lunedì 30 dicembre 2013

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:42 e tramonta alle 17:08.

Luna
La Luna è calante. Il 1° gennaio alle 11:16 è Luna Nuova. Lo stesso giorno, alle 21:07, raggiunge il perigeo. Ottimo modo per il nostro satellite di iniziare il 2014. Inoltre, nel mese di gennaio 2014 la Luna sarà “due volte nuova”, durando tra i 28 e i 29 giorni un suo ciclo completo!

Cielo del Mese, i Pianeti
In questo mese di dicembre non è stata favorevole l’osservazione di Mercurio, a parte, forse, nei primi giorni. Infatti il 29 dicembre c’è stata la congiunzione con il Sole, condizione che, per definizione, non rende osservabile un pianeta.

I Santi
30 dicembre: san Felice I papa
31 dicembre: san Silvestro
1° gennaio: santa Maria, Madre di Dio
2 gennaio: san Basilio Magno e san Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa
3 gennaio: santissimo Nome di Gesù
4 gennaio: santa Angela di Foligno
5 gennaio: santa Amata della Tebaide

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Ploaghe – Stamattina mancherà l’acqua (L’Unione Sarda, Edizione del 4 gennaio 2013, p. 34).
Se volete consultare le Breaking news di quel giorno, cliccate qui

Feste, Ricorrenze, Curiosità
Anche questa settimana non voglio parlare di feste o ricorrenze di cui parlino tutti. Il 1° gennaio, per i cattolici di tutto il mondo, oltre che essere la festa dedicata a Maria, Madre di Dio, è la Giornata della Pace. Volle così Paolo VI nel 1968. E, da allora, è così. A me sembra un’ottima motivo di riflessione quello sulla “pace”, sul senso che le diamo, sullo spazio che ha nella nostra vita e nelle nostre scelte quotidiane. Il tema per il 2014, il primo scelto da papa Francesco, è “Fraternità, fondamento e via per la Pace”. Ecco, credo che dedicherò un po’ di tempo a meditarci sopra. Su chi sia il fratello, e su quale responsabilità porti sentirsi fratelli e sorelle dell’intera umanità…

Il Lama Racconta
Molti associano l’inverno all’immobilità.
Si pensa alla stagione buia come a qualcosa di uggioso, noioso,  abitato da corte giornate e lunghi crepuscoli,  vestito in grigio nebbia e intinto nella pioggia sino a disfarsi in una melanconica piattezza, in un’inesausta attesa di nuovi fiori, colori, caldo e sole, spiaggia, mare….
Si, certo, c’è la neve, a volte. Quella piace, con la sua attitudine a vestire ogni cosa, a lisciare e pareggiare, attutire e placare, incantare…Si, la neve è un grande incanto disteso sulla cruda realtà della stagione “morta”. Peccato che proprio in ragione della sua purezza ogni minima impurità su di essa risalta come un paffuto scarabeo in un piatto di ricotta, peccato che la sua corruzione vesta il grigio ed il nero esaltandoli ancor di più di quanto già non avvenga normalmente.
Ma non v’è nulla di morto, nella stagione di Alban Arthuan.
E’ nel cuore del gelo, tra le braccia di Madre Terra, spesso in una tana scavata sotto le radici di imponenti Antichi, che l’orsa dona al mondo i suoi cuccioli e comincia a nutrirli. Escono dall’utero della Piccola Madre ed entrano nell’utero della Grande Madre, ove crescono sino al disgelo, sino al risveglio del mondo esterno, che li accoglie nella loro seconda nascita.
Questo è l’inverno, questo è il tempo dell’attesa, della piccola morte che nasconde la nuova vita che cresce, il tempo del rinnovamento più profondo. Tempo di radici, di semi, di gemme.
Come si può parlare di stagione morta? Forse che una giovane donna, nel pieno della gravidanza, è morta perché non danza come le sue sorelle? O è forse doppiamente viva, perché custode del futuro nel suo grembo? Non è forse questo un tempo di magia, di suprema creazione, di armonia di maschile e femminile fusi nel dono della nuova incombente esistenza?
E’ vero che la notte più lunga è prima dell’alba. E’ vero che nel profondo e interminabile buio del Solstizio è inevitabilmente racchiusa la rinascita. Più a fondo non s’immergerà il Sole, e la fiamma invitta tornerà a salire i gradini che conducono al bacio del fuoco di Imbolc.
Forse è solo una questione di apparenze. Se passando guardi un uomo seduto a fissare un grande campo incolto, puoi essere indotto a pensare che stia oziando, vagheggiando di ricordi sottili come fili di ragno. Ma nella mente di quella persona invece in quel momento è in corso un progetto che durerà generazioni, che vedrà sorgere una casa, un bosco, che vedrà campi arati, coltivati, raccolti, lasciati a maggese nella ruota del tempo, delle stagioni, della rigenerazione. Quell’uomo sta vedendo mille germogli farsi alberi , fiorire, dar frutto. L’immobilità del suo corpo è bilanciamento al vortice della sua mente che sogna, immagina, traduce, pianifica, scarta, sceglie, progetta.
Tutti noi percorriamo un viaggio, più o meno consapevole, più o meno nitido, con a volte una memoria della strada percorsa in altre precedenti esistenze, con porte che si aprono sul cammino che verrà, per chi sa leggere segni e messaggi. Qualcuno corre, qualcuno arranca, tanti guardano dritto innanzi a sé e procedono senza deviazione alcuna.
A me viene da pensare che ogni stagione ha il suo passo e che se vogliamo essere in armonia con il tutto è utile armonizzare il nostro passo al tempo che attraversiamo. E questa stagione aiuta a tenere un cammino più attento a quel che ci circonda. Ci concede il tempo di vedere nel profondo, di assimilare l’essenza di ciò che è e distinguerla da ciò che appare. Questa stagione, più di altre, insegna.
Così mi viene spontaneo pensare che la danza della vita, nel suo alternarsi di ritmi, mantiene perpetuo il movimento. Anche in questo tempo, intreccia geometrie sacre fatte di passi calzati di lana e cuoio, che disegnano nella neve mandala d’emozioni destinati a scolpirsi nel gelo, che sussurrano respiri di nuvola che nascondono canti propiziatori a preservare, distillare, infondere futuro nel germe della vita già nata ma che attende, paziente, di crescere.
Sia danza e canto, dunque, il vostro essere nel tempo di Alban Arthuan. Possa la benedizione del Mondo Bianco scendere e circondarvi di infiniti cristalli, ognuno diverso, ognuno perfetto, così come lo sono i nostri corpi luminosi.
Possa il sorriso dei lunghi tramonti riempirvi il cuore, e la fiamma del vecchio ceppo di quercia scaldare le vostre mani.
La felicità, non è mai abbastanza (Nella silenziosa danza nel Tempo di Alban Arthuan, Arth).

