sabato 27 dicembre 2014

Sotto l'albero...




Sotto l'albero non potevano mancare i regali di chi ci vuole bene... La zia Violet non poteva lasciare la sua nipotina Stronza senza un racconto di Natale! 

E la Rassegna ringrazia, e insieme a Violet augura ancora un felice e colorato Natale!



Po ti l'ammentare de nue ses benidu 



“Da dove vieni?”.
Chissà quante volte le avevano posto quella domanda. Chissà quante ancora le era risuonata dentro quando era sola, la notte, con gli occhi aperti a scrutare il buio, ad annusare i desideri sospesi tra veglia e sonno, tra l'universo ed il brillare delle stelle che l'attraversa, nel tempo e nello spazio, fino a trovar culla nei sogni avverati e in quelli mai pronunciati, ma nascosti nelle pieghe del sogno e nelle rughe dell'esistenza.
Nella sua culla, da neonata, era stato messo un piccolo angelo. In quelle alucce, incastonate in semplice e preziosa filigrana d'argento, era l'origine e lo scopo della sua vita. Allora, dalle labbra socchiuse della mamma, si librava intorno un canto lieve, una nenia ripetuta: “Drommi, in custa culla 'e oro, pro ti l'ammentare de nue ses benida”. Su brebu de su Pitzinnu...
Ma il tempo cela ogni cosa, copre tutto con la polvere dell'oblio, con la patina della fatica di vivere. E, allora, è peso rammentare: il ricordo del luogo da cui veniamo, il sogno della casa verso cui ci muoviamo, diventano dolore, o indifferente procedere di passi stanchi e strascicati. Dà noia pensarci, come le cose vecchie, le cianfrusaglie di chi non c'è più, che sanno di promesse infrante. E la noia si scaccia, come i pensieri, insieme al ricordo di ciò che fu. 
“Da dove vieni?”.

L'insistenza con cui la domanda le veniva riproposta, la riportò indietro. Al presente. Alla situazione attuale. Sola in quella città grande e ancora sconosciuta, aveva deciso che, per le feste, doveva fare qualcosa per gli altri, per gli ultimi. Così s'era presentata alla “mensa del povero”, dove i volontari preparavano la cena di Natale. Aveva risposto in fretta, alla donna con cui parlava; aveva detto il nome del suo paese d'origine, piccolo centro sperduto tra Sarcidano e Barbagia: ma chissà, poi, cosa diceva quel nome alla sua interlocutrice! Lavorò sodo tutto il pomeriggio, con gli altri volontari, più esperti, che le davano dritte su come procedere. Più tardi, prima di servire la cena, risuonò nella sala la lettura della Nascita del Bambino Gesù. La colpì profondamente lo iato che correva tra la povertà della Grotta e i doni preziosi dei Magi. Quei sapienti venivano da lontano, seguendo una stella, e portavano oro... Non ci fu tempo ulteriore per pensare e ricordare, almeno fino a quando, ormai a tarda sera, stanca ma felice, usci nella notte per far ritorno a casa. Si infilò sotto una doccia bollente e ristoratrice. Poi, si concesse un olio profumato, una coccola per dare morbidezza ed elasticità alla pelle. Subito prima di rivestirsi, passò davanti allo specchio appannato. Fu un istante: gli occhi le brillavano di cielo e due alucce, come filigrana argentata, spandevano polvere di stelle. Nella mente si stagliò netta l'immagine del piccolo angelo che pendeva sulla culla, da bambina. Da dove veniva? Esattamente da quella culla. E il suo spirito si sentì prezioso e leggero come quella filigrana... Si vesti in fretta e uscì di corsa, da casa, che era quasi mezzanotte. Senza accorgersene dalle labbra saliva Su brebu a su Pitzinnu. Entrò in chiesa che le campane intonavano Gloria. Era Natale!

venerdì 26 dicembre 2014

Istantanee... sotto l'albero! by White


L’augurio di un’isola.

In questo anno un po’ strano, diverso, di cambiamenti, alcune cose non sono mutate. O magari cessate, come in molti ci auguriamo. Le donne, continuano quotidianamente ad essere vittime, di abusi, di violenza, di morte. Sono gli uomini che fanno loro del male. I loro stessi uomini. Troppo spesso. Con una reiterazione crescente, mi pare, e un proliferare di modi sempre più inquietanti. Ed allora che male c’è, per chi è per lo più stanziale, come me, a fare un volo con la fantasia e cercare un luogo vero, ideale per le donne, dove stare a nostro agio, rispettate e libere di vivere senza paura. Dove le donne hanno una propensione naturale a sostenersi, a fare squadra. L’attenzione mi è caduta su un isolotto poco vistoso, appena ventotto chilometri quadrati, un po’ troppo a nord, per i miei gusti, nel mar Baltico, ma invitante. 
Si trova in Estonia, Kihnu, l’isola delle donne. Un pugno di abitanti, circa seicento, ma il bello sta nel fatto che gli uomini, impegnati nella loro occupazione tradizionale, vanno per mare a pescare le aringhe. Stanno fuori a lungo. Insomma è un regno al femminile. Una schiera di matriosche, queste creature, di tutte le età. Indossano l’abito tradizionale ogni giorno, non in occasioni particolari. Prevalgono i toni accesi del rosso, la camicia candida, l’uso del foulard in tinta, la gonna ricca e variopinta, tessuta a mano. Questo indumento rivela straordinarie similitudini con le gonne delle donne del Perù, sulle Ande. E ci fa sognare impensabili connessioni di popoli nel passato. E perché no? Il mare è luogo di incontro, da sempre.
Il loro è un mondo variegato, dalle molteplici attività, in strettissimo connubio con la tradizione, che loro, le donne estoni dico, preservano non con la memoria, ma vivendola. Ecco perché, dal 2008, l’Unesco se ne è occupato. Qui sopravvivono riti, oralità, capacità tecniche e artigianali che sono parte del Patrimonio materiale e immateriale dell’Umanità. Pare eternarsi, qui, la storia. Scorrere sonnolenta, sorniona e godereccia. Si vedono sfrecciare residuati bellici, sidecar, stracolmi di visi tondi, bianchi e rosa, incorniciati da stoffe rosse ondeggianti alla brezza marina. Mongolfiere le gonne gonfie di vento, che nascondono a mala pena gambe agili che inforcano moto sgangherate o balzano alla guida di un trattore, in un intrico di sterrati polverosi. Tra un frastuono di gabbiani dalle dimensioni spropositate. Le poche case tinte in colori pastello, al cui interno regna una policromia vivace. L’isola non è dotata di alberghi in senso proprio. Qui si alloggia, con grande allegria, nelle abitazioni private realizzate in legno. Un tuffo nel passato, un’atmosfera che ricorda i tempi dell’Armata Russa. La cura di una quinta teatrale allestita da un formidabile trovarobe. Si parla un dialetto unico. Unici sono i riti legati al matrimonio ed alle maggiori festività, unici i ricami. Pane nero, patate nere, latte appena munto, aringhe affumicate, burro, caviale e birra. Qui si pratica ancora il baratto, ma la connessione internet è ottimale. Cresciute nei limiti materiali imposti dall’autarchia, queste donne forti svolgono ogni genere di attività, con slancio e serenità, cantano e sanno suonare il violino. Non gradiscono che si parli di loro come di una società matriarcale, dicono che si danno da fare, e si aiutano da buone sorelle, si stimano, tutto qui.  
Già questo sarebbe sufficiente per spingerci ad andare nel golfo di Riga, un tempo, meta frequentata più da balene che da uomini. 
Questo è il regalo che vorrei fare a tutte le donne, questo Natale. In particolare alle nostre lettrici e amiche. Di trovare un luogo, un’isola di Kihnu, nel mondo di ognuna di noi. Una donna, amata e sorretta decuplica le sue potenzialità, fiorisce, non avverte la stanchezza. Si, fiorisce. E vedrete che prato dai mille colori. Iniziamo subito. 
Buon Natale

