sabato 31 ottobre 2015

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

Dolcetto o Stiletto?


Sono in ritardo! Sono in ritardo! Scrivo questo stiletto sentendomi il Bianconiglio e mi scuso per il salto di settimana. Arriveremo con gli spiriti e le streghe a bussare alle vostre porte per prepararvi alla domenica imminente. Che poi, chi l’ha detto mai che noi stronze rassegnate non siamo spiriti o streghe?
Facendo una breve somma mi toccano tre domeniche di B più due di Eccellenza, in tutto cinque domeniche in cinque minuti… più gli echi della nuova domenica che inizia… ce la farò?
La prima delle tre è stata una disfatta come non ne vedevamo da tempo. Il Cagliari era a Novara, dove mai nella sua storia aveva vinto e ha perso. Giusto per ricordare la regola del silenzio a tutti quelli, troppi, che dicevano cose tipo “non abbiamo mai vinto? E oggi è la prima volta!”. Ma siete matti? Muti, ho detto! Non si fa così! Ho ascoltato la partita, ma poverina, era proprio noiosa, e non ricordo a due settimane dal fattaccio nulla che sia degno di essere raccontato qui con urgenza.
Il Tonara invece è uscito sconfitto dalla sfida casalinga con il San Teodoro. Un tondo 5-3 e non basta neanche la rete del nostro beniamino Calaresu ad addolcirci la pillola. Ci tocca incassare e procedere a grandi passi verso le prossime sfide, sperando in meglio!
La seconda domenica si torna al San’Elia si aspetta il Trapani. L’ultima volta, ad agosto in coppa Italia, i ragazzi di Cosmi ci avevano fatto sudare non poco, e non solo perché era agosto! La partita inizia sonnacchiosa, ma presto la musica cambia e dal lento da balera si passa alla sinfonia in cui il primo violino è Farias, che con una doppietta e un passaggio magico per Pisacane ci porta ad andare agli spogliatoi sul 3-0. Quando torniamo in campo Serse deve aver gentilmente spiegato ai suoi baldi giovanotti che se je sbajano er crosse lui je deve spezza’ la gamba, giacché provano in tutti i modi ad aggiustare la partita e riescono anche a segnare un gol. Ma io evoco il nostro apprendista mincidissu, il Giannetto nostro carissimo, Rastelli lo fa entrare, e… Mincigiannetto Gollll!!!! 4-1 e il rischio infarto moderatamente sotto controllo, secondi a -1 dal Crotone. Tutto sommato ci sta! La sera mentre festeggio il compleanno di un’amica un invitato racconta entusiasta della partita appena vista allo stadio. Un altro invitato chiede “ma quest’anno salite? Sì?” e il tifoso, evidentemente ancora sovreccitato dalla sovrabbondante vittoria spara un “se non saliamo quest’anno quando saliamo? Per la B siamo come la Juventus!” E torra!!! Lo zittisco di malo modo, e me ne dispiaccio, perché mi piace sempre essere gentile, ma porca miseria:
1 – bisogna stare zitti!!! Zitti, muti, zitti, capito?
2 – non siamo e mai saremo una signora, happu nau!
3 – ma che vuol dire che siamo come la Juventus??? Io non seguo la A, ma voi, maschioni calciofili “so tutto io”, lo sapete quanti punti ha la Juventus??? E noi saliremmo se fossimo i gobbi della B?
Detto questo, voi parlate e straparlate e noi al turno infrasettimanale pareggiamo, a reti inviolate, con il Perugia. Ok, partita difficile in campo difficile, tante occasioni e una giusta mentalità ma tanta sfortuna… però lo volete capire che dire certe cose porta sfiga?
Il Tonara invece domenica scorsa affronta il Calangianus, primo in classifica, in casa. Nonna Nenna è convinta che andrà tutto bene, noi pensiamo che il silenzio è d’oro. I nostri eroi acciuffano un pareggio d’oro quanto il silenzio, che toglie la vetta al Calangianus e regala un punto prezioso alla classifica dei Rossoneri, quelli belli! Tutto sommato… mica male!

Intanto nell’Olimpo… Nevicate abbondanti sulle signore, fa freddino nella colonna di destra! Ma la colonna di destra è dorica, ionica o corinzia? E quella di sinistra? E gli arbitri com’è che son tornati in giallo abbandonando il Pink? Come si fa?

