martedì 31 luglio 2012

Breaking news

La notizia del giorno è:
Zucchine metropolitane (Unione Sarda p. 16)

La canzone del giorno è:
Il mio mal di testa - Bluvertigo

La frase del giorno è:
Col maestrale il terrazzo è un buon posto.

Speciale olimpiadi - Where's Pippa?

Stamattina La Repubblica a pagina 49 titolava: "Mrs Obama è dappertutto, la first lady dei giochi".
Ma come? E la Pippa? Evidentemente non solo noi giochiamo a cercare qualcuno a caso in giro per Londra, ma La Repubblica, da giornale per veri fighetti intellettuali qual è ha scelto Michelle, che fa molto chic tra pariolini, non capendo che l'unica vera lady dei giochi è lei: La real Pippa olimpica! Noi che superiamo in radical chiccheria qualunque altra fonte di informazione nazionale lo sappiamo, e possiamo anche permetterci di dirlo.
La cara Pippa ha iniziato presto: ha spintonato Vanessa Ferrari in allenamento per favorire, come poi è accaduto, la Gran Bretagna, diretta concorrente dell'Italia nella ginnastica femminile.
Non ancora doma si è installata in pedana 4 del tiro a volo, ha spostato i bersagli del tiro con l'arco, ha fatto un salto sulle pedane del fioretto, distraendo i nostri schermidori con danze conturbanti.
In serata ha fatto un tuffo in piscina, provocando con la sua grazia un maremoto i cui risultati devastanti sono noti a tutti!
Come avevamo sospettato, è impossibile che tra tutti questi atleti non si nasconda la Pippa... Cercatela anche voi!
P.S. Oggi la nipote di Elisabeth, la figlia di Anna, ha vinto l'argento nell'equitazione. La famiglia reale in gran spolvero era in tribuna a seguire la gara, compresi Harry, William e Kate. Come mai la Pippa proprio lì non è stata avvistata? Dove l'avranno rinchiusa questa volta?
A domani!

lunedì 30 luglio 2012

Speciale Olimpiadi - Where's Pippa?

Continua il nostro viaggio alle Olimpiadi di Londra alla ricerca della nostra eroina! D'altronde vi pare davvero plausibile che tra tutti quegli atleti non ci sia la Pippa?
E infatti c'è:
Nottetempo è andata a spegnere la torcia olimpica, rammaricandosi del fatto che non gliel'hanno fatta accendere.
Avete visto il castello della prova di cross country del concorso completo di equitazione? Siamo certe di averla vista lì, chiamare dalla torre il principe che potesse salvarla, ma, come sappiamo dai giornali a Harry non piace la Pippa! D'altronde c'era mezza famiglia reale...
Così ha dovuto liberarsi da sola e per rinfrescarsi si è messa a ballare la lap dance sui pali del percorso della canoa... risultato? La coppia italiana (ovviamente nella gara uomini) non ne ha imbroccata una!
Igor Cassina nel suo commento della gara di ginnastica maschile a squadre ci ha dato un suggerimento con la sibillina frase: "i giudici dovevano avere qualcosa davanti agli occhi per riconoscere questa difficoltà"... Noi diciamo: qualcosa o qualcuno?
E se ieri aveva cantato la ninna nanna ai maschietti italiani della pallavolo, oggi la si è vista all'Earl Courts exibition center a urlacchiare isterica con le ragazze del Giappone che hanno perso contro l'Italia.
Inevitabile che poi sia stata lei a distrarre la coppia inglese nella finale della piattaforma sincro da 10 metri, un risultato così senza di lei non l'avrebbero fatto.
Ma domani? Domani dove sarà la Pippa?

Breaking news

La notizia del girono è:
Manette per un cellulare (Unione sarda, p. 12)

La canzone del giorno è:
Quando viene dicembre - Tosca, Anastasia OST

La frase del giorno è:
Chi va per campi impara a campare

Le Storie del bosco dalla tana del Ghiro


Olimpiadi nel bosco
presso la tana del Ghiro

Era estate e nella tana del Ghiro c’era un gran via vai per accumulare provviste per l’inverno. E poi c’erano le scorribande nel bosco, i giochi con gli amici, i pomeriggi a prendere il fresco e dormicchiare, dove bosco e sottobosco sono più fitti, e le notti in cima agli alberi, pancino all’insù, a guardare le stelle e quando sarà agosto, a fare a gara a chi vede prima le stelle cadenti. Non c’era tempo per le storie. L’inverno, al calduccio della tana, ad abbuffarsi di leccornie, quello è il luogo e il tempo per narrare!
Ma noi li amiamo i nostri amici… e vorremmo seguirli anche in estate. Per noi è tempo di vacanze e abbiamo un po’ di spazio per le loro storie. Così Violet ha pensato: se il Ghiro e i suoi compagni di scorribande e merende non hanno il tempo di raccontarci di loro, potrei sbirciare le loro avventure e i loro incontri estivi con le bestiacce notturne… e poi ve le racconterei. Se siete d’accordo, iniziamo!
Come vi spiegavo, in estate, nel bosco, gli incontri avvengono dopo il calar del sole. E fu così, che un giorno, verso la fine di luglio, il nostro Ghiro incontrò il primo pipistrellino rosa che avesse mai visto. Dapprima non credette ai suoi occhioni, poi li strabuzzò, li stropicciò e li tenne chiusi, forte forte, per qualche minuto. Ma, quando li riaprì, ponendo fine a quel breve rito, il piccolo pipistrello, rosa vestito, era ancora là, appeso al ramo più alto dell’albero di fronte. E lo guardava.
Il nostro eroe, come sapete, non si fa pregare per stringere nuove conoscenze, che trasforma sempre in grande complicità e bellissime amicizie. Anche stavolta, non attese molto e si presentò per primo. «Ciao, Pipistrellino rosa, come ti chiami?». «Io non sono rosa», disse serio l’animaletto. «La tua mamma non ti ha insegnato proprio niente? I pipistrelli rosa non esistono!». E, veloce, si levò in volo e fece un giretto tutt’intorno. Mentre attendeva il suo ritorno, il Ghiro, rimurginò non poco sull’accaduto. Nel suo testolino le idee correvano veloci da un neurone a quello successivo. E, quando finalmente si fermarono, la decisione era presa: non importava il colore del nuovo venuto, lui non era mica razzista! Rosa o non rosa, sarebbe stato bello diventare suo amico.
Scese veloce verso la tana, alla ricerca di un regalo che gli procurasse l’attenzione della sua nuova conoscenza, ma non trovò nulla di adatto: i pipistrelli non mangiano frutta secca e leccornie. Mentre frugava, un guscio di ghianda gli si fermò sul testolino, a mo’ di cappello. Il pipistrello, lo trovò agghindato in quel modo, di ritorno dal suo giro di ricognizione. Iniziò a ridere a crepapelle, richiamando così tutti gli altri animaletti del bosco a vedere lo spettacolo del Ghiro con il cappello, modello “Giuditta”. Il Ghiro si arrabbiò moltissimo, disse che aveva sonno («Tanto per cambiare!», asserirono in coro tutti gli amici del bosco) e si mise seduto a braccia conserte su uno dei rami bassi del suo albero, tra i suoi preferiti.
Naturalmente il pipistrello non era contento per niente di questa reazione: prima il Ghiro l’aveva disturbato ed ora lo lasciava solo. Beh, proprio solo non era; come avevamo spiegato, erano accorsi tutti gli altri: c’erano Hotto, Pauleddu, il Tasso, Gufo, Gigi e molti altri. Proprio Pauleddu, con la sua socievolezza, risolse la situazione. Prima si mise a cercare alcune leccornie a gusto di pipistrello e gliele offerse. Poi, con la sua proverbiale loquacità, raccontò al nuovo arrivato alcuni giochi e alcune delle mille avventure che li coinvolgevano e che avrebbero presto riguardato anche lui, il loro nuovo amico. E, alla fine, si mise a raccontare del Ghiro: «Non è antipatico, sai. E neanche noioso come sembra. Sa essere amico di tutti, racconta un sacco di storie, quasi come me. E sa imbandire delle magnifiche merende!».
Il pipistrellino disse che ad una buona storia non si può dire di no. Ma che a lui piaceva soprattutto giocare tutta la notte. «Si può fare!», disse Pauleddu. In quattro e quattro otto disegnò, vicino alla radura sabbiosa alla base dell’albero, una linea bianca dove staccare e invitò tutti per una bella gara di “salto in lungo”. Al Ghiro questa specialità piace moltissimo. Li guardava appollaiato sul suo ramo. Si vedeva, da come sfregava le zampine davanti, che non stava nella pelle e voleva andare a giocare con i suoi amici. Però, testardo e orgoglioso com’è, stava fermo. Allora Gufo in persona, il più anziano del gruppo, gli si avvicinò. Gli pose un’ala sulla spalla e iniziò a parlargli sommessamente. Non sappiamo di preciso cosa disse alla cara bestiola, fatto sta che, al secondo salto, il Ghiro era in pedana; e, nonostante la sua rincorsa fosse piuttosto lunga e laboriosa (dicono ben settantadue passi!), spiccò un bellissimo salto al limite, tese al massimo la coda e fece un risultato memorabile.
«Bravooo!!!», gridarono in coro i suoi amici. Tra le voci note, se ne distingueva una nuova acuta e gioiosa: quella del Pipistrellino rosa, il nuovo arrivato nel gruppo. Fine della storia.


domenica 29 luglio 2012

Speciale olimpiadi - Where's Pippa?

Anche oggi noi l'abbiamo cercata, ovunque! Che mondo è senza la Pippa Olimpica? E ci è sembrato di avvistarla, in gran forma, in molte occasioni... non deve aver preso bene la memoria corta degli ingrati connazionali e ne ha combinato di tutti i colori!
In mattinata è stata avvistata a trattenere per gli slip Luca Dotto, che altrimenti non sarebbe certamente partito così!
Per pranzo ha fatto un salto in Ungheria per spegnere il motore a Shumacher.
Nel pomeriggio ha cantato a squarciagola per bagnare le cicliste e i tennisti, non ha resistito alla voglia di fare da racattapalle a Wimbledon e offerto drink superalcolici ai giudici dei tuffi sincro donne.
In serata dopo aver fatto le pernacchie alla Pellegrini solo perchè si sentiva in competizione per chi avesse il sedere più sodo si è spostata al palazzetto per cantare la ninna nanna e archiviare la seconda giornata di giochi, ma ha addormentato i nostri eroi del volley...
E voi l'avete vista? Pippa, non ci sfuggirai!