White

mercoledì 24 dicembre 2014

Caro Babbo Natale, quest'anno sono stata buona - By Red

Caro Babbo Natale, l’albero è pronto da settimane, tutti sanno già cosa fare a capodanno e io sono ancora in alto mare, non ho neppure scritto la letterina! Caro Babbo Natale, quest’anno sono stata buona. Scusa la sicumera con cui lo dico, ma son stata buona per davvero! L’ho voluto e l’ho fatto, ecco! Ho fatto anche qualche pasticcio, vabbe’, ma non era questo il discorso, non puntualizziamo sempre. Caro Babbo Natale, così, alla vigilia non mi sento di chiederti nulla, starai già volando e smistando pacchetti, avrai già letto in chissà quanti sogni e realizzato chissà quanti desideri, anche di chi non perde occasione di dire sempre a tutti che non esisti. Ti auguro solo una buona nottata e un meritato riposo, quando avrai infilato sotto l’ultimo albero l’ultimo pacchetto. Buon Natale Babbo, di cuore, e non prendertela troppo con chi di te racconta in giro peste e corna… io ti voglio bene!
Caro Babbo Natale, dimenticavo… non potevo lasciare la Rassegna Stronza senza una letterina, e la tradizione vuole che scriviamo a te, ma io come al solito ho bisogno di parlare con Gesù Bambino. Tanti baci, se passi di qui fai lampeggiare i fari della slitta… capirò il tuo saluto!
Caro Gesù Bambino… sei pronto? Io si!
Rileggevo la letterina dell’anno scorso… sai che sei stato buono? Più di me, anche se sei così piccolo!
Ti chiesi cardi selvatici, asparagi e papaveri rossissimi, pere piccole piccole e more, poi funghi e ancora cardi al nuovo autunno… sono arrivati i cardi, li hanno raccolti per me persone meravigliose, che mi dotavano a turno di leppa perché potessi pulirne e mangiarne, e gennaio grazie a loro è stato bellissimo. Di asparagi ne ho raccolti, e altri li ho trovati pronti tornando a casa. I papaveri come sempre mi hanno salutata lungo la linea della ferrovia, a sorridere dagli angoli più grigi e dimenticati della città, e li ho ritrovati a ridere in una campagna trapuntata di ricami di malva.
Le pere piccine le faceva trovare la nonna al mio tesoro… ho dovuto rinunciare a un po’ di “guancette rosse”, ma è stato bello. Le more… ne ho mangiato a pugni camminando verso la spiaggia in un angolo di mondo incantato, sono state la merenda più buona a spezzare mattine di lavoro e sorrisi, raccolte per me con la dolcezza che solo le donne forti e apparentemente dure sanno avere. I funghi si son fatti trovare ad agosto, nella macchia fitta fitta, e i porcini d’autunno mi hanno fatta miagolare. Cardi ne mangerò anche domani per festeggiarti, e già non vedo l’ora.
Ti ho chiesto scarpe e ne sono arrivate. Gli stivali con la striscina rossa non c’erano più ai saldi, ma ho recuperato in autunno con un’alternativa bellissima! E poi, lo sai, sotto l’albero ho messo un pacchetto per me a tuo nome… che bello sarà aprirlo! Le antinfortunistiche rosse numero 35 non le ho comprate ma le ho trovate, chissà mai l’anno prossimo!
La maglia bianca del Cagliari è arrivata! È bellissima ed ero così contenta il giorno del mio compleanno! Il pallone firmato no, ma la foto autografata di Sau è valsa mille mila “stiletti”!
Ti ho chiesto qualche viaggio, persone interessanti, qualche scavo. Ho viaggiato, non tanto, ma mi accontento. Ho incontrato persone meravigliose oltre che interessanti, persone da ascoltare e che mi hanno fatto imparare. Persone che mi hanno ascoltata e che, quando meno me l’aspettavo hanno imparato. Ho fatto incontri bellissimi quest’anno, Gesù Bambino, ho trovato e ritrovato esseri umani meravigliosi, e te ne sono grata.
Volevo partenze e distacchi indolori, non volevo perdere nessun amico. Forse ho solo visto con chiarezza distacchi già segnati da tempo. Non sono stati indolori, no. Ma hanno portato luce e verità. E speranza, voglia di costruire. Sono distacchi che non mi hanno lasciata mutila, ma mi hanno arricchita di esperienza.
Qualche bel concerto l’ho sentito, il vestito da sera rosso l’ho messo.
Il giorno perfetto… non è stato proprio perfetto, ma tanti sono stati i giorni bellissimi. Con i tramonti rossi e il cielo solcato dai fenicotteri rosa, e sempre lo stesso nostro stupore e incanto, mio e di Violet, quando una di noi indicava il cielo e l’altra, estasiata, alzava lo sguardo. Te lo chiedo anche per quest’anno il giorno perfetto, e sappi che mi basterà attenderlo tra un giorno bellissimo e uno imperfetto. Lo aspetto già da oggi, ché è tempo di attesa.
Volevo un natale estivo, invece alla fine non ho fatto l’albero. Magari lo farò quest’anno, visto che anche in questo Natale mi mancherà un tesoro. Anche per questo aspetterò, ho pazienza! Ché di pazienza me ne hai regalata ogni Natale e io ne ho fatto tesoro.
Sei stato buono, Gesù Bambino, e io ho provato ad esserlo con te. E ti chiedo i doni che ti ho chiesto anche un anno fa, perché di natura, bellezza, amorevolezza e risate ho bisogno. Ho bisogno di vedere la felicità degli altri intorno a me per accordarla con la mia e farne una sinfonia. Ho bisogno anche quest’anno di un Natale diffuso e lungo. Di sorprese sparpagliate in giorni insospettabili.
So che mi esaudirai. Dopo quest’anno non ne ho alcun dubbio.
Dimenticavo. Porta colori alla Rassegna Stronza. Uno scatolone pieno di acquerelli e buone idee.
Ora che ti ho detto tutto, piccolo Gesù, preparati alla tua notte e… drommi… reposa… anninnia…


sabato 13 dicembre 2014

Addio my darling, goodbye my love...

Fino a qualche tempo fa non pensavo che mi sarei ritrovata oggi a scrivere queste righe, ma la vita
gira in fretta e bisogna un po' adeguarsi a quanto ci offre. Quindi, eccomi qua.

Pink vi saluta, vi dice arrivederci o addio. Non so cosa mi porterà il mio futuro, ma so che il presente mi sta rendendo difficile dedicarmi a questo spazio con l'intensità e l'amore che vorrei. Questo blog è stato un semino piantato nel giardino dell'anima da due ragazze un'estate di tre anni e mezzo fa e tanti amici ci hanno aiutato a farlo crescere rigoglioso e forte. Poi pian piano alcuni hanno ripreso la propria strada, restandoci vicino e dando un'occhiata a questo nostro semino diventato alberello. Anche io oggi riprendo la mia strada, senza dimenticarmi dell'alberello e di voi che ci avete sostenuto, apprezzato e amato. 

La Pink di tre anni e mezzo fa non è più la Pink di oggi, è cambiata e anche molto, così come il suo alterego "babbano" Marianna. Vuole cose diverse, ama in modo più consapevole, ha messo su famiglia quasi due mesi fa e spera che cresca in fretta. Ha portato avanti lavori, ricerche, tesi, si è sentita realizzata e felice in certi giorni e un po' meno in altri. Ha trovato un rifugio sicuro nella scrittura, anche quando a qualcuno non piaceva molto quello che aveva scritto. Ma stronza si era definita e stronza voleva rimanere. La voce un po' "fuori dal coro" che si è sempre sentita ed era contenta e onesta con sé stessa. Oggi mi sento davvero diversa e sento che al momento tra Pink e Marianna non c'è una totale corrispondenza e devo fermarmi e ritrovare quel punto d'incontro tra persona e alterego cybernetico colorato. Ho sempre ritenuto questo un passatempo meraviglioso e speciale che mi ha dato tanto e in cui ho riversato tante gocce del mio cuore. Ma è davvero ora di rimettersi in marcia e ripartire per nuove avventure. Questo non vuol dire che sia facile o non doloroso, anzi tutt'altro. Non è stato per niente semplice decidere di fare questo passo, ma ormai era necessario per il bene in primis di questo blog stesso, che ha bisogno delle energie migliori di tutti quelli che ci collaborano.  In questo momento io non ho quelle energie ed è giusto che lasci spazio a chi invece ne ha e vuole riversarle qui. 
Non mi resta che dire grazie. Innanzitutto a Red con cui questa avventura è nata, cresciuta e continuerà a proseguire. Poi a Violet, Black, Paul_Blau, Rainbow, Cyan, Green e White che hanno davvero reso questo gioco una storia speciale e bellissima. A voi che avete creduto in me, sorbendovi i miei deliri misti in rosa e le cronache della Juventus, voi che siete un pubblico per la maggior rossoblu. Grazie, davvero.
E siccome questo blog è stato sempre caratterizzato dalla musica, il mio saluto ve lo do così...
Un abbraccio,
Pink


venerdì 12 dicembre 2014

Keep calm end work in progress

Cari amici, come avrete notato – o forse eravate distratti? – da qualche settimana la Rassegna Stronza non pubblica nuovi post. Non abbiamo intenzione di abbandonarvi, ma abbiamo bisogno di un po’ di pazienza. È tempo di grandi rivoluzioni: si cresce, si cambia e ci si ritrova diversi. 
Così, dopo aver salutato la presenza costante e amorevole dell’Almanacco di zia Violet son finiti anche i tempi di Red&Pink. 
Già si stanno sognando e costruendo nuove avventure, se ancora vorrete stare con noi… 
Red

sabato 29 novembre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle AllStars di Pink



Nelle puntate precedenti...
A long, long time ago in a far, far galaxy...


Scusate, ho sbagliato rubrica!!! E' che ieri è uscito il trailer del nuovo episodio e mi son fatta prendere la mano... Ricominciamo!

Nella giornata del 9 novembre sono accadute molte cose nel calcio italiano. la prima è che Alessandro Del Piero ha compiuto 40 anni e tutti abbiamo festeggiato tantissimo. Io mi sono commossa tantissimo per la bella intervista di Federico Buffa, che è cattivo perché fa delle robe allucinanti che finisci sempre per piangere. In tutti questo si è giocata anche un'importante giornata di campionato dove il Cagliari ha giocato l'anticipo al Sant'Elia col Genoa e ha pareggiato per 1-1 e dove la Juve ha giocato alle 15:00 col Parma e ha provato a vincere, riuscendoci per 7-0 e non oltre perché, come dice il professor Culocane, "Il 7 è la misura massima di tutte le cose". Qualche giorno dopo ci sono state non una ma ben due partite della nazionale italiana guidata da Mister Conte che un pochetto hanno evidenziato i limiti della squadra, ma daltronde che vogliamo, il miracolo? Si chiama "Conte" non "Di Nazareth". Intanto la serie A è ricominciata...
Ecco cosa vi siete persi su "La Rassegna Stronza"!

La domenica del Risveglio della Forza.

Bando alle ciance e andiamo subito al sodo. Non ho chiamato così questa puntata della nostra graziosa rubrichetta per caso. L'ho fatto perché innanzitutto mi piace tantissimo Guerre Stellari e, come ho scritto nella premessa, ieri è uscito il trailer della nuova trilogia e sono emozionata e poi perché domenica scorsa il Cagliaho ha avuto un letterale risveglio della Forza, ribaltando una partita che sembrava già andata e compromessa. Robe da Jedi insomma.
Anche la Juve ha risvegliato la sua forza, anche se già col Parma aveva dato segni che insomma, sta Forza era presente. Con la Lazio, nell'anticipo di sabato, riesce a vincere oer 3-0 con una partita che se non è stata perfetta, poco ci manca. Io non l'ho vista (anzi, ammettiamolo, ho visto la replica di domenica mattina) perché ero al cinema. Ho visto Hunger Games: il canto della rivolta pt. 1 e per molti versi, pur essendo appassionata anche di quella saga, la partita sarebbe stata indubbiamente meglio. la Juve infatti ha davvero giocato un ottimo match ed è riuscita a imporsi senza faticare tantissimo, con un Pogba in grandissima luce. E' stata una gran partita che ha permesso sicuramente alla Juventus di arrivare alla sfida di Champions con il morale giusto, dopo due risultati consecutivi molto molto forti. 
In Champions la vita non è così facile e anche il Malmoe sembra un avversario insormontabile. Ma la fortuna aiuta gli audaci e così, dopo un primo tempo un po' titubante, la Juve riesce a piazzare il risultato mettendo un grande mattone per la qualificazione alla fase successiva. Miiih, come sono orgogliosa! Pure di più!!!
Il Cagliari, come dicevo, ha risvegliato la Forza ed è riuscita a pareggiare una partita che sembrava davvero persa. Certo, ovviamente a livello nazionale non si è dato un gran peso a quest'impresa quanto alla "debacle" del Napoli (ta lastima, sempre così!). Che ci volete fare? Quando uno non coglie la bellezza non è che gli si può fare del male. L'importante è davvero che il risultato sia stato alla fine positivo e portar via comunque un punto è importante. Il Cagliari ha giocato davvero bene e chi ha voluto accorgersene l'ha fatto. Conte, intanto, ha fatto una visita ad Asseminello e mi sembra una cosa tanto buona per il Cagliari. Voi che ne dite?
Per questa settimana ci fermiamo qua, in attesa del racconto della prossima che, ridendo e scherzando, è già iniziata!
Un abbraccio dalla vostra Pink!!!

sabato 8 novembre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle AllStars di Pink



La domenica dei compleanni importanti!

