sabato 27 dicembre 2014

Sotto l'albero...




Sotto l'albero non potevano mancare i regali di chi ci vuole bene... La zia Violet non poteva lasciare la sua nipotina Stronza senza un racconto di Natale! 

E la Rassegna ringrazia, e insieme a Violet augura ancora un felice e colorato Natale!



Po ti l'ammentare de nue ses benidu 



“Da dove vieni?”.
Chissà quante volte le avevano posto quella domanda. Chissà quante ancora le era risuonata dentro quando era sola, la notte, con gli occhi aperti a scrutare il buio, ad annusare i desideri sospesi tra veglia e sonno, tra l'universo ed il brillare delle stelle che l'attraversa, nel tempo e nello spazio, fino a trovar culla nei sogni avverati e in quelli mai pronunciati, ma nascosti nelle pieghe del sogno e nelle rughe dell'esistenza.
Nella sua culla, da neonata, era stato messo un piccolo angelo. In quelle alucce, incastonate in semplice e preziosa filigrana d'argento, era l'origine e lo scopo della sua vita. Allora, dalle labbra socchiuse della mamma, si librava intorno un canto lieve, una nenia ripetuta: “Drommi, in custa culla 'e oro, pro ti l'ammentare de nue ses benida”. Su brebu de su Pitzinnu...
Ma il tempo cela ogni cosa, copre tutto con la polvere dell'oblio, con la patina della fatica di vivere. E, allora, è peso rammentare: il ricordo del luogo da cui veniamo, il sogno della casa verso cui ci muoviamo, diventano dolore, o indifferente procedere di passi stanchi e strascicati. Dà noia pensarci, come le cose vecchie, le cianfrusaglie di chi non c'è più, che sanno di promesse infrante. E la noia si scaccia, come i pensieri, insieme al ricordo di ciò che fu. 
“Da dove vieni?”.

L'insistenza con cui la domanda le veniva riproposta, la riportò indietro. Al presente. Alla situazione attuale. Sola in quella città grande e ancora sconosciuta, aveva deciso che, per le feste, doveva fare qualcosa per gli altri, per gli ultimi. Così s'era presentata alla “mensa del povero”, dove i volontari preparavano la cena di Natale. Aveva risposto in fretta, alla donna con cui parlava; aveva detto il nome del suo paese d'origine, piccolo centro sperduto tra Sarcidano e Barbagia: ma chissà, poi, cosa diceva quel nome alla sua interlocutrice! Lavorò sodo tutto il pomeriggio, con gli altri volontari, più esperti, che le davano dritte su come procedere. Più tardi, prima di servire la cena, risuonò nella sala la lettura della Nascita del Bambino Gesù. La colpì profondamente lo iato che correva tra la povertà della Grotta e i doni preziosi dei Magi. Quei sapienti venivano da lontano, seguendo una stella, e portavano oro... Non ci fu tempo ulteriore per pensare e ricordare, almeno fino a quando, ormai a tarda sera, stanca ma felice, usci nella notte per far ritorno a casa. Si infilò sotto una doccia bollente e ristoratrice. Poi, si concesse un olio profumato, una coccola per dare morbidezza ed elasticità alla pelle. Subito prima di rivestirsi, passò davanti allo specchio appannato. Fu un istante: gli occhi le brillavano di cielo e due alucce, come filigrana argentata, spandevano polvere di stelle. Nella mente si stagliò netta l'immagine del piccolo angelo che pendeva sulla culla, da bambina. Da dove veniva? Esattamente da quella culla. E il suo spirito si sentì prezioso e leggero come quella filigrana... Si vesti in fretta e uscì di corsa, da casa, che era quasi mezzanotte. Senza accorgersene dalle labbra saliva Su brebu a su Pitzinnu. Entrò in chiesa che le campane intonavano Gloria. Era Natale!

venerdì 26 dicembre 2014

Istantanee... sotto l'albero! by White


L’augurio di un’isola.

