sabato 25 ottobre 2014

Allo stadio con zia Red

Se mentre tifate su casteddu vi va di leggere la cronaca dallo stadio sant'Elia... Red una settimana fa era a vedere Cagliari - Sampdoria! Speriamo che sia solo il primo numero di una lunga serie di racconti!




Da quand’era che non andavo al sant’Elia! Cagliari-Roma 4-2. Zeman allora era giallorosso, e a fine partita tendeva al verde. Un’altra epoca, da quel giorno sembrano passate ere geologiche. È passata Trieste, is Arenas pieno, vuoto, sequestrato, esilio emiliano, ritorno al Sant’Elia, e sicuramente qualche passaggio che ora, a memoria, mi sfugge. Poi l’abbandono di Cellino e adesso alla Roma ci sono Nainggolan e Astori, e a Cagliari c’è Zeman. Tutto è al rovescio, o forse il tempo ha rivelato il dritto. Il breve passaggio a is Arenas, ricorderete, non mi soddisfò, ho preferito di gran lunga su Nuratze! Ma tornare al sant’Elia… Uh, mi ha riempito di felicità!!! Perché, lo sapete, per me la partita ha due forme: Radiolina e lo stadio. Tutto il resto è ripiego.
E il sant’Elia è uno dei posti del mio cuore, calcio o non calcio. È a pezzi, poverino, ma è pur sempre un pezzo di storia e io, da brava archeologa, sono per il recupero, la valorizzazione e la tutela dei pezzi di storia. Il ritorno è insieme un ritorno a casa e un inedito: non è più tribuna (centrale o laterale nord), ma distinti, e la compagnia, edita nella finale di supercoppa a Su Nuratze, si presenta per la prima volta insieme per tifare su Casteddu. Siamo dunque io, Violet e la comare delle Stronze, la carissima Quadernino Rosso da Tonara. La presenza di Tonara si insinua subito in tutto ciò, già da quando Violet festeggia i biglietti appena comprati con un gelato al torrone di Tonara, e Pattolino nostro Sau incappa, per caso o per destino, sui nostri biglietti, benedicendoli.
La mattina si sveglia col sole e io penso che il giorno della partita contro l’Inter, al posto della mia consueta “It’s oh so quiet” ho ascoltato “quando Gigi Riva tornerà”. Così decido di evocarlo anche questa domenica e ci si prepara per lo stadio con buona musica e poche parole. Esco di casa con la maglia del Cagliari, quella bianca con la strisca diagonale rossoblù, accessori rossi, jeans blu, occhi truccati di blu e rossetto rosso, manicure rosso blu. Anche Violet ha una chicchissima manicure in tinta, e tanto viola (che è pur sempre l’unione del rosso e del blu). I gufi ci accompagnano e con loro l’inno del Cagliari, quello nuovo, che mi piace assai.
Il tempo di arrivare allo stadio, parcheggiare, entrare nel diroccatissimo, ma amatissimo, tempio del calcio casteddaio, trovare posto e sincerarci che gli arbitri siano giallo vestiti e non rosa, siamo pronti a partire. Pronti, via: siamo circondate. Gente che non capisce nulla di niente di calcio, ne volete? Gente che paga il biglietto per autocugurrarsi le peggiori cose? Mamma mia! Sembra di vedere una partita alternativa! Il Cagliari gioca, e gioca bene, tiene palla, costruisce, ma in avanti è un po’ troppo dispersivo, in effetti. Soprattutto sulla tre quarti, innervositi dal catenaccio, tirano su la palla, che incappa, per ovvie leggi della fisica, sugli armadi blu cerchiati. Ibarbo è un filino allollonato a momenti, ma nulla giustifica il disfattismo imperante. Violet lo fa presente, la sua vicina di posto la guarda stupita e farfuglia aberrazioni, suo marito è l’unico del settore a capire, ma la megera non gli dà retta. La Samp è la perfetta trasposizione sul campo del concetto di calcio di Mihajlovich. Sono solidi, attenti, precisi. Catenacciano da dio, e ripartono. E quando ripartono fulminano, porca miseria a loro!
Mentre mi sgolo con le mie compagne di avventura seguendo i cori della Nord per non sentire le eresie calcistiche dei nostri vicini di posto, ci fulminano una e due volte. Due tiri in porta e due gol, carogne loro. Mi scende una lacrima sul menisco dell’autore del secondo gol, Obiang, povero lui, chissà come finirà il campionato. Scappa qualche parolaccia, ma poche, ché ci sono i bambini. Bambini, perché non siete nel settore famiglie?
