domenica 29 novembre 2015

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono...


Come da tradizione, torna anche quest’anno il nostro meraviglioso concorso letterario! Scrivete anche voi una letterina e partecipate a "Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono..."!!! Per partecipare bisogna seguire queste semplicissime regole:

v   Inviate le vostre letterine a thepinkred@gmail.com scrivendo nell'oggetto "Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono..." o in pm alla pagina facebook de La Rassegna Stronza;
v     La letterina deve contenere il titolo del concorso ("Caro Babbo Natale, quest'anno sono stato buono...") in un qualsiasi punto del testo;
v     Potete inviare le letterine entro le 24:00 del 20 dicembre 2015;
v     Non esiste un limite di lunghezza;
v     E' ammesso qualsiasi genere di richiesta a Babbo Natale;
v     La grammatica è importante per realizzare i propri desideri;
v     Vale ogni forma di ironia ma che scriva chi ama il Natale e non chi non lo sopporta;
v     Se volete, potete accompagnare la vostra letterina con un’immagine, una canzone, un filmato o un qualunque contenuto multimediale vogliate condividere con noi

Sarete insindacabilmente giudicati dalla Rassegna Stronza in seduta plenaria e il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della sua letterina sul nostro blog, il 25 dicembre, e avrà la colazione pagata! Se vi sembra poco, ricordate che Babbo Natale ci vuole bene e avrà un occhio di riguardo per tutti i nostri lettori…

Cosa aspettate a scrivere???

sabato 28 novembre 2015

La Rassegna Stronza su Instagram

Da qualche ora ci trovate anche su Instagram... Seguiteci!!!

https://i.instagram.com/la_rassegna_stronza/

giovedì 26 novembre 2015

150 Anni nel Paese delle Meraviglie!!!

Era il 26 novembre 1865 il giorno in cui venne pubblicata la Prima Edizione di Alice nel Paese delle Meraviglie. Oggi, come allora, spiriti bimbi si incantano attraverso i suoi occhi e sognano di vivere un'avventura reale in quel mondo fantastico... o era un'avventura fantastica in quel mondo reale? Mah! Comunque sia, la Rassegna Stronza non può non festeggiare la ricorrenza e lo fa riproponendo un'illustrazione di Salvador Dalì e il Prologo poetico, da molti dimenticato, del famosissimo romanzo. Buon Compleanno Alice! Buon Compleanno al Paese delle Meraviglie tutto!!!



Nel pomeriggio dorato
tranquilli scivoliamo;
poiché entrambi i remi, con scarsa perizia
da piccole braccia sono maneggiati,
mentre piccole mani fan vana pretesa
di guidare i nostri vagabondaggi.

Ah, crudele terzetto! In una tale ora,
in un tempo così languido,
chiedere una favola a un sospiro troppo lieve
da muovere la più minuscola foglia!
Eppure, che può una povera voce
contro tre lingue insieme?

Imperiosa, Prima fa balenare
il suo editto di “dare inizio”:
in tono più dolce Seconda si augura
“che ci siano dei non sensi”.
Mentre Terzia interrompe la storia
non più di una volta al minuto.

Ben presto, conquise a un silenzio improvviso,
con la fantasia esse seguono
la bambina del sogno attraverso un paese
di meraviglie strane e nuove,
a colloquio amichevole con uccelli e animali...
e quasi lo credono vero.

E sempre, quando la storia prosciugava
i pozzi della fantasia,
e debolmente lui tentava, stanco,
di mettere da parte l'argomento
“Il resto la prossima volta...” “La prossima volta è ora!”
gridano le voci festose.

Così crebbe la storia del Paese delle Meraviglie:
così lentamente, a uno a uno,
i suoi strani episodi furono intagliati...
e ora la storia è finita,
e si vira verso casa, allegro equipaggio
sotto il tramonto del sole.

Alice! Accetta una storia infantile
e con gentile mano
deponila là dove si intrecciano i sogni dell'Infanzia
col mistico nastro della Memoria,
come ghirlanda secca di pellegrino, fatta di fiori
colti in una terra lontana.


martedì 17 novembre 2015

L'Appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca

L’Appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca – Limited Edition –
A tavola: Maultauscehn!

