domenica 12 agosto 2018

AAA cercasi

Ora che lui è arrivato a Torino e finalmente si allena con la squadra
Ora che il debutto in bianconero è vicino (grande gara a Villar Perosa)
Ora che La Stampa non fa altro che raccontarci delle sue prime volte: la prima pizza in un locale del centro, le prime parole in italiano, i primi autografi
Ora che gli juventini di tutto il mondo vogliono acquistare la Playstation solo perché c'è lui con la loro maglia
Ora che il calendario della Serie A tim 2018/2019 è ufficiale
Ora...
Devo fare un annuncio

AAA Cavalier Gobbo cercasi, per la sera del 4 aprile alla Sardegna Arena
Il mio accompagnatore potrà tranquillamente seguire la partita della sua squadra. Io, intanto, rossoblu vestita e accessoriata, gonghiando forza Casteddu, dotata di binocoli da teatro, seguirò passo passo Lui, CR7... solo per lacrimar meglio, non temete!!! 😂

Sì ricomincia: non potevamo non esserci anche noi!

martedì 22 maggio 2018

Pioveva?

Pioveva quando ci incontrammo?
Non lo ricordo

So che ora mi tormenta
Il picchiettare della pioggia
Sui vetri
Il martellare del cuore
Dentro il petto
Come il ticchettio
Delle lancette
Che scandisce il tempo
Del temporale
Che si scatena

E questa pioggia ci tiene
Alla catena
Corta
Lenta
Come la settimana
Prima delle vacanze
Che non passa
Mai

Pioveva quando ci incontrammo?
Non lo ricordo

Ma avevo il cielo
Dentro il cuore
E le farfalle che facevano capriole
Nell'aria fresca di un mattino
Che nel pensiero
Sa di sole
E di sale
Di piedi che schizzano
Acqua di mare
E vita
E vento

Pioveva quando ci incontrammo?
Non lo ricordo

Ma c'erano gocce
Intorno
E spuntavano arcobaleni
Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto
Interi
Come il mistero
Di un incontro
E di uno sguardo
Ti guardo
E tu mi guardi?
E come?

Pioveva quando ci incontrammo?
Non lo ricordo

Ma ricordo che brillavo
E so che tu brilli
Ancora
Quando è notte
Come le stelle
Quando torna Luna
Nuova

E tu ritorni
Ora

Tiziana

sabato 19 maggio 2018

Il miracolo del Capitano... il capitano gentile che ritwittava lo Stiletto

Che giorno è oggi? Che ore sono? Maggio? Matti, siamo? Forse sì, forse perché siamo matte ci troviamo solo stamattina alle 07:09 a scrivere il primo stiletto dell'anno! Ma d'altronde, senza stiletto può finire il campionato? E se non scriviamo e casca il  mondo? Se senza lo stiletto l'ultima giornata di campionato sparisse in un buco nero? Non possiamo permetterlo, non abbiamo mica il cuore come un bidone dell'immondizia, noi! Stronze sì, ma non cornute come un arbitro. E poi non abbiamo mai mangiato un fruttino in tribuna, noi, non sapevamo neanche che si potessero mangiare fruttini allo stadio... eravamo rimaste ai panini del caddozzo... ma non perdiamo la concentrazione: non è facile di per sé riassumere una stagione intera in queste poche righe, figuriamoci se ci mettiamo sotto con l'esegesi del fruttino!
Che campionato... fatto di arrivederci e nuovi arrivi, meteore scintillanti e silenziose conferme. Colpi di scena e colpi di culo. Arrivi e partenze. Inaspettati addii.
Ed io non so se riesco a raccontarvi tutto tutto, anche perché arrivo in ritardo e tutto lo sapete già, ma vi butterò qua e là dei piccoli flash in ordine sparso che dimostrino che anche se in silenzio R&V erano lì a tifare e lavorare per voi.
Il gol di culo di Farias, l'unico che poteva fare, soprattutto ora che in panchina non c'è più LEEGrottaglie a pregare per lui. La maratona dei parrucchieri sfigati da Rastelli a Lopez. Il furto con scasso del gobbi alla prima di ritorno, con l'arbitro che mica sapeva chi siamo, noi! Mica aveva studiato prima di venire qui a non consultare il var! Non si era mica informato di quanto a Red, Violet e nonna Nenna quella sera avevano bisogno di un sorriso supplettivo! Cuore di Bugginu, 'stitzia (giusto per differenziarci)!
E poi... il primo derby dopo non so più quanti anni, Tonara-Torres a su Nuratze, la vittoria più bella, almeno per noi. Cagliari-Benevento e la bidella che entra in classe a dirmi che ha segnato Faragò, l'autoradio che non funziona e io che canto per tutto il viaggio verso casa "quando Gigi Riva tornerà" che porta bene, il tempo di girare le chiavi nella toppa e vinciamo, pareggiamo, vinciamo di nuovo. La coppa Italia di Eccellenza in diretta Facebook, che Dio vi benedica, e la corsa a festeggiare con nonna Nenna. La trasformazione di Paolo Pancrazio da psicodramma a gioiellino. I rigori di Barella. Il miracolo della Roma, il pasticcio della Roma, il "ma vaffanculo, Roma!".
Una voce che corre in fila al seggio elettorale, lo sgomento, le partite annullate: un compagno se n'è andato. La caduta libera, il caso Joao Pedro, le cugurre redivive.

