sabato 30 marzo 2013

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

Homo Erectus Heidelbergensis
L'Homo erectus heidelbergensis è vissuto tra i 600000 e i 100000 anni fa. Alcuni fossili, tra cui una mandibola, sono stati ritrovati agli inizi del Novecento sulle rive del Neckar proprio nei pressi di HD dando così il nome al nuovo esemplare di ominide attestato poi anche in altre aree europee, africane e asiatiche.
Tra le caratteristiche fisiche spicca una calotta cranica ampia con una capacità di circa 1100–1400 cm³ (circa 1350 cm³ per l'uomo moderno), un'altezza di 190 cm (in alcuni casi anche più di 200cm così da essere definito un vero e proprio gigante) e una corporatura alquanto massiccia.
E' ritenuto dagli esperti che fosse in grado di articolare suoni complessi e avesse un apparato uditivo simile a quello moderno.
Faceva uso di utensili di avanzata tecnologia e intrecciava comportamenti sociali complessi.
Secondo alcuni studi su recenti ritrovamenti e la comparazione con altri esemplari potrebbe trattarsi dell'ultimo anello di congiunzione tra l'Homo neanderthalensis e l'Homo sapiens sapiens (noi).
 
Paul_Blau_Vierzig

L'Almanacco di Violet


SIGLA!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:08 e tramonta alle 19:46 (da oggi, infatti è in vigore l’Ora Legale).

Luna: Luna calante. Oggi alle 4:26 la Luna ha raggiunto il perigeo.

Cielo del mese, i pianeti: Oggi, 31 marzo, Mercurio raggiunge la massima elongazione (cioè la distanza angolare massima) dal Sole.

Onomastici: Tanti auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Pasquale (Pasqua di Resurrezione), Balbina (di Roma), Beniamino, Maurilio (31 marzo); Agape e Chionia, Arca (Madonna dell’Arco – in Campania festa “mobile” della Madonna, nel lunedì dell’Angelo), Ugo (di Grenoble), Valerico (1° aprile); Francesco (di Paola), Abbondio, Maria Chiara e Chiara (Santa Maria Chiara – in Sardegna festa “mobile” della Madonna, vestita di bianco dopo la Resurrezione di Gesù), Teodosia (2 aprile); Riccardo (di Chichester), Sisto (I papa), Ulpiano (di Tiro), Cresto e Pappo (3 aprile); Isidoro (di Siviglia), Benedetto (il Moro), Platone (4 aprile); Vincenzo (Ferrer), Alberto (di Montecorvino), Caterina (Thomas), Irene (di Salonicco), Ferbuta (5 aprile); Filarete (di Calabria), Galla (di Roma), Pietro (da Verona), Platonide (6 aprile); Giovanni Battista (della Salle), Calliopo (7 aprile).  

Il Santo: Il 31 marzo la Chiesa ricorda Balbina, figlia del tribuno militare Quirino (anche lui santo). Vergine. Martire a Roma nel 132, sotto Adriano. Seppellita sulla via Appia, dove più tardi sorse un cimitero a lei dedicato.

Compleanni storici: Il 1° aprile 1873 nacque Gemma Perchi. Fu sindacalista e la prima donna a presiedere una Camera del Lavoro dopo la Settimana Rossa del 1911.

Questa settimana accadde: Il 4 aprile 1969 Denton Cooley, un cardiochirurgo statunitense, impiantò il primo cuore artificiale temporaneo su un uomo.

La notizia del giorno… un anno dopo: Il nano e il bianchetto (L’Unione Sarda, Edizione del 7 aprile 2012, p. 3).

Feste e ricorrenze: Il 2 aprile è La Giornata mondiale per la sensibilizzazione sull’Autismo. Il 4 aprile, invece, ricorre la Giornata Mondiale contro le Mine, indetta dall’ONU.

Curiosità: I cattolici e i protestanti in questo 2013 festeggiano la Pasqua il 31 marzo; gli ortodossi, invece, il 5 maggio. La festività di Pesach, o Pasqua ebraica, quest’anno, 5773 del calendario ebraico, va dal 26 marzo al 2 aprile. Buon Tempo di Pasqua a tutti!

Le buone maniere di ieri e di oggi: Giorni di gite fuori porta, questi. Dovrebbero essere momenti in cui riprendiamo contatto con la natura, nei quali ci sentiamo più vicini al creato e alle creature. Invece, troppo spesso, si trasformano in giorni in cui la natura teme l’uomo più di sempre. Esiste un Galateo dell’andar per prati? Niente di antico e paragonabile al Galateo overo de’ costumi scritto dal Della Casa. Però… qualcosa inizia a muoversi. Vi invito a visitare due siti: http://greenreport.it/web/archivio/show/id/14653; http://ilprincipe-ranocchio.blogspot.it/2012/08/il-galateo-della-natura.html. Nel primo troverete regole che possono sembrare impraticabili, ma ci fanno fare un salto di qualità vero nel vivere in maniera più ecologica e rispettosa la nostra vita. Ci viene suggerito, per esempio, di non far pesare le nostre gite sul clima, provando ad utilizzare i mezzi e i piedi. Ancora è importante non rispettare solo piante e fiori, ma anche il lavoro di coloro che vivono di campagna, non distruggendo, con il nostro passaggio, i campi coltivati: esistono i sentieri. In spiaggia non pescare ricci e stelle marine, cosa che nuoce moltissimo all’ecosistema, specie fuori stagione. E non portar via sabbia e pietruzze: la natura ci ha messo millenni e millenni a crearli, per il nostro godimento, ma anche per quello di tutti coloro che verranno dopo di noi! I suggerimenti del secondo sito sono molto semplici. Vanno dal tenere un tono di voce basso, al non sradicare piante e fiori; dal non abbandonare rifiuti, e tanto meno mozziconi di sigaretta, al seguire percorsi e sentieri segnalati. Possono sembrare ovvi e scontati, ma è importante metterli in pratica e soprattutto non stancarsi di insegnarli a bambini e ragazzi! Perché, come dice un proverbio dei Nativi Americani, “Non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli”.

Il Lama racconta: È notte. Nera e buia. È appena trascorso il giorno di festa, ma per questa donna è stato il giorno di lutto più fondo e più cupo della sua esistenza. L’alba è ancora lontana. E lei teme che in realtà non la vedrà mai più. Troppe lacrime la offuscheranno. Troppe notti insonni la vedranno, stremata, assopirsi proprio quando riparte la vita. Le hanno ucciso il figlio, due giorni fa. Il suo unico figlio. Il figlio di tante speranze. Il figlio buono. Tenero, amorevole. E forte. Il figlio che sapeva parlare ai cuori. Che sapeva guarire. Le ferite dell’anima, le malattie del corpo, i possessi malvagi della mente. Appeso. Come il peggiore dei malfattori. Trafitto. Lei era lì, ha visto tutto. Eppure non riesce a crederci. Se chiude gli occhi e ascolta, sente il vuoto attorno a sé. Vuoto anche della sua presenza, così presente persino nelle assenze. Ma, pian piano percepisce qualcosa. Non è il figlio a farle visita. È la speranza. Non può stare chiusa. Uscirà. Percorrerà le strade del quartiere, della città. Del mondo. Se sarà necessario rovisterà ogni angolo, anche quelli più remoti. Più bui. E lo ritroverà. Anche un’altra donna veglia. Si chiama come lei, ma è giovane. Ha avuto una vita dura. Poi è cambiata, quando ha incontrato suo figlio e lei. Si è sentita rinascere. Si è sentita salva. E viva. Anche lei due giorni fa era sul luogo dell’esecuzione. Anche lei ha visto tutto. Anche per lei non c’è stata festa, ma solo angoscia. Anche lei esce. Non la guida la speranza, ma l’amore. Non può attendere l’alba per incamminarsi ad ungere il corpo dell’uomo che l’aveva salvata. E va’. Al buio, ma va’. Senza speranza. Ma va’. Esce. È notte di Maria, questa notte. Notte di speranza e d’amore. L’alba, che sembrava così lontana, che sembrava impossibile, arriva. E le trova in due luoghi diversi. Maria di Magdala vicina la sepolcro. Maria, la Madre, per le strade del mondo, alla ricerca del figlio. Di quel figlio troppo speciale per rimanere tra i non vivi! Come la notte è stata notte di ricerca. Notte di speranza, notte d’amore. Questa è un alba di vita. Un’alba di incontri, di gioia e di pace! Nella mia Terra, la mattina di Pasqua è giorno de “s’incontru”. Esce la Madre, da una chiesa, da una cappella. Esce il Figlio. Percorrono le strade, dei paesi, delle città. Poi, finalmente, si scorgono. Da lontano. Nella piazza, si riconoscono. Si inchinano. Si salutano. E Maria, con gesto e vezzo del tutto femminile, cambia velo. Da nero, a bianco. Dal lutto, alla gioia. Ché non si può essere tristi, neanche nell’abito, davanti a quel figlio Vivo per sempre! (S’Incontru, Violet per la Rassegna Stronza).

Così parlò zio Gecob: Essere amati profondamente da qualcuno ci rende forti; amare  profondamente ci rende coraggiosi.

