sabato 25 luglio 2015

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca - Limited Edition- 
Occhi da orientale
Era iniziata come una scorribanda o un arrembaggio piratesco, in fondo con il genuino desiderio di compagnia ma senza crederci sul serio. Quante conoscenze vuote e vacue che hanno lasciato amarezza nell’animo e incattivito l’anima, nonostante la prontezza di essere sempre curiosi e cercare di conoscere e comprendere AltrI, la disponibilità di mettersi in discussione e di correggersi o lo slancio di andare oltre sè stessi.
Un bel sabato pomeriggio di settembre: dopo la solita spesa e la scrittura pomeridiana in biblioteca, un appuntamento in Uniplatz alle ore 16,30 quasi mancato, forse, con l’inconscia volontà di non farlo ma di sicuro senza troppo impegno. Due occhi castani a mandorla e un sorriso dolce in un viso vivace e simpatico animato da una voce lieve che declina abilmente Wörter con accento cinese.
Un boccale di succo di arancia di fronte un tè multivitaminico ai tavoli all’aperto in compagnia degli uccellini invadenti e sotto le fronde verdi di Marstallhof mentre nuvole cariche di pioggia, sospinte da un vento sempre più teso, si addensano in un cielo azzurro, preludio dell’autunno imminente nell’aria fresca. Una piacevole chiacchierata di due stranieri in lingua tedesca per circa un’oretta sui propri piani in HD, con racconti dei propri interessi, delle rispettive esperienze in Germania, a Stuttgart e Berlin, e delle opinioni su quegli alieni germanici.
È (stato) raro trovare in questa città, fatta di stranieri autoctoni e del mondo, una persona che intendesse condividere tante cose con autenticità, apertura e simpatia così da affievolire la diffidenza sorta da esperienze passate. Ma è davvero così penoso essere veri o soltanto un po’ più umani in questo posto? Era così difficile trovare qualcuno così normalmente speciale? Si può comprendere, ma talvolta bisogna pure provarci.
La giornata è stata ideale, costruttiva e piacevole, eccezione della routine e sorprendente per le belle sensazioni lasciate nella mente e nell’anima. Una brezza estiva in ritardo e fuori contesto da respirare a pieni polmoni sulle rive del Neckar. Possibile?
Eppure non è il caso di farsi strane idee. Va bene vedersi ancora già domani nell’Appartamento tedesco per continuare, ma in fondo non c’è nessun significato e nessuna particolare aspettativa. In ogni modo un’altra bella chiacchierata è gradita con chi ha argomenti diversi e simpatia. Un perfetto equilibrio interiore.
Una domenica simile ad altre per ritmi e attività: sveglia presto, colazione abbondante, ginnastica di un’oretta, rasatura della barba, pulizie generali, pranzo leggero con le classiche focacce, gettare l’immondizia ben differenziata e una breve pennichella, mentre fuori il cielo muta colore da azzurro a grigio per innaffiare i prati e i boschi delle colline vicine. Nel frattempo arriva al cellulare la conferma per l’appuntamento alle 16.
È tutto pronto, in ordine ormai. Ci sono le tazze e i cucchiaini per il tè, il tè, lo zucchero e biscottini, il bollitore è carico e non manca neanche l’attesa. Ma ecco un nuovo messaggio: il temporale frena il suo arrivo, aspetta sotto la pensilina della fermata Jahnstrasse che la pioggia si quieti. Retropensieri di ripensamenti, può capitare ma nessun problema. O è senza parapioggia e si deve andare incontro sfidando le intemperie del meteo e della mente?
In ogni modo, intanto, non c’è il tempo di decidere, pochi istanti ancora ed è qua. Quel viso vuole buffamente giustificare senza necessità un ritardo comprensibile. L’acquazzone incessante ha caricato di goccioloni l’ombrello e l’impermeabile. Entrare e sedersi, mettere l’acqua a bollire per scaldarsi un po’.
Una rara presenza estranea nell’Appartamento tedesco. La decifrazione del suo nome da imparare nonostante la proposta di una variante più semplice da pronunciare, la passione per il pianoforte visibile nelle classiche dita affusolate delle due manine, la provenienza da un’importante famiglia iscritta al partito comunista locale, l’opposizione al governo cinese e l’inutile riabilitazione dei suoi pensieri per una settimana in un commissariato della polizia, l’ammissione anche a università americane e la decisione di studiare in Germania, il desiderio di imparare l’italiano nel prossimo semestre e, per concludere, l’illustrazione del Shī Shì shí shī shǐ. Sic!
