sabato 31 maggio 2014

Istantanee -by White


La maga buona che coltiva gli iris

Vi sono luoghi capaci di regalare pace, dove l’anima si rasserena e si predispone al bene. Sono spazi che mutano, con il susseguirsi delle stagioni, nei colori, nei profumi, nei fruscii e nei cinguettii. Cagliari è una città fortunata. Ospita svariati luoghi benedetti, dove il Creatore non si è risparmiato. Per niente. Ai piedi dell’anfiteatro romano si stende l’amena valletta di Palabanda. Un lembo di terra dove la Storia si è dilettata parecchio. Intricatissime le vicende legate al suo possesso ed alla sua destinazione, nei secoli, ma ricche di fascino a ripercorrerle. All’interno di un alto muro di cinta dall’aspetto militare, dove ci si aspetterebbe la targa con su scritto “Limite invalicabile”, si cela un tesoro, l’Orto Botanico, uno tra i migliori in Italia. Mai in piena luce, quando il caldo torrido arrostisce la città, offre un prezioso ristoro. Vi capiterà di incontrarvi bambini, innamorati, convalescenti, e chi ha poco davanti a sé, ma sa ancora godere della vista delle ninfee, e del via vai dei grandissimi pesci rossi, nell’acqua fangosa della fontana. Una donna specialissima ha contribuito con grande passione alla sua formazione. Vi ha passeggiato fin da piccola, rapita, manifestando incontrovertibilmente il suo spiccato interesse per il mondo vegetale. Studierà e renderà noto il patrimonio specialissimo della sua amata isola per tutta la durata della sua lunga vita.
Eva Mameli nasce a Sassari nel 1886, figlia di Giovanni Battista, pluridecorato colonnello dei carabinieri. Giunto alla età della pensione, la famiglia si trasferisce a Cagliari, dove Eva compie i suoi studi. Si laurea in matematica molto presto, nel 1907. Di lì a due anni, raggiunto a Pavia il fratello Efisio, docente di Chimica, dopo la morte del padre, si laurea anche in Scienze Naturali. Ottiene l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole, non vuole gravare sulla famiglia. E’ brillante e appassionata. Sarà la prima donna in Italia a conseguire la libera docenza in Botanica. Ricercatrice infaticabile, perfeziona i suoi studi con rigore e costanza. Grande divulgatrice. Le si devono oltre duecento pubblicazioni. Piccola e scura, nei colori, ha una imponente massa di capelli. Non li ha mai tagliati, scendono come una tenda ben oltre le cosce. Una Lady Godiva in miniatura. Li porta arrotolati più volte in sé stessi, dopo averli intrecciati. I pochi che l’hanno vista con i capelli sciolti ne hanno tratto un’impressione quasi di spavento. Un fantasma ossuto. E’ una donna riservata, Eva, austera e rigida, misurata e severa anche nelle parole e nei toni. Indossa gonne lunghe a balze sovrapposte. La sua vita, trascorsa fino ad allora china sul microscopio, dedita totalmente al suo lavoro, anteponendo lo studio a qualsiasi altro aspetto dell’esistenza, subisce una scossa improvvisa. Nel 1920 incontra un illustre agronomo, Mario Calvino, che ne apprezza la profonda e poliedrica preparazione, e con il quale intrattiene da qualche anno un rapporto epistolare intenso. All’invito di collaborazione nell’ambito della genetica vegetale, seguirà immediatamente una proposta di matrimonio, che Eva accetta, lasciando il mondo della ricerca e dell’Università. Lo raggiunge a Santiago de Las Vegas, a Cuba e sarà al suo fianco nella conduzione della Stazione sperimentale. Si occuperà per lo più dello studio della canna da zucchero, incrementandone la resa e combattendo le malattie che la infestano. Qui darà alla luce il suo primogenito, Italo, destinato ad ottenere grande fama nell’ambito letterario, unico caso in una famiglia di assoluta predisposizione scientifica. Nel suo soggiorno cubano, durato cinque anni, Eva troverà il modo di istituire una scuola volta a combattere l’analfabetismo delle figlie dei campesinos. E’ buona d’animo, fa la crocerossina tra le due guerre, cura il tifo e sarà premiata con medaglie e benemerenze. Nel 1925, in risposta a pressanti richieste, i due studiosi fanno ritorno a San Remo, dove si occuperanno di floricoltura. Acquistata una grande proprietà “Villa Meridiana”, proseguiranno con fervore i loro studi. La casa, amplissima, accoglierà laboratori ed il suo lussureggiante giardino vedrà quotidianamente le loro sperimentazioni. Ai coniugi Calvino si deve l’ingresso in Italia del kiwi. Proprio mentre si trova impegnata in questa attività, ad Eva viene offerta la cattedra di Botanica a Cagliari e la direzione dell’Orto Botanico, suo primo amore. Sarà un via vai forsennato, il suo, tra la Liguria e la Sardegna. Vi rinuncerà due anni dopo, per la nascita del suo secondo figlio, Floriano, nel 1928. Pur godendo del sostegno totale della madre Maria Maddalena Cubeddu nella cura dei figli, dovrà lasciare i suoi impegni cagliaritani, e lo farà a malincuore. Ora il suo impegno si concentrerà del tutto nella Stazione sperimentale di floricoltura a San Remo, dal cui giardino raramente si allontanerà. A lei si deve l’introduzione di numerose specie vegetali provenienti dai luoghi più disparati del mondo, fatte acclimatare in Liguria con successo. Divulgherà con grande generosità il frutto delle sue ricerche, in particolare sulle tecniche della ibridazione, perché possano essere di utilità al maggior numero di vivaisti possibile. L’incombere della seconda guerra mondiale porterà con sé dei rallentamenti nella loro attività. E difficoltà. A Villa Meridiana nascondono ebrei e partigiani. I loro due figli sono anch’essi partigiani. Eva e Mario conosceranno la crudeltà di una duplice fucilazione simulata fatta allo scopo di estorcere il nome del luogo in cui si nascondono i figli. Mario, tenuto prigioniero per una quarantina di giorni, ne rimarrà segnato per tutta la vita. A guerra conclusa gradualmente a Villa Meridiana si torna alla normalità, frenetica l’attività nel giardino. Eva lotta contro lo sterminio degli uccelli, creature utilissime alle piante perché si nutrono dei loro parassiti, liberandole. Una tra i primi a porsi il problema della loro tutela. Alla morte del marito, nel 1951, subentra nella direzione della Stazione sperimentale. Vi lavorerà senza risparmiarsi fino al 1959. La Riviera dei Fiori le deve tanto.
Ma noi ci ricorderemo di lei, con gratitudine, ogni volta che ci capiterà di ammirare la gran mole di varietà di piante e fiori da tutto il mondo, leggendo le etichette con i nomi in latino, a spasso tra i vialetti profumati del nostro Orto Botanico, immaginandola china, in osservazione, delle sue amate Fumarie, la lunga gonna chiara sulla ghiaia, aperta come una grande corolla, dove il sole gioca senza stancarsi mai a incara cua tra il folto fogliame. Una piccola grande donna, che avvertì prestissimo e pressante il desiderio di essere utile agli altri, lottando in un mondo scientifico pensato per soli uomini. Timida solo in apparenza, ma forte di carattere, questa signora un po’ scontrosa, “Carognetta” la definiva Libereso, lo storico ed eccentrico giardiniere di Villa Meridiana. Si esprimeva in un italiano perfetto, curato con rigore ossessivo nella forma. Scienziata capace di tessere competenze anche oltreoceano ed insieme nonna appassionata, si spegne nel 1978, a novantadue anni, “la maga buona che coltiva gli iris”, come la definiva suo figlio Italo.

giovedì 29 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Decine di carabinieri assediano Sindia per 4 ore (Unione Sarda, p. 57)

La canzone del giorno è:
Carlo Martello - Fabrizio de André

La frase del giorno è:
Aderite tutti alla lega della morra clandestina!!!

mercoledì 28 maggio 2014

Red Victim

L’estate si avvicina: attenti all’ananas assassino!