Arrivo anche io, questa settimana, in super Zona Cesarini per raccontarvi gli ultimi 7 giorni di calcio, ma son stati 7 giorni densissimi di appuntamenti e ricorrente importanti.
Il 1 Novembre, sabato scorso, gioca la Juve e non gioca in un giorno casuale per la sua storia, ma nel giorno esatto del suo compleanno!!! Sono 117 anni esatti! BUON COMPLEANNO JUVENTUS!!! 117 anni ed essere ancora bellissima, amatissima, tifatissima ed anche invidiatissima!!! Grazie di esistere e di farmi emozionare ogni volta come se fosse la prima!!!

E qual è il modo migliore per festeggiare un compleanno se non con una vittoria? E così infatti avviene. Dopo la débâcle con il Genoa, era assolutamente necessario ricominciare a vincere e a mettere la maggiore distanza possibile con la Roma. O quantomeno era necessario provarci fino alla fine... Io non ho visto la partita. Il primo novembre l'ho passato con la mia famiglia a festeggiare un altro compleanno importante e a mostrare ad una persona importante un posto che ho nel cuore, così mi perdonerete se non so descrivervi nel dettaglio le azioni e se vi dico che, mentre la Roma ne prendeva due dal Napoli, io mi rotolavo sull'erba con due cagnolini. Che cose romantiche!
Stavo tornando a casa e cercavo la stazione giusta alla radio, quando mia mamma mi ha chiamata e mi ha detto che, beh, la Juve era in vantaggio!!! Olé!!! Pirlo segna un bellissimo gol e alla fine anche Alvaro Morata segna portando il risultato finale a 2 a 0. Grandiosi come sempre i miei bellissimi e bravissimi juventini!
La giornata calcistica scorre domenica, ma a noi interessa un'altra partita, quella del Cagliari contro la Lazio lunedì. Purtroppo per il Cagliari non va per niente bene il risultato, la partita infatti finisce per 4 a 2 per la Lazio, ma diciamo che il Cagliari fa vedere i sorci verdi alla Lazio, tanto che nei minuti finali della partita i tifosi invocano il miracolo del pareggio e il Cagliari sembra esserci. Solo che poi la Lazio segna il quarto gol a Cragno e... "ma tutti i sogni nell'alba svaniscono perché quando tramonta la luna li porta con sé..." per dirla con le parole di Domenico Modugno. Peccato...
Per la gioia di Er Viperetta, la Samp vince con la Fiorentina e resta terza in classifica, vince anche il Genoa, Inter e Milan perdono! Olé!!!
Martedì è un martedì di Champions e porta con sé l'obbligo di vincere per tenersi aggrappati al girone. Però martedì c'è anche il finale di stagione di House of cards, serie di cui vado letteralmente matta. Oddio che guardare? Vabbé, ovvio. La Juve!!! Posso vedere la replica di House of cards! Pirlo regala un'altra delle sue strabilianti magie e la Juve va in vantaggio, ma non è mica semplice perché dopo 3 minuti i greci pareggiano! E, come se non bastasse, nel secondo tempo vanno in vantaggio. Voglio lanciare il telecomando ma invece cambio e riesco a vedere i minuti finali  di House of cards con Frank Underwood che finalmente diventa Presidente. Sono che in quei pochi minuti in campo succede di tutto e la Juve pareggia e passa in vantaggio. Ero io a portare male?? Peccato che Vidal sbagli il rigore sul finale, ma alla fine abbiamo preso quello che serviva, ovvero i 3 punti!
Ma ho parlato di compleanni, al plurale. Di chi è il secondo?
Ieri ha compiuto 70 anni il campionissimo di tutta la storia del calcio italiano, il mito per eccellenza per tutta Cagliari e per chiunque ami il calcio con la C maiuscola: Gigi Riva. Auguri Rombo di Tuono, per le emozioni che hai dato a tutti noi.
E con questo vi saluto!
Oggi vi lascio i video, più che le sigle, per accompagnarvi fino al prossimo Stiletto con Red!
Pink!!

sabato 1 novembre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle open toe di Red


