venerdì 26 febbraio 2016

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica petalosa



M’ama, non m’ama, m’ama non m’ama, m’ama non m’ama… cos’è un campionato se non una bella margheritina in mano a degli aitanti fanciulli che, sfogliando la corolla, propiziano il futuro? Una margherita assai petalosa, il campionato di serie B, quarantadue petali non sono mica uno scherzo! Sembra un giochino da nulla, ma quanto è difficile a volte far dire al delicato fiorellino petaloso: m’ama! Ci sono giorni che proprio non ne vuole sapere, dice no, no e ancora no, ma con la costanza e con l’audacia si può fare tutto!
Il Cagliari sabato pomeriggio affronta in casa il Pescara. Il primo tempo al sant’Elia è uno psicodramma: Lapadula porta gli ospiti in vantaggio mentre il Cagliari è ancora nel sottopassaggio, o forse negli spogliatoi, o con la faccia ancora incollata al cuscino, chissà! Siamo sotto e il Pescara si esalta, ma per  nostra fortuna si esalta anche Storari, così, nonostante il dilagare in campo degli ospiti, andiamo a riposo con un solo gol di ritardo: tutto si può ancora fare! E tutto si fa: di rabbia, di orgoglio, di determinazione, dopo diverse buone occasioni Farias trova la palla giusta e si pareggia! Il sant’Elia “ne scende”, e via, verso la vittoria. Il 2-1 arriva grazie a Lapadula, vedi che bravo, che si auto pareggia il conto, mostrandosi un ragazzo piuttosto responsabile (Porto Corallo docet). Sarà lotta folle fino all’ultimo dei quattro minuti di recupero, ma alla fine sono tre punti: più 13 sul terzo posto e più 5 sul Crotone, dopo il pareggio con la Salernitana! E allora… m’ama o non m’ama? M’ama, m’ama, m’ama, mi straAma! Olè!
Domenica sul petalino del petaloso campionato di Eccellenza del Tonara, invece, deve essere passata una cavalletta o un bruco mangione… A Tergu il risultato è un duro 5-1… prendiamo il buono, se c'è! Per iniziare, se oggi non m’ama domani m’amerà! E poi se proprio bisogna prendere cinque gol è meglio prenderli tutti insieme, che tanto una sconfitta resta una sconfitta, non è così grave! La classifica è difficile, ma molto corta, si possono fare un sacco di belle cose: animo ragazzi!
E ora devo chiudere qui, che tra poco su Casteddu scende in campo e mi devo concentrare.
Ragazzoni belli rossoblù, mi raccomando: vogliamo undici leoni! Petalosi, però!


giovedì 25 febbraio 2016

PETALOSI PUNTASPILLI D'AEREI VESSILLI! by I Nostri Lettori



Io v'ammiro nella luce del radioso tramonto, 
Petalosi puntaspilli d'aerei vessilli.
Giunga brezza a spogliarvi d'aerea sostanza
Porti semi e gran luce
Per germogliar speranza.

Arth

IL FIORE PIU' PETALOSO CHE ESISTA! by I nostri Lettori



Il Giappone ci regala questa storia.
Una mamma e la sua bimba vivevano felici in una minuscola casetta nel bosco. E intorno fiori. Tantissimi. 
Ma giunse la brutta stagione e tutti i fiori appassirono. Uno solo si salvo' perché la bimba lo custodì in casa. Un triste giorno la mamma si ammalò gravemente. La bimba colse il fiore e lo offrì per la guarigione della mamma. Mentre era in preghiera udì una voce che diceva che la sua mamma avrebbe vissuto tanti giorni quanti erano i petali del fiore e non di più. Allora la bimba, dopo averne contato il numero esiguo, per amore della sua mamma suddivise ogni petalo in striscioline sottilissime. Il più sottili che le riuscì. 
La mamma visse ancora per molti anni. 
E così nacque il crisantemo, il fiore dai mille petali. Il fiore più petaloso che esista!
Laura

ROSE PETALOSE! by I nostri Lettori


Aulentissime rose
Sì odorose 
Colorate e amorose
Siete infin petalose
Ricche e generose
Non futili cose
Ma beltá rigogliose
Caducità misteriose
Rifiorenti e gioiose!