Forse è un bene che l’estate stenti quest’anno ad arrivare, perché quel che vedo tra gli scaffali e le relle dei negozi non mi dice niente di buono. Forse l’estate stessa si è spaventata, al pensiero di città popolate da gente vestita (o anche no) secondo quanto sembrerebbe dettare la moda.
Iniziamo dagli ananas: che ci fanno degli ananas stampati su gonnelline plissettate? Qualcuno dei miei lettori ha intenzione di mettere vestiti con ananas stampati? Ditemi di no, vi prego! E in caso abbiate valutato una simile possibilità, vi consiglio di escluderla immediatamente.
Il giallo. È un colore bellissimo, ma ce lo possiamo permettere davvero in poche: praticamente solo noi rosse (naturali?) con pelle chiara e rosata e lentiggini sul naso, e ovviamente i coloriti sud sahariani. Nessun altro, nemmeno tu, brunetta smorfiosa dall’incarnato olivastro che sabato hai comprato la giacca che volevo io! Sappi che hai fatto un acquisto inutile o forse anche dannoso, anche se il giallo è il colore dell’ananas.
Le gonne-pantalone. Pensavamo di esserci disfatte di questa iattura, invece eccole di nuovo in tutti i negozi, lunghe, medie, corte e cortissime, a tutina, salopette, in abbinamento al giallo e agli ananas, addirittura! Io non credo sia un caso che il ritorno delle gonne-pantalone sia coinciso con quello della malaria e della tubercolosi… non sarebbe forse il caso di pensarci bene prima di riempircene l’armadio?
Gli hot pants a vita alta. Ragionate prima dell’acquisto: mettere il vostro di dietro in evidenza con colori chiari e sgargianti (magari con uno o più ananas) e aumentarne le proporzioni grazie all’effetto della vita alta vi sembra una buona mossa per apparire belle? E quand’anche riusciste con una magia a non sembrare un sedere gigantesco con piedi e testa (e ananas), siete proprio sicure sicure sicure che non state ostentando della cellulite? Io ve lo dico: in spiaggia non ci si fa caso, ma in città è terribile!
I top corti (e larghi). Per mettere dei top corti e larghi senza far spavento bisogna avere la pancia piatta e sodissima (rotolini invisibili sotto un abito ad hoc e sexy con un costume da bagno azzeccato possono diventare inguardabili rotoloni come per magia) e il seno piccolo e alto (ché se anziché essere prorompenti per una scollatura lo si è dalla parte bassa della maglietta è brutto sia per se stesse che per il prossimo). Se anche si è ragazzine magrissime e belle è necessario ricordare che un top che non copre nulla è adatto solo al tempo libero e alla spiaggia: non andate nude a scuola, ai corsi di recupero, a trovare la nonna, alla comunione dei fratellini o alla cresima dei cugini: non sarà un ananas a farvi sembrare vestite!
I prendisole. Perfetti in spiaggia, non lo sono affatto in città. Girare in centro con infradito e caftano è maleducato e fastidioso: anche se siete in vacanza ricordatevi che niente e nessuno vi vieta di vestire in maniera adeguata ai luoghi e agli orari, nemmeno gli ananas!
I cappellini. Utilissimi per salvarsi dalle insolazioni, sono tra gli accessori più belli e divertenti che si possano usare. Anche se la loro funzione pratica è indubbia, nulla vieta di unire l’utile al buon gusto e di utilizzare un cappello diverso per le diverse occasioni e in stile con l’abbigliamento scelto! E ricordate di non imitare la signorina Chiquita: niente ananas per cappello!

Il consiglio per lui: mettere pantaloni a tinte sgargianti, stretti e con un risvolto che lascia intravedere la caviglia scoperta valorizzata da un mocassino scamosciato colorato non è più bello che decorare il proprio abbigliamento con degli ananas!


P.s.: gli ananas sono buoni e fanno bene: perché non mangiarli (e basta)?

martedì 27 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Protesi sparisce in corsia: nonnina resta senza denti (L'Unione Sarda p. 55)

La canzone del giorno è:
Fammi crescere i denti davanti - Zecchino d'oro

La frase del giorno è:
Dov'è Nusco?

lunedì 26 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
L'Ottava vola in Prima (Unione Sarda, p. 33)

La canzone del giorno è:
Torpedo Blu - Giorgio Gaber

La frase del giorno è:
Domani porta con te un agnellino

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (Golfo degli Angeli, Mediterraneo, Terra, Sistema Solare, Universo. Coordinate: lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:01 e tramonta alle 20:38.

Luna
All’inizio della settimana la Luna è calante. Il 28 maggio è Luna Nuova. Da qui inizia la sua fase crescente.

Cielo del Mese, i Pianeti
Venere sorge per tutto il mese poco più di un’ora e mezza prima del Sole: rimane, quindi osservabile al mattino presto, piuttosto basso sull’orizzonte orientale. Ora il pianeta sta attraversando la costellazione dei Pesci e il 31 fa il suo ingresso nell’Ariete.

I Santi
26 maggio: san Filippo Neri
27 maggio: sant’Agostino di Canterbury
28 maggio: san Luciano
29 maggio: san Gherardo di Macon
30 maggio: san Gavino, san Proto e san Gianuario martiri di Porto Torres
31 maggio: Visitazione della Beata Vergine Maria
1° giugno: san Giustino

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Desulo – Blitz contro i maiali (L’Unione Sarda, Edizione del 30 maggio 2013, p. 1). Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, clicca qui.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Il 31 maggio è la Giornata Mondiale senza tabacco. Aderiamo tutti!!!
Il 1° giugno si celebra la Festa Internazionale dei Bambini.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