Così Parlò zio Gecob
Il silenzio della lingua ci insegnerà a parlare di Dio, il silenzio degli occhi ci aiuterà a vedere Dio.
Madre Teresa

Così aggiunse Violet
Sono felice che questo sia, contemporaneamente, l’ultimo Almanacco del 2013 ed il primo Almanacco del 2014. Non mi piace la parola fine. Ma qui si respira un semplice passaggio da una “cifra” alla sua successiva, uno scorrere che è continuità e cambiamento insieme. Un progredire, camminare, maturare… Che la nostra presenza, in questo piccolo spazio, porti un momento di tranquillità, di distensione, di riflessione, di svago. Che la vostra presenza possa essere ancora linfa per esprimere pensieri e idee, ma soprattutto per narrare e narrarci!!!
Che sia una settimana di pace e di felicità. E appuntamento per il 6 gennaio… si sa mai, a dorso di cammello o a bordo di una scopa?
Auguri!!!


domenica 29 dicembre 2013

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono... - Il Podio



Caro Babbo Natale,
non so come dirtelo, anzi ti prego prima siediti: ho una notizia che ti sconvolgerà!
Peccato che tocchi proprio a me darti questa infausta notizia. Ma non ho scelta. I bambini non credono più a te, vanno in giro a dire che tu non esisti.
Babbo Natale ci sei ancora? Ti prego dimmi che non sei svenuto?
Lo so, anche per me e' stato un trauma, ci ho messo un po' a riprendermi, ma vedi ho scoperto che falsi Babbo Natale si aggiravano per le strade spacciandosi per te. I bambini erano entusiasti di poter abbracciare, stringere e consegnare di persona la letterina a quello che credevano essere il vero e unico Babbo Natale. Ma è bastata la manina di un bimbo un po' curioso, una tirata un po' forte alla barba, ed ecco che il bambino si trova in mano una finta barba bianca appiccicosa. Puoi immaginarti quello che è accaduto subito dopo: il bimbo ha aperto la bocca e ha iniziato a urlare "Babbo Natale e' un impostore!!!”. In un battibaleno si è sparso il panico tra la folla e tutti hanno iniziato a urlare: “Babbo Natale non esiste!”. E un fotografo, che casualmente passava di lì, ha immortalato il finto Babbo Natale senza più barba.
La foto come avrai ben capito ha fatto il giro del mondo ed ecco che tutti non credono più alla tua esistenza. Ora, Babbo Natale, ho urgente bisogno che tu dimostri al più presto che esisti. Non puoi immaginare quanto mi rattristi vedere tanti bimbi, tristi e spaesati, con in mano la loro letterina, con il lungo elenco di giocattoli e di desideri… Ma a chi consegnarlo? Sacchi pieni di letterine aspettano di essere spedite per essere consegnate a te. Oh Babbo Natale, confido che risolverai tutto al più presto. Senza di te mancherebbe la magia del Natale! Non puoi deludere tutti i bambini che hanno sempre in te creduto e affidato i loro sogni e desideri.
Ti aspetto il 25, so che ci sarai: sentirò le campanelle della slitta trainata dalle tue renne, volgerò lo sguardo su nel cielo e ti saluterò. Perché io credo in te.
Ciao, Babbo Natale a presto.

Tua, sempre fedelissima, Antonella.



venerdì 27 dicembre 2013

Breaking News

La notizia del giorno è:
Alghero - "Ruba" un cinghiale morto. Era stato investito da un auto. (Unione sarda online)

La canzone del giorno è:
Pieces - Bonobo ft. Cornelia

La frase del giorno è:
La prossima cosa che farò sarà una serie di videotutorial  da questa cucina.