Nel frattempo Cacciatore spara a Cossu e si prende un giallo, copre di insulti il guardalinee e noi lui. Fischi, fine del primo tempo. Sete.
Mission impossibile, io e Quadernina alla ricerca dell’acqua. Rabdomanti sfigate non riusciamo ad ottenerla e desistiamo, mentre ai finto-tifosi cugurre che gliene importa di tornare ai propri posti in tempo per vedere il secondo tempo? Uno di fronte a noi osa dire: avevo predetto un 3-0, ne manca solo uno. Quadernina lo vuole stendere sulle impalcature, io attacco con: ma un tifoso che non tifa non può lamentarsi per una squadra che non gioca! E ai miei posti continuo con la solfa che i tifosi meritano squadre che giocano come loro le sostengono: in quel caso, grazie ai distinti, staremmo perdendo 7-0.
Ma è la svolta, perché ormai è una questione di principio: ragazzi, dobbiamo zittire ‘sti scemi! E inizio a impegnarmi moltissimo in combutta con i gufetti che mi ornano le orecchie. “muori, muori, muori…” ogni volta che un armadio tocca il pallone… funziona! Perdono palla in ogni modo e noi teniamo il pallino del gioco. Da Tonara ci informano che si sta compiendo un’impresa contro il Tempio: Calaresu segna il primo gol. Esultiamo. Capisco il vero problema della partita: a vedere le dimensioni dei calciatori sembriamo una squadra di pulcini contro professionisti. Propongo alla Fifa: possiamo fare entrare in campo giocatori a metro cubo e non a numero?
Perse in questi pensieri il Cagliari, tira fuori dalla porta un gol fatto per tre volte. La prima è un palo, poi boh. Io l’ho riguardata in tv e non lo so se è stato un piede, la mano del portiere o un grande culo di chissà chi, ma non ci hanno segnato il terzo. La curva sospinge lo stadio, Cacciatore punta Ibarbo. Doppio giallo e fuori l’energumeno cerchiato tra i fischi, e i nostri insulti... giusto un po’ barrose, lo vorremmo aspettare fuori, il burdazzo. Rigore, Avelar. Goooooooooooooooooooooollllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!! Tripudio, saltiamo in piedi, cantiamo. Le cugurre ancora si lamentano, non sono sazie. Mudusu, porca miseria, mudusu!
Io ci credo, Violet ci crede, Quadernina ci crede, la curva ci crede e ci crede un nuovo nipotino adottivo tesoruccio delle zie: Donsah! Quando il bimbo entra in campo iniziamo a crederci tutti: a facci manna contro i terzi in classifica, cattivi cattivi cattivi come babbo Sinisa vuole. Ma il nostro ragazzino non teme niente e nessuno. Applausi a scena aperta. Cala segna la doppietta a su Nuratze. Esultiamo e i nostri vicini non capiscono un cavolo (non è una novità). Stiamo ancora esultando quando Sau, con una precisione da piedino d’oro meravigliosa, segna il pari. Tripudio. Saltiamo, cantiamo e balliamo, il Quadernino commosso rischia le lacrime: io da bambina giocavo con lui!!!! Non ci siamo ancora sedute che Cala segna il tre. Il tripudio non finisce, Tonara caput mundi! I minuti passano, gli energumeni ci soffrono da impazzire, rallentano. Ogni rimessa diventa una quaresima. Il guardalinee sogna fuori gioco e io gli urlo “o conc’e lampadina ma lo sai dove te la devi mettere la bandierina?”. Domanda retorica, ovvio. Cossu ruba la palla e accende la quasi rissa, si becca un giallo, si crea l’occasione per la vittoria, ma l’arbitro ce la annulla, mica ho ancora capito perché! Tre fischi, chi se ne frega. Intanto poker di Calaresu a su Nuratze. Cosa vogliamo di più? Il cielo è blu, riempiamo di applausi i nostri ragazzi, usciamo dallo stadio festanti. I nostri vicini di posto ancora non sono convinti, io non capisco: ma per cosa volete andare allo stadio, per la favola della buona notte? Ragazzi, che partita, che emozione!!!!
Epilogo: Mihajlovich ammette la sconfitta nonostante il risultato e offre la cena a Zeman. Ora, a mio parere Zeman deve una cena a noi: la nostra presenza è stata il fattore x che ha cambiato le sorti della gara, ve lo assicuro! Quindi, mister, sia onesto e ci inviti, punto e basta. Anzi no, un’altra piccola richiesta per ringraziare il Quadernino dell’ottima compagnia: porterebbe anche Farias?