In questo anno un po’ strano, diverso, di cambiamenti, alcune cose non sono mutate. O magari cessate, come in molti ci auguriamo. Le donne, continuano quotidianamente ad essere vittime, di abusi, di violenza, di morte. Sono gli uomini che fanno loro del male. I loro stessi uomini. Troppo spesso. Con una reiterazione crescente, mi pare, e un proliferare di modi sempre più inquietanti. Ed allora che male c’è, per chi è per lo più stanziale, come me, a fare un volo con la fantasia e cercare un luogo vero, ideale per le donne, dove stare a nostro agio, rispettate e libere di vivere senza paura. Dove le donne hanno una propensione naturale a sostenersi, a fare squadra. L’attenzione mi è caduta su un isolotto poco vistoso, appena ventotto chilometri quadrati, un po’ troppo a nord, per i miei gusti, nel mar Baltico, ma invitante. 
Si trova in Estonia, Kihnu, l’isola delle donne. Un pugno di abitanti, circa seicento, ma il bello sta nel fatto che gli uomini, impegnati nella loro occupazione tradizionale, vanno per mare a pescare le aringhe. Stanno fuori a lungo. Insomma è un regno al femminile. Una schiera di matriosche, queste creature, di tutte le età. Indossano l’abito tradizionale ogni giorno, non in occasioni particolari. Prevalgono i toni accesi del rosso, la camicia candida, l’uso del foulard in tinta, la gonna ricca e variopinta, tessuta a mano. Questo indumento rivela straordinarie similitudini con le gonne delle donne del Perù, sulle Ande. E ci fa sognare impensabili connessioni di popoli nel passato. E perché no? Il mare è luogo di incontro, da sempre.
Il loro è un mondo variegato, dalle molteplici attività, in strettissimo connubio con la tradizione, che loro, le donne estoni dico, preservano non con la memoria, ma vivendola. Ecco perché, dal 2008, l’Unesco se ne è occupato. Qui sopravvivono riti, oralità, capacità tecniche e artigianali che sono parte del Patrimonio materiale e immateriale dell’Umanità. Pare eternarsi, qui, la storia. Scorrere sonnolenta, sorniona e godereccia. Si vedono sfrecciare residuati bellici, sidecar, stracolmi di visi tondi, bianchi e rosa, incorniciati da stoffe rosse ondeggianti alla brezza marina. Mongolfiere le gonne gonfie di vento, che nascondono a mala pena gambe agili che inforcano moto sgangherate o balzano alla guida di un trattore, in un intrico di sterrati polverosi. Tra un frastuono di gabbiani dalle dimensioni spropositate. Le poche case tinte in colori pastello, al cui interno regna una policromia vivace. L’isola non è dotata di alberghi in senso proprio. Qui si alloggia, con grande allegria, nelle abitazioni private realizzate in legno. Un tuffo nel passato, un’atmosfera che ricorda i tempi dell’Armata Russa. La cura di una quinta teatrale allestita da un formidabile trovarobe. Si parla un dialetto unico. Unici sono i riti legati al matrimonio ed alle maggiori festività, unici i ricami. Pane nero, patate nere, latte appena munto, aringhe affumicate, burro, caviale e birra. Qui si pratica ancora il baratto, ma la connessione internet è ottimale. Cresciute nei limiti materiali imposti dall’autarchia, queste donne forti svolgono ogni genere di attività, con slancio e serenità, cantano e sanno suonare il violino. Non gradiscono che si parli di loro come di una società matriarcale, dicono che si danno da fare, e si aiutano da buone sorelle, si stimano, tutto qui.  
Già questo sarebbe sufficiente per spingerci ad andare nel golfo di Riga, un tempo, meta frequentata più da balene che da uomini. 
Questo è il regalo che vorrei fare a tutte le donne, questo Natale. In particolare alle nostre lettrici e amiche. Di trovare un luogo, un’isola di Kihnu, nel mondo di ognuna di noi. Una donna, amata e sorretta decuplica le sue potenzialità, fiorisce, non avverte la stanchezza. Si, fiorisce. E vedrete che prato dai mille colori. Iniziamo subito. 
Buon Natale