Breaking news

La notizia del giorno è:
Comune. Finiti i tempi della tassa sul lutto. Ora si può morire di nuovo: dimezzati i prezzi di tombe e loculi (Unione Sarda p. 44)

La canzone del giorno è:
Road Runner - Sex Pistols

La frase del giorno è:
Queste ombrelline americane sono le più grezze di tutte!

L'Almanacco di Violet


SIGLA!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il sole sorge alle 6:20 e tramonta alle 20:38.

Luna: Luna gibbosa crescente. Il primo di agosto sarà luna piena.

Onomastici: Tantissimi auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Marta, Felice e Serafina (29 luglio); Pietro, Angelina, Massima, Orso, Terenzio (30 luglio); Ignazio, Calimero, Tertullino (31 luglio); Alfonso Maria, Buono, Friardo e Secondello, Leo (1° agosto); Eusebio, Alfreda, Massimo, Stefano (2 agosto); Martino, Licinia, Leonzia, Ampelia e Flavia (3 agosto); Giovanni Maria, Ia, Crescenzione e Giustino (4 agosto); Nives (Madonna della Neve), Paride, Nonna (5 agosto).

Il Santo: Inigo Yànez de Onàz y Loyola, sant’Ignazio di Loyola, fu fondatore dei Gesuiti. La Chiesa lo commemora il 31 di luglio. Si invoca contro i malefici. Inoltre è un potente difensore dagli attacchi dei lupi. È anche patrono dei militari.

Il nome: Il nome di questa settimana è piuttosto raro in Italia, ma famoso e legato alla classicità. Vi propongo, infatti, di prendere in considerazione, per un vostro futuro pargoletto, di chiamarlo Paride. Sarà uno dei poco più di seimilaseicentosessanta italiani a portarlo, che corrispondono a circa lo 0,009% della nostra popolazione. È al seicentoquindicesimo posto nella lista dei nomi più comuni. Trovate parecchi Paride in Emilia Romagna (32,4%) e in Lombardia (17,6%); decisamente pochi nel resto d’Italia. Vi ricordo che è un nome greco (come tutti sappiamo Paride rapì Elena scatenando una bella guerra e assegnò il pomo della vittoria alla dea più bella) e significa “battagliero”.

Compleanni storici: Buon compleanno a Elio (delle Storie Tese) , nato il 30 luglio 1961… uno dei “brutti musi” ispiratori delle nostre compilations… ma comunque e sempre un grande!

Questa settimana accadde: Il 30 luglio 1971 l’Apollo 15 atterrò sulla luna.

La notizia del giorno… un anno dopo: Barrali. Dalla fontanella esce acqua fresca (Unione Sarda, edizione del 1° agosto 2011, p. 14).

Feste e curiosità: Il 5 di agosto è la festa della Madonna della Neve, antico titolo di devozione popolare con cui i cristiani invocano Maria, e della Dedicazione della Basilica si Santa Maria Maggiore a Roma. La leggenda narra che un patrizio romano, non avendo figli, decise con la moglie di dedicare una Chiesa alla Vergine Maria. La Madonna apparve loro in sogno nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 352, dicendogli che un miracolo avrebbe indicato il luogo dove costruire la chiesa. In quella stessa notte anche papa Liberio fece lo stesso sogno e, il giorno seguente, si recò sull’Esquilino, trovandolo coperto di neve. Egli stesso tracciò il perimetro dell’edificio, dove i due coniugi fecero costruire la chiesa di Santa Maria “Liberiana” a tutti nota come Santa Maria ad Nives. Tutti gli anni avviene la rievocazione del “miracolo”: durante la celebrazione viene fatta scendere dal soffitto una “nevicata” di petali bianchi.

Il Lama racconta: Molti anni fa, in Cina, vivevano due amici. Uno era molto bravo a suonare l’arpa; l’altro era dottissimo nella rara arte di ascoltare. Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: "Vedo la montagna come se l'avessimo davanti". Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva: "Sento scorrere l'acqua fra le pietre". Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si ammalò e morì. Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più. Esistiamo veramente solo se qualcuno ci ascolta.
(Bruno Ferrero. C’è qualcuno lassù)

Così parlò zio Gecob: La nostra vita deve essere piena di musica, in modo che la melodia pervada tutte le nostre azioni. 

sabato 28 luglio 2012

Breaking news

La notizia del giorno è:
Un popolo senza contatore, a Cagliari 700 case sprovviste (Unione Sarda p. 17)

La canzone del giorno è:
Riders on the storm - The Doors

La frase del giorno è:
Sospinti dalla Pippa si fanno anche i record del mondo!

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

Bolle di sapone

Nel bel pomeriggio soleggiato dello scorso mercoledì ho avuto il piacere di partecipare al Grillparty di fine corso di tedesco nel prato che costeggia il fiume Neckar.
L'accampamento è stato stabilito poco dopo il ponte che collega la Bismarckplatz con la sponda nord della città, in un punto dove erano a disposizione diversi grill e dove non mancano i raccoglitori di rifiuti (anche interrati). Ognuno ha portato qualcosa da mangiare (salsicciotti, pasta, pane, verdure, frutta ecc.) o da bere (birrà, tè, coca cola ecc.), ma anche un simpatico diversivo come le bolle di sapone, che hanno catturato, come era ovvio, l'attenzione di tutti quanti facendo tornare bambini pure coloro che sono vecchi dentro.
La serata è stata particolarmente interessante e molto istruttiva non tanto per i dialoghi surreali con i colleghi di corso ma piuttosto per la possibilità di osservare i giovani heidelbergesi in libera uscita.
Francamente non ho mai visto tanti giovini assieme non fare niente, o forse sì...E' appena concluso l'anno scolastico e quelle frotte di adolescenti pre-universitari si sono riversati lungo il Neckar per fare baldoria e ostentare il proprio ego tra canti, chiacchierate e giochi, dei quali alcuni prossimamente entreranno nel novero delle competizioni olimpiche, come il lancio della bottiglia contro altre bottiglie, rigoramente tutte quante piene.
C'era chi ha pure avuto il coraggio di gettarsi in acqua per qualche nuotata, infischiandosi del passaggio non dei battelli turistici o dei motoscafi o dei pedalò ma delle chiatte che trasportano durante il giorno contenair da un porto all'altro lungo il corso del fiume. Quando si dice il richiamo della natura...
Nonostante il baccano le anatre, che vivono in quel tratto del Neckar, non hanno avvertito nessun disturbo, anzi. Prima del tramonto si sono fatte largo tra la gente e si sono buttate in acqua per l'ultimo bagnetto.
Un ricordo di quella serata, al di là dell'effetto fotocopia nel look dei ragazzi (pantaloncini corti al ginocchio e camicia oppure maglietta) tali e quali ai manichini dell'Hauptstrasse, è sicuramente un saluto liberale di un giovane a due amiche: tornando da un breve giro in compagnia di un'altra il prode ha salutato le due, che erano di spalle, con una bella pacca sonora sul sedere data all'unisono. Le due fanciulle non hanno fatto una piega. E neanche l'altra. Il galletto aveva la cresta ben alta. Provatelo anche voi e fatemi sapere come viene accolto in quel di Cagliari.
La settimana è stata preceduta, però, da altri due episodi veramente epici che si sono svolti all'interno del nostro appartamento tedesco.
Il primo è stato il tentativo, non riuscito, di mandare a fuoco il forno da parte di Elisabeth.
E' stata un poco sbadata e ha lasciato bruciare nel corso di un paio d'ore, o nell'arco di notte (il mistero resterà), del pane fatto con le sue manine sante.
Quando mi sono svegliato ho sentito uno strano profumo nella mia stanza. Ho pensato che avessero cucinato qualcosa e lasciato le finestre chiuse così da far penetrare e stagnare quell'odore acre in tutta l'abitazione.
No, la cucina era una bolgia con Elisabeth anima persa pasticciata di ingredienti vari e a piedi nudi che cercava di riparare ai danni e rimettere in ordine. Poverina, le sarà capitato perchè impegnata a salvare qualche paziente ormai in rigor mortis da una vita.
Alla vista di un fornello ancora acceso al massimo, ho chiesto se lo stesse usando per caso. Lei, distoltasi per un attimo dalle sue imprese, ha risposto con mirabile e rara educazione di no dandomi, così, il permesso di spegnarlo e sfruttarne la piastra che irradiava un tale calore solare da far bollire l'acqua per il mio tè pure senza ulteriore energia.
Il secondo è un fantastico aneddoto relative alle pulizie di un frigo. Quello di Sandokan, che ormai dietro la sua Perla di Labuan si è perso di strada e non sa più distinguere un veliero da una motocicletta, e di...Elisabeth. Sì, ancora lei. La nostra eroina!
Elisabeth, cento ne fa e una ne pensa.
Forse non lo sapete ma è bravissima a fare le pulizie. Sul serio. Quando è il suo turno di facende domestiche la casa risplende. Ora mi domando, però, come faccia. E francamente, forse, è meglio che non l'apprenda...
La scorsa domenica mattina mi sono svegliato e mi sono recato per prima cosa in bagno. Come apro la porta sento un'odore di aglio. Cosa sarà mai? Sì, eccolo. Anzi, eccoli! I mazzi di aglio che un giorno avevo ammirato incastonati nel ghiaccio del frigo di Sandokan e di Elisabeth. Ero rimasto affascinato. Una lastra di ghiaccio di spessore di circa 5 cm per una lunghezza di circa 45 cm con questi agli che la impreziosivano. Ora erano lì, nel bagno, dentro il box della doccia ancora incastonati nel ghiaccio. 
Nella sera del sabato precedente Elisabeth, novella Cerentola, si era gettata a capofitto, non paga dell'impresa del forno (o della cucina o dell'appartamento ?) non andato a fuoco, nello sbrinamento del frigo suo e del tigrotto malesiano.
Dovendo disfarsi di quei due blocchi la Divina ha avuto la geniale idea di buttarli dentro la doccia. Onestamente veramente brillante. Non a caso fa un superdottorato in una prestigosa università europea e non della Paflagonia. Il piccolo difetto della sua trovata è, però, che, pur ammenttendo come valida la soluzione del bagno ed errata quella del lavandino della cucina, non ha aperto l'acqua per farli sciogliere più rapidamente e che, per tanto, sono rimasti lì, integri e maleodoranti d'aglio, per tutta la notte con l'aglio stesso in loro compagnia.
Alla vostra fantasia, cari lettori, il proseguo della storia...
E' il momento dei saluti e dei ringrazimenti.
A voi lettori e alle due madrine della Stronzea che hanno ospitato questa serie di resoconti, più o meno reali e personali, da HD.
E' l'ultimo post perchè chiude l'Appartamento tedesco. 
E' in programma, infatti, il trasferimento in uno nuovo per la settimana prossima.
"E allora ci sarà una seconda serie?" 
L'autore andrà, poi, in vacanza.
"Ma tornerà?" "Quando?"
Non è un addio.
Ma neanche un arrivederci.
E' soltanto un "Tschüss". O se preferite "Ciao"