Le domeniche dei battesimi


Abbiate pazienza se arrivo di sabato, ma questo calendario mi fa impazzire! Prima lascia due settimane vuote, poi ti piazza due giornate (tre con oggi) quando meno te lo aspetti. E così, non essendo io Wonder Woman, arrivo anche questa settimana in zona Cesarini. Abbiate pazienza.
Una settimana fa scrivevo di Cagliari – Sampdoria, quella bellissima partita, mentre su Casteddu scendeva in campo a Empoli. Io non ero di corsa, ero di volo. Dovevo completare il mio resoconto dallo stadio, e meno male che l’ho fatto (oggi a raccontare tre giornate in un solo post non ce l’avrei mai fatta), dovevo lavarmi, vestirmi, preparare la borsa e correre veloce verso i miei impegni del sabato pomeriggio. Alle 16.00 addio a radio e cellulare, come avrei mai potuto fare? Per fortuna i nostri bei fanciulli in rossoblù hanno pensato alla loro fedelissima (non guardia, tifosa) Red. Vi racconterò ora come.
Dopo aver abbondantemente ascoltato “Quando Gigi Riva tornerà” in metropolitana con Violet e aver pranzato in allegria, vi dicevo, mi sono messa al computer per completare la mia mission impossibile. Alle 15, mentre scrivevo le ultime parole su Cagliari-Sampdoria, ho acceso la mia ormai nota radiolina Sony. Intorno al 15’ del primo tempo la connessione internet inizia a fare i capricci rallentando terribilmente i miei progetti, in combutta con Vittorio Sanna che mi fa prendere un colpo ogni dieci secondi attentando alla vita del mio attempato pc. Intorno al 25’ del primo tempo ce l’ho fatta: spengo il computer, cerco i vestiti, preparo la borsa. Siamo al 30’. Entro in bagno per fare pipì, lavarmi i denti, pettinarmi e iniziare la base per il trucco. Esco dal bagno e Vittorio Sanna sta urlando: “Avelaaaaaaaaaaaar!!!!!  Goooooooooooooooooooooooolllllllllllllllll!!!! Goooooolllllllllllllllllllllllll!!!!!!! 2-0!!!!!”.
Aspetta, due a zero? In cinque minuti? Ebbene si! Ma non faccio in tempo a capire chi abbia segnato il primo, che urla “rigore! Rigore!”. Mio padre si affaccia in camera per avere aggiornamenti, era fermo sul primo e discute dell’effettiva presenza del secondo, io mi sto allacciando le scarpe saltellando su un piede verso il bagno, è tardissimo, metto il rossetto mentre urlo con Vittorio Sanna "gooooooooooooooooooolllllllllllllllllllllllllllllllll!!!!!!!! Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!". Prendo la borsa, volo verso la fermata della metro, è in ritardo anche lei, non l’ho persa, evviva! Prendo il cellulare per avere aggiornamenti e capire chi sia il sant’uomo che ha sbloccato il risultato e leggo 4-0. Uh, non mi sembra vero! Mando subito un sms a Violet per informarla dell’accaduto, risponde: “ma davvero?”. Le rispondo con i nomi dei marcatori, finalmente ho capito che il sant’uomo è, neanche a dirlo, Pattolino mio Sau, e, a posteriori dico: fuorigioco o no, che tocco!!! Poi doppietta di Avelar e opera d’arte di Ekdal, che vogliamo di più? La risposta è nelle parole del mister Zeman “non mi è piaciuto il secondo tempo”. Bravo mister! Ma tanto io alle quattro ho dovuto spegnere tutto!
Quella stessa sera il Sassuolo ha pestato il Parma e la Roma ha fatto gioire tanto gli Juventini pareggiando a Genova con la Samp. Il pomeriggio di domenica, mentre un arbitro piuttosto cornuto dirigeva a Dorgali un Tonara meno incisivo del solito, decretando un troppo severo 3-0 per i padroni di casa, giocava anche la serie A, e io me ne infischiavo abbastanza.
Vittorie per Genoa, Udinese, Juventus (mi perdonino i nostri amici juventini, non ho proprio visto nulla domenica scorsa per poter raccontare la partita, ma Pink sicuramente rimedierà!), Inter, Lazio e Napoli, che col solo fatto di averne segnati sei, mi irrita il sistema nervoso. Unico pareggio di giornata viene la sera da Milan e Fiorentina.
Non faccio in tempo a riprendermi dalla sbronza del 4-0 che arriva mercoledì, e che fatica!
Piero Marras la mattina, ormai è obbligo, stadio niente per principio, che quelli di Milano non sono i rossoneri giusti per spendere tutti quei soldi di biglietto. Il sant’Elia è pronto per il battesimo della nuova curva Sud, sedicimila spettatori ci saranno tutti. Noi (Io, Violet e Quadernino Rosso: squadra che vince non si cambia) saremo vicini al Sant’Elia, alla fiera campionaria di Cagliari per sentire il coro di Tonara. Loro si, sono i rossoneri giusti, i diavoletti di Barbagia. “Cantiamo alla fiera” dice mister Sulis (noi non dimentichiamo, lo vogliamo in nazionale!) a Quadernina. Giunte a destinazione con qualche minuto di ritardo ci avviamo verso il concerto. “Ma dove?” “boh, mi ha detto alla fiera!”. Ci accorgiamo di essere imbucate ad un convegno, ma la missione va compiuta: dobbiamo propiziare le imprese di Sau! C’è gente strana che parla in inglese, gente straniera vestita a festa che “non vuole vista” e poi arrivano loro: con Nanneddu Meu è un’ovazione, con "non potho reposare" commozione, con “the lion sleeps tonight” tripudio! Solo tre canzoni, è l’unico difetto dell’esibizione… ma… guarda che ore sono! Il tempo di complimentarci con i coristi e via di corsa verso Cagliari – Milan! Una signora che arriva in ritardo ci chiede se è tutto finito. Risposta: "no, ma la partita sta iniziando!"
Si sente il boato del sant’Elia, il tempo di salire in macchina e accendere la radio per urlare con la curva “e con il numero 5, il capitano, Daniele CONTI!!! Con il numero 25, Marco SAU!!!
E via. Dove andiamo a mangiare e seguire la partita? Propongo il “caddozzone” dell’Ossigeno (per i non casteddai chiosco di panini antistante i campi da calcetto più frequentati di Cagliari), ma è tutto pieno e di parcheggio neanche l’ombra. Il Cagliari tiene il gioco da paura mentre parcheggiamo in via Sonnino. Un po’ di fame c’è, Violet è il nostro filo diretto con la partita: pendiamo dalle sue labbra e dalle sue espressioni. Proviamo a prendere una piadina? Dentro ci son solo ragazze e nemmeno l’ombra di uno schermo o una radiocronaca. Proseguiamo pensando di provare a fermarci al caffè Europa, poco distante. Siamo a metà via Grazia Deledda quando Violet, con somma grazia, sussurra “gol! Ibarbo!” Io e Quadernina, con un filo di grazia in meno, esultiamo come avessimo vinto un mondiale. Giunte al caffè Europa ci accorgiamo che son liberi solo i posti sotto il maxischermo, inutili ai nostri fini. Entriamo per controllare meglio: tanti uomini e nemmeno un cavaliere che ci inviti al suo tavolo. Ibarbo sbaglia un tiro e si lagnano. Sentenzio: “qui è come i distinti, ajò in curva!”. Con una galoppata siamo all’ossigeno, Violet mi segnala quando il pallone è in piedi milanisti, io fino a contrordine cugurro: “muori, muori, muori, impiccati”. Funziona. Ciò che più mi irrita è la presenza di Torres. Con quel nome, al sant’Elia. Era dai tempi degli Orrù, e della C1 con Claudio Ranieri che qualcosa con quel nome non metteva piede al sant’Elia! Arriviamo all’Ossigeno, Quadernina dichiara: qui è davvero la curva! Io replico: sei al battesimo dal caddozzo? Allora benvenuta a Casteddu! Prendiamo tre panini alla salsiccia, in fila alla cassa mi metto a discutere su chi paga il conto smetto di dire “muori, muori, muori” e Bonaventura segna il pari per quelli là. Porca miseriaccia ladra. Dico solo “qui finisce l’avventura del signor Bonaventura”. Saprò più tardi che il ragazzo trascorre la notte in ospedale, povera stella!
Fine primo tempo. Ma voi lo sopportate il commento di Sky? Ma neanche un po’!!! Andiamo in macchina! Ribadisco: stadio o Radiolina, tutto il resto è ripiego!
Il secondo tempo è un po’ più duro, noi dominiamo, c’è poco da dire, ma il Milan ha personalità che quando hanno il pallone nei piedi fanno temere. E poi l’arbitro si incornutisce ogni minuto che passa di più… La pipì ci porta a casa di Quadernina, che offre torrone di Tonara per evocare le imprese di Sau. Il nostro capitan Conti è strepitoso, imperversa, prende un palo, corre come un pulcino. Passano i minuti, il pallone non entra in porta e noi stiamo per entrare nel televisore sintonizzato sulla radio. Esce Torres, era ora. Patatine fritte, dopo il torrone non c’è male! Passano i minuti “muori, muori, muori” “dai, dai, dai”… nulla, tre fischi sul pari. Va bene così: anche oggi c’è da dire: che partita, ragazzi! Pattolino Mio non ha segnato nonostante i nostri riti scaramantici tonaresi, ma che palla ha servito a Ibarbo? Non abbiamo un calciatore, abbiamo un artista!!! E poi tutta una squadra che quando segue il mister è un incanto, e un capitano con un cuore grande così! I diavolacci milanisti in confronto a noi sono apparsi solo uno spreco di soldi ed energie, punto guadagnato per loro, grande orgoglio e soddisfazione per noi.
In tutto ciò il fatto che si giocassero altre partite me l’ero dimenticato. Un amico gobbetto mi scrive un messaggio: “lo sapevo che oggi perdevamo!” Io rispondo: “chi???? Noi non abbiamo perso!” Lui: “la Juve… noi si!” “Ma davvero???” “Un gol di culo del Genoa al 46’”. Scusate, ma questo è il primo stiletto in tre anni con saldo punti in favore del Cagliari!!!
Ora, la nuova giornata è partita con la Roma che, dopo la vittoria sul Cesena, affronta il Napoli (reduce da un pareggio a Bergamo) in testa alla classifica, coinquilina della Juventus, ma tutto è pronto a veloci evoluzioni.  
L’Empoli, ancora stordito dal Cagliari continua a stordirsi col Sassuolo, la Fiorentina torna a convincere contro l’Udinese, Inter, Torino e Palermo strappano i tre punti contro Samp, Parma e Chievo, la Lazio si prepara ad ospitarci lunedì sera con un pareggio a Verona.
E adesso… Schhhhhh!!! Che già si ricomincia!



sabato 25 ottobre 2014

Allo stadio con zia Red

Se mentre tifate su casteddu vi va di leggere la cronaca dallo stadio sant'Elia... Red una settimana fa era a vedere Cagliari - Sampdoria! Speriamo che sia solo il primo numero di una lunga serie di racconti!