Quanti dubbi in questa sera di fine ottobre, quante domande! Ma se la vostra domanda è, da bravi bimbi, “dolcetto o scherzetto” la nostra risposta sarà: Stiletto!

mercoledì 21 ottobre 2015

Lo sfogo di una badessa dimenticata



Se lo avessi solo immaginato!
Ho corteggiato a lungo, tutta la vita, Mnemosine, la dea della memoria.
Con caparbietà. Forse per vanità. E sono stata beffata. Non ho mai accettato il ruolo di subalternità destinato alle donne del mio tempo. Un matrimonio combinato in età tenerissima. O il convento, prima o poi. Perché nubile, secondogenita, o vedova. Mi sono impegnata con tutte le mie forze per dare il via ad un corso nuovo, perché emergessero le personalità da quella massa indistinta in cui si confondevano le donne. Come in un gregge.
Tutto previsto, tutto programmato, ogni centesimo rendicontato. La scelta del luogo, una valletta amena, dove risuona la musica della forza delle acque del Tirso. Non un corso qualunque. Il più imponente dell’isola intera. Ho curato ogni dettaglio, mi sono rivolta alle maestranze più qualificate. I materiali locali: la bella trachite rossa di Bidonì. Il progetto affidato ad un grande maestro, Anselmo di Como.
Una chiesa grandiosa: questo il mio lascito ai posteri. Consacrata nel 1291 dal Vescovo Giovanni di Santa Giusta, il Giudice regnante Mariano II. Ogni capitello diverso: falchetti addestrati per caccia, passatempo dei nobili. Una scrofa che allatta. San Daniele nella fossa dei leoni. Uomini con la “berritta longa” assieme a donne, le mani intrecciate, nell’atto di ballare “su ballu tundo”.
Ma il tempo, a volte, è dispettoso. Rema contro. Non basta essere nata in una grande famiglia. Tutto dimenticato. Congiunta di Mariano II, dicono. Non è possibile. Non si sa bene chi sono. Nessuna traccia di me nelle genealogie sarde del Medioevo. Eppure sono io che appaio scolpita sull’architrave del portone principale. Sono io, che in atto di prostrazione formale vengo presentata a San Pietro, l’apostolo al quale la chiesa è dedicata. Unica donna dell’isola ad avere questo onore. Unica committente donna.
Ma la chiesa è iellata. Crollata in più parti, ha conosciuto numerosi interventi di ricostruzione.
Ed è stata anche oltraggiata, la mia chiesa. Nella sua originalissima abside, ora semiottagonale, hanno osato compiere un assassinio, il 19 luglio del 1416.
Di un traditore, Valor de Ligia. Implicato nella congiura contro la casa d’Arborea, nel corso della quale trovarono la morte il Giudice Ugone III e sua figlia Benedetta, fu ricompensato per i suoi servigi dagli Aragonesi con l’investitura del marchesato del Barigadu, Curatoria di Guilcer. Ma quando si recò nella zona per prenderne possesso, gli ex sudditi della corona d’Arborea, lo uccisero proprio in chiesa, dove credeva di aver trovato scampo per il diritto di asilo, assieme a suo figlio Bernardo.
Quelle macchie scure che vedete sull’abside sono la traccia di quel sangue versato in un luogo sacro. L’impronta chiarissima della mano insanguinata è stata scalpellata via, dalla base della nicchia che accoglie San Pietro, per rispetto dei fedeli. Le altre macchie no. Sono un monito per ricordare la fine che fanno i traditori, per spingere gli uomini a percorrere sempre la retta via.
Nel 1923 i lavori per la costruzione della diga che avrebbe creato il lago Omodeo, prevedevano il sacrificio del paese dove l’edificio sacro è stato eretto, Zuri.
La mia chiesa fu smontata pezzo per pezzo, e, in due anni, ricostruita altrove, a monte, nell’area di Ghilarza, fuori contesto e con diverso orientamento.
Quasi senza fondamenta, in balia del tempo e della mano rovinosa delle intemperie.
Oltre alla figuretta scolpita, di me, rimangono solo una manciata di lettere impresse su un’epigrafe:
OPERARIA ABADISSA /DONNA SARDIGNA DE LACON/