Paul_Blau_Vierzig

Ma... Pippa??? by Pink

Eh beh, Pink ci teneva proprio a dire la sua.. D'altronde è LEI che è andata a cercarla per le strade di Londra per questo blog. Anche all'aperitivo culturale era lei che aveva il giornale con Pippa, Red aveva la Gazzetta... Insomma, a vederla bene, potremmo quasi dire che Pink sia una "pippologa"!!! 
S'è scritto di tutto su di lei, ma ieri d'ov'era?
Sicuramente era nello stadio! Pink non crede minimamente all'amore tra sorelle quando sono così ingombranti l'una per l'altra, quindi è probabile che Pippa fosse chiusa nel bagno più squallido dello stadio cn la bocca sigillata e mani e piedi legati con nastro telato e fascette da cablaggio.
Nelle rare pause in cui Pink non era in lacrime ieri notte, ha provato a cercarla e in effetti crede che probabilmente tra i tedofori ci fosse anche lei, magari non proprio ieri. C'erano anche gli attori di Harry Potter e Fiona May, perché non poteva esserci lei? Nell'ultimo anno ha fatto vendere più giornali lei di Beckham! Però nisba, nessuna notizia! Ormai è tardi, ma Pink un consiglio ve lo vuole dare: potevate mettere lei a reggere il braciere olimpico! 14 giorni piazzata li, in mezzo allo stadio a reggere il fuoco ardente di Olimpia. Un po' Atlante, un po' Cariatide, vestita d'un peplo (ardente pure quello...) che fa tanto mitologia greca e tanto trait d'union con l'antichità! Oppure, se volete, potete rimediare così: piazzate un'immagine bella grande delle sue terga sui bersali del tiro con l'arco, carabine e pistole ad aria compressa, nelle gare femminili però, eh! Così le donne saranno molto più precise per "vendetta" e i maschietti per attrazione!!! Certo, quanto a lati B, Pippa mia, le atlete ti fanno un baffo! Loro hanno dei lati B belli sportivi, che piacciono tanto anche ai maschietti!!!

Ridateci la Pippa!!! By Red


Un’estate fa la storia di noi due era un po’ come una favola… 
Un’estate fa la Pippa ci teneva compagnia ogni giorno: un giorno c’era la Pippa in topless, un altro era con pistola, un giorno ci spiegavano la cura Pippa per fondoschiena e un altro la Pippa non piaceva ad Harry. Un anno fa sapevamo che la Pippa faceva jogging, pilates, era senza mutande, invece no, non solo le aveva ma erano anche push up, poi non le aveva più, ci dicevano quando flirtava, nuotava, ballava, beveva… Se ci capitava solo per un giorno di rimanere senza di lei ci sentivamo turbate, subito ci chiedevamo dove fosse, perché non ci volesse più dare notizie di sé. Un’estate fa sognavo di partecipare a un banchetto nunziale solo per vincere il concorso di miss Pippa, e quando pensavamo alle olimpiadi di Londra immaginavamo che lei avrebbe meritato il posto di ultima tedofora. Invece cos'è successo? Ma dove l’hanno messa? Se lo scorso ottobre Pink è andata a Londra in missione per conto di Dio, sulle tracce della Pippa, la missione che ci siamo posta nel seguire queste olimpiadi, è ritrovarla, perché la vita senza la Pippa non è la stessa! 
Noi siamo sicure che ci sia, e pensiamo che tutti quegli 007 al servizio di sua maestà che c’erano in giro ieri sera, li abbia scatenati Elisabeth in persona perché il suo splendido cappellino di struzzo non fosse offuscato dal di Lei (della Pippa) ineffabile posteriore fascino. In quel caso la nostra eroina per salvarsi la pelle avrà faticato non poco per sfuggire al più temibile agente segreto al mondo durante la lunga, lunga, lunga e ancora lunga cerimonia inaugurale! 
Non sarà vestita mica da Voltemort? O si sarà finta Mary Poppins? Voi siete riuscite a guardarle tutte in faccia quando hanno fatto lo sbarco allo stadio col più temibile reggimento dell’aviazione inglese, le tate paracadutiste? O magari era uno di quei poveri bambini a nanna e si sarà presa un colpo a dover saltar giù dal letto, avrà pensato: “mamma mia ora mi trovano!” e se era lì di sicuro è scappata veloce, perché noi non l’abbiamo vista. Non sarà successo forse che la sorella l’abbia nascosta sotto la sua sedia pensando “già mi ha rovinato il matrimonio, lei e il suo sedere flaccido… ora ci penso io!!”. Diteci che non è così, Red e Violet ci tengono che la famiglia reale acquisita dia al mondo un adeguato esempio di amore e solidarietà tra sorelle! 
Tra le operaie non c’era, tra le sufragette nemmeno, nascosta tra le piume della regina pare di no: almeno un po’ il lato B sarebbe spuntato. In bicicletta non si è vista, la torcia olimpica non gliel’hanno fatta portare, carogne! Red ha avuto un momento di panico quando sono iniziate a scorrere le foto dei cari estinti: le ha guardate una per una ma lei non c’era! Grazie al cielo, che paura!
A fine cerimonia ha pensato: ma che ingrati questi inglesi! Perchè Mister Bean si e la Pippa no? Ha reso il presunto matrimonio dell’anno il vero matrimonio dell’anno, ha dato lavoro ai tabloid per un anno, con la sola forza del suo nome, senza fare assolutamente niente e non le fate nemmeno un riquadrino a fondo schermo dove mettere una sua inquadratura per tutto il tempo della cerimonia? L’abbiamo già detto e lo ribadiamo ancora: carogne!
Ma porca miseria, tutti che ci angosciano su chi farà cosa con chi al villaggio olimpico, calciatrici americane che vogliono collezionare intere squadre di Rugby, lo dichiarano, e i giornali ce lo propinano in prima pagina, coppiette nostrane che non sanno come comportarsi prima delle gare, ce lo dicono tutti i giorni e se per caso un giorno si dimenticano qualcuno glielo chiede in qualche intervista, per sicurezza! Presto ci racconteranno cosa fanno Elisabetta II e il principe Filippo nel pre caccia alla volpe... e nessuno ci dice niente della Pippa?!?! Ma allora non capite proprio niente!
Noi però non desistiamo, continuiamo a cercarla e continueremo per tutte le olimpiadi! Si mimetizzerà con le atlete del beach volley, alle quali, si sa, inquadrano solo il lato B? porterà i fiori o qualche medaglia? Sarà tra i raccattapalle del tennis? 
Per oggi Red un’idea di dove si sia nascosta ce l’ha: cosa o chi avrà visto mai Cancellara dietro quella curva? Perché è andato dritto contro le transenne? Sarà stato irresistibilmente attratto dalla Pippa? Chissà! Noi pensiamo di si, e intanto  gridiamo a gran voce: ridatecela!!! Vogliamo la Pippa olimpica!!! Middleton, ovviamente! 

giovedì 26 luglio 2012

Breaking news

La notizia del giorno è:
Guspini - La tigre non zoppica più (Unione sarda, p. 27)

La canzone del giorno è:
The life of the wife is ended by the knife - Stewie Griffin & Eliza

La frase del giorno è:
Pira cotta o pira crua, dognunu in dommu sua.

"Pene" d'amore



L’uomo voyager, ovvero il mistero della tavoletta del cesso.

Per spiegare in poche parole chi sia (o forse cosa?) l’uomo Voyager dobbiamo fare un piccolo passo indietro e darvi una breve definizione  dell’uomo focus. 
Dicesi Uomo Focus l’uomo medio, o meglio medio man, media cultura, medio aspetto, medio intelletto, medio lavoro, media moglie, medi figli che però si sente un po’ sopra la media e coltiva la sua cultura e intelligenza attraverso la lettura di giornali da lui ritenuti scientificamente ineccepibili, tra i quali il sommo vate è Focus. Grazie a queste letture incamera preziose e interessanti informazioni da sfoderare alla pausa caffè con i colleghi o a cena con le mogli, cose tipo a quanti rotoli di carta igienica srotolati corrisponde il diametro terrestre o quanti elefanti affiancati servono per coprire la distanza tra Roma e Milano. Se poi ti viene da chiedere “elefanti africani o asiatici? Perché quelli africani sono molto più grandi” loro borbottano un “il discorso è un altro!” e non ti sposeranno mai. Si accompagnano infatti a mogli che al sentire queste notizie si stupiscono della loro arguzia e si sentono fortunatissime ad avere al loro fianco degli uomini così straordinari.
Ecco, l’uomo Voyager è la degenerazione dell’uomo Focus. Anche lui ha come motto: “di tutto un po’ ma niente bene”, ma la sua inclinazione al “non mi frega nessuno, a me!” lo porta a non accontentarsi della scienza. Per lui ci vuole la fantascienza! Così la bibbia delle sue certezze e della sua cultura non è Focus, ma Voyager, e il sunto della sua filosofia diventa: la verità è quel che dico io, il resto sono complotti. Per questo le loro compagne, ancor più adoranti di quelle dell’uomo Focus, o forse semplicemente brave attrici per non aver rogne, sono condannate a non aver ragione, mai, mai e poi mai, perché la risposta è dentro di te, e però è sbagliata!
“Amore ti ho fatto le lasagne!” “mi vuoi mettere all’ingrasso?”
“eccoti la tua insalata” “è tutto il giorno che lavoro e tu mi affami”
“quanto zucchero al caffè?” “caria i denti” “quanto dolcificante?” “è cancerogeno!” “Amaro?” “che schifo!” Silenzio… “ma che razza di donna sei, non mi fai neanche il caffe!?!?”
“nel menù c’è cinghiale” “sicuramente è maiale”
“figuriamoci se in ristorante troviamo del cinghiale” “scherzi? L’hanno appena cacciato di frodo strangolandolo a mani nude”
“interessante la cultura nuragica!” “tanto hanno imparato tutto dagli egizi”
“belle le piramidi” “sono aliene”
Loro lo sanno, sanno tutto, e sanno casualmente il contrario di quello che sai tu. Senza di loro il mondo crolla, sono gli unici che sanno far attraversare la strada ai bambini, gli unici ad avere idee geniali, gli unici a conoscere i passaggi segreti attraverso i quali i grandi della storia sono scappati simulando il loro suicidio, gli unici che possono prendersi la responsabilità delle loro indifese compagne. Loro sanno la giusta lunghezza della tua gonna, la giusta intensità del colore del tuo rossetto, l’ora per andare a letto, e se non sanno la regola del fuori gioco è perché loro sono intellettuali, non come te!  Sanno cucinare benissimo, non come te, e non vuol dire nulla che preparano pranzo una volta al mese a menù fisso con l’unico piatto che gli viene bene e tu tutti i giorni… tanto gli amici della domenica i complimenti li hanno fatti a loro! Gli uomini Voyager sanno come si lavano i piatti e te lo spiegano con dovizia di particolari, ma sai com’è, se toccano l’acqua dopo mangiato rischiano la congestione! Conoscono a menadito le tecniche per attaccare il ferro da stiro, è staccarlo dalla corrente che li frega… ma se ti cade un bicchiere dalle mani si tratta di attentato! 
La loro specialità però è un’altra: la cura del bagno! Loro sanno come far si che la tavoletta del water non stia mai, ma proprio mai, abbassata, e scommetto che sanno anche il perché, ma che ce lo vengono a dire, che tanto non capiremmo? 
Mi chiedo allora: forse è un modo per dimostrare la loro abilità di imbrattatori? Anzichè solo fronte, fronte-retro? C’entrano gli egizi? Gli extraterrestri? Si apre uno stargate attraverso il quale sparire nel caso sia necessario simulare il proprio suicidio? Giacobbo, aiutaci tu!!!
PS: No amiche, non è vero che tutti gli uomini sono uguali e sporcano tutti allo stesso modo il bagno. Ci sono anche le anime sensibili, uomini che sono addirittura in grado di fare la pipì seduti mentre ascoltano quello che dici e ti danno ragione… ma sono artisti quelli, hanno altri problemi!

