mercoledì 30 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Selargius. La guerra delle polpette (L'Unione Sarda p. 36)

La canzone del giorno è:
Bollicine - Vasco Rossi

La frase del giorno è:
Giovanotto, si vesta con un po' più decoro, please!

martedì 29 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Sventolare spigole in Parlamento? Costa 2.600 euro (di multa) (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Yeeeeeeeh - The Primitives

La frase del giorno è:
Il ramarro è un animaletto moooooolto solare!

lunedì 28 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Dani Alves e la banana "razzista". La solidarietà di Renzi e Prandelli (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Cheek to cheek - Fred Astaire

La frase del giorno è:
Mentolina e bellinetto sono paroline graziosissime!

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:28 e tramonta alle 20:13.

Luna
Luna Nuova il 29 aprile, alle 21:41. Da quel momento il nostro satellite naturale entra nella fase crescente. Il 30 aprile, alle 21:41 raggiunge il perigeo.

Cielo del Mese, i Pianeti
Dopo aver lasciato la costellazione del Capricorno, il 4 aprile, Venere ha attraversato per intero l’Acquario e il 28 aprile entra nella costellazione dei Pesci. Il pianeta continua ad essere visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale, dove sorge poco più di un’ora e mezza prima del Sole.

I Santi
28 aprile: san Luigi Maria Grignion da Montfort
29 aprile: santa Caterina da Siena
30 aprile: san Pio V papa
1° maggio: san Giuseppe lavoratore
2 maggio: san Atanasio
3 maggio: san Filippo e san Giacomo il Minore, apostoli
4 maggio: santa Antonina di Nicea

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo

Curiosità. Il cavaliere abusivo e la cavalla incinta (L’Unione Sarda, Edizione del 3 maggio 2013, p. 18). Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, clicca qui.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Il 28 aprile è Sa die de sa Sardigna.
Il 29 aprile è la Giornata Mondiale della Danza.
Il 1° maggio si celebra la Festa del Lavoro.
Il 3 maggio è la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, voluta dall’UNESCO.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


Tanto tempo fa la terra di Sardigna era popolata di Janas e di Giganti.
I due popoli erano assai diversi, tuttavia avevano imparato a vivere in pace e felici, a fianco a fianco. Le Janas amavano i boschi e le colline. Le rocce e i torrenti. I Giganti controllavano gli altipiani e le valli, che scendevano verso il mare, per aprirsi a gola sulle piccole insenature di sabbia bianchissima.
A quel tempo, la terra di Sardigna era immersa nel verde e circondata d’azzurro. Le acque cristalline della riva si perdevano nel turchese e nel blu profondo. Per confondersi col cielo, all’orizzonte. A quel tempo c’era amore per la natura. C’era rispetto per i suoi ritmi e le stagioni. I Giganti vivevano alla luce. Conoscevano la loro terra palmo a palmo. Ne percepivano i pericoli e li evitavano con rispetto. La natura era generosa e dava loro tutto ciò che occorreva per vivere. Ed essi prendevano solo il necessario, rendendone grazie. Le Janas, invece, vivevano nei boschi, al luccichio dei mille raggi di sole che filtrano attraverso il fitto dei rami. Correvano veloci per i pendii delle colline al chiaro di luna e, nel buio delle notti più profonde, i loro occhietti vispi brillavano all’unisono con miriadi di stelle. Al contrario dei Giganti, conoscevano il lato oscuro dell’antica isola, i suoi segreti. E li custodivano gelosamente.
A quei tempi, l’arrivo della primavera era un momento speciale. Janas e Giganti, allora, vedevano la loro terra sbocciare in tutta la sua bellezza e magnificenza. Allora nascevano gli agnellini nei greggi che punteggiavano di bianchi belati i pascoli verdi. Allora era il momento di ringraziare e di festeggiare questa esplosione di vita. Allora era tempo di superare i confini che le differenti abitudini avevano scavato tra i due popoli. Era tempo, per le piccole Janas, di correre giù per le colline in pieno giorno. Era tempo, per i forti Giganti, di popolare l’oscurità della notte. Allora i Giganti accendevano i fuochi, ci passavano attraverso per stringere legami. A diventar compari. Ci facevano passare attraverso le greggi e gli animali da soma che li aiutavano nel lavoro dei campi. A propiziare prosperità per tutta la bella stagione che arrivava. Al chiarore dei fuochi si ballava e si cantava. Si beveva un buon bicchiere di vino e si faceva festa. Allora, a fondovalle, al chiarore dei fuochi, scendevano le piccole Janas, ad unire i due popoli in uno. Le Janas indossavano le vesti fatte con le stoffe più belle tessute con i loro telai. I corpetti erano ornati di bottoni d’argento in filigrana. Ed erano stretti da lunghi nastri, a sottolineare la vita sottile. Le Janas suonavano arpe e timpani. Le loro risate ricordavano il gorgoglio dei ruscelli del bosco e portavano gioia e pace. I Giganti si univano con launeddas e tamburi. Le Janas intrecciavano canti che sembravano venir da lontano e lontano portavano. I Giganti, rapiti, superavano timore e rossore, davanti a tanta bellezza, di fronte al piccolo mondo di perfezione e armonia, e tendevano una mano a colmare distanze. E si aprivano, comuni, le danze. A quel tempo, al chiarore dei fuochi di primavera, non c’era differenza alcuna tra Janas e Giganti. E si faceva festa per tutta la notte (Di Giganti e Janas. A quei tempi, a primaveraViolet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Un rapporto d’amicizia che sia fra uomini o fra donne, è sempre un rapporto d’amore. E in una carezza, in un abbraccio, in una stretta di mano a volte c’è più sensualità che nel vero e proprio atto d’amore.


domenica 27 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Iglesias. Il prete rock le canta a tutti (Unione Sarda, p. 55)