Da quand’era che non andavo al sant’Elia! Cagliari-Roma 4-2. Zeman allora era giallorosso, e a fine partita tendeva al verde. Un’altra epoca, da quel giorno sembrano passate ere geologiche. È passata Trieste, is Arenas pieno, vuoto, sequestrato, esilio emiliano, ritorno al Sant’Elia, e sicuramente qualche passaggio che ora, a memoria, mi sfugge. Poi l’abbandono di Cellino e adesso alla Roma ci sono Nainggolan e Astori, e a Cagliari c’è Zeman. Tutto è al rovescio, o forse il tempo ha rivelato il dritto. Il breve passaggio a is Arenas, ricorderete, non mi soddisfò, ho preferito di gran lunga su Nuratze! Ma tornare al sant’Elia… Uh, mi ha riempito di felicità!!! Perché, lo sapete, per me la partita ha due forme: Radiolina e lo stadio. Tutto il resto è ripiego.
E il sant’Elia è uno dei posti del mio cuore, calcio o non calcio. È a pezzi, poverino, ma è pur sempre un pezzo di storia e io, da brava archeologa, sono per il recupero, la valorizzazione e la tutela dei pezzi di storia. Il ritorno è insieme un ritorno a casa e un inedito: non è più tribuna (centrale o laterale nord), ma distinti, e la compagnia, edita nella finale di supercoppa a Su Nuratze, si presenta per la prima volta insieme per tifare su Casteddu. Siamo dunque io, Violet e la comare delle Stronze, la carissima Quadernino Rosso da Tonara. La presenza di Tonara si insinua subito in tutto ciò, già da quando Violet festeggia i biglietti appena comprati con un gelato al torrone di Tonara, e Pattolino nostro Sau incappa, per caso o per destino, sui nostri biglietti, benedicendoli.
La mattina si sveglia col sole e io penso che il giorno della partita contro l’Inter, al posto della mia consueta “It’s oh so quiet” ho ascoltato “quando Gigi Riva tornerà”. Così decido di evocarlo anche questa domenica e ci si prepara per lo stadio con buona musica e poche parole. Esco di casa con la maglia del Cagliari, quella bianca con la strisca diagonale rossoblù, accessori rossi, jeans blu, occhi truccati di blu e rossetto rosso, manicure rosso blu. Anche Violet ha una chicchissima manicure in tinta, e tanto viola (che è pur sempre l’unione del rosso e del blu). I gufi ci accompagnano e con loro l’inno del Cagliari, quello nuovo, che mi piace assai.
Il tempo di arrivare allo stadio, parcheggiare, entrare nel diroccatissimo, ma amatissimo, tempio del calcio casteddaio, trovare posto e sincerarci che gli arbitri siano giallo vestiti e non rosa, siamo pronti a partire. Pronti, via: siamo circondate. Gente che non capisce nulla di niente di calcio, ne volete? Gente che paga il biglietto per autocugurrarsi le peggiori cose? Mamma mia! Sembra di vedere una partita alternativa! Il Cagliari gioca, e gioca bene, tiene palla, costruisce, ma in avanti è un po’ troppo dispersivo, in effetti. Soprattutto sulla tre quarti, innervositi dal catenaccio, tirano su la palla, che incappa, per ovvie leggi della fisica, sugli armadi blu cerchiati. Ibarbo è un filino allollonato a momenti, ma nulla giustifica il disfattismo imperante. Violet lo fa presente, la sua vicina di posto la guarda stupita e farfuglia aberrazioni, suo marito è l’unico del settore a capire, ma la megera non gli dà retta. La Samp è la perfetta trasposizione sul campo del concetto di calcio di Mihajlovich. Sono solidi, attenti, precisi. Catenacciano da dio, e ripartono. E quando ripartono fulminano, porca miseria a loro!
Mentre mi sgolo con le mie compagne di avventura seguendo i cori della Nord per non sentire le eresie calcistiche dei nostri vicini di posto, ci fulminano una e due volte. Due tiri in porta e due gol, carogne loro. Mi scende una lacrima sul menisco dell’autore del secondo gol, Obiang, povero lui, chissà come finirà il campionato. Scappa qualche parolaccia, ma poche, ché ci sono i bambini. Bambini, perché non siete nel settore famiglie?
Nel frattempo Cacciatore spara a Cossu e si prende un giallo, copre di insulti il guardalinee e noi lui. Fischi, fine del primo tempo. Sete.
Mission impossibile, io e Quadernina alla ricerca dell’acqua. Rabdomanti sfigate non riusciamo ad ottenerla e desistiamo, mentre ai finto-tifosi cugurre che gliene importa di tornare ai propri posti in tempo per vedere il secondo tempo? Uno di fronte a noi osa dire: avevo predetto un 3-0, ne manca solo uno. Quadernina lo vuole stendere sulle impalcature, io attacco con: ma un tifoso che non tifa non può lamentarsi per una squadra che non gioca! E ai miei posti continuo con la solfa che i tifosi meritano squadre che giocano come loro le sostengono: in quel caso, grazie ai distinti, staremmo perdendo 7-0.
Ma è la svolta, perché ormai è una questione di principio: ragazzi, dobbiamo zittire ‘sti scemi! E inizio a impegnarmi moltissimo in combutta con i gufetti che mi ornano le orecchie. “muori, muori, muori…” ogni volta che un armadio tocca il pallone… funziona! Perdono palla in ogni modo e noi teniamo il pallino del gioco. Da Tonara ci informano che si sta compiendo un’impresa contro il Tempio: Calaresu segna il primo gol. Esultiamo. Capisco il vero problema della partita: a vedere le dimensioni dei calciatori sembriamo una squadra di pulcini contro professionisti. Propongo alla Fifa: possiamo fare entrare in campo giocatori a metro cubo e non a numero?
Perse in questi pensieri il Cagliari, tira fuori dalla porta un gol fatto per tre volte. La prima è un palo, poi boh. Io l’ho riguardata in tv e non lo so se è stato un piede, la mano del portiere o un grande culo di chissà chi, ma non ci hanno segnato il terzo. La curva sospinge lo stadio, Cacciatore punta Ibarbo. Doppio giallo e fuori l’energumeno cerchiato tra i fischi, e i nostri insulti... giusto un po’ barrose, lo vorremmo aspettare fuori, il burdazzo. Rigore, Avelar. Goooooooooooooooooooooollllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!! Tripudio, saltiamo in piedi, cantiamo. Le cugurre ancora si lamentano, non sono sazie. Mudusu, porca miseria, mudusu!
Io ci credo, Violet ci crede, Quadernina ci crede, la curva ci crede e ci crede un nuovo nipotino adottivo tesoruccio delle zie: Donsah! Quando il bimbo entra in campo iniziamo a crederci tutti: a facci manna contro i terzi in classifica, cattivi cattivi cattivi come babbo Sinisa vuole. Ma il nostro ragazzino non teme niente e nessuno. Applausi a scena aperta. Cala segna la doppietta a su Nuratze. Esultiamo e i nostri vicini non capiscono un cavolo (non è una novità). Stiamo ancora esultando quando Sau, con una precisione da piedino d’oro meravigliosa, segna il pari. Tripudio. Saltiamo, cantiamo e balliamo, il Quadernino commosso rischia le lacrime: io da bambina giocavo con lui!!!! Non ci siamo ancora sedute che Cala segna il tre. Il tripudio non finisce, Tonara caput mundi! I minuti passano, gli energumeni ci soffrono da impazzire, rallentano. Ogni rimessa diventa una quaresima. Il guardalinee sogna fuori gioco e io gli urlo “o conc’e lampadina ma lo sai dove te la devi mettere la bandierina?”. Domanda retorica, ovvio. Cossu ruba la palla e accende la quasi rissa, si becca un giallo, si crea l’occasione per la vittoria, ma l’arbitro ce la annulla, mica ho ancora capito perché! Tre fischi, chi se ne frega. Intanto poker di Calaresu a su Nuratze. Cosa vogliamo di più? Il cielo è blu, riempiamo di applausi i nostri ragazzi, usciamo dallo stadio festanti. I nostri vicini di posto ancora non sono convinti, io non capisco: ma per cosa volete andare allo stadio, per la favola della buona notte? Ragazzi, che partita, che emozione!!!!
Epilogo: Mihajlovich ammette la sconfitta nonostante il risultato e offre la cena a Zeman. Ora, a mio parere Zeman deve una cena a noi: la nostra presenza è stata il fattore x che ha cambiato le sorti della gara, ve lo assicuro! Quindi, mister, sia onesto e ci inviti, punto e basta. Anzi no, un’altra piccola richiesta per ringraziare il Quadernino dell’ottima compagnia: porterebbe anche Farias?



venerdì 24 ottobre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle AllStars di Pink




La domenica delle rimonte

Questa settimana è stata per me decisamente frenetica, ma ci sarà eventualmente un tempo e un luogo migliore di raccontare di questa frenesia (culminata negli ultimi giorni, ma iniziata 50 giorni fa più o meno). Però non era proprio possibile lasciarvi così, a bocca asciutta, sui mirabolanti avvenimenti che  sono accaduti nel nostro calcio in Italia e all'estero. Si riparte dopo il caos di Juve-Roma e dai disastri combinati da Rocchi, di cui non è il caso di riparlare. Già troppo è stato detto, restiamo su quanto accade in campo questa settimana. 
La giornata inizia come sempre di sabato pomeriggio, con la Roma che vince col Chievo, ma le nostre attenzioni sono più concentrate sulla partita notturna, quella tra Juventus e Sassuolo che è apparentemente definita facile. Signori miei (ogni tanto Crozza-Renzi ha la meglio su di me!), il Sassuolo è un osso duro e lo dimostra per bene, tanto che va in vantaggio con Zaza, un giocatore che sta diventando fondamentale non solo per il Sassuolo, ma anche per la Nazionale, quindi teniamolo d'occhio e facciamolo crescere! Nei primi minuti è proprio il Sassuolo a tenere il campo meritatamente, ma poi Tevez trova uno splendido tiro per Pogba e arriva il pareggio!!! Primo gol per il giovane e straordinario francese che ha rinnovato il suo contratto proprio oggi. Mi piace 'sta cosa!!! Il possesso palla si capovolge ed ora è la Juve a tenere il campo, anche se si sta fermi molto a centrocampo. Gli altri 45 minuti scorrono con occasioni da entrambe le parti ma il risultato non si sblocca e termina perciò con un pareggio. La Roma è ad un solo punto, ma non abbiamo assolutamente paura o ansia. Non era una partita decisiva quella della settimana scorsa, figuratevi quella della di questa settimana. Il Campionato è troppo lungo per fare considerazioni assolute ora, poi solo i Sith vivono di assoluti signori miei. 
Ma passiamo al Cagliari, di cui sicuramente vi dirà meglio Red la prossima settimana, io volavo verso Barcellona per ottemperare a piccole pratiche burocratiche riguardanti la mia vita babbana. E per mangiare paella e bere sangria, chiaramente. 
Quello che vi posso dire è che ho letto che la Sampdoria ha sprecato l'occasione, questo vuol dire che il Cagliari ha tenuto duro e ci ha creduto fino alla fine, recuperando i due gol di svantaggio.  Luca Neri del quotidiano online "Blog Cagliari Calcio 1920" (che trovate qui) scrive che "Ieri il Cagliari ha pareggiato contro una squadra che sarà difficile da battere per chiunque, conquistando un punto prezioso. Lo ha fatto facendoci divertire ed emozionare, con gol e spettacolo. Magari c’è chi vorrebbe un calcio con meno gol e più pragmatico, con più sostanza e meno show. Ma lui si chiama Zeman." 
Il Tonara intanto ette giù uno strabiliante poker di Calaresu (un altro da tenere sempre d'occhio) ed archivia la pratica Tempio già nel primo tempo, quando vinceva per 3 a 0 dopo mezz'ora. Forti i nostri ragazzi??

Martedì sera, intanto, decido di mangiare paella e bere sangria per davvero sulla Rambla (ci sono posto migliori e più economici, tipo "Balmes 12", nei pressi della R.da Univesitat!), Barcellona è blindata dalla polizia ed invasa dagli olandesi che salgono su ogni pullman turistico. In effetti al Camp Nou c'è Barcellona -Aiax (e il Barcellona vince per 2 a 0), ma quello che non capivo era la faccia basita del cameriere che raccontava i risultati alla coppia di giapponesi. Poi ho guardato internet e la Roma perdeva 5 a 0 e il primo tempo non era ancora finito. Ora, stando alla legge enunciata da Scottecs per cui Sette è la misura massima di ogni cosa (qui), la partita aveva ancora da dire. Finisce in effetti per 7 ad 1, il che da per la seconda volta un senso calcistico al voler rinominare i sette colli di Roma (l'altra qualche anno fa contro il Manchester, credo...). Qui alcuni Juventini commettono l'errore di far partire lo sfottò dimenticandosi che noi dobbiamo ancora giocare e che la partita è difficilissima!!! 
Ad Atene infatti è tutto fuorché una passeggiata e io sono costretta a vedere la partita con l'insopportabile commento di Piccinini. Non mi piace proprio. Va male, si perde. Le cose si complicano, ma non sono ancora perdute. Si soffrirà di più, ma è indice del fatto che per l'Europa ci vuole più talento, più forza. Certo, non è come prenderne 7, ma alla fine son sempre 0 i punti guadagnati. 
Per questa settimana comunque è tutto!!! Io vi saluto in bianconero e vi lascio alla prossima giornata raccontata da Red!!!

martedì 21 ottobre 2014

Oltre l'orizzonte - by Red

Alla brezza di Maestrale che rende il golfo di Baratti un incanto per l'anima
Al mare, che unisce le donne nate sulle sue sponde, al di là del tempo e dello spazio, e ai suoi colori, che le fanno fanno brillare 
Alla vanità e alla bellezza, che se anche non salveranno il mondo, sicuramente salveranno me




