giovedì 30 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Firenze. Prandelli sorride (L'Unione Sarda p. 21)

La canzone del giorno è:
Il pinguino innamorato - Trio Lescano

La frase del giorno è:
Roma è la città più inconsapevole d'Italia!

martedì 28 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Bovini flatulenti fanno esplodere stalla (Ansa.it)

La canzone del giorno è:
Non farti cadere le braccia - Edoardo Bennato

La frase del giorno è:
Offronsi ricci in cambio di neve!

lunedì 27 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Calcio, non solo coppie scoppiate. Antonini grida "ti amo" alla moglie (L'Unione Sarda)

La canzone del giorno è:
Si, la vita è tutta un quiz - Renzo Arbore

La frase del giorno è:
La coscienza dei popoli è la memoria

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:35 e tramonta alle 17:36.

Luna
La Luna è calante nei primi giorni della settimana. Il 30 gennaio alle 21:41 è Luna Nuova. Da lì inizia la fase crescente.

Cielo del Mese, i Pianeti
È passato meno di un mese dalla precedente congiunzione Luna-Venere. Ma, mentre la precedente era osservabile appena dopo il tramonto, il secondo “incontro” di questo mese tra i due astri può essere visto prima del sorgere del Sole. Il 29 gennaio si può provare a scorgere la sottilissima falce di Luna, ormai prossima alla fase di Luna Nuova, sorgere poco dopo Venere a Sud-Est, nella costellazione del Sagittario.

I Santi
27 gennaio: santa Angela Merici
28 gennaio: san Tommaso d’Aquino
29 gennaio: santa Sabrina
30 gennaio: santa Martina
31 gennaio: san Giovanni Bosco
1° febbraio: santa Brigida d’Irlanda
2 febbraio: presentazione del Signore

Feste e Ricorrenze
Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria
Il 28 gennaio è la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra

Curiosità
Il 29, 30 e 31 gennaio sono “i giorni della merla”!


Il Lama Racconta
Succede, sai?

A chi è distratto.
A chi è sciocco.
A chi si crede padrone, e calpesta, dissacra, strappa, rompe, per quell'istinto da caprone che se non ha da montare, ogni cosa devasta e insozza.

Prova, passante incauto, ad entrare tra le alte colonne con il tuo gigantesco orgoglio dai piedi di fango.

Prova a inseguire le risate delle driadi, il luccichio dell'oro dei folletti, prova a cacciare i Signori del bosco e le loro dame.

Qualcuno rimane, a nutrire gli Antichi con le sue povere carni, lasciando memorie biancheggianti d'ossa e lacere vesti. Altri credono di scampare, e graffiati di rovo e biancospino riescono a ritrovare i loro polverosi sentieri.

Ma c'è un prezzo da pagare, c'è sempre un prezzo quando si viola un patto antico come il mondo.

Ti renderanno il corpo, e la stolta mente che lo abita. 

Ma lo spirito che le abita sarà perduto, perduto per sempre, tra le alte colonne ad inseguir sogni di fate, a patir incubi d'elfi neri, nel labirinto che mai si dipana al cospetto dei vili.

Porta rispetto ai luoghi che ti videro nascere, quando giovani erano i monti e non nati i vulcani.

Oppure paga e scompari, perso per sempre nel bosco.



Arth, amico de La Rassegna Stronza

Così Parlò zio Gecob
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Così aggiunse Violet
Io visitai Aushwitz. Una di quelle esperienze che ti si imprimono nella memoria e non ti abbandonano più. Quel giorno c’era il sole. Una di quelle giornate tipiche di metà agosto del centro Europa: una notte già fredda e molto caldo di giorno. Avevo diciannove anni, un mese e un giorno. Ero poco più di una bambina, perché a diciannove anni si è grandi, ci si è diplomati, si ha la patente, si è già votato, ma in qualche modo si è bambini di fronte a certe esperienze. O, semplicemente, si è sempre piccoli davanti all’orrore. Quando entri in certi luoghi, anche se per poche ore e vedi… non sei più la stessa. Non lo sarai per il resto della vita, se hai avuto occhi per vedere e orecchie per ascoltare. Se hai lasciato che la tua anima sentisse il dolore che ancora trasuda dalla terra. Se hai avuto il coraggio di respirare, hai lasciato che in te entrasse lo spirito che ancora percorre i prati fino ai confini della foresta e si domanda “perché”, hai lasciato uscire lo spirito che ti animava al tuo ingresso e un po’, lì, sei morta anche tu. Perché sapere e vedere, fa morire. Una piccola morte che ti fa andar via diversa da come eri entrata. Non migliore o peggiore, ché quella è una scelta che fai tu, ogni giorno, ogni istante. Diversa. Diversa perché testimone. E quel cambiamento rimane con te, ogni giorno, e continua a lavorare, a scavare. A portare altro cambiamento.
Avete mai pensato come si generano le vittime e i carnefici? Pensiamo che sia un meccanismo difficile? Ognuno di noi, io credo, porta dentro di sé una potenziale vittima e un carnefice pronto a prendere il sopravvento. Se lo si riconosce, si acquisisce già il primo antidoto a divenir tali. Perché, continuo a dire, il cambiamento è inevitabile, ma la direzione possiamo ancora e sempre prenderla nelle nostre mani. Il secondo antidoto, invece è la memoria, il ricordo. L’anno prossimo saranno settant’anni dalla Liberazione del campo di concentramento di Aushwitz. Tra pochi anni, anche gli ultimi superstiti non ci sarano più. Allora la testimonianza spetterà a noi. A noi che non abbiamo vissuto l’orrore, ma l’abbiamo sfiorato appena, nelle letture, nei racconti, nell’ascolto dei testimoni, di quelli veri, perché erano lì.
Qualcuno un giorno mi ha fatto un complimento grande. Mi ha detto: “Tu getti ponti”. Io non so se sia vero, ma penso che ognuno di noi possa farlo, e contemporaneamente sia il ponte che ha gettato e colui che per primo prova a percorrerlo. I ponti non servono ad altro che ad unire. Io sogno i ponti come luoghi di incontro, luoghi di abbracci. Ecco, la testimonianza e la memoria sono componenti per i nostri ponti: ponti per unire la vittima e il carnefice che covano in me e ridurli a una mediazione che sia vita; ponti per andare e narrare; ponti per raggiungere l’altra sponda e seminare. A piene mani. Semi di amicizia, di gioia, di vita, di rispetto e di pace.

domenica 26 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Maria Cristina di Savoia beata. La reginella santa nacque a Cagliari (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Banana cocco baobab

La frase del giorno è:
Abbiamo finito il catrame?