venerdì 24 ottobre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle AllStars di Pink




La domenica delle rimonte

Questa settimana è stata per me decisamente frenetica, ma ci sarà eventualmente un tempo e un luogo migliore di raccontare di questa frenesia (culminata negli ultimi giorni, ma iniziata 50 giorni fa più o meno). Però non era proprio possibile lasciarvi così, a bocca asciutta, sui mirabolanti avvenimenti che  sono accaduti nel nostro calcio in Italia e all'estero. Si riparte dopo il caos di Juve-Roma e dai disastri combinati da Rocchi, di cui non è il caso di riparlare. Già troppo è stato detto, restiamo su quanto accade in campo questa settimana. 
La giornata inizia come sempre di sabato pomeriggio, con la Roma che vince col Chievo, ma le nostre attenzioni sono più concentrate sulla partita notturna, quella tra Juventus e Sassuolo che è apparentemente definita facile. Signori miei (ogni tanto Crozza-Renzi ha la meglio su di me!), il Sassuolo è un osso duro e lo dimostra per bene, tanto che va in vantaggio con Zaza, un giocatore che sta diventando fondamentale non solo per il Sassuolo, ma anche per la Nazionale, quindi teniamolo d'occhio e facciamolo crescere! Nei primi minuti è proprio il Sassuolo a tenere il campo meritatamente, ma poi Tevez trova uno splendido tiro per Pogba e arriva il pareggio!!! Primo gol per il giovane e straordinario francese che ha rinnovato il suo contratto proprio oggi. Mi piace 'sta cosa!!! Il possesso palla si capovolge ed ora è la Juve a tenere il campo, anche se si sta fermi molto a centrocampo. Gli altri 45 minuti scorrono con occasioni da entrambe le parti ma il risultato non si sblocca e termina perciò con un pareggio. La Roma è ad un solo punto, ma non abbiamo assolutamente paura o ansia. Non era una partita decisiva quella della settimana scorsa, figuratevi quella della di questa settimana. Il Campionato è troppo lungo per fare considerazioni assolute ora, poi solo i Sith vivono di assoluti signori miei. 
Ma passiamo al Cagliari, di cui sicuramente vi dirà meglio Red la prossima settimana, io volavo verso Barcellona per ottemperare a piccole pratiche burocratiche riguardanti la mia vita babbana. E per mangiare paella e bere sangria, chiaramente. 
Quello che vi posso dire è che ho letto che la Sampdoria ha sprecato l'occasione, questo vuol dire che il Cagliari ha tenuto duro e ci ha creduto fino alla fine, recuperando i due gol di svantaggio.  Luca Neri del quotidiano online "Blog Cagliari Calcio 1920" (che trovate qui) scrive che "Ieri il Cagliari ha pareggiato contro una squadra che sarà difficile da battere per chiunque, conquistando un punto prezioso. Lo ha fatto facendoci divertire ed emozionare, con gol e spettacolo. Magari c’è chi vorrebbe un calcio con meno gol e più pragmatico, con più sostanza e meno show. Ma lui si chiama Zeman." 
Il Tonara intanto ette giù uno strabiliante poker di Calaresu (un altro da tenere sempre d'occhio) ed archivia la pratica Tempio già nel primo tempo, quando vinceva per 3 a 0 dopo mezz'ora. Forti i nostri ragazzi??

Martedì sera, intanto, decido di mangiare paella e bere sangria per davvero sulla Rambla (ci sono posto migliori e più economici, tipo "Balmes 12", nei pressi della R.da Univesitat!), Barcellona è blindata dalla polizia ed invasa dagli olandesi che salgono su ogni pullman turistico. In effetti al Camp Nou c'è Barcellona -Aiax (e il Barcellona vince per 2 a 0), ma quello che non capivo era la faccia basita del cameriere che raccontava i risultati alla coppia di giapponesi. Poi ho guardato internet e la Roma perdeva 5 a 0 e il primo tempo non era ancora finito. Ora, stando alla legge enunciata da Scottecs per cui Sette è la misura massima di ogni cosa (qui), la partita aveva ancora da dire. Finisce in effetti per 7 ad 1, il che da per la seconda volta un senso calcistico al voler rinominare i sette colli di Roma (l'altra qualche anno fa contro il Manchester, credo...). Qui alcuni Juventini commettono l'errore di far partire lo sfottò dimenticandosi che noi dobbiamo ancora giocare e che la partita è difficilissima!!! 
Ad Atene infatti è tutto fuorché una passeggiata e io sono costretta a vedere la partita con l'insopportabile commento di Piccinini. Non mi piace proprio. Va male, si perde. Le cose si complicano, ma non sono ancora perdute. Si soffrirà di più, ma è indice del fatto che per l'Europa ci vuole più talento, più forza. Certo, non è come prenderne 7, ma alla fine son sempre 0 i punti guadagnati. 
Per questa settimana comunque è tutto!!! Io vi saluto in bianconero e vi lascio alla prossima giornata raccontata da Red!!!