sabato 17 ottobre 2015

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca -Limited Edition-

Ritratto
Sublime specchio di veraci detti, / mostrami in corpo e in anima qual sono…
I capelli castani da folti sono sempre più radi dalle tempie alla nuca e per questo tagliati più spesso, come i pensieri ormai identici e tronchi. Gli occhi cerulei avvolti da una pesante malinconia alleggerita soltanto da visetti paffutelli e birichini, o da musetti curiosoni? Il sorriso rotto e mesto, come di chi ha già capito tutto e lascia stare con una smorfia di comprensione. Le guance pallide e smunte sono ricoperte a man a mano che i giorni passano da una leggera lanugine rasata però settimanalmente.
La statura minuta non è mutata, il peso si è fatto cifra tonda nei fianchi. Il capo è fisso a terra, le spalle curvate dalla tedia e dallo sforzo di portare avanti un carico oscuro con un passo sbilenco di piedi gonfi di strada da percorrere ancora.
Stanco di tanta voglia di fare, svilito da quanto non c’è, pronto a ripartire per sempre, giusto, serio e vero, aspro e secco come una giornata senza cielo e sole con chi se lo merita, irato con il destino che non sarebbe potuto essere diverso, gentile e benevolo con i pezzi di pane e i tozzi di raffermo ma sempre con i cuccioli indifesi. La mente agile e aperta verso gli altri, ma in eterno conflitto con l’anima tenera e distesa sull’universo, imbrattata e veemente.
Inconcluso sempre, insoddisfatto spesso, sereno accidentalmente, triste già. Sognando di scorrere e arrivare nell’infinito, sapendo di andare per rimanere nel vuoto, ritenendosi nella ragione consapevole degli sbagli e mancando per autodifesa.
…uom, se’ tu grande, o vil? Muori, e il saprai.


Paul_Blau_Vierzig

venerdì 16 ottobre 2015

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica delle rivelazioni


Uff come passa il tempo! Non faccio in tempo a scrivere uno Stiletto che già devo iniziare a scrivere il successivo. E mi tocca correre, ché è già venerdì sera e domani è domenica! Perché è un caos, la settimana scorsa c’era il sabato ma questa già non c’è più, se lo deve essere mangiato qualcuno, e io non so più come fare.
Ne parlavamo proprio ieri a pranzo, io Violet e nonna Nenna. La nostra portafortuna si lamentava più o meno così: “come corre il tempo quando si è vecchietti, figlie mie! Una volta era un’altra cosa, ma adesso corre proprio e nemmeno te ne accorgi!”. Violet, saggiamente, precisava: “va per tutti uguale, mamma, è solo l’impressione!”. Io, dal profondo del mio 75% maschio calciofilo, la correggevo: “è vero, il tempo va sempre alla stessa velocità, ma dal 70’ al 96’ no! È lentissimo!”. “Questo è vero, bisognerebbe capire perché…” e io “boh, non è che le corna dell’arbitro fanno da antenne per gli alieni?”. E qui Violet ha una rivelazione che chiarisce la dinamica di questa curiosa faccenda: gli arbitri hanno delle corna ramificate a palco che servono da elemento di attrazione, grazie alla loro forma a imbuto, dell’energia cosmica che, raccolta nelle bozze craniche viene utilizzata per l’apertura di un tunnel spaziotemporale nel quale possono far durare gli ultimi quindici minuti di gioco quanto desiderano per torturarci più a lungo e con maggior soddisfazione!
E forse, devono sottrarre tempo alla settimana per non sballare completamente il calendario, costringendomi così a scrivere lo stiletto sempre di venerdì sera con grande fretta. E oltretutto cancellano il sabato a ogni piè sospinto con la sola forza del fischio iniziale delle 15.00.
E ora passiamo alla cronaca, ma prestate bene attenzione, perché questa teoria spiega molte più cose di quel che appare.