sabato 25 gennaio 2014

Istantanee - by White


La formica di Acquaresi

Giuannica si siede. Si guarda le mani e sospira. Le maniche arrotolate fin quasi al gomito. In ogni stagione. Intrise della fragranza del sapone di Marsiglia, come ogni capo che possiede. Sta tutto in un piccolo armadio ad anta unica, con quelli del marito. Composta, poggia i palmi sul grembiule che indossa sempre, traccia tenace della sua operosità che non conosce sosta. Ogni segno sulla pelle lucida, consunta ed arrossata dal lavoro, è un ricordo, che legge con chiarezza. Anche se non ha mai imparato a leggere. Il volto stanco e mite incorniciato dal fazzoletto, sollevato appena, posteriormente, da una crocchia minuta di capelli ancora neri. Non porta orecchini. Una voglia viola scuro, a forma di mora, sotto la guancia sinistra, dove comincia il collo. Gioco irresistibile per le dita bambine dei nipoti. Un occhio velato di azzurro, per la fatica dei pesi portati sul capo, dicono le figlie, e che la rende sognante ed insieme impenetrabile.
Mi osserva intimidita, è strano per lei che qualcuno si interessi alla sua storia, è convinta di essere stata una tra le tante. Poco singolare. Solo una donna tra le tante cresciute in mezzo ad una povertà avvilente. In una terra dalla bellezza quasi imbarazzante da quanto è maestosa, e in contrasto, mi è sempre venuto da pensare, con la fatica della vita che vi veniva condotta. Ma forse l’uso di un tempo passato non rivela la verità. E’ triste attualità. Terra avara, arida, inadatta a qualsivoglia coltivazione che produca reddito. Microscopici vigneti, agrumeti ed orti destinati al consumo familiare. Attraverso le sue parole stentate, timide fin quasi a dar fastidio per il tono dimesso, ripercorro anch’io quella stradicciola che dal piccolo borgo di Acquaresi, tra Buggerru e Masua, conduce allo spiazzo fuori dalla miniera. Vi cammina quotidianamente, avanti e indietro, ricalcandone il tracciato, uno stuolo di donne, poco più che bambine, anzi proprio bambine, e gracili adolescenti, in file ordinate. Formiche operaie. Anche il villaggio è come gli altri, solo più minuscolo. Tra le palme secolari qualche casa modesta, la Direzione e l’Ospedaletto. Poco discosta la chiesetta campestre di Sant’Antonio. Quelli più forti trovano impiego nelle architetture del sottosuolo, dove, dicono, si costruisce al contrario, e per sottrazione, verso l’inferno. Gli inerti, sputati fuori con rabbia, a forza di braccia, mutano il paesaggio e lo colorano di sopruso. Stratigrafie violentate. Coni grigio rossastri ad offendere il verde della vegetazione bassa e rada, a ridosso del mare. Per il resto distese di gariga, dove il viola - azzurro del rosmarino e della lavanda si mescola al giallo dell’elicriso e della ginestra. Solo l’asfodelo non china la testa, ed ondeggia altero guardando l’orizzonte. Un freddo tenace, che sgretola i muscoli, d’inverno, vento potente che annulla le vesti insufficienti. Mere ragnatele a coprire la decenza. D’estate un sole implacabile e polvere fine che si solleva annebbiando il pensiero e spezzando il respiro. Negli occhi i colori di una bolla di sapone che si intrufolano nella visione, come una sbornia. Di queste creature solo le mani interessano a chi comanda, che siano veloci e instancabili, piccole e prensili. Il resto non conta. La paga un tozzo di pane ammuffito gettato con disprezzo a chi è lì perché ha fame. Il poco che resta da spendere allo spaccio aziendale. Qui è tutto miniera. E miseria. Però se innalzi lo sguardo vedi il mare, selvaggio e immenso. Per chi ha buona vista, nei giorni limpidi di sereno, facendosi schermo con la mano, oltre lo scoglio bianco del Pan di Zucchero, lascia intravedere altre terre, mondi lontani, mai visti da vicino. Immaginati. Forse desiderati, come un altro destino possibile. Cercano il minerale quelle mani abili, lo selezionano per grandezza e purezza. Piombo e zinco, ed anche argento, in quantità inferiore. Poche lire per non pesare sulla famiglia numerosa, e poi, con pazienza infinita, per preparare il corredo. Dopo il matrimonio le donne non fanno più le cernitrici, il loro tempo è tutto per la famiglia e per il marito minatore. E per la preghiera che non venga mai il giorno che la sirena, fuori dall’orario dei turni, suoni proprio per loro l’urlo più temuto. Ma la sirena della miniera ha sempre gridato il dolore di una comunità.
Avrei voluto davvero ascoltarlo, questo racconto, dalla tua voce, Nonna. Non ne abbiamo avuto il tempo. Nata nel 1903, eri troppo anziana e provata per guidare il mio interesse verso il mondo al rovescio della miniera, che mi accompagna da sempre. In ogni pagina, luogo, testimonianza, io ti rivedo. E con te il tuo sposo. Immagino paura e stenti. Il buio caldo e infido come il fiato di un mostro mitologico. Sommo quello che apprendo da altri come se fosse parte anche della tua vita che non ho conosciuto. Pochi i ricordi di te. Il tuo amore per il pesce che riuscivi a smontare completamente come il gatto più famelico e con gran compiacimento. Seduta in disparte, in un angolo del tavolo riservato ai bambini, sempre a fare spazio agli altri. Il rispetto partecipe con cui, ogni anno, ci portavi, fino all’inizio del viottolo della tua casa, che raramente raggiungevi, per assistere all’” Incontro”. E le espressioni del viso, sul quale compariva tutta la tua gioia al ricongiungersi della Madre, con il mantello stellato, sfavillante di azzurro, con il Figlio. Oppure l’entusiasmo bambino che ti avvinceva al sentire il richiamo del camioncino dell’uomo che vendeva la varechina. Sfusa, a litri. Te ne occorreva sempre. Ma era un pretesto per spendere una manciata di lire senza rendere conto a nessuno. Tue, finalmente. Tra quelle scatole impilate dentro il furgoncino tazzine da caffè che trovavi irresistibili, strofinacci da cucina, imbuti e poco più. Piccoli tesori che portavi a casa con la cura che regalavi ai nipoti neonati. Per poi continuare ad usare le cose vecchie per non rovinare le nuove.
Talvolta, nel vagare tra le grandi corsie degli Ipermercati mi viene da chiedermi che impressione ne avresti tratto. Credo ne saresti stata intimorita ed avresti pensato a chi mai potesse servire quel mare di roba.

Formica per tutta la vita, senza pretese, al servizio degli altri. Poco dopo la lunga malattia e la morte del nonno, sei andata via, certa di aver assolto il tuo compito fino in fondo, a riposare in pace, finalmente.


Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica della normale amministrazione

Ci siamo lasciati col nostro derby, Red triste ma speranzosa, Pink in trionfo ma senza esagerare. Ci tuffiamo in una nuova domenica. A Red serve una vittoria, per non tornare giù giù giù. A Pink anche, per tenere le distanze da tutti.
E quindi si parte, con un sabato da giocare in vetta, con la Roma che ne fa 3 al Livorno e la Signora che replica con 4 alla Samp. Normale amministrazione? Parrebbe di si!
Beh, si, diciamo di si. Normale amministrazione, anche se il solo pensarlo la fa un po' inorridire... Non bisogna mai dare nulla per scontato, ma continuare a lavorare come se niente fosse. Siamo solo alla prima giornata di ritorno il che vuol dire che c'è ancora un campionato da giocare. Però, ecco, è una bella soddisfazione. Comunque vada, la nostra Pink finora è tanto orgogliosa dei suoi leoncini che le portano a casa la dodicesima vittoria consecutiva. E' bello, è molto bello. Siamo ancora lontani da altri record e - per quanto sia vero che chi non risica, non rosica - c'è del fascino nell'accontentarsi di quello che si ha e godere silenziosamente come un riccio. E comunque, la Juve ne fa 3 alla Samp nel primo tempo e c'è una doppietta di Vidal solo nel primo tempo. Certo, la Samp ci prova con tutte le sue forze e segna anche un gol per tempo. Ma resta il fatto che alla fine, grazie ad una bordata stellare di Pogba, il risultato si ferma sul 4-2. E Pink è davvero molto contenta. Continuiamo così, ragazzi. Splendidi!
Domenica a pranzo la Lazio beffa l’Udinese e al pomeriggio Red si deprime. Perché si deprime? L’Atalanta è una squadra carogna, lo sappiamo tutti. Non è semplice andare a fare punti a Bergamo, però, porca miseria! Si vince qualche cosa con tre pali? Niente? Niente! Non abbiamo vinto niente di niente, continuiamo a non avere una radiocronaca dedicata per poter mettere in atto i Red-riti scaramantici e forse spenderemmo meno ad andare a vedere la partita a Bergamo piuttosto che al sant’Elia, e vabbé. Però, porca miseria!!! Massimo “tagliategli la testa” Cellino ha voglia di sbraitare dietro la panchina, non è giornata. E così al 3’ del secondo tempo… qui comincia l’avventura del signor Bonaventura, accidentaccio a lui. Nulla da fare, 1-0, 0 punti. Normale amministrazione per una squadra come il Cagliari? No, dice Red! Di normale, l’amministrazione del Cagliari, non ha proprio niente! E non aggiunge altro, che è meglio! Violet invece aggiunge: Per riprenderci dalle asfaltature ci vuole un mantice, come nei cartoni animati di una volta!
Per il resto il Bologna pareggia col Napoli, l’Inter perde, come si direbbe da noi “incrisato perso”, Parma, Fiorentina e Torino vincono fuori casa. Il Milan, orfano di Allegri ritrova la gioia, a detta di mister Seedorf.
Il nostro diletto Tonara, a su Nuratze, si fa fregare a tempo scaduto dal Ploaghe. Quando le giornate non girano non girano, povera Red!
In settimana si giocano anche tre quarti di coppa Italia, chi passerà il turno?
Apre le danze Roma-Juventus. Red, prima di passare di piatto la palla a Pink vuole dire solo una cosa su Radja Nainggolan. Gli vuol bene Red, a questo ragazzo. Ha giocato e messo tutto quel che aveva fino all’ultimo minuto della sua avventura in RossoBlu. Non ha tradito un bel niente, ha scelto di provare un’altra avventura, l’ha fatto con correttezza e probabilmente anche con difficoltà, ché tutti hanno dei sentimenti. I Sardi che partono spesso vanno via dicendo che qui non c’è niente, sparano a zero sulle opportunità mancate, sul poco spirito imprenditoriale dei sardi. Sparano tante di quelle scemenze che non si possono sentire, e quelli che restano, spesso, si fanno dire di tutto, e aspettano il loro turno lamentandosi di cosa avrebbero se fossero in questa o quell’altra grande città. Radja se n’è andato dicendo che qui lascia gli amici, la casa che ha scelto come sua, un pezzo di cuore. Insomma tutto quel che più conta. Ha tutto il diritto di mettere quei quattro mori sui parastinchi, a difendere il cuore che per novanta minuti di gioco batte più forte nelle gambe. Red ci si è anche un po’ commossa. Perché quelle gambe faranno fortuna, vinceranno trofei importanti e un giorno lo riporteranno a casa, a Casteddu, nella nostra meravigliosa Casteddu. E Red sarà felicissima quando tornerà, e lo applaudirà sempre, anche da avversario.
Pink, molto pazientemente, accetta la sconfitta in Coppa Italia e non ha voglia di recriminare sul gol di Peluso che è stato annullato pur essendo valido. Ve davvero bene così. Ci può stare che, pur lottando su tre fronti contemporaneamente, su qualcuno si possa cedere. Non è un problema. Non è quest'anno che batteremo quel record e va bene così. probabilmente non sarà l'anno nemmeno della Roma, ma va bene così. Non importa. Non è questione di non accettare le sconfitte (d'altronde è più facile accettarle per chi è abituato), perché alla fine è una sconfitta, ma è una sconfitta sul campo e ci può stare. 
Il Milan perde nuovamente la gioia appena ritrovata, cose che capitano. La Fiorentina passa.
Normale amministrazione, in fondo!
Alla prossima settimana!

Così parlò Nonna Nenna: Abbiamo Vinto!

Violet aggiunge: ci è mancato solo il gol di Nainggolan!

Sigla!!!

venerdì 24 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Utilizzava un anziano come "bancomat". Una 43enne di Nuxis finisce in manette (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Maria Catena - Carmen Consoli

La frase del giorno è:
Certo che se bevi il latte anni Trenta poi ti cadono i capelli!

giovedì 23 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Elini. "Non pestiamoci i piedi" (L'Unione Sarda p. 41)

La canzone del giorno è:
Whisky facile - Fred Buscaglione

La frase del giorno è:
Sono arrevescia e me ne vanto!

martedì 21 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Incredibile in Turkmenistan: i cittadini pagheranno le bollette (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Insieme a te non ci sto più - Caterina Caselli

La frase del giorno è:
Arrivederci amore ciao!

lunedì 20 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Cagliari, forza distributore profilattici. La polizia arresta 35enne in fuga (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Beginning to see the light - The Velvet Underground

La frase del giorno è:
Attenzione alle gatte morte!




L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:39 e tramonta alle 17:28.

Luna
La Luna è calante. Il 24 gennaio alle 5:22 entra nell’Ultimo Quarto di questo ciclo.