Era lì. Da diecimila lune le sue radici affondavano in quella terra e le sue fronde vedevano quel cielo.
Era lì. Che fosse estate o inverno, notte o giorno, viveva e amava. Resisteva e si donava.
Da quando era spuntato, giovane germoglio, esile virgulto di castagno, erano trascorsi più di settecento lunghi anni. Da allora erano cambiate molte cose. Solo il tempo e le stagioni si erano susseguite, come sempre, in un cerchio che parlava di nascita e vita, di declino e morte. Di rinascita. Di rinnovamento. In un eterno alternarsi tra crescere e diminuire, tra vecchio e nuovo, che insegnava l’impermanenza dell’essere. E lui aveva imparato: aveva imparato a cambiare e a rimanere se stesso. A non scoraggiarsi. A non cedere.
Quando era caduto a terra, semplice castagna catapultata fuori dal riccio, lontana dalle gemelle, era stata la mano di una Jana a dargli una lieve carezza ben augurante, prima di nasconderlo in un piccolo buco del terreno. Come in un sussurro che veniva da lontano, come una reminiscenza di una vita passata, che non era sicuro fosse nemmeno la sua, ricordava le brevi parole che l’accompagnarono, condite da sorriso di fata: – Tu sei destinata a cose grandi, piccola castagna mia. Riposa, ora. Che avrai lunghi giorni da vivere e sapere. E così fu.
Cavalcava, veloce e fiera, quei boschi Eleonora quando il giovane Castagno, pieno di vita e di fiducia, distendeva le fronde verso il cielo immenso. Quando irrobustì il tronco, era spagnoleggiante la parlata dei signori che gli passavano accanto, a caccia di selvaggina. Era già vecchio e stanco, quando i principi di Savoia, in esilio nella sua Terra, arrivarono fin lassù dalla grande città sul mare, in cerca di riparo dalla calura estiva. Li chiamavano re, Re di Sardegna. E a lui sembrava strano che qualcuno potesse comandare altri. E in casa non propria. Ascoltava. Ascoltava tutto. Anche i discorsi degli uomini. E imparava. Imparava che il trascorrere del tempo lo chiamavano Storia. Imparava che la storia, le vicende degli umani, finiva per coinvolgere tutte le creature, l'intero creato. Ascoltava, ma tante di quelle parole gli sembravano prive di saggezza, vuote d'anima, povere di compassione. E non gli piacevano.
Spesso, tornava a trovarlo la Jana, la sua madrina. Al contrario delle altre, le parole della fata erano come carezze per lo spirito. Erano parole rare e lievi, che insegnavano amore e saggezza. Sembravano una nenia dolce, che scaldava i freddi inverni senza far male. Quando la Jana era con lui, il silenzio e le parole si confondevano, si perdevano l'uno nelle altre. Il tempo trascorreva veloce, ma denso. Era un meraviglioso scambio di esperienze e di vita.
La vita proseguiva per l'etereo spirito del bosco e per il grande spirito che ormai era diventato un vecchio Castagno. In tempi più recenti gli umani frequentarono ancora quei boschi, ma ora, più che nei tempi passati, violavano i luoghi sconvolgendo la pace che vi regnava. I cambiamenti negli ultimi cinquant'anni erano stati repentini e profondi. Ormai gli uomini arrivavano nel bosco con delle grandi scatole rombanti che chiamavano "automobili". Tagliavano gli alberi. Ne tagliavano tanti. E non lo facevano più alla pari, a forza di sudore e braccia. Usavano le "motoseghe", e il rumore moltiplicava lo strazio degli abitanti del bosco. Durante la notte alberi ed animali discutevano di ciò che accadeva, con crescente preoccupazione. Solo il vecchio Castagno sembrava resistere nell'esercizio della fiducia. Amava dire di averne viste tante. Invitava tutti a non dubitare mai nelle grandi risorse dello Spirito del Bosco.
A lungo andare, però, anche per lui, l'esercizio della speranza divenne sempre più duro. Alla fine gli uomini non si accontentarono più di tagliare gli alberi. Iniziarono anche a piantarne di nuovi. Il vecchio Castagno dovette assistere al diradarsi dei suoi fratelli. Essi vennero sostituiti da alti e possenti pini. E i nuovi arrivati crebbero. Crebbero presto. Divennero forti. Oscurarono il sole. Privi della fonte della luce e della vita, i castagni si indebolirono, ad uno ad uno. Divennero sempre più nodosi, rachitici. Non riuscivano a respirare. Iniziarono a produrre meno castagne. Iniziarono a essere "inutili" per l'uomo. Anche il vecchio Castagno era in debito di luce, di aria, di vita. Ma provava a resistere. Non venne tagliato. Era antico, e gli uomini sembravano nutrire una strana curiosità per le cose antiche. Non le curavano, ma non le buttavano. Il Castagno osservava. E non capiva, nonostante, con lo scorrere del tempo, i pensieri fossero diventati profonde meditazioni, da cui sgorgavano perle di saggezza, come gocce di rugiada a lenire l'arsura delle nuove gemme che non finivano mai di spuntare, anche nella vecchiaia. Pian piano andò in affanno, come i suoi fratelli. Pensava di aver sentito e visto tutto, ormai. Ma il peggio doveva ancora arrivare. E giunse.
Gli uomini decisero di migliorare la produzione di castagne. Quelle sarde erano troppo piccole per quello che chiamavano il "mercato". Arrivarono i porta innesti dal continente e, con essi, venne anche la malattia, fino ad allora sconosciuta in quella terra antica. Proprio nelle gemme, dove si crea, lentamente, la nuova vita, iniziò a crescere la morte per i castagni del bosco. Anche il vecchio Castagno, il faro della speranza, si ammalò. E divenne triste, sordo e muto. La Jana sentiva la sua sofferenza. Tornava sempre più spesso a trovarlo. Lo carezzava piano. Cantava a lungo per lui nelle notti stellate. Ma lui non reagiva.
Passò del tempo. Cambiarono le lune e tornò la primavera. Un giorno nel bosco arrivarono dei visitatori. Tre donne e un uomo si avvicinarono con delicatezza al vecchio Castagno. Carezzarono la corteccia. Parlavano piano. Osservavano con sguardi curiosi e amorevoli. Anche la Jana venne a vedere. L'uomo parlava. Raccontava la storia del bosco. Poi estrasse un foglio dalla tasca e iniziò a recitare. Una poesia, in Limba. Il vecchio Castagno si mise in ascolto. Le parole che udì erano antiche, come quelle dei padri. E cantavano una vicenda che sembrava familiare, la storia del patriarca del bosco. Un canto vero e toccante. Triste come solo la cruda realtà sa essere. Il vecchio Castagno riconobbe la sua storia, sentì che ancora gli uomini avevano parole di giustizia e di pace e per la prima volta, dopo tanto tempo, non si sentì solo. Lasciò che quella voce, quelle parole, gli entrassero fin dentro l'anima. Si commosse. E pianse.
Quando i visitatori andarono, rimasero la Jana e il vecchio Castagno. Lui a piangere. A lungo. Calde lacrime liberatorie, fino a quel giorno trattenute a prezzo di un'apatia che non gli era mai appartenuta. La fata a raccoglierle in una piccola ampolla. Arrivò la notte. La Jana allora cantò una nenia dolce come un canto di guarigione. All'alba, quando fu il momento di tornare dalle sue sorelle, aprì l'ampollina e rese al bosco e al suo patriarca il prezioso contenuto. Le lacrime divennero fresche gocce di rugiada, a lenire l'arsura che infiammava di morte le gemme dei castagni del bosco. A lenire e curare. A portare, nel nuovo giorno appena nato, una speranza di vita.
(Il vecchio Castagno, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Come arrivano lontano i raggi di una piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio.

Così Aggiunse Violet
A Tonara esiste un meraviglioso Castagno di più di Settecento anni. Ho accarezzato il suo tronco. Ascoltato la sua voce. Mi sono riposata per un momento appoggiata a lui. È malato: il “cipinide del castagno” è stato introdotto in Sardegna di recente, probabilmente infettava gli innesti fatti arrivare per migliorare la produzione delle castagne. Una malattia terribile che attacca le gemme e, anziché dare vita ai frutti, libera nuovi parassiti che continuano il ciclo di morte. Ora è stato introdotto un coleottero, antagonista naturale del cipinide, che si spera possa bloccare l’infezione. Ci vorrà tempo. Intanto io non dimenticherò mai il bosco e la voce del Vecchio Castagno e tornerò presto a trovarlo. Grazie a chi ha cantato per noi questa storia: le parole vere, per quanto dure possano essere, sono sempre fonte di riflessione e di commozione. E la commozione, cioè il movimento del cuore, che esse suscitano, genera sempre speranza e vita. Io, lo credo fermamente!