Domenica alle 12.30 il Cagliari accoglie il Cesena al sant’Elia. Sfida per la vetta, mica bruscolini! Radio sintonizzata, concentrazione all’ennesima potenza. La partenza è sbiadita, da quel che ci dice il nostro radiocronista di fiducia la spiegazione più plausibile è il desiderio di cappuccino e cornetto, ché a Cagliari mezzogiorno è l’ora della colazione, almeno di domenica! Al trentasettesimo Farias trasforma in goal, facendo rimbalzare il pallone su Magnusson, un retropassaggio di Pattolino nostro Sau. 1-0, felicità e poco altro fino alla fine del primo tempo.
All’inizio del secondo tempo è pronto il pranzo, e noi ci avviamo zitte zitte a mangiare, sperando che nessuno parli, ché non è il momento.
L’avvio di ripresa vede un brillio del Cesena, annullato, per fortuna nostra, e il risveglio del Cagliari tutto. Probabilmente negli spogliatoi c’era l’agognato cappuccino, ma il Cagliari si fa brillante e arriva un bel gol di barra del nostro dilettissimo Sau. La triade Red&Violet&Nonna Nenna esultano mentre l’elemento maschile della famiglia non le approva poi tanto, tanto che dieci minuti dopo, un dolorante Storari, fa passare un’imprendibile (anche senza crampi) punizione di Magnusson. Per fortuna non fa in tempo ad andarci per traverso il boccone che Melchiorri fa il terzo e definitivo gol, su passaggio dipinto dal nostro solito, ineffabile, piedino d’oro pattoloso. A questo punto Rastelli, che inizia a vedere una schiera di morti in campo in preda ai crampi, decide per il catenaccio: finiamo la partita con cinque uomini in difesa, mincidissi azzerati e pochi patemi d’animo, se non fosse che non avevamo un giocatore non zoppicante neanche a farlo entrare direttamente da una beauty farm. Questa la cronaca della partita più tranquilla e autorevole di questo campionato fino ad oggi. Ma i moribondi? E l’avvio sonnolento?
Torniamo un attimo alla nostra teoria della relatività del tempo arbitrale. Metti che in un tranquillo pomeriggio casteddaio un arbitro alle 12.00 in punto inizi ad attivare il dispositivo mefistofelico (pure i diavolacci hanno le corna, no?). Metti che, nella prestanza di un cervo da primo premio, non tutti i rami del palco volgano verso l’alto, ma alcuni, più piccoli, guardino ad altezza d’uomo. Potrebbe capitare che l’energia dei 22 aitanti giovanotti in campo venga captata costringendoli a una sonnolenza inaspettata. Metti poi che la pausa li rinvigorisca e il cappuccino li ricarichi come smartphone con cinque tacche di batteria … tornerebbero in campo scoppiettanti e pieni di vita e di bel gioco. Metti che alcune nuvole passanti schermino il cielo e l’energia cosmica accumulata non sia sufficiente ad aprire il tunnel… voi cosa fareste? Mettendomi nei panni di un arbitro, io individuerei il più aitante giocatore in campo e con il supercorno spara acido lattico lo immobilizzerei per succhiargli meglio l’energia. Ecco spiegati i crampi di Storarone nostro. L’energia cosmica non arriva ma lui ci azzoppa tutti con lo stesso metodo fino a che non riesce ad accumulare più di sei minuti di recupero. Dite che sto vaneggiando? Ma ne siete proprio sicuri? Il finale è stato il più tranquillo del campionato, il tempo non si è dilatato tanto. Però sei minuti di recupero e non fischiava più! Ma sì, sarà solo una coincidenza!
Alle 16 è la volta del Tonara che rimedia un ottimo pareggio in casa del Castelsardo. Ora pare che sul risultato penda un ricorso della squadra di casa. Io vorrei fare solo una piccola e amichevole osservazione per far riflettere la squadra gallurese: sicuri che volete far arrabbiare Red e Violet? Ma voi lo sapete quanti punti ha il Porto Corallo?