Cielo del Mese, i Pianeti
Marte, il pianeta rosso, continua ad anticipare lentamente l’orario del proprio sorgere. Negli ultimi mesi era stato osservabile solo nelle ore immediatamente precedenti il sorgere del Sole; a fine gennaio, finalmente, sarà possibile scorgerlo al suo sorgere, ad Est, già intorno alla mezzanotte, per poi vederlo culminare a Sud all’apparire delle prime luci dell’alba. Esso attraversa un tratto della costellazione della Vergine, fino a trovarsi in congiunzione con la stella Spica, a fine mese.

I Santi
20 gennaio: san Fabiano e san Sebastiano martiri
21 gennaio: sant’Agnese
22 gennaio: san Vingenzo di Saragozza
23 gennaio: sant’Emerenziana
24 gennaio: san Francesco di Sales
24 gennaio: conversione di san Paolo
26 gennaio: san Tito e san Timoteo

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Dal 18 al 25 gennaio si tiene la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
Il 24 gennaio si celebra la Giornata Mondiale del Volontariato

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…

Se tu entri ai Giardini Pubblici di Cagliari e percorri il viale, poco dopo aver superato la metà, sulla destra, ti imbatti in due piante maestose e meravigliose di ficus magnolia, sotto le cui fronde e sui cui rami si entra in un mondo altro, in un universo parallelo. Tutti possiamo leggere la loro storia nel sito del Comune, tutti sappiamo che sono lì da più di 125 anni e che, quando furono piantumati, facevano già ombra ai passanti e offrivano già riparo agli uccelli della città. Eppure sono mille i nomi che grandi e bambini danno loro. Mille le origini. Mille le leggende.
Ma io so, che non sono leggende: sono storie. Sono i desideri di vita che il Grande Albero narra a chi si avvicina e siede sulle radici. E sale lentamente i rami. E si ferma ad ascoltare. Ma i segreti più preziosi li puoi carpire solo se accetti di varcare la soglia che a pochi è dischiusa. E là, nella cavità del grande tronco, e giù per le radici, fino ad un passo dal cuore che fa battere tutto il giardino, trovi la via per dipanare una storia davvero unica e speciale. Non è per tutti, però. Sia ben chiaro. Bisogna essere piccoli. Ma piccoli davvero. “No, non conta l’altezza”, ti dice il Grande Albero se chiedi spiegazioni. “E nemmeno l’età”. Bisogna essere piccoli e in più essere disposti a farsi piccoli. Ancora e ancora. E sempre di più. Allora puoi entrare. E percorrere un intrico di cunicoli e gallerie. Allora puoi scorgere una luce a forma di fiammella, che ti guida; e seguirla. Allora puoi giungere fino alla casa delle fate, che abitano lì e altrove. Sono tre piccolissime sorelle. Sorridono con gli occhi e con il cuore, prima che con le labbra. E parlano svelte. E tutte insieme. All’unisono. O tacciono. E non è facile rincorrere i loro pensieri. E afferrarli tra il trillio allegro delle risate che sgorgano spontanee come gli aneddoti e i racconti. Ci vuole tempo. Così tu credi di esser stata lì qualche ora. Ma esci che la Luna splende. E non sai che giorno sia. Ed è passato tanto di quel tempo che se non hai una memoria sveglia e allenata, hai già dimenticato tutto ciò che ti hanno svelato. Per non dimenticare del tutto, mentre a ritroso percorri le gallerie e i cunicoli, ripeti la storia. Ma ti accorgi che ci sono delle varianti. Che non è proprio uguale. E non è diversa, ma non è nemmeno la stessa.
C’era una volta una Jana che voleva girare il mondo. Così prese un cavallino agile e veloce e, aggrappata alla sua criniera, si mise in viaggio. Arrivò presto al mare e girò, pensando che, se il mare era tanto vicino, meno di una giornata di un destriero molto veloce con in groppa solo il peso di una fata, il mondo, quello vero, dovesse essere dall’altra parte. Percorse tutte le direzioni e in ciascuna di esse, prima che la Luna calasse, incontrava il mare. Alla fine scoprì di essere nata in un’isola, e questo non le piacque. Giunta di nuovo alla riva del mare, decise che avrebbe voluto volare. E si affidò a un gabbiano. Non è facile, dopo aver percorso cunicoli e gallerie, ricordare tutte le sue peripezie. Però un giorno arrivò in  una terra lontana, dove c’erano grandi alberi e dove c’erano uomini tanto alti e belli e forti. E si innamorò. Nacquero tre bambine. Una piccola piccola, come lei. Che sapeva sognare. Sapeva cavalcare i cavalli, aggrappata alla criniera, e sapeva librarsi sulle ali di un gabbiano. Anche a lei piaceva viaggiare. Ma tornava sempre. E scambiava storie e ricordi con la mamma. La Jana raccontava della sua terra d’origine, che era un’isola. E della bellezza del mondo in cui vivevano ora. La figlia, invece, narrava tutte le meraviglie che incontrava nei suoi viaggi. Anche lei un giorno si sposò. Nacquero tre bambine. E una era piccola. Come la mamma. Come la nonna… E un giorno si sposò… A percorrere gallerie e cunicoli, si può perdere il conto delle generazioni. Una cosa è certa, però. Nacque una bambina piccola come la mamma, la nonna, la bisnonna. Piccola come la Jana. E un bel giorno decise che doveva tornare. Voleva conoscere l’isola dove era iniziata tutta la storia. Ma come fare a meno degli alberi così belli, così grandi, così maestosi, che avevano fatto innamorare la Jana e avevano protetto lei, le sue figlie, le sue nipoti? Non era possibile! Andò dal Grande Albero, il suo amico più fidato. Non ci fu bisogno di parole o racconti. Lui conosceva i desideri profondi e i sogni della piccina. Le regalò un seme e un germoglio. E le spiegò come proteggerli e custodirli durante il viaggio. E come trovare il terreno giusto per piantarli una volta giunta nell’isola. Le disse: “Non dimenticare: anche se dovrai percorrere molte vie, attraversare molti mari, cavalcare per molte miglia su un destriero veloce, io sarò sempre con te. Perché tu sarai nel mio cuore e io nel palmo della tua mano!”… La piccola fu così brava nel custodire la vita del Grande Albero durante il lungo viaggio, che poté piantare sia il germoglio che il seme. E ora il Grande Albero vive anche qui, a Cagliari, su una spianata del colle di Buoncammino che guarda verso Molentargius e il mare.
E se tu sei piccolo, e ti sai fare ancora più piccolo e più piccolo ancora, egli ti dischiude le porte di casa. E puoi giungere dove vivono tre piccole sorelle, che sanno raccontare come la mamma della mamma della mamma… tornò un giorno nella sua isola. Ma non da sola… (I Grandi Alberi dei Giardini Pubblici di Cagliari, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Se un albero scrivesse l’autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo.

domenica 19 gennaio 2014

Breaking News

La notizia del giorno è:
Università - Corsa a ostacoli verso il camice (Unione sarda, p. 48)

la canzone del giorno è:
Signor Tenente - Giorgio Faletti

La frase del giorno è:
Un brindisi a Mario, a Silla, alle guerre sannitiche e alla guerra del Peloponneso!

sabato 18 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Lanusei. Caccia ai suini nei cantieri: la Cgil dice no (L'Unione Sarda p. 41)

La canzone del giorno è:
Alla prossima - Gatto Panceri

La frase del giorno è:
Vincitore premiato!

venerdì 17 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Le sorti del turismo affidate alle capre (in ferro battuto) (Sardiapost)

La canzone del giorno è:
Carrasecare - Tazenda

La frase del giorno è:
Io son matto, tu sei matta, qui siamo tutti matti!