Dal tedesco del XVI secolo “sberla”, perché ricordano una guancia gonfia a causa di un bel ceffone, la “borsa del muso” è un raviolone di ca. 8-12 cm originario della Svevia.
Di solito è ripiena di carne tritata, spinaci, mollica di pane e cipolle e condita di spezie.
Tre sono i modi per cucinare la sberla: fritta con uova e cipolle, dopo essere stato tagliata a fette, il mio preferito; bollita, in brodo, per niente; “allo strutto”, con burro in sostituzione dell’originario strutto e cipolle, molto buona. Tuttavia ognuno a casa se le può cucinare come meglio preferisce ed esiste pure la versione vegetariana, ma è un sacrilegio.
Una volta ne ho comprato una confezione al supermercato e le ho preparate “all’italiana” con beata ignoranza. Mettete a bollire tanta acqua, quando bolle gettate sale e le Maultauschen. Separatamente a fuoco leggero sugo al pomodoro secondo la ricetta italiana. Ecco, pochi minuti le Maultauschen rischiano di sfaldarsi o aprirsi ma cercate di resistere dal levarli…però quando credete che si stiano per rompere o avete finito la pazienza, scolatele e conditele con il sugo. Forse avete fatto male a non avere pazienza o fiducia, sono ancora duri. Mangiateli. Ma forse sono troppi…bastano due o tre, nella confezione ce n’erano sei. E difficili da digerire con il sugo nostrano.
La prossima volta meglio andare mangiarle da Thanner.
Dal 2009 le versioni originarie delle Maultauschen hanno ottenuto l’etichettatura europea di IGP.