Sian lodate le rose
Petalose, oh petalose
D'amore e amicizia spose
Suadenti e mai vanitose.

Arth

FIOR PETALOSO! by I nostri Lettori


Fior petaloso sei splendor come cielo in terra, 
fiorisci piccino piccino in un prato pieno di fratelli petalosi,
ti chiamano non ti scordar di me, 
ma per me tu sei "gli occhi di Maria"
Sei azzurro come gli occhi suoi 
mentre ai suoi piedi fiorisce un giglio
puro e petaloso come te ♡

mercoledì 24 febbraio 2016

PETALOSO! by Violet

Grazie alla maestra del piccolo Matteo e all'Accademia della Crusca perché con il loro carteggio hanno fatto una lezione sul "metodo" con cui si tiene viva e si arricchisce la nostra Lingua
E grazie a Matteo, per la fantasia... perché dare un nome alle cose e arricchirle di qualità è una delle più belle attività che la mente di un essere umano possa compiere

La Rassegna Stronza, nel suo piccolo, ha deciso di utilizzare l'aggettivo "petaloso", sperando di vederlo presto tra le nuove parole della Lingua Italiana
Saremo lieti di pubblicare i testi dei nostri lettori contenenti tale parola, se vorrete inviarceli
Per oggi, inizia Violet a raccontare una piccola storia



Era un fiore assai vanitoso, tanto che tutti lo chiamavano Narciso.
Narciso sì, come il mito dello specchio e della bellezza. Quello che si perde in un pomeriggio luminoso a rimirarsi con sguardo amoroso e trasforma un gioco gioioso nell'eternità di un avvenire noiso.
Ma un giorno nel prato arrivò un bambino curioso, che amava stupirsi e scoprire cose nuove. I suoi occhi brillavano alla vista di ogni fiore e volavano eleganti dietro le farfalle e saltavano leggeri con le cavallette e i grilli. Dava i nomi alle cose, perché nominare è come giocare, un po' conoscere e un po' amare. Tu sei una viola e sei un fiore prezioso, disse. Tu sei la stella di questo prato, sussurrò a un piccolo aster. Vide una margherita e pensò che era un fiore luminoso, il tarassaco sembrava il sole sulla terra. Poi c'erano i non ti scordar di me che gli ricordavano gli occhi del babbo, la sera quando gli dava il bacio della buonanotte, prima di abbassare la luce.
Ma ci doveva essere qualcosa che li unisse tutti, quei fiori tanto amati... e pensa, che ti pensa, alla fine lo disse petaloso! Ogni fiore è petaloso! E iniziò a correre a perdifiato per il prato, per dirlo a tutti: tu sei petaloso, disse alla margherita, e anche tu sei petaloso, disse al tarassaco. Sei petaloso bellissimo aster e tu, non ti scordar di me, sei petaloso! E così, ogni fiore, sentendosi chiamare petaloso, provò una nuova solidarietà con gli altri fiori del prato. Avevano qualcosa in comune, si riscoprivano fratelli, grazie ai petali che arricchivano la corolla variopinta di ciascuno.
Alla fine, il bambino, arrivò vicino al laghetto e vide narciso a capo chino, un po' discosto dal resto del prato. Si fermò, con ammirazione, ma anche con timore, come se non potesse disturbare quel piccolo fiore che si specchiava nell'acqua. Si sedette vicino. Un po' guardava il riflesso nel laghetto e un po' guardava il fiore. Ma senza parlare, come ad aspettare di fare amicizia. E ci pensò molto a lungo prima di dirlo. Ci riflettè, fino ad esserne sicuro, ma sicuro per davvero.
Lo disse con un filo di voce, prima... ma poi, pian piano, prese coraggio e lo ripetè forte, perché tutti potessero sentire. Sei petaloso, narciso! Sì, sei petalosooo!!!
Forse fu il vento, forse il sole che si spostava in cielo, ma narciso si girò verso il prato e alzò il capo... e, per la prima volta dopo tanto tempo, si scoprì come gli altri: bellissimo e petaloso, piccolo fiore di campo!

