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La ricetta della felicità: un anno dopo... by Pink

 "Felicità, improvvisa vertigine, illusione ottica, occasione da prendere..."

Quale sia la ricetta per felicità è ormai la domanda che ci gira in testa da un annetto bello e buono. Visto che eravamo in tempo di compleanni, vintage post e primi vagiti, forse era il caso di fare una "ricetta della felicità" un anno dopo. Se quel mio post era stato delirante, questo lo è ancora di più perché io mica la so la ricetta della felicità. Quello che so è che sono felice. Non sempre, non 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12, però sono felice e sono alla ricerca di altri momenti di felicità. Non in senso leopardiano però. Cosa pensava Leopardi? Che l'infelicità è connaturata nella natura stessa dell'essere umano che quindi è destinato a soffrire per tutto l'arco della sua esistenza. Non è pessimismo, è pessimismo COSMICO!!! ECCHEDUEPPALLEEEEE, Giacomino! Fattela una canna ogni tanto! Scrive il Gobbo di Recanati nello Zibaldone: "Or questo bisogno ella (la Natura) ci ha dato senza la possibilità di soddisfarlo, senza nemmeno aver posto la felicità nel mondo. Gli animali non han più di noi, se non il patir meno; così i selvaggi: ma la felicità nessuno.". Di conseguenza l'uomo si poneva degli obiettivi da raggiungere per essere felice, ma, pur raggiungendoli, non si sentiva soddisfatto e se ne poneva altri non raggiungendo mai di fatto la vera felicità. Uhm... Ma credete veramente, ma veramente, che la vita sia così? Che l'uomo sia condannato dalla Natura ad essere infelice? Credete che nel mondo non ci sia la felicità? Io no, io sono convinta che la felicità ci sia e che non sia nemmeno poi così difficile da trovare e che quel "rincorrerla" di Leopardi non sia altro che una sana e viva tensione della vita che ci spinge a migliorare, a crescere. "E' faticoso imparare a scrivere e, anche se lo so fare, voglio imparare a farlo bene. Voglio studiare, ma non mi accontento del 6, voglio il 10." E' questa l'infelicità? E' chiedere di più a sé stessi per essere migliori nella vita? I fans sfegatati di Leopardi lo sanno davvero che lui la pensava così? Non si sentono in colpa quando provano felicità?

"Ieri a te, oggi io sono il prossimo, quanto durerà io lo chiedo agli altri ma si vede che c'era un filo invisibile, se n'è andata via, resta la scenografia..."

Quanto dura la felicità? Poco o molto? Non so, forse dipende da quanto è intensa, ma anche una vita sempre e soltanto felice sarebbe di una noia mortale quasi quanto Leopardi. L'alternanza delle sensazioni serve, ci deve essere nella vita per tenerla viva. Torniamo a bomba, ci serve per sentirci vivi. Tutti noi sappiamo, nel preciso momento in cui ci sentiamo felici, il perché di questa felicità che, come dicevo l'anno scorso, può essere dovuta ad una cosa straordinariamente egoista, grande o piccola che sia.  E se anche se ne va, resta la scenografia, la sensazione, come quando mangi e ti resta un buon sapore in bocca e cerchi di conservarne il ricordo. In realtà quindi la ricetta della felicità è insita in tutti noi, Leopardi non ci aveva capito una mazza. La Natura può anche averci condannato all'infelicità, ma la verità è che noi sappiamo da soli cosa ci rende felici e come trovarla. E se anche esiste una felicità universale (che probabilmente esiste, ma bisogna prima che l'egoismo sia estirpato dall'universo), noi dobbiamo impegnarci per trovare la "felicità a misura di noi stessi" per poi porci l'obiettivo di aiutare gli altri a cercare la loro felicità e spingerli ad aiutare altri ancora. Perché, vedete, se c'è una cosa che ho capito è che la felicità non solo va condivisa, ma è anche contagiosa. Ci basta vedere una persona felice per sentirci un po' felici anche noi, poi magari ci chiediamo cos'abbia da essere così tanto felice. Facciamo un esempio: prendete un atleta che ha appena vinto una gara per lui importantissima, come può la sua felicità non contagiarvi? Questo non vale chiaramente per il calcio, dove il discorso è più complesso, ma in genere negli altri sport si riesce a condividere la gioia delle squadre/nazioni altrui. Ecco, come può quella non essere felicità? Se nel mondo non esiste la felicità, cosa sta provando quell'atleta? Poi, è logico, le cose possono cambiare. A noi sono cambiate alcune cose: non c'è più il nostro mitico bar, le nostre vite sono diverse dall'anno scorso, ma sono anche uguali e se stiamo qui a ragionare di felicità qualcosa di uguale vuol dire che c'è. Ecco, di uguale c'è che io non c'ho capito niente come l'anno scorso, ma a te che leggi, e che sei arrivato alla fine di questo delirante post, faccio una domanda: chiedimi se sono felice?

"Felicità, dichiarata fac-simile dal giudizio che ha rilasciato un orefice. 
Quella vera sarà senza un graffio di ruggine".

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