Fino a Firenze,  il 13 maggio, il giorno di Astori. Se vinciamo scrivo lo stiletto! Allora non era piageria, Davide, allora davvero un po' ti piaceva il nostro racconto buffo e colorato del campionato! Un miracolo, un capolavoro, che partita, che spettacolo, che gioia! Abbiano pazienza i fiorentini, ma il nostro caso era più urgente! E poi con noi è stato più tempo... ora manca solo l'epilogo, manca solo il finale di questa stagione strana e breve come un battito d'ali. Dà retta, Davidino di zia Red, chiedi di Efis Martiri Gloriosu e domani pomeriggio vai a trovarlo. Ha una nuvoletta vista golfo, si sta bene, ha sempre da bere in fresco: per lui di sicuro vermentino, ma se preferisci per gli ospiti un'Ichnusa ce l'ha di scorta. Chiamate il maestrale, godetevi il luccichio del mare e la partita guardatevela insieme, sarà bello, vedrete! Due anni fa il miracolo l'ha fatto da solo su martiri gloriosu, ma quest'anno vedetevela insieme l'ultima di campionato, metteteci una buona parola, mi raccomando! L'anno prossimo ti concentri sulla viola, ma domani... ci conto! E adesso zitti, che siamo in prepartita!


martedì 8 maggio 2018

Un ricciolo tra le dita

Tenevo un ricciolo tra le dita
mentre ti sognavo
Poi ho tagliato i capelli e sei sceso nel cuore

Giocavo un ricciolo tra le dita
facevamo l'amore
Poi ho tagliato i capelli e sei volato lontano

Cullavo un ricciolo tra le dita
eravamo vicini
Poi ho tagliato i capelli e ho imparato a star sola

I capelli ora sono sempre più corti
non ci sono più ricci, non ci sono più nodi
Li accarezza il Maestrale
mi ha insegnato a volare
A bagnarli di mare
A pensare
A sostare

Vivo
e accolgo chi viene con un sorriso
Canto
e intreccio una storia con la trama del sogno
Danzo
e amo la vita in ogni stagione
Rido
Di tutto e di niente

Libertà nel mio cuore


Tiziana


venerdì 4 maggio 2018

Alla finestra

Rumoreggia la città
nell'orizzonte uditivo
del mio orecchio

Cinguettano allegri i bimbi
alle altalene
oltre la strada

Cantano i passerotti
E preparano
Nidi

Batte il mio cuore
Lento
Ritma il respiro

Ascolto
Muta
Voci di primavera

Alla finestra

Tiziana

martedì 1 maggio 2018

Quando si fa sera

Vieni a me quando si fa sera
Ti aspetto tra la veglia e il sonno

Canta per accendermi le stelle
Chiedine una per noi alla notte

Resta mentre vago tra i tuoi sogni
Aspettami, non tarda il nuovo giorno

Sognami, volo leggera sul tuo cuore
Tessi una veste di morbide carezze

Un mantello invisibile di abbracci
Uno scudo per proteggermi dal mondo

Portami alle porte del mattino
Lascia che vada sola incontro al giorno

Voglio percorrere le strade della vita
Con passi lievi, eppur sicuri di chi non ha paura