martedì 24 luglio 2012

Breaking news

La notizia del giorno è:
Tortolì - I reflui scorrono fino al Tar (Unione sarda, p. 32)

La canzone del giorno è:
Perdono - Caterina Caselli

La frase del giorno è:
Oh, porca... Quella dell'artra vorta!

La ricetta della felicità by Violet


Forse perché sono la più vecchia del gruppo, forse perché il mio colore non è “puro” come quello di Red, ma vive di commistione e di contaminazioni (del rosso e del blu, per diversi motivi, i miei, anzi i nostri - sempre e solo con la mia immancabile Red! - colori preferiti!), forse per temperamento contradditorio, contestatario e problematico (in sardo c’è una parola magnifica che mi descrive bene: “Arrevescia”), ma io non la conosco la ricetta della felicità. Anzi, non la voglio conoscere. Perché la felicità è quell’istante che ti prende all’improvviso e ti fa sentire vivo, ti fa brillare gli occhi, battere forte il cuore; ti fa venire voglia di condividerla, di gridarla a tutti la sensazione che ti è sbocciata dentro, ché è troppo grande da contenere, troppo forte per te solo; e, contemporaneamente ne diventi gelosa, hai paura che si spaventi e possa scappare o che qualcuno la veda, la prenda e la porti via lontano… e allora stai zitta zitta, ma chi ti incontra te la legge negli occhi e sul volto. Se la felicità è questo, e per me lo è, come si fa a contenerla in una ricetta e, magari a mettersi a cucinarla? Al massimo così si può ottenere il successo, la serenità, la completezza di una vita in equilibrio… ma la felicità? Lei no, arriva. Sta a te assaporarne la presenza e farle gli occhi dolci perché si trattenga con te il più a lungo possibile. E poi narrarla e condividerla, perché si possa diffondere, sentendosi a casa e ospite gradita!
Ci ho pensato e ho concluso che una felicità “così” non posso non raccontarla anche a voi! Ecco alcuni degli innumerevoli, preziosissimi incontri che ho avuto con lei.
Un giorno sei sulla metro, è circa mezzogiorno e ti sembra una fine mattinata come tante. Ma tu sei curiosa e, sapendo benissimo di che colore sia la punta delle tue scarpe, perché le hai scelte tu stessa con cura anche quella mattina prima di uscire di casa, non ti perdi nella loro contemplazione, come tanti sembrano fare, ma scruti attentamente fuori dal finestrino alla ricerca di… beh non è importante cosa si cerchi, ma cosa si trovi. Ed io quella mattina trovai una nuvola che portava in sé tutti i colori dell’arcobaleno! No, non un arcobaleno. Una nuvola. Sapevo dell’esistenza del fenomeno, ma non l’avevo mai visto. Che meraviglia! L’ho raccontato per giorni, il cuore che batteva forte, a tutte le persone che conosco e che sapevo potessero capire. Ho sognato di sentire un amico lontano perché doveva sapere anche lui. Mi brillano gli occhi ancora solo a ripensarci. Ecco per me questa è la felicità!
Quando ti mettono per la prima volta tra le braccia la tua sorellina piccina piccina. E tu la guardi e sai che non c’è e non ci sarà mai al mondo una bimba bella come lei. Questa è la felicità.
Quando tuo figlio, e non importa che l’abbia partorito tu, ti dice: “Grazie, mammina, per avermi accompagnato. È bello condividere anche le piccole cose”. Questa è la felicità.
Una notte passata in bianco a fianco di una sorella che russava con in testa i bigodi, ché il giorno dopo si sarebbe sposata. E pensare che, almeno lei, sapesse di far la cosa giusta. Questa è la felicità.
Quando mi arrivarono gli sms che annunciavano la nascita dei miei nipotini. Anche allora non stavo nella pelle e cercavo qualcuno con cui condividere. O quando li ho visti per la prima volta, e li ho presi in braccio, perdendomi per sempre in loro. Questa è la felicità.
Quando spiego a Sabrina cosa sia la “polvere di fata” e un “pensiero felice” e che servano per volare; e che non può volare chi si siede dalla parte destra del tavolo, perché c’è un impedimento fisico alla cosa. E lei sorride e dice di sì. Questa è la felicità.
Quando senti il profumo della terra che sale dal suolo assetato alle prime gocce di un temporale estivo. E la mattina ti alzi, c’è una temperatura umana e tu sei viva. Questa è la felicità.
Le due e mezzo di notte, quando lasci la panchina dei giardini dietro casa, dopo una bella chiacchierata, anzi “crastulada”, di ore con un amico speciale. Hai voglia che la serata sia appena iniziata, ma devi mandarlo via, con ancora mille cose da dire, perché, oltre a parlare avete saputo ascoltare insieme il silenzio. Non vuoi dormire, perché desideri che sia già il mattino successivo, quando aprirai la posta elettronica per scrivere solo “Buongiorno! …e grazie!”. Questa è la felicità.
Quando succhi dalla cannuccia, ridendo di qualunque “vicino” avventore del locale, l’ultima goccia del tuo strameritato e agognato mohito in compagnia di Red. Questa è la felicità.
E poi c’è il sole, il mare, il maestrale, i laghi di montagna, la finestra del castello del parco di Laconi, una lettera, un viaggio, una nuova città, una telefonata, un regalo, un sorriso, un incontro, i ricordi, sapere che la malinconia dura solo un attimo, le rondini, i fenicotteri rosa stagliati sul cielo scuro della sera, le stelle, la luna, la notte, la prima alba del nuovo anno, i tramonti, una sorpresa, aiutare qualcuno, una chiesa silenziosa, i sogni, i desideri, un libro, scoprire che una nuova conoscenza è già un’amicizia, vecchie foto, il cimitero di Bonaria, i successi delle persone che hai vicino, le conquiste dell’umanità, i racconti dei vecchi e le parole dei saggi… e tanto tanto altro ancora… Questa è la felicità! 

Ma cos'hai messo nel caffe?

Sigla!


In piazza san Benedetto c’è il rifugio delle colazioni preferite di Red e Violet. Almarabotto in realtà è un rifugio di tutta Cagliari, ma nessuno beve il cappuccino come Red, anche perché qui la colazione fissa delle vostre bloggers rossa e viola subisce alcune fondamentali varianti molto dietetiche rispetto alla norma: aggiunta di panna al cappuccino di Red e al caffè di Violet, mentre le paste sono volentieri sostituite da una fetta di torta sacher. Ciò detto, il servizio è gentile e puntuale, con qualche momento di divertente stralunatezza che non ce lo rende antipatico, dietro il bancone stanno dei professionisti del caffè, e, non se ne abbiano gli altri, quando c’è il signore “quello magro magro, scuro scuro, un po’ bruttino… hai presente?” Red e Violet esultano. Fanno il loro ordine e si siedono, Red miagolando preventivamente, Violet ridendo preventivamente. E poi arrivano: la sacher che… cosa vi dobbiamo dire della voluttuosa burrosità di una Sacher? Red ama mangiarla alla faccia di quelle signore fintamente a dieta, se ne trovano sempre, che si lamentano della troppa crema nel loro cornetto mignon, quindi non prova nemmeno a trattenersi e quando la finisce dice, a voce non alta ma che si senta, “BISSSS!!!!”, Violet è altrettanto felice ma più sobria. Del caffè con panna Violet ama il contrasto tra la dolcezza della panna e l’amaro del caffè (niente zucchero per le sorelline R&V), corposo, nero e denso che ci fanno nel nostro bar preferito per la colazione. Del cappuccino di Red è più complicato parlare, perché il problema non è descrivere il cappuccino, ma Red che lo beve. Vi dirò così: i suoi occhi si illuminano nel momento in cui vede il barista posizionare la sua tazzina nella macchina per caffè. Quando la tazzina, strabordante di panna, giunge al suo tavolino, la guarda con l’orgoglio e la tenerezza di un padre che vede per la prima volta il suo figlio maschio. Entra in un’altra dimensione, per i prossimi cinque minuti non sarà più tra noi. C’è la panna che è morbida e compatta, con sopra la spruzzatina di cacao che ti cambia la giornata in bene, sotto ci sono il latte e il caffè. Tutto è perfetto, temperatura, rapporto tra i tre elementi, sensazione al palato… Red beve dal cucchiaino, per assaporare il tutto lentamente, e miagola, non per finta, davvero! Lei non se ne accorge nemmeno, ma Violet a fine colazione le racconterà tutto quello che è successo mentre lei era altrove, Red risponderà “Oh!!! Davvero? Povera me!”. 
Il giornale è sempre di giornata, tra gli incontri possibili c’è anche un portafortuna: cosa volete di più?

VOTO: miiiiiiao, miiiiiiiiao, miiiiiiao, miiiiiiiao, miaao, miaao, miaao, miaooo, miiaaooooooo! (Presente il duetto dei gatti di Rossini? Così!)



lunedì 23 luglio 2012

L'Almanacco di Violet



Sigla!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il sole sorge alle 6:15 e tramonta alle 20:43.