Tè, biscottini, il mio vicino rumeno che porta in dono la metà di una Linzertorte (ma perché ti nascondi? Non c’è niente di male), la pioggia che scroscia per smettere e riiniziare, e l’ipnosi veicolata da una voce suadente, che usciva da un sorriso amabile e lucente, e dai movimenti aerei delle sue mani, come imbarazzate per non poter pigiare a tempo i tasti della tastiera bianca e nera.
E allora come un gatto afferra con le zampette il filo rosso, bianco, verde o blu che gli si muove davanti al musetto curioso per stuzzicarlo così… non era più possibile rimanere inerti di fronte a quel volteggio elegante e gradevole alla vista. In fondo era soltanto un modo per ridere di quell’abitudine, o tic, rinfacciato subito come tipico degli Italiani. Che mani soffici e tiepide.
Ma tra una cosa e l’altra si è fatto tardi. È quasi l’ora di cena. Un semplice invito a trattenersi che dimentica il vuoto del frigo e l’incapacità di improvvisare e cucinare. Però si può razionare qualcosa, si arrostiscono le salsicce speziate, si tagliano più pomodorini, carotine e mozzarelle, c’è formaggio, frutta e qualche fetta di torta. Se si vuole ovviamente.
Assistenza ai fornelli per far finta che c’è fiducia, mangiare con appetito, parlare affabili e abbandonare con pigrizia i piatti e le posate sul tavolo e sul lavello. L’ospite ha priorità, ha ancora molto da raccontare senza più essere ascoltato ormai.
Si sono fatte le nove da un pezzo e c’è ancora la voglia di giocare e la proposta di un bel esercizio di lettura in italiano tanto per impratichirsi è un divertente diversivo: parole scandite con chiarezza anche di fronte ai gruppi consonantici più complessi. E che armonia nella monovibrante uvulare ostentata con giusto orgoglio. Che effetto strano.
Eppure, più passa il tempo e più preme il rovello di cosa succeda in realtà: come mai una così lunga permanenza, quale significato abbia quel modo socievole e aperto? Inutili o fondati dubbi?
Parla e riparla e quelle mani ripigliano accorte il loro volteggio. Basta con i fingimenti. Perché lasciarsi stringere e accarezzare le palme e le dita chiacchierando del più e del meno con gli occhi fissi verso lo sconcerto? E avvicinarsi sempre di più con le parole che si fanno lente o piane, sintagmi, sillabe, mozziconi…? Prendere sempre maggiore confidenza fino a trascinarsi verso il letto per chiacchierare più comodi e stretti? Accarezzarsi e smetterla di fiatare con un cuore a mille e un altro quieto ma gioioso?
Domande prive di risposte anche negli istanti indagatori di un viso che non rivela nessun pensiero ma forse solo disorientamento per lo svolgimento della cosa e che così non oppone nessuna obiezione. O si è fatto finta di non comprendere per prolungare fino all’ignoto quella giornata e per spingersi verso quelle cime ambite da ogni essere umano?
Già si è andato troppo avanti per fermarsi e si è fatto troppo tardi per tornare indietro, no? Non ci sono più Straßenbahn per la via di casa e lo Sturm e il Drang hanno disfatto e rifatto le predilette lenzuola a righe viola, fucsia e bianche fino a inoltrarsi alle due di notte. “Il re delle tre è sveglissimo” e non cerca che sé domandandosi perché…
È l’alba di un altro lunedì e fa freddo. Dalla finestra, rimasta socchiusa di notte per rinfrescare gli spiriti e raggelare i piedi, si sentono gli uccelli degli alberi di fronte. La pioggia è finita là fuori e il letto è troppo piccolo nell’Appartamento tedesco. E allora? Cosa si fa qui?
C’è chi ha da fare esperimenti a metà mattina, chi deve scrivere intensamente fino a tardi. Si fa la guerra solo perché si ama stipulare di nuovo la pace. Sdraiata ancora sul letto, la voce ammonitrice e profetica degli abissi dell’anima mette in guardia a chiare parole dalle persone cattive del passato-futuro e rivela sibillina le piccolezze umane di questa parte di mondo.
L’acqua della doccia scorre mentre la colazione è pronta per grandi appetiti sorridenti: tè, toast, marmellata, prosciutto, formaggio, yogurt, succo di frutta, torta...profumi e vapore. Ricorda: se la perfezione non è di questo mondo non va citata. Si parlerebbe per condividere ancora qualcosa, opinioni e sensazioni, ma è tempo di andare. Un momentaneo saluto ravvicinato, l’ombrello scordato, l’inutile citofono guasto, rincorse per le scale, gli ascensori che fanno su e giù, siamo ancora qua chiusi in un mistero e doppia mandata all’Appartamento tedesco fischiettando.