La resero splendida per il suo ultimo viaggio, avrebbe riposato per sempre. 
Le vesti eleganti, il velo finissimo retto da quel sottile filo d’oro e zaffiri, intercalati dal delicato verde dei grani di faiance, le mille sfumature del riverbero del sole sul mare al mattino, poco dopo l’alba. 
Quanta armonia! 
L’armonia delle lunghe ossa sottili che reggevano muscoli agili e affusolati, coperti da pelle bianchissima, quando il sangue percorreva vene e arterie e arrossava le gote incorniciate dai lunghi capelli. Quando la vita pulsava, l’amore godeva e rideva bellezza e privilegio in faccia al mondo. Quando al dito portava uno smeraldo color del mare che ogni giorno scrutava con nostalgia. 
Il mare profondo all’orizzonte, il suo confine. Il mare da cui tanti partivano e a volte tornavano, il mare che portava pietre preziose, oro brillante, racconti incredibili, terre lontane, nostalgia dell’ignoto. Il mare che faceva paura a tanti, ma mai a lei. Il mare che portava via tanti, ma mai lei. Il mare che non avrebbe mai varcato nella sua giovane vita, il mare che racchiudeva tutti i suoi desideri nascosti e negati. La libertà dietro un orizzonte alla portata degli occhi e del cuore, ma troppo lontana dalle mani e dai piedi. 
Smeraldo al centro, quel verde profondo e infinito, baciato dal blu intenso del cielo, come lo zaffiro sulla destra, e a sinistra, la parte del cuore, il rubino. Rosso come le labbra e i suoi baci, rosso come le risate, rosso come l’amore per quel marito bello, forte e ricco come nessun altro. 
Tre pietre e due aquile, potere e ricchezza. E ricordi, tanti ricordi quanti se ne possono portare al dito. All’altra mano solo oro e uno stemma, motivo di vanto, di onore e gelosie. 
Troppa bellezza, ricchezza e giovinezza per non suscitare invidia. Troppo splendore per non far fiorire voci e cattiverie. 
Come se la ricchezza sfreddasse le anime, come se sotto i gioielli non si celasse pur sempre il sorriso vanitoso di una giovane sposa incantata dalla vita. Come se quella casa parlasse solo di fortuna e privilegio e non anche di rinunce, costrizioni, libertà attesa, sperata, ma sempre rinchiusa in nome di un onore costruito da altri, scelto dalla sorte per lei. 
Alle braccia il bagliore dell’oro e la malinconia dell’ametista, immagine perfetta di tutto il suo destino. Riflessi di giorni solitari, di sogni inascoltati, ma così forti e luminosi da accecare. Cavigliere fulgide a incorniciare le gambe agili e belle. Quelle gambe che correvano a perdifiato sulla spiaggia a rimediare sgridate infinite, da bambina. Ma che sempre tornavano a correre.
La resero splendida per ricordare a tutti chi era, per l’eternità. 
Volevano ricordare ricchezza e nobiltà, ma non tutti potevano capire quanto smeraldi, zaffiri, rubini e ametiste possano raccontare di una vita. Quanti pianti e risate stiano dietro a un vestito e al brillio dell’oro. 
La scoperta di sé in uno specchio, la visione della propria bellezza, la ricerca della grazia per sorridere ogni giorno, il tentativo di celarsi dietro un rigore fatto di forma ed eleganza, corazza dolce e fragile per proteggere una nostalgia incurabile. E poi l’appartenenza alla casa dove era nata, casa sua, amata e odiata come ogni casa. Il luogo del dovere e la culla dei sogni. E la sua nuova casa, quella del suo sposo, imposta senza domande, perché si chiama matrimonio, ma somiglia più a un passaggio di proprietà. 
Guardava il mare il giorno che la portarono alla sua nuova vita: essere moglie, madre e signora. Dimenticare i giochi e pensare al suo ruolo, lasciare i desideri oltre l’orizzonte, non scelta, solo destino. Tra le lacrime però venne quell’obbligo alto, fortissimo e ricco. Quell’obbligo che significava sodalizio tra famiglie, controllo della ricchezza, maternità precoce. E le lacrime divennero incanto di felicità quando scoprì spalle larghe e braccia nodose in cui rifugiarsi in mancanza del mare, e risa, complicità. Fu amore vero per due occhi che erano lo specchio migliore per la sua bellezza, l’unica cura per le sue paure. Due occhi blu come il mare all’orizzonte, la sera, due occhi di zaffiro. Due occhi che troppo spesso non c’erano. Che partivano resi freddi da armi e corazze di bronzo, alla conquista di chi o di che cosa lei non poteva sapere. 
E allora lo zaffiro parlava di solitudine, unito dal mare smeraldo all’amore rosso rubino, rosso come i baci e come il sangue, rosso come le corse sulla spiaggia a sognare un abbraccio libero da tutto, oltre l’orizzonte. Ma questo solo lei lo sapeva, perché l’oro era bello e il suo sposo ancor più bello dell’oro. Lei, poi, era bella più dell’oro e dello sposo insieme, e chissà mai da chi andava quando correva a perdifiato sulla spiaggia su quelle gambe lunghe che avrebbero fatto perdere la testa anche a un asceta. Così dicevano tutti e tutte, perché tanta bellezza e ricchezza riuscivano solo a coprire impietosamente la sua delicata umanità, esponendola all’invidia. Tutti a parlare e a ferire, come se l’oro cancellasse il dolore, anestetizzasse alle ingiustizie, come se riparasse dalla morte.
Invece la morte venne e non tardò, e portò via la sposa. 
Con funerali dorati la nascose nella terra, confuse il ricordo, cancellò il nome e il casato. Lasciò l’altezzosa statura dello scheletro e obliò la dolcezza dello sguardo. Preservò la perfezione dei denti e distrusse le labbra rosse dischiuse al sorriso. Consumò inesorabile le trecce folte e le vesti che la facevano apparire un angelo, il giorno del suo ultimo viaggio. 
Era così bella che non fu difficile il pianto per le donne pagate a stracciarsi le vesti per la morte prematura di quella bella ragazza ricca, che solo ora, fredda e immobile, riusciva a generare pietà. Più sobrio il pianto di chi l’amava, composto per nobiltà, pudore o educazione. Incessante e muto il pianto del mare, che non aveva potuto accoglierla e portarla in altre sponde, ma aveva raccolto ogni suo desiderio e le aveva raccontato per tutta la sua breve vita come sia fatta la libertà.

Lacrime di gioia furono quelle che l’accompagnarono nel viaggio dopo l’ultimo viaggio, il viaggio che non avrebbe mai potuto immaginare, che fece quando più nulla di lei si ricordava nella città di Populonia. Quando ormai il golfo aveva visto passare la vita di milioni di altre donne bellissime, quando il mare era solcato da navi senza vele e piene di fumo. 
Quando fu trovata una tomba con il suo scheletro composto, ossa e oro. Ancora stretti agli omeri i bracciali, le cavigliere a impreziosire quelle gambe che tanto tempo prima facevano sognare, gli anelli al dito, uno in ogni mano, la catena delicata, senza più un velo da reggere, intorno al capo.
Non vidi l’istante in cui il sole la baciò dopo i tanti secoli passati. Ho visto invece i suoi gioielli affiorare dal buio di una cassaforte. 
 Ho visto i nostri sguardi in attesa che l’oro, in una delicata pulizia, tornasse a brillare. Non eravamo un’archeologa, una restauratrice e una custode, ma donne incantate dalla bellezza di un gioiello, dai colori vividi dello smeraldo, dalla delicatezza infinita dell’ametista liberata dalla polvere. 
Non professioniste, ma donne incantate. Vanitose. Vicine a quella ragazza senza nome. Brillanti di luce propria e riflessa, emozionate nella bellezza. 
Abbiamo indossato i suoi gioielli, non potevamo resistere. Abbiamo messo le cavigliere ai polsi, eravamo bellissime. 
Qualcuno ci ha detto che indossare gli anelli dei morti porta male. Non so se si dica davvero, o siano voci di chi non ha dita abbastanza sottili per riuscirci.
Io li ho indossati. 
Non so se sia male la ventata di sensazioni che è venuta in un solo istante, non credo.
Vanità, bellezza, sorrisi, invidia, cattiveria, felicità, tristezza. 
C’era di tutto in quell’anello, ma soprattutto storie che si componevano e spingevano a correre verso il mare, a guardare l’orizzonte. 
C’era tutto tranne il rubino, che aveva lasciato un castone vuoto. La pietra rossa dalla parte del cuore. Io credo che non volesse passare l’eternità legata all’oro e alle aquile. O forse lo spero, non lo so. Penso che sia andato ad abbracciare lo zaffiro e lo smeraldo laddove sono infiniti, al di là dell’orizzonte.

Porta bene indossare gli anelli dei morti: anche se solo nella fantasia, ti rende parte di una storia, e ti accompagna oltre il mare ed il cielo.

lunedì 13 ottobre 2014

Breaking news

Le notizie (commentate) della settimana sono:
Monserrato. Monserrato come Orvieto non piace ai commercianti
n.d.r. se mi portassero il Duomo io ci penserei!

Monserrato. Il Panda è salvo
n.d.r. Evviva, il WWF ce l'ha fatta!!!

Entrambe le notizie sono nell'edizione de L'Unione Sarda di sabato 11 ottobre 2014, a pagina 36. Per un giorno Monserrato, patria di Green, White e Red (notare l'accostamento cromatico) è caput mundi (almeno per il nostro giornale di fiducia). Sarà un omaggio a Green nel suo ultimo giorno di residenza a Pauli City?

La canzone della settimana è:
I'll be there for you - The Rembrandts

La frase della settimana è:
Guarda che, con un fidanzato come te, qui l'unica zitella è lei, poverina!

Il trend della settimana è:
Festeggiare

Il mestiere della settimana è:
Il wedding planner!

giovedì 9 ottobre 2014

Stiletto sport - Il calcio visto dalle open toe di Red


La domenica del Rewind... Sigla!