Luna: Luna crescente. Mercoledì, 25 luglio, Primo Quarto.

Onomastici: Tantissimi auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Brigida, Ezechiele, Severo e Valeriano (23 luglio); Baldovino, Boris, Cristina, Eufrasia (24 luglio); Giacomo, Bonifacio, Cristoforo, Olimpiade, Valentina (25 luglio); Anna e Gioachino, Simeone, Giorgio (26 luglio); Celestino, Saba, Giustina, Orso, Pantaleone (27 luglio); Arduino, Nazario, Vittore (28 luglio); Marta, Felice, Serafina (29 luglio).

Il Santo: Il 29 luglio la Chiesa ricorda Marta di Betania, che con la sorella Maria e il fratello Lazzaro, furono tra i più intimi amici di Gesù di Nazareth. Santa Marta è patrona delle cuoche, degli osti, degli albergatori, dei padroni di casa, delle massaie, delle casalinghe e degli ospizi.

Il nome: Il nome che ho scelto per voi questa settimana è Brigida. Il nome deriva dal celtico “brig” e significa “alta, forte”. A me piace anche nella variante Britta: a voi? Non è un nome molto diffuso, infatti in Italia le donne che lo portano sono poco più di quindicimilanovecentonovanta, cioè circa lo 0,026% della popolazione del nostro Paese. La regioni dove è più presente sono la Campania (25,7%), la Sicilia (18,1%) e la Puglia (14,3%); poco diffuso in Umbria (0,4%).

Compleanni storici: Buon compleanno a Banana Yoshimoto, nata il 24 luglio 1964. Auguri!

Questa settimana accadde: Il 27 luglio 1940 “nasce”, cioè fa il suo debutto ufficiale nel cartone animato A Wild Hare, Bugs Bunny, famosissima lepre grigia della serie Looney Tunes.

La notizia del giorno… un anno dopo: “Ruba una macchina e un’anatra: arrestato. (Unione Sarda, edizione del 23 luglio 2011, p.13)

Curiosità: Proprio la settimana in cui cade l’onomastico di tutte le Olimpiade di questo mondo, ha inizio a Londra la XXX Edizione delle Olimpiadi dell’era moderna! Le gare di questi Giochi olimpici estivi si svolgeranno a Londra dal 27 di luglio al 12 di agosto. La città aveva già ospitato la manifestazione altre due volte, nel 1908 e nel 1948.

Il Lama racconta: Conosci la favola della gatta Miagola e della Cicuita? Vuoi che te la dica? Sì? Se avessi detto “no” ti avrei raccontato la favola della gatta Miagola e della Cicuita? Vuoi che te la dica? 

Così parlò zio Gecob: La gentilezza delle parole crea fiducia; la gentilezza dei pensieri crea profondità; la gentilezza nel donare crea amore. 

Breaking news

La notizia del giorno è:
Maratonina. Calcaterra spiana i colli di Aritzo (Unione Sarda p. 47)

La canzone del giorno è:
Sono come tu mi vuoi - Irene Grandi

La frase del giorno è:
Ma tu ci sei mai stata alla piazzetta Paleocristina di Paestum?

domenica 22 luglio 2012

Breaking news speciali!

La notizia dell'anno, dopo regolare votazione, e riconteggio dei voti da parte di Red, Violet e Pink, è:
Loceri. La tonsillite era peritonite (Unione sarda 19-07-2012 p. 32).


La canzone dell'anno è:
Mi ami? - CCCP

La frase dell'anno è:
Chi non beve con noi puntore lo colga!





La ricetta della felicità: un anno dopo. By Red


Mi aaaaammmiiiiiii?
Mi amiiiiiii????

Tempo di ricorrenze, di compleanni, di bilanci, tempo d’estate, che come ormai avrete capito a Red, a me insomma, fa uno strano effetto di malinconia come fosse autunno. Dopo un anno abbiamo scelto lo stesso tema del nostro primo post, un po’ perché anche se facciamo le dure siamo due inguaribili romanticone e un po’ perché è vero che siamo felici, ma è vero anche che non è mai abbastanza! Allora mi sono riletta e dall’alto di ben dodici mesi di esperienza in più, devo dire che la ricetta che ho scritto il 22 luglio 2011 è una ricetta niente male. Ricapitoliamo gli ingredienti: vi dicevo che serve leggerezza, che bisogna essere sconsiderati, saper giocare, curiosità, umiltà, buon gusto, volontà, essere piccoli, dolore, vanità. Gli ingredienti di base credo ancora siano questi, ma si può far di meglio, si possono mettere molte altre cose nel mixer per fare la pozione.
Per essere felici bisogna avere una storia da raccontare, perché senza storie si spengono le luci e si diventa invisibili.
Per essere felici bisogna essere bambini, perché chi non ha occhi per vedere le fate non può sentirsi una di loro.
Per essere felici bisogna saper perdere, perchè la felicità è cambiamento e fantasia, e squadra che vince non si cambia. E poi bisogna sopravvivere al lunedì!
Per essere felice bisogna sapersi perdere, perché la felicità più emozionante è ritrovarsi, dopo un minuto, dopo un anno o dopo una vita.
Per essere felici ci vuole memoria, perché senza ricordi si rischia di non riconoscerla neppure la felicità.
Per essere felici serve un olfatto fino, perché la felicità è il profumo dei gelsomini, quello intenso del mosto, quello inconfondibile del mare, quello invitante del pane caldo.
Per essere felici serve delicatezza, perché la felicità si incontra in un fiore raccolto per strada, che sia infilato tra i capelli o sistemato con cura in un bicchierino in plastica da caffè, o in un fiore sparso in strada, per sa ramadura in una festa paesana.
Per essere felici bisogna stare attenti, perché la felicità è vedere la prima rondine di primavera.
Per essere felici ci vuole tempismo, perché un abbraccio dato con un secondo di ritardo perde più sapore che una birra tenuta aperta una notte intera. 
Per essere felici ci vuole risparmio energetico, perché si sorride di più con una cena a lume di candela che con le stelle nascoste dalle luci di un centro commerciale.
Per essere felici bisogna spogliarsi un po’, perché passi un velo di naturale pudicizia, ma quelli di falso pudore non si possono né vedere né sentire, se non per riderci su!
Per essere felici bisogna saper scegliere perché il troppo ti può distrarre mentre la felicità passa, bellissima e silenziosa come una vera lady.
Prendere gli ingredienti e sminuzzarli uniformemente, unire alla crema omogenea della ricetta di un anno fa. Quest’anno un terzo dell’intruglio cospargetevelo sul capo sperando che funzioni come polvere di fata, un terzo tenetelo per cambiare dimensione se passate dal paese delle meraviglie, un terzo… beh, lo sapete! Unite a ghiaccio, menta, succo di lime, rum bianco, zucchero di canna e soda, adagiatevi e bevete, miagolando, chiacchierando, mugolando, ridendo. E se non basta un bicchiere andranno meglio due!
P.S. poi qualcuno ti dice "sono tornata per un attimo a tutto ciò che mi basta per essere tuttora felice" e ti accorgi che anche quest'anno "mi ami" dei CCCP ha il potere di renderti felice.

La ricetta della felicità: un anno dopo... by Pink

 "Felicità, improvvisa vertigine, illusione ottica, occasione da prendere..."

Quale sia la ricetta per felicità è ormai la domanda che ci gira in testa da un annetto bello e buono. Visto che eravamo in tempo di compleanni, vintage post e primi vagiti, forse era il caso di fare una "ricetta della felicità" un anno dopo. Se quel mio post era stato delirante, questo lo è ancora di più perché io mica la so la ricetta della felicità. Quello che so è che sono felice. Non sempre, non 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12, però sono felice e sono alla ricerca di altri momenti di felicità. Non in senso leopardiano però. Cosa pensava Leopardi? Che l'infelicità è connaturata nella natura stessa dell'essere umano che quindi è destinato a soffrire per tutto l'arco della sua esistenza. Non è pessimismo, è pessimismo COSMICO!!! ECCHEDUEPPALLEEEEE, Giacomino! Fattela una canna ogni tanto! Scrive il Gobbo di Recanati nello Zibaldone: "Or questo bisogno ella (la Natura) ci ha dato senza la possibilità di soddisfarlo, senza nemmeno aver posto la felicità nel mondo. Gli animali non han più di noi, se non il patir meno; così i selvaggi: ma la felicità nessuno.". Di conseguenza l'uomo si poneva degli obiettivi da raggiungere per essere felice, ma, pur raggiungendoli, non si sentiva soddisfatto e se ne poneva altri non raggiungendo mai di fatto la vera felicità. Uhm... Ma credete veramente, ma veramente, che la vita sia così? Che l'uomo sia condannato dalla Natura ad essere infelice? Credete che nel mondo non ci sia la felicità? Io no, io sono convinta che la felicità ci sia e che non sia nemmeno poi così difficile da trovare e che quel "rincorrerla" di Leopardi non sia altro che una sana e viva tensione della vita che ci spinge a migliorare, a crescere. "E' faticoso imparare a scrivere e, anche se lo so fare, voglio imparare a farlo bene. Voglio studiare, ma non mi accontento del 6, voglio il 10." E' questa l'infelicità? E' chiedere di più a sé stessi per essere migliori nella vita? I fans sfegatati di Leopardi lo sanno davvero che lui la pensava così? Non si sentono in colpa quando provano felicità?

"Ieri a te, oggi io sono il prossimo, quanto durerà io lo chiedo agli altri ma si vede che c'era un filo invisibile, se n'è andata via, resta la scenografia..."