La canzone del giorno è:
SALVAMI - Jovanotti

La frase del giorno:
Partita finisce quando arbitro fischia

sabato 26 aprile 2014

Pensieri. Su una canonizzazione. Anzi, due - by Violet

Sono nata in una famiglia cattolica, ma aperta, nella Chiesa italiana del post Concilio. Sono cresciuta, i primi anni di vita, con due zie anziane che la fede la narravano e, prima ancora di dirla, la vivevano.
Avevo sei anni l’anno che tutti ricordano come quello dei “tre papi”. Ero piccola, quindi, ma non così tanto da non avere un vago ricordo di Paolo VI, della sua figura essenziale. Ricordo i trentatré giorni di Giovanni Paolo I e tutto il papato di Giovanni Paolo II. Non ho conosciuto, invece, Giovanni XXIII. Non personalmente. Eppure, di lui, ho letto molto. Ho visto i filmati d’epoca e sentito i suoi discorsi. Ho approfondito le ragioni del Concilio. Ho visitato i luoghi in cui è nato. E da allora me lo sento vicino. Come uno di famiglia. Un nonno, forse ancor più che un padre, ben più avanti di me nello stesso pellegrinare che è la nostra fede. Perché il padre, forte, deciso, negli anni della formazione, della giovinezza e della prima maturità, è stato Giovanni Paolo II.
Giovanni Paolo II, appunto. Un uomo che ho amato molto. Che ha segnato fortemente il mio approccio con la Chiesa, madre nella fede. Un uomo che, come ogni padre, ho anche analizzato, criticato, demitizzato, ma mai smesso di amare, nel cammino che porta a scegliere, ogni giorno, per trovare le ragioni della fede e dell’appartenenza.
Forse questa è una premessa un po’ lunga. Ma essenziale per far comprendere ciò che dirò. Per capire il disagio che provo oggi, alla vigilia della canonizzazione di due uomini che amo così tanto da averli appena definiti un padre e un nonno. E vi dico la verità, quando dico che mai e poi mai avrei pensato che un giorno così, se mai fosse arrivato, non mi avrebbe riempita di gioia.
Non mi piace ciò che vedo. Per niente. Non mi ci ritrovo, non ritrovo le ragioni della mia fede, della mia speranza. Le ragioni forti dell’amore, in questo enorme palcoscenico che stiamo mettendo su. Credo che non ci si sarebbero trovati nemmeno loro, quelli che vengono trattati come fossero i protagonisti di tutto ciò: Giovanni Paolo II amava le folle e la ribalta, era un grande comunicatore, eppure rimaneva un mistico innamorato della Madre; Giovanni XXIII era un uomo semplice, più vicino al concetto di prete di campagna che di principe della Chiesa, credo che si sarebbe infastidito non poco a vedere che dopo la sua morte lo si metta di nuovo, suo malgrado, su un piedistallo dal quale era volontariamente sceso in vita.
Dicevo. Non mi piace ciò che vedo. Non mi piace questo grande affanno per una cosa, la santità, che dovrebbe essere la regola del viver cristiano. E non solo perché la Chiesa, anche se fatta di peccatori, è santa, ma perché anche noi battezzati siamo santi. Nella Chiesa primitiva ci si chiamava fratelli e ci si considerava santi, perché nella speranza cristiana si viveva della certezza di essere risorti nel Risorto. E, se anche il cammino per la santità è lungo e in salita, le parole di Gesù, “siate santi come santo è il Padre vostro che è nei cieli”, sono la meta della vita di fede. E allora, perché tutta questa straordinarietà? Perché questo enorme sottolineare una diversità, quasi a renderla meta inarrivabile? Non è inarrivabile. Non è cristiano che lo sia!
Credo che il motivo risieda in un altro atteggiamento che vedo. E anch’esso non mi piace. L’atteggiamento è quello dell’idolatria. Lo so, idolatria è una parola forte. Pesantissima. Eppure credo che per noi cristiani, forse più che per altre vie spirituali, questo pericolo sia sempre in agguato. Anche nei termini. Nelle parole che si usano per parlare di fede, di santi, di Dio. Questi giorni più che mai. “La Chiesa fa santi due papi!”, è un annuncio comune che si alza da più parti. Falso. La Chiesa al massimo riconosce che un percorso di fede, cioè un patto d’amore tra Dio e degli uomini, è stato condotto fino in fondo con fedeltà, sicuramente da Dio, che è il fedele per eccellenza, e anche dagli uomini in questione. Riconosce che questo cammino è stato percorso dentro la tradizione della santa Chiesa di Dio. Riconosce che è un cammino buono perché dà frutti buoni e sottopone queste persone ai fedeli, come esempio. Come fratelli maggiori nella fede.
“Il miracolo di Giovanni Paolo II”. Altra affermazione falsa. Ai limiti dell’idolatria. Dio solo fa miracoli. Lui solo può tutto. Perché Lui solo è Dio e noi, tutti, anche i santi, siamo uomini.
E qui mi sorge un altro dubbio. Profondo. Difficile. Domenica scorsa era Pasqua. L’avvenimento più grande e importante della mia fede. Gesù si consegna, muore e risorge. E tutta l’umanità risorge con Lui. Perché a Roma, il centro della cristianità, a festeggiare con il papa, non c’era nemmeno la metà dei pellegrini attesi per domani? Cos’è più importante? Qual è l’evento centrale della mia fede? Il problema è che, se mettiamo al centro Dio e la resurrezione, dobbiamo mettere al centro il vangelo. E la nostra umanità. Dobbiamo mettere al centro la nostra fragilità e la ricerca costante di strade perché la resurrezione sia visibile nel mondo, attraverso l’amore reciproco vissuto da noi cristiani, così come ci chiede il vangelo. Osannare il santo è mettere al centro la gloria. Quasi che la santità fosse cosa nostra. Quasi che, ma sì, se sono fortunato, potrà capitare anche a me di diventare un santo famoso e alla moda! Con milioni di pellegrini.
E poi c’è un’ultima cosa. La metto ora, alla fine di questa riflessione ad alta voce, perché è seria, ma meno importante. Non mi piace lo sfarzo. Le spese eccessive. Il commercio. Non mi piacciono i soldi che girano attorno a questo evento, io che vorrei una Chiesa povera e sorella negli incroci delle strade del mondo e che ringrazio papa Francesco per il coraggio di mettere al centro del suo messaggio le periferie della terra. Non mi piace il disturbo che stiamo arrecando al mondo, con la nostra presenza. Noi che dovremmo servire e non essere serviti. Ma soprattutto non mi piacciono le luci della ribalta. L’immagine di potere e di prestigio che ne vien fuori.


Così domani starò a casa. Anzi andrò a messa, come ogni domenica. Perché è Pasqua. A ringraziare per la settimana trascorsa. A nutrirmi di Uno che lava i piedi e muore in croce. Di uno che Risorto prepara il cibo per i suoi. E dice: “Fatelo anche voi”.

Breaking news

La notizia del giorno è:
Sestu. Un bocciodromo e strade come contropartita (L'Unione Sarda p. 52)

La canzone del giorno è:
Rock dj - Robbie Williams

La frase del giorno è:
Ma dopo giga c'è triga?