White

mercoledì 24 dicembre 2014

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stata buona - By Red

Caro Babbo Natale, l’albero è pronto da settimane, tutti sanno già cosa fare a capodanno e io sono ancora in alto mare, non ho neppure scritto la letterina! Caro Babbo Natale, quest’anno sono stata buona. Scusa la sicumera con cui lo dico, ma son stata buona per davvero! L’ho voluto e l’ho fatto, ecco! Ho fatto anche qualche pasticcio, vabbe’, ma non era questo il discorso, non puntualizziamo sempre. Caro Babbo Natale, così, alla vigilia non mi sento di chiederti nulla, starai già volando e smistando pacchetti, avrai già letto in chissà quanti sogni e realizzato chissà quanti desideri, anche di chi non perde occasione di dire sempre a tutti che non esisti. Ti auguro solo una buona nottata e un meritato riposo, quando avrai infilato sotto l’ultimo albero l’ultimo pacchetto. Buon Natale Babbo, di cuore, e non prendertela troppo con chi di te racconta in giro peste e corna… io ti voglio bene!
Caro Babbo Natale, dimenticavo… non potevo lasciare la Rassegna Stronza senza una letterina, e la tradizione vuole che scriviamo a te, ma io come al solito ho bisogno di parlare con Gesù Bambino. Tanti baci, se passi di qui fai lampeggiare i fari della slitta… capirò il tuo saluto!
Caro Gesù Bambino… sei pronto? Io si!
Rileggevo la letterina dell’anno scorso… sai che sei stato buono? Più di me, anche se sei così piccolo!
Ti chiesi cardi selvatici, asparagi e papaveri rossissimi, pere piccole piccole e more, poi funghi e ancora cardi al nuovo autunno… sono arrivati i cardi, li hanno raccolti per me persone meravigliose, che mi dotavano a turno di leppa perché potessi pulirne e mangiarne, e gennaio grazie a loro è stato bellissimo. Di asparagi ne ho raccolti, e altri li ho trovati pronti tornando a casa. I papaveri come sempre mi hanno salutata lungo la linea della ferrovia, a sorridere dagli angoli più grigi e dimenticati della città, e li ho ritrovati a ridere in una campagna trapuntata di ricami di malva.
Le pere piccine le faceva trovare la nonna al mio tesoro… ho dovuto rinunciare a un po’ di “guancette rosse”, ma è stato bello. Le more… ne ho mangiato a pugni camminando verso la spiaggia in un angolo di mondo incantato, sono state la merenda più buona a spezzare mattine di lavoro e sorrisi, raccolte per me con la dolcezza che solo le donne forti e apparentemente dure sanno avere. I funghi si son fatti trovare ad agosto, nella macchia fitta fitta, e i porcini d’autunno mi hanno fatta miagolare. Cardi ne mangerò anche domani per festeggiarti, e già non vedo l’ora.
Ti ho chiesto scarpe e ne sono arrivate. Gli stivali con la striscina rossa non c’erano più ai saldi, ma ho recuperato in autunno con un’alternativa bellissima! E poi, lo sai, sotto l’albero ho messo un pacchetto per me a tuo nome… che bello sarà aprirlo! Le antinfortunistiche rosse numero 35 non le ho comprate ma le ho trovate, chissà mai l’anno prossimo!
La maglia bianca del Cagliari è arrivata! È bellissima ed ero così contenta il giorno del mio compleanno! Il pallone firmato no, ma la foto autografata di Sau è valsa mille mila “stiletti”!
Ti ho chiesto qualche viaggio, persone interessanti, qualche scavo. Ho viaggiato, non tanto, ma mi accontento. Ho incontrato persone meravigliose oltre che interessanti, persone da ascoltare e che mi hanno fatto imparare. Persone che mi hanno ascoltata e che, quando meno me l’aspettavo hanno imparato. Ho fatto incontri bellissimi quest’anno, Gesù Bambino, ho trovato e ritrovato esseri umani meravigliosi, e te ne sono grata.
Volevo partenze e distacchi indolori, non volevo perdere nessun amico. Forse ho solo visto con chiarezza distacchi già segnati da tempo. Non sono stati indolori, no. Ma hanno portato luce e verità. E speranza, voglia di costruire. Sono distacchi che non mi hanno lasciata mutila, ma mi hanno arricchita di esperienza.
Qualche bel concerto l’ho sentito, il vestito da sera rosso l’ho messo.
Il giorno perfetto… non è stato proprio perfetto, ma tanti sono stati i giorni bellissimi. Con i tramonti rossi e il cielo solcato dai fenicotteri rosa, e sempre lo stesso nostro stupore e incanto, mio e di Violet, quando una di noi indicava il cielo e l’altra, estasiata, alzava lo sguardo. Te lo chiedo anche per quest’anno il giorno perfetto, e sappi che mi basterà attenderlo tra un giorno bellissimo e uno imperfetto. Lo aspetto già da oggi, ché è tempo di attesa.
Volevo un natale estivo, invece alla fine non ho fatto l’albero. Magari lo farò quest’anno, visto che anche in questo Natale mi mancherà un tesoro. Anche per questo aspetterò, ho pazienza! Ché di pazienza me ne hai regalata ogni Natale e io ne ho fatto tesoro.
Sei stato buono, Gesù Bambino, e io ho provato ad esserlo con te. E ti chiedo i doni che ti ho chiesto anche un anno fa, perché di natura, bellezza, amorevolezza e risate ho bisogno. Ho bisogno di vedere la felicità degli altri intorno a me per accordarla con la mia e farne una sinfonia. Ho bisogno anche quest’anno di un Natale diffuso e lungo. Di sorprese sparpagliate in giorni insospettabili.
So che mi esaudirai. Dopo quest’anno non ne ho alcun dubbio.
Dimenticavo. Porta colori alla Rassegna Stronza. Uno scatolone pieno di acquerelli e buone idee.
Ora che ti ho detto tutto, piccolo Gesù, preparati alla tua notte e… drommi… reposa… anninnia…