Pink Parade - La classifica in Rosa

La classifica dei 10 buoni propositi che NON rispetteremo nel nuovo anno!

“Anno nuovo, vita nuova!” dice l'antico proverbio, ma sappiamo tutti bene che non è così perché puntualmente ci proponiamo di cambiare qualcosa di noi ma in verità solo pochi eroi ci riescono sul serio. Tuttavia, fare dei buoni propositi ci aiuta a sentirci meglio e in pace col mondo anche se sappiamo bene che al 90% non saremo in grado di rispettarli. Ma quali sono i buoni propositi più gettonati e meno rispettati?

  1. Andare in palestra, fare sport, andare a correre
La cura della propria persona passa dalla cura per il fisico, questo ce lo ripetiamo di continuo. Però poi c'è freddo, oggi non vi sentite bene, in fondo si può iniziare domani e nel frattempo è arrivato maggio e la prova costume incombe.

  1. Essere più stronzi
Forse non è sufficientemente chiaro il concetto: “Stronzi si nasce, non si diventa”. Non esiste un corso per imparare ad essere più cattivi, stronzi, cinici e spietati. Se nel vostro animo alberga un minimo di bontà, questa sfocerà immediatamente nel senso di colpa per aver ceduto una volta alla stronzaggine “dura&pura”. Lucy Van Pelt è solo una.

  1. Essere più buoni, pazienti e tolleranti
Idem come sopra. Con certe qualità si ci nasce, sono cose che si possono migliorare ma non sempre si riesce ad acquisirle completamente. E poi bisogna essere buoni, pazienti e tolleranti sempre, mica solo al momento giusto. Quindi o nasciamo col carattere di Topolino o siamo destinati agli scleri alla Paperino per sempre.

  1. Svegliarsi presto al mattino e più felici
La sveglia mattutina è un incubo per tutti, io la odio e non c'è niente che mi faccia pensare che sentire il suo suono (qualsiasi esso sia) possa contribuire a strapparmi un sorriso. Non sorrido nemmeno se mi sveglio da sola all'ora che voglio. L'essere felici non è collegato alla sveglia, tantomeno l'alzarsi presto. E' una necessità (lavorativa/familiare), non un buon proposito.

  1. Passare più tempo all'aria aperta
Io ci provo da tempo, ma con scarsissimi risultati. I motivi sono collegati a quelli del punto 10: piove, fa freddo, c'è il lavoro eccetera. Alla fine un po' per colpa nostra, un po' per la situazione circostante ci ritroviamo a non riuscire a mettere in pratica il nostro proposito.

  1. Conservare le monetine per fare un bel viaggio
Metà classifica per un proposito classico che è difficile, ma non impossibile. Il fatto è che dobbiamo sempre fare i conti con l'imprevisto e ci tocca a volte mettere mano al “tesoretto” per cambiare la batteria della macchina o cambiare la lavatrice.

  1. Usare di più i tacchi/fare la barba più spesso
I buoni propositi estetici sono sempre tra i puù gettonati e bisogna dire che all'inizio dell'anno si cerca davvero di metterli in pratica. Proviamo seriamente a fare attenzione al nostro look, ad usare i tanti temuti trampoli o a mantenere umana la forma del pizzetto che abbiamo deciso di darci. Ma poi? Poi prevale la pigrizia o lo svaccamento e in fondo le sneakers che abbiamo visto in saldo le abbiniamo un po' con tutto e d'altronde l'uomo con la barba incolta è sempre sexy. Queste almeno sono le giustificazioni per far tacere il senso di colpa...

  1. Leggere di più, meglio e recuperare i grandi classici (anche del cinema)
Per questa ci sono poche giustificazioni anche da parte mia, almeno sulla prima parte. Si, bisogna leggere di più. Lo so che il tempo è poco e la notte si arriva sfatti a casa, ma leggere è fondamentale. Sui grandi classici non so quanto posso essere d'accordo. I gusti son gusti e non a tutti piace passare una serata, l'unica libera della settimana magari, a vedere “Sogni” di Akira Kurosawa solo perché è di Kurosawa e bisogna vederlo per forza. Se vi va di vedere “Maschi contro Femmine” guardate quello!

  1. Fare la dieta
Il super-mega-extra classico dei buoni propositi di tutti gli anni. In genere si affronta questa spirale devastante: Gennaio c'è la Befana, poi arriva il Carnevale con zeppole, meraviglie e altro, la Quaresima è breve, poi c'è Pasqua con il cioccolato, nel frattempo è estate e il gelato è un must... e via dicendo! Non c'è mai il tempo giusto per la dieta, se guardiamo il calendario. E quindi? E' solo una questione di volontà... Che ci manca cronicamente!

  1. Smetterla di fare buoni propositi per il nuovo anno
Impossibile, scientificamente irrealizzabile. E' più facile che un meteorite di 28 km di diametro colpisca la Terra dall'oggi al domani, piuttosto che evitare di fare un proposito per l'anno nuovo. I Buoni propositi sono infidi, si nascondono nelle pieghe del nostro pensiero e quando siamo più vulnerabili, tra un bicchiere di prosecco e un Martini Royale, zacchete!!! Arriva e colpisce! Uno almeno lo facciamo tutti, quindi non perdiamo tempo e rassegnamoci.


E anche per questo mese è tutto!!! Quali sono i vostri buoni propositi che sapete già che non riuscirete a mantenere??? Aspetto i vostri commenti!!!

giovedì 16 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
Carbonia. L'eolico sfuma nel vento (L'Unione Sarda p. 34)

La canzone del giorno è:
'A cimma - Fabrizio de Andrè

La frase del giorno è:
Sono un emissario di Rodrigo!

Stiletto Sport - Il Calcio visto dai tacchi a spillo

Come di consueto per i derby stronzi, questo stiletto sarà diviso in una parte rossa, scritta da Red e dedicata al punto di vista cagliaritano, e in una parte rosa, scritta da Pink e dedicata al punto di vista juventino. Due titoli, due testi, due colori per una sola partita.



Sigla!!!