La Parolina della Settimana
Resilienza. È la capacità di affrontare e superare le avversità. È il trovare in sé stessi le risorse positive che ci fanno rialzare dopo una caduta, che non ci fanno lasciare spazio allo sconforto e alla paura, ma riaccendono la speranza dentro di noi e intorno a noi!!!
Per saperne di più, un sito davvero particolare ci fa far pace con le parole desuete della nostra magnifica lingua. Cliccate qui.

domenica 25 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
L'evento. La danza senza pioggia (Unione Sarda p.31)

La canzone del giorno è:
The final countdown - Europe

La frase del giorno:
Monte Campione è la montagna degli elefantini!

sabato 24 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Biodiversità. Olandesi a caccia di erbe sarde. "La Regione deve fermarli" (Unione Sarda, p. 20)

La canzone del giorno è:
I'm a Good Girl - Christina Aguilera

La frase del giorno è:
Sant'Antonio quando arriva arriva: felice sant'Antonio a tutti.

giovedì 22 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Sprechi. Nel tunnel sotterraneo destinato a uomini e topi (Unione Sarda p. 34)

La canzone del giorno è:
Profondo Rosso - Goblin

La frase del giorno è:
Tronos surdusu, abba a imbudusu

mercoledì 21 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
In manette il ladro con la federa (Unione Sarda, p. 31)

La canzone del giorno è:
Hop Hop Somarello - Paolo Barabani

La frase del giorno:
Red fa ordine: pensa come siamo messi!!!

martedì 20 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Lanusei. La fontana? Sembra un loculo (L'Unione Sarda p. 59)

La canzone del giorno è:
Barbrie Allen - Angelo Branduardi

La frase del giorno è:
Più fonti per tutti!

lunedì 19 maggio 2014

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (Golfo degli Angeli, Europa, Terra, Sistema Solare, Universo. Coordinate: lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:06 e tramonta alle 20:32.

Luna
La Luna è calante. Il 21 maggio, alle 13:02, entra nel suo ultimo quarto.
All’alba del 25 maggio, poco prima del sorgere del Sole, sull’orizzonte orientale, nella costellazione dei Pesci, sorge una sottile falce di Luna calante e, subito dopo, a formare una congiunzione, il brillante pianeta Venere.

Cielo del Mese, i Pianeti
Marte, dopo l’opposizione del mese scorso, rimane ancora il pianeta con le migliori condizioni di osservabilità serale. Al calare dell’oscurità il pianeta rosso è già alto in cielo, culminante a Sud a fine maggio, e lo si può seguire, nel corso della notte, mentre scende verso Sud-Ovest. Marte rimane per tutto il mese nella costellazione della Vergine.

I Santi
19 maggio: santa Prudenziana di Roma
20 maggio: san Bernardino da Siena
21 maggio: santa Isberga badessa
22 maggio: santa Rita da Cascia
23 maggio: san Desiderio di Langres
24 maggio: Maria Auxilium Cristianorum
25 maggio: santa Maria Maddalena de’ Pazzi

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Viale Colombo – I soliti ignoti visitano la Asl (L’Unione Sarda, Edizione del 21 maggio 2013, p. 20).
Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, clicca qui.


Feste, Ricorrenze Curiosità
Il 22 maggio ricorre la Giornata Mondiale per la Biodiversità.

Il Lama Racconta
La voce della sera è una
È canto
La notte ha molte voci
La prima è nenia
la seconda sussurro di cuori confidenti
la terza voce della notte è sorriso di stelle
Poi è silenzio
Di occhi che brillano negli occhi
Di sguardi a perdersi in fondo a sguardi gemelli
a ritrovarsi in sogni alati
ad andare lontano in cuori sognanti
a scrutare il futuro
di promesse

Mantenute

(La voce della notte, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Alcune strade portano più ad un destino che a una destinazione.

La Parolina della Settimana
Blachennomio. Che significa “tassa sulla stupidità”. Non vi sembri uno scherzo. Ed io, oltre tutto, la ritengo ogni giorno più urgente. Questo sito vi spiega meglio tutte le curiosità. Cliccate qui.

Breaking news

La notizia del giorno è:
Il caso. Gli onorevoli in letargo (Unione Sarda, p. 7)

La canzone del giorno è:
Verdi pascoli - Fabrizio de Andrè

La frase del giorno è:
E' bellixeddu comente una cugurra streccada!

domenica 18 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Olbia. Cozze star e oggi il palio (Unione Sarda, p.69).

La canzone del giorno è:
Sunday Morning - Velvet Underground

La frase del giorno è:
Fate mi piace alla pagina della Rassegna Stronza!!!

sabato 17 maggio 2014

Istantanee - by White

La persistenza delle macchie

Ogni famiglia ha la sua storia. E, non di rado, si rivela un bagaglio gravoso a portarsi. Curva la schiena. Se poi si verificano fatti inconsueti, si conserva immutata, nel tempo, nella memoria della gente, nel bene e nel male. Come la muffa sui muri, da un puntino nero, poco visibile, ecco che si moltiplica e rispunta. Ed hai voglia di grattare via, ridare la calce, la macchia, prima o poi, farà la sua ricomparsa, tronfia, globosa e scura. Se poi la tua famiglia di origine è ricca e nobile, la fantasia è una ricamatrice sfrenata. Quando poi i trascorsi dei tuoi familiari non sono limpidi, anzi proprio foschi, non parlarne è impossibile.
La famiglia Misorro, originaria di Tempio, diventa straordinariamente ricca. Gavino, un avvocato chiacchierato, era considerato il più grande allevatore che la cittadina avesse mai conosciuto. Certo qualche dubbio aleggiava sul sangue blu di quella famiglia. Rosso semmai era il sangue versato copioso dietro un ruolo di apparente legalità, nella lotta al banditismo, e che invece celava appropriazioni indebite, grassazioni, e omicidi. Redivivo Don Rodrigo, l’avvocato Gavino pare capeggiasse un piccolo esercito di fedelissimi, che, con forza brutale, imponevano la sua volontà. Ma non era un caso isolato, il suo. Il fratello, ad esempio, rispose al rifiuto oppostogli dalla famiglia della ragazza che aveva chiesto in moglie, trucidandone, in una sola notte, diciotto membri, e non pago, ne straziò i corpi.
Margherita nasce in questo contesto. Ma è bianca, come la perla di cui porta il nome. Non compie atti disumani, quella malvagità nell’agire non le appartiene, non l’ha ereditata dal padre Gavino. La tenacia, si, inalterabile. Il suo unico peccato, quello, appena sedicenne, bella, alta e nobile nel portamento, di essersi innamorata di un giovane brillante, già avviato alla carriera di magistrato e che ricambiava i suoi sentimenti. Chissà, forse il padre non l’amò mai, questa figlia pura, così distante dai suoi canoni comportamentali. Una devianza genetica. Oppure l’amato di Margherita apparteneva ad una famiglia con cui l’avvocato era in contrasto. O forse, più semplicemente, non poteva concepire, che una ragazza scegliesse da sé il suo sposo, abituato com’era ad imporsi brutalmente sugli altri. Ben noto per la sua rigidità, per il suo essere tutto d’un pezzo. Che poi non significa sia una virtù, ma quanto di più lontano si possa immaginare. Attratto dalla competizione, il pericolo lo eccitava. A Carnevale, allo scoccare del tocco di mezzogiorno, un suono di corno dava l’inizio alla gara, evento clou della festa cittadina. Amava sopra ogni altra cosa la discesa forsennata, a cavallo, che si riversava, in una frenesia allucinata di polvere ed urla, dalla discesa di San Michele (l’attuale Via Azuni), fino all’angolo della chiesa di Sant’Anna, per poi virare di botto, e compiere il percorso in salita, a ritroso. Abitavano proprio lì i Misorro. La mamma di Margherita scongiurava il marito di non prendere parte alla corsa. Ogni volta si verificavano incidenti e morti, tra i cavalli ed i cavalieri. I ferri, scalzati dagli zoccoli, volavano e ferivano gli astanti, anche quelli che erano assiepati nei balconcini borghesi, realizzati con eleganti volute di ferro battuto. Ma Gavino non cedette mai alle sue preghiere. Ed allora la moglie, volle dimostrare anche la sua di audacia. Decise, travestitasi da uomo, di sfidare il marito ignaro, in coppia, “a pareggia”. Trionfarono, illesi e alteri.
L’avvocato Gavino vietò le nozze. Margherita non si scompose. Disse soltanto che mai avrebbe avuto un altro marito e si fece suora di clausura, a Cagliari, dalle Cappuccine. Visse la sua vita senza mai l’ombra di un pentimento. Modestamente, del frutto delle elemosine, che divideva fraternamente tra i bisognosi. Buona e colta, dicono che fosse un vero piacere parlarle. Tenne per tutta la vita una fitta corrispondenza con i suoi numerosissimi familiari, sparsi un po’ ovunque, nell’isola. Ma la sua esistenza di stenti e l’umidità della cella minarono nel profondo la sua salute. Una sorella la scongiurò di venir via, e promise che le avrebbe costruito una casetta, con annessa cappella, in cui avrebbe potuto continuare ad onorare il suo voto di clausura. Ma suor Maria Speranza, questo fu il suo nome, non accettò. In un giorno freddo di gennaio del 1896, si spense. Il suo corpo vestito di bianco, esposto, protetto ancora una volta dalla grata, per l’ultimo saluto dei tanti che l’avevano amata, conservava le tracce della sua passata bellezza. E tra le preghiere a mezza voce, un mormorio di sottofondo, di chi ricordava bene la storia di una giovinetta fattasi monaca per un amore contrastato. Figlia di una famiglia avvezza al peccato. A nulla, credo, valsero le chiesette fatte erigere dai suoi parenti ad espiazione dei misfatti commessi, come quella del Purgatorio, a Tempio. Quello compiuto su suor Maria Speranza fu l’ennesimo crimine.