Alla prossima settimana, amici dello stiletto, e attenti al corno spara acido lattico, non si sa mai!

venerdì 9 ottobre 2015

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica imperfetta (o del latinorum)



Ci siamo lasciati la scorsa settimana con il piuccheperfetto indicativo “viceramus”: noi avevamo vinto. Tutti, su tutta la linea, Cagliari primo in classifica, solo soletto, Tonara alla prima vittoria in eccellenza. Che bella cosa! Vi avevo ammonito (monueram, sempre piuccheperfetto) che ciò che è più che perfetto è anche più che passato, trapassato, finito. Per arrivare a nuove perfezioni bisogna riniziare dal presente. E se anche così è stato, nonostante questo la perfezione non è tornata.
Sabato pomeriggio era (erat, imperfetto indicativo)  tutto scombinato, niente divano, niente radiolina, niente unione di influssi benefici congiunti tra le dita incrociate di Violet e i miei “uccidete quell’uomo” urlati o “impiccati impiccati impiccati” gonghiati. Quindi mi prendo subito le mie responsabilità, lo dico senza giri di parole: non ho seguito la partita, lasciando così il campo aperto alle cugurre che nel dopopartita si sono divertite a chiedermi “cosa ha fatto il Cagliari” per circa cinquecento ottantatré volte in una sera. Non credete a queste sciocche scaramanzie? Ma state scherzando? Come prima cosa se il battito d’ali di una farfalla in Australia può provocare un ciclone a settimana in Sardegna le mie controcugurre dal divano, o ancor meglio dagli spalti, possono almeno agevolare la prestazione in campo dei miei protetti; in secondo luogo, ma secondo voi, a parte le scope e le mazze, ci sono rilevanti differenze tra il quidditch e il calcio? E soprattutto, ci sono differenze valide tra i tifosi di quidditch e alcuni tifosi di calcio? No, non rispondetemi, stolti babbani! D’altra parte il Cagliari ha incassato la sua prima sconfitta in casa del Pescara non all’Adriatico Coccinella, non all’Adriatico Orsacchiotto, non all’Adriatico Scoiattolino… all’Adriatico Cornacchia! Se queste le chiamiamo coincidenze…
Comunque sia il Cagliari ha perso, perse (perdidit, che vuol dire “perse”, ma anche “rese infelice” ah, il latino! Che è perfetto ma non va bene, ma va meglio se resta passato), e io so solo che Di Gennaro si è fatto espellere quando sono arrivata alla fermata della metropolitana, e non so neanche giusto giusto perché. Diciamo che dalle cose che ho potuto capire a posteriori l’arbitro qualche protuberanza sulla fronte ce l’ha. Il Cagliari non è stato fortunato, ma nemmeno troppo brillante e il risultato, comunque sia, è quello e ce lo teniamo. Ringraziando gli amici livornesi siamo sempre primi in classifica, anche se in compagnia va bene così!
Memore di quanto accaduto sabato pomeriggio ho deciso di impegnarmi di più domenica. Così mi sono concentrata sul Tonara dal mattino. Nonna Nenna ha indossato la maglietta e il trio magico trasgenerazionale Red-Violet-Nenna si è preparata a controcugurrare tutto. Il problema è che non capivamo a che ora iniziasse la partita, e la sofferenza in cerca di notizie è iniziata con un’ora d’anticipo.
Comunque, dai che dai, alle 17,05 ci giunge notizia del vantaggio del Tonara, Fabio Boi. Metti che si è iniziato alle quattro, non manca molto, metti che si è iniziato alle cinque, se ne vedranno delle belle.
Alle 17,19: pareggio della Ferrini: metti che si è iniziato alle cinque, abbiamo tempo, metti che si è iniziato alle quattro, porca miseria!!! Brutta carogna come hai potuto osare, attento alla tibia quando torni a Cagliari!!! Ti scendo gente!!!
Alle 17,21: Calaresu!!!!!! Primo goal del nostro calciatore diletto nonché nipotino di adozione in Eccellenza. Violet ne dà per prima notizia e scoppia il tripudio. Finalmente scopro che la partita è iniziata alle cinque. Ok, ce la possiamo fare, ce n’è ancora, manteniamo la calma e la concentrazione.
Alle 18,12: 2-2. E che cavolo! Siamo anziane! Ma mi viene in mente che sembra Cagliari – Latina, può andar bene.
Alle 18,15: goal di Atzori 3-2! L’avete capito che non vi dovete permettere di segnare, Ferrini?
Pare l’abbiano capito, perché alle 18,33 è ancora Tonara Chicco Pili!!!
Ma ‘sti Ferrini non ci lasciano in pace e alle 18,41: 4-3. Quanto manca??? Qualcuno ci dica quanto manca!!!! Ma è finita? Povere noi! È finita o no? Ma ci possiamo riposare?
Alle 00,03: FINALE Tonara – Ferrini 4-3! Ma tutto questo recupero? Ma davvero? Naaaa, li avevo già trovati i risultati finali, io!
Che dire? Grandissima partita, grande carattere, la prima vittoria in Eccellenza che lo stadio Su Nuratze abbia mai visto, grandissima soddisfazione e classifica che al momento non è niente male!
A proposito di classifica, giusto per rendere conto dei poteri dell’armata controcugurra di Red&Violet, quanti punti ha il Porto Corallo che osò strappare dalle mani dei rossoneri belli la supercoppa davanti ai nostri occhi?
Ma ci ha detto un uccellino che ci sono un po’ di problemi con i Boys… Io vorrei dire solo una cosa: il Tonara è una bella società, una bellissima squadra, ma è anche la più bella tifoseria che abbia mai affollato le tribune dei campi di calcio dilettantistico! Non dimentichiamocelo! E poi vogliamo un altro invito allo spuntino della curva!
Questo è tutto, e anche ciò che è imperfetto è passato. Ora dobbiamo tutti sintonizzarci al presente, perché domenica è alle porte, e bisogna fare nuove magie! Prometto che questa settimana non abbandonerò il campo, voi, ragazzi belli rossoblù e ragazzi bellissimi rossoneri state attenti (cavete, imperativo presente) e andrà tutto bene!