martedì 21 ottobre 2014

Oltre l'orizzonte - by Red

Alla brezza di Maestrale che rende il golfo di Baratti un incanto per l'anima
Al mare, che unisce le donne nate sulle sue sponde, al di là del tempo e dello spazio, e ai suoi colori, che le fanno fanno brillare 
Alla vanità e alla bellezza, che se anche non salveranno il mondo, sicuramente salveranno me




La resero splendida per il suo ultimo viaggio, avrebbe riposato per sempre. 
Le vesti eleganti, il velo finissimo retto da quel sottile filo d’oro e zaffiri, intercalati dal delicato verde dei grani di faiance, le mille sfumature del riverbero del sole sul mare al mattino, poco dopo l’alba. 
Quanta armonia! 
L’armonia delle lunghe ossa sottili che reggevano muscoli agili e affusolati, coperti da pelle bianchissima, quando il sangue percorreva vene e arterie e arrossava le gote incorniciate dai lunghi capelli. Quando la vita pulsava, l’amore godeva e rideva bellezza e privilegio in faccia al mondo. Quando al dito portava uno smeraldo color del mare che ogni giorno scrutava con nostalgia. 
Il mare profondo all’orizzonte, il suo confine. Il mare da cui tanti partivano e a volte tornavano, il mare che portava pietre preziose, oro brillante, racconti incredibili, terre lontane, nostalgia dell’ignoto. Il mare che faceva paura a tanti, ma mai a lei. Il mare che portava via tanti, ma mai lei. Il mare che non avrebbe mai varcato nella sua giovane vita, il mare che racchiudeva tutti i suoi desideri nascosti e negati. La libertà dietro un orizzonte alla portata degli occhi e del cuore, ma troppo lontana dalle mani e dai piedi. 
Smeraldo al centro, quel verde profondo e infinito, baciato dal blu intenso del cielo, come lo zaffiro sulla destra, e a sinistra, la parte del cuore, il rubino. Rosso come le labbra e i suoi baci, rosso come le risate, rosso come l’amore per quel marito bello, forte e ricco come nessun altro. 
Tre pietre e due aquile, potere e ricchezza. E ricordi, tanti ricordi quanti se ne possono portare al dito. All’altra mano solo oro e uno stemma, motivo di vanto, di onore e gelosie. 
Troppa bellezza, ricchezza e giovinezza per non suscitare invidia. Troppo splendore per non far fiorire voci e cattiverie. 
Come se la ricchezza sfreddasse le anime, come se sotto i gioielli non si celasse pur sempre il sorriso vanitoso di una giovane sposa incantata dalla vita. Come se quella casa parlasse solo di fortuna e privilegio e non anche di rinunce, costrizioni, libertà attesa, sperata, ma sempre rinchiusa in nome di un onore costruito da altri, scelto dalla sorte per lei. 
Alle braccia il bagliore dell’oro e la malinconia dell’ametista, immagine perfetta di tutto il suo destino. Riflessi di giorni solitari, di sogni inascoltati, ma così forti e luminosi da accecare. Cavigliere fulgide a incorniciare le gambe agili e belle. Quelle gambe che correvano a perdifiato sulla spiaggia a rimediare sgridate infinite, da bambina. Ma che sempre tornavano a correre.
La resero splendida per ricordare a tutti chi era, per l’eternità. 
Volevano ricordare ricchezza e nobiltà, ma non tutti potevano capire quanto smeraldi, zaffiri, rubini e ametiste possano raccontare di una vita. Quanti pianti e risate stiano dietro a un vestito e al brillio dell’oro. 
La scoperta di sé in uno specchio, la visione della propria bellezza, la ricerca della grazia per sorridere ogni giorno, il tentativo di celarsi dietro un rigore fatto di forma ed eleganza, corazza dolce e fragile per proteggere una nostalgia incurabile. E poi l’appartenenza alla casa dove era nata, casa sua, amata e odiata come ogni casa. Il luogo del dovere e la culla dei sogni. E la sua nuova casa, quella del suo sposo, imposta senza domande, perché si chiama matrimonio, ma somiglia più a un passaggio di proprietà. 
Guardava il mare il giorno che la portarono alla sua nuova vita: essere moglie, madre e signora. Dimenticare i giochi e pensare al suo ruolo, lasciare i desideri oltre l’orizzonte, non scelta, solo destino. Tra le lacrime però venne quell’obbligo alto, fortissimo e ricco. Quell’obbligo che significava sodalizio tra famiglie, controllo della ricchezza, maternità precoce. E le lacrime divennero incanto di felicità quando scoprì spalle larghe e braccia nodose in cui rifugiarsi in mancanza del mare, e risa, complicità. Fu amore vero per due occhi che erano lo specchio migliore per la sua bellezza, l’unica cura per le sue paure. Due occhi blu come il mare all’orizzonte, la sera, due occhi di zaffiro. Due occhi che troppo spesso non c’erano. Che partivano resi freddi da armi e corazze di bronzo, alla conquista di chi o di che cosa lei non poteva sapere. 
E allora lo zaffiro parlava di solitudine, unito dal mare smeraldo all’amore rosso rubino, rosso come i baci e come il sangue, rosso come le corse sulla spiaggia a sognare un abbraccio libero da tutto, oltre l’orizzonte. Ma questo solo lei lo sapeva, perché l’oro era bello e il suo sposo ancor più bello dell’oro. Lei, poi, era bella più dell’oro e dello sposo insieme, e chissà mai da chi andava quando correva a perdifiato sulla spiaggia su quelle gambe lunghe che avrebbero fatto perdere la testa anche a un asceta. Così dicevano tutti e tutte, perché tanta bellezza e ricchezza riuscivano solo a coprire impietosamente la sua delicata umanità, esponendola all’invidia. Tutti a parlare e a ferire, come se l’oro cancellasse il dolore, anestetizzasse alle ingiustizie, come se riparasse dalla morte.
Invece la morte venne e non tardò, e portò via la sposa. 
Con funerali dorati la nascose nella terra, confuse il ricordo, cancellò il nome e il casato. Lasciò l’altezzosa statura dello scheletro e obliò la dolcezza dello sguardo. Preservò la perfezione dei denti e distrusse le labbra rosse dischiuse al sorriso. Consumò inesorabile le trecce folte e le vesti che la facevano apparire un angelo, il giorno del suo ultimo viaggio. 
Era così bella che non fu difficile il pianto per le donne pagate a stracciarsi le vesti per la morte prematura di quella bella ragazza ricca, che solo ora, fredda e immobile, riusciva a generare pietà. Più sobrio il pianto di chi l’amava, composto per nobiltà, pudore o educazione. Incessante e muto il pianto del mare, che non aveva potuto accoglierla e portarla in altre sponde, ma aveva raccolto ogni suo desiderio e le aveva raccontato per tutta la sua breve vita come sia fatta la libertà.