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono... - Il Podio



Caro Babbo Natale, 
sono diversi anni che non mi vieni più a trovare e mi chiedo perchè. 
Quando ero piccola ti scrivevo la letterina in tempo utile perchè tu la ricevessi. Mi impegnavo anche parecchio, sai, sceglievo quelle carine, con la neve fatta con i brillantini e lo sfondo azzurro con le nuvolette. Prima provavo a scriverle in brutta copia, poi le copiavo piano piano, perchè se mi sbagliavo non potevo correggere nulla (la cancellina non c'era ancora). Tutti gli anni ti chiedevo di portarmi un regalo, lo stesso ogni anno: i soldatini uguali a quelli di Ginetto. Mi piacevano i suoi soldatini, tanto, e mi piaceva giocare con lui sul terrazzo di casa, ma quando la mamma mi chiamava il gioco era finito perchè io i soldatini non li avevo. Arrivava Natale, ricordi? Ti lasciavo i biscotti e il latte sul tavolo, il giorno dopo, quando mi alzavo,  il piatto e il bicchiere erano vuoti, quindi ti piacevano, giusto? Poi andavo ad aprire i regali e cosa trovavo? Bambole, i servizi di piattini con le tazzine, il kit per il ricamo, i pupazzi di pezza; mai e poi mai ho trovato i soldatini! Mia mamma mi spiegava che siccome ero una femmina i soldatini non me li portavi. A me non sembrava giusto che tu mi trattassi così, in fondo ero stata brava tutto l'anno, cosa ti costava portarmeli? E così sono cresciuta e ho maturato una convinzione: tu, caro Babbo Natale, sei un maschilista! E la cosa ci starebbe anche, visto che non sei proprio nato ieri, vivi in Lapponia (che non è proprio molto frequentata) circondato da renne e da elfi. Non so neanche se sei sposato, ma non credo. Quale donna accetterebbe di stare con un uomo che sparisce tutte le vigilie di Natale con la scusa di avere un impegno? Adesso vorrei spiegarti che le cose sono cambiate: le donne si sono emancipate, hanno diritto al voto, lavorano, guidano, vanno nello spazio (non con la slitta), studiano e fanno sport anche maschili. Proprio così, caro Babbo Natale, non stiamo più solo in casa a rammendare le calze e a fare torte, a soffiare il naso ai bambini e a pulire. O meglio, facciamo anche quello, ma in più lavoriamo proprio come gli uomini. Ora, veniamo a noi. Non sono più una bambina, ho avuto due figli che hanno scritto per diversi anni le loro letterine e ti hanno lasciato, tutte le notti del 24 dicembre, un piatto con i biscotti e un bicchiere di latte. Però non ti ho lasciato decidere a te completamente, lo confesso. Quando Donatella ti ha chiesto la casa delle Barbie e le tartarughe ninja, beh, quelle gliele ho comprate io. Tanto lo sapevo che non gliele avresti portate perchè erano da maschi. Ho fatto un bel pacchetto e l'ho messo in mezzo ai tuoi. Lei non ha mai avuto dubbi, non lo sa che tu non porti giochi da maschi alle bambine. Adesso, caro Babbo Natale, ho altri tre bambini, sono i miei nipotini. Due maschietti e una femmina. Ora che ti ho spiegato come vanno le cose nel 2013, non fare scherzi strani e, se Noemi dovesse chiederti la spada di Jack il pirata, fai in modo di fargliela avere anche se è una femmina. Se poi avessi un po' di tempo da dedicarmi, lo so che sono cresciuta e non dovrei più credere che esisti, ma siccome ogni Natale mi ritrovo con il naso all'insù a cercare la tua slitta tra le stelle, e siccome, caro Babbo Natale, quest'anno sono stata buona, ma proprio tanto buona, se ti ricordi fammi avere quella scatola di soldatini che volevo, quelli uguali a quelli di Ginetto.  

Con affetto, da una nonna che crede ancora che tu esisti.

giovedì 26 dicembre 2013

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono... - Il Podio



Caro Babbo Natale, quest’anno sono stato buono. 
Lo sai, dai :) non ho combinato marachelle particolari, ed ho sempre cercato di dare una mano.

Ti volevo chiedere due regali, molto importanti e piuttosto semplici. Una sega e una vanga.

Una sega un po’ speciale, però, fatta per tagliare, per tagliare tante cose.

Le mille spese inutili, ad esempio. Che ci faccio con tre telefoni, con due computer, con tre bici, con ventisette paia di scarpe? Ci alimento l’economia? Ma questi non sono nutrimenti, sono droghe. Ad alta dipendenza e bassissima efficienza.

I tempi sospesi, anche quelli sono da tagliare. Quei vuoti che devi attraversare tra un fare e l’altro, tra un viaggio e l’altro, tra un bacio del buongiorno e una carezza della buonanotte. Tempi da tagliare e ricucire, un patchwork di pensare e fare, di lavoro e di svago, di affetto e di rispetto.

Vorrei una sega che tagliasse i brutti palazzi grigi e semivuoti che impediscono al respiro del mare di arrivare sino alla mia finestra, facendomi sentire il profumo delle onde quando d’inverno c’è tempesta. E case più basse e decorose per garantire un tetto a chi abita in quei muri di tristezza, un fazzoletto di prato e dei fiori da coltivare per portare colore anche dove tutto sembra cemento.

Già che ci siamo, vorrei che quella sega riuscisse a potare anche tanti rami inutili della nostra bella nazione, quei rami che drenano linfa preziosissima dalla crescita del fusto e delle foglie, dei fiori e dei frutti...vorrei proprio che i parassiti che succhiano ingordi quella linfa si trovassero senza più tralci ubertosi a cui attingere senza fatica.  Solo che in quel caso non è che la sega la puoi manovrare da solo, bisogna essere in tanti, davvero in tanti. Sarebbe una bella cosa essere in tanti, uniti, a potare i rami inutili dal nostro tronco comune.

E tra quelle potature sarebbe bello si potessero includere pure i fanfaroni, gli stupidi arroganti, i maestri di cartapesta, i populisti di qualunque razza genere e orientamento politico, i ladri di sogni e tutti coloro che parlano d’amore e seminano odio. Ma temo che ci vorrebbe una sega molto resistente all’usura e tanti tanti anni di lavoro..Però io ci sono!!  Ci provo!!

E con la vanga, mi dirai tu, che ci devo fare?

Beh, con la vanga c’è da fare un sacco di lavoro.

Riempire fossati, dirupi, valli che dividono famiglie, amici, popoli, spiritualità.  C’è chi costruisce ponti, c’è chi colma gli abissi che dividono. Due approcci diversi, con uguale finalità e risultato.