Mistero di una parola nuova, pronunciata dalla bocca innocente di un bambino, che merita di entrare a far parte del Vocabolario della Lingua Italiana, perché ha dimostrato di unire tanti mondi diversi, compreso quello dell'Accademia della Crusca. Perché nominare è come giocare: dona vita!

mercoledì 17 febbraio 2016

Stiletto Sport. Speciale 150!!!



10 BUONI MOTIVI PER AMARE IL CALCIO
  1. Giggi Riva
  2. Perché mamma non vuole che teniamo spenta la radiolina quando c'è la partita del Cagliari
  3. “Perché la palla è di cuoio, il cuoio è fatto con la mucca, la mucca bruca l'erba e quindi la palla vuole l'erba”, come disse Nené
  4. Perché Ranieri e Boskov sono una validissima introduzione alla filosofia... Attru che Abbagnano!
  5. Perché siamo ragazze beneducate e ci vuole una scusa per dire le parolacce ed esultare scompostamente... nonché dare del cornuto all'arbitro
  6. Per le rovesciate
  7. Perché è impagabile vedere uno come il portiere Ricardo, in Inghileterra-Portogallo degli europei del 2004, sfilarsi i guantoni e affrontare a mani nude l'avversario
  8. Perché stiamo aspettando di vedere dal vivo un cascione
  9. Perché quando gioca l'Italia, nei caldi pomeriggi dei mondiali estivi, Casteddu è deserta e puoi fare tutto quello che vuoi!
  10. Perché nel 69-70 non c'eravamo e uno scudetto lo vogliamo anche noi!

10 BUONI MOTIVI PER CUI È PIÙ BELLO SEGUIRE IL CALCIO CON NOI
  1. Perché siamo a 150!!!
  2. Perché il Tonara, altrimenti, chi ve l'avrebbe presentato?
  3. Perché ci vuole eleganza
  4. Perché ci vuole grammatica e sintassi... e non è da tutti
  5. Perché come gli Àuguri interpretavano il futuro dal volo degli uccelli, solo noi interpretiamo il calcio dai passaggi di Giggi
  6. Perché i tempi cambiano, ma lo Stiletto resta (nonostante Sky, la Lampada Alogena, Alte e Piscarte, e non solo...)
  7. Perché portiamo l'uso delle posate anche allo “spuntino della curva”!
  8. Perché il Cala dimostra che siamo le migliori talent scout d'Italia
  9. Perché perché con noi, la domenica, non sarete mai soli, anche se andrete a vedere la partita di pallone
  10. Perché se non ci leggete e ci scende una lacrimuccia, poi, andate a finire come il Porto Corallo... e non è colpa nostra: noi siamo buone, ma ci disegnano così!

...E PERCHÉ LA NOSTRA PIÙ CARA LETTRICE DICE DI NOI...
Ci sono mille e uno motivi per amare il calcio!
Per me è normale, sin da bambina sono cresciuta in una famiglia tifosa fino al midollo. Solo chi ha visto una partita di calcio conosce davvero l'universo e le sue dilatazioni temporali, come il tempo di recupero sia così breve, quando devi rimontare, e così lungo quando hai in mano un risultato da portare a casa. Il calcio insegna che ci sono momenti impossibili, che se tieni duro il gol arriva, che i colori della curva quando esulta hanno sfumature che non si trovano nel resto del mondo. Poi, se si segue il calcio, la domenica non ti lascia sempre sola (al massimo si assenta momentaneamente nelle giornate di riposo), ovviamente parlo della squadra del cuore, mica del fidanzato: lui sì che rischia di essere lasciato solo, nel caso in cui tifi per i colori sbagliati!
Ah, le donne e il calcio! Le vittorie sudate che ti fanno battere il cuore, come un paio di decollete di vernice Valentino in saldo al cinquanta per cento! E poi volete mettere la faccia di un uomo quando gli spieghi per filo e per segno per quale motivo quello è fuori gioco? Donne appassionate di calcio uniamoci, perché qui pensano davvero che non ne capiamo nulla... a Cagliari si dice: Mischini!