Pensami durante la giornata
Con quel pensiero che non fa sentire sola

Affacciati tra le rughe della vita
Come un sorriso che piega gli occhi e scalda il cuore

Così poi ci daremo appuntamento
Per salutare insieme il sole che tramonta

No, non sarà un giorno che finisce e muore
Ma un tempo nuovo per vivere

Insieme

Tiziana


martedì 24 aprile 2018

Diara


Ci fu un tempo lontano in cui le fate intrecciavano la storia degli uomini, e la magia vegliava sui regni. C’era in quel tempo, in un luogo lontano, un regno in cui le fate avevano regalato alla prima regina il potere di colorare le cose con la forza del suo amore e la magia della sua fantasia. Grazie allo sguardo amoroso della regina la corona del re brillava d’oro lucente, grazie ai suoi occhi di fata il grano imbiondiva ogni anno e l’uva diventava a settembre nera e succosa, con un sorriso civettuolo le vesti delle donne rivaleggiavano con i fiori dei campi per bellezza e grazia. E questo potere, trasmesso di madre in figlia, rendeva quel regno un’oasi di felicità ed armonia.
La principessa Maisha, che vuole dire Vita, era bianca come il latte e aveva capelli biondi come stelle. I suoi occhi scuri come la notte brillavano come la rugiada del mattino. La sua bellezza superava ogni pensiero umano e le fate la lodavano oltre ogni confine. Quando arrivò all’età in cui doveva prendere uno sposo fu indetta una gara tra tutti i principi e i giovani del regno e dei regni vicini. Chi avesse portato in dono alla principessa i colori più splendidi avrebbe avuto la sua mano.
Venne un ricco mercante con un forziere splendido d’oro e pietre preziose. Ma l’oro allo sguardo della principessa divenne opaco come il sudore nelle miniere lontane.
Venne il figlio del più potente dei re e portò una spada lucente di bronzo ancora rossa del sangue dei nemici. Ma allo sguardo della principessa il bronzo divenne la cenere di un villaggio di ribelli raso al suolo.
Venne un povero giardiniere con in mano una rosa. Era rossa più di un rubino e aveva foglie verdi che brillavano come mille smeraldi. Il suo stelo era bruno come la terra scura, come la terra fertile quando in autunno cadono le foglie. Quando la principessa posò su di lui il suo sorriso il cappello di paglia divenne la ricca corona per il nuovo re e il castello fu pieno di grida di gioia.
Furono celebrate le nozze nella più grande felicità e presto Maisha, Vita, sentì che dentro di sé cresceva un nuovo dono, Diara. Maisha volle che Diara avesse la pelle scura, bruna come fertile terra, occhi brillanti come verdi foglie e i capelli rossi come la rosa che per lei aveva colto il suo amore. E così Diara nacque e crebbe per i suoi primi anni circondata da amore e colori.
Ma l’invidia del potere rifiutato crebbe ancor più grande di Diara, e armò l’esercito del più potente dei re. Fu impossibile per la regina Maisha difendere il suo regno, che mai aveva avuto bisogno di armi e mai aveva combattuto una guerra, ma prima che la lama delle spade si abbattesse sul sorriso della famiglia reale, le fate misero in salvo la principessina. Quando la battaglia cessò tutto era cenere e polvere e Diara ormai era sola nel mondo.
Le fate credevano che la piccola Diara avrebbe restituito i colori al suo regno e che tutto sarebbe tornato come prima, ma la solitudine e la nostalgia avevano tolto i colori dal cuore della principessa. Così le terre rigogliose e verdi rimasero nere e dure, gli abiti delle donne non erano più tessuti di fili d’oro e trapuntati di fiori; dagli alberi non pendevano frutti rossi e succulenti e le acque dei fiumi riflettevano sempre un cielo denso di nubi.
Tuttavia Diara crebbe forte e bellissima: i suoi capelli rossi e i suoi occhi verdi facevano ricordare al cuore del suo popolo che la bellezza e la felicità erano ancora possibili.
Quando giunse il tempo di dare un nuovo re al regno, le fate tornarono al castello per bandire la gara tra i principi e i giovani audaci che volevano ottenere la mano della principessa: chi avesse portato al castello i colori più belli sarebbe diventato re.
Giunsero al castello oro e pietre preziose, uccelli e orchidee da ogni angolo di mondo, sete dipinte e vetri colorati, preziose spezie dalle Indie e frutti tropicali, ma nulla faceva brillare di gioia il cuore di Diara.
Per ultimo giunse un giovane nato nel suo stesso giorno. Era cresciuto solo, dopo la grande battaglia che aveva distrutto il regno, rifugiandosi tra le mura del castello. Aveva lavorato duro con i suoi compagni per ricostruire il regno e le sue case, animato sempre da una speranza nel cuore: la bellezza e la forza sarebbe tornata a far splendere il regno e la fiducia del popolo avrebbe reso a Diara il sorriso. Giunse allora al castello con un grande specchio che un tempo aveva avuto preziose cornici d’oro, preda del terribile saccheggio del più forte dei re, lo porse alla principessa e lei dopo anni si vide. Vide i suoi capelli rossi, vide il verde dei suoi occhi, la pelle scura come un fertile terra. Vide i colori che avevano fatto innamorare sua madre e ricordò. Si accese il suo sorriso e il regno divampò di bellezza infinita.
Si celebrarono allora le nozze e Diara chiese come dono alle fate che mai più i colori potessero abbandonare il suo regno: chiese di perdere il suo enorme potere perché mai più il seme della gioia abbandonasse la sua terra, nemmeno dopo il più terribile lutto.
Fu così che da allora i papaveri a primavera dipingono i campi, il cielo ogni giorno si colora di rosso al tramonto, e le stelle trapuntano il cielo anche nei giorni più difficili. Da allora le fate, silenti, assistono felici alla magia dei colori che esplodono, nascoste nei sorrisi che sbocciano tra le lacrime.