Quanto dura la felicità? Poco o molto? Non so, forse dipende da quanto è intensa, ma anche una vita sempre e soltanto felice sarebbe di una noia mortale quasi quanto Leopardi. L'alternanza delle sensazioni serve, ci deve essere nella vita per tenerla viva. Torniamo a bomba, ci serve per sentirci vivi. Tutti noi sappiamo, nel preciso momento in cui ci sentiamo felici, il perché di questa felicità che, come dicevo l'anno scorso, può essere dovuta ad una cosa straordinariamente egoista, grande o piccola che sia.  E se anche se ne va, resta la scenografia, la sensazione, come quando mangi e ti resta un buon sapore in bocca e cerchi di conservarne il ricordo. In realtà quindi la ricetta della felicità è insita in tutti noi, Leopardi non ci aveva capito una mazza. La Natura può anche averci condannato all'infelicità, ma la verità è che noi sappiamo da soli cosa ci rende felici e come trovarla. E se anche esiste una felicità universale (che probabilmente esiste, ma bisogna prima che l'egoismo sia estirpato dall'universo), noi dobbiamo impegnarci per trovare la "felicità a misura di noi stessi" per poi porci l'obiettivo di aiutare gli altri a cercare la loro felicità e spingerli ad aiutare altri ancora. Perché, vedete, se c'è una cosa che ho capito è che la felicità non solo va condivisa, ma è anche contagiosa. Ci basta vedere una persona felice per sentirci un po' felici anche noi, poi magari ci chiediamo cos'abbia da essere così tanto felice. Facciamo un esempio: prendete un atleta che ha appena vinto una gara per lui importantissima, come può la sua felicità non contagiarvi? Questo non vale chiaramente per il calcio, dove il discorso è più complesso, ma in genere negli altri sport si riesce a condividere la gioia delle squadre/nazioni altrui. Ecco, come può quella non essere felicità? Se nel mondo non esiste la felicità, cosa sta provando quell'atleta? Poi, è logico, le cose possono cambiare. A noi sono cambiate alcune cose: non c'è più il nostro mitico bar, le nostre vite sono diverse dall'anno scorso, ma sono anche uguali e se stiamo qui a ragionare di felicità qualcosa di uguale vuol dire che c'è. Ecco, di uguale c'è che io non c'ho capito niente come l'anno scorso, ma a te che leggi, e che sei arrivato alla fine di questo delirante post, faccio una domanda: chiedimi se sono felice?

"Felicità, dichiarata fac-simile dal giudizio che ha rilasciato un orefice. 
Quella vera sarà senza un graffio di ruggine".

sabato 21 luglio 2012

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

Für Rosa und Rot soll's rote Rosen regnen

Non potevo non dedicare poche righe ma sentite al giubileo della Stronzea.
Ha soltanto un anno e dire che ho visto concepire questa stronzaggine piano piano, negli anni passati, tra un sorseggio di cappuccino e un morso a un bomba e poi nascere di colpo in mezzo alla scorsa estate e maturare in una policroma critica irriverente della quotidianità e dei comportamenti della gente mentre le due celeberrime creatrici sfogliavano con finta indifferenza l'Unione Sarda. Senza prendersi troppo sul serio, o anche sì, che male c'è in fondo ?, giocando, inventando e filosofeggiando...
Chi l'avrebbe mai detto che avrebbero dato vita a un blog che poi è diventato un rito imprenscendibile della nostra giornata, come fare la doccia no?, e che ci avrebbe coinvolto fino a diventare autori noi stessi delle colonne stronzee?
Red&Pink o Pink&Red ci hanno fatto ridere, piangere, riflettere, chiedere, rispodere, ascoltare, vedere e aspettare il prossimo post curiosi di qualche titolo strampalato dell'Unione, di notizie della Pippa o dei sentimenti giornalieri che spiravano dentro l'anima loro come un vento leggiadro o tempestoso fra le siepi di qualche colle sempre caro alla memoria di qualcuno.
Dobbiamo essere grati a loro per quei due minuti di intelligenza che ci regalano...

Vintage post... Scelti da Pink

La bimba del bosco di lecci by Red - 31 ottobre 2011


Era una bimba, una donna, o forse uno spirito? Neanche lei lo sapeva, era stata sempre sola con il suo cerbiatto e non sapeva chi fosse, quanti anni avesse, che differenza ci fosse tra uno spirito e un corpo, tra un uomo e un fantasma. Conosceva solo il bosco, fitto di lecci, che a lei, piccolissima, apparivano alberi scuri e immensi. Aveva una nuvola arruffata di capelli rossi, pelle bianchissima e due occhioni scuri, dolci e impauriti, ma brillanti e vivaci. Viveva di notte, riparandosi dalla pioggia in piccoli anfratti, parlando alle stelle e ai fiori, volando sulle ali delle civette per farsi cantare melodie lievi dalla luna, giocava a rincorrere i ghiri e i topi quercini, e non si separava mai dal suo unico amico, un cerbiatto che, come lei, non sapeva crescere ed invecchiare. All’alba i due amici cercavano un morbido letto di muschio e vi si adagiavano per dormire. Lei coccolava accarezzando la morbida e calda pelliccia del cucciolo, che ricambiava le attenzioni con un sonno leggero, pronto a difendere la compagna di avventure da qualunque pericolo: quando sentiva passi d’uomo, con un incantesimo le faceva gelare la pelle e irrigidire i muscoli: chi l’avesse trovata l’avrebbe scambiata per certo con una bambola, dimenticata nel bosco accanto al piccolo pupazzo di un cerbiatto. Forse la scena sarebbe apparsa un po’ strana, una bambola con gli occhi chiusi abbracciata ad un pupazzetto che vegliava su lei, ma da quelle parti solo i cacciatori andavano nel bosco: a loro interessavano i cervi grandi, grossi e in carne ed ossa, non i cerbiatti di pezza, avrebbero forse rapito una bellissima fanciulla dai capelli rossi, ma non una bambola!
Fu una notte d’autunno a farci incontrare, la notte in cui gli spiriti dal bosco vennero a cercarmi. Quella stessa notte, ogni anno, sentivo come un richiamo verso la collina che dominava il paese. Le nonne raccomandavano di lasciare sul tavolo una cena pronta, perché la notte di “Ogni Santi” era la notte delle anime e degli spiriti, ma io ero stanca e mi addormentai sul divano, lasciando la spesa ancora nelle buste sul tavolo e la porta aperta. Così all'improvviso sentii le loro voci, e non riuscii a resistere, dovetti andare nel bosco. Uscii scalza, i capelli rossi arruffati, una sottoveste bianca, una vestaglia rossa. Percorsi le strade che di giorno mi facevano inciampare quasi danzando, saltando le pietre, sentendo il frusciare delle foglie e il gorgoglio del torrente che mi chiamavano ad addentrarmi nel folto del bosco, temibile anche alla luce del sole. Gli spiriti mi trascinavano in un mondo bellissimo, che vedevo con l’anima e non con gli occhi, ma quando gli alberi lasciarono il posto ad una radura la luna illuminò un piccolo cerbiatto che mi guardava con due occhi dolcissimi. Non resistetti al desiderio di accarezzarlo, e gli corsi incontro. Dietro di lui si nascondeva una bimba spaventata, vedevo solo una nuvola rossa. “Non avere paura” dissi. Lei si voltò, i nostri sguardi incrociandosi si riconobbero e si amarono. Vide in me la donna che sarebbe stata se fosse mai riuscita a crescere, vidi in lei la bimba che ero e che mi ero dimenticata di essere. Gli spiriti corsero in paese per onorare la loro notte di giochi, ma noi dimenticammo tutto il resto. Così ricordai come si fa a volare con le civette e rincorrere i ghiri, e come si fa a giocare tutta la notte con cerbiatti veri che al mattino sembrano pupazzi. Lei imparò come si canta e si culla una bimba, ascoltò racconti mai sentiti, imparò i nomi dei suoi amici notturni. Non ci accorgemmo che stava arrivando l’alba e che gli spiriti stavano tornando nel bosco: se mi avessero trovata con loro non sarei mai potuta tornare nel mondo dei vivi, il cerbiatto lo sapeva. Sentendo le loro voci mi spinse col muso ad adagiarmi sul muschio, si sdraiò accanto a me, mi sentii fredda e rigida ma addormentandomi il calore della sua pelliccia mi confortava. Dicono che sembravo una bambola quando mi trovarono, e che un cerbiatto mi stava vicino, ma sentendo arrivare gli uomini scappò via. Io so che mi svegliai con i suoi occhi che mi guardavano dolcemente e la sensazione di un bacio sulla fronte. 
Sono passati molti anni, e io sono andata via dal paese ai piedi del bosco di lecci. Ma stanotte ho preparato la cena e l’ho lasciata sul tavolo. Nel cuore della notte, svegliandomi, ho visto due occhioni: “ti ho sognato” ho bisbigliato. Ho sentito un bacio sulla fronte e a guardarmi dal ciglio del letto c'erano un cerbiatto, una civetta, una nuvola di capelli rossi e occhi luccicanti da bambina. 
Abbiamo volato alto stanotte, non abbiamo sognato. Siamo volati sul bosco e verso la luna, nella notte dove gli spiriti e gli uomini, quando si riconoscono, possono giocare ed essere felici.




Le buone maniere di ieri e di oggi by Violet - 17 novembre 2011

Come si fa un invito.
Per cominciare, la scelta degli invitati è importantissima. È bene cercare di riunire nello stesso evento, in particolare se si tratta di una cena in casa o di una festa privata, persone che abbiano qualche affinità -età, professione, interessi- in modo che la conversazione sia più agevole. Per quanto riguarda il numero degli invitati, dipende da vari fattori, dal tipo ricevimento e dalla capienza del luogo in cui si svolge. Il consiglio è che il gruppo non sia troppo numeroso, affinché il ricevimento non risulti dispersivo e non si possa dedicare la dovuta dose di attenzioni ad ogni partecipante, né troppo esiguo, perché la festa non risulti povera e dimessa.
Una volta stilata la lista degli invitati, bisogna occuparsi degli inviti veri e propri. Gli inviti scritti sono riservati ai ricevimenti più impegnativi e alle occasioni ufficiali. Secondo il galateo, l’invito fatto a voce è più diretto e gentile. Tuttavia, non sempre è possibile farlo. Il galateo moderno permette, per gli inviti disinvolti e non ufficiali, di utilizzare il telefono. In ogni caso bisogna essere chiari e precisi sull’ora, sul giorno e sul tipo di ricevimento.
Per le occasioni meno importanti e informali, sono raccomandati almeno tre giorni di preavviso. Per un ballo, un ricevimento in grande e, in particolar modo, per una festa di nozze l’invito deve essere scritto ed il preavviso di almeno due settimane.
A volte può capitare che l’invito venga rifiutato. In questo caso, è bene accettare senza insistere troppo e, nel contempo, non bisogna offendersi per il contrattempo. Di norma non deve accadere di annullare un invito, né di rimandarlo. Se ciò fosse inevitabile, bisogna scusarsi con gli invitati e spiegare loro l’imprevisto.