Tutte le volte che qualcuno mi dice che le donne non possono capire di calcio, apro lo smartphone e prendo uno Stiletto a caso, lo leggo ad alta voce, gustando la faccia del poveretto in questione, mentre muta colore del viso ed espressione. Non solo ci sono donne che seguono il calcio, ma alcune lo sanno anche interpretare! Come Red, che ogni settimana (quando le capita, più o meno n.d.r.) fa un processo dettagliato del calcio italo-sardo (ovvero sardo-sardo, Sardigna no est Italia n.d.r.). Non posso perderne nemmeno uno, visto che i colori di cui racconta sono anche i miei: Rossoneri (quelli belli, con i colori non c'è da scherzare! n.d.r.) e Rossoblu! Lo Stiletto sport ha come immagine di copertina un paio di open toe nere in vernice: basterebbe questo per farti venire voglia di leggerlo, ma Red ci dà in più un punto di vista appassionato e femminile che nessun giornale di sport sa dare. Poi c'è il nome del blog a fornire un'altra ottima ragione per esserne assidui lettori, e le zie che lo scrivono. E se anche non le conosci, vi assicuro io che sono due persone davvero speciali! 

martedì 9 febbraio 2016

Stiletto Sport - il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica di Carnevale (ogni scherzo vale?)
 

Eccoci qui, dopo la pausa di Capodanno a raccontarvi una unica, multipla, domenica di Carnevale. Sì tutto il carnevale, da Sant’Antoni ‘e su fogu a martedì grasso: noi il tempo li scandiamo così!
Per ricordare tutto per benino, si era chiuso il girone di andata all’insegna del rossoblù, con il Cagliari bello e bravo in cima alla classifica.
Il girone di ritorno inizia con un anticipo il 16 gennaio all’imbrunire, all’accensione dei fuochi, mentre il grosso della giornata è il 17, mentre danzano i Mamuthones e a su Nuratze è aperto il campionato di pupazzi di neve. Il big match, lo scontro diretto in cima alla classifica, è il 18, la giornata dei postumi. Ecco, direi che i postumi non portano bene, perché questa trasferta a Crotone è stata un disastro. Per fortuna il lunedì sera abbiamo da fare (a questo punto del campionato si è capito, vero?) così mi sono risparmiata il supplizio. Pur tuttavia non è tutto da buttare: il Crotone alla prima di campionato si era propiziato uno splendido girone di andata incassando un bel 4-0, ma ora che ha vinto e ci è scesa la lacrimuccia, continuerà così? E comunque la differenza reti è dalla nostra parte!
Il 23 ci tocca la Ternana al sant’Elia. Partita tesa, ma Di Gennaro trasforma in tre punti un retropassaggio di Sau, facendoci molto felici e tenendoci attaccati al Crotone, che continua a vincere, porca miseria, ma non può allungare, che peccato!
Il 24 il Tonara è in quel di Casteddu, così vicino a Red e Violet da sentire in lontananza i fischi dell’arbitro. Ma quando si dice che siamo fortunate… Siamo entrambe KO e niente partita. Forse la Ferrini ha fatto qualche macumba per non finire come il Porto Corallo? Iniziano a temerci? Chissà, però anche se non siamo presenti siamo tanto concentrate, tantissimo! La Ferrini si porta in vantaggio a un quarto d’ora dall’inizio, ma i nostri diavoletti non si arrendono mai. Nemmeno al 97’. E Calaresu tesoruccio delle zie segna il gol di un pareggio che somiglia a una vittoria. I vigili del fuoco si allertano sentendo tremare la terra in direzione del campo sportivo, ma sono solo i tonaresi che esultano, olè!
Su Nuratze intanto, dopo essersi scongelato, ospita il Tortolì per il recupero di campionato e, ahinoi, viene sconfitto da un calcio piazzato.
Intanto su Casteddu vola alla volta di Avellino, per l’anticipo del 29. L’inizio non è per nulla invitante e in cinque minuti siamo sotto, porca miseria! Niente panico e concentrazione, alla pausa siamo sull’1-1, grazie a un gol di Munari. Ma non finisce qui, non può finire qui! A noi serve solo la vittoria! E la vittoria arriva, siglata dal nostro cucciolo di armadio, Cerri, che cresce partita dopo partita, tesoruccio.
Sabato siamo libere e ci possiamo concentrare sugli avversari: Red e Violet con la radio accesa, Nonna Nenna e Gigia in allerta: forza Perugia! Ops, l’Ezio Scida è stato espugnato! Come ci dispiace, siamo tornati primi in classifica!
La domenica, ché senza calcio che domenica è, ci pensa il Tonara a farci gioire, nelle persone di Cristian Sanna, Cristian Ferreli e – ma come mai? – il nostro campioncino preferito Simone Calaresu. Tre gol e tre punti preziosissimi contro il Castelsardo, diretto avversario nella lotta a una salvezza diretta.
Ma il Carnevale non si ferma e corre a passo di samba e salto di Mamuthone verso il suo cuore pulsante. Sabato pomeriggio l’Entella si prepara con impegno tangibile a fare uno scherzetto, ma per fortuna non riesce! Ci basta un rigore guadagnato da Melchiorri e trasformato da Farias: tre punti ci servivano e tre punti abbiamo preso, le opere d’arte le vedremo un altro giorno, per oggi va bene così! Il Crotone ci rimane incollato addosso come una simpatica zecca ma ci penseremo un altro giorno!
Domenica ahinoi invece lo scherzo riesce al san Teodoro. Intanto non è giusto: noi abbiamo giocato contro il san Teodoro proprio il giorno di san Teodoro. Diavoletti di Barbagia contro Santarellini dal nome da peluche… non era la giornata giusta, è sleale! Io già me lo vedo San Teodoro dalla tribuna numerata del santo del giorno... "Auguri Teo! cosa vuoi per il tuo compleanno?" "vincere, grazie." E allora schiocca le dita e quelli segnano… E poi in paradiso niente artrite, le dita le schiocchi quanto vuoi! 4 – 0 abbiamo perso, ma che ci vuoi fare? mai giocare contro un santo il giorno del suo compleanno celeste!
Forse è tutto, e se mi sono dimenticata qualcosa perdonatemi: è carnevale! Ora, vi prometto, lascio i bagordi, torno seria e puntuale e non vi lascio più fino a giugno.
Però fino a giugno vi propongo una missione: ok, il Porto Corallo ci ha fatto piangere ed è stato punito, ma ora sta rischiando un po’ troppo: come facciamo a stare senza il Porto Corallo! Quindi, nostri cari lettori, inventiamoci qualcosa: #salviamoilPortoCorallo #saveCoralBay!!!