Andare nelle terre vuote, abbandonate a se stesse, ai confini delle città, nei luoghi dimenticati, e scavare mille, centomila, un milione di belle buche accoglienti. Ed in ognuna, mettere semi, o germogli.  Non ti preoccupare, Babbo Natale, quelli ce li ho io, li pianto da sempre, è il mio modo per costruire futuro. Pensa come sarebbe bello, avere di nuovo tanti luoghi di verde, di pace, di vita, di operoso silenzio…pensa che bello sarebbe, riposare nell’ombra all’estate, ammirare i fiori a primavera, godersi i nudi rami nell’inverno e il tappeto colorato dell’autunno sotto i piedi!! Basterebbero una vanga e un bel sacchetto di semi, pensa!! Se siam fortunati, ci viene fuori anche la frutta.. con quel che costa...

Tagliare la torba in un prato sull’oceano, in Irlanda, fare tante zolle da mettere ad asciugare al vento e al sole. Da caricare sulla carriola e da portare in un capanno attaccato a casa, belle accatastate in ordine. E poi un vento freddo e carico di nuvole da Ovest, e un camino per bruciare la torba, in una piccola casa accogliente, e il profumo di quel fuoco che accende l’Awen, il flusso della creazione. E di quello, e di questo, e di tutte le cose conosciute e intuite, scrivere, e scrivere ancora. Perché è il modo migliore che conosco per parlare, per parlarmi, per raccontarmi, per raccontare.

E si, lo ammetto, caro Babbo Natale..la vanga tornerebbe utile anche se certi  pensieri tristi, pigri, insulsi si affacciassero alla mia porta. Non dico cose truculente, ma col piatto della vanga picchiarli forte sulle terga e buttarli fuori, lontano da casa mia, sarebbe una gran soddisfazione!!  Le pedate non rendono così bene.

Una sega ed una vanga. Un po’ di serenità in più per le persone che amo. Un po’ di determinazione in più per me. Alla fine vedi, non è che chiedo tanto.

Sai, caro Babbo Natale, non voglio farti sfacchinare troppo.

Alla fine è festa anche per te.

Ciao, al prossimo solstizio d’inverno!!


Corrado Arth Cagnazzi


martedì 24 dicembre 2013

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono... - Il Vincitore!!!

E' con grande giubilo che La Rassegna Stronza proclama il vincitore della Terza Edizione del suo storico e favoloso concorso: Valerio! 
Complimenti al vincitore, fortunatissimo perché potrà "colazionare" presto in nostra compagnia...
Molte grazie a tutti coloro che hanno partecipato
...e Auguri, tanti auguri di cuore a tutti i nostri amati lettori!!! OH OH OH BUON NATALE, dal vostro Babbo preferito, l'unico, l'autentico!!!



Caro Babbo Natale,
in quanto pseudo-supereroe, ex santo nordico frutto della fantasia popolare e riciclato da una multinazionale, dovresti già sapere che non ho mai creduto in te, ma non perché fossi un bimbo prodigio: nel villaggio in cui sono nato e cresciuto l'incaricato alla consegna dei regali non eri tu ma il tuo concorrente Gesù Bambino. Ovviamente sorgeva spontanea la domanda: "come fa un neonato a portare i regali ai bambini?" anche perché, a differenza tua, non è dotato, che io sappia, di alcun mezzo di locomozione, né a trazione di renna né di altro tipo.
Non so tu, ma il tuo competitor è sempre stato molto classista nella distribuzione dei regali: a noi bambini poveri non portava mai quello che chiedevamo, ma piuttosto dei surrogati molto più economici e al massimo i soldini di cioccolato, mentre per i bambini ricchi la fatidica domanda "cosa ti ha portato Gesù Bambino?" era il segnale d'inizio di un elenco che comprendeva desideri che noi bambini poveri nemmeno sapevamo di avere fino a quel momento. I più svegli fra noi, quando ci veniva rivolta la stessa domanda, ripiegavano su risposte diplomatiche tipo: "vabbé, avevo chiesto solo la pace nel mondo, o la guarigione di zio Gigi", per mascherare le tristi scoperte fatte sotto l'albero.
Magari il tuo vestito rosso tradisce un'impronta comunista, quindi saprai pareggiare i conti di quel democristiano in fasce. 
Per quanto mi riguarda, quest'anno sono stato buono, sì, ma non più di quando ero bambino e scrivevo accorate lettere al piccolo frignone nella mangiatoia. A sentire mia nonna allora ero più bravo, più bello e soprattutto più magro. 
A differenza di allora non ho più tanti desideri, anche perché non ho la tv e quindi non guardo le pubblicità dei giocattoli. E poi attualmente sarei interessato ad altri tipi giocattoli, delle più svariate tipologie: dai quasi casti ai quasi reato, per intenderci.
Cosa vuoi, del resto l'aver desiderato tanto da bambino ha fatto di me un edonista, un cultore dell'effimero, uno spietato collezionista di gioie istantanee ma replicabili all'infinito. Se mi dovessi chiedere qual è il regalo più bello che ho ricevuto in vita mia sarei combattuto tra una bottiglia di Caol Ila vecchio di 16 anni e un caglio di capretto, ricevuti da due persone diverse che avevano intuito la gioia infantile che mi provocano questo tipo di cose.
Per cui, caro vecchio bolscevico, ora che hai tutti gli indizi, vedi di stupirmi con qualcosa di piacevole, fosse anche una cena fuori con una persona speciale.
Ti prometto che continuerò a coltivare il bello e il buono ovunque si trovino. 

Tuo Valerio.


P.S. : In quanto ex bambino povero non ho addobbi particolari da ricordare, ma se quest'anno farò l'albero di Natale, ti manderò la foto della palla più bella, promesso.


lunedì 23 dicembre 2013

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:39 e tramonta alle 17:04.

Luna
La Luna è calante. Il 25 dicembre alle 13:50 la Luna entra nel suo Ultimo Quarto.

Cielo del Mese, i Pianeti
Plutone è ormai inosservabile, data la distanza angolare dal Sole sempre più ridotta. Alla fine dell’anno è infatti vicinissimo alla congiunzione con il nostro astro, che avverrà proprio il 1° gennaio 2014. Plutone si trova ancora nella parte alta della costellazione del Sagittario, che lo ospiterà fino al 2023!