Lacrime di gioia furono quelle che l’accompagnarono nel viaggio dopo l’ultimo viaggio, il viaggio che non avrebbe mai potuto immaginare, che fece quando più nulla di lei si ricordava nella città di Populonia. Quando ormai il golfo aveva visto passare la vita di milioni di altre donne bellissime, quando il mare era solcato da navi senza vele e piene di fumo. 
Quando fu trovata una tomba con il suo scheletro composto, ossa e oro. Ancora stretti agli omeri i bracciali, le cavigliere a impreziosire quelle gambe che tanto tempo prima facevano sognare, gli anelli al dito, uno in ogni mano, la catena delicata, senza più un velo da reggere, intorno al capo.
Non vidi l’istante in cui il sole la baciò dopo i tanti secoli passati. Ho visto invece i suoi gioielli affiorare dal buio di una cassaforte. 
 Ho visto i nostri sguardi in attesa che l’oro, in una delicata pulizia, tornasse a brillare. Non eravamo un’archeologa, una restauratrice e una custode, ma donne incantate dalla bellezza di un gioiello, dai colori vividi dello smeraldo, dalla delicatezza infinita dell’ametista liberata dalla polvere. 
Non professioniste, ma donne incantate. Vanitose. Vicine a quella ragazza senza nome. Brillanti di luce propria e riflessa, emozionate nella bellezza. 
Abbiamo indossato i suoi gioielli, non potevamo resistere. Abbiamo messo le cavigliere ai polsi, eravamo bellissime. 
Qualcuno ci ha detto che indossare gli anelli dei morti porta male. Non so se si dica davvero, o siano voci di chi non ha dita abbastanza sottili per riuscirci.
Io li ho indossati. 
Non so se sia male la ventata di sensazioni che è venuta in un solo istante, non credo.
Vanità, bellezza, sorrisi, invidia, cattiveria, felicità, tristezza. 
C’era di tutto in quell’anello, ma soprattutto storie che si componevano e spingevano a correre verso il mare, a guardare l’orizzonte. 
C’era tutto tranne il rubino, che aveva lasciato un castone vuoto. La pietra rossa dalla parte del cuore. Io credo che non volesse passare l’eternità legata all’oro e alle aquile. O forse lo spero, non lo so. Penso che sia andato ad abbracciare lo zaffiro e lo smeraldo laddove sono infiniti, al di là dell’orizzonte.

Porta bene indossare gli anelli dei morti: anche se solo nella fantasia, ti rende parte di una storia, e ti accompagna oltre il mare ed il cielo.

lunedì 13 ottobre 2014

Breaking news

Le notizie (commentate) della settimana sono:
Monserrato. Monserrato come Orvieto non piace ai commercianti
n.d.r. se mi portassero il Duomo io ci penserei!