Intanto nell’Olimpo… ma dopo la vittoria in coppa Italia contro il Cagliari, che tante lacrimucce ci provocò, qualcuno è entrato un filino in crisi? 

lunedì 1 febbraio 2016

Le Stelle non sbagliano mai!

Immagine da web

Si narra che nella Notte dei Tempi esistesse solo l'Essere Supremo, il capostipite di tutti gli dei.
Egli è molto potente, perché è il padrone dell'Universo intero e gli obbediscono ciecamente tutte le stelle e il sole e la luna. Si chiama Taatoa, ma non ditelo a voce alta, non sarebbe rispettoso: il suo nome può essere solo sussurrato, perché egli è l'intimo dell'essere interiore, vicino al cuore di ciascuna donna e di ciascun uomo molto più di quanto possano esserlo la donna o l'uomo stesso.
I Maori lo sanno bene e ascoltano sussurrare il suo nome nell'alito di brezza che viene dal mare, lo colgono nelle sfumature rosa dell'alba, lo sentono nello sciacquio dell'onda quando la laguna è calma, lo riconoscono nel riflesso cangiante di una nuvola eterea nell'acqua cristallina.
I Maori lo sanno e se parlano di Taatoa lo fanno come quando si racconta un segreto, da labbra a orecchio, perché il mondo non lo venga a sapere. E se cercano Taatoa, perché lui è potente, lo cercano solitari nel silenzio della Notte stellata, che è la sua figlia prediletta, o nella pace del lungo Crepuscolo, che è il suo figlio più prezioso.