Come si accetta un invito.
La prima regola vuole che si risponda subito, o il prima possibile, sia che si accetti, sia che si debba rifiutare l’invito ricevuto. In quest’ultimo caso è bene accompagnare il ringraziamento con brevi parole di rammarico. Secondo il galateo non si deve mai esitare con dei “Vedrò se posso” o dei “Farò del mio meglio, ma non ti prometto”. Se, dopo aver accettato l’invito, si dovesse presentare un imprevisto che impedisca di ottemperare all’impegno preso, bisogna avvertire immediatamente e scusarsi. Nel momento in cui si riceve un invito è di cattivo gusto chiedere chi siano gli altri invitati; è assai disdicevole non partecipare a seconda di chi siano gli altri invitati; è di pessimo gusto disdire un invito se, successivamente, se ne riceve uno più allettate. Se si volesse portare con sé una persona non invitata, è importante domandarne subito facoltà a coloro che hanno fatto l’invito. Se la persona in questione non fosse da loro conosciuta è bene spiegare di chi si tratti di modo che i padroni di casa la possano presentare agli altri invitati. 
Di norma gli inviti si contraccambiano. La regola del Galateo prevede che si contraccambi entro la stagione. Se ciò non fosse possibile si cerchi di supplire a questa mancanza in altra forma, ad esempio regalando dei fiori alla prima festività o facendo un dono ai bambini.

Violet risponde.
Mi sembra importante aggiungere alcune considerazioni a quanto scritto nel precedente appuntamento con Le buone maniere di ieri e di oggi, anche in risposta ad un simpatico lettore/lettrice che è incappato sul nostro blog cercando “come rispondere al baciamano”.
Il baciamano si fa solo ed esclusivamente in locali chiusi. È precluso in luoghi aperti e nei bar; inopportuno in chiesa. La consuetudine impone di farlo a tutte le signore presenti (altrimenti si eviti). Oggi è ammesso anche alle signorine, perché non si fa più distinzione tra le donne nubili e sposate, ma non a bambine e ragazze giovani. La mano della donna va sollevata fino a sfiorarla con le labbra, nel contempo si china leggermente il capo. Da parte della donna è opportuno saper porgere con disinvoltura la mano nel modo dovuto. Il tutto avvenga con estrema naturalezza, ricordando che gli atteggiamenti affrettati sono sempre poco eleganti. Se la gentile mano fosse coperta dal guanto, non si fa il baciamano mai, neanche si trattasse della Regina!
Se avete altre curiosità postate un commento: Violet sarà felice di rispondervi!
A presto!


venerdì 20 luglio 2012

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Ritratto di Signora: Maria Carta by Red - 16 agosto 2011

Per (concepire) le femmine va meglio la sera, dopo una mangiata di cardo pisciauolo, uova e miele. Le uova per le rotondità, il cardo e il miele per il carattere.
( da “La vedova scalza” Salvatore Niffoi)

Ci sono donne grandissime che nascono in posti piccoli piccoli. Sono donne che da quando sono adolescenti trovano un orizzonte da cui guardare e aspettano l’istante giusto per spiccare il volo. La nostalgia con cui fissano in lontananza l’altrove non parla del desiderio di una fuga, ma di una struggente voglia di libertà. Le partenze di donne come queste, non sono urlate con rabbia, ma colme di immenso amore per ciò che si lascia. O meglio, le donne come Maria Carta non lasciano la loro terra, semplicemente a volte vivono altrove.
Maria naque a Siligo nel 1934 e a Siligo crebbe e cantò. Non è una cosa strana, tutti nasciamo e cantiamo: si cresce così, con una colonna sonora, con impressi suoni, voci, colori, che al pari del cibo ci si insediano nell’anima per diventarne la sostanza che la rende grande. Maria non ebbe una vita strana, e come quasi ogni bambina sarda degli anni trenta, nutrì la sua anima di campagna e canti, di lavoro e balli, e come tutti cantava e ballava, ma la sua voce non era come quella di tutti. Così i paesani le insegnarono le canzoni perché le potesse cantare alle feste e il parroco le insegnò la messa tradizionale perché potesse arricchire le celebrazioni. Maria diventava grande e cresceva con lei la voce, la bellezza, e la nostalgia del mondo, nutrita a guardare l’orizzonte dalla finestra di casa, come raccontava lei stessa. Aveva ventitré anni quando divenne miss Sardegna, ventiquattro quando si trasferì a Roma, ventisette quando, sposando lo sceneggiatore Salvatore Laurani, lasciò definitivamente la Sardegna per la capitale. Ma è l’altrove ad indicarle che la sua strada non può essere che nelle radici, e da Roma alla Sardegna il passo è breve, lo sappiamo in tante da queste parti, me compresa! Torna spesso a casa per studiare e approfondire il canto tradizionale, la vita artistica che ne scaturisce non è antica né moderna, non è folklore né campanilistico nazionalismo sardo. Io direi che quel che segna Maria Carta è destino, non scelta. Sarà attrice, voluta da Zeffirelli e da Coppola, avrà un repertorio proveniente da tutto il mondo, vivrà l’impegno politico fino a diventare consigliere comunale per il Partito Comunista a Roma, lei che confessava di pensare in sardo e poi tradurre in italiano, scriverà poesie, farà ricerca etnografica di tale valore da tenere corsi universitari a Bologna: queste si possono definire scelte. Ma la sua voce roca e profonda non appartiene solo a lei: evoca quella di intere generazioni di donne sarde, il suo amore per il canto è tale da farle affrontare della malattia, che la farà morire nel 1994, tutto tranne che le cure che le toglierebbero la capacità di cantare, e in questo gioca solo il destino. Nonostante la sua estrema versatilità sarà per sempre la voce del canto sardo, nonostante vide e conobbe tutto il mondo lei sarà comunque, fino alla fine, Siligo, nonostante la sua bellezza universale il suo nome non evoca un corpo, ma voce e capelli neri mossi dal vento.
Ci sono donne che passano l’adolescenza a volere tutto il mondo e a pochi mesi dalla loro morte dicono semplicemente “Sì, io da Siligo non sono mai andata via… 
Ci sono donne che affrontano il mondo a testa alta, stanno accanto ai nomi più grandi della cultura e della politica, meritano successo e fama e, nel giorno in cui finalmente la loro terra le celebra, non esaltano la propria grandezza, ma confessano: “Oggi mi sento piccola e come sempre con le mie enormi paure. Sono partita da qui con la volontà di cantare e portare in giro per il mondo la nostra memoria, e penso di averlo fatto con molta dignità perché non ho camminato mai da sola. Ero presa per mano da voi tutti, da tutto quello che voi mi avete insegnato. E mi avete insegnato una grande cosa, che la povertà non è importante, ma è importante la grande dignità che ognuno di noi si porta dentro: la grande dignità di noi sardi, ma insieme anche le nostre paure”.
Ci sono donne fatte di fragilità e grandezza, di pazienza e dolore, di sole e di buio, sono queste le donne di miele e cardi selvatici, dure e materne come la mia terra.


Pink e l'epigrafia - 2 agosto 2011

“Gli epigrafisti hanno il gusto dell'orrido!”: questo ci disse un giorno a lezione il nostro docente di epigrafia, il mio maestro, il pater putativus delle mie scelte lavorative. In effetti si potrebbe facilmente pensare che di bello o affascinante in quattro lettere messe in croce e scritte male su un pezzo di pietra non ci sia molto. Non è proprio così. Lo studio di un'iscrizione è emozionante, è come cercare di risolvere un gioco di enigmistica, un'indagine di un romanzo: chi era la persona di cui parla la pietra, cosa faceva, perché questo testo? La storia non è fatta solo di grandi momenti o di grandissimi personaggi. Esistono dei perfetti signori nessuno che ci danno l'idea di cosa fosse il mondo dell'antichità molto più dei grandi condottieri e delle loro battaglie. Ma anche quando le lettere sulla pietra sono realmente quattro, o anche meno, che c'è di bello? Il bello è provare a ricostruire il senso di quelle quattro lettere. Ma quando quelle lettere oltre ad essere quattro sono pure incomprensibili? Beh, l'esercizio di logica è ancora più interessante. Qualunque cosa ci sia scritto, resta il fatto che qualcuno ha voluto fermare una parte della sua vita, della vita di una persona a lui cara, sulla pietra per sempre. Anche la ricostruzione dei grandi eventi poggia sullo studio delle iscrizioni: celebrazioni di trionfi, emanazione di leggi, ricordo di grandi imprese compiute, inaugurazioni o restauri di grandi monumenti e opere pubbliche. Con un'iscrizione sappiamo quando queste cose sono avvenute. In questo senso sono legata a Red: tutt'e due siamo appassionate di pietre, solo che lei preferisce gli analfabeti, io invece le preferisco scritte anche se piene di errori. È emozionante vedere che una sequenza apparentemente priva di senso (me ne ricordo una che quando preparavo l'esame mi faceva sclerare: INNEDNI) ha invece un senso preciso e non è messa a caso (N.d.R.: In quel caso il senso era IN N(omin)E D(omi)NI), e che improvvisamente ci apre uno scenario di ricostruzione possibile. Ricordo di aver studiato testi di incredibile bellezza nella loro semplicità e nella loro ricostruzione del dolore, come quello di Praenstantius che dopo aver perso la moglie e tutti i figli si definisce “un miserabile esperto di dolore”, o la dolcezza espressa nell'epitaffio di Procla, una bimba lodata e amata dai genitori che fecero fare per la sua pietà un'iscrizione bellissima. Studiare un'iscrizione a me dà a volte l'idea di entrare in punta di piedi nella vita di un estraneo, e di usare quel pezzo di vita per comporre un puzzle molto più ampio. Sono sempre stata d'accordo con chi sostiene che per vivere bene il futuro bisogna conoscere alla perfezione il passato, per cui nel mio piccolo mi impegno in questo: cercare di ricostruire il passato, non usando soltanto quello che la terra restituisce, ma quello che l'uomo stesso ha scritto di sé. Red dice che vedendo il numero dei morti e delle atrocità commesse nel passato si sarebbe depressa seguendo l'orientamento storico. Beh, è un po' come un medico legale che si deprime a forza di vedere cadaveri. Sono cose che vanno messe in conto, nel senso che ogni guerra purtroppo ha i suoi morti e anche contarli rende l'idea delle proporzioni di un conflitto. Il dato numerico sarà freddo e insensibile ma ha una sua importanza. Bisogna avere un po' lo stomaco di ferro. D'altronde sul numero di morti si può tirare fuori una curiosità interessante: il numero dei morti greci della battaglia di Maratona (192) è lo stesso delle figure del fregio del Partenone con la processione delle Panatenee. Il numero in questo caso ha anche un significato simbolico per i posteri. Io non avevo amore per le cause perse, ma ho smesso presto di avere una visione manichea dei fatti: non è mai esistito per me chi avesse torto e chi ragione. Ricordo infatti la primissima iscrizione che ho studiato, era di un usurpatore imperiale a me fino ad allora ignoto. Non sapere chi fosse mi fece scattare una molla splendida di voglia di conoscenza e mi promisi che mai più avrei guardato un'iscrizione senza cercare di capire al mio meglio possibile di chi e cosa parlasse. A me le iscrizioni fanno questo effetto, le guardo e vedo l'uomo che ha scelto la pietra, l'ha sbozzata, riquadrata e ha lasciato su di essa un'imperitura traccia di sé consegnandola, involontariamente o anche no, alla Storia.