Così aggiunse Violet: Buon Tempo di Pasqua a tutti. Tempo di passaggio, di vita, di pace, di amore, di novità. Tempo di riconoscere che la nostra strada è piena di fiori e che essi sono un regalo gratuito! Tempo di arrendersi all’evidenza che la morte, che l’odio, la guerra, la distruzione non avranno l’ultima parola. E tempo di decidersi e di impegnarsi, perché questa vita sia responsabilità di ciascuno!!! A tutti, a chi condivide la fede in Cristo Risorto, a chi crede in altro modo o con diverso sentire, a chi non crede, auguri! Che sia vita nuova, rinnovata, meravigliosa per tutti, uomini e donne, creato e creature!!!

giovedì 28 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Novara. Sgominata la banda dei preziosi (Unione Sarda p. 11)

La canzone del giorno è:
Kobra - Donatella Rettore

La frase del giorno è:
Non farmi prendere un infarto per chiedermi dov'è l'aglio!

mercoledì 27 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Via Manzoni - Il parcheggio senza bar (Unione sarda, p. 17)

La canzone del giorno è:
Fedeli alla lira - CCCP

La frase del giorno è:
Vuoi fare la punkettona ma sei messa come me!

martedì 26 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Tortolì - La solidarietà è un pallone (Unione sarda, prov. Ogliastra)

La canzone del giorno è:
Everybody hurts - REM

La frase del giorno è:
Sbattetevi! Ma non al muro...

Ritratto di Signora - La grande Madre by Arth



E’ bello analizzare, conoscere, raccontare le donne che ci sono vicine, che amiamo, viviamo, ammiriamo, sogniamo, e che ci sono di esempio. Conosciamo il loro valore, la loro capacità di sacrificio, di coerenza, di tenacia, conosciamo le loro fragilità, le loro vulnerabilità, la loro armonia nel coniugare pragmatismo e sogno.
A me però piace andare a guardare più indietro. Piace pensare a quando questa coscienza del femminino primordiale era talmente viva da essere spontaneo oggetto di culto.
Ventiquattromila anni fa, c’erano persone che hanno intagliato questi oggetti. A qualcuno possono apparire esagerati, deformi, lontanissimi dal concetto di bellezza trasmessoci dalle sculture classiche di epoca greca e romana, ad esempio, o dalla cultura egizia. Noi moderni le definiremmo delle “big beautiful women”, o delle bellezze “felliniane”.
La bellezza non importava a quegli artisti. Perché il sacro trascende l’umana bellezza, è generatore di bellezza in sé, quindi fonte primordiale di ogni espressione.
Chi è la Grande Madre?
E’, in effetti, una figura simbolica? Anche, ma non solo.
Gli antichi popoli vivevano confrontandosi quotidianamente con il flusso della natura. Cacciatori e raccoglitori, erano creature che vivevano immerse nella ruota delle stagioni, della carestia e dell’abbondanza,  dell’andare e venire dei frutti e degli animali, nell’alternarsi di siccità e diluvi, calore e gelo. Seguivano un sentiero che li conduceva avanti e indietro nei territori,  seguivano le loro fonti di sussistenza e il clima migliore. I loro ritmi erano dettati dal nascere e dal calar del sole,  il tempo che scorreva dalle mutevoli fasi lunari.
La Luna. Femminile come le donne che in armonia con essa erano soggette al ciclo mestruale, un continuo rinnovamento del fertile terreno ove deporre il seme della vita. La Luna e il Sole, la terra e il seme. E il sogno di ogni donna e di ogni uomo era terra fertile, ricca di cibo e di vita, sicura da predatori più grandi e potenti di loro, scimmie che da poco avevano cominciato a vestire le loro nudità con pelli altrui, per proteggersi da intemperie a cui la vita nomade li esponeva.
Così la Madre era idealizzata in quelle antiche donne dai fianchi generosi, capaci di partorire con maggior facilità il futuro della tribù, e dai seni enormi perché ricchi del latte primo nutrimento di ogni nuovo nato. Grandi, abbondanti, grasse, perché ciò evocava ricchezza di cibo, benessere, serenità. Ancora oggi nell’Africa che ha dato i natali alla nostra specie, c’è un culto della donna primordiale, della poderosa, opulenta generatrice di vita, della “mater matrona”, della capostipite.
Le antiche civiltà europee avevano sviluppato questo concetto, anche e soprattutto nei successivi mutamenti che avevano creato le prime società stanziali e agricole. Erano strutture sociali matriarcali, e le donne avevano voce e ruoli potenti, indiscutibili. Parlare di pari dignità è riduttivo; si potrebbe meglio parlare di corretta considerazione del valore delle donne.
Nel ritmo delle stagioni uomini e donne lavoravano fianco a fianco, nel governo degli armenti come nella coltivazione delle messi. Si dividevano caccia e raccolta, e realizzavano oggetti quotidiani e opere d’arte, secondo propria inclinazione e sentire. A Beltane, agli inizi di maggio, si univano nel cuore del trionfo del Sole, del seme maschile, e ad Imbolc, nel cuore del potere femminile, della vita che perdura nel gelo e germoglia alla nuova stagione, generavano le nuove vite che avevano portato in sé durante i mesi trascorsi, lavorando all’inizio come prima, conservando le forze alla fine, nei mesi del riposo dei campi, per prepararsi al rischioso travaglio della nascita.  
Come non ammirarle? Come non essere coscienti della loro forza immane, della loro magia a noi negata, irraggiungibile, incomprensibile?
I primi figli sapevano bene quanto potesse essere generosa la Grande Madre. Le vivevano dentro, e ad essa ritornavano. Mai la lasciavano. Sapevano quanto furibonda  potesse essere la sua ira,  tanto più quando avidità e dissennatezza facevano sì che di lei si abusasse. Avevano le loro donne, le loro pari, a ricordarglielo con visi arcigni, porte serrate, pubblici ripudi. Così come sapevano quanto fosse facile cadere nei loro sorrisi, nel ritmo ipnotico delle loro anche, nella loro nudità non nascosta ma vissuta come natura, come bellezza non figlia di illusioni.
Sapevano la gioia di vedere tra le loro braccia i nuovi nati,  i figli dell’unione di Sole e di Luna.
Normale quindi per loro tradurre tutto questo in un’immagine,  in un simbolo, in una perenne invocazione e ringraziamento.  
Normale per me che cerco di seguire, con gli occhi di oggi, quel sentiero tanto antico quanto per me ovvio e innegabile, vivere questa coscienza come una grande Luna nel pieno del suo fulgore.
Luce d’argento a cui io, piccolo sole, m’inginocchio riconoscente per ogni mattino che mi regala.

lunedì 25 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Cagliari. Ora viene il bello (Unione Sarda, inserto sportivo p. 2)

La canzone del giorno è:
Acido acida - Prozac +

La frase del giorno è:
Ah la Grecia, terra ricca di sostanze vegetali spicoattive!

Consigli di primavera - By Red


Armatevi di pazienza e mantenete la calma: è arrivata la primavera!
Non esistono più le mezze stagioni? “magara!” (cit. Carletto Mazzone). Se le mezze stagioni non esistessero più io stamattina avrei saputo come vestirmi, e invece no. Infatti la definizione più calzante per la parola “primavera” è: periodo dell’anno in cui il quotidiano dilemma mattutino “cosa mi metto?” diventa l’unica vera domanda esistenziale. Perché se si sbaglia la risposta si rischia la vita, per una broncopolmonite o per un’insolazione, fate voi. La primavera è così: tutti la dipingono lieve e gentile, la verità è che è un susseguirsi di carognate, acquazzoni improvvisi, maestralate epocali, soleggiate traditrici e cambi d’umore repentini. Però sa farsi perdonare. Perché lascia con noncuranza un papavero sul ciglio della strada, solo per te, dipinge di rosa i fiori di pesco e illumina i mandorli di bianco e tu, nonostante sia impegnata a pensare a “cosa mi metterò domani”, non puoi non perdonarla. Anche se non è affatto facile, né perdonarla, né sopravvivere.
Ci vogliono spirito di adattamento, costanza e nervi saldi.
Mettete in borsa ombrello e costume da bagno, e magari uno scialletto che faccia sia da copri – spalla – sciarpetta – per – non – far – venire – mal – di – gola che da pareo. Siate rapidi, mutevoli, coglietela in castagna prima che a fregarvi sia lei. Uscite di casa senza palesare i vostri programmi e zac! piombate all’improvviso nel luogo più opportuno manco foste l’uomo ragno. Se dovete uscire tra amici scegliete un posto dove siano bravi a fare tanto la cioccolata quanto il mojito. Insomma adattatevi alla primavera, ma non datele retta, o vi farà impazzire.
Diventate voi stessi primavera.
Vestitevi di colori, alleggeritevi di tutto quello che vi rende pesanti, alla prima giornata buona camminate scalzi. Accarezzate i fiori, raccogliete una margherita e mettetela tra i vostri capelli, regalate mazzi di fresie alle amiche. Guardate i tramonti, mangiate fragole, aspettate le ciliegie e quando è freddo godetevi con voluttà gli ultimi pomeriggi da divano e coperta della stagione. Ridete e piangete senza ritegno, tanto la primavera è fatta per la follia, e non darete troppo nell’occhio. Salutate i merli e i pettirossi, affidateli a un viaggio sereno e mandate la mente con loro, lontano lontano. Cercate la prima rondine e non ascoltate quello che dicono: anche sola fa tutto il bello della primavera. Perché anche solo una rondine ti dice che è il ciclo è compiuto, che chi è partito ha fatto ritorno, che tutto deve rinascere e che tornerà l’autunno. Camminate sempre dalla parte del sole, ridete della vostra abbronzatura da muratore e incantatevi a osservare le lucertole. Sgridate chi taglia loro le code, chi strappa i rami alle piante e chi prova a schiacciare gli insetti. E poi cantate. Canzoni stupide, canzoni antiche, canzoni inventate. Canzoni che addormentino come il sole del primo pomeriggio o che sferzino come il maestrale improvviso. Non lasciatevi prevedere, non fatevi annunciare, fate qualcosa che non avete mai fatto e stupitevi di voi stessi.
Non abbassate la guardia, non smettete di guizzare o il dilemma del “cosa mi metto” si impossesserà di voi e vi renderà nervose! Non siate pignoli e pedanti, non in questi mesi, o vi accorgerete che non esiste un fondotinta adatto al vostro colorito rivitalizzato ma ancora chiaro e vi arrabbierete. Non siate rigidi, o utilizzerete il tempo in cui potreste farvi il primo bagno per farvi la ceretta, e il giorno dopo pioverà. Siate benevoli con voi stessi, o passerete la primavera a prepararvi alla prova costume e poi magari sbagliate il modello e vi sta male lo stesso.
Piuttosto siate pronti a prescindere e cogliete i momenti di grazia, quando arrivano: sarete splendide anche se non sapevate cosa mettervi, ma dovete esserne convinte, altrimenti la primavera vi farà arrivare qualche turista straniero panzone che non ha mai usato deodorante in vita sua e vi rovinerà la giornata, per punizione.
Io vi ho avvertito: armatevi di pazienza, mantenete la calma, dotatevi di antistaminici se serve, ma accogliete la primavera così com’è, siate folletti di primavera anche se la cosa può sembrare stressante, o la primavera vi mangerà! E non sarà stata colpa mia.