venerdì 16 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Monserrato. Sposta la vecchia mattonella e trova una grotta sotto casa (Unione Sarda, p.41).

La canzone del giorno è:
C'è un buco nel secchio Arturo Arturo

La frase del giorno è:
A collada 'e pauesu!

giovedì 15 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Alimentazione. Si mangia anche col naso (Unione Sarda, p. 29)

La canzone del giorno è:
NANNEDDU MEU - Ichnusa Festival in Tonara

La frase del giorno è:
Prolificus ddu pighidi!

Speciale Stiletto Sport - Red&Violet a Tonara!


Era il 23 settembre del 2011 la prima volta che le mirabolanti avventure del Tonara si affacciarono sullo Stiletto Sport. Come primo atto raccontammo una vittoria grazie a un gol di Calaresu, il nostro bomber preferito, e dichiarammo il nostro desiderio di poter tifare i nostri eroi dal vivo, a Su Nuratze. In quel periodo Red, il lunedì, tornava a casa trionfante e raccontava… raccontava i titoli sulle vittorie del Tonara letti sull’unione nella pausa caffè. E sì, alla fine, lo adottammo tutti, il Tonara, in casa stronza, come delle brave ziette! 


9 maggio 2014. Ci siamo: Red e Violet, alla finale di Supercoppa che si giocherà il 10 alle 16.00, contro il Porto Corallo. Ci abbiamo messo un po’ ma siamo state di parola, e Tonara ci accoglie con grande calore. Per noi ha ordinato il sole, una brezza piacevole, cielo azzurro e un verde brillante ad incorniciare con grazia il paese. Per noi ha creato un incantevole composizione di colori perfettamente abbinabili al rosso e al viola. Ok, ok, forse non ha fatto tutto questo solo per noi, ma è stata gentile lo stesso a offrirci delle splendide giornate di primavera!
Tonara ci appare subito un luogo straordinario: ci presentano come La Rassegna Stronza e tutti capiscono chi siamo! Chi non lo sa ci identifica con possibili spie di Porto Corallo (nessuno infatti si fa una ragione che il Porto Corallo sia la squadra di Villaputzu, vabbé!), e si stupisce che siamo arrivate da tanto lontano per la finale di supercoppa. Due donne, poi. E giovani! (le apparenze, attenti alle apparenze). L’altra cosa bella è che ad ogni angolo di strada troviamo ragazzini che giocano a pallone, e hanno pure piedi buoni: a quanto pare la scuola calcio funziona a meraviglia! Violet, da brava vecchia zia, se li adotta subito e vorrebbe portarsene a casa almeno una folta rappresentanza di ragazzi così.
Il dopo cena ci rivela che il talento calcistico dei tonaresi non si esaurisce nel gioco, ma in un paio di “arzia e cala” scopriamo (ormai siamo delle vere e proprie talent scout! Un consiglio agli osservatori del Cagliari calcio: non venite a vedere solo i giocatori. Parlateci con i ragazzi… ma ci pensate al Cagliari con un giovane allenatore sardo!!! <3) un perfetto sostituto di Prandelli, nonché l’unica possibilità di vittoria ai mondiali: il giovanissimo mister Sulis, mette su una formazione che regalerebbe emozioni sicure e che qui riportiamo per dovere di cronaca e amore del bel gioco

Il portiere del Livorno, quello che a Cagliari ha tirato fuori dalla porta anche i santi
(Bardi n.d.r.)

Murru                              Nesta                                        De Sciglio
(perché il difensore centrale lo voglio di esperienza)  
De Rossi

Montolivo                                           Izco                                               Cerci

Sau                                                  Immobile                                     Berardi

Purtroppo sappiamo che Prandelli non verrà sostituito prima dei mondiali, e neppure ascolterà i consigli del giovanissimo talento tonarese, ragion per cui l’Italia non farà tanta strada in Brasile, e non avrà il nostro appoggio convinto e incondizionato, anzi!
La mattina della finale sveglia con un sole meraviglioso, un programma nutrito di impegni e un’ottima marmellata di mele cotogne. 


Fin ora abbiamo parlato di calcio, ma ovviamente Tonara è piena di meraviglie anche senza un pallone di cuoio: è vicoli stretti e case colorate, sguardo che si perde tra i tetti e all’improvviso si apre verso l’infinito del cielo e dei boschi, luoghi che parlano di storia, natura possente che supera i secoli con un castagno che ha visto passare settecento anni di storia ed ha ancora la forza di lottare contro i parassiti e le politiche miopi. E’ compagnia ottima, ragazzi all’uscita di scuola, saggezza condivisa, regali inaspettati, incontri graditi…


 

Con questi ingredienti la mattina passa veloce e arriviamo alla fase prepartita, ospiti dello “spuntino della curva”. Come prima cosa grazie ai Criminal Boys che ci hanno accolte, nutrite, dissetate, edotte sui cori (quanto era bello quello dei pompieri!!!), accompagnate allo stadio e raccontato tanto della loro passione rossonera (i rossoneri quelli belli, ovviamente). 