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I consigli di Red per delle buone letture stronze, by Pink e Violet!



La cena per "is Animas" by Pink - 1 novembre 2011 


In Sardegna esiste la tradizione di lasciare, nella notte tra il 1° e il 2 novembre, la cena “po is Animas” che vengono a visitare parenti e amici. Si lascia perché così le anime, passando di casa in casa, possano trovare da mangiare e non tormentino gli abitanti della casa. Se entrate in una qualsiasi casa della Sardegna trovate una tavola imbandita di dolci tipici, pane e vino, ma mai spaghetti (sennò arriva Maria Puntaoru!!!) e oggetti appuntiti con cui is Animas potrebbero far del male agli abitanti della casa.


Così accadde una notte di tanti e tanti anni fa a casa di Maria Antonia. Maria Antonia era una donna forte, caratterialmente e fisicamente, temprata dalla vita e dalla guerra, che non si faceva certo spaventare dalle sciocche superstizioni. Eppure la cena per is Animas la lasciava sempre. Chissà che prima o poi il marito, morto tanti e tanti anni fa, non sarebbe passato a visitarla. Si era risposata, a dire il vero, ma non era molto sicura che Pippo fosse d'accordo.


Fece così anche quella sera. Imbandì la tavola, mise il pane e il vino, i dolci buoni come is pabassinas, le “ossa di morto” e il gattò, quindi si mise a dormire da sola. Il marito e il figlio, che lavoravano in un ristorante, sarebbero tornati soltanto molte ore dopo.


Il mattino seguente Maria Antonia si svegliò tranquillamente come sempre, pronta per sparecchiare la cena de “is Animas” come ogni anno. Chi ci crede infatti che le anime vengano veramente, a mangiare poi?! Ma assolutamente no! Si mette per consuetudine, per tradizione, ma il giorno dopo si toglie e via! Ma quello che vide Maria Antonia in cucina non era quello che lei si sarebbe aspettata di vedere. Il tavolo non era vuoto, ma c'erano i segni di un inconfondibile pasto. Dei dolci erano rimaste solo le briciole, i bicchieri avevano il fondo del vino e il pane era sparito. Le Anime!! Erano passate le Anime, ma veramente però! Maria Antonia fu presa dal panico: e se is Animas erano ancora lì perché non avevano gradito la cena? Se non fosse bastata?


“Eeeeeeefiiiisioooooooooooo! Efisiooooo, scirarindi!!! Is Animas! Funti passaras in Animas! Toooreeee, calandi 'e su lettu! Esti passau babbu! Toreeee, ma ti ses movendi?”


“Oh Maria, ma 'ta é?” rispose Efisio, il marito, ancora impastato di sonno


“Efisio, ariser'e notti appu postu sa xena po' is Animas, e immoi no c'esti prus nudda! Si funti pappau tottu! E chi funti ancora in dommu? E chi fanti mali a is pippius?” (pippius che erano Tore e un'altra figlia, la cui età superava per entrambi i 20 anni NdR)


“Oh Maria, ma 'ta pugnorara mi 'ndi frigara chi funti in dommu?”


“Certu, scumpudiu malarittu! Sesi sempri su proppiu, bah...”


Nal frattempo si era alzato anche Tore, il figlio e ascoltata la conversazione dei genitori pensò di placarli proponendo una preghiera alle Anime affinché se ne andassero e restassero in pace con tutti gli abitanti della casa. Maria Antonia si tranquillizzò e di tanto in tanto buttava un occhio al cielo con pura deferenza.


Efisio, dopo che la moglie fu uscita dalla stanza, si avvicinò a Tore: “Oh Tore, ascò a zietto poco poco... Mì di non dirglielo a tua mamma che la cena de is Animas ce la siamo mangiata noi ieri notte! Diacci mi 'nci fairi curri!”






Fatti raccontati in questa storia sono realmente accaduti. Questa è una delle leggende familiari che vengono raccontate ogni anno a casa di Pink!






Traduzione per i non sardofoni:


“Efisio! Efisio! Orsù, levati dal sonno al più presto! Stanotte passaron le anime pie dei defunti! Tore, deh, scendi dal tuo giaciglio! Tuo padre giunse dal mondo dell'oltretomba! Orsù Tore, devi sbrigarti!”


“Maria, per quale motivo mi svegliasti sì veentemente?”


“Efisio, ahimé, iersera disposi la cena per le pie anime dei defunti, me m'accorsi svegliandomi che sul desco non v'era più cibo alcuno! Esse si cibaron di ogni cosa. E se vagassero ancora per casa? E se disgraziatamente nuocessero ai piccoli?”


“Maria orsù, il fatto che esse soggiornino ancora presso la nostra magione mi lascia nella più marmorea indifferenza”


“Oh poffarbacco! Sei proprio una tal guisa di fellone!”
[...]
"Tore, rivolgi la tua attenzione alle mie parole. Non suggerire vilmente a tua madre che noi iersera ci nutrimmo coi cibi preparati per la visita delle Anime. Essa mi farebbe correre non poco!"





La matita rossa e blu By Violet - 12 gennaio 2012

Conosciamo l’italiano? 
Il nostro quotidiano preferito, 
nell’edizione del 10 gennaio 2012, ci fornisce ancora diversi spunti per chiacchierare amichevolmente della nostra Lingua e di che uso converrebbe farne! Violet, innanzitutto, ringrazia sentitamente; indi, procede.
In “Cronaca di Cagliari”, come vi abbiamo segnalato nelle Breaking news di quel giorno, l’Unione Sarda titolava: “Stop agli sconti per single e bar all’aperto”. In “Quartu Quartieri”, invece troviamo: Corsi di pesca e lingua inglese. E se passiamo per la pagina “Oristano e Planargia” il titolo in evidenza è: Settore strategico ma sottotono.
Ho il sospetto che ci voglia un’altra rinfrescata sulla funzione e l’uso delle “congiunzioni”.
Le congiunzioni, all’interno della grammatica, sono parti invariabili del discorso, volte a definire una correlazione logica tra sintagmi o intere proposizioni, all’interno del periodo dove intervengono. Si tratta quindi di parole che svolgono una funzione di collegamento, la quale può avere caratteristiche “coordinanti”, in quanto effettua un collegamento tra più parole collocate sul medesimo piano logico e sintatticamente affini, o “subordinanti”, quando invece la congiunzione colloca due proposizioni facenti parte di un periodo su piani logici diversi, stabilendo così un rapporto di subordinazione che spinge l’una ad essere retta dall’altra, che automaticamente diviene reggente.
Fin qui la definizione della Grammatica. Noi oggi ci atterremo al primo caso, congiunzioni coordinanti, e ci limiteremo a sottolineare la prima parte della definizione, laddove parla di correlazione logica tra sintagmi e di parole sintatticamente affini.
Così vi invito a rileggere i titoli, alla ricerca degli spazi più ampi in cui la vostra mente possa muoversi, al fine di trovare una correlazione logica tra single e bar all’aperto, come anche quella tra i corsi di pesca e la lingua inglese, oppure come si possa essere contemporaneamente strategici, seppur sottotono. Vi confido che faccio non poca fatica a rintracciare dei nessi logici tra le coppie di sintagmi appena citate, eppure mi vanto di avere non poca fantasia! Starò invecchiando!?!
Martedì sera a “scoprire” queste perle non ero sola. Pink la sera del dieci di gennaio giaceva ammalata e Red “spulciava” il nostro giornale alla ricerca di un titolo degno delle migliori Breaking news da proporvi. Così mi sono offerta di darle una mano. Come spesso accade l’ilarità ci ha colte quasi subito all’apertura del giornale e ridevamo già di gusto quando ci siamo affacciate a pagina 17. Appena ritrovato almeno un poco del nostro proverbiale savoir-faire, ci siamo chieste più volte che nesso vi fosse tra i single e i bar all’aperto, ma, vi assicuro, pur avendo indagato ampiamente in tutti quei campi dello scibile umano nei quali vantiamo qualche competenza, dobbiamo confessarvi la nostra disfatta! Al massimo possiamo sbilanciarci nel dire che potrebbe esserci qualche correlazione tra single e bar: Magari i single frequentano i bar in percentuale maggiore rispetto a coloro che sono accompagnati, perché non è piacevole sorseggiare il caffé in perenne e triste solitudine. Oppure essi si ritrovano nei bar alla ricerca di conoscenze che permettano loro di porre dunque fine alla già citata solitudine. Ma perché la correlazione abbia da porsi proprio con i bar all’aperto, francamente, non ci è dato di comprenderlo. Se i nostri lettori volessero aiutarci, ve ne saremmo eternamente grate!
Naturalmente non ci siamo accontentate della prima notizia e siamo andate avanti nella lettura: nessuna edizione quotidiana del nostro Quotidiano può avere dei segreti per le vostre blogger preferite! E così siamo incappate anche negli altri titoli che vi ho citato all’inizio. E giù a ridere!
È stata un’impresa ardua trovare un fil rouge che leghi pesca e lingua inglese, ma grazie all’indispensabile contributo di Red (per cui il “filo” non poteva che essere rosso), penso di essere sulla retta via che ci porterà a svelare l’arcano. Ricordate la canzone Big Gim, di uno Zecchino d’Oro di alcuni anni fa (1976, per la precisione)? Dal testo si evince chiaramente che gli scozzesi sono i migliori allevatori di esche vive dell’Universo Mondo. Se poi durante l’addestramento si spiega “In english, of corse”, per filo e per segno all’adorato verme cosa debba fare una volta buttato in acqua e, insieme, per prepararsi adeguatamente alla gara di pesca, si beve un buon whisky, il risultato è garantito!
Grazie grazie grazie titolista dell’Unione Sarda per aver fatto riaffiorare tali bei ricordi della mia infanzia! Per voi, cari lettori, la promessa che, alla prossima Rassegna Stronza live, dopo The Global Economy vi insegneremo Big Jim. E Violet sarà la vostra specialissima Mariele Ventre (mi tocca ragazze, sono la più minuta del gruppo…)!


Parole parole parole
La parola di quest’oggi è dirozzare: rendere meno rozzo, meno grossolano. D’altra parte la Rassegna Stronza ce la mette tutta per contribuire a dirozzare questo nostro piccolo mondo! Continuate ad adottare anche voi, care lettrici e cari lettori, le parole e i lemmi della nostra magnifica lingua che più vi piacciono. La parola di oggi è già stata adottata, ma potete diventarne sostenitori o cercarne un’altra. Per farlo cliccate qui!