  

Il finale aperto, by Pink


Devo ammettere che non guardo tantissima televisione, non sono quasi mai a casa e quando ci sono sto facendo altro e non ho tempo. La tecnologia mi ha dato però uno strumento preziosissimo per fare i modo che io riesca a vedere l'unica cosa che realmente mi appassiona: le serie televisive. Io le registro e quando posso mi vedo le puntate arretrate. Fantastico! Mi rilassa proprio... Ma c'è una cosa, un aspetto di queste serie che cozza drammaticamente con una delle mie innumerevoli tare mentali: il cliffhanger. Il cliffhanger è un orribile strumento acchiappa-audience che lascia gli spettatori con il fiato sospeso per mesi tra la fine di una serie e l'inizio di quella successiva. Non bastava un finale normale, chiuso lì, anche non necessariamente un “and live happily forever after” e poi ci rivediamo tutti tra un paio di mesi e vediamo come va? No, ci deve essere la tragedia che non sai mai come finisce. Spesso in un enorme pacco! A me sta cosa fa veramente arrabbiare. Ci stavo pensando giusto ieri sera quando su L'Unione sarda ho letto un articolo che diceva, con gioia, che ci sarebbe stata la seconda serie della fiction “Una grande famiglia” terminata con il grande botto del ritorno del figlio maggiore dei protagonisti. Io 'sta fiction l'ho vista: una noia mortale. Il rampollo di di una famiglia, proprietaria di una grande azienda nel nord-italia, si schianta con il suo aerepolanino in un lago e viene dato per morto. Si scopre un terribile buco nel bilancio dell'azienda che ora rischia di chiudere, gettando nel baratro economico e nella disperazione tutta la famiglia. Gli spettatori capiscono che sotto c'è qualcosa di losco. Alla fine il buco nel bilancio viene risanato, l'azienda si salva e la famiglia pure. Nell'ultimo minuto dell'ultima puntata il figliol prodigo ritorna, si affaccia in soggiorno, dove la famiglia sta cenando finalmente in allegria, e tranquillamente dice “Siamo stati in pericolo. Forse lo siamo ancora”. Titoli di coda.
Noooooooooooooooo!!! Ma vaff.....ooooooooo!!! Ma si fa così? Già la fiction fa schifo pure ai cani, mi lasci pure con il finale sospeso e mille domande? Ma io ti denuncio! Ho dovuto bloccare mia mamma che stava per prendere a calci la tv. Mi fai passare 6 settimane in attesa di sapere dove diavolo s'è cacciato questo disgraziato, perché l'abbiamo capito tutti e subito che non era morto, e poi il fetente torna come se nulla fosse e spara la bomba della rivelazione dell'anno? La cosa fantastica è che pure i famigliari nella fiction lo guardano, con in mano una forchettata di tagliolini al limone, con la faccia di “E questo mò che vuole?”.
Già dai tempi di "Dallas" siamo qui a frantumarci i maroni con domandoni amletici tipo Chi ha sparato J. R.? Bobby è morto o è un sogno? Siamo sicuri che sia un sogno e che Bobby non è morto veramente?
Una delle mie serie preferite è Grey's Anatomy e la sua sceneggiatrice è odiatissima dai fans perché nel suo telefilm c'è il più alto tasso di disastri possibile. A quanto pare in America il mestiere più pericoloso è fare il medico al Seattle Grace Mercy West Hospital: ti tocca schiantarti con un aereo; essere sparato da un pazzo scellerato a cui la moglie è morta sotto i ferri; essere centrato in pieno da un bus nel tentativo di salvare una ragazza; togliere una bomba inesplosa dal petto di un paziente che s'è sparato con un bazooka domestico. Quando ti va bene, aspetti il tuo amato in una casa fatta con le candele (salvo sognare che mentre torna da te si schianta con la macchina e muore). Quando ti va benino, il tuo amato (tuo diretto superiore in ospedale) ti molla sull'altare e scappa dalla città e da tutto. Quando ti va medio, ci metti troppo a scegliere il vestito per il ballo della nipote del capo e nel frattempo il tuo amato (cardiopatico e appena trapiantato nell'ospedale dove lavori) muore per un embolo sulle suture cardiache. Quando ti va male... Come minimo muore tua sorella schiacciata da uno dei motori dell'aereo su cui viaggiavate e che è caduto in un bosco lontano perfino da dio.
Altri due casi, di altri due telefilm, che mi fecero arrabbiare parecchio furono i cliffhangers delle penultime serie di “Alias” e JAG. Nell'ultima puntata della penultima serie di “Alias”, la protagonista sta viaggiando in macchina col suo amato e sono felicissimi perché finalmente vanno in vacanza. Loro lavorano alla CIA e sono spie cazzutissime. Son lì in macchina e lui ad un certo punto le dice “Sai, Sidney... Michael Vaugh non è il mio vero nome. Io in realtà sono...” e si schiantano con la macchina: titoli di coda. E' un po' come se in Episode V di Guerre Stellari il film s'interrompesse con Luke mezzo morto, appeso ad uno degli scarichi di Cloud City e Darth Vader che gli dice “Luke, io sono...”. Titoli di coda. In quanti avrebbero cercato George Lucas per ammazzarlo di colpi?
Nella puntata conclusiva della penultima serie di JAG, la protagonista, Sarah, da sempre innamorata a sua insaputa del protagonista Harm, è ad una festa e gli dice che gli deve parlare urgentemente. Uno pensa: “Si dichiarano, finalmente!”. No, lei gli dice che è gravemente ammalata con un tono che fa presagire ad un tumore in fase terminale. La serie si interrompe così, di botto, senza farci sapere che malattia ha Sarah, se guarirà o morirà. All'inizio della serie successiva scopriamo che non si tratta di un tumore in fase terminale, nemmeno di un tumore a dire la verità, ma si tratta di endometriosi. Di questa malattia, estremamente importante per una donna e purtroppo ancora semi sconosciuta, non si farà mai più accenno durante il resto della serie. Cioè, mi fai prendere un infarto e poi la cosa si risolve così, senza una soluzione visibile? V'ammazzerei!
Il finale aperto non mi piace mai nemmeno nei film o nei romanzi. Avete presente il finale di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Brizzi? In pratica, Alex va via in bicicletta da casa di Aidi e lei è pronta per partire per l'America dove resterà per un anno durante il quale i due, appunto, non si vedranno. Bellissimo, ma poi? Cos'è successo poi, quando Aidi è tornata dall'America? Cos'è successo ad Alex nel frattempo che Aidi era in America? Mille dubbi abitano nel mio cervello: sarà riuscito Alex a diventare un giornalista abbronzato con il cartellino plastificato da addetto stampa che penzola sulla maglietta dei Ramones? Sono curiosissima, lo ammetto, mi verrebbe quasi voglia di andare sotto casa di Brizzi e chiedergli che fine hanno fatto. Ma poi ho paura che sarebbe estremamente deludente e mi rovinerebbe la magia dei miei 16 anni tra le pagine di quel libro. Come dice Umbero Eco “Saremo, allora, più felici? O avremo perduto la freschezza di chi ha il privilegio di vivere l'arte come la vita, dove entriamo quando i giochi sono già stati fatti, e donde usciamo senza sapere dove gli altri andranno a finire?
Non lo so, francamente ho paura che...

To be continued.

domenica 24 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Il parcheggio dimenticato (Unione Sarda p. 28)

La canzone del giorno è:
Marlon Brando è sempre lui - Luciano Ligabue

La frase del giorno è:
Ma perché non danno più due puntate di NCIS?

L'Almanacco di Violet


SIGLA!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:20 e tramonta alle 18:39.

Luna: La Luna sarà piena il 27 marzo alle 9:30. Il giorno 31 alle 4:26 raggiungerà il perigeo.

Cielo del mese, i pianeti: Per alcune settimane Venere, il pianeta più luminoso del Sistema Solare, è stato inosservabile. Il 28 di marzo si troverà in congiunzione con il Sole. Poi, lentamente, ricomparirà alla sera, dopo il tramonto.