Promuoviamo appieno questi ragazzi (zia Violet li vuole a Cagliari. E ripete: ad avercene giovani così!!!) come “l’ultras che chiunque vorrebbe in casa”, e con loro mettiamo piede (gratis… non ci siamo mai sentite così VIP!) al glorioso su Nuratze. Dopo due anni che lo scrive senza cognizione di causa, Red conferma: basta Is Arenas e sant’Elia! Vogliamo il Cagliari a Tonara!!! Certo, anche qui c’è da completare i lavori all’impianto… Però il campo di gioco è ottimo, e la vista che si può godere dalla tribuna è qualcosa di meraviglioso.


L’incontro si apre con la presentazione di tutte le squadre, dai pulcini alla promozione, e dobbiamo dire che la vista d’insieme è decisamente uno spettacolo! Al termine della presentazione alcuni mini calciatori si siedono avanti a noi, e tra il colore delle tute e le creste per un istante temiamo che ci sia stata un’invasione milanista.


L’ingresso delle squadre in campo invece nasconde alcuni oscuri presagi: il Porto Corallo è vestito di giallo-arbitro, gli arbitri sono in pink (e a Violet, si sa, le pink-terne non piacciono: no no no) e il Tonara (con Calaresu in tribuna per squalifica) veste invece di bianco. In confronto a questo, il fatto che il Tonara militi in promozione e il Porto Corallo abbia rischiato la serie D sarebbe un problema del tutto marginale, non fosse che gli arbitri (così ormai sono stati ribattezzati per via della loro divisa) sono fisicamente il doppio dei nostri eroi. La partita mostra subito alcune verità indiscutibili: tutti vorrebbero il Cala in campo, gli arbitri hanno un gioco noioso ma tengono in pugno la partita, il numero 4 degli arbitri è detestabile come pochi al mondo, i cori dei Boys tengono sveglio l’intero stadio, la presenza di undici arbitri più tre in campo porta male. Così gli arbitri gialli segnano, sugli sviluppi di un calcio piazzato, e replicano alla coatta cinque minuti dopo. Il Tonara non è reattivo e soffre, non tanto il gioco quanto la superiorità tecnica del Porto Corallo, che controlla sonnacchiosamente manco fosse la Juventus (antipatici!!!). Passa pochissimo che gli arbitri fanno il terzo su rigore, d’altronde non poteva essere il contrario! Tre gol, tre fischi e riposo. Le squadre vanno negli spogliatoi, i bimbi prendono un pallone e giocano ai piedi della tribuna, i Boys, infastiditi dalle scelte in campo spostano il loro tifo e il loro striscione, ma seguono la partita fino all’ultimo (sulla cronaca della partita Violet non aggiunge nulla… anche perché l’ha fatta sabato, in diretta, sulla nostra pagina fb. E si stupisce ancora della propria imparzialità!). 





Il secondo tempo si apre come si era chiuso il primo, dopo un quarto d’ora di gioco i primi cambi fruttano un’evidente ripresa del Tonara, mentre l’arbitro numero 4 continua a stare sotto i nostri occhi nonostante il cambio campo, giusto per farci venire l’orticaria. Ci si prova in tutti i modi ma nulla, il pallone non riesce a entrare in porta, i cambi portano all’ingresso dell’arbitro numero 13, che riscuote un discreto successo tra le ragazzine del pubblico (ma è più bello il Cala, ecco!), l’arbitro 4 pare afflitto da Baresite, con quel braccino sempre alzato, lampu! E allo scoccare del 90’ Ale Tocco ci regala la soddisfazione di festeggiare un gol del Tonara a Su Nuratze… tripudio, non importa se si è persa la partita, è festa lo stesso!!! 

E si festeggia con la squadra che tante volte abbiamo raccontato senza averla mai vista: con Luca Sau, Nanni Curreli, Ale Tocco… e con il nostro mito Calaresu, che non ci crede che tifiamo il Tonara grazie a lui, ma è proprio così, e glielo raccontiamo una volta e due e tre! Facciamo una foto, beviamo una birra e ci rendiamo conto che ci abbiamo proprio visto lungo! 


Il nostro bomber non delude, e lo si vede dagli occhi suoi e dei tifosi che è un’anima della squadra, una delle cose belle del calcio: si vede anche dalla tribuna che il nostro bomber ha solo voglia di giocare a calcio, e di giocare a Tonara, per sé, per la squadra e per amore del gioco. E basta, senz’altri grilli per la testa. Insomma, quel che vediamo ci piace! Scusate, ma qui zia Violet ha bisogno di aggiungere qualcosa. Sì, perché io Cala me lo adotto volentieri come nepod’e anima. E vi spiego perché: l’ho guardato negli occhi il nostro ragazzo e, da una che nutre da sempre l’insana passione dell’educazione, vi assicuro che quegli occhi sono particolari. Sono occhi che hanno vissuto, sono occhi che velano e svelano una storia. E vi assicuro anche un’altra cosa: non è importante a che livello tu faccia sport, non è importante che si militi in promozione o che si sia Bolt e si battano e abbattano tutti i record possibili. Fare sport, sempre e comunque, richiede impegno e sacrificio, tanto. Richiede dare la vita, anche se contemporaneamente ti salva la vita, perché ti regala uno scopo. Ecco, zia Violet negli occhi dei giocatori del Tonara, e per primo Calaresu che è stato così gentile da fermarsi a parlare con noi, ha letto sacrificio e dedizione. Per questo se lo adotta e dice a tutti: forza ragazzi, continuate così!!!



E poi si festeggia con tutti e con la società (grazie grazie grazie agli amici della dirigenza! Ma noi adulti lo sappiamo: i protagonisti è giusto che siano loro, i giovani… e zia Violet si raccomanda: che bello vedere i pulcini, i giovanissimi e tutti gli altri. Curateli sempre come il bene più prezioso. Usate tutte le energie, tutte per loro!!!), fino a tarda sera, si mangia, si beve, si chiacchiera, e finalmente si consegna nelle mani del presidente uno stronzissimo trofeo, che, vi ricordiamo, dovete mettere vicino alla coppa Italia!!!  

mercoledì 14 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Le tante domande che sono in attesa di una risposta (Unione Sarda, p. 6)

La canzone del giorno è:
La classe degli asini - Natalino Otto

La frase del giorno è:
Ma ci sente???

Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:12 e tramonta alle 20:26.

Luna
Ad inizio settimana la Luna è crescente. Il 14 maggio, alle 19:18, è Luna Piena. Il 18 maggio alle 12:07, invece, si trova al perigeo.
Nelle prime ore della notte del 14 maggio, osservando in direzione Sud-Est, si può notare il pianeta Saturno che sorge poco prima della Luna Piena. I due astri si trovano nella costellazione della Bilancia, che vede questa bella congiunzione.

Cielo del Mese, i Pianeti
È impossibile non associare maggio alla bella stagione e la mitezza delle sue notti alle prime osservazioni ad occhio nudo del cielo. In questo periodo, alte, in direzione Sud, sono le costellazioni del Leone e della Vergine, tra le più belle dello zodiaco, e dominano la volta celeste. Le stelle più luminose della Vergine disegnano una evidente Y. Ad occhio nudo si può distinguere Alpha Virginis, nota come Spica, la quindicesima stella apparentemente più luminosa del cielo, che marca la base della Y.