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica di Pasqua



Ci voleva un giorno speciale per giocare tutti lo stesso giorno? Evidentemente si, e dentro l’uovo abbiamo trovato la giornata 34, tutta in una domenica, che poi è sabato, ma non stiamo a sottilizzare troppo, ché non è mica tutti i giorni Pasqua!
Quindi tutti sabato alle 15:00, tranne Juventus-Bologna alle 18,30 e Fiorentina-Roma alle 20,30… non esageriamo con la contemporaneità! Se ci pensiamo bene Red e Pink hanno seguito le partite contemporaneamente solo al derby stronzo!
Tornando a sabato… ma anche prima… c’è da dire che il mercoledì mentre Red pagava un deodorante in una profumeria, Violet usciva per fare una telefonata, avvistando così sul marciapiede dirimpetto al suo, e successivamente segnalandolo anche a Red, Lui, l’Unico, il Grande, il Meraviglioso, il Portafortuna supremo, Giggi. E in quanto che “quando Gigi Riva tornerà torneremo tutti in serie A”, si scatenavano sul suddetto marciapiede occupato da Red e Violet alcuni irrefrenabili istanti di festeggiamento, ma piano, ché il Sommo 11 non avesse disturbo dagli schiamazzi vanificando quindi i benefici influssi sul corso dei prossimi eventi calcistici. Detto questo, assoluto silenzio fino alle 15.00 del sabato! La partita inizia puntuale, e alle 15.03 de Maio porta in vantaggio i rosso blu sbagliati. E il “porca miseria” di Red è tutto per lui. Ma cosa potrà mai un De Maio qualunque contro il destino che scrive “se Red e Violet vedono Giggi il Cagliari fa punti”? Cosa può un gol in fuori gioco contro il potere benefico del Sommo 11? Niente! E poi è Pasqua, e dentro l’uovo c’è un super Sau che torna al gol e un Ibarbo bello che segna il vantaggio dei rosso blu giusti. Prestazione splendida per i due marcatori, tra l’altro, e per loro il goal è solo una ciliegina su una partita ottima. Poi il quarto uomo decreta tre minuti di recupero, a quarto minuto dopo il novantesimo il Genoa segna in fuori gioco, l’arbitro annulla il goal. La Gazzetta dice che il Cagliari ha rubato la partita, risposta nostra: prrrrrrrrrrr!!!!! Quanto ci servivano questi tre punti, ragazzi! E comunque, qualcuno insegni agli arbitri a guardare l’orologio, che poi fanno danni!
Per il resto l’uovo delle 15.00 contiene una vittoria per  Verona, Catania, Sassuolo, Milan e Inter, pareggi (rocamboleschi) per Torino – Lazio e Udinese – Napoli.
Alle 18,30 tocca ai beniamini di Pink. Beniamini si, ma in questi giorni Pink è triste, tristissima perché, come molti di voi sapranno, è venuto a mancare Tito Villanova, ex allenatore del Barcellona, secondo ai tempi di Guardiola. Non è riuscito a vincere la sua battaglia e il mondo del calcio ha perso sicuramente un giovane allenatore che avrebbe potuto dare tanto. Quindi vi chiede scusa se per questa settimana è di poche parole, ma il Barça le sta in una parte del cuore.
La Juventus comunque stende il Bologna con un bellissimo gol di Pogba e arriva a 90 punti in classifica tenendo le distanze prudenti con la Roma di Garcia. E' una vittoria importante perché mantenere gli stessi punti di vantaggio con una giornata in meno è un passo in avanti verso l'obiettivo finale.
Alle 20,30 la Roma batte la Fiorentina grazie a una rete di Nainggolan, fine della giornata e l'indomani tutti a mangiare cioccolato!
E mentre scriviamo sta iniziando la trentacinquestima, che se la prende comoda e parte di venerdì, ma abbiamo voluto aspettato la UEFA per voi! Scusate tutti Red, lei continua imperterrita a dire coppa Campioni e Uefa, e non so se riuscirete a convincerla che non si chiamano più così!). Pink concorda con Red e non ce la fa proprio a pronunciare quei nomi stranieri che di fatto sono le stesse cose di UEFA e Coppa Campioni. E rifate la Coppa delle Coppe!!! La Juve stecca l'andata della semifinale col Benfica già campione del Portogallo, ma il gol di Tevez (bellissimo) lascia aperta una porticina per il passaggio del turno. Pink non ha potuto vedere la partita, ma è conscia del fatto che a Torino ci sarà - si spera - tutto un altro film! Fino alla fine!!!
E anche per oggi è tutto!!!

A presto dalle Giggi’s angels  

venerdì 25 aprile 2014

HO VISTO - Il 25 aprile 2014 con gli occhi di Violet

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
[…]” (Disposizioni transitorie e finali, XII)

Ho visto. Ho visto bandiere. Stendardi. Striscioni. Ho visto la banda. Ho visto persone, donne e uomini. Vecchi, giovani, bambini. Cani.
Ho visto il sindaco con il tricolore. Ho visto alte cariche politiche confondersi in mezzo ai comuni cittadini, con a fianco un figlio preadolescente.
Ho visto un anziano e un ragazzo camminare fianco a fianco. E parlare. E mi è piaciuto.
Il ragazzo parlava un perfetto italiano dall’accento sardo, ma era di colore. Teneva un braccio sulle spalle della fidanza, anche lei appena adolescente, dalla pelle bianca. E anche l’anziano aveva la pelle bianca. Sono curiosa, lo so: non ho potuto fare a meno di sentire cosa dicessero. L’anziano spiegava che cosa sia stata la Repubblica di Salò. Spiegava come tanti giovani siano morti da una parte e dall’altra, ma che ci sia una parte giusta ed una sbagliata per morire. E quella giusta sia la Libertà.
Ho visto quei ragazzi ascoltare. Ringraziare. E andare avanti, riguadagnando il gruppo di amici. Una lezione di vita, di storia. Anzi di Storia.

Ero alla manifestazione di tutti i gruppi, i partiti, le associazioni antifasciste di Cagliari il 25 aprile 2014, 69° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal Nazi-fascismo. E ho visto.
Una lezione di Storia. Piccola piccola. Ma insieme grande.
Forse sono un’inguaribile ottimista, ma io so che quei ragazzi, tra cinquant’anni racconteranno ai giovani la storia. E, così, la catena della memoria non si spezzerà. 

Questo è il 25 aprile.
Questa è la Festa della Liberazione. 
E sono stata orgogliosa di esserci


Violet

giovedì 24 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
San Sperate. Quote rosa alla bocciofila (Unione Sarda, p. 44).

La canzone del giorno è:
MELA PIRONGIA - Ratapignata

La frase del giorno è
Oh santo bevitore, cixia!!!

mercoledì 23 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
La litoranea delle beffe: nuovo asfalto, vecchie trappole (L'Unione Sarda p. 5)

La canzone del giorno è:
People are strange- The Doors

La frase del giorno:
Bisogna vendere biglietti!

martedì 22 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Donigala. Le Giuseppine all'asciutto (L'Unione Sarda p. 52)

La canzone del giorno è:
La flaca - Jarebe De Palo

La frase del giorno è:
Se vado al mare la prima cosa che si bagna è la mia autostima!

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:37 e tramonta alle 20:06.