Paul_Blau_Vierzig

giovedì 12 novembre 2015

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

Le domeniche della festa nazionale



Eccomi qua a commentare altre due domeniche in un solo post, abbiate pazienza.
Questo novembre inizia con qualche strano evento che congiura contro di noi: ero libera il sabato pomeriggio e il Cagliari giocava il lunedì. Ero libera il lunedì sera e il Cagliari giocava il sabato. Ma che scherzetto è? Qui c’è qualche brutta cugurra che cerca di tenermi lontana dal mio Casteddu, visto che l’ultima volta che mi sono distratta il Novara, lampu, ha fatto quel che ha fatto.
Ma io mi sono impegnata e sono stata concentratissima, e ho messo in atto tutti gli scongiuri scaramantici che mi sono venuti in mente e ancora uno di più. E i risultati si son visti, tanto che ora stazioniamo in meritata solitudine in cima alla classifica. Quanto al Tonara dovremo inventarci qualcosa di nuovo: nonna Nenna ha continuato a mettere la maglietta della Promozione ogni domenica, ma sembra che coperta da un maglione il suo effetto venga azzerato… e non va bene!
Ma iniziamo con ordine, invero sparso, dalla prima delle due domeniche di B, che poi era lunedì, 2 novembre. Per tutto il tempo della partita io e Violet abbiamo mosso i piedi come a mimare una finta a destra e un veloce scarto a sinistra, con il pensiero della Sardegna nella mente, nel cuore, e nelle gambe. Praticamente ci siamo mosse coralmente e comunitariamente in sintonia con ciò che accadeva a pochi metri da noi, al sant’Elia. Quando finisce il primo tempo facciamo una breve pausa, giusto il tempo di scoprire che Ceppitelli ha segnato il gol del vantaggio e, a qualche incauta battuta che nemmeno ricordo più, la mia risposta è solo: tu ti ricordi che oggi è il giorno della vecchina con la falce, vero? A pochi minuti dai tre fischi scopriamo il risultato definitivo: 2-0, grazie a una punizione carina carina di Di Gennaro.
Della partita non posso dire altro, ahimè, ma delle solite cugurre sì. Mi ha detto un uccellino che qualcuno si è lagnato perché il Cagliari avrebbe giocato male. L’anno scorso di questi stessi tempi, verosimilmente lo stesso qualcuno, ha fracassato l’anima con la seguente frase: “chi se ne frega del gioco, ci servono punti! Boganceddu a Zeman, o Giulini!”. Siete peggio di una zecca nel di dietro, sappiatelo! Zitti, dovete stare!!! Vi inviterei a recarvi in bagno per i vostri bisogni corporali, ma temo ci sia la fila. Infatti ho il sospetto che il bagno sia occupato ancora dal primo di novembre, da un pover’uomo con grandi corna. No, non è un Erchitu, né un Boe e neppure un Corriolu o un Corongiaiu. È un arbitro, ovviamente, l’unico tipo umano per il quale nemmeno il Cicap osa negare la presenza di ben sviluppati bozzi luciferini. Ora, io non so se la festa di Halloween gli è andata male e quindi è arrivato a Su Nuratze alterato o se la festa di Halloween gli è andata bene e quindi è entrato in campo ancora brillo. Insomma, non chiedetemi perché, ma gli è partito il cartellino rosso compulsivo, tutto in direzione rossonera, quella bella. Perché? Boh! Forse se l’è presa con il Tonara perché i diavoletti di Barbagia… diavoletti, cornetti… non avrà pensato mica che fosse un’allusione velata al suo palco da cervo? Non lo so, tre espulsioni in pochi minuti, via Poddie, Sciolla e Calaresu, e il Tergu fa tre gol. Tanti errori dai nostri ragazzi, sì, l’autocritica è fondamentale. Ma intanto, me lo sento, l’arbitro ne avrà ancora un po’ in bagno, afflitto da cagarella. Anche questo è fondamentale.
Intanto a Casteddu city… dopo l’importante vittoria con il Cesena, il Cagliari si prepara all’impegno casalingo contro il Modena in un tripudio di felici compleanni rossoblù, e tra gli auguri a Pattolino nostro bello, che i suoi ventotto anni siano felici e che l’erba dei campi sia ancor più felice di far tornare a brillare presto tutto il suo talento, e gli auguri a Suazo tesoro del mio cuore, si arriva all’unica vera festa nazionale da me riconosciuta. Il 7 novembre. Il Giggi’s day. Il compleanno del Mito, dell’ultimo Eroe (classico dio greco in shorts, cit. Raffaella Carrà). Pare discenda per via diretta dall’unione di Ares, dio della guerra e Afrodite, dea della bellezza. Solo forza e bellezza al loro stato ideale e più puro potevano produrre la rovesciata contro il Vicenza, narrano gli aedi. Solo l’ira di Efesto, tradito dalla sua sposa, potrà armare di una falce il piede del killer del Prater, profetizzò la Pizia.
Il 7 novembre non si può fallire, bisogna festeggiare. Io inizio a seguire la partita mentre mi preparo ad uscire, Joao Pedro segna, Stanco pareggia. Io devo spegnere la radio e non sapendo cos’altro inventarmi indosso una giarrettiera rossoblù, in fondo è festa nazionale! Arrivo alla fermata della Metro e la radio non è sintonizzata su Radiolina. Ecco, sappiate che il direttore dell’ARST risponderà personalmente di questo oltraggio: ma quando mai all’ora della partita mi fate sentire Radio Italia solo musica Italiana, ma siete scemi???
Nonostante ciò Joao Pedro fa una doppietta, la mia giarrettiera porta fortuna e Giggi viene festeggiato con la vetta della classifica, di imperio, nonostante cugurre e infortuni! Cosa vogliamo di più?
In realtà vorremmo una vittoria del Tonara, che però viene battuto dall’Atletico Uri. Ragazzi belli del mio cuore, niente panico! Gli spunti di gioco sono più che positivi, i risultati, se la tensione si mantiene alta e la costanza non si affievolisce, torneranno ad esserlo! Ma non serve nemmeno dirlo, ché avete dimostrato come reagisce una vera squadra in momenti ben più difficili! Poi, se ci arriva un portachiavi per attuare i nostri riti propiziatori non temete: tornerà anche la fortuna!
Ed ora vi lascio a riflettere, a prepararvi al prossimo prepartita e soprattutto a festeggiare il compleanno dell’unico principe al mondo il cui titolo nobiliare abbia valore: Enzo Francescoli!  


Intanto nell’olimpo… con due vittorie consecutive danno un premio?