La domenica dell’asfalto
Tanto vale dirlo subito e senza mezze misure: ci avete asfaltati! Red prende spunto da Violet che poco dopo il fattaccio scrive così sulla nostra pagina Facebook: “Non solo hanno steso l’asfalto, ma ci hanno fatto anche le strisce… Gobbi e pure pesanterrimi!”. Non c’è nulla da dire, quattro ce ne hanno fatto e quattro ce ne teniamo, senza scuse e senza giri. C’è da dire invece che a Red è andata di gran culo: non ha potuto seguire la partita e nemmeno i tg. Tanto meno la Domenica Sportiva o qualche altro impiastro simile. Niente, non ha visto niente e non ha sentito niente, e nemmeno lo ha fatto a posta. Ha ricevuto aggiornamenti via sms da Violet, ma senza parole, che tanto tra sorelle ci si capisce anche in silenzio! Solo due nomi son venuti fuori da tutto questo pomeriggio di sofferenza: Pinilla e “ha segnato quello con un nome che sembra uno staterello del centro Europa”. Per il resto nulla, evviva. Ché già Red ha sofferto così, figuriamoci con la radio accesa.

Tutto intorno a lei Roma, meravigliosa. Non poteva lasciar perdere tanta bellezza e pensare solo al calcio, perdonatela! Anche se ogni tanto la sua fida compagna di avventure la guardava e le chiedeva: “tutto a posto?” e lei: “certo, è domenica pomeriggio!”.
Così ha appreso del vantaggio del Cagliari sulla metro B tra Ottaviano e Colosseo, e del lento e inesorabile declino dei suoi sogni di riscossa mentre passeggiava felice lungo via dei fori imperiali, entusiasta di arrampicarsi un po’ sui muretti per provare a sbirciare dentro i cantieri degli scavi della nuova metro C. Le mazzate sono giunte con lo sguardo rivolto ad alcune USM dalle parti dell’arco di Costantino, “perché, guarda bene, quella si appoggia, non copre mica!”. Il tre è arrivato davanti alla basilica di Massenzio, mentre un signore cercava di convincere Red e la sua bella collega a trasferirsi a Roma, “che in questo scavo si trovano li sordi” ma “a me piacciono le pietre, mi dispiace!”. E poi il quarto e i tre fischi, mentre dall’alto Red osservava malinconica e commossa la luce che scendeva lenta sui fori di Cesare e Augusto, vagando lo sguardo tra le rovine del vecchio impero, laddove i rostri delle navi puniche un tempo erano il segno del trionfo di Roma nel Mediterraneo, testimoni muti di un potere che mai si era visto primo… e così pensando alla storia e alla vita… notifica da facebook, é un amico che le scrive in bacheca “Meno male che non abbiamo visto la partita insieme :D” risposta “non ti avrei ucciso per così poco”. E poi Red doveva mandarglielo un regalo al suo caro amico gobbo collega pugliese in astinenza dalla città eterna! Una bella foto dei fori scattata col cellulare solo per lui con didascalia: “Vedi come passano i trionfi!” Il botta e risposta che ne è scaturito è il seguente: 
-Ma cos’è, il Sant’Elia? 
-Lo sai cos’è, e poi il sant’Elia è peggio! Pensa, costruito per lo scudetto vedi come è andato a finire… attenti! 
E poi basta, pesante sconfitta incassata, ma cosa c’è di più divertente al mondo di un bello sfottò coi gobbi? Il weekend romano di Red l’ha vista impegnata in molte battaglie, tutte appassionanti, tutte da continuare, e per tutte l’unico grido è “Venceremos!”
P.S. Red deve dire una cosa importante: In bocca al lupo Radja, io e il mio cuoricino rossoblù ti vogliamo bene, e ti auguriamo mille appassionanti vittorie!


La domenica del “E' sempre la solita Juve...”*

L'ultima del girone di andata, come l'anno scorso, è Cagliari-Juventus. Si gioca al Sant'Elia e da 15 giorni a Cagliari non si parla d'altro. Più o meno è la partita dell'anno, la partita della vita, la partita che “Juventino sardo sei un gran bastardo e ora ci sentirai”, la partita che “ora si vede chi è Cagliaritano”, la partita che “pagateveli 100€ per stare in tribuna, neh!”, la partita che il Caliari gioca sempre come l'Italia ai mondiali: non importa se sei arrivato ai supplementari con lo Yemen e hai vinto per 1 a 0, ora c'è la Germania (o la Francia) e per obbligo bisogna impegnarsi e proporsi di fargli il culo, giocarsela al massimo. Per carità, è una filosofia buonissima, se non fosse che -come l'Italia ai mondiali- i punti si fanno più facilmente con lo Yemen, non (sempre) con la Germania. Una cosa che dovrebbe capire anche la Juventus in Champions League, ma...
Torniamo però a domenica. A farsi un rapido giro sulle bacheche di facebook pare che davvero ci si stia per giocare la vita, leggo stati motivazionali che Massimo Decimo Meridio si sarebbe solo potuto sognare e, stando così le cose, mi aspetto che letteralmente ci facciano del male, anche fisico. L'ironia si spreca in foto, battute e quant'altro. Che cosa mi devo aspettare da questa partita? Calci pugni e schiaffi che la finisco al Brotzu in rianimazione? Approfitto di un televisore non mio (che non ho per niente al momento) per godermi la partita in serenità, davanti ad un piatto di lasagne al forno ormai vuoto. Lo stadio è una bolgia autentica e, pur essendoci meno di 5000 spettatori (abbassare i costi no, eh? Pare brutto...), c'è un tifo pauroso. Una delle tifoserie più corrette d'Italia, si sottolinea. Eccoli la.. Come mi aspettavo, il Cagliari gioca all'arrembaggio e “sfodda” e preme a destra e a manca. Sono convinta che le cose si metteranno maluccio per noi e infatti Pinilla segna. Parte il delirio facebookiano, condito da stati tipo “1-0! Ceeeeeeeeeeeeeeeesssssss”. La Juve è come addormentata, non ci sono tracce di quella Juve che ne ha vinte 10 di fila. Houston, abbiamo un problema!!! Non che il Cagliari non meritasse di andare in vantaggio, ma almeno provare ad opporsi un po'... Boh, forse ci serve come scossone. Si ci serve, e fa effetto e dopo 10 minuti Llorente pareggia i conti. Ma, diciamoci la verità, non è una Juventus tutto sommato incisiva. Cossu è “francobollato” a Pirlo e non gli lascia spazi. Bisogna che nel secondo tempo qualcosa cambi o davvero ci fanno il mazzo. Il Cagliari continua a spingere, ma -zeusbonino- non potranno reggere 90 minuti così, oppure si? No, non possono reggere 90 minuti così. Conte toglie Pirlo e fa entrare Marchisio, ma non c'è verso di bucare di nuovo Adan che sembra in splendida forma. Uhm... eja. In 20 minuti la partita si capovolge. Marchisio spara un pallone da fuori area a tutta velocità verso la porta di Adan e segna un gol memorabile, almeno per lui che non segnava da circa un anno. Siamo in vantaggio, adesso si che siamo la solita Juve. E il Cagliari cede di schianto, inesistente, non argina più una Juventus che invece cresce e sale. Così arriva il terzo gol di nuovo di Llorente e poi il quarto di Litchsteiner. E poi arriva l'espulsione per Pinilla che lascia il Cagliari in 10. Il crontista continua a ripetere che in fondo s'è vista sempre la solita Juve, ma una Juve che per la prima volta in 116 anni mette in fila 11 vittorie consecutive non può essere la solita. Abbiamo vinto in rimonta con un avversario che per 70 minuti è stato più forte della tanto lodata Roma o di molte altre squadre più “altolocate”. Qualcuno ha parlato di asfaltata... Chissà, se questa era la solita Juve allora forse c'era anche da aspettarsi che, con un portiere giovane e un po' inesperto messo davanti ad attaccanti ritenuti forti, si rischiasse di prendere qualche gol in più. Insomma, io non darei le colpe ad Adan, poveraccio. Un portiere più esperto in squadra c'è, è solo merito delle mestruazioni di Cellino se è fuori squadra. Sto parlando di Agazzi.
Poi vabbé, è la solita Juve, e la solita Juve nelle ultime 11 giornate di campionato ha vinto. Beh, direi che è una buona striscia positiva per una squadra che è sempre la solita.
Fuori dallo stadio, quella tifoseria indicata come una delle più corrette d'Italia omaggia gli avversari con un lancio di mattoni, sassi e altri oggetti contundenti che denotano da secoli il tasso di correttezza delle varie tifoserie.
Credo che se stilassimo la classifica dei pullman danneggiati a sassate nel corso del campionato, la Juventus sarebbe comunque in testa. Mi chiedo perché uno se la prenda così... Mah...
Per diversi minuti sui social network (credo che dovrei avviare uno studio antropologico su calcio e reti sociali) c'è il silenzio assoluto. Poi qualcuno timidamente scrive, si accenna alla grande sconfitta (perché questo è dal lato rossoblù), ci si dissocia dal casino fuori dallo stadio. Ecco, lì davanti al mac ho avvicinato più volte le dita alla tasteria per rispondere ai gloriosi stati del momentaneo vantaggio del Cagliari scrivendo cose tipo “1-4! Ceeeeeeessssssss”, rifancendomi alla partita della vita, facendo fotomontaggi con asfaltatrice all'opera. Ma poi, perché? Infierire, sbefeggiare, per cosa? La clemenza è la vera strada. In fondo, già prendere 4 gol non è bello, già la gente è già di suo “a mazza brutta”. No, la lezione vera l'ha data il campo. Stavolta decido di essere magnanima. Mi preparo una tazza di the (di quello che mi ha regalato Red a Natale), pane e nutella e la festa è servita. In fondo, cosa c'è di strano?