Si narra che all'Alba delle Stagioni Taatoa si unì con Feii-Feii-Maiterai e nacquero altri figli: nacque Rangi, che è la luce del giorno, un figlio maschio di cui andare orgoglioso, e nacque Papa, una figlia bellissima e accogliente, che è la terra.
Rangi e Papa, presto si innamorarono e si unirono in un abbraccio eterno. Nacquero loro molti figli, ma essi erano intrappolati nel grembo della madre e conoscevano solo le tenebre perché l'unione tra i due genitori era troppo stretta, così tanto da non permettere a Rangi di illuminare Papa con il suo sguardo d'Amore e ai giovani dei di correre liberi attraverso il cielo e la terra.
È così – cantano le mamme ai cuccioli del popolo Maori, quando raccontano le storie degli dei: Taatoa, attraverso le vicende dei suoi figli, insegna anche a noi, piccoli uomini, la giusta corrente per navigare. Però sentiamo il suo insegnamento solo se lo sappiamo ascoltare là dove Egli è, cioè nell'intimo di noi stessi, nella voce interiore che sussurra dentro di noi. Allora impariamo. Impariamo che c'è un tempo di tenebra, la notte, per abbracciarsi stretti. Che c'è un luogo di tenebra, il grembo della mamma, per rimanere protetti e crescere e apprendere. Che deve giungere il tempo della luce del giorno, per correre liberi. Deve giungere il luogo dove la luce filtra e scalda e chiama la brezza e il vento, per iniziare a solcare le vie del mare e cercare la propria strada.

Durò a lungo il buio nel grembo caldo dell'abbraccio di Papa e Rangi. Durò fino a che i figli furono dodici, come Atua, la pienezza degli dei della natura. Allora essi decisero di separare i genitori, ma senza risultati, perché si sa, una forza grande come l'amore non può essere slegata.
Alla fine, per ultimo, provò Tane-Mahuta, il dio degli alberi e dei boschi. Egli fece crescere i grandi alberi e fece leva sui loro tronchi per aumentare, pian piano, lo spazio tra Papa e Rangi. Così filtrò la luce. Ma solo nello spazio del giorno, quando Rangi non si stanca di illuminare Papa con il suo amore. Lo spazio della notte, invece, è quello per ritornare nell'abbraccio della sposa e unirsi al suo grembo caldo che accoglie e riposa.
Così, durante le lunghe sere in cui le donne raccontano la storia dell'universo, i cuccioli del popolo Maori chiedono quale sia il segreto di Tane-Mahuta: com'è riuscito a separare i genitori? E le mamme, pazienti, rispondono e spiegano. Spiegano che non sono mai separati, perché i piedi di Tane-Mahuta sono le radici degli alberi, saldi nella madre Papa, e le mani di Tane-Mahuta sono i rami più alti che tengono Rangi, il padre cielo. In mezzo ci sono i tronchi, che sono ponti, dove sempre ci si può incontrare, perché al loro interno scorre la linfa della vita.

Si narra anche che, infine, Taatoa si unì alla alla dea dell'aria, Ohina, e diede vita alle ultime cose, quelle più sublimi e più belle. Fu così che presero vita le Nuvole Rosse, per esempio. E poi venne l'Arcobaleno e il Chiaro di Luna.
Ma queste sono cose che non ci sono sempre – dicono alle mamme i cuccioli del popolo Maori – durano solo pochi secondi, o lo spazio di una mezzanotte, come Chiaro di Luna.
È vero – rispondono pazienti le mamme – è per questo che sono le più belle! Perché hanno un prezzo, il prezzo dell'attesa e quello della pazienza. E ci insegnano che nulla ci appartiene se non nello stupore degli occhi e del cuore.
C'è un'ultima domanda che un cucciolo del popolo Maori pone alla sua mamma prima di chiudere gli occhi e riposare: – Mamma, perché ogni notte guardiamo il cielo e scrutiamo le stelle?
– Perché quando siamo in mare una bussola può sbagliare, piccolo mio, ma le stelle non sbagliano mai!


Liberamente tratta da alcune leggende Maori che raccontano della nascita del mondo.
Violet ha immaginato che la trasmissione della conoscenza, come quella della vita, siano, in fondo, semplici come una storia della buonanotte...