Onomastici: Tanti auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Bernolfo, Caterina (di Svezia), Diego Giuseppe (da Cadige), Severo (di Catania), Secondino (24 marzo); Annunziata, Nunzia, Nunzio (Annunciazione dell’Angelo alla Beata Vergine Maria), Isacco (patriarca), Lucia (Filippini), Quirino (25 marzo); Baronato e Desiderio, Bercario, Emanuele, Quadrato e Teodosio (26 marzo); Augusta (di Serravalle), Fileto e Lidia (sposi), Macedone, Teoprepio, Cronide e Anfilochio, Matteo (di Beauvais), Ruperto (27 marzo); Castore (di Tarso), Prisco, Malco, Alessandro, Protervo (28 marzo); Gladys, Guglielmo (Tempier), Marco (di Aretusa), Simplicio e Costantino (29 marzo); Clinio, Donnino, Leonardo (Murialdo), Zosimo (di Siracusa), Regolo (30 marzo); Pasquale (Pasqua di Resurrezione), Balbina (di Roma), Beniamino, Maurilio (31 marzo).

Il Santo: Gli “Atti” di s. Augusta, cioè le notizie sulla sua vita e martirio, furono redatte alla fine del XVI secolo da Minuccio de’ Minucci di Serravalle, protonotario apostolico e segretario di papa Clemente VIII. Questi “Atti” furono inviati agli editori dei volumi “De probatis sanctorum historiis” di Lorenzo Surio e furono inseriti nel vol. VII dell’edizione stampata a Colonia in Germania. Le notizie sono senz’altro leggendarie, come del resto accadde per molti martiri dei primi tempi del cristianesimo, oppure di martiri che molto tempo dopo la loro morte, si siano trovate le reliquie e quindi ci si è spesso inventati la vita. Secondo questi “Atti”, Augusta era figlia di Matruco, capo alemanno, che aveva conquistato e sottomesso il Friuli; questi risiedeva a Serravalle ed era un accanito nemico della religione cristiana. Augusta abbracciò la nuova fede segretamente, ma il padre ne venne comunque a conoscenza e la fece arrestare. Giacché si rifiutò di apostatare, fu gettata in un carcere e dopo varie torture, venne decapitata; il suo corpo fu ritrovato alcuni anni dopo sepolto su una collina, sovrastante Serravalle, che prese il suo nome; qui le fu dedicata dal V secolo, una chiesa molto frequentata dagli abitanti. L’epoca del suo martirio è circa il 100 d.C. 
Augusta viene raffigurata con i simboli del suo martirio, una ruota dentata per la tortura, i denti che le furono strappati, la palma. Sulla collina di S. Augusta, vi sono ancora i resti del castello del truce padre Matruco, e la grande chiesa a lei dedicata. 

Compleanni storici: Il 30 marzo 1945 nacque Eric Clapton. Auguri!

Questa settimana accadde: Il 25 marzo 1886 uscì a Genova il primo numero del quotidiano Il Secolo XIX.

La notizia del giorno… un anno dopo: Show a luci rosse, tutto in nero (L’Unione Sarda, Edizione del 30 marzo 2012, p. 40).

Feste e ricorrenze: Il 24 marzo si celebra la Giornata Mondiale contro la Tubercolosi (malattia di origine batterica, curabile con gli antibiotici, che miete ancora ogni anno milioni di vittime, in circa metà del mondo!!!).

Curiosità: Il 25 marzo era l’Equinozio di Primavera, secondo il calendario in vigore ai tempi di Giulio Cesare. Questa data, come altre, fu cambiata dal Concilio di Nicea, nel 325. Infatti, la data dell’equinozio di primavera è importante per la determinazione della Pasqua cristiana, che in quella sede divenne la festa principale e centrale del Calendario Liturgico dei cristiani (fino ad allora si celebrava, come anche oggi, ogni domenica, ma senza una ricorrenza annuale): ecco perché l’equinozio fu tema di discussione conciliare.

Il Lama racconta: Sanno profumo di nuovo, i giacinti. Quelli rossi e quelli blu-viola sono spuntati come sempre. E quest'anno si sono aggiunti quelli bianchi e rosati, quelli azzurri, e altri ancora, piantati con cura a novembre. Spuntano anche i tulipani bianchi, gli ultimi arrivati,  i vecchi aspettano un po’. Sono di casa loro, se la prendono più con calma. C'è qualcosa di magico nell'inarrestabile progressione della vita. Così come nella morte. Pulisci le frasche e i fusti secchi dell'anno scorso e in mezzo c'è un germoglio verde e vigoroso che chiede acqua, e sole. Vita che va accudita, in alcuni casi, in altra esplode con mite esuberante prepotenza, come le tante violette che ovunque accendono questo fazzoletto di terra in mezzo alla città di profumo e colore. E' adesso il momento che più amo, come l'autunno è il tempo che più mi fa riflettere. Ora c'è equilibrio tra luce e notte, tra veglia e sonno, e in quest'armonia si sogna benissimo ad occhi aperti, perchè tutto vibra di quella magia che ci accompagna al risveglio da un lungo sonno, quando ancora hai un piede qui, dove l'erba è verde, e là ove l'erba è viola. Non sai se hai piedi oppure ali. Ma non è che importi, alla fine. Acqua dal cielo, da giorni. E il sole che ogni tanto chiede permesso. Acqua che scorre nutre e rinnova, torrente di vita che risuona della stessa energia che mi scorre nelle vene. C'è, in questi giorni, una luce alle volte speciale. Ti fa fermare lo sguardo su un gruppo di nuvole in cielo, su un campo di grano che appena adesso alza le sue timide verdissime foglie, su un albero ancora nudo eppure già diverso dall'inverno, già avvolto da una precognizione di mille e mille foglie. Ogni cosa è illuminata e netta, come un taglio di coltello, come un morso ad una fragola. Eppure non ti viene furia di andare, di guardare, di toccare. T'importa solo di essere lì, in quel momento, testimone di una verità. La bellezza è molto più complessa quando è limpida e semplice. E tutto ciò che cresce, semplicemente, testimonia bellezza. Abbiamo nella nostra natura più profonda il rispetto, la compassione, l'affetto. Nutriamoli di bellezza e facciamoli germogliare e crescere ogni giorno. I frutti verranno, ne gusteremo la dolcezza. Ma non è questo che davvero importa. E' veder crescere il frutto di ciò che si è sognato in mille e mille primavere. Felice vi sia il tempo di Alban Eilir. Nell'amore, nella luce (TEMPO DI CRESCERE. Alban Eilir nel flusso quieto dell’anno. Arth, amico della Rassegna Sronza).

Così parlò zio Gecob: I miei Sogni sono lucciole, perle di un animo ardente. Nelle tenebre calme della notte lampeggiano in frammenti di luce.

Così aggiunse Violet: È bello parlare di vita che si rinnova, che scorre, che rinasce. È così nelle tradizioni degli antichi, nelle religioni, nel sentire. Lo sa ogni creatura, ogni albero, ogni animale, ogni uomo. Lo sa il nostro cuore, il nostro spirito. Basta saperlo ascoltare. Ce lo sussurra il nostro corpo. Se abbiamo orecchi buoni per cogliere i suoi segnali, anche quelli piccoli, che a prima vista possono apparire insignificanti.

sabato 23 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Arresti domiciliari a casa (Unione Sarda Olbia e provincia)

Inoltre, per la serie "le grandi saghe dell'Unione" siamo liete di annunciarvi che:
Capoterra. Il cigno non è più solo (Unione Sarda provincia di Cagliari)

La canzone del giorno è:
Cha cha cha della segretaria - Michelino

La frase del giorno è:
Attenti alle oche!

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

Al fuoco, al fuoco

Come di sicuro vi sarà capitato di sentire o leggere, ogni tanto da queste parti scoppia qualche incendio per negligenza o problemi elettrici così da mandare in fumo simpatiche villette a schiera, tetti a spiovente e edifici vecchi.
I più attenti di voi carissimi lettori si ricorderà che anche la dolce, piccola e con un cuore così Elisabeth aveva avuto un piccolo incidente domestico nel cuore della notte per preparare dei dolci mandando a fuoco il forno del primo appartamento tedesco.
Nel pomeriggio dello scorso giovedì, nel silenzio diligente degli allievi dell'Istituto di Archeologia chini sulle sudate carte, è risuonato l'allarme rosso nella biblioteca e nell'intero edificio con grande sorpresa di tutti. Ma non sarà che qualcuno avrà aperto la porta di emergenza per errore, interrogativo che ha distratto quelle brillanti menti. Di solito è utilizzata da qualche docente per accorciare il cammino per accedere nella sala. Magari per errore non era stato disattivato la sirena.
Io che siedo all'altezza di quell'ingresso ho rassicurato che era chiusa per bene e che nessuno aveva provato ad aprirla. Così, dopo qualche minuto di pazienza e risa ma anche di incertezza sul da farsi, la studentessa che fa la guardia all'ingresso della biblioteca ha ricevuto l'ordine di comunicare "l'abbandono la nave". Sebbene non avessimo urtato nessuno scoglio durante la navigazione su FB o Skype e sulla Rassegna Stronza.
Così chi lesto e infastidito per questo intoppo delle tre e mezza, chi sorpreso e incredulo che si dovesse uscire con calma e in ordine (e senza prendere l'ascensore), ma nessuno che ha preso le scialuppe che non sono appese al terzo piano, ha abbandonato l'edificio in circa 5minuti dopo aver preso gli ultimi appunti, staccato il proprio notebook, il tè che era pronto, la borsetta per cercare l'ultima sigaretta. Sul piazzale che fronteggia l'ingresso un centinaio di persone che guardano attoniti e scocciati, ironici e contenti per un diversivo nuovo le finestre (una aperta...) luccicanti per i raggi del sole. Alcuni avranno optato per l'altra uscita, verso la mensa per andare a sorbirsi un cappuccino o una gazzosa. Ma manco un'esalazione di fumo, un crepitio di travio incenerite...
Dopo cinque minuti dall'evacuazione ecco arrivare il custode e poi dopo un paio di minuti pure i vigili del fuoco. In forze. Due autobotti, un mezzo con scala mobile allungabile, un mezzo di accompagnamento e un paio di ambulanze.
 