*Sto solo citando il telecronista sky della partita.  

Alla prossima dalle vostre Giggi's Angels!

mercoledì 15 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
L'amico cybergabillo (Unione Sarda p. 5)

La canzone del giorno è:
Fuori dal tempo - Bluvertigo

La frase del giorno è:
Si dia il via ai festeggiamenti!

martedì 14 gennaio 2014

Breaking news

La notizia del giorno è:
I muggini risalgono la corrente. Lo spettacolo a Molentargius (L'Unione Sarda on line)

La canzone del giorno è:
Ricominciamo - Adriano Pappalardo

La frase del giorno è:
Siamo venuti già formati!

lunedì 13 gennaio 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:42 e tramonta alle 17:16.

Luna
La Luna è crescente. Il 16 gennaio all’1:56 raggiunge l’apogeo e alle 4:55 è Luna Piena. Da quel momento inizia la fase calante.

Cielo del Mese, i Pianeti
Giove è l’astro più luminoso di queste notti invernali (dopo la Luna, ovviamente). Il 5 gennaio si trovava all’opposizione e raggiungeva la massima luminosità, la minima distanza dalla Terra e il periodo più lungo di osservabilità. Infatti, lo si può seguire in cielo per l’intera notte lungo il suo percorso da Est a Ovest. Il pianeta continua a spostarsi in moto retrogrado nella regione centrale della costellazioni dei Gemelli, dove rimane tutto il mese. Io, Europa, Ganimede e Callisto, i quattro satelliti galileiani, si mostrano come piccoli puntini bianchi che danzano da un lato all’altro del pianeta sulla linea dell’equatore, creando spettacolari configuarazioni.

I Santi
13 gennaio: sant’Ilario di Poitiers
14 gennaio: san Felice da Nola
15 gennaio: sant’Efisio di Cagliari
16 gennaio: santa Priscilla di Roma
17 gennaio: sant’Antonio Abate
18 gennaio: santa Prisca
19 gennaio: san Remigio

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste e Ricorrenze 
Il 13 gennaio è la Giornata Mondiale per il Dialogo tra Religioni e Omossessualità
Il 15 gennaio, negli USA, è il Martin Luther King Day
Il 17 gennaio è la Giornata del Dialogo tra Cattolici ed Ebrei
Il 18 gennaio è la Giornata Internazionale dei Migranti
Il 18 gennaio inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

Curiosità
In Sardegna questo è tempo di “fuochi”, de Su Fogu, de Is Fogadones, a seconda delle zone, dei paesi, dei dialetti e delle tradizioni: il 16 e il 17 di gennaio si festeggia Sant’Antonio abate, Sant’Antoni ‘e su Fogu, il 20 gennaio (e giorni successivi) San Sebastiano. Nei giorni e nelle settimane precedenti la ricorrenza ci si procura la legna da bruciare. Dopo la benedizione del sacerdote il fuoco divampa e la notte si illumina, lo scintillio sale alto verso il cielo: attorno al fuoco si balla, si canta, si mangiano i dolci della tradizione e si beve il miglior vino. Questa data è anche l’inizio del Carnevale e in numerosi paesi fanno la loro prima comparsa stagionale le maschere della tradizione. In occasione di questa festa è di buon augurio quando qualcuno, con le mani sporche di fuliggine, per aver maneggiato un tizzone che ardeva nel fuoco, vi accarezzi il viso… naturalmente sporcandolo e annerendolo: non ritraetevi!