Ma sul più bello i pensieri inconfessati e i dubbi ricercati nelle espressioni facciali nascoste sono scovati in messaggi silenti, sfuggenti, influenzati x 2 (mannaggia alla finestra aperta) e spezzati fino a che, pochi giorni dopo, a cena in una bel venerdì di settembre, una spiegazione terrificante da far pensare strano, sentire franare il terreno sotto i piedi e domandarsi se per caso fosse stato il momento sbagliato, un imbroglio reciproco oppure una beneficenza affettiva. Niente di tutto questo? Tutto assieme? Forse soltanto la causa involontaria di dolori interiori indicibili protetti dallo spirito di (auto)tutela di non (farsi) trascinare e illudere in uno stato di insicurezza e angosce. O è meglio credere così, con l’illusione premurosa di poter affrontare insieme la questione incompresa oppure con l’ammissione di doppia idiozia e la preghiera infinita di un’ulteriore chiarimento, a causa della suddetta doppia idiozia, e di un sincero perdono postumo.
È chiaro dunque che non si può odiare, nonostante il dispiacere lancinante e l’amarezza di fondo che condisce una solitudine quotidiana (anche mertitata) incommestibile. Di sicuro, un giorno, alla sofferenza subentra una consapevolezza che conserva ogni cosa senza omissioni e fa desiderare di saltare il fosso. E, in ogni modo, nel tentativo di vivere ci si può ferire e pure morire. Così, tra mille morti e rinascite e nel desiderio di cancellare la peggiore parte di sé per far fiorire una stella dal caos che ognuno ha dentro, con la tristezza per il passato e la paura per il domani, si va avanti unicamente come si può.
Un venerdì svogliato di febbraio dopo l’ennesima caduta: la salita a Bunsengymnasium sul 32 ignorandosi vilmente, alle due estremità dello stesso tavolo della Mensa mentre un imbecille, pure lui dai tratti somatici orientali, sarebbe da affogare nel boccale d’acqua dello “Scherzo della Natura” o tramortire a morte con una fetta di torta al limone e, ancora, un incrocio sugli scalini dell’UB mentre il cielo si fa plumbeo. Tenere il portone aperto, “Edipo Re” che passa sbadato senza dare la precedenza, faticare a riconoscere chi sta entrando, sentire una mano che stringe il braccio destro senza fermarsi, mettere a fuoco lo sguardo…ma perché? Grazie.
Che quel viso apparso troppo serio pochi giorni fa in Uniplatz, dopo falsi avvistamenti in tanti di altra gente per strada, sia in realtà, o possa tornare a essere, luminoso e felice con chi può volergli bene. Con quelle manine svolazzanti.


P.s. Personaggi, luoghi, giorni, orari, avvenimenti, pensieri, sensazioni, domande, punti di sospensione e superflui dettagli sono frutto di fantasia.

Paul_ Blau_Vierzig

giovedì 16 luglio 2015

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

Siamo ormai nella settimana dello stronzo genetliaco, il 21 luglio infatti saranno 4 anni esatti dal giorno in cui la Rassegna Stronza è comparsa nel fantastico mondo dell'etera...
E' quindi ora di uscire dal letargo, e aprire una nuova stagione! Lo facciamo iniziando da un attesissimo ritorno: Paul_Blau_Vierzig e l'appartamento tedesco son di nuovo tra noi! Non chiediamoci per quanto, ma lasciamo la parola ai suoi racconti da HD...

L’Appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca – Limited Edition –
Casa dolce casa
Dopo un tschüs può esserci un nuovo hallo e allora rieccoci qua in una novella nota di colore su un qualcosa di immaginifico.
È stato tempo che l’Appartamento tedesco trovasse disperatamente un suo erede per un periodo senza inizio e fine, così per svago o responsabilità oppure per dormire e mangiare.