Paul_Blau_Vierzig

venerdì 22 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Piscinas - Zuffa tra cani: botte al vicino (Unione sarda, prov. Sulcis)

La canzone del giorno è:
Gambale twist - Is Barrittas

La frase del giorno è:
Se mi sciocco con un teriantropo poi i giochi mi sembrano più normali?

giovedì 21 marzo 2013

Breaking News

La notizia del giorno è:
Guspini. "Ladruncolo, ti perdono" (Unione Sarda, Provincia Medio Campidano)

La canzone del giorno è:
Forma e sostanza - CSI

La frase del giorno è:
Ma perché andiamo sempre in posti pieni di scale?

mercoledì 20 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Via Sassari. Ruba 35 scarpe spaiate, marocchino in cella (Unione Sarda p. 16)

La canzone del giorno è:
Shout - Otis Day & the Knights

La frase del giorno è:
Saturno era comunista?

martedì 19 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
"A Miami eravamo in due" (Unione Sarda, Cagliari)

La canzone del giorno è:
Io sono Francesco - Tricarico

La frase del giorno è:
La via Lattea è parzialmente scremata o a lunga conservazione?

Ritratto di Signora: Guerriera Marghe - by Mirella Manca



La ragione fugge
quando ti vede armata
di passione e
cede il passo con una riverenza
sapendo che altro da fare
non le resta.
Donchisciotte in gonnella
per te cos’è un mulino al vento?
Per te che
non sventoli spade e alabarde e
scudo ti fai, con il sorriso
e minacce di baci .
In purezza distinta, e di fede assoluta
reclami che il genere umano
si forgi d’amore. Ti fa onore l’impegno
e l’audacia, che natura ti ha dato.
Non ti serve clangore di armi,
condottiera mia amica, ma solo il sostento
di chi vuole debellare il nemico maligno: Ignorare



lunedì 18 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Gli 80 anni di San Benedetto (Unione sarda, p. 18)

La canzone del giorno è:
La costruzione di un amore - Ivano Fossati

La frase del giorno è:
Ma com'è che ti stringo il seno e ti fa male la prostata?

domenica 17 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Arrestato un ricercato in Usa (Unione Sarda p. 12)

La canzone del giorno è
O Venezia che sei la più bella - Francesco De Gregori e Giovanna Marini

La frase del giorno è:
Gne gne gne, benvenuto in Parlamento!

L'Almanacco di Violet


SIGLA!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:31 e tramonta alle 18:32. Equinozio di Primavera il 20 marzo alle 10:56.

Luna: Primo Quarto di Luna il 19 marzo alle 17:29. Il giorno 19, alle 3:07, la Luna raggiungerà l’apogeo, cioè il punto della sua orbita più lontano dalla Terra.

Cielo del mese, i pianeti: Il pianeta Marte, che il 4 marzo dall’Acquario entrava nei Pesci, il 22 fa una brevissima incursione nella costellazione della Balena, per tornare nuovamente nei Pesci.

Onomastici: Tanti auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Patrizio, Corrado (di Chiaravalle), Paolo (di Cipro), Gertrude (17 marzo); Cirillo, Anselmo, Salvatore (da Horta), Edoardo (II il Martire), Leopardo (18 marzo); Giuseppe, Quinto (e compagni), Giovani (abate), Alcmondo (19 marzo); Claudia (e compagne), Giovanni (Nepomuceno), Maria Giuseppina (del Cuore di Gesù), Martino (di Braga), Niceta (20 marzo); Agostino (Zhao Rong), Berillo, Elia (eremita), Filemone e Donnino (di Roma), Nicola (di Flue), Lupicino (21 marzo); Basilio, Benvenuto, Ottaviano (di Cartagine e compagni), Lea (22 marzo); Domezio, Pelagia, Aquila, Eparchio e Teodosia, Ottone, Rebecca (Pierrette), Vittoriano (23 marzo); Bernolfo, Caterina (di Svezia), Diego Giuseppe (da Cadige), Severo (di Catania), Secondino (24 marzo).

Il Santo: Oggi la Chiesa ricorda san Patrizio, vescovo, primo apostolo e patrono d’Irlanda. Morto nel 463. È anche patrono dei minatori. Si invoca contro i morsi delle vipere e di tutti gli animali velenosi.

Il nome: Il nome che ho scelto questa settimana per voi è Rebecca. È un nome antico, infatti deriva dall’ebraico Ribqàh, che significa “avvince con le sue grazie”. L’onomastico è tradizionalmente festeggiato il 23 settembre, per Rebecca, nipote del patriarca Abramo. Il segno zodiacale corrispondente a questo nome è il sagittario; il suo numero fortunato è l’1; il colore è il verde; la pietra portafortuna è lo smeraldo; il metallo è il ferro. In Italia millecentottantadue donne portano il nome Rebecca, cioè circa lo 0,002% della popolazione. Si attesta al milleduecentoventitreesimo posto nella classifica dei nomi più diffusi. È un nome ben distribuito geograficamente in tutto il Paese, con picchi in Toscana (15,2%), in Veneto (11,4%) e in Puglia (10%). Rebecca: romantica, encomiabile, bevitrice, combattiva, ammirata!

Compleanni storici: Il 18 marzo 1893 nacque Costante Girardengo.

Questa settimana accadde: Il 19 marzo 1915 fu fotografato per la prima volta Plutone, ma non venne per il momento riconosciuto come pianeta. Per inciso, oggi Plutone non è più classificato come pianeta, ma come plutoide (classificazione IAU, 2008), cioè “pianeta nano, simile a Plutone”, appunto!

La notizia del giorno… un anno dopo: Ad aprile la festa degli zombie (L’Unione Sarda, Edizione del 18 marzo 2012, p. 50).

Feste e ricorrenze: 17 marzo Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera d’Italia. Il 19 marzo, poi, come tutti sappiamo è la Festa dei papà! Auguri! Ancora: il 21 di marzo è una data ricca di ricorrenze! Tutti sappiamo che tradizionalmente è l’Equinozio di Primavera (anche se non sempre la data astrologica cade in questo giorno). Per questo giorno, però, perché giorno di passaggio, ricco ed evocativo, sono state istituite tante feste e ricorrenze. L’UNESCO invita a festeggiare il 21 marzo la Giornata Mondiale della Poesia. L’ONU, invece, in ricordo del Massacro di Sharpeville, dal 1966 ha istituito la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale. In Italia il 21 marzo è anche la Festa degli Alberi.

Curiosità: Ogni anno la domenica successiva al 19 marzo si corre, a Torrita di Siena, si corre il Palio dei Somari. La manifestazione nacque nel 1966, come festa popolare in onore di San Giuseppe, patrono dei falegnami. Infatti, in quella zona la lavorazione del legno è un’arte molto praticata. L’asino, animale umile e instancabile, fu scelto come simbolo. Talvolta si organizza una corse in notturna, oltre al classico palio.

Il Lama racconta: Tanto tempo fa viveva nel Sinis un contadino poverissimo. Era così povero che non aveva pane da mettere sulla tavola, quel giorno, né latte con cui nutrire i suoi figli. Uscì in campagna e lì, lontano da tutti, pianse la sua miseria e la sua disperazione. Non era solo, però, che le fate l’avevano guardato. Una di loro, una fanciulla bellissima, lasciò per qualche istante le sue sorelle e si avvicinò al poveruomo. Gli sfiorò la spalla con una carezza ed egli, che non si era accorto di quella presenza, alzò gli occhi su di lei. E le raccontò tutto il suo dolore. La Jana fu profondamente commossa e decise di aiutarlo. Estrasse dalla tasca un pugno di grano e lo lanciò per terra. Subito, sotto gli occhi meravigliati del contadino, i chicchi si trasformarono in mucche nere, che pascolavano e davano latte ad alcuni vitellini, appena nati da loro. L’uomo non credeva a quello spettacolo e folle di gioia prese il dono senza nemmeno ringraziare. Anche perché la piccola fata si era ormai celata al suo sguardo. Quel giorno, lui e la sua famiglia si sfamarono. Ma, ben presto le mucche morirono, una dopo l’altra e così anche i vitelli, dietro le madri. Il contadino si trovò solo, povero, affamato e disperato più di prima. Ma la Jana benevola non l’aveva abbandonato. Tornò da lui. Gli sfiorò la spalla, raccolse il suo pianto e il suo sfogo. Piena di luce mise la mano in tasca, estrasse un pugno di grano, lo lanciò per terra. E si ripeté il sortilegio: da ogni chicco uscì una mucca nera, che partoriva il suo vitellino. La fata, poi, pensò che gli uomini sono uomini. A volte non basta far loro dei doni, ma bisogna spiegare. Lo invitò a mettere la mano destra sulla schiena di ognuno di quegli animali straordinari e di segnarli con una piccola croce, per benedirli. Immediatamente, dove l’uomo aveva posto la mano, il mantello delle mucche e dei vitellini divenne candido. La Jana scomparve dalla vista del contadino. Lui non la vide mai più. Ma il suo dono gli diede lavoro e lo nutrì per generazioni e generazioni. Oggi nessuno crede più alle fate, ricorda più le loro storie e le loro gesta. Ma se vai nel Sinis non stupirti quando al pascolo vedi le mucche. Sono nere, con un segno bianco sulla schiena. Dicono di doni. Narrano di Janas (Le mucche nere del Sinis, liberamente tratto da una Leggenda della Sardegna, Violet, per La Rassegna Stronza).