I Santi
12 maggio: san Pancrazio
13 maggio: santa Maria Domenica Mazzarello
14 maggio: san Mattia apostolo
15 maggio: sant’Isidoro l’agricoltore
16 maggio: sant’Ubaldo di Gubbio
17 maggio: santa Restituta
18 maggio: san Giovanni I papa

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo

Riola Sardo – Evade di casa per cercare lumache (L’Unione Sarda, Edizione del 15 maggio 2013, p. 31). Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, clicca qui.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Il 15 maggio è per l’ONU la Giornata internazionale della famiglia.
Il 17 maggio è la Giornata mondiale contro l’omofobia.

Il Lama Racconta
È la voce del vento quella che soffia nella testa
Quella che ti penetra le membra, fino in fondo, fino al cuore
Quella che non tace, ma non fa rumore
Perché è suono
È silenzio.

È la voce del vento questa smania di viaggio
Questo ansito di libertà, che ti prende
Che ti muove
Che ti porta
Fuori

È il silenzio del vento quello che ti lega
Come una catena
A terra
E con forza ti tiene
Dentro

È la voce del vento quel sussurro e quel grido
Quella nenia e quel riso
Quel eco lontano che rimbalza tra ventricolo ed atrio
E dice viaggio
E dice strada
E dice amore

(La voce del vento, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Prendi la tua tristezza in mano e soffiala nel fiume, vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di piume.

La Parolina della Settimana
Locupletare. Che significa “arricchire”, nel senso più antico, cioè avere dei beni che non si perdano, non si deteriorino, non si estinguano. Come la terra. Qui trovate una spiegazione più dettagliata ed altre curiosità

martedì 13 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Caserta. La mozzarella era una... bufala: tredici arresti (Unione Sarda, p. 14)

La canzone del giorno è:
L'uomo e la nuvola - Branduardi

La frase del giorno è:
Beh io so scrivere, cucinare e cosa pensi.

lunedì 12 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Il privilegio di non avere fiuto (L'Unione Sarda p. 1)

La canzone del giorno è:
Jhonny il bassotto - Lino Toffolo

La frase del giorno è:
Che bello Sir Sau: sembra Sir Cedric!

domenica 11 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
L'Isola invasa dalle patate africane (Unione Sarda, p. 7)

La canzone del giorno è:
MBUBE WIMOWEH - Ladysmith Black Mambazo

La frase del giorno è:
Sono venute fin qui per Cala!!!

Ringraziamo gli amici di Tonara che hanno collaboto per le Breaking news odierne!

giovedì 8 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Tutto pronto per il parto in diretta tv. Ma il bambino decide di nascere prima (Unione Sarda online)

La canzone del giorno è:
Mamma tutto - Zecchino d'oro 1976

La frase del giorno è:
Ci vorrebbe un nuovo mestiere per risollevare l'Italia. Dovrebbero fare anche l'Università: l'esperto delle ghigliottine

mercoledì 7 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Arbus, la regina delle capre (L'Unione Sarda p. 46)

La canzone del giorno è:
Let her go - Passenger

La frase del giorno è:
Ma per fare la giganto-terapia ti prendono a colpi di gigante?

martedì 6 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Il mistero della valigia diventata gigante (Unione Sarda, p. 32)

La canzone del giorno è:

La frase del giorno è:
C'è un nesso tra il ritorno della gonna-pantalone e la malaria?

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:20 e tramonta alle 20:19.

Luna
La Luna è crescente. Il 6 maggio alle 10:19 raggiunge l’apogeo. Il 7 maggio alle 3:17 completa il primo quarto.

Cielo del Mese, i Pianeti
Possiamo ancora osservare Giove per alcune settimane, ma la sua altezza sull’orizzonte si riduce sempre di più. A fine mese il gigante rosso, dopo il tramonto del Sole, è già molto basso sull’orizzonte in direzione Ovest. Giove si trova ancora nella costellazione dei Gemelli, dove rimane per tutto il mese.
Nel mese di maggio Saturno calamita l’attenzione degli appassionati di osservazioni planetarie. Il 10 maggio è in opposizione con il Sole e, quindi, osservabile per tutta la notte, alla massima luminosità e alla distanza minima dalla Terra, per l’anno in corso. Possiamo ammirare il pianeta più spettacolare a Sud-Est al calare dell’oscurità (con un piccolo telescopio si possono osservare anche gli anelli), al culmine a Sud nelle ore centrali della notte e a Sud-Ovest prima dell’alba. Saturno si trova ancora nella costellazione della Bilancia.

I Santi
5 maggio: sant’Irene da Lecce
6 maggio: san Domenico Savio
7 maggio: santa Rosa Venerini
8 maggio: san Benedetto II papa
9 maggio: sant’Isaia profeta
10 maggio: san Giobbe
11 maggio: sant’Ignazio da Laconi

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Quartu. L’uomo che voleva pagare la bolletta (L’Unione Sarda, Edizione del 6 maggio 2013, p. 1).

Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, cliccaqui.

Feste, Ricorrenze Curiosità
L’8 maggio è la Giornata Internazionale della Croce Rossa.
L’8 maggio è anche la Festa della Mamma che ricordo io, da bambina. Ora è stata spostata alla seconda domenica di maggio: in questo 2014, quindi, festeggiamo l’11 maggio! Auguri, Mamma!
Il 9 maggio, anniversario dell’omicidio di Aldo Moro, in Italia è il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Per non dimenticare.

Il Lama Racconta
Nella notte, cullo parole
Troppo tenere per vivere al sole
Troppo vere per vivere al vento
Troppo esili. Come un lamento
Ma sono solo parole
Non c’è lacrima, non c’è dolore
Non la voce che le possa svelare
Non un’aria che le possa cantare

Verrà tempo
Per vivere
Agire

Tacqui
Taccio

È presto per dire

(Parole nella Notte, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Colui che vuole viaggiare felice deve viaggiare leggero.

La Parolina della Settimana
Parresia. Che significa “dire la verità”. È la virtù di chi non ha paura di contribuire con onestà intellettuale ed accettando di pagare di persona, al bene comune e alla verità.

lunedì 5 maggio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Dai segnali di fumo alle antenne. Nughedu vince la sua battaglia (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
La partita di pallone - Rita Pavone

La frase del giorno è:
Le suore sono proprio suore!

Istantanee - by White


Una "sventatella di genio"

