino Findus della mia amica, e la mia indecisione tra l’essere orgogliosa di sembrare la depositaria di un segreto così importante e il disappunto di non sapere perché mai potessi sembrarlo.
In attesa di avere delucidazioni dal succitato avventore del bar dico le mie risposte, sperando che qualora legga il nostro blog possa trarne giovamento.
Per essere felici serve leggerezza, perché la felicità è un volo, per esempio tra le braccia dei compagni di squadra dopo una vittoria, o tra le braccia di un bell’omone muscoloso che non fa toccare terra né ai tuoi piedi né alla tua anima, o nel ritrovarsi improvvisamente diciassettenne mentre canti strillando in piedi sul letto “mi ami?” dei CCCP.
Per essere felici bisogna essere sconsiderati, perché la felicità è incoscienza, come un viaggio lunghissimo per poche ore meravigliose, come un bagno al mare in aprile dopo un acquazzone, come regalare pezzi d’anima quando solo, e dico solo, l’istinto ti dice di farlo.
Per essere felici serve saper giocare, perché la felicità è divertimento, come non smettere di ridere perché “il parco è nascosto dal pollo”, fare le gare di corsa con tua nipote sul bagnasciuga, cantare Anarky in the UK sull’autobus e fermarsi solo per far osservare un “carrello della spesa sulla casetta del pullman” a tua sorella, o scendere le scale del dipartimento cantando una canzone improponibile il giorno in cui discuti la tesi di dottorato.
Per essere felici serve curiosità, perché la felicità è ricerca, come quando dopo ore sotto il sole ad osservare terra e pietre ti si palesano all’improvviso connessioni di eventi celate da millenni. Per la cronaca non sto parlando dell’uso di sostanze stupefacenti, ma di archeologia.
Per essere felici bisogna essere umili, perché felicità è un amico che inaspettatamente ti tende una mano, e tu ti illumini e senti quel meraviglioso impulso vitale di saltargli al collo, anche se servirebbero braccia tanto lunghe da attraversare il mare.
Per essere felici serve buon gusto, perché la felicità è bellezza, come l’eccitazione commossa alla mostra degli impressionisti, o il cuore che salta in gola alla vista di un pezzetto del “martirio di san Matteo” di Caravaggio, nell’entrare per la prima volta a san Luigi dei francesi, o il rapimento estatico per l’Otello di Verdi.
Per essere felici serve volontà, perché la felicità è costanza: fare almeno una risata al giorno per tutti i giorni della propria vita è un orgoglio, ma a volte diventa un lavoro.
Per essere felici bisogna esser piccoli, perché la felicità è una coperta e non mi piace scegliere se tenere fuori i piedi o la testa.
Per essere felici ci vuole dolore, perché riuscire un giorno a riderci su non ha paragoni.
Per essere felici ci vuole vanità, perché quando proprio non si trova altro ci si guarda allo specchio, ci si fa carine, ci si stampa un sorriso sulla faccia e… dai cazzo! Qualcuno che ti sorride e ti chiede la ricetta della felicità lo trovi. E così stai in bilico tra il volerlo mandare a quel paese e il sentirti davvero un po’ felice!
Questi gli ingredienti, le varianti ve le dico un’altra volta o non finisco più di scrivere e voi di leggere. Per la preparazione della pozione mettere tutto in un mixer e frullare fino all’ottenimento di una crema vellutata. Un terzo di intruglio lo si lancia dietro le spalle dicendo la parola magica “ma vaffanculo, va”, un terzo si semina in terreno mediamente argilloso al grido di: “Porca miseria, germoglia!” un terzo si unisce a rum, lime, ghiaccio, menta e zucchero di canna e si beve miagolando voluttuosamente.
Dopo di che ci si guarda allo specchio e si risponde alla seguente domanda: a cosa voglio somigliare oggi? Risposta A: un pelo incarnito in mezzo alle chiappe. B: un raggio di sole.
Beh, la rossa sceglie sempre il raggio di sole, tze!   
P.S. per essere felici ci vogliono coraggio e follia, perché “che la baciai, per Dio, si, lo ricordo!”  





Qual è la ricetta della felicità? 
by Pink
“Bisogna avere molta cautela con chi è felice”
(E. Brizzi – Jack Frusciante è uscito dal gruppo)

Che cos'è la felicità? Una domanda più difficile credo che non esista. E a chi mi chiede quale sia la ricetta della felicità non so rispondere, perché la felicità è soggettiva. Non credo per principio a chi dice quelle cose banali tipo “il sorriso di un bambino”. Si, è vero, il sorriso di un bambino intenerisce, non dico di no, ma non basta. Non basta a me. La felicità non è solo un grande amore o la profondità dei sentimenti. La felicità è anche qualcosa di molto meno universale. Tutti noi siamo felici perché qualcosa fa felici sono noi e nessun altro, o almeno crediamo. In certi momenti siamo egoisticamente felici, bisogna ammetterlo senza vergogna. Quindi qual'è la mia ricetta della felicità? Vanno di moda gli elenchi per cui ecco un elenco di cose che mi fanno, che mi hanno fatto o che mi farebbero essere felice:

-Il tuo migliore amico che, sentendoti triste, ti organizza una serata a base di vodka al melone, gelato al cioccolato e peperoncino e abbondante marjiuana. La finite a cantare ubriachi “That's what friends are for” con lui nella parte di Whitney Houston;
-ballare con l'IPod a tutto volume “Beat it” di Michael Jackson, farti scoprire dal postino e ridere con lui della cosa;
-mamma che ti compra una lattina di Cuba Libre già pronto e ti dice “E' per merenda!”;
-dopo un pianto clamoroso, una nipotina di 5 anni che ti dice “Zia non piangere, ci sono io!”;
-pensare di mandare un sms, dopo una giornata alla SPA, con scritto “Ora mi ci vorrebbe solo una bella scopata!” e vedersi rispondere “Sto arrivando!!!” (Non “Sto venendo!”, sarebbe stato triste...);
-scoprire che dei pantaloni vecchi ti stanno ancora benissimo;
-costruire il target di un tiro a segno con le fattezze del tuo ex e giocarci a freccette con la tua migliore amica;
-trovare il tavolo libero al bar quando si fa colazione con Red;
-sfondare i timpani al tuo migliore amico cantando “Sonica” al concerto dei Marlene Kuntz;
-ricevere un complimento lavorativo inaspettato;
-aprire la finestra e sentire l'odore del mare;
-gli occhi brillanti del partner quando ci fai sesso (ricordi ormai vaghi e lontani...);
-un tatuaggio che ti ricorda chi sei ogni giorno;
-la torta per il Master, fatta dalla tua migliore amica, che ti ricorda una cosa che solo voi due sapete;
-sposarsi davanti a “Zorro” in via Sonnino con un anello di plastica di Hello Kitty trovato per terra;
-il conto in banca che non implora pietà;
-leggere il giornale la mattina con Red;
-mangiare le lumache facendo molto rumore;
-qualcuno che mette la tua canzone preferita, sapendo che è la tua canzone preferita (per la cronaca: “Altrove” di Morgan);
-nuotare fino alla boa, togliersi il costume e sventolarlo verso la spiaggia;
-guardare le partite dei Mondiali, togliendo l'audio della tv e mettendo la radio con la Gialappa's, mangiando patatine fritte con la tua migliore amica;
-tornare a casa e sentire il profumo del tuo piatto preferito (per la cronaca: fregola con cozze e arselle!);
-cantare “Emilia Paranoica” dei CCCP con il phon acceso in mano;
-guardarti allo specchio e scoprire che in fondo ha ragione chi ti dice che sei bella;
-sapere che ti restituiranno le tasse che hai ingiustamente pagato;
-un messaggino con scritto “Vorrei fare l'amore con te” da una persona che non ti aspetti;
-impersonare Cavaradossi sotto la doccia urlando “L'ora è fuggita e muoio disperato!!!”
-incontrare un'amica conosciuta solo su internet e passare una vacanza bellissima con lei;
-avere idee geniali al bar con Red e scoprire che le abbiamo senza bisogno di alcoolici o altre sostanze;
-un fine settimana alle terme con la tua migliore amica;
-poter finalmente ballare a danza una coreografia con musica di Madonna;
-scoprire l'ignotissima musica della coreografia e tirarsela un po' con le altre;
-guardare la platea del teatro e pensare che poche ore dopo sarà piena di gente che guarderà te;
-mettersi lo smalto di colori assurdi nelle unghie dei piedi;
-vedere il tuo poster finalmente esposto al convegno a cui avresti voluto partecipare da sempre;
-il signore anziano che la mattina ti dedica le poesie alla fermata del pullman;
-un anello con diamante;
-urlare al concerto di Baglioni “Canta Strada Facendo!!!” e lui che la fa immediatamente;
-in seguito a quanto detto sopra, cantarla a squarciagola convinte che sia stata dedicata a noi perché è uscita quanto siamo nate (autunno 1981);
-la tua migliore amica che ti manda un fotomontaggio con la tua faccia sulla copertina di “Music” di Madonna (successa mentre scrivevo!); 
-Lui che ti porta la colazione a letto.

La ricetta della felicità non sempre comprende cifre astronomiche o azioni mirabolanti. Ognuno sa cosa lo rende davvero felice, ci sono felicità oggettive e felicità soggettive. Il senso del “bisogna avere molta cautela con chi è felice” è un po' anche questo: la felicità a volte ci spaventa, sentiamo di non meritarci sempre la felicità che abbiamo. Invece un po' di sano egoismo felice è quello che ogni tanto ci vorrebbe: godere della propria insana felicità ci rende straordinariamente umani. Ammettiamolo a noi stessi, senza paura. 







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