Così parlò zio Gecob: Non è abbastanza fare dei passi che un giorno ci porteranno ad uno scopo, ogni passo deve essere lui stesso uno scopo, nello stesso tempo in cui ci porta avanti.

sabato 16 marzo 2013

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesco

In cerca di titolo
E' sempre più difficile in questa tetra permanenza in HD trovare spunti da raccontare in esclusiva nella Rassegna stronza.
Certo, c'era quello spettacolo del sosia di Sandokan giovedì sera in uno dei maggiori locali di tendenza della città, un assolo, un monologo con ukulele, un soliloqui a piedi nudi sulle assi del palcoscenico che scricchiolano...e attenzione ai chiodi! Purtroppo la neve preprimaverile e il meno zero di questa stagione non hanno invogliato il vostro reporter a uscire dal suo appartemento per andare a sentire quello strazio.
Comunque, voi fan del pirata di Mompracen state pure tranquilli. Fa una bella vita, dopo la morte della Perla di Labuan. So da fonti sicure che nelle scorse settimane con i suoi tigrotti e il suo vascello ha fatto rotta per i mari dei Caraibi ed è approdato a Cuba per fumare un bel sigaro Avana, indossare un panama e sentire il Buena Vista Social Club.
Potrei raccontare dell'invito all'Irish Pub di Neunheim per vedere la partita di martedì, ma meno male che la neve ha bloccato le mie buone intenzioni di affrontare la passeggiata notturna sul ponte verso la fermata della Straßenbahn. Avrei rischiato al ritorno di fare compagnia alla statua di Bismarck.
Senza dire di quelle oche che non appena ieri mattina è uscito il sole si sono buttate subito sul prato che costeggia il Neckar per scaldarsi un po'. E i canoisti hanno ripreso a vogare nelle acque bluastre del nostro fiume. Ma perchè urlano? Per scaldarsi?
E oggi gli scoiattoli hanno ripreso a scorazzare tra gli alberi e i ciuffi di erba ancora gelati. Sono molto bravi. Prima di scendere dal marcipiede e attraversare la strada si guardano a destra e a sinistra per vedere se passano bici o auto e poi via con uno scatto arrivano dall'altra parte. Ancora un'osservazione qua e là e scoprire, ahimè, che hanno abbattuto gli alberi dell'altro ciglio della strada per fare spazio agli imminenti lavori di costruzione di un nuovo palazzo qui accanto. Ma perchè al posto dei palazzi non lasciano l'erba?
Incredibilmente mi è capitato per la prima volta che un autobus arrivasse con ben 10 minuti di ritardo alla mia fermata. Che vergogna. La gente era proprio scandalizzata. Un'anziana faceva segno di diniego a un giovane anche lui disgustato. Ma è mai possibile? E per giunta, poi, era pieno zeppo. Sia mai. E quando ho prenotato per scendere l'autista, dopo che aveva lottato con i semafori automatici che non riconoscevano il mezzo, non mi ha aperto la portina. L'ha aperta a metà. E al ritorno...è arrivato con dieci minuti di anticipo! Meno male che mi ha atteso...la corsa con due buste della spesa e uno zaino colmi non è una nuova disciplina olimpica. Per il momento.
Nei supermercati e nei negozi è un'esplosione di Santa Pasqua da settimane e ormai sono giunto al dubbio se comprare una serie di ovetti, un pulcino, un coniglietto o un agnellino di cioccolata. Quest'ultimi risultano piuttosto grandi e grossi da assomigliare quasi quasi ai loro analoghi veri. Il pulcino non mi è molto simpatico, gli ovetti sono di quei colori fluorescenti molto tedeschi. Va bene, conta la cioccolata però...anche l'occhio vuole la sua parte.

Paul_Blau_Vierzig

Stiletto sport, il calcio visto dai tacchi a spillo

Sigla!

La domenica del chi va e chi viene.

Pink vorrebbe iniziare questo post con la musica tonante dell'inno della Champions League per la felicità che prova. Non s'è ancora ripresa dal passaggio (insperato per lei) di turno della Juventus, che il Barcelona, il caro Barcelona tanto amato da noi Giggi's Angels, piazza una straordinaria remuntada ai danni del Milan. E non venite a dirci che bisogna tifare per le italiane in Champions perché siamo italiani, e questo lo dice specialmente Pink, che ad ogni partita della Juve in Europa legge su social network e sente le opinioni della gente frastimmare letteralmente contro una delle italiane in Europa. Pink ci crede a chi frastimma la Juve, perché non sono tifosi della Juve. Quando uno non tifa una squadra, la gufa ed è normale e, spesso e volentieri, anche simpatico perché il calcio è solo un gioco e ci sta. Per cui, come si fa per la Juve, lo si può fare per il Milan e per tutte le altre italiane in Europa. Pink non è tifosa del Milan, ma addirittura è fortemente simpatizzante del Barça, adora Messi (di cui ha pure la maglietta, non quella sua sudata, ma quella del merchandising), Xavi se lo sposerebbe e Iniesta per lei condivide con Pirlo il titolo di Dio del Centrocampo. Fate voi. Pink ha gioito dunque, gioito decisamente tanto e il giorno dopo ha pure fatto qualche sfottò sul fatto che i giocatori del Milan fossero davvero MESSI male a causa della forte uveite che li aveva colpiti. A dire la verità lo dice a maggior ragione Red, per la quale non è mai valso nemmeno il discorso "ma così si libera un posto in più per un'italiana", tanto non riguarda il suo Cagliari, nemmeno quest'anno. Il Milan ha dato un po' troppo per scontato il passaggio del turno, questo è vero, ma Pink ha un'altra sensazione. Secondo lei il Barça ha letteralmente preso in giro il Milan all'andata (a giustificare anche un presunto momento di crisi e rifiatamento della squadra) facendo finta di non giocare, anche se magari pensavano di strappare un pareggino. Il ritorno è stata tutta un'altra storia, li hanno veramente umiliati. Al ritorno il Barcellona ha giocato veramente e infatti non c'è stata storia. Quando il Barcellona si mette a giocare a calcio come sa è una squadra che ha pochi avversari, veramente pochi. E dovrebbero starsi zitti gli interisti che sostengono di aver battuto il mitico Barcellona, visto che vinsero all'andata grazie al vulcano islandese e alle sue ceneri (che di fatto costrinsero il Barcellona ad un lungo viaggio in pullman dal capoluogo catalano a Milano, roba che sfiancherebbe un branco di leoni inferociti) mentre al ritorno si blindarono in difesa con un muretto in cemento armato per la serie “Abbiamo avuto una botta di culo, meglio che ce la teniamo stretta e non giochiamo”. Mourinho poi non è nuovo a certi giochettini. Quindi “Fly down and schiv the sass” che si vede dov'è finito l'Inter: fuori col Totthenam. Red però deve onestamente ammettere che passarono il turno e vinsero la coppa, e le diede tanto ma tanto fastidio... inutile il come abbiano vinto, il calcio va botte di culo, e lei ci rimase proprio male! Intanto da Mundo Deportivo vien fuori che il Barcellona, tra le 8 squadre qualificate ai quarti, vuole evitare la Juventus. "A quanto pare ci temono... - pensa Pink - Ma tanto ci darebbero una passata di colpi comunque!”. Alla fine il sorteggio assegna alla Juventus il Bayern e al Barça il PGS di Ibra, Verratti e Ancelotti. Ricordiamo che, per tutti coloro che si fossero messi a leggere la nostra rubrichetta solo in questo momento, Pink ha promesso un numero burlesque se la Juve dovesse approdare alla semifinale.
Ma a proposito di botte di culo, parliamo di Juventus-Catania. Dopo le straordinarie polemiche dell'andata, la Juventus ritrova il Catania in casa e la partita è veramente molto difficile. Diciamo subito che il Catania gioca veramente bene e imbriglia la Juventus in una ragnatela in cui muoversi è veramente molto, molto difficile. Così c'è qualche occasione per la Juve con Vucinic e un Giovinco letteralmente impalpabile. Pink continua a chiedersi come mai Conte faccia giocare titolare Giovinco dopo quello che Matri e Quagliarella combinano in Champions. Ma che devono fare ancora questi due, eh??? E a proposito di Quagliarella, ricordiamoci del bellissimo gesto di Vidal sul gol di Quagliarella in Champions con il Celtic, perché di cose così nel calcio d'oggi se ne vedono veramente poche. Comunque, mentre la Juve stenta col Catania, il Napoli le prende dal Chievo e per la Juventus diventa quasi imperativo vincere per dare una reale scossa alla classifica. Non è facile e qui intervengono i due grandi poteri che dominano il calcio: la botta di classe e la botta di culo. Pogba trova uno stop di altissima classe e Giaccherini trova un tiro che definire una botta di culo è poco. 1-0 per la Juventus e +9 sul Napoli. Il discorso scudetto è ben lontano dall'essere chiuso, ci tiene a precisare Pink, il campionato è ancora lungo e le sorprese possono essere sempre in agguato. Testa bassa e lavorare molto!
Il Cagliari invece continua a regalarci sorprese a porte chiuse! A questo punto Red, che peraltro avrebbe una enorme voglia di stadio, si limita a cospargersi il capo di cenere per aver cambiato luogo di ascolto della partita e per essersi distratta contro il Bologna e si piazza sul letto, a lavorare per il blog, con la vecchia radiolina Sony del suo undicesimo compleanno. Ripristinati tutti i riti scaramantici e spostato Cellino da Villamassargia, che porta chiaramente male, il Cagliari fa quello che deve come sa fare. Perché il girone di ritorno rossoblù non è una sorpresa: è il frutto di un lavoro e di una squadra che merita e tanto anche! Voglio dire (io Red), il nostro ritorno (e ormai siamo a Marzo inoltrato, non stiamo parlando di due partite) ha un ritmo da Champions, nel senso che abbiamo  fatto gli stessi punti della Juventus, dietro solo al Milan. Il tutto senza tifo durante le partite (affetto e sostegno sicuramente tanto e sentito) e con una situazione societaria quanto meno terrificante. Se questa non è una squadra! Ma il Cagliari lo è, e le sue ultime partite son belle perché sembrano il coro dell'Otello di Verdi: Esultate! Sono partite per solista e coro, dove non c'è uno senza l'altro. Il bello è che il Cagliari sfodera un solista a partita: una domenica è Sau, una Pinilla, un'altra ancora Conti, altre volte Nainggolan, quando non Cossu... e domenica è stata la volta di Ibarbo! Grande Ibarbo bello (perché è bello Ibarbo, altro che!)! Una tripletta che vuol dire due cose: uno, che il ragazzo ha classe anche se ogni tanto gliene dicono di tutti i colori, due, che se l'ha fatto Larrivey... Non è difficile!
L'unico neo della partita, peraltro perfetta, del Cagliari è il solito rigore contro a tempo scaduto, che ci costa anche un rosso per Rossettini. E vabbé, Red non può vivere senza il pasticcio di giornata, si festeggi! E se ai nostri ragazzi tocca di andare dietro la curva anziché sotto la curva non importa, anzi importa ma siamo forti lo stesso, tiè!
Gli altri sono il Milan che vince prima di prendere lezioni dal Barcellona, Udinese e Roma che pareggiano, il Pescara che perde anche a Bergamo, il Chievo che le suona al Napoli (ahi che dolor!!!), il Siena che frega il Palermo, il Parma che pesta il Toro, Gilardino che frega l'Inter, e la Fiorentina che zittisce la Lazio.
In promozione doppio impegno per il Tonara: domenica a Nuoro perde contro la capolista nonostante un partitone, mercoledì si recupera invece a su Nuratze la partita contro il Porto Rotondo. E che si fa? E' la settimana del 3-1? Doppietta di Tocco e sigillo di Talloru, dai ragazzi che è questa la strada! Siamo con voi!
E anche per questa settimana è tutto!
Così parlò mamma Antonia: "Tanto l'Inter non ne approfitta!" "Perché, ha già giocato?" "No, ma già gioca!"
Alla prossima dalle Giggi's Angels   