I Santi
23 dicembre: san Giovanni da Kety
24 dicembre: santa Paola Elisabetta Cerioli; santi Antenati di Gesù
25 dicembre: Natale di Gesù
26 dicembre: santo Stefano, primo martire
27 dicembre: san Giovanni apostolo ed evangelista
28 dicembre: santi Innocenti Martiri
29 dicembre: santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Rinunciano alle paghette per recuperare il drago azzurro.
Notizia del 28 dicembre 2012, da noi segnalata nelle Breaking news del 29… anche per le bloggers Natale è Natale! Per visualizzare il post in questione, clicca qui

Feste, Ricorrenze, Curiosità
Sarebbe scontato che Violet segnalasse tra le feste Natale e la sua vigilia. E non lo farò. Vi ricordo invece una festa feriale di questa settimana festiva! Il 27 dicembre è la Festa dell’Amicizia e degli Amici. Credo sia bello, dopo le ore e i giorni trascorsi in famiglia dedicare un pensiero, ritagliare un po’ di tempo per coloro che abbiamo scelto come famiglia del cuore… Auguri a tutti! A tutte le amiche e gli amici, che rendono la mia vita, la nostra vita crocevia di sorrisi! E grazie a tutte le amiche e gli amici di questo piccolo immenso spazio!!!

Il Lama Racconta
Custu pippieddu, no porta’ manteddu/ No porta’ manteddu, ne mancu corittu/ In die de frittu no narat tittia/ Drommi vida e coro/ reposa a ninnia… Era notte. Tutto taceva. Solo la voce di una mamma, calda come un soffio leggero, sussurrava brebus alla sua creatura. S’era svegliata, forse mezz’ora prima, al lieve richiamo del bimbo. L’aveva preso, per portarselo al seno e nutrirlo. E, dato il gran freddo della notte, si era spostata in cucina, vicino a sa ziminera, dove tra Natale e l’Epifania, il fuoco era sempre acceso, per antica usanza. Gli occhi della mamma non si staccavano dal volto del suo piccolino, colmi di dolcezza e d’amore, vivi di speranza. Erano momenti magici ed unici, quelli che trascorreva sola con lui, nella profondità della notte. Una contemplazione amorosa del mistero che aveva tra le braccia. Ora che più non ci sperava. Vedeva, nelle smorfiette del suo faccino, prendere forma la vita e i giorni che l’attendevano. Sapeva che le tradizioni antiche attribuivano sentimenti e doni speciali ai nati nella Notte più Santa di tutte. Ma sapeva che, troppo spesso la diversità è difficile da portare. E da donare al mondo, ché nulla è per sé. Mentre la ninnananna le saliva dal cuore fino alle labbra, che schiudeva appena in un sussurro ritmico e altalenante, come il cullar delle onde, quando il mare è calmo, riaffioravano alla mente anche i doni antichi per i nati tra il Solstizio e Paschixedda: non perderai né denti, né capelli, angelo mio. Avrai lo sguardo lungo, volto al futuro, e nel cuore la saggezza di un lungo passato. Sii buono, figlio. Fai del bene a tutti. Sii attento agli altri. Spandi la tua protezione per almeno sette case intorno, così che la tua casa trabocchi di pace e serenità. E vivi. E ama. Senza stancarti e senza ritrarti. Rifletti molto. Sappi entrare in te stesso. Impara a ridere, figlio. Ché ridere è una buona cura per tutto. Però non diventare sciocco e vacuo. Non diventare neanche ricco, ma sii solido e onesto. Impara ad ascoltare la natura, le sue voci, i suoi ritmi e i suoi tempi, e non sarai mai solo. Tante altre cose voleva dire la mamma al suo bambino, mentre su Truncu ‘e Xena, si consumava piano. Mentre la notte andava. Ma l’incanto di quel momento richiedeva silenzio. Anche il silenzio del cuore. Così gli sfiorò con le labbra gli occhi e la fronte. E riprese a sussurrare piano: Custu pippieddu, no porta’ manteddu/ No porta’ manteddu, ne mancu corittu/ In die de frittu no narat tittia/ Drommi vida e coro/ reposa a ninnia… (Chini nascidi sa Notte ‘e Xena…, liberamente adattato dalle usanze della Sardegna, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Oh Astro che sorgi, splendore della luce eterna, sole di giustizia: vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Così aggiunse Violet
Violet e il suo Almanacco augurano a tutti i lettori un Felice Natale. Che sia tempo di pace, di calore, di riposo, di affetto, amicizia, amore e famiglia… che sia ricco, di piccoli desideri avverati che scaldano l’animo e il cuore!
E, ancora, permettetemi: Auguri, Corrado Arth, nato in tempo di Solstizio e incontrato per una letterina a Babbo Natale. Buon compleanno. Che il canto, all’altra sponda del mare, lo porti l’onda morbida e altalenante della bonaccia…

domenica 22 dicembre 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Piazza Martiri. Gramsci e le meringhe di Tramer (L'Unione Sarda p. 33)

La canzone del giorno è:
Sos ojos de una jana - Tazenda

La frase del giorno è:
Chi l'ha detto che non si esce da una tomba?

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stata buona - By Red



Caro Babbo Natale 
Quest’anno sono stata…
Quest’anno. Quale? Questo. E’ stato lungo come dodici vite e breve come un battito d’ali! Che anno strano Babbo. Sono stata buona? Chi lo sa. Ci ho provato tanto, questo lo so. L’ho voluto, ma poi non lo so. Ho fatto tanto bene e tanto male, ho provocato felicità e dolore, ho fatto sorridere e piangere. 
E ridere, anche, molto.
Caro Babbo, son confusa. Non è mica facile pensare a un anno così in cinque minuti, per valutare se meriterò o no i tuoi doni… che pasticcio Babbo! Senti… me lo passi Gesù Bambino?