Sabato, ore 18. Sulla città di Cagliari si addensano enormi nuvoloni grigi, lampi e tuoni fanno tremare i vetri della mia stanza. Sembra il giorno che Candy Candy e Terence si sono lasciati, funesti presagi attraversano l’aria. Il Cagliari sta iniziando a giocare a Verona e io devo uscire, porca miseria! Sono pure influenzata, ma è un impegno importante in onore di Green e mi tocca… non potrò nemmeno portarmi la radiolina, non sta bene! La mia radiolina… la radiolina sony del 1993 in cui vive la poesia del calcio…
E così scatta il rewind.
Sauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!!!!!
Ekdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaallllllllllllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Aaaaaaaaaaaaalllllllbiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnn Ekdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaalll!!!!!
Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeekdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaallllllllllllllllllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!
Come Vasco Rossi… vorrei rivederlo sulla poltrona di casa mia con il rewind… Rewind! Rewind!
Sono 4, contro l’Inter a San Siro. Non che ci voglia tanto a battere l’Inter a San Siro, ma la mia radiolina Sony del 1993 ha raccontato solo un’altra vittoria così. Che poi non era proprio così… però in panchina c’era sempre un maestro del calcio, anche se molto diverso da ora, c’era il Mister Tabarez, che io solo per lui e per il principe Enzo (Francescoli) tiferò sempre Uruguay (e chi se ne importa se a qualcuno piace rosicchiare le spalle in campo!).
Ecco, Inter-Cagliari 1-4: quattro capolavori rossoblù e un gollonzo nerazzurro, ma soprattutto la poesia del calcio. La poesia della partita perfetta, dove i movimenti di ogni giocatore sembrano guidati da un direttore d’orchestra, dove gli errori nascondono la chiave per la prossima giocata. Tanti, giacché sfottere l’Inter è divertente,  dicono che quattro gol vanno soprattutto presi. Io dico che una partita così va fatta, altro che, e va anche seguita! Per me è la poesia del calcio ascoltato alla radio e visto dopo al tg, il piacere sommo del post partita, il gusto di mettere la maglia del Cagliari il lunedì in cantiere e la fortuna di beccare un ingegnere interista.
Una partita così (n.b. la chiamo partita, non vittoria) è il frutto del calcio ideale di Zeman, bisogna dirlo e ammetterlo. Chi ama il gioco lo ama, chi pensa alla partita e non alla vittoria lo adora, perché chi ama il gioco sa vincere e sa anche perdere. Il calcio alla Zeman è un’arte, sia quando lo si gioca, che quando lo si tifa. Chi invece vive nello schematismo della vittoria vs sconfitta, chi conta più i punti delle emozioni… no, Zeman non può proprio soffrirlo!
Io, personalmente, lo adoro!
Ma il rewind dura un solo istante, e torno al giorno che pioveva come quando Candy Candy andò ai funerali di Antony… Trovo il coraggio, esco, e furtivamente, ogni tanto, controllo il risultato. L’ultima volta che lo faccio mi sembra che la partita sia terminata sullo 0-0. Niente di che, ma l’Hellas è una squadraccia carogna e andrebbe anche bene. Mi occupo di Green, e non ci penso più! Quando torno a casa scopro la triste verità: devo fare l’aerosol, ché evidentemente l’ingegnere interista mi ha cugurrata, via Roma si è allagata, Antony è morto, Terence e Candy Candy si sono lasciati e l’Hellas ha segnato all’89’. Ma porca miseria!
P.S. Il calcio di Zeman lo adoro anche oggi.
Il sabato si chiude con una vittoria netta del Milan sul Chievo, così Verona può passare una domenica tranquilla.
La domenica è tutta un’attesa per lo spareggio scudetto Juventus-Roma, ma si fanno all’inizio di ottobre gli spareggi scudetto? Mah…
Mentre si attende la vita va avanti: l’Empoli fa la bua al Palermo, la Fiorentina fa la super bua a un’Inter ormai traumatizzata dalla tripletta di Ekdal, la Lazio la spunta all’Olimpico col Sassuolo, il Napoli, porca miseria, batte il Torino, il Parma perde in casa col Genoa, la Sampdoria batte l’Atalanta e l’Udinese con il Cesena sono gli unici a pareggiare.
E poi, dicevamo, il big match. Big… mah! La partita in effetti vale: intensa, agonistica, piena di gol… (fossero su azione sarebbero più divertenti, ma non puntualizziamo). La tensione alle stelle e le emozioni anche, per un risultato finale di 3-2 per i padroni di casa zebrati.
Ma poi? Mi farebbe piacere entrare nel merito, ma rigore è quello che arbitro fischia, è la mia regola, e vale anche quando vincono i gobbi: sono una ragazza onesta, io! E poi cosa può dire una piccola blogger su una partita di calcio, che non sia già stato detto in parlamento?
Parte una settimana di rewind continui che riportano in continuazione allo j-stadium.
“Una catastrofe pissicocosmica si abbatte contro le mura del tempo…” Ehi, è una partita! Di inizio campionato! Poteva vincerla chiunque! Ehi, vi sentite bene? Tutto ok?
Ci sono i gobbetti che fanno i perseguitati… ma siete la maggioranza! Se al governo ci fossero i gobbi anziché il PD avremmo strisce pedonali ogni tre metri inserite in costituzione al posto dell’articolo 1 che è demodé, immediatamente, altro che 1000 giorni. Perché gli juventini sono molti, molti più di una sorpresa su cinque del kinder, e sono tutti d’accordo, quando si parla di strisce bianche e nere! Quindi state su: non c’è il tanto per perseguitarvi, voi siete molti di più dei vostri detrattori!
I romanisti che piangono miseria… va bene cinque minuti dopo il terzo fischio, ma adesso! La dignità, ragazzi, la dignità!
Bonucci che twitta “sciacquatevi la bocca” e il tg1 lo mette tra i titoli di apertura, ma ne vogliamo parlare?
Suvvia! Red non può commentare, troppe voci più autorevoli di lei si sono espresse!
Solo un consiglio mi permetto: romanisti, imparate a perdere! E voi, cari bianconeri… imparate a vincere, sarebbe ora!
Ma la domenica non è ancora finita, e mi porta tanta allegria e consolazione.
I rossoneri belli bellissimi, mentre in paese Cortes Apertas mostra le meraviglie di Tonara al mondo, portano meraviglie in campo: dopo un breve vantaggio degli ospiti… doppietta di Pili e Calaresu chiude la partita. 3-1, Sorso a casa, evviva!
E poi… non di solo calcio vive l’uomo, figuriamoci la donna! Esistono ragazzi tanto alti e tanto belli che vivono a Sassari e giocano a un gioco meraviglioso che si chiama basket. Un gioco dove ancora gli outsider con un buon progetto possono farsi strada e raccogliere quanto meritano. La supercoppa italiana è bianco blu! Una meravigliosa Dinamo sbaraglia l’Armani Milano… tripudio, spettacolo e meraviglia!


E anche per questa settimana è tutto… buon week end e forzaCasteddu!   

domenica 5 ottobre 2014

Breaking news

La notizia della settimana è:
Trasporti. Il biglietto non è un biglietto (L'Unione Sarda, venerdì 3 ottobre, p. 14)

La canzone della settimana è:
Cado giù - Samuele Bersani

La frase della settimana è:
Ma anche tu stai cercando giganti?

Il mestiere della settimana è:
Il trovatore di giganti

La speranza della settimana è:
Trovare una jana

La festa della settimana è:
Il compleanno!



venerdì 3 ottobre 2014

Stiletto Sport - Il calcio visto dalle All Star di Pink





La domenica della quasi riconciliazione.

Non so voi, ma io un po' mi ero stancata.  Si, Stancata delle polemiche, delle liti, delle "tifoserie" ad ogni costo. Mi ero (e sono) stancata di chi deve essere "ultras" anche quando guarda Il Commissario Montalbano. E' frustrante, forse perché io non lo sono, non ho quel carattere. E diventa ancor più frustrante quando il comportamento degli altri inizia a limitare la tua vita privata in quello che è ormai è il colino di ogni frustrazione umana: Facebook. Facebook è un interessante specchio antropologico del Homus Tiphosus ed inizio a pensare che se il tifo calcistico e il tifo malattia hanno lo stesso nome, forse un motivo ci sia (e in effetti l'etimologia dice: dal greco: typhos fumo, vapore, febbre - intendendo l'offuscamento febbrile della mente.).
Quindi, insomma, mi trovavo in questa situazione di profonda stanchezza e voilà! Una giornata di serie A mi ha un po' riconciliata col calcio, salvo poi farmi riprecipitare nel disgusto. Ma vabbè.
Dunque, la Juventus vince a Bergamo e io non vedo la partita se non in replica il giorno dopo ormai conscia del risultato. Credere che sia meno bello? Forse un po', ma godersi la vittoria della propria squadra ha sempre un sapore piacevole e, per quanto mi riguarda, riesco ad avere anche la stessa ansia di quando la vedo in diretta. Che ci volete fare, son così! Sono 3 i gol che la Juventus rifila all'Atalanta ed è 1 il rigore che para san Gigi Buffon, 2 sono i gol che fa Tevez e 1 è quello che segna Alvaro Morata. La partita, a quanto ho visto, è stata buona, bella e efficace in un campo che è difficile come quello di Bergamo. Insomma siamo primi in campionato a pari passo con la Roma che non molla e che, cavolo, gioca davvero davvero bene. Tra l'altro bisogna fermarsi un secondo e fare gli auguri a Francesco Totti per il suo compleanno e per aver battuto il record di giocatore più grande d'età ad aver segnato in Champions. Auguri Pupone!!! E complimenti alla Roma per aver saputo tenere con sé il proprio simbolo e la propria bandiera (Velatiiiiiiiissima polemica, ma permettetemela!). Ma torniamo alla Juve. Insomma, così belli, baldanzosi e vincenti, si va verso il Vincente Calderon di Madrid per la sfida di Champions e non è una partita facile per un paio di buoni motivi. Il primo è che è una partita di Champions; il secondo è che si sfidano i campioni di Spagna contro quelli d'Italia; il terzo è che la sfida è a Madrid; il quarto è che l'Atletico ha il dente avvelenato e sete di vendetta perché ha perso la prima ed è a 0 punti. Insomma, ci sono tutte le carte in regola perché sia una partita difficile. E lo è. Ma per me è stata deludente. Insomma ok, abbiamo perso, ma non dico che l'avessi messo in conto, però era possibile per i motivi che vi ho detto. Ma quello che in effetti mi ha deluso è il gioco dell'Atletico Madrid. Mi aspettavo una squadra stellare e fantastica e invece mi son trovata davanti una squadra fallosa come poche, nervosa e che chiaramente aveva troppo bisogno di vincere. Lo stadio era una bolgia infernale coi tifosi che insultavano la Juve di continuo, peraltro in un perfetto italiano (frutto degli Erasmus e dei voli low cost??) e la squadra sentiva anche di dover vincere per forza davanti ai propri tifosi anche per ribadire che, ehilà, i più forti del girone sono loro. Quindi, la Juve perde. Probabilmente meritatamente, non c'è stata incisività, non c'è stata quella cattiveria necessaria a non dargliela vinta mai. E pazienza, è andata così. Non tutto è perduto, ma non ci sono scuse per le prossime partite del girone. Capito???
E il Cagliari? Mica mi sarò dimenticata...
No, non ci si può dimenticare della sonora vittoria del Cagliari con l'Inter. Insomma 4 gol vanno fatti, ma soprattutto presi!! E che soddisfazione l'aver visto la faccia da piagnone di Mazzarri. Aaaaah, che meraviglia. E son contenta per i tifosi del Cagliari, molti dei quali parlano già di scudetto, mondiale e Champions League. Vorrei dirvi "a pagu...", ma mi rendo conto che in fondo è una soddisfazione straordinaria e per cui: vai con la festa!!! Fonti attendibili e sicure ci comunicano che Red è ancora immersa nei festeggiamenti e non è possibile fermarla per farle rilasciare una dichiarazione sulla partita. Pare che per ora dovrete accontentarvi delle mie. Sono contenta, mi fa piacere che sia arrivata la prima vittoria del Cagliari perché non riuscivo a credere che il Cagliari fosse ultimo in classifica, non era una posizione meritata. Quindi, evvai!!! Che sia la prima di una lunga striscia!!! Certo, confido che Red abbia un approccio più prudente rispetto ai traguardi di scudetto e Champions...
per il resto, come abbiamo già detto, la Roma vince, il derby della lanterna va alla Samp, vince anche Benitez (eravate in pensiero, vero???), vincno bene anche Udinese e Lazio, mente Inzaghino e il Milan pareggiano: oh che dispiacere. 
Il Tonara, il nostro Tonara, quello dei rossoneri simpatici, vince in coppa Italia contro la Dorgalese per 2-1 e ci dimostra che la giornata perfetta, quella dove vincono tutte, esiste. Quindi grazie, grazie grazie!!! 
Bene, per questa giornata è tutto!!! Alla prossima con la cronaca di Red per il racconto dei festeggiamenti e per quello di una nuova giornata di Serie A!