Monserrato. Il Panda è salvo
n.d.r. Evviva, il WWF ce l'ha fatta!!!

Entrambe le notizie sono nell'edizione de L'Unione Sarda di sabato 11 ottobre 2014, a pagina 36. Per un giorno Monserrato, patria di Green, White e Red (notare l'accostamento cromatico) è caput mundi (almeno per il nostro giornale di fiducia). Sarà un omaggio a Green nel suo ultimo giorno di residenza a Pauli City?

La canzone della settimana è:
I'll be there for you - The Rembrandts

La frase della settimana è:
Guarda che, con un fidanzato come te, qui l'unica zitella è lei, poverina!

Il trend della settimana è:
Festeggiare

Il mestiere della settimana è:
Il wedding planner!

giovedì 9 ottobre 2014

Stiletto sport - Il calcio visto dalle open toe di Red


La domenica del Rewind... Sigla!

Sabato, ore 18. Sulla città di Cagliari si addensano enormi nuvoloni grigi, lampi e tuoni fanno tremare i vetri della mia stanza. Sembra il giorno che Candy Candy e Terence si sono lasciati, funesti presagi attraversano l’aria. Il Cagliari sta iniziando a giocare a Verona e io devo uscire, porca miseria! Sono pure influenzata, ma è un impegno importante in onore di Green e mi tocca… non potrò nemmeno portarmi la radiolina, non sta bene! La mia radiolina… la radiolina sony del 1993 in cui vive la poesia del calcio…
E così scatta il rewind.
Sauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!!!!!
Ekdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaallllllllllllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Aaaaaaaaaaaaalllllllbiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnn Ekdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaalll!!!!!
Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeekdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaallllllllllllllllllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!
Come Vasco Rossi… vorrei rivederlo sulla poltrona di casa mia con il rewind… Rewind! Rewind!
Sono 4, contro l’Inter a San Siro. Non che ci voglia tanto a battere l’Inter a San Siro, ma la mia radiolina Sony del 1993 ha raccontato solo un’altra vittoria così. Che poi non era proprio così… però in panchina c’era sempre un maestro del calcio, anche se molto diverso da ora, c’era il Mister Tabarez, che io solo per lui e per il principe Enzo (Francescoli) tiferò sempre Uruguay (e chi se ne importa se a qualcuno piace rosicchiare le spalle in campo!).
Ecco, Inter-Cagliari 1-4: quattro capolavori rossoblù e un gollonzo nerazzurro, ma soprattutto la poesia del calcio. La poesia della partita perfetta, dove i movimenti di ogni giocatore sembrano guidati da un direttore d’orchestra, dove gli errori nascondono la chiave per la prossima giocata. Tanti, giacché sfottere l’Inter è divertente,  dicono che quattro gol vanno soprattutto presi. Io dico che una partita così va fatta, altro che, e va anche seguita! Per me è la poesia del calcio ascoltato alla radio e visto dopo al tg, il piacere sommo del post partita, il gusto di mettere la maglia del Cagliari il lunedì in cantiere e la fortuna di beccare un ingegnere interista.
Una partita così (n.b. la chiamo partita, non vittoria) è il frutto del calcio ideale di Zeman, bisogna dirlo e ammetterlo. Chi ama il gioco lo ama, chi pensa alla partita e non alla vittoria lo adora, perché chi ama il gioco sa vincere e sa anche perdere. Il calcio alla Zeman è un’arte, sia quando lo si gioca, che quando lo si tifa. Chi invece vive nello schematismo della vittoria vs sconfitta, chi conta più i punti delle emozioni… no, Zeman non può proprio soffrirlo!
Io, personalmente, lo adoro!