Il Santo del Mese
Antonio nacque a Coma, intorno al 250. A vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere da eremita. Condusse vita anacoretica per più di ottanta anni, infatti morì ultracentenario il 17 gennaio 356 a Tebaide, nell’Alto Egitto. Molti particolari della sua vita sono noti grazie al discepolo Atanasio che ne scrisse per primo la biografia. Nella sua iconografia spesso compare un maialino, che ci ricorda che è patrono degli animali, e il bastone a Tau, bastone degli eremiti che ricorda le “cose ultime” (infatti è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico). È invocato contro tutte le malattie della pelle e contro gli incendi (insieme a santa Barbara), poiché in suo onore vengono accesi i “fuochi”, come si faceva in antichità con i “fuochi purificatori” che segnavano il passaggio dall’inverno all’imminente primavera. Sant’Antonio abate è anche considerato l’iniziatore del monachesimo, di quello orientale e di quello occidentale, perché dalla sua esperienza si svilupperanno diversi filoni, sia di eremitaggio che di vita comunitaria. Nella sua vita anacoretica a periodi di digiuno totale, e di vita legata alla sola carità, alternò altri in cui lavorava e pregava, e il frutto del lavoro gli serviva per vivere, dando tutto il resto ai poveri. C’è già qui, in germe, l’Ora et Labora della regola benedettina. In occasione della sua festa, come abbiamo detto, in molte zone si accendono dei grandi fuochi che ardono la notte della vigilia e tutto il giorno della festa. Si benedicono gli animali, gli strumenti per il lavoro contadino e si benedice il pane di fraternità.

Il Lama Racconta
Molti secoli fa, nella notte dei tempi, gli uomini vivevano sulla terra al buio e al freddo. Non avevano, infatti, il fuoco. In un inverno ancor più gelido, disperati, si rivolsero a sant’Antonio. Egli era un uomo buono, un vero santo, appunto, che pregava e lavorava in solitudine, lontano dal mondo, per onorare Dio in maniera perfetta. Era noto a tutti gli uomini che chi si rivolgeva a lui non tornava a mani vuote, vista la generosità e la carità che lo animava. Eppure stavolta non poteva aiutarli: non possedeva nemmeno lui il fuoco. Nella veglia notturna, però, ricordò una delle sue visioni: l’inferno, popolato dai diavoli, era anche arso di fuochi. Mosso da tutta la possibile pietà nei confronti dell’umanità e anche da un sottile desiderio di mettere in smacco i diavolacci, accompagnato dal suo fedele porcellino, si mise in viaggio verso l’inferno. Naturalmente ci furono molte rimostranze alle porte di quel luogo di perdizione a far entrare un uomo così santo, preceduto in ogni luogo dalla fama della sua bontà. Ma ecco che il maialino sgattaiolò lesto tra le gambe del diavolo guardiano e si intrufolò all’inferno. Fece tanto baccano, tanto trambusto, in un luogo che già per sua natura tranquillo non era, che i diavoli implorarono Antonio di entrare a riprenderselo. Cosa che egli fece, attardandosi, però, con il suo bastone di ferula, a scaldare i piedi scalzi, prima di riprendere il cammino. Non sapevano i diavolacci che la ferula è un legno speciale, quasi vuoto al suo interno, in grado di conservare il fuoco senza fiamma per lungo tempo. Così Antonio uscì dall’inferno, riverito da tutti i diavoli per averli liberati del tormentoso maialino, e si avviò dagli uomini. Era notte al suo arrivo e fu tutto uno sfavillio, uno scintillio, una festa di luce e di calore, il dono che Antonio aveva in serbo per l’umanità. Tutta la notte e il giorno seguente arse il fuoco da lui donato e benedetto. Vi si riunirono intorno tutti gli uomini, le donne e i bambini. Intonarono canti, fecero danze. Imbastirono dei banchetti, portarono dolci e bevvero il vino della gioia e della compagnia. Da allora l’umanità ebbe il fuoco. Da allora in onore di Antonio si ripete, di anno in anno, di generazione in generazione, una grande festa che illumina e fa vivere la notte.

Così Parlò zio Gecob
Reputa liberi quelli che lo sono per una maturata disposizione di vita interiore, non quelli che si dichiarano tali per condizioni esterne.


sabato 11 gennaio 2014

Istantanee - by White



Valentina non è di carta

Se mi soffermo anche solo un poco, a ritroso, mi rendo conto che la mia mente ed il mio cuore sono punteggiati da bagliori di differenti intensità. Come le stelle che ho ammirato anni fa, a tarda notte, nella spiaggia delle Saline di Calasetta. Non numerabili. Non mi è mai più capitato di vederne tante, tutte insieme. Sono echi di donne, tantissime donne. Io non so quale meccanismo segua il ricordo per sedimentarsi in me, è mutevolissimo. Sceglie strade sempre diverse, si attiva con i colori, gli odori, le immagini, i suoni. E le storie. A volte spiacevoli flash come il gesto brusco di una suora, fatto con un malanimo che proprio non mi aspettavo da lei. Che, a mio modesto parere di bimba, non le si confaceva. O il tono di voce della mia maestra, una carezza leggera e confortante, un’estensione di mamma. O ancora un seno bellissimo, marmoreo, tondo e candido, intravisto di soppiatto in una donna già anziana che non ha mai capito di essere bellissima e speciale. Avvinta, tutta la vita, ad un uomo ferale. E parole profetiche che ho compreso troppo tardi, sottovalutandole quando sono state pronunciate.
Anche Valentina è impressa in me, con la grazia di un’incisione a bulino, con tutte le sue differenti profondità, le curve sinuose, sullo scenario di un fondovalle del Monte Linas. Ho letto più volte di lei, senza stancarmi. Io la vedo proprio. Viva. Vedo i polpacci torniti che sbucano impertinenti dalla gonna lunga quando si affretta sul ponte che scavalca la Fluminera. Ed i suoi calcagni rosa, morbidi come quelli di un bimbo. L’odore di verbena che neanche il succo spremuto dalla olive riesce ad annientare. L’agilità fulminea di una gatta, quando si issa sulla botola del tetto e desta ammirazione tra gli astanti. Pochi, accorti tratti delineano Valentina e tu sai già che è una ragazza da amare e capace di fare altrettanto. E cammina la sua storia, si articola nei giorni, con l’esclusività che la vita regala ad ognuno di noi. Ama Valentina, appena diciottenne, con il pudore di altri tempi, che impreziosisce i gesti e li nobilita. In lei colpisce il suo essere naturale, naturalmente gradevole. Una delle creature, piuttosto rare, in cui la bellezza è identica, dentro e fuori, senza contrasti. Viso da Madonna bambina, occhi verdi con le pagliuzze d’oro, cuore grande, saldi i principi. Incisivi un po’ lunghi. Uno scialletto rosso, di lana, lavorata a mano. Lavora Valentina, cura i suoi affetti. La sua esistenza, pur nella sua normalità, ti cattura, e partecipi. Partecipi con gioia alle sue gioie. Vivi le sue paure. E’ una sorta di riscatto per te: godi del fatto che tutto vada bene. E ti compiaci. Ti senti donna con lei, pronta a lottare per quello in cui credi, come ha