Breaking news

La notizia del giorno è:
Nuraminis - La storia del carciofo (Unione sarda, p. 33)

La canzone del giorno è:
You give love a bad name - Bon Jovi

La frase del giorno è:
Guarda: c'è un cirretto in cielo!

venerdì 15 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Regno Unito - Allarme maiale nel pollo halal (Unione sarda, p. 10)

La canzone del giorno è:
Bambina impertinente - Carmen Consoli

La frase del giorno è:
Mi chiamo Vito Ardito e sono un pittore un po' age.

giovedì 14 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
"Abbanoa, basta slacci" (Unione Sarda, Carbonia)

La canzone del giorno è:
New soul - Yael Naim

La frase del giorno è:
Voglio la sedia di Goldrake!

mercoledì 13 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Villagrande. In arrivo la carica delle capre (Unione Sarda p. 29)

La canzone del giorno è:
Dance of Death - Iron Maiden

La frase del giorno è:
Quel cavallo sembrava un vitellino albino, anemico e maialino!

martedì 12 marzo 2013

Breaking News

La notizia del giorno è:
Marescia', siamo uomini o pirichittus? (Unione Sarda p. 20)

La canzone del giorno è:
Testardo - Daniele Silvestri

La frase del giorno è:
dS, tu dici che non posso suonare la chitarra, ma io ho fatto emozionare poeti, bardi e partigiane!

Ritratto di Signora: le mani di fata delle sorelle Coroneo - By Medusa

In omaggio ai nostri lettori, che hanno partecipato al nostro concorso, iniziamo da oggi a pubblicare i loro elaborati, nella speranza che vi piacciano quanto sono piaciuti a noi. 


Già al primo sguardo, così come appaiono in una foto in bianco e in nero, è evidente che siano sorelle, di quelle vere. Discrete, timide, dai colori mediterranei, si appoggiano mollemente su uno dei tanti parapetti in calcare bianco che regalano i panorami generosi della città del sole. La nostra città. Affini e diverse, naturalmente complementari, solo due anni di età separano Giuseppina e Albina. Nate sul finire dell’Ottocento, conseguono il diploma in scuole diverse. Un fatto non proprio consueto tra le donne di allora. Nessuna delle due compie studi d’arte, o decide di impiegare il suo titolo nell’insegnamento. Poteva non influire sulla loro formazione avere in casa una stanza in cui il papà aveva allestito un ospedale per le bambole? La loro è un’arte insita, naturale, vive nelle loro mani delicate che traducono in forme ciò che vedono quegli occhi sognanti. Creano con la stoffa, con la carta, padroneggiano i tratti delle figure, modellano espressioni con pochi elementi di grazia squisita. Rimangono nubili e vicine per tutta la vita. Il loro è un mondo cortese, dai bei modi, raccontano la loro isola con modernità inusitata, forse non avendone neppure piena consapevolezza. Ma qualcuno le nota, assurgono alla notorietà nelle riviste d’arte più importanti, nelle mostre che si organizzano in quelli anni in Italia e all’estero. Faticano nella popolarità, la schivano come un insetto molesto, come un piccione inopportuno, introdottosi da ladro attraverso la finestra, che potrebbe imbrattare le loro amate stoffe, i merletti, i collage. Ma le loro opere, perché di questo si tratta, hanno tratti inconfondibili. Cambiano bottega, da Castello alla Marina, infine al Corso, dove fino alla fine degli anni Ottanta gestiscono un negozio molto particolare, la Barcaccia, al civico 103. Dietro quelle vetrine non si intravedono solo pezzi di antiquariato che celebra i multiformi temi della Sardegna, è quello un luogo magico, silenzioso, più ritrovo di letterati ed artisti che destinato alla vendita, che a loro non interessa, anzi si privano con malcelato disappunto delle loro opere. Atteggiamento consueto di chi ama ciò che sa fare, e non può fare a meno di accarezzarlo con lo sguardo. Continuano a creare, quasi nascostamente, regalano a chi stimano, solo a pochi eletti, figure piene di umanità, donate con imbarazzo, con un lieve rossore del viso, immagino, e le iridi scure e modeste ombreggiate dalle ciglia folte. Gli anni della guerra le segnano nel profondo, cancellando la soavità del loro mondo e popolandolo di figurette che non sanno nascondere la sofferenza, la povertà, il dolore inenarrabile della città del sole violentata dalle bombe della follia umana. La polvere dei detriti e degli edifici sventrati, assieme all’eco delle urla, incipria per sempre di tristezza i luoghi ed i loro cuori sensibili. Volti mummificati subentrano alle eteree fanciulle che indossano i costumi della Sardegna, ai loro cartamodelli che tradiscono sempre il luogo di nascita delle sorelle, con un particolare minuto, a volte basta una piccola pala di fico d’india sullo sfondo. Questi uomini e queste donne parlano con il viso e con il corpo, gridano, assumono pose che sanno decuplicare il messaggio di dolore. Mani enormi che rivelano la fatica della quotidianità. E su una panchina desolata, un bastone di legno, abbandonato sopra un fazzoletto a quadretti lercio. Il segno, mi sembra, di una levità dell’animo maciullata dalla crudeltà della storia.    

domenica 10 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Ovini rubati? esami anagrafici (Unione sarda, p. 39)

La canzone del giorno è:
Three is a magic number - Blind Melon

La frase del giorno è:
Dai che ce la fai!

sabato 9 marzo 2013

Breaking News

La notizia del giorno è:
Selargius. Nel regno dei cassonetti (Unione Sarda p. 27)

La canzone del giorno è:
Via Padana superiore - Timoria

La frase del giorno è:
Io non lo vorrei in mezzo ai piedi uno che si fa i rulli!

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

Un anno in HD
Un bel giorno, mentre il mondo cade a pezzi, dire basta e andare via lontano per poi ritrovarsi qui dove mille luci grige come il fumo e con tanti aerei nel cielo, non capirci niente e avere il desiderio...di restarci anche qualora senza avere un soldo.
Il tempo vola e vorresti bloccarlo, farlo tornare indietro o addirittura farlo andare più avanti.
E' giusto viverlo così come scorre e scrivere un saluto sulla Stronzea magari accompagnato da un canto o una bella immagine...


Paul_Blau_Vierzig

venerdì 8 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
L'analisi - L'elefante diventa gazzella con la formula della felicità (Unione sarda)

La canzone del giorno è:
La lega (sebben che siamo donne)

La frase del giorno è:
Non mazzi di mimose, ma mazzi di carciofi!

Concorso Ritratto di Signora - Il Vincitore

Oggi è un giorno speciale per il nostro Blog, che vive di femminilità e dei suoi colori. È l'8 marzo ed è la Festa della Donna!  Il 15 febbraio vi avevamo rivolto un invito, quello di inviarci un vostro "Ritratto di Signora", che rappresentasse una donna, o un ideale di donna, importante per la vostra vita. Con le opere che sono arrivate ci avete regalato un dipinto meraviglioso, che ci fa affacciare ancora di più, in vostra compagnia, in un universo femminile variegato, forte e tenero, ricco e in continuo divenire come non mai. Non è stato facile scegliere. Il nostro premio va non a una, ma a due donne, straordinarie nella loro ordinaria quotidianità: una, come noi guarda, ascolta, impara; l'altra ci ha aperto una strada di libertà e vita. Grazie a tutti per aver partecipato: come sapete le vostre opere non andranno perdute, ma risuoneranno in una lettura pubblica lunedì 11. Grazie alle vincitrici per il grande regalo che hanno fatto a tutte e a tutti noi!