Ma il rewind dura un solo istante, e torno al giorno che pioveva come quando Candy Candy andò ai funerali di Antony… Trovo il coraggio, esco, e furtivamente, ogni tanto, controllo il risultato. L’ultima volta che lo faccio mi sembra che la partita sia terminata sullo 0-0. Niente di che, ma l’Hellas è una squadraccia carogna e andrebbe anche bene. Mi occupo di Green, e non ci penso più! Quando torno a casa scopro la triste verità: devo fare l’aerosol, ché evidentemente l’ingegnere interista mi ha cugurrata, via Roma si è allagata, Antony è morto, Terence e Candy Candy si sono lasciati e l’Hellas ha segnato all’89’. Ma porca miseria!
P.S. Il calcio di Zeman lo adoro anche oggi.
Il sabato si chiude con una vittoria netta del Milan sul Chievo, così Verona può passare una domenica tranquilla.
La domenica è tutta un’attesa per lo spareggio scudetto Juventus-Roma, ma si fanno all’inizio di ottobre gli spareggi scudetto? Mah…
Mentre si attende la vita va avanti: l’Empoli fa la bua al Palermo, la Fiorentina fa la super bua a un’Inter ormai traumatizzata dalla tripletta di Ekdal, la Lazio la spunta all’Olimpico col Sassuolo, il Napoli, porca miseria, batte il Torino, il Parma perde in casa col Genoa, la Sampdoria batte l’Atalanta e l’Udinese con il Cesena sono gli unici a pareggiare.
E poi, dicevamo, il big match. Big… mah! La partita in effetti vale: intensa, agonistica, piena di gol… (fossero su azione sarebbero più divertenti, ma non puntualizziamo). La tensione alle stelle e le emozioni anche, per un risultato finale di 3-2 per i padroni di casa zebrati.
Ma poi? Mi farebbe piacere entrare nel merito, ma rigore è quello che arbitro fischia, è la mia regola, e vale anche quando vincono i gobbi: sono una ragazza onesta, io! E poi cosa può dire una piccola blogger su una partita di calcio, che non sia già stato detto in parlamento?
Parte una settimana di rewind continui che riportano in continuazione allo j-stadium.
“Una catastrofe pissicocosmica si abbatte contro le mura del tempo…” Ehi, è una partita! Di inizio campionato! Poteva vincerla chiunque! Ehi, vi sentite bene? Tutto ok?
Ci sono i gobbetti che fanno i perseguitati… ma siete la maggioranza! Se al governo ci fossero i gobbi anziché il PD avremmo strisce pedonali ogni tre metri inserite in costituzione al posto dell’articolo 1 che è demodé, immediatamente, altro che 1000 giorni. Perché gli juventini sono molti, molti più di una sorpresa su cinque del kinder, e sono tutti d’accordo, quando si parla di strisce bianche e nere! Quindi state su: non c’è il tanto per perseguitarvi, voi siete molti di più dei vostri detrattori!
I romanisti che piangono miseria… va bene cinque minuti dopo il terzo fischio, ma adesso! La dignità, ragazzi, la dignità!
Bonucci che twitta “sciacquatevi la bocca” e il tg1 lo mette tra i titoli di apertura, ma ne vogliamo parlare?
Suvvia! Red non può commentare, troppe voci più autorevoli di lei si sono espresse!
Solo un consiglio mi permetto: romanisti, imparate a perdere! E voi, cari bianconeri… imparate a vincere, sarebbe ora!
Ma la domenica non è ancora finita, e mi porta tanta allegria e consolazione.
I rossoneri belli bellissimi, mentre in paese Cortes Apertas mostra le meraviglie di Tonara al mondo, portano meraviglie in campo: dopo un breve vantaggio degli ospiti… doppietta di Pili e Calaresu chiude la partita. 3-1, Sorso a casa, evviva!
E poi… non di solo calcio vive l’uomo, figuriamoci la donna! Esistono ragazzi tanto alti e tanto belli che vivono a Sassari e giocano a un gioco meraviglioso che si chiama basket. Un gioco dove ancora gli outsider con un buon progetto possono farsi strada e raccogliere quanto meritano. La supercoppa italiana è bianco blu! Una meravigliosa Dinamo sbaraglia l’Armani Milano… tripudio, spettacolo e meraviglia!