Qui nel verde e cantieroso Neuenheimer Feld si è fatto la muffa e anche di più e altro, non si è più idonei a vivere in un campus popolato non solo di pappagallini, leprotti e rane ma pure di ninfette, orsi birrai e barbagianni. Infatti, il palazzo che fu nel mese ventoso del 2012 non è più quello di allora: maiali dalle razze più strane sguazzano negli androni e nelle scale lasciando tracce indelebili sulle superfici e nell’anima, mantidi religiose hanno scelto la lavanderia come il loro regno facendo impazzire i poveri malcapitati desiderosi di soli panni puliti e gorilla del tipo bagigi infastidiscono gli occhi e le orecchie con il loro fare primordiale. Percuotersi il petto dalla mattina alla sera è una sindrome piuttosto diffusa ma questi esemplari di primati sono in grado pure di battersi le spalle e di esprimere idiozie concatenate a risate sceneggiando sapienza mista con intelligenza.
Ma se cercare è semplice, trovare un’abitazione nel centro della tentacolare HD è un’impresa, a meno che non si sia in grado di dissanguarsi con un bel sorriso in faccia o si sia detentori di titoli academici e azionari tali da far digerire qualsiasi cifra per un loculo che un’agenzia immobiliare può offrire. Allora, in mancanza di tali peculiarità umane, la via maestra è internet associato alle conoscenze, avere chiaro cosa si cerca e una cifra massima in cui far comprendere ciò che si desidera sapendo che più ci si avvicina al fiume più è sicuro il rischio di affogarvi, più si sta all’ombra del Castello più una frana può inghiottirvi.
Un monolocale di pochi metri quadrati abitabili, diversi però da una grotta per orsi o una mangiatoia per bambinelli venuti al mondo per grazia loro, arredato decentemente, senza passioni per l’Africa e il mare, con una cucina priva di doccia e un bagno per chi sa come si usa, e con tutte le bollette incluse secondo l’idea di Umanità anno domini 2015. Cifra massima: quella che un appartamento vale, ma con il freno a mano tirato e con la consapevolezza che sarà per un momento e con la fantasia che vola fino all’eternità. Locazione prediletta: nel quadrilatero della movida heidelbergense Neuenheim-Bergheim-Weststad-Altstadt, a una distanza pedonabile dal cuore urbano, dall’Università, dalla stazione, dai negozi, dal supermercato, dal barbiere, dalla banca…
Pretenzioso? Sì. Scendere più a sud o salire più a nord o spingersi più a ovest o est vorrebbe significare rischiare l’esilio o l’emarginazione nel mondo dorato di HD, la malinconoia di masiniana memoria in salsa tedesca e confondersi tra la gente rinchiusa in casa. Almeno si dia la parvenza di essere il padrone del mondo, o il cameriere da camera di quest’ultimo.
Il tugurio di lusso
Così, un dì è apparso un annuncio veramente allettante: nella zona residenziale di Weststadt è sita una vecchia palazzina novecentesca con una mansarda sottotetto bisognosa di un nuovo abitante. Foto misteriose di un appartamento con una stanza da vita, cucina, bagno, quasi completa di tutto e mobili da comprare dal vecchio inquilino.
Poche email per concordare un incontro ed appare l’appartamento nella sua unicità. Terzo o quarto piano, scale ripide in legno e ampio pianerottolo sul quale si staglia con fare incerto l’attuale abitante smanioso di trovare qualcuno cui lasciare il suo piccolo regno. L’ingresso stretto e poco curato, a destra la cucina bella vissuta e vera con un magnifico frigorifero, a sinistra il bagno. O meglio, lo sgabuzzino-bagno. Stretto e lungo, orribile da usare. In fondo la grande stanza: tre sofà logori, tavolino inguardabile al centro illuminato da una finestra sul tetto, mentre nel perimetro una scrivania, un comodino, un armadio alto a due o tre ante e un letto ampio e comodo.
Nel suo insieme però non dava una bella visione: la moquette troppo usurata dal tempo, le pareti quasi grezze, il soffitto incombente, il bagno umanamente inservibile, l’arredamento al 50% non all’altezza ma venduto oltre le sue potenzialità e la correttezza. Eppure l’affitto in quella zona tentava di prendere quella casina…ma rifarla era impossibile. Next!
Le regge nel reame
Saliamo di prezzo e di quartiere: Neuenheim per portafogli gonfi e tronfi di soldi e titoli, buen ritiro di Franziska van Almsick e dello “Scherzo della Natura”, noto a voi, cari lettori, da un vecchio post. Lei sì che si tratta bene…
E appare la reggia di uno studente di medicina che lascia la città per un anno all’estero. Appartamentino di grande pregio con cortiletto per colazioni all’aperto e pennichelle pomeridiane su un’amaca. Soggiorno-cucina top class, bagno signorile, luminoso, bianco e vetroso, camera da letto con televisore al plasma e lettone verso la finestra sul cortile. Nel cuore del quartiere più in della città, almeno finora…Ma manca dei costi aggiuntivi e il tipo vuole la sicurezza che chi prende la sua dimora vi rimanga e paghi per un anno. Avrebbe fatto da guardiano la mamma-drago cui era intestato il contratto. Caro orsetto con il camice bianco, anche se mi passi il contratto precompilato con le condizioni è per me, ahimè, più no che sì.