97 e non sentirli!

Quando penso a te, non penso la classica nonna che ti vizia e ti riempie di regali. Quando penso a te penso a due parole: CORAGGIO E SCELTA. Mi hai insegnato che CORAGGIO non significa non avere paura, ma affrontarla e fare comunque quel che si deve fare, "se non avessi avuto paura sarei stata una deficiente". Mi hai insegnato che quando si fanno certe SCELTE le si portano avanti sempre e comunque, fino infondo. Ma mi hai sopratutto insegnato che se i tempi e le genti cambiano ci si deve tenere al passo e non ancorarsi al passato, i valori con cui si cresce restano gli stessi ma siamo noi a cambiare. Mi hai insegnato che non è necessario aver studiato per essere estremamente intelligenti. Sei una delle donne migliori e più forti che conosca. Sono consapevole che non sarò mai come te, ma me ne sono fatta una ragione, e sono serena soprattutto perché so che sempre e comunque sarai con me in ogni mia SCELTA che cercherò di prendere con CORAGGIO."


Tania Eviani

Ritratto di Signora - La Compilation


Senza troppi commenti, auguri di cuore a tutte le donne
Buon Ascolto!

giovedì 7 marzo 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Bonnie e Clyde in cella (Unione sarda, p. 33)

La canzone del giorno è:
Give peace a chance - John Lennon

La frase del giorno è:
Sono sempre io ma non parlo solo di scodelle.

Aspettando l'8 marzo... Ritratto di Maria Antonia by Pink


Quella che racconto stavolta non è una storia straordinaria e incredibile. Quella che racconto stavolta è, credo a ragione, una storia molto comune fra le donne che hanno passato la loro giovinezza negli anni della guerra e ne sono uscite a testa alta. Voglio raccontarvi la storia di mia nonna. Mia nonna paterna si chiamava Maria Antonia e già il fatto di dover usare l'imperfetto un po' non mi piace, perché io mia nonna praticamente non l'ho conosciuta: se n'è andata abbastanza giovane (non aveva nemmeno 80 anni) con l'ennesimo schiaffo che la vita le aveva riservato. Era nata vicino ad Alghero, per la precisione a Villanova Monteleone, e mandata giovanissima a fare la servetta in una casa importante di Alghero. Ma lì le cose non andarono molto bene, tanto che venne a Cagliari. Si ritrovò giovanissima, da sola, abbandonata dalla famiglia d'origine, in una città sconosciuta e grande e, come se non bastasse, in piena epoca fascista. Le donne sono sempre fragili e la vita a volte è proprio stronza da permettere che una ragazza si ritrovi ragazza madre alla vigilia della guerra con tutto quello che, di brutto, le convenzioni sociali dell'epoca ci aggiungevano. Non c'erano moltissime scelte e bisognava comunque darsi da fare e lavorare. Così fece mia nonna. Andò a lavorare al “sanatorio” come infermiera, ma forse non si aspettava di trovarci il grande amore dentro quelle mura. Conobbe mio nonno, infermiere anche lui. Mi dicono che mio nonno fosse un uomo veramente bellissimo e molto ricercato dalle donne, ma di mia nonna si innamorò sul serio da metterci su famiglia nel bel mezzo di una guerra. Sarebbe un fantastico lieto fine, ma le cose non stanno esattamente così. Cagliari fu bombardata parecchie volte e i miei nonni erano precettati in ospedale in quanto infermieri. Il prezzo per la città furono ospedali distrutti, chiese sventrate, danni ingenti ovunque e chiaramente morti. Per i miei nonni il prezzo fu una figlia persa e una dispersa. Una morì piccolissima, l'altra -la maggiore- sembrò sparire da un rifugio durante un bombardamento appunto. Fu solo dopo lunghe ricerche che tutta la famiglia al completo riuscì a riunirsi in un paesino non lontanissimo da Cagliari. Intanto continuava "l'esilio" dalla famiglia d'origine e fu solo quando mia nonna era in attesa di mio padre (il penultimo di 5 figli) che fu riammessa a casa dei suoi genitori, ma era sempre e comunque il 1944 e mica era facilissimo spostarsi da Cagliari ad Alghero. Mia nonna ci arrivò con pancione e figli nascosta sotto il tendone di un camion militare grazie all'indulgenza di un'ufficiale americana. La guerra finì, arrivò l'ultima figlia e i miei nonni riuscirono finalmente a sposarsi. C'era fame da tagliare a fette nella Cagliari post bellica, ma i miei nonni lavoravano entrambi e bene o male riuscivano a tirare avanti con l'aiuto di un vicinato che era più una grande famiglia. Ma la costante di questa storia è che la vita è veramente stronza quando ci si mette e nel 1955 mia nonna resta vedova. Mio padre non aveva che 10 anni. Se già era complicato tirare avanti in due, figuratevi cosa poteva essere farlo da soli. Mia nonna poté contare allora sull'aiuto di sua suocera, di mia zia e di una cugina. La povertà era tanta, ma la dignità ancora di più e andarono avanti anche allora. Nel vicinato c'era un signore, vedovo anche lui, con due figli a carico, che economicamente stava bene. Lo definivano un tipo non troppo “raccomandabile”, perché lavorava al porto e si sa come sono i portuali, no? Però le voleva bene veramente e poteva garantire un futuro decisamente dignitoso a lei e a tutti i figli. Mia zia, la maggiore, nel frattempo s'era fidanzata e poi sposata. Mia nonna, dopo molti dubbi e molte discussioni coi figli, si risposò. Non tutti i figli erano d'accordo, anzi a dirla tutta non era d'accordo nessuno tranne una mia zia. La qualità della vita della nuova famigliola era molto buona, non era certo quella che potrebbe definirsi “bella vita”, ma c'era una bella casa, cibo, vestiti e anche qualche viaggio. La famiglia si allargò, arrivarono prima i generi e le nuore, poi i nipoti, una frotta di nipoti. I miei nonni erano molto attaccati ai miei genitori e a noi figli e ci straviziavano in ogni modo possibile. Ma l'abbiamo detto che la vita è stronza, no? Mia zia festeggiò i 25 anni di matrimonio, ma mia nonna già in qualche modo era convinta che lei non sarebbe arrivata nemmeno stavolta ai 25. Intanto ero nata io, l'ultima nipote. Il casino iniziò non appena ci fu l'annuncio della gravidanza, mio nonno si rifiutò di parlare con mio padre perché non era il caso di pensare ad un terzo figlio con altri due bambini ancora piccoli, che cos'era questo sciollorio? Ma alla fine si arrese e mi piace pensare che fu conquistato da me. Poi non andava bene il nome. Nella mitologia degli abitanti di Castello c'era una signora col mio stesso nome che, a quanto pare, non era ben ricordata da mia nonna. “Ci pensi, mamma, è il nome delle due nonne unito assieme”, mia madre la convinse così ad accettare la scelta fatta dai miei fratelli. Mia nonna, ma di più mio nonno, erano convinti che non mi avrebbero mai vista grande e perciò ne approfittavano per riempirmi di vizi e coccole. Tanto per spiegarvi il livello, vi racconto una cosa che accadde quando ero molto piccola. La prima parola che dicono i bambini “normali” è mamma in genere, oppure papà. Io ho detto “nonn...”. I puntini non sono casuali, infatti nessuno capì esattamente chi stavo chiamando. I miei nonni la finirono per litigare malamente:
  • “Maria, la chi sa pippia ha nau Nonno!”
  • “Oh Efisio, bolia nai Nonna...”
  • “Uhmmm... Ma sesi! Ha detto Nonno!”
  • “Ma 'ta sesi, scimpru? Ha chiamato Nonna, voleva me la bambina!!!”

Ve li ricordate voi i mondiali del 1982, quelli spagnoli? L'Italia vinse, ma noi qualche ora dopo la finale perdemmo mio nonno. Mia nonna si ritrovò vedova per la seconda volta. Adesso era veramente sola, in una casa troppo grande. Ma non perse mai la sua dolcezza. Era facilissimo coinvolgerla in qualunque tipo di scherzo o burla e noi nipoti gliene facevano davvero tante. Mio fratello le diede delle terrificanti caramelle all'aglio, ma lei le mangiò senza battere ciglio per restare allo scherzo. Roba da sentirsi malissimo. Ma noi eravamo bambini e lei era una nonna davvero eccellente sotto tutti i punti di vista che si faceva fare qualsiasi cosa le chiedessimo. La sorte è comunque in agguato. Come vi ho detto io mia nonna non l'ho praticamente conosciuta. E' morta nel 1985 dopo l'ennesimo schiaffo della vita: il giorno prima era diventata bisnonna. Vedete, c'è un motivo per cui ammiro mia nonna. La ammiro perché la vita l'ha veramente trattata male in ogni modo possibile, ma lei si è sempre scrollata tutto di dosso ed è andata avanti col sorriso sulle labbra, non gliel'ha mai data vinta anche quando sembrava difficilissimo rialzarsi e riprendersi. Non si è mai indurita, è sempre stata dolce e materna con tutti e questo non è mica facile, visto che a noi ne basta una per buttarci a terra per sempre e renderci cinici e cattivi. Eppure lei l'ha fatto e io mi sento onorata di essere sua nipote, perché è stata una davvero una donna fortissima.