domenica 28 settembre 2014

Breaking news

La notizia della settimana è:
Il commento. I Kinder? Li paga Pantalone (l'Unione Sarda  ed. giovedì 26 settembre, p. 37)
Oristano. Giustizia bloccata, colpa del cioccolato (l'Unione Sarda ed. giovedì 26 settembre, p. 37)

La canzone della settimana è:
Luci a san Siro - Roberto Vecchioni

La frase della settimana è:
Se non mi fanno aprire un assaggio di scavo, allora farò la scrittrice: mi darò all'assaggistica!

Il trend della settimana è:
Usare un italiano creativo

Il mestiere della settimana è:
Assaggiatore, gourmet e sommelier

L'appello della settimana è: non date la colpa al cioccolato, è innocente!

sabato 27 settembre 2014

Istantanee by White

Gli imprevisti di un ritorno tardivo. 


Autodidatta e rigorosa. Scrive tutti i giorni, di preferenza nel pomeriggio. Ricerca la perfezione nella lingua. Attinge avida ad un mondo vastissimo di letture, che si intessono strettamente con l’esperienza personale in cui forte era il peso della tradizione orale. Senza mai trascurare la Bibbia, specie per delineare le figure dei patriarchi. Sa raccontare per immagini. In ogni sua opera questi tasselli, imperativi nella sua anima, si mescolano abilmente tra loro, dando origine ad esiti sempre differenti. Ritrae le pulsioni dell’umanità. Alle spalle, ogni volta, una ricerca accurata. Sullo sfondo l’isola, da tempo lontana. Una messa a fuoco a distanza, ma nitida. Luogo di ispirazione prediletta. Che la Sardegna abbia questo potere è noto: è sufficiente dare anche uno sguardo sommario ai resoconti dei primi viaggiatori. Ha il fascino primitivo e la grandiosità di un luogo senza tempo. Delizia sopraffina per i tessitori di immagini. La bibliografia che la riguarda è imponente, quasi impossibile da quantificare. Non poteva essere diversamente per un premio Nobel. E’ prolifica, Grazia. Ma si studia più che conoscerla, questa scrittrice, e questo, a mio avviso, è un peccato. La sua vita, le sue scelte di donna, le sue tensioni, non ci sono note compiutamente. Grande il riserbo nella sua vita privata. Sappiamo della sua necessità di scrivere. Un imperativo costante. E dell’ostilità tenace con cui dovette scontrarsi. Soprattutto le donne le andavano contro, in nome di una morale che era fatta di desideri di uomini, ripetuti annullandosi, facendo proprie convinzioni non di rado mortificanti. Mal tollerando chi osava scostarsi dalla consuetudine, diffidando di chi esigeva un percorso di vita diverso. 
A me, più di ogni altra cosa, ha colpito l’episodio relativo alla traslazione della sua salma. 
Da noi, in Sardegna, capita che i grandi personaggi godano di riconoscimenti tardivi. Postumi. Dal suo trasferimento a Roma la Deledda aveva preso le distanze dalla sua città natale, Nuoro, e dalla sua gente, o forse, meglio, dalla sua atavica paura del cambiamento. A troppi anni dalla sua morte, la città ritiene che sia giunto il momento che Grazia ritorni a casa a riposare. Ma a documentarsi si viene a sapere che ci furono delle difficoltà.  Nel giugno del 1959, le sue spoglie terrene, giunte dal Verano, dovevano essere tumulate nella chiesetta della Solitudine. Solenni i riconoscimenti, tra le autorità Antonio Segni, allora presidente del Consiglio. Un ritorno tardivo. Le aveva spesso fatto rabbia la sua città, le andava stretta come un corsetto impietoso, toglieva il respiro, ma nello stesso momento, e in una contraddizione solo apparente, era la sua fonte di ispirazione, nonostante in tanti non avessero mai visto in lei un tentativo di riscatto del genere femminile, semmai una ferma e deprecabile volontà di affermazione personale. Ma ora, premio Nobel conclamato, e donna, Nuoro la reclamava. Corse in massa a renderle omaggio. Dal 16 agosto del 1936 riposava in una tomba a forma di nuraghe, come aveva espresso nelle sue volontà, ad estremo simbolo della nostalgia della sua terra di cui aveva narrato tanto. Con la scritta in latino: "Non est Deus mortuorum, sed viventium". 
L'idea della traslazione era venuta in mente qualche anno prima, ad alcuni artisti locali, tra i quali i fratelli Ciusa Romagna. Dei tre, Giovanni, qualche anno prima, aveva lavorato alla ristrutturazione della chiesa della Solitudine, eretta nel 1625 per volontà popolare, e tante volte descritta da Grazia nelle sue opere. Lo Stato ne aveva sostenuto le spese, per riverire degnamente il premio Nobel. Come in uno scrigno prezioso vi lavorarono alcuni dei migliori artisti isolani. Eugenio Tavolara realizzò il portale bronzeo e le formelle per le tappe della Via Crucis, i candelabri ed il crocifisso. Il bassorilievo in trachite sarda che adornava l'abside era opera di Gavino Tilocca. Grazia amava il piccolo edificio, per la posizione, e forse anche per le sue forme scabre. C’è un filo rosso che la lega alla chiesa della Solitudine lungo tutto il corso della vita. Le dedica il suo ultimo romanzo, ed attribuisce alla protagonista, Maria Concezione, la lotta contro il suo stesso male fatale.
In principio, il marito, Palmiro Madesani mostrò una certa riluttanza nel considerare la possibilità del trasferimento delle spoglie. Poi cedette alle pressioni del comitato autorevole che si era costituito con questo scopo. Uno sciopero impedì che la salma arrivasse via mare. Si provvide per via aerea Roma – Alghero. La salma giunse a Nuoro scortata da una staffetta della stradale, salutata durante il percorso. Portata a braccia da giovani in costume sardo, in un lungo corteo, percorse un tragitto, che a partire dall’ospedale Zonchello sfilò lentamente per corso Garibaldi, Via Tola, ed infine raggiunse la Cattedrale. Era presente anche il nipote Alessandro, figlio di Franz, ammirato per il tributo riservato alla sua nonna famosa. Dopo la messa celebrata con grande solennità, il corteo raggiunse la via a lei intitolata e fece una breve sosta nella casa natale. Poi giunse alla sua destinazione finale. La tumulazione, in forma privata, era prevista per l'indomani. E qui si verificò il secondo imprevisto. Al momento della riesumazione ci era accorti che la salma appariva mummificata e pertanto non poteva essere accolta nell'urna cineraria che era stata approntata. Si ripiegò su una bara. Anche il sarcofago in marmo nero, posizionato alla Solitudine, era stato progettato per accogliere un’urna. In extremis si convocò un abile e noto capomastro, il signor Marras. In totale riserbo lavorò tutta la notte, all'esterno della chiesa, per creare sotto il sarcofago uno spazio capace di ospitare la bara. I resti mortali di Grazia Deledda finalmente riposano sotto il muro perimetrale della chiesa, e non all'interno del sarcofago di marmo nero, ma perpendicolarmente ad esso. Ma tant'è! Un altro fatto inquietante prese voce. Si racconta che nel volo DC3 dell'Alitalia, preso come ripiego per lo sciopero, viaggiasse anche la salma di un carabiniere di Mamoiada che tornava a casa. Qualcuno vociferò di un possibile scambio. La voce è stata smentita ma continua ad aleggiare come un dubbio molesto.
Se lo avesse saputo, Grazia, credo avremmo sentito dalla sua bocca una di quelle pittoresche imprecazioni terrificanti, che popolano i suoi scritti. E non avrebbe avuto torto.