Intanto dall’Olimpo del calcio si odono canti di giubilo e stupore: è tornata! È risorta! Ma se non è neanche Natale!!! Mah…

lunedì 5 ottobre 2015

Quando la Terra ricevette in dono i Baobab

Foto da web
http://www.benmcraephotography.com/index.html

A quel tempo, la Terra era giovane, ricca di suoni e di colori. Il Dio Supremo l'aveva creata bella e accogliente, tonda e sinuosa. Era il suo gioiello, piccolo scrigno di vita nel vasto Universo. Era la gioia dei suoi occhi e il sorriso del suo cuore e, ogni giorno, aveva in serbo per lei un dono: una volta era un fiore profumato, un'altra era un ruscello rinfrescante, un'altra ancora una farfalla dal battito d'ali lieve come una carezza. Il Dio Supremo aveva davvero un'infinita fantasia e amava la varietà e la diversità, così la Terra, pian piano, si trovava ad accogliere esseri piccoli accanto ai grandi, immensi e minuscoli, fragili, forti, teneri, veloci o lenti...
Doveva essere un caldo giorno di primavera – uccelli dalle grandi ali cercavano un albero che accogliesse il loro nido, i grandi erbivori della savana bramavano riparo dal sole di mezzogiorno – quando il Dio Supremo regalò alla Terra il primo Baobab.
Il Baobab era l'albero più grande che la Terra e il Cielo avessero mai visto, con il tronco possente per sostenere la volta stellata della Notte, che scendeva ad abbracciare la Terra e il Mare, quando il Sole, stanco, colorava di rosso la sera per correre verso il riposo. L'immenso albero aveva rami forti, per offrire riparo ai grandi uccelli e a numerose scimmie, e frondosi, ricchi di foglie, come mille occhi aperti, pronti a cogliere le bellezze della Terra e il luccichio delle stelle del Cielo.
Era così magnifico il primo Baobab che gli dei minori scesero a rendere omaggio alla nuova creatura uscita dalla mano del Dio Supremo. Il Dio della Pioggia si offì di colmare la sua sete, il Dio del Vento di trasportare lontano i suoi semi, perché tutti gli angoli della Terra potessero godere di tanta bellezza, e il Dio del Fulmine gli promise che, quando fosse diventato molto vecchio e i suoi giorni fossero volti al termine, i rami secchi e spezzati, grazie a lui, sarebbero diventati nuova terra, vita rinnovata tutt'intorno.
All'inizio, il Baobab ricevette con gioia ogni dono e, per molti molti anni visse felice e in pace con tutti, anche con gli dei minori, nutrendosi con la pioggia, affidando ai fulmini i rami che si seccavano e al vento i suoi semi che, appena trovavano il grembo accogliente della Terra, germogliavano e davano vita a nuovi, meravigliosi, Baobab.

Un brutto giorno però, all'arrivo dell'inverno, i Baobab della savana iniziarono a protestare in coro contro la pioggia e il vento, che disturbavano il loro sonno, e contro i fulmini, che rovinavano la loro splendida chioma.
Gli dei minori furono molto dispiaciuti dell'ingratitudine dei Baobab e provarono a ragionare con essi, ricordando l'importanza dei doni che offrivano. Ma i Baobab, resi ciechi dalla superbia e dall'orgoglio, urlarono più forte e nominarono un portavoce che parlasse al Dio Supremo, affinché togliesse ogni potere al Dio della Pioggia, al Dio del Vento e al Dio del Fulmine, e non arrivasse più l'inverno nella savana.
Il Dio Supremo scese sulla Terra, si sedette al suo tribunale e ascoltò tutti.
Per primo parlò l'Inverno e disse che il vento e la pioggia erano fonte di vita per la savana. Spiegò che gli alberi, al suo arrivo, perdevano le foglie, ma questo permettava loro di riposare i rami stanchi e di essere ancora più belli e forti a primavera.
Tutti gli abitanti della savana annuirono, tranne i Baobab.
Allora fu data la parola al rappresentante dei Baobab, ed egli disse che i Baobab erano grandi e forti, i più belli e i più forti tra tutti gli alberi, e non avevano bisogno di nessun inverno, né della pioggia, né del vento e tantomeno dei fulmini, per vivere. Anzi, senza tutto ciò, sarebbero stati ancora più belli e forti.
A quelle parole un filo di paura attraversò tutti gli abitanti della savana.
Infine parlarono gli dei minori e dissero che l'egoismo dei Baobab era pericoloso per la vita stessa della savana: è vero, ammisero, l'arrivo dell'inverno porta una piccola morte nella savana, ma nessuna creatura può vivere senza il riposo di quella stagione. Non c'è vita senza la pioggia che nutre, non c'è vita senza il vento, che conduce i semi verso una nuova dimora, e non c'è vita senza il fulmine, che brucia e rende alla terra ogni ramo secco, quando ha fatto il suo tempo.