Luna
La Luna è calante. Il 22 aprile, alle 5:22, entra nel suo ultimo quarto.
Al mattino del 26 aprile la sottilissima falce di luna calante e Venere sorgono insieme ad Est circa mezz’ora prima del Sole. La Luna si trova nella costellazione dei Pesci, mentre Venere è nell’Acquario.

Cielo del Mese, i Pianeti
Il mese di aprile segna il passaggio dal cielo invernale a quello estivo. Al calare del crepuscolo, possiamo ancora scorgere per qualche ora le costellazioni che hanno dominato il cielo invernale: il cacciatore Orione, con le sue splendide stelle Betelgeuse e Rigel; i Gemelli, con Castore e Polluce; il Toro, con la luminosa Aldebran; l’Auriga con Cappella. Dalla parte opposta, nel cielo orientale, invece, osserviamo le costellazioni che caratterizzano il cielo estivo. Allora, al tramontare a Sud-Ovest di Sirio (la stella più luminosa del cielo boreale), nella costellazione del Cane Maggiore, corrisponde il sorgere a Nord-Est di Vega (nella costellazione della Lira), la stella più luminosa del cielo estivo, insieme ad Arturo e Bootes, la costellazione del Bifolco. Vega è vertice, insieme a Deneb, della costellazione del Cigno, e ad Altari, della costellazione dell’Aquila, del triangolo estivo. Nei mesi estivi sarà proprio sopra le nostre teste, allo zenit.

I Santi
21 aprile: Lunedì dell’Angelo, sant’Anselmo d’Aosta
22 aprile: santa Maria Chiara, sant’Agapito
23 aprile: sant’Adalberto di Praga
24 aprile: san Fedele da Sigmaringen
25 aprile: san Marco evangelista
26 aprile: san Marcellino papa
27 aprile: santa Zita, Divina Misericordia

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Loculi – Il mistero della pistola (l’Unione Sarda, Edizione del 23 aprile 2013, p. 33). Se desideri leggere le Breaking news di quel giorno, clicca qui.


Feste, Ricorrenze Curiosità
Secondo la leggenda, il 21 marzo del 753 a.C. fu fondata la città di Roma. Oggi se ne festeggia, quindi, il natale.
Il 22 aprile è la Giornata Mondiale della Terra.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…



Tutti lo chiamavano cielo.
Ma, per lui, era tutto. Anzi Tutto.
Era la casa in cui abitare. Era l’orizzonte a cui anelare. Era il vuoto da riempire. La pienezza da realizzare. E la corrente su cui librarsi.
Era il colore della sua vita, la tavolozza da cui attingerlo e la tela sulla quale stenderlo.
Era il sereno e la tempesta.
Era l’aria che respirava. Il fiato che gli toglieva. Il cuore che gli saltava nel petto, quando vi si buttava a picco, per risalire e ricominciare.
Era la paura e la pace che gli dava.
Era l’infinito da esplorare. L’angolo da girare. L’alba da precedere. Il mezzogiorno da vivere. Il tramonto da dipingere. L’accendersi delle prime stelle.
Era la forza che gli nasceva dentro e la debolezza di esservi sperduto.
Era la vita, la morte e la rinascita.
Era la gioia e il canto.
Era una ferita.
Un dolore pulsante che si diffonde in tutte le membra e intrappola.
Era la prima cosa che vide e l’ultima che avrebbe veduto. L’unica di cui i suoi occhi potessero sentirsi pieni.
Era il suo nido. E la sua libertà.
Il suo nemico e il suo unico vero compagno.
Era il richiamo.
La sua origine. La fine ultima. Il suo mondo.
Il suo librarsi in aria e volare e garrire… abbandonarsi alla corrente, risalirla in un battito d’ali e discenderla in picchiata… il suo vivere solo di lui, del cielo…
Era l’unico vero grazie che sapeva dire…(Il Cielo, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Ogni vera gioia ha una paura dentro.

sabato 19 aprile 2014

S'Incontru - by Violet


Ho pensato a lungo a come farvi gli auguri, per questa Pasqua. 
Ho pensato di scrivere qualcosa, una riflessione, una storia... poi ho ricordato che lo scorso anno, sull'Almanacco della settimana di Pasqua, pubblicai questo: non è una storia e non è una riflessione. Credo sia l'intreccio tra l'una e l'altra. 
Credo che, come tutto ciò che scriviamo, dica il mio modo di vedere la Pasqua, da donna di fede e di speranza e di amore. Così, per ora, lascio a questa riflessione le ore di attesa che ci separano dal rinnovarsi del suono delle campane, dal rinnovarsi della gioia per la vita nuova, dal rinnovarsi della festa per l'incontro. Perché, se il dono più grande del Cristo Risorto è la pace, questa è possibile solo incontrando Lui, che ce la dona, e incontrando gli altri con cui "farla". 
Auguri, auguri a tutti. Che sia un'attesa carica di amore e di speranza. Che sia un giorno di Pasqua senza fine, carico di pace

È notte. Nera e buia.
È appena trascorso il giorno di festa, ma per questa donna è stato il giorno di lutto più fondo e più cupo della sua esistenza. L’alba è ancora lontana. E lei teme che in realtà non la vedrà mai più. Troppe lacrime la offuscheranno. Troppe notti insonni la vedranno, stremata, assopirsi proprio quando riparte la vita.
Le hanno ucciso il figlio, due giorni fa. Il suo unico figlio. Il figlio di tante speranze. Il figlio buono. Tenero, amorevole. E forte. Il figlio che sapeva parlare ai cuori. Che sapeva guarire. Le ferite dell’anima, le malattie del corpo, i possessi malvagi della mente. Appeso. Come il peggiore dei malfattori. Trafitto. Lei era lì, ha visto tutto. Eppure non riesce a crederci. Se chiude gli occhi e ascolta, sente il vuoto attorno a sé. Vuoto anche della sua presenza, così presente persino nelle assenze. 
Ma, pian piano percepisce qualcosa. Non è il figlio a farle visita. È la speranza
Non può stare chiusa. Uscirà. Percorrerà le strade del quartiere, della città. Del mondo. Se sarà necessario rovisterà ogni angolo, anche quelli più remoti. Più bui. E lo ritroverà. 

Anche un’altra donna veglia. 
Si chiama come lei, ma è giovane. Ha avuto una vita dura. Poi è cambiata, quando ha incontrato suo figlio e lei. Si è sentita rinascere. Si è sentita salva. E viva. 
Anche lei due giorni fa era sul luogo dell’esecuzione. Anche lei ha visto tutto. Anche per lei non c’è stata festa, ma solo angoscia. Anche lei esce.
Non la guida la speranza, ma l’amore. Non può attendere l’alba per incamminarsi ad ungere il corpo dell’uomo che l’aveva salvata. E va’. Al buio, ma va’. Senza speranza. Ma va’. 
Esce. 