Epilogo.
Questa storia nasce dalla collaborazione con Le Pupe di Olga, piccole e meravigliose bambole fatte a mano con amore e fantasia. Oggi Diara, la bambola che ha ispirato questa storia, ha gli occhi del colore della terra scura: ha donato il suo verde brillante a un germoglio nascente.

Se volete vedere le altre creazioni andate sulla pagina facebook Le Pupe di Olga

martedì 17 aprile 2018

Foeddos de Amore ... una prenda in limba sarda!


Questo è e rimane un blog piccolissimo: uno spazio di colori, di sperimentazione, di libertà.... uno spazio di parole e vento! Uno spazio che vive essenzialmente di amicizia, di simpatia da parte di chi ci segue, di doni.
Così, qualche pomeriggio fa è arrivato un regalo, come spesso è capitato in questo nostro spazio, le parole hanno chiamato parole. Pubblichiamo la traduzione dei "pensieri" a cui dava voce e parola Violet nel post precedente (che trovate qui sotto): la versione in tonarese è opera di Franco Sulis un amico fedele de La Rassegna Stronza e un poeta in Limba. 
Grazie grazie  e ancora grazie! 

No agato prus, Amore, is foeddos chi m’aias arregallau:
In cale calassu ddos apo aet arrimaos?
Fortzis in su calassu de su coro,
po ddos tzannigare cuni-i s'atzàpidu cadentzàu?
O in su calassu de sa mente? 
po chi is imparos tuos m’esserent fatu cumpagia in sa vida de ‘onnia die?

Ddos crico ma non fut in cui.
Apergio su calassu des’abbunnantzia,
ma tue ses poberu de foeddos.
Ibbuido su calassu de is disagio mannos;
e mi perdo in in d’unu mare de durtze tristura.

Ma is foeddos tuos?
Tanno crico in su calassu de is arregodos:
Is ogos tuos m’errient,
faent iscucuricargios de disigios,
si current a pare is basos,
agato is manos chi carignat lèbias ateras manos...

Is fatzes tuas, Amore, is inchigiadas, su chellare su fuire ainnantis po pois torrare;
Is promintas mantesias e is atera chi un alenu de bentu si nn’at leau.
Ma is foeddos? Is foeddos tuos, Amore?