sabato 13 dicembre 2014

Addio my darling, goodbye my love...

Fino a qualche tempo fa non pensavo che mi sarei ritrovata oggi a scrivere queste righe, ma la vita
gira in fretta e bisogna un po' adeguarsi a quanto ci offre. Quindi, eccomi qua.

Pink vi saluta, vi dice arrivederci o addio. Non so cosa mi porterà il mio futuro, ma so che il presente mi sta rendendo difficile dedicarmi a questo spazio con l'intensità e l'amore che vorrei. Questo blog è stato un semino piantato nel giardino dell'anima da due ragazze un'estate di tre anni e mezzo fa e tanti amici ci hanno aiutato a farlo crescere rigoglioso e forte. Poi pian piano alcuni hanno ripreso la propria strada, restandoci vicino e dando un'occhiata a questo nostro semino diventato alberello. Anche io oggi riprendo la mia strada, senza dimenticarmi dell'alberello e di voi che ci avete sostenuto, apprezzato e amato. 

La Pink di tre anni e mezzo fa non è più la Pink di oggi, è cambiata e anche molto, così come il suo alterego "babbano" Marianna. Vuole cose diverse, ama in modo più consapevole, ha messo su famiglia quasi due mesi fa e spera che cresca in fretta. Ha portato avanti lavori, ricerche, tesi, si è sentita realizzata e felice in certi giorni e un po' meno in altri. Ha trovato un rifugio sicuro nella scrittura, anche quando a qualcuno non piaceva molto quello che aveva scritto. Ma stronza si era definita e stronza voleva rimanere. La voce un po' "fuori dal coro" che si è sempre sentita ed era contenta e onesta con sé stessa. Oggi mi sento davvero diversa e sento che al momento tra Pink e Marianna non c'è una totale corrispondenza e devo fermarmi e ritrovare quel punto d'incontro tra persona e alterego cybernetico colorato. Ho sempre ritenuto questo un passatempo meraviglioso e speciale che mi ha dato tanto e in cui ho riversato tante gocce del mio cuore. Ma è davvero ora di rimettersi in marcia e ripartire per nuove avventure. Questo non vuol dire che sia facile o non doloroso, anzi tutt'altro. Non è stato per niente semplice decidere di fare questo passo, ma ormai era necessario per il bene in primis di questo blog stesso, che ha bisogno delle energie migliori di tutti quelli che ci collaborano.  In questo momento io non ho quelle energie ed è giusto che lasci spazio a chi invece ne ha e vuole riversarle qui. 
Non mi resta che dire grazie. Innanzitutto a Red con cui questa avventura è nata, cresciuta e continuerà a proseguire. Poi a Violet, Black, Paul_Blau, Rainbow, Cyan, Green e White che hanno davvero reso questo gioco una storia speciale e bellissima. A voi che avete creduto in me, sorbendovi i miei deliri misti in rosa e le cronache della Juventus, voi che siete un pubblico per la maggior rossoblu. Grazie, davvero.
E siccome questo blog è stato sempre caratterizzato dalla musica, il mio saluto ve lo do così...
Un abbraccio,
Pink


venerdì 12 dicembre 2014

Keep calm end work in progress

Cari amici, come avrete notato – o forse eravate distratti? – da qualche settimana la Rassegna Stronza non pubblica nuovi post. Non abbiamo intenzione di abbandonarvi, ma abbiamo bisogno di un po’ di pazienza. È tempo di grandi rivoluzioni: si cresce, si cambia e ci si ritrova diversi. 
Così, dopo aver salutato la presenza costante e amorevole dell’Almanacco di zia Violet son finiti anche i tempi di Red&Pink. 
Già si stanno sognando e costruendo nuove avventure, se ancora vorrete stare con noi… 
Red