È notte di Maria, questa notte. Notte di speranza e d’amore. 
L’alba, che sembrava così lontana, che sembrava impossibile, arriva. 
E le trova in due luoghi diversi. Maria di Magdala vicina la sepolcro. 
Maria, la Madre, per le strade del mondo, alla ricerca del figlio. Di quel figlio troppo speciale per rimanere tra i non vivi! 
Come la notte è stata notte di ricerca. Notte di speranza, notte d’amore. Questa è un alba di vita. Un’alba di incontri, di gioia e di pace! 

Nella mia Terra, la mattina di Pasqua è giorno de “s’incontru”. 
Esce la Madre, da una chiesa, da una cappella. Esce il Figlio. 
Percorrono le strade, dei paesi, delle città. Poi, finalmente, si scorgono. Da lontano. Nella piazza, si riconoscono. Si inchinano. Si salutano. 
E Maria, con gesto e vezzo del tutto femminile, cambia velo. Da nero, a bianco. Dal lutto, alla gioia. 
Ché non si può essere tristi, neanche nell’abito, davanti a quel figlio Vivo per sempre!

giovedì 17 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
I Monumenti Aperti ora possono ingigantirsi (Unione Sarda, p. 27)

La canzone del giorno è:
M.T.M. - Original Slammer Band

La frase del giorno è:
Un cartello in russo: così capiscono tutti!

mercoledì 16 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Silvio e Matteo, coppia di fatto (Unione Sarda, p. 4)

La canzone del giorno è:
Doctor Jones - Aqua

La frase del giorno è:
Che gusto c'è a travestirsi da Mio Miny Pony con ciuffo azzurrognolo?

Ritratti di Signora: Rosalind Franklin - by Green

Rosalind Franklin: La Dark Lady del DNA


Molte volte ci si chiede: quali donne hanno fatto veramente grande l’umanità?
La storia di Rosalind Franklin può sicuramente dare una risposta a tale riflessione anche se molti, leggendo questo nome, si chiederanno: “chi era costei”?
Nel 1963 sul podio per la consegna del Premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA mancava uno scienziato il cui contributo è stato fondamentale: si trattava di una ricercatrice.
Rosalind Franklin era nata a Londra il 25 luglio 1920 in una importante famiglia di banchieri di origine ebraica. Fin da piccola voleva fare la scienziata, contro il volere di suo padre decise di dedicarsi allo studio delle scienze naturali.
Si iscrisse alla Facoltà di Chimica e Fisica dell'Università di Cambridge dove si laureò e conseguì il dottorato con ricerche inerenti le caratteristiche colloidali del carbone e ben presto si impose, come una delle più brillanti ricercatrici di genetica al King's College di Londra, dove erano iniziate le ricerche sul DNA. Alla stessa ricerca lavoravano contemporaneamente all'Università di Cambridge il biologo James Watson e il biochimico Francis Crick.
Rosalind Franklin dal 1950 iniziò ad applicare il metodo della diffrazione a raggi X, tali sperimentazioni le permisero di definire le caratteristiche strutturali la cui interpretazione ha permesso di dedurre la struttura del DNA.
Rosalind Franklin aveva 33 anni quando nel febbraio del 1953,  sul suo taccuino di appunti scrisse che “il DNA è composto da due catene distinte”, due settimane dopo Crick e Watson costruirono il loro celebre modello della struttura del DNA, in un laboratorio dell’ Università di  Cambridge.
Le istruzioni per costruire il modello arrivarono ai due scienziati attraverso delle copie rubate di fotografie, scattate dalla Franklin, in particolare la foto n. 51, dove appariva chiaramente la struttura della molecola del DNA.
I suoi studi e i suoi contributi al progetto per Watson e Crick furono determinanti, ma il fatto di essere donna, e per di più ebrea, non le consentirono di ottenere il giusto riconoscimento per il proprio fondamentale lavoro. Il modello della "doppia elica" consentirà alla celebre coppia di scienziati di conseguire il premio Nobel, ma Rosalind Franklin sarà già morta da dieci anni.
Morì infatti prematuramente, a soli 37 anni, a causa di un tumore alle ovaie, probabilmente generato dalla continua esposizione ai raggi X.
Negli articoli pubblicati da Crick e Watson sulla rivista "Nature" nel 1968 non comparve mai il riconoscimento dell'apporto dato alla ricerca dalla scienziata,  tali articoli contengono infatti 98 citazioni e nessuna delle pubblicazioni della Franklin è specificamente menzionata.
Oggi il lavoro della Franklin viene riconosciuto essenziale per la scoperta, ma non si possono dimenticare le parole di Watson che la definì come "La terribile Rosy, dal pessimo carattere e gelosa del proprio lavoro, la nostra Dark Lady”.
Rosalind Franklin dovette affrontare un ambiente ostile alle donne, che in parte la ostacolò nell’emergere nel panorama internazionale come scienziata, ma il suo forte spirito di indipendenza e la sua indiscutibile intelligenza le hanno permesso di imporsi comunque nella storia della scienza tanto da far sorgere la necessità di una rivalutazione storica del suo lavoro.Le difficoltà che dovette affrontare, unite alla prematura morte che non le hanno permesso di ricevere il giusto riconoscimento ne hanno fatto un’icona del movimento femminista nelle scienze. Un riesame dei suoi lavori, ha svelato che la ricercatrice soffriva molto a causa dell’ambiente in cui viveva, per il fatto di essere una donna e per la sua posizione sociale e religiosa. Il suo disagio era tale, che appena le fu possibile si allontanò dalla struttura, anche se a detta dei suoi collaboratori, probabilmente era ad un passo da dedurre lei stessa la struttura del DNA. Dai suoi scritti non trapela nulla che riguardi un moto di amarezza o di dispiacere per la scoperta operata dai due ricercatori basandosi sui suoi studi a sua insaputa, anzi rimase sempre in ottimi rapporti con Crick, con il quale passò molto tempo, soprattutto durante i periodi di convalescenza della sua malattia. Probabilmente mai avrebbe immaginato che la sua storia venisse in futuro interpretata come quella di un eroina mancata del DNA, e che al King’s College di Londra, che lei non aveva amato, le dedicassero addirittura un edificio, il “Franklin-Wilkins building”.

martedì 15 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Anziano fermato senza patente: "Non ce l'ho. Perché, serve?" (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Conosci mia cugina? - Ernesto Bonino

La frase del giorno:
Se non possiamo più mangiare gli agnellini, ci mangiamo i golfista!

lunedì 14 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Due piatti e un coltello: così si tagliano i pachino (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Baidin Fheilimi - Angelo Branduardi 

La frase del giorno:
Bella la tua foto a base di mandorle!