Il Dio Supremo tacque a lungo prima di prendere una decisione. Voleva bene ai Baobab, erano una delle sette meraviglie che aveva regalato alla Terra. Ma dovette ammettere che, proprio la grandezza, la forza e la bellezza, li avevano resi ciechi ed egoisti.

Quando il Dio Supremo parlò, la sua sentenza fu terribile: “Il vostro egoismo – disse ai Baobab – vi ha resi ciechi. E d'ora in poi sarete ciechi per sempre”.
Poi aggiunse: “Poiché le foglie sono gli occhi degli alberi, da oggi tutti i Baobab del mondo nasceranno capovolti, con le radici al posto dei rami, e non potranno più vedere le bellezze della mia Terra!”.

E così fu.
Presto la punizione del Dio Supremo si avverò. I Baobab nacquero ciechi, con le radici rivolte al cielo, a implorare il dono della pioggia che nutre e porta vita.
La Madre Terra, avanti negli anni, dopo aver accolto tanti nuovi doni del Dio Supremo, un giorno, decise di intercedere per quei grandi alberi. Il Dio Supremo la ascoltò e oggi i Baobab hanno foglie e fiori e frutti. Le farfalle si nutrono ai loro fiori, donando in cambio carezze gentili, le scimmie ne mangiano i frutti e gli uccelli trovano riparo e riposo sui loro rami. Solo durante la stagione delle piogge, però, a ricordare a tutti che abbiamo bisogno di pioggia, vento e fulmini, per vivere. E che senza l'inverno non può venire primavera.
Per il resto dell'anno i Baobab tornano spogli e ciechi. Grandi colonne tra Terra e Cielo. Con le radici in basso, ancorati alla madre che dona nutrimento, accoglie i semi e germoglia nuova vita, e con le radici in alto, a sostenere la Notte stellata e nutrirsi di desiderio.


Liberamente ispirata ad una leggenda africana, I grandi alberi capovolti.