Dalle sue foto in bianco e nero Edina ti guarda dritto negli occhi. Posa fatale, studiata a lungo, ritratta preferibilmente seduta. Atteggiamento da diva, sontuosi, di un lusso sfrenato, gli abiti. Collane, diademi, ventagli e rossetto. Tutto un fiorire di volants, amplissime le gonne. Scuri i suoi colori. I capelli con la scriminatura centrale, perfettamente acconciati. Spalle scoperte, accessori sfarzosi e insieme leziosi. Appare sicura, il volto di una donna capace che sa di esserlo. Ma conserva intatta quell’aura di ingenuità e sventatezza, che le cucirono addosso per la precocità dei suoi esordi, che piace tanto alla critica. Non fatevi ingannare: indossa questa veste come un passaporto per il mondo dell’arte. E’ un’abile pubblicitaria, anche di sé stessa. Le donne del novecento devono stare sempre un po’ indietro, devono apparire inconsapevoli per essere accettate, sciocchine.
Tutto ha inizio fin da bambina, in una casa abitata da donne, e da un solo uomo, il padre Eugenio che fa l’oculista. E’ un’autodidatta Edina, ma il suo è un percorso di crescita costante, che le consentirà di passare dalla bidimensionalità della carta al tridimensionale nelle sue creazioni con naturalezza. Ha altre tre sorelle, Aurora, Lavinia e Iride, tutte vicine, nate in un pugno d’anni dalla mamma Gavina. I giochi consueti non destano alcun interesse, in quella bella casa borghese a Sassari. Preferiscono fare da sé, ad eccezione di Aurora, realizzano oggetti con carta e forbici, stoffe, e sorprendente creatività. Fin da giovanissima, a soli sedici anni Edina viene notata. Alcuni riconoscimenti importanti, e la sua opera, un collage, dal titolo “Nella terra degli intrepidi sardi – Gesus Salvadelu”, viene acquistata addirittura dal Re Vittorio Emanuele III, ed ora è custodito al Quirinale. Lei dedica la vita alle sue passioni completamente. Moderna, indipendente. Le sorelle faranno altrettanto solo nella maturità, anteponendo altri interessi alle loro capacità artistiche. La produzione di Edina è smisurata e variegata. Collage, cartoline, ceramiche, arredi d’interno, anche per cinque grandi transatlantici, illustrazioni di libri per l’infanzia colme di grazia e fantasia (anche per zia Mariù). Una delle “sue” bambine nutre il suo animaletto domestico, che è un istrice, tanto per dire. Pubblicità, figurini e abiti, collaborazioni con riviste, calendari, giocattoli, fiammiferi figurati, incredibili studi per foulard e tanto altro ancora. Colpisce, nella sua opera, la capacità di cambiare tratto, l’essere incredibilmente duttile. Alcuni artisti hanno un tratto inconfondibile, distintivo, lei sa ricorrere a tanti registri, con grande disinvoltura e maestria, tanto che si fa fatica a riconoscerne la mano. Sono anni, quelli, in cui il ruolo delle donne nell’arte non è riconosciuto. Dove si disserta fino alla noia tra professionalità e dilettantismo, riferendo le donne immancabilmente a quest’ultimo. Ma Sassari è una città vivace, che ama l’arte. Non sappiamo molto della sua produzione iniziale, solo alcune foto la documentano, che pare non rendano giustizia, anche perché in bianco e nero. Di certo Giuseppe Biasi si era fatto un’idea precisa se le chiese di partecipare alla Mostra della Secessione Romana del 1915, che curava personalmente. La guerra determinò ritardi, e rimandò di un anno il suo esordio. Nel 1916 a Sassari, Edina prenderà parte alla Mostra della Mobilitazione Civile, dove sarà molto apprezzata per il carattere singolare della sua tecnica: sovrapponendo carte colorate ad uno sfondo scuro saprà ottenere effetti sorprendenti per la qualità del disegno e l’ampio respiro della prospettiva. A lei si devono una serie nutrita di giocatoli di cartone, che rappresentano scene locali di quotidianità: donne alla fonte, ragazzi che tirano la coda del gatto, bimbi con il girello di legno, solo per indicarne alcune. Hanno forme inconsuete, che ricordano, ai nostri occhi un po’ più smaliziati, gli omini playmobil, con quei volumi squadrati, ma che possono ricoprire qualsiasi ruolo voglia attribuire loro la fantasia. Dopo un esordio piuttosto promettente, prosegue in sordina. E’ triste il destino delle artiste del Novecento, il loro emergere è sempre legato ad un uomo, non è consentito loro operare autonomamente. Ma Edina sa esprimersi. Eccome. Sarebbe sufficiente un’occhiata al collage intitolato “Egli non torna”, per capire. Una donna attende il suo uomo. E’ in ansia, il presentimento di una possibile e temutissima assenza definitiva è reso con pochi elementi: una stanza scura; la posizione della donna, che più che seduta appare come chi non riesce a stare in piedi, le gambe molli e il respiro corto. Il fuso lanciato per terra, con rabbia e paura. Un gatto inquieto. Sullo sfondo una finestra aperta su cui si intravede la strada dell’incertezza. Insomma è evidente che non si tratti di carte colorate sovrapposte, ma di narrazioni, reali, acute e fini. Nel 1922 Edina sposa un noto illustratore, Vittorio Accornero. E si conformerà ai suoi modi espressivi, così profondamente che non di rado è impossibile distinguere chi sia l’autore reale tra i due, dei tanti lavori curati in coppia, e che tendono al mondo ovattato e borghese del decò, sempre un po’ convenzionale e impersonale. Poi, dopo la separazione amichevole dal marito, già di per sé un evento inconsueto, dal 1935 starà sotto l’ombra ingombrante di Giò Ponti. Nonostante abbia rivestito un ruolo di spicco nell’ambito del design italiano, Edina Altara è rimasta imbrigliata nella nebbia della blanda notorietà. Sul suo lavoro multiforme non si poserà mai uno sguardo globale della critica. Sarà valutata per ciò che produce sul momento, senza una visione d’insieme, senza prendere in considerazione l’iter della sua crescita artistica. La donna è ancora l’altro, l’espressione del primitivo, come si attribuisce ai bambini ed ai pazzi. E lei è tre volte l’altro: perché donna, “bambina” e sarda. Sa essere camaleontica e conformarsi alle necessità, ma i familiari ricordano di averla vista piangere di rabbia nello svolgere alcuni lavori di cui non amava né la committenza né i temi imposti. Nonostante il suo continuo sforzo di doversi adeguare ai gusti di un mercato capriccioso, Edina manterrà intatta una parte di sé, che rifulgerà potente in alcune opere, come gli studi per i foulard, uno, tra i più noti, quello “Flora” creato per Grace Kelly. Di lei Giò Ponti diceva che sapeva dare il meglio solo se veniva lasciata libera. Chiederle di lavorare “a tema”, la spegneva, comprimeva il suo brio, la rendeva un’esecutrice, validissima, certo, piuttosto che un’artista. Il mondo variegato dei costumi della Sardegna è uno dei temi prediletti per la ceramica, vividi i colori, misteriose e fatali le donne in costume, alte, snelle, slanciate, scure nei volti un po’ orientali, hanno la grazia di modelle in passerella. Negli anni cinquanta, la vicinanza di tutta una vita con le sorelle, riprende vigore anche nel campo dell’espressività e dell’arte. Creano lavori molti differenti tra loro, hanno gusti personalissimi. Lavinia mostra una spiccata predilezione per la ceramica, dando vita a tutta una serie di figurette a tema religioso o mitologico. Un po’ naif, i suoi lavori sono echi di memoria e frutto di un’acutissima finezza di osservazione. Iride è molto più temeraria, ama accostamenti improbabili, di materiali e forme bizzarre, strane cornucopie, testiere di letti in palma, figure contorte in treccia di rame. Ognuna di loro ha occhi e sguardi propri, come le lenti che il babbo sceglieva per ognuno dei suoi pazienti, ma indubbiamente da artista. Le loro case saranno come quinte teatrali, luogo prediletto di rappresentazioni piene, colorate e un po’ barocche. Controcorrente con il modernismo e l’essenzialità che impera. Mobili particolarissimi, riadattamenti di arredi sacri, specchi. Impera il gusto della decorazione, ridondante fin quasi al barocco. Qualcosa si è conservato delle loro case a Milano, Sassari e Cagliari. Rimarrà sola, Edina, negli ultimi anni della vita, sopravvivendo alle amate sorelle. E lascerà questo mondo, ultraottantenne, dando segni di squilibrio mentale, dopo una vita pienissima, trascorsa a ricoprire ruoli non sempre graditi, ma con la capacità di saperlo fare, con la straordinaria abilità che un talento grande ed intelligente consente. Giocatrice esperta di immagini, anche della propria.