domenica 13 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Cacciatori di pioggia sul web (L'Unione Sarda p. 1)

La canzone del giorno è:
Brain Machine - Timoria

La frase del giorno è:
Abbiamo un nuovo #cixia

sabato 12 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Il moscerino vira meglio di un jet (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Il valzer del moscerino - Zecchino d'oro

La frase del giorno è:
I Ro-mani hanno molto da spiegarci sull'Appennino dei misteri!

venerdì 11 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Scolaresca in gita da Benetutti a Rimini. Stop al pullman: è senza assicurazione (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
I love it loud - Kiss

La frase del giorno è:
Per carità!

giovedì 10 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
La risurrezione del Ctm (L'Unione Sarda, cronaca di Cagliari)

La canzone del giorno è:
Magic - Coldplay

La frase del giorno è:
Gli attrezzi dei papà sono perfettibili, quelli delle mamme sono già perfetti!

martedì 8 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Dorgali. I piranha e i nuraghi (L'Unione Sarda p. 57)

La canzone del giorno è:
Heidi - Amici di Roland

La frase del giorno è:
Basta col mirto!

domenica 6 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Londra, la battaglia dei cuscini a Trafalgar Square (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Imparare dal vento - Tiromancino

La frase del giorno è:
Cumente fainti in Guspini: candu c'est su sole s'abbrusciausu!

sabato 5 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
La proposta. Il metano? Darebbe una mano (L'Unione Sarda p. 5)

La canzone del giorno è:
Donna ti voglio cantare - Angelo Branduardi

La frase del giorno è:
Le libiche ormai più rare dei succhi alla mela verde.

Istantanee - by White


L'argento vivo di zia Mariù

Chissà se i grandi occhi blu di questa bella e slanciata signora si sono dilatati e commossi nel vedere la nostra città avvicinarsi, aprirsi come una cavea superba sul golfo, tra le urla dei gabbiani. Un forte vento la accoglie, e porta con sé gli odori di questa terra. E’ una vista privilegiata quella che si può godere dal piroscafo. La città piano piano si delinea e prende forma. Uno skyline inconfondibile. Lei è giunta qui con il marito, Mario Carrara, al quale è stata assegnata la cattedra di medicina legale dell’Università di Cagliari. Un incarico prestigioso, ma Paola è abituata: è figlia di un celebre medico, l’iniziatore dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso. Il suo consorte, sarà uno dei pochi docenti universitari che si opporrà al giuramento di fedeltà al fascismo. Per questo saranno costretti, una volta perso il lavoro e la possibilità di ricoprire un qualsivoglia incarico pubblico, a trasferirsi in Svizzera, per fare rientro in Italia solo all’indomani della Liberazione. Paola viene formata allo stesso modo dei fratelli, è la primogenita di cinque figli, nati nell’arco di sei anni. Il clima che respira nella loro casa è intellettualmente stimolante, aperto all’attualità della politica e dell’’economia. Si discute di socialismo ed è dominante l’interesse verso le classi subalterne. Dimostra fin da piccola una spiccata propensione per la scrittura, e viene indirizzata agli studi classici che non porta a termine. Ma questo non le impedisce di seguire le orme paterne e inizialmente pubblica studi psicologici e sociologici di pregio. Negli anni novanta dell’ottocento, e per i primi anni del novecento svolgerà un’intensa attività giornalistica. Suoi temi prediletti saranno la denuncia delle condizioni delle classi popolari ed i problemi legati all’assistenza. Il suo impegno le varrà una denuncia e un’incriminazione con l’accusa di eccitamento all’odio tra le classi sociali. La condanna a tre mesi e mezzo di carcere. Poi si fa dominante l’interesse verso il mondo dell’infanzia, che l’accompagnerà per tutta la vita. La sua attenzione avrà un approccio multiplo, psicologico, pedagogico e letterario. Agirà spesso in compagnia della sorella Gina, che ne condivideva gli interessi e l’umanità. Determinate a combattere l’analfabetismo, costituiranno insieme “Scuola e famiglia”, una sorta di doposcuola rivolta agli alunni delle elementari, e si impegneranno strenuamente nel convincere le famiglie operaie a rispettare la legge che imponeva l’obbligo formativo. L’iniziativa ebbe un così vasto successo che fu presa in carico dal comune e diffusa in tutte le scuole di Torino. Ma non basta, Paola Lombroso vuole di più. Sente forte la spinta ad intervenire in favore dei bambini che subiscono le conseguenze della guerra. Nel 1915 fonda un asilo - ricovero per i figli dei richiamati in guerra privi di altri parenti. Ospita inizialmente trentacinque bambini, che in un paio d’anni arrivano a seicento. Da questa esperienza ha origine la fondazione della “Casa del Sole”, che accoglie i figli sani di tubercolotici per sottrarli al pericolo del contagio e alle condizioni di miseria dove più frequentemente si annida la malattia. A Paola viene in mente di fondare un giornale per i bambini, che sia strumento di crescita culturale. Desidera che sia associato ad un giornale importante e di grande tiratura. Sceglie il Corriere della Sera. L’idea piace, ma prende forma tra mille contrarietà. Nasce così il “Corriere dei Piccoli”. Le viene offerto solo un ruolo di subalternità, in quanto donna, ed un compenso misero, oltre alla cura di alcune rubriche da gestire in forma rigorosamente anonima. Una tra queste, la “Piccola Posta”, riscuote un grande gradimento, tant’è che con il nome fittizio di “Zia Mariù”, firmerà numerosi scritti successivi, cavalcando l’onda della notorietà. La collaborazione con il “Corriere della Sera” si fondava su basi precarie, ed era inevitabile la conclusione, nel 1911. Ma Paola è già immersa in una nuova sfida, quella delle “Bibliotechine Rurali”. Tutto nasce da una richiesta che una maestra di Biella aveva fatto pervenire alla posta di Zia Mariù. Chiedeva di dotare le scuole di campagna prive di mezzi di libri di lettura “ameni”, per contribuire ad elevare il livello di istruzione degli alunni più svantaggiati. Il successo dell’iniziativa fu immediato, anche grazie al contributo di tante giovani maestre che proprio in quelli anni venivano formate all’insegna della pedagogia, e che di certo non sottovalutavano l’importanza della diffusione della cultura come strumento di elevazione culturale e sociale. In un pugno d’anni furono distribuiti più di centomila libri. Paola si ingegnò in ogni modo perché il flusso dei libri non si esaurisse, organizzando lotterie, recite, vendite di calendari, sottoscrizioni. Nel 1910 erano già centoventicinque le biblioteche di campagna che usufruivano di questa iniziativa. Lo stesso “Corriere dei Piccoli”, ospiterà un quindicinale, il “Bollettino delle Bibliotechine Rurali”, che rimarrà attivo sino alla sua morte. L’ingerenza fascista attrae a sé l’iniziativa: le “Bibliotechine” riapriranno solo nel 1951, per agevolare alcune aree molto provate dalla guerra e che con fatica cercavano di avviare la ricostruzione. Ma l’eco non avrà il vigore iniziale. Di Paola dicono che avesse un sorriso angelico, quasi disarmante, ma una volontà ferrea. Allegra, spregiudicata e vivace, era dotata di una intelligenza vivissima, di curiosità inesauribile e di interessi disparati. Una forza della natura quando abbracciava un progetto. Nel 1950 le fu assegnata la medaglia d’oro dei Benemeriti dell’istruzione. La morte la colse nel 1954, ultraottantenne, mentre ricopriva la carica di presidente del Centro di Letteratura Infantile di Torino, senza mai aver dimenticato, credo, la bella città del sole che l’aveva ospitata, Cagliari, che si specchia vanitosa nelle acque abitate dalla “Gente Arrubia”. Come avrebbe potuto, proprio lei che seppe scrivere di uno straordinario rovesciamento, quello del mondo visto dalla parte degli uccelli, estasiando i bambini con le sue innumerevoli storie illustrate?