venerdì 2 ottobre 2015

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica piuccheperfetta


Ih, ta cosa bella! 
Andare a letto domenica sera pensando che non poteva andare meglio di così… Da quante domeniche sportive non succedeva? Mah…
Ormai che abbiamo la settimana corta e la domenica lunga quando dovesse andare male sarebbe una lunga agonia, ma quando va bene, che meraviglia!
Sabato alle quindici puntuali con la radio su Radiolina e tutti gli stratagemmi scaramantici attuati alla perfezione ci prepariamo a faticare. Dobbiamo affrontare il Latina e a quanto pare si tratta di gente agguerrita, Pattolino del cuoricino nostro non è in campo per un problema fisico venuto fuori all’ultimo allenamento e siamo stanche prima di iniziare.
Pronti, via, ojamomia! Ormai è così, temo che dovremo farcene presto una ragione: il Latina parte scatenato e prende un palo, per la precisione san Palo martire destro, ma non ha il tempo di girarsi che Di Gennaro è già dall’altra parte del campo che mette la palla dove non batte il sole, che come è noto è quell’angolino d’ombra all’incrocio dei pali. Il Cagliari prova subito a raddoppiare con Melchiorri, con il nostro Giannetto e ancora col Giannetto, ma il Latina si ridesta e san Palo trema un’altra volta. Poi arriva il minuto diciassette, che per quanto mi riguarda potremmo anche abolirlo, e il Latina pareggia. Punto e accapo, vado a prendere una caramella che qui ci vogliono zuccheri.
A questo punto tutto è possibile, "al mio via scatenate l’inferno", ovvero modalità mincidissi: on.
Si corre da una parte all’altra come forsennati, Storari cerca di strappare la santità a san Palo, e corri di qua, rincorri di là, Balzano trasforma un angolo di Di Gennaro in un grido: gooooooooooooooooooooooollllllllllll! I mincidissi si fermano solo quando l’arbitro fischia la fine del primo tempo, le squadre vanno negli spogliatoi e io mi stendo dieci minuti ferma e zitta, che devo recuperare forze. 
La pausa vola, alla ripresa ci impegniamo minicidissamente a fare il terzo goal, ma il Latina fa il secondo, porca miseria. Per un attimo il Cagliari stenta a reagire con incisività e Vittorio Sanna ci informa che allo stadio qualcuno osa fischiare. 
Ma brutte cugurre, volete andarvene a tifare qualcun altro? C’è tutta la serie A da infestare, in B si corre troppo veloce per star lì a spiegarvi la regola del vantaggio, il valore di tenere la palla a terra o per occuparci più dei vostri malumori che del sostegno alla squadra! Avete pagato il biglietto per vedere una partita, non avete comprato una vittoria senza patemi d’animo… Non siete Moggi, il Cagliari non è una Signora, ficcatevelo in testa! Quindi, avendo voi pagato il biglietto per una partita di calcio, dovete rispondere alle seguenti domande, prima di lamentarvi:
-          qualcuno ha tirato in porta?
-          Il risultato si è mosso?
-          Gente che corre in campo ce n’è? O stanno soccorrendo i piccioni in stile Katergiannakis?
-     C’è qualche palo fuori sede a centrocampo che conta le nuvole e devia il pallone solo se qualcuno glielo sbatte addosso?
Se le risposte sono nell’ordine “sì, sì, sì, no”, allora vuol dire che nessuno vi sta rubando niente e che non dovete rompere le palle. Chiaro amici cari? Ché i mincidissi corrono, non aspettano mica voi! Chiusa parentesi.
Dicevamo che dopo il pareggio il Cagliari stenta a ritrovare incisività, ma con i cambi emerge una tattica pensata da Rastelli, che devo dire ho apprezzato molto. Dentro Fossati e Cerri, fuori Di Gennaro e Joao Pedro, ora lo schema è: o victoria o muerte! Tre punte più Farias possono bastare all’arrembaggio? Ajo ragazzi!
Violet dice “secondo me un candidato a fare il mincidisso ce l’abbiamo, guarda il Giannetto!” Dopo pochissimo, all’ottantesimo, il Giannettino nostro, Mincigiannetto del nostro cuore, anticipa tutti su un passaggio di Fossati e segna il tre a due. Tripudio!!!! 
Ma mica è finita! Nessuno si arrende, il Latina prova in tutti i modi a pareggiare il conto, dopo mezz’ora dal gol di Giannetti Vittorio Sanna ci informa che siamo all’ottantatreesimo, dopo un quarto d’ora mancano quindici secondi all’ottantacinquesimo. All’ottantottesimo siamo stremate, ma non siamo le uniche: Vittorio Sanna sbotta con un “io vorrei capire chi è che sta mettendo indietro gli orologi!”, arrivare al novantesimo è una faticaccia, superare i quattro minuti di recupero… come Violet dixit “sono troppo vecchia per la B”! Ma al terzo dei tre fischi che meraviglia, che gioia, che soddisfazione!!! Siamo primi, soli e bellissimi!
Ma la domenica non è finita, anche perché è sabato… e alle 16 in punto siamo pronte a seguire i risultati di Tortolì – Tonara. La partita inizia in salita, con un Tortolì in gran spolvero che all’ottavo minuto si porta in vantaggio. Ma al decimo minuto, dopo il rischio di un raddoppio, cambia la musica. L’Unione Sarda battezza il tesuroccio nostro Calaresu e Manca “spina nel fianco della difesa di casa”, dice che i nostri diavoletti di Barbagia “salgono in cattedra”. Il finale è una vittoria per due a uno per i rossoneri belli, con gol di Sanna e Manca, una vittoria in rimonta, fuori casa, di carattere, volontà e bel gioco. Cosa volete di più? Grandissimi ragazzi, siete a un punto dai campioni d’Italia! Quando ho comunicato il risultato della partita a Nonna Nenna (per intenderci la mamma di Red e Violet, colei che diede un passaggio a Gigi Riva sulla sua Cinquecento, la responsabile della passione per il calcio di famiglia), lei mi ha chiesto: “diglielo ai ragazzi del Tonara che avevo la maglietta!”. La maglietta è quella della Coppa Italia, e nonna Nenna l’ha messa appositamente per portare bene… funziona o no?

Intanto sull’Olimpo c’è freddino in quota quanto non se ne rilevava da ben quarantacinque anni… su mundu fund’a susu!   

Che aggiungere? Vince la primavera del Cagliari, l’under 15 pure, la Torres si ferma sullo 0-0... questa domenica non è stata perfetta, ma più che perfetta! Ma ciò che è perfetto è passato, e il piuccheperfetto è trapassato, ricordatelo in campo nella domenica che sta per venire!