Tanno ‘esso a su caminu, e pregunto a sa gente
Dd’ais atobiau? Bos at foeddau de me? Ite foeddos at umperau?
Si.T’ant atobiau, agatau, cricau, perdiu… Amore!
Ma fuint is foeddos…
Como seo sola, in sa enna de su Mare.
Tirat ‘entu, mi carignat sa cara, mi faet serrare is ogos chi brusant de sale
Iscurto.
Cantat.
Unu muilu de foeddos carignant s’animu 
e nne torrant aintro de su coro, Amore.
Mi artzant in artu.
Aperint su ballu.
Una furriada inter Gelu e Mare.
Unu iscucurigargiu.
Non chelia torrare prus.
Apo a Torrare…

Franco Sulis, Tonara

venerdì 13 aprile 2018

Le parole dell'Amore


Non trovo più, Amore, le parole che mi regalasti: in quale cassetto le avrò riposte?
Forse nel cassetto del cuore, per cullarle con il suo ritmico battere? O nel cassetto della mente, perché i tuoi insegnamenti mi accompagnassero nella vita di ogni giorno?
Le cerco, ma non sono lì!

Apro il cassetto dell'abbondanza, ma tu Amore sei parco di parole. Svuoto il cassetto della nostalgia e mi perdo in un mare di dolce malinconia. Ma le tue parole? Cerco nel cassetto dei ricordi: mi sorridono i tuoi occhi, fanno capriole i desideri, si rincorrono i baci, trovo mani che sfiorano mani... i tuoi volti, Amore, le espressioni, i silenzi, le fughe in avanti e le ritirate; le promesse mantenute e quelle che un alito di vento ha portato via con sé.
Ma le parole? Le tue parole, Amore?

Allora esco per la strada, e chiedo alle persone. Ti hanno incontrato? Hai parlato loro di te e di me? E che parole hai usato? 
Sì, ti hanno incontrato, trovato. Ti hanno amato, vissuto, cercato, perduto... Amore! Ma sfuggono le parole...

Ora sono sola, sulla porta del Mare. Tira vento, mi sbatte sul viso, mi costringe a socchiudere gli occhi che bruciano di sale. 
Ascolto. Canta. Un vortice di parole carezza l'anima e ti restituisce al cuore, Amore. Mi solleva. Apre la danza. Una giravolta tra cielo e mare. Una capriola. Non vorrei più tornare... 
Devo andare.

Tornerò...

Tiziana

lunedì 27 novembre 2017

Regali

Mi farò regali, per i giorni che verranno. Per la vita che dovrò vivere. Doni per il futuro

Penserò ogni giorno che mi resta, con un sorriso
Accoglierò chi incontro, con tenerezza. Quella che non mi sono mai concessa, quella che non ho mai mostrato al mondo

Amerò chi mi vuole e chi non mi vuole, quando il mio cuore avrà bisogno di amare
Mi lascerò amare da chi mi ama, se non può farne a meno

Starò bene da sola e in compagnia
All'alba e al tramonto
Con il sole e con la pioggia

Aspetterò il vento. E giocherò con lui
Accoglierò bonaccia. E mi risposerò
Sorriderò di niente. Spudoratamente.
E piangerò i miei pianti. Senza vergogna

Vivrò la notte
Ascolterò il silenzio
Lascerò spazio alla voce dello Spirito
Canterò parole e note senza senso
Danzerò la danza antica
E danzerò la vita

Conserverò il mio nome
perché è prezioso
Perché l'ho ritrovato e non lo lascio più

Sarò avara di discorsi e prodiga di abbracci
Ma non lesinerò parole e lievi baci

Mi guarderò allo specchio con molto amore
E non avrò paura di piacermi e di piacere
Guarderò gli altri nel profondo, cercando il meglio. Mi specchierò negli occhi e nella luce di uno sguardo
Quello che mi è donato, non quello che vorrei, quello che viene ora e incrocia il mio

Mi farò amici, in cielo e in terra, perché sono stanca di combattere la guerra antica
Così perdonerò me stessa e i miei difetti. E affronterò solo la lotta per l'ingiustizia

Metterò su un giardino di erbe amare e a fianco tanti fiori da impollinare
ché il miele è dolce e cura le ferite

Comprerò la lana per il telaio
Monterò l'ordito che attende trama
Accenderò un bel fuoco, se arriva il freddo
e intreccerò fili, senza annodare

E quando verrà sera farò silenzio
Ascolterò chi è qui e chi è lontano
Chi può parlare e chi non può dir niente
Custodirò nel cuore ogni confidenza

Poi manderò un bacio, un bacio al mondo
Lieve come carezza, dolce come un sorriso
Allora chiuderò gli occhi
E dormirò

Tiziana