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica della coppa


Eccoci di nuovo a raccontarvi una domenica di calcio, la numero 31, per la precisione. Ennesima domenica Giggi free per Red e Violet, che non sono per nulla felici di questa prolungata astinenza dal loro porta fortuna più accreditato e sicuro. Per Pink invece c’è da affrontare il Napoli, con tutto quel che ne consegue, ché quelli sono brutti e lo sappiamo tutti.
Le danze al sabato si aprono con le vittorie dell’Atalanta sul Bologna e del Milan sul Chievo. Così il Milan raggiungendo quota 42 cerca di conquistarsi una serena salvezza (accidentaccio a lui che ci ha rosicchiato altri punti, pensa Red).
A pranzo la Roma batte per due a zero il Sassuolo e poi arrivano le tre. Alle tre Red deve affrontare l’agonia senza Violet, e si mette ai posti di combattimento con radio, cellulare, pc e tutto quel che può servire. Ventura non ha mai battuto il Cagliari, ma si sa c’è sempre la prima volta, c’è sempre la volta che il maestro fa l’ultima lezione all’allievo. E, ahiRed, questa volta è arrivata proprio domenica. Il Cagliari proprio non gliela fa. Il punto non è nemmeno che non crea nessuna occasione, ma è proprio che è spento, moscio e tristarello, e il Toro ne mette uno allo scoccare del primo tempo, con El Kadduri, e uno al 26’ con Cerci. Red non ne può più e ha voglia di camminare un po’, appena fuori casa, col cellulare sempre in mano, Nené la fa sperare, e con lei Violet, prontamente aggiornata, ma non c’è niente da fare. Il Cagliari perde, e se lo merita anche, che ci possiamo fare? Certo è che questo finale di campionato sarà duro, pensa Red, e la società dovrebbe rimborsarle le tinte, che i capelli bianchi spuntano sempre per un motivo!
Intanto il Verona batte il Genoa, la Lazio il Parma, Samp e Fiorentina pareggiano niente a niente, e si fa vicina la sera e il travaglio di Pink. E si, è proprio un bel travaglio e Pink si sente che sta per arrivare la mazzata, la sente nell'aria, come quando sta per piovere e si sente quell'odore particolare. E così è, ma senza recriminazioni. La sconfitta ci sta, forse è anche salutare, riporta tutti coi piedi per terra. Quindi, un bel 2 a 0 per il Napoli (e questo non toglie che siano brutti, brutti, brutti, brutti!). Che ci serva di lezione per il sentirsi già arrivati. Ma non facciamolo diventare un vizio.
Ma questa domenica non finisce più e si prolunga il lunedì, con l’Udinese che batte il Catania e il Livorno che ci fa ridere fregando il Mazarriano Inter con un 2-2 in rimonta.
E poi non basta ancora, perché in settimana la Roma ha da recuperare la partita del nubifragio, e vince anche quella.
E poi c’è la Juventus in coppa. Nuova bella tappa del viaggio verso casa per la finale di maggio.. L'andata con il Lyon, si gioca in casa dei francesi e si sa quanto importante sia segnare fuori casa, nonché provare a vincere, magari... La Juve in gialloblù ci prova abbastanza bene, ma è solo sul finale che Bonucci (il vice-Gianluca di questo blog) segna il gol della vittoria che fa tirare un bel sospiro a Pink (che tanto è a danza e più che sospirare, ha bisogno di respirare proprio) e a tutti i tifosi. 
A Tonara il campionato regala l’unico sorriso calcistico domenicale di Red: 2-0 sulla Dorgalese è un’ottima vittoria, diremmo. Ma questa domenica, ve lo abbiamo dimostrato, non finisce mai e poi mai, e mercoledì c’è la finale. Che finale? Come non lo sapete??? Coppa Italia dilettanti, a Oristano si affrontano Tonara e Lanusei! E anche questa volta ci tocca seguire da lontano. La partita non è una partita, è un’epopea, seguirla è da tachicardia spinta. Nel primo tempo i nostri passeggiano, e una doppietta di Curreli sembra portare tranquillità al risultato e allo stato d’animo di Red e Violet, che seguono l’evolversi della situazione su facebook. Il secondo tempo però è stregato, e il Lanusei rende la pariglia ai nostri rossoneri, e 1 e poi 2, è tutto da rifare. A questo punto Red, in cerca disperata di notizie, vede sulla pagina il link per la radiocronaca diretta web. Apriti sesamo… e apriti cielo! E’ peggio della finale dei mondiali con la Francia!!! I tempi regolamentari si chiudono con il pareggio, si va ai supplementari. La cronaca tifa Lanusei, per fortuna Red ha studiato e sa tutti i nomi dei calciatori del Tonara, altrimenti sarebbe delirio puro. Il primo tempo mignon ricalca il primo tempo, si fa il terzo e Calaresu il quarto. Sembra fatta. Col cavolo! Il secondo tempo mignon ricalca il secondo tempo: 3 e poi 4-4. Il tempo sembra non finire, i ragazzi hanno i crampi in campo, tutti all’arrembaggio, ma niente: rigori. Saranno battuti dalla parte del pubblico rossonero, e il Tonara nostro non sbaglia. Il Lanusei si, il secondo e il quarto… Tripudio!!! Ma ci credete che è una delle migliori partite sentite negli ultimi tempi? E la festa è ancora più bella, ché è questo il bello dello sport, e non c’è differenza tra una squadra di pulcini, dilettanti o nazionale: la vittoria è vittoria, è va onorata! Con mille foto, filmati, complimenti, canzoni… la Barbagia è rossonera! Grazie di cuore, ragazzi, della vittoria e dell’affetto con cui ricambiate il nostro! Pink non vuole interferire con questo splendido monologo di Red, ma vuole congratularsi con tutti i ragazzi, l'allenatore, la dirigenza e i tifosi che erano lì per la fantastica partita, il tifo e il sostegno di questa squadra che è piccola solo di nome, ma è grande nel nostro cuore colorato!!!