lunedì 2 novembre 2015

Il Velo e la Presenza


Quassù, dalle steppe di Moab, allungo lo sguardo all'orizzonte. Sono molto avanti negli anni, ma il vigore non è venuto meno e gli occhi non si sono spenti. Allungo lo sguardo. E guardo, e vedo. Vedo la Terra Promessa, quella che il Signore, il Dio dei nostri padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ci ha dato in eredità. La vedo dall'alto, ma non ci entrerò. Così ha deciso Colui che tutto sa.
È sacra la Terra che abbraccio con lo sguardo, che percorro col desiderio. Per questo ho sollevato il velo bianco e azzurro, quello della mia tribù, dalle spalle, e l'ho posto sul capo, in segno di rispetto. È così che vuole il Signore. È così che mi ordinò la prima volta che lo incontrai.
Pascolavo il gregge di Ietro, mio suocero, alle pendici dell'Oreb, il monte di Dio, quando una fiamma scese su un roveto. Il roveto ardeva, ma non si consumava. Mi tolsi i sandali e mi velai il capo e il viso, perché avevo paura di guardare verso Dio. Ma Egli venne, lasciò che gli stessi davanti, mi parlò. E mi mandò dagli Israeti, perché annunciassi che era finito il tempo della schiavitù, e mi inviò dagli Egiziani, perché chiedessi la liberazione dei miei fratelli. Voleva che parlassi a suo nome. Io, che ho sempre avuto la lingua attorcigliata. Io, il balbuziente! Eppure il Signore fu con la mia bocca e mi insegnò cosa dovevo dire, per tutto il lungo corso dei miei giorni.
Ora, mentre la mia mano stringe forte il bastone che Lui, l'Onnipotente, mi donò, si alza una brezza e mi costringe a sistemare il velo sul capo. Quante volte ho compiuto questo gesto!!!
Il Signore mi chiamò molte volte alla sua Presenza.
Salii sul Sinai e stetti con Lui, che risplendeva più del fuoco nella notte, più del sole e di ogni bagliore accecante. Egli scese sul Monte ed io solo potevo guardarlo, perché mandò una fitta nube a celare la sua visione, a rivelare la sua presenza. Allora, il velo sul viso era il mio scudo, perché non si è mai udito che un uomo possa vedere la Gloria di Dio e rimanere in vita.
Poi il Signore pose la sua Tenda in mezzo al suo popolo e camminava nel deserto con Israele. Io solo potevo entrare all'interno della Tenda, gli altri aspettavano nell'accampamento, ognuno fuori dalla propria tenda, vicino al suo ingresso. Quando entravo nella Tenda, scendeva intorno ad essa una colonna di nube. Così il Signore mi parlava, faccia a faccia, come un uomo parla con un altro uomo.
Tornai sul Monte. Rimasi con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le Dieci Parole, le parole dell'alleanza e della testimonianza. La pelle del mio viso diventò raggiante, perché avevo conversato con Dio. I miei fratelli iniziarono ad aver paura di me. Ed io vissi velato, davanti a loro, se non quando riferivo le parole che mi aveva detto il Signore: abbassavo il velo sulle spalle, perché sapessero che era Dio a parlare, Lui a servirsi della mia bocca balbuziente, della mia lingua aggrovigliata. Poi, abbassavo il velo sul viso, fino a quando entravo di nuovo alla Sua Presenza.

Quassù, sulle steppe di Moab, penso al tempo che fu, alla vita che presto lascerò.
È gioco di veli e sguardi questa nostra esistenza. Un susseguirsi di chiamate e incontri, di rinnegamenti e ritorni. Di alleanze, tradimenti e testimonianza.
Così è la conoscenza, così è l'Amore. Cadono i veli ad uno ad uno. E non ti accorgi ma, pian piano, ti plasma ciò che conosci, somigli a ciò che impari ad amare, chi ti ama ti trasforma a immagine di sé. Così è alla presenza del Signore, l'Onnipotente: cadono i veli, ad uno ad uno. Cessa la paura della sua visione. E sei ancora tu, ma non sei più tu. Perché Lui, che all'inizio era solo la tua bocca, che ti ha dato la sua parola, diviene il bastone del tuo cammino, la luce del tuo volto.
Cadono i veli, ad uno ad uno. Ma non si perdono, perché ti dividono da ciò che eri, ti separano dalla tua gente, dai tuoi fratelli, da ciò che sei stato e più non sarai.
Per questo rimarrò sulle steppe di Moab, qui saranno, per sempre, le mie ossa. Perché ormai è spesso il velo che mi divide dall'uomo che sono stato, dal desiderio della Terra Promessa che ha guidato fino qui i miei passi, alimentato la sete della mia vita. La Promessa è stata svelata, giorno dopo giorno, da Colui con cui ho conversato faccia a faccia, dalla Presenza Eterna che ha fatto cadere il velo di ogni mio desiderio. Ora e per sempre!

Nella tradizione biblica Mosè fu grande profeta e sacredote, mediatore tra Dio e l'uomo. Condusse il popolo di Israele nel deserto per quarant'anni, dall'Egitto verso la Terra promessa, nella quale però non entrò. Mori sulle steppe di Moab e lì fu sepolto. Mosè, il salvato dalle acque, il balbuziente che parlò a nome di Dio, parlò anche con Dio, faccia a faccia. Per questo la tradizione narra che il suo volto fu trasfigurato e divenne splendente. La sua fu una straordinaria esperienza di fede e di servizio, che tocca profondamente la mia esperienza di fede cristiana. Per questo mi sono accostata con somma umiltà a questa figura immensa, ma non ho voluto tralasciare nel mio viaggio attorno al mondo attraverso le storie, la tradizione biblica, che è parte essenziale della mia formazione e del mio modo di vivere la vita e la spiritualità.