Anche perché nel frattempo è stato inserito nel cervellone telematico delle stanze e case in HD un nuovo annuncio. Una casettina tanto carina in una palazzina di tre piani e dal colore chiaro quasi quasi di fronte al fiume e fornita di tutto ma con contratti da farsi separatamente. Una giovane ricercatrice iraniana del centro tedesco sul cancro cerca un nuovo inquilino per il monolocale che vuole lasciare da luglio. Dopo un’email inquisitrice su chi sia colui che la contatta (chi sei, cosa fai, quanti anni, quanto mangi, cosa bevi, come fumi, animali? Esseri umani? Orari?) e svariati chiarimenti necessari per capire cosa comprende realmente l’affitto (oltre alla casa, l’acqua…), ecco l’appuntamento per la visita a quella che si preannuncia come un serio vincitore. Ben 3 finestre e un balconcino, cucinetta fornita di tutto, bagnetto lindo e camera con parquet, scrivania di cristallo, sedia-poltrona, mobile centrale per libri, televisore e impianti vari, armadio ampio e alto, pianoforte senza coda e sofà. Ma il letto? Non era compreso? Beh si può dormire sul sofà che si trasforma in letto. Ma anche sul pianoforte facendo attenzione alle scale e al do minore sol maggiore. E chiedere al sig, Proprietario di portare via il sofà e sostituirlo con un comodo letto ben piazzato? Misteri.
Il tarlo di aver perso un affare, un appartamento di fronte poi proprio al tracciato di corsa trisettimanale, faceva ribollire il sangue nelle vene. È proprio un’impresa trovare un posticino tranquillo nel centro di HD.
Bergamasca heidelbergense
Ma proprio quando le speranze stavano per morire, la soluzione: andare nel cuore di HD, o quasi. Nel ventricolo inferiore sinistro. Là, a 100 m dal centro politico, sociale, culturale e locomotivo della città. È un appartamento noto da mesi in realtà, circa sei per la precisione. E come? Infatti, cari lettori, in quest’ultimo periodo si è palesato un nuove personaggio in HD: lo chiameremo in suo onore Edipo Re.
Edipo Re abita in un comodo, confortevole e fornito di tutto ma proprio di tutto appartamento sito in una palazzina tranquilla della Bergamasca heidelberghense e di fronte all’ultimo descritto ma sulla riva opposta. Ingresso con armadio, bagno luminoso e lungo, cugina lunga e stretta, camera-soggiorno con letto ampio, comodo e manovrabile come una barca a vela, divanetto, tavolino, mobile per libri e televisore, scrittoio e seggio, due ampie e luminose (se c’è il sole) finestre su una delle vie più importante del centro, riscaldamento, internet ed elettricità nell’aria. Appunto, da lì si è in 15 minuti in tutta l’HD che conta, l’Università, la stazione, il fiume con il suo prato e le banche e poi in altri 5/10 minuti si arriva al Ponte vecchio o al Castello… senza citare i ristoranti giapponesi, turchi, arabi, greci, italiani e tedeschi, locali “fighi” da bere (secondo la nomenclatura di Edipo Re), i panifici, i barbieri, i negozi di tutto e di più (pure di strumenti musicali, vedi il caso), i supermercati, gli ospedali (quelli non mancano mai) ecc. sotto casa. Sotto vuol dire sotto, no a 5 minuti…Ciò detto, è conosciuto pure il padrone di casa, persona seria e puntuale. Edipo Re lascerà purtroppo la città in autunno in una casuale concomitanza con la scadenza del vecchio contratto dell’Appartamento tedesco. E allora un momento, il contatto con il proprietario, 2 giorni di attesa e subito la richiesta di anticipo dell’affitto. Affare fatto, per una cifra inferiore agli altri due ma risiedendo in un punto ancora più favorevole. Qualcuno dirà “sembra di stare in Turkenstan”, come se poi in altre zone non si stia in Oriente o nella savana…
E così un curioso capitolo dell’Appartamento tedesco…

Paul_Blau_Vierzig