E anche per questa settimana è tutto!!!
Alla prossima dalle vostre Giggi's Angels!

giovedì 3 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Supramonte: c'è un tasso millenario. Uno spettacolo alto 28 metri (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Casta Diva - Vincenzo Bellini

La frase del giorno è:
Ma un tasso albero o un tasso bestiaccia?

mercoledì 2 aprile 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Passa 6 ore a messaggiare gli amici. Donna Usa colpita da Whatssappite (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Ganapati - Trilok Gurtu

La frase del giorno è:
Campioni, campioni, campioni!!!

martedì 1 aprile 2014

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:09 e tramonta alle 19:45: è infatti in vigore l’ora legale.

Luna
La Luna è crescente. Il 1° aprile, alle 21:07, raggiunge il perigeo.
La sera del 3 aprile la falce di Luna attraversa la costellazione del Toro, tra Aldebran, la stella più luminosa della costellazione, e l’ammasso stellare delle Pleiadi. Il 6 aprile, invece, la Luna, ormai prossima al primo quarto, attraversa la parte inferiore dei Gemelli e, nel corso della notte, raggiunge la congiunzione con Giove.

Cielo del Mese, i Pianeti
Urano è inosservabile. Il 2 aprile, infatti, si trova in congiunzione con il Sole. A fine mese ricompare al mattino, ma ancora estremamente basso sull’orizzonte orientale, dove è praticamente impossibile individuarlo tra le luci dell’alba. Si trova ancora nella costellazione dei Pesci.
Per tutto il mese Venere è ancora ben visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale, dove sorge poco più di un’ora e mezza prima del Sole. Il pianeta più luminoso lascia la costellazione del Capricorno il 4 aprile, attraversa per intero l’Acquario e, il 28 aprile, fa il suo ingresso nella costellazione dei Pesci.

I Santi
31 marzo: santa Balbina di Roma
1° aprile: santa Agape e santa Chionia
2 aprile: san Francesco da Paola
3 aprile: san Cresto e san Pappo
4 aprile: sant’Isidoro di Siviglia
5 aprile: san Vincenzo Ferrer
6 aprile: santa Galla di Roma

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Sanluri – Colpevole di mal di pancia (L’Unione Sarda, Edizione del 5 aprile 2013, p. 29). Clicca qui per vedere le Breaking news di quel giorno. 

Feste, Ricorrenze Curiosità
Pesce d’Aprile!
Il 2 aprile è la Giornata Mondiale per la Sensibilizzazione sull’Autismo.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


I luoghi sono importanti. I luoghi ci entrano dentro e non ci lasciano più. E il nostro cuore, la nostra mente, il nostro spirito, ogni giorno che viviamo, si popolano di luoghi sempre nuovi, piccoli e grandi. Essi ci abitano, per sempre. Ci animano dall’interno. Ci insegnano. E restano con noi. Forse può sembrarvi strano, ma un tavolo, un tavolo basso per fare il pane, di quelli che si usavano anticamente in tutte le case, il tavolo delle donne, ché la panificazione era affar loro, è un luogo. Un luogo delle meraviglie. Con tutte le caratteristiche dei luoghi: con i profumi, il via vai, gli incontri. Ma anche con le chiacchiere, i silenzi, le preghiere, la fatica e la gioia. Con la trasmissione del sapere antico. Con la bellezza della scoperta.
Quando ero bambina, al paese, nella casa che vide nascere mamma, il pane ormai non si faceva più da tempo. Però sa mesa ‘e fai su pani era là, in s’apposenteddu, che poi non era una stanza piccola, ma solo buia, senza finestre che dessero all’esterno. S’apposenteddu era una sorta di dispensa, c’era di tutto e ci si conservava tutto. Quindi da bambina venivo mandata innumerevoli volte a prendere ora due patate, ora la bottiglia di vino per cucinare, ora le olive o qualunque altra cosa passasse nella mente di uno dei numerosi adulti che di volta in volta impartivano l’ordine. Tutte le volte che entravo in s’apposenteddu, la carezzavo sa mesa. Era sempre infarinata, portava i segni de sa rosinitta e dei gesti forti della lavorazione. C’erano anche i mattarelli e da un lato la macchinetta a manovella per stendere la sfoglia. Io, su quel tavolo, non ho imparato a panificare, ma a fare la pasta sì. Ad aiutare per i dolci. A fai sa fioca. Ci ho chiacchierato. Riso. Ascoltato. L’altro giorno, mentre pensavo cosa raccontarvi questa settimana, m’è presa una grande nostalgia di quel tavolo. Sarà perché era di nonna, che io non ho conosciuto, perché neanche mamma la ricorda, tanto era piccola quando morì. Sara perché questo è tempo di insegnamenti semplici. E il pane, come vi dicevo la settimana scorsa, in Sardegna è buono da mangiare e buono da pensare. Così, anche se io non l’ho mai fatto, pensavo a quando le nonne e le mamme, all’avvicinarsi della Pasqua non sapessero come trasmettere la passione e la resurrezione alle loro bambine. E usassero il rito del pane e i suoi profumi, i suoi sapori e le sue forme. Così, dalla semplicità della notte passata a panificare, sorgevano pani a forma di croce, e di chiodi. E si raccontava come e cosa successe a nostro Signore. E poi un pane a forma di Lazzaru, che esce dal sepolcro ancora con le bende, come occasione per dire che la vita rinasce, riprende. A me sembra di vederle le donne intente a questa opera santa, di fare il pane, e di imparare e di insegnare dal pane fatto. La Quaresima ormai è inoltrata, volge al termine. Mancano solo due gambine da staccare a sa Pippia ‘e Caresima. E allora è bello narrarsi il mistero. Non sono ricordi miei, ma si intrecciano con i miei e con il ricordo e la sensazione di me, bambina, attorno a sa mesa ‘e fai su pani. Si intrecciano con il perché non abbia mai montato gli albumi a neve con lo sbattitore elettrico, e mai lo farò. Con il mistero di quella sensazione di pace e sorellanza tra donne, che troppo spesso nel quotidiano sfugge. Chissà come e chissà dove. Ma che so, perché ho vissuto, che è possibile. E con il mistero di passare il mistero attraverso il racconto e la vita. Che è ciò che faccio e cerco. Perché lo amo (Sa Mesa ‘e fai su pani , Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
La responsabilità è il prezzo della grandezza.