E anche per questa settimana è tutto… buon week end e forzaCasteddu!   

domenica 5 ottobre 2014

Breaking news

La notizia della settimana è:
Trasporti. Il biglietto non è un biglietto (L'Unione Sarda, venerdì 3 ottobre, p. 14)

La canzone della settimana è:
Cado giù - Samuele Bersani

La frase della settimana è:
Ma anche tu stai cercando giganti?

Il mestiere della settimana è:
Il trovatore di giganti

La speranza della settimana è:
Trovare una jana

La festa della settimana è:
Il compleanno!



venerdì 3 ottobre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle All Star di Pink





La domenica della quasi riconciliazione.

Non so voi, ma io un po' mi ero stancata.  Si, Stancata delle polemiche, delle liti, delle "tifoserie" ad ogni costo. Mi ero (e sono) stancata di chi deve essere "ultras" anche quando guarda Il Commissario Montalbano. E' frustrante, forse perché io non lo sono, non ho quel carattere. E diventa ancor più frustrante quando il comportamento degli altri inizia a limitare la tua vita privata in quello che è ormai è il colino di ogni frustrazione umana: Facebook. Facebook è un interessante specchio antropologico del Homus Tiphosus ed inizio a pensare che se il tifo calcistico e il tifo malattia hanno lo stesso nome, forse un motivo ci sia (e in effetti l'etimologia dice: dal greco: typhos fumo, vapore, febbre - intendendo l'offuscamento febbrile della mente.).
Quindi, insomma, mi trovavo in questa situazione di profonda stanchezza e voilà! Una giornata di serie A mi ha un po' riconciliata col calcio, salvo poi farmi riprecipitare nel disgusto. Ma vabbè.
Dunque, la Juventus vince a Bergamo e io non vedo la partita se non in replica il giorno dopo ormai conscia del risultato. Credere che sia meno bello? Forse un po', ma godersi la vittoria della propria squadra ha sempre un sapore piacevole e, per quanto mi riguarda, riesco ad avere anche la stessa ansia di quando la vedo in diretta. Che ci volete fare, son così! Sono 3 i gol che la Juventus rifila all'Atalanta ed è 1 il rigore che para san Gigi Buffon, 2 sono i gol che fa Tevez e 1 è quello che segna Alvaro Morata. La partita, a quanto ho visto, è stata buona, bella e efficace in un campo che è difficile come quello di Bergamo. Insomma siamo primi in campionato a pari passo con la Roma che non molla e che, cavolo, gioca davvero davvero bene. Tra l'altro bisogna fermarsi un secondo e fare gli auguri a Francesco Totti per il suo compleanno e per aver battuto il record di giocatore più grande d'età ad aver segnato in Champions. Auguri Pupone!!! E complimenti alla Roma per aver saputo tenere con sé il proprio simbolo e la propria bandiera (Velatiiiiiiiissima polemica, ma permettetemela!). Ma torniamo alla Juve. Insomma, così belli, baldanzosi e vincenti, si va verso il Vincente Calderon di Madrid per la sfida di Champions e non è una partita facile per un paio di buoni motivi. Il primo è che è una partita di Champions; il secondo è che si sfidano i campioni di Spagna contro quelli d'Italia; il terzo è che la sfida è a Madrid; il quarto è che l'Atletico ha il dente avvelenato e sete di vendetta perché ha perso la prima ed è a 0 punti. Insomma, ci sono tutte le carte in regola perché sia una partita difficile. E lo è. Ma per me è stata deludente. Insomma ok, abbiamo perso, ma non dico che l'avessi messo in conto, però era possibile per i motivi che vi ho detto. Ma quello che in effetti mi ha deluso è il gioco dell'Atletico Madrid. Mi aspettavo una squadra stellare e fantastica e invece mi son trovata davanti una squadra fallosa come poche, nervosa e che chiaramente aveva troppo bisogno di vincere. Lo stadio era una bolgia infernale coi tifosi che insultavano la Juve di continuo, peraltro in un perfetto italiano (frutto degli Erasmus e dei voli low cost??) e la squadra sentiva anche di dover vincere per forza davanti ai propri tifosi anche per ribadire che, ehilà, i più forti del girone sono loro. Quindi, la Juve perde. Probabilmente meritatamente, non c'è stata incisività, non c'è stata quella cattiveria necessaria a non dargliela vinta mai. E pazienza, è andata così. Non tutto è perduto, ma non ci sono scuse per le prossime partite del girone. Capito???
E il Cagliari? Mica mi sarò dimenticata...
No, non ci si può dimenticare della sonora vittoria del Cagliari con l'Inter. Insomma 4 gol vanno fatti, ma soprattutto presi!! E che soddisfazione l'aver visto la faccia da piagnone di Mazzarri. Aaaaah, che meraviglia. E son contenta per i tifosi del Cagliari, molti dei quali parlano già di scudetto, mondiale e Champions League. Vorrei dirvi "a pagu...", ma mi rendo conto che in fondo è una soddisfazione straordinaria e per cui: vai con la festa!!! Fonti attendibili e sicure ci comunicano che Red è ancora immersa nei festeggiamenti e non è possibile fermarla per farle rilasciare una dichiarazione sulla partita. Pare che per ora dovrete accontentarvi delle mie. Sono contenta, mi fa piacere che sia arrivata la prima vittoria del Cagliari perché non riuscivo a credere che il Cagliari fosse ultimo in classifica, non era una posizione meritata. Quindi, evvai!!! Che sia la prima di una lunga striscia!!! Certo, confido che Red abbia un approccio più prudente rispetto ai traguardi di scudetto e Champions...
per il resto, come abbiamo già detto, la Roma vince, il derby della lanterna va alla Samp, vince anche Benitez (eravate in pensiero, vero???), vincno bene anche Udinese e Lazio, mente Inzaghino e il Milan pareggiano: oh che dispiacere. 
Il Tonara, il nostro Tonara, quello dei rossoneri simpatici, vince in coppa Italia contro la Dorgalese per 2-1 e ci dimostra che la giornata perfetta, quella dove vincono tutte, esiste. Quindi grazie, grazie grazie!!! 
Bene, per questa giornata è tutto!!! Alla prossima con la cronaca di Red per il racconto dei festeggiamenti e per quello di una nuova giornata di Serie A!