Caro Gesù Bambino
Eccoci come ogni anno.
Quest’anno ho provato ad esser buona e bella. Ho provato anche a non dire parolacce. Diciamo che le ho ridotte, ma non ho vinto al cento per cento: ci proverò anche il prossimo anno.
Caro Gesù Bambino, per Natale avrei proprio bisogno di te: solo un bambino piccino e bello come te può portare i sorrisi che vorrei per me e per tutti quelli che incontro.
Abbi pazienza, ho tante richieste da farti quest’anno. 
E’ che non chiedo mai niente, ma forse sbaglio. Perché quest’anno ho imparato che a volte chiedere è il primo passo per realizzare i desideri. E allora ti chiedo.
Ti chiedo il permesso di rifare l’albero di Natale in estate, perché quest’anno avrei tanto voluto festeggiare il Natale con una persona che ora non può venire proprio a riempirmi di baci di persona. Posso fare un anno con due Natali? Non ti dispiace, vero?
Poi ti chiedo un giorno perfetto, è una richiesta a cui tengo molto: solo un giorno, ma che sia bellissimo. Un giorno che si debba raccontare ai nipoti e ai pronipoti, un giorno in cui tutte le persone che amo siano felici, con gli occhi che brillano. Un giorno con un tramonto rosso rosso per me e per Violet, perché io il mio giorno perfetto lo vorrei finire guardando un tramonto di fuoco con lei, come sono finiti tanti giorni imperfetti di questo anno infinito. Ecco Gesù Bambino, vorrei un giorno perfetto con un tramonto perfetto a cui cantare tutta la felicità che esce dagli occhi.
Per gli altri 364 giorni non desidero perfezione, ma tante piccole cose che mi facciano sorridere si. Allora io ti dico cosa mi piacerebbe avere, e poi fai tu!
Vorrei ancora un po’ di cardi selvatici, poi vorrei asparagi, poi papaveri rossissimi. E poi le pere piccole piccole, ma prima che diventino troppo dolci, lo sai che non mi piacciono nere, e poi more in quantità, uva rubata dai tralci, il profumo del mosto, un po’ di porcini, per poi finire l’anno con altri cardi selvatici, corbezzoli e il profumo del mirto che mi riempie i polmoni.
Vorrei qualche paio di scarpe. Ho visto un paio di stivali neri con il tacco basso, un bottoncino e una striscina rossa verticale, son deliziosi… se proprio non vuoi mettermeli sotto l’albero almeno trattienine un paio numero 35 in negozio fino ai saldi!
Vorrei la maglia del Cagliari, quella bianca con la striscia trasversale rosso blu. E’ vero, costa troppo, ma è così bella! E poi vorrei un pallone da calcio con tutti gli autografi dei miei beniamini, chi lo sa mai, io chiedo!
Vorrei qualche viaggio, uno scavo (due o tre idee ce le ho, oh, Gesù Bambino, se andassero in porto!), vorrei tempo da regalare a chi ne ha bisogno ed energia in abbondanza.
Vorrei incontrare persone interessanti, affascinanti, curiose, divertenti, vorrei scambiare idee, conoscenze, storie, avventure.
Vorrei che le partenze e i distacchi siano lievi e non creino lontananza, per nessuno.
Vorrei un paio di scarpe antinfortunistiche rosse: tu lo sai se esistono?
Vorrei dei cappellini, mazzi di girasoli, borsette, cioccolatini, birra, lettere, bigliettini, quadri di Caravaggio, di Klimt, di Kandinskij.
Vorrei un gatto nero, e tornare a coccolare quel cagnolino spaventato, quello di Monte Sirai, hai presente? Magari anche portarmelo via con me!
Vorrei qualche cenetta da Pomata, qualcuna da Petza, qualche scorpacciata di delizie santadesi… vino buono.
Vorrei l’infuso al gelsomino che non sono più riuscita a trovare.
Vorrei essere buona, molto buona, buonissima. Vorrei essere l’opposto della rabbia e della violenza, vorrei riuscire a intercettarla e a spegnerla, vorrei essere grazia e dolcezza.
Vorrei una vestaglia da camera in seta e le pantofole con pon pon e tacco a spillo.
Vorrei incontrare tutti gli amici che non vedo da tanto e che mi mancano.
Vorrei andare a qualche bel concerto, e magari mettermi il mio bellissimo vestito da sera rosso, quello lungo.
Vorrei non perdere nemmeno un amico in tutto l’anno.
Vorrei… Vorrei… tantissime sorprese!
Senti Gesù Bambino, non prendermi per pretenziosa, vedi tu cosa portarmi e cosa no. Non tutto dopodomani, sarei per un Natale diffuso, con richiamo estivo, te l’ho già spiegato perché!
Ma soprattutto portami altri desideri, mantienimi bambina. Come te.
A presto Gesù Bambino, ci vediamo prestissimo, nel presepe. E poi in giro, ovunque… e... 
Buon compleanno!


sabato 21 dicembre 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Atletica. Olbia corre per Olbia (L'Unione Sarda p. 79)

La canzone del giorno è:
Tattoo - Van Halen

La frase del giorno è:
Lo chiameremo il PPD!

venerdì 20 dicembre 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Gioielli per ogni donna (Unione sarda, p. 29)

La canzone del giorno è:
Non insegnate ai bambini - Giorgio Gaber

La frase del giorno è:
Ma ce li hanno i sindacati ciao...

giovedì 19 dicembre 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Compra carciofo, lo taglia ed esplode (Huffington Post)

La canzone del giorno è:
I Pariolini di 18 anni - I Cani

La frase del giorno è:
Il troppo stroppia anche quando è sushi!

mercoledì 18 dicembre 2013

Breaking News

La notizia del giorno è:
Lavori pubblici. Asfalto, debutta la "tappabuche" (L'Unione Sarda p. 34)

La canzone del giorno è:
Friday I'm in love - The Cure

La frase del giorno è:
Là là là là là!

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stata buona - by Pink

Una letterina che si rispetti dovrebbe cominciare con “Caro Babbo Natale, quest’anno sono stato buono…”, ma ho deciso che la mia di quest’anno non sarà una letterina che si rispetti. Non sarà forse nemmeno una letterina, perché mi chiedo a cosa serva scriverla. Non ho regali materiali da chiedere e tutto ciò che quest’anno desidero, Babbo Natale, mi sa che è impossibile anche per te da portare. “Se Dio esiste veramente, perché i bambini devono soffrire?” si chiedeva l’altro giorno mia madre. Ecco, Natale è la festa per eccellenza per i bambini, ma ci sono bambini nel mondo che non sanno nemmeno che è Natale, e non perché non sono cristiani. Non sanno che è Natale perché vivono in una condizione talmente difficile e miserevole da essere costretti ad essere adulti prima del tempo, a vedere orrori coi loro occhi che nessun essere umano dovrebbe vedere mai. Natale è la festa delle famiglie, ma ci sono tante famiglie che oggi sono spezzate e straziate da guerre, dolori. Ci sono in Sardegna tantissime famiglie che non vedranno il Natale perché un’alluvione ha spezzato tutti i loro sogni, le vite di 17 persone, di un bambino. E, caro Babbo Natale, io non vorrei essere nei panni della persona che non è riuscita a salvarlo, quel bambino. Mi dici dunque Babbo Natale cos’ho da festeggiare? Le donne uccise in Italia nei primi 6 mesi di questo 2013 sono state 81, sono 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 hanno che denunciano una violenza sessuale. In quelle famiglie come potrà essere Natale? Se Dio ha mandato suo figlio per la redenzione degli uomini, a cosa è servito se oggi c’è ancora chi permette che un bambino muoia di fame? Capisci, Babbo Natale, che ne ho le tasche piene? E uso la parola tasche per non dire altro… Non ne posso più di brama di potere, di egocentrismo (che è anche dove e meno te l’aspetti, da chi non te lo aspetti, molto più vicino di quello che pensi), di disinteresse. E ho paura. Ho paura che questo mi porti a due eccessi differenti. Ho il terrore che tutto ciò mi renda incapace di provare il giusto sentimento e che mi porti o all’indifferenza (considerando ormai tutto ciò endemico e troppo diffuso) o alla rabbia più completa e mi faccia diventare un serial killer di responsabili di tutto questo. Sono stanca, Babbo Natale, tanto stanca che niente basti per bloccare fame e disperazione. Sono stanca di vedere negli occhi dei bambini la paura di una guerra, la disperazione del non trovare più la propria madre e/o il proprio padre. Sono stanca di vedere la gente che si perde dietro azioni e preoccupazioni inutili, di vedere persone che si ergono re e regine di un reame risibile (e quante regine ci sono così…), che si ergono a paladini della difesa dei diritti dell’uomo, ma in concreto non si impegnano a niente. Quando sei tu ad impegnarti, ti dicono che non va bene il metodo. Capisci? Criticano. Non che io voglia essere immune da critiche, ci mancherebbe, ma non va mai bene niente di niente. E da fare ce n’è tanto. Quest’anno mi è stato evidente che ad aiutare un povero sarà sempre un altro povero. Esistono macchine burocratiche lentissime per concessioni di fondi a persone a cui la forza della natura, violata tempo addietro, ha portato via tutto. Poi esistono persone che sui siti di e-commerce prima dell’alluvione vendevano un divano a prezzo di costo e dopo l’alluvione lo regalano a chi non ha altro. Quindi, caro Babbo Natale, il mondo è permeato di cattiveria, ingordigia, superbia, ma esiste la gente buona. Qual è dunque la mia richiesta? Sono due, ma puoi scegliere tu quello che ti è più facile. O ti decidi finalmente ad illuminare i cuori di tutti gli esseri umani o ci doni il superpotere di mettere l’alone giallo (ti ricordi quello violetto dello spot dell’HIV? Ecco, quello, ma giallo fluo) ai bastardi contro l’umanità. Illumina le menti dei legislatori, dei governanti, di chi ha in mano le sorti del mondo ad agire con intelligenza, a favore degli uomini, per una completa equità. Ecco, si, un’altra richiesta ce l’ho. Fulmina, disintegra, essicca, polverizza stupratori, pedofili, assassini. In Ecuador uccidono villaggi interi a colpi di motosega. Usano la motosega, Babbo Natale. Sono bestie della peggiore specie. Non spetta a me ergermi a giudice, ma se puoi chiedi una consulenza al Signore che sa veramente cosa c’è nelle loro anime, poi vedi se potrai accontentarmi.

Babbo Natale, non ti chiedo nulla per me, ho espresso pensieri cattivi in queste righe e forse non sono stata così buona anche se ho provato ad impegnarmi.
Con speranza,
Pink.

martedì 17 dicembre 2013

Breaking news

La notizia del giorno è:
Carbonia - Il natale agita il Consiglio (Unione sarda, p. 38)

La canzone del giorno è:
Cacca al diavolo e fiori a Gesù

La frase del giorno è:
Mi piace essere intelligente a tratti perché se lo fossi sempre si noterebbe troppo la differenza con la media.

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7;35 e tramonta alle 17:01.
Il 21 dicembre, alle 17:02, si verifica, nell’Emisfero Boreale, il Solstizio d’Inverno e si entra ufficialmente nell’inverno astronomico.

Luna
La Luna è crescente fino al 17 dicembre: alle 9:30 è Luna Piena, poi entra in fase discendente. Il 19 dicembre alle 23:15 raggiunge, inoltre, l’apogeo.

Cielo del Mese, i Pianeti
Il pianeta Urano è ancora osservabile per gran parte della notte. Nel corso delle prime ore notturne lo si può osservare mentre raggiunge il culmine a Sud. Successivamente, scende a Sud-Ovest dove si avvia al tramonto nel corso delle ore centrali della notte. La luminosità di Urano è al limite della visibilità ad occhio nudo, quindi, per poterlo osservare, è necessario l’uso di un telescopio. Il pianeta “soggiorna” ancora nella costellazione dei Pesci.

I Santi
16 dicembre: sant’Adelaide
17 dicembre: santi Anania, Azaria e Misaele martiri
18 dicembre: san Malachia profeta
19 dicembre: sant’Anastasio I papa
20 dicembre: sant’Ursicino del Giura
21 dicembre: san Pietro Canisio, dottore della Chiesa
22 dicembre: san Flaviano martire

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Ecco le scatole “fuorilegge” (L’Unione Sarda, Edizione del 18 dicembre 2012, p. 30). Se vuoi visualizzare le breaking news, clicca qui

Feste, Ricorrenze, Curiosità
Il 16 dicembre ha inizio la Novena del Santo Natale. Essa fu cantata per la prima volta nel 1720 nella chiesa dell’Immacolata di Torino. Questa chiesa si trovava a fianco del Convitto Ecclesiastico per la formazione del clero, gestito dai missionari vincenziani, che con le loro missioni popolari diffusero la pratica della Novena in tutto il Piemonte e poi in tutta Italia. I canti e i testi sono attribuiti a padre Vacchetta.
Il 17 dicembre è il compleanno di Francesco! Permettete che faccia gli auguri al vescovo di Roma: non per mettermi in coda ad una folla che sento troppo esultante e troppo acritica perché io possa farne parte, ma per il coraggio che sta dimostrando dal giorno della sua elezione ad oggi, che me lo fa stare simpatico nel senso più alto e profondo del termine! Che tu possa percorrere ancora un tratto lungo di strada con la porzione di popolo di Dio che è pellegrina sulle strade del Mondo!!!
Il 21 dicembre è il Solstizio d’Inverno: il sole entra nel segno del Capricorno e ci regala un mese di nuovi nati testardi e solidi.

Ricorrenze Specialissime!!!
Il 20 ottobre 1973 Gigi Riva segnò, contro la Svizzera, il suo ultimo goal con la maglia della Nazionale Azzurra. Il trentacinquesimo!!! Come lui, nessuno mai prima e, fino ad ora, nemmeno dopo… Infatti, ad oggi, la classifica recita: 1) Riva, 42 presenze, 35 reti, primato detenuto 40 anni; 2) Meazza, 33 reti, primato detenuto per 38 anni, 7 mesi e 12 giorni; 3) Baloncieri, 25 reti, primato detenuto 8 anni e 21 giorni. Come è facilmente intuibile il 20 ottobre 2013 Gigi Riva ha festeggiato i “Quaranta anni” di primato. In questi giorni, per celebrare la ricorrenza esce l’Almanacco illustrato del Calcio, della Panini, con uno speciale dedicato a lui, al “nostro” Giggi, al nostro mito, personalissimo portafortuna di famiglia, al più grande di tutti. Violet e il suo almanacco non possono che celebrare a loro volta e rendere onore! Grazie, Gigi!!!

Il Lama Racconta
Natale, da noi, è bello perché non si va a dormire subito dopo cena, ma si sta insieme, tutta la famiglia attorno al camino. E noi bambini giochiamo. I più piccoli con sa barduffula, i grandicelli iniziano a giocare a su barrallicu, che ci vuole abilità, non solo per farlo girare ma anche per far sì che si fermi al punto giusto e non perdere tutto. A casa siamo poveri, quindi non puntiamo monete ma nuxi e nuxedda… e anche qualche mandarino! Se va di lusso e sono nati molti agnellini sani, babbo ci regala le caramelle. E puntiamo anche quelle. Io però ne tengo metà da parte. Se perdo mi consolo con le caramelle rimaste! Mentre giochiamo, non mi piace stare con le mani in mano: allora insegno a Mariedda, la più piccolina, a fare gli animaletti con la mollica di pane. Lei è felice della nuova famiglia di “lumachine” che abbiamo messo su. Le piacciono le famiglie: si inizia a modellare due grandi e Mariedda decide chi è la mamma e chi è il babbo; poi facciamo i figli, da tre a sei, anche sette. Siamo abituati alle famiglie numerose. Quando mangio le noci, conservo sempre i gusci, che apro senza romperli, e faccio le barchette. A Dinixeddu piacciono moltissimo. È la sua flotta dei pirati. Anche per le barche serve la mollica di pane, così la nascondo nelle tasche del grembiule, stando attenta che babbo non mi veda. Che non vuole: il pane non si spreca. Ma io penso che lui lo sappia e faccia finta di niente, perché è contento di vedere Mariedda e Dinixeddu felici. Infatti la buccia del mandarino, per la vela, e i bastoncini, per fare l’albero della barchetta, me li procura lui. Intanto babbo fuma vicino al fuoco con nonno, che però sonnecchia. Nonna, invece, racconta. Racconta di Maria Puntaborru, che passa a bucare con lo spiedo la pancia dei bambini che ce l’hanno vuota, perché non hanno pulito bene il piatto. A Natale non si fa, non deve avanzare niente. Nonna, da noi Maria Puntaborru non viene! Tutto l’anno andiamo a letto con un po’ di fame, così oggi siamo stati proprio felici di finire tutto. Anche il bis! (Sa nott’e xena, liberamente adattato dalle usanze della Sardegna, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
O vespro di Natale! Dentro il core ai banditi piangea la nostalgia di te, pur senza udirne le campane: e mesti eran, pensando al buon odore del porchetto e del vino, e dell’allegria del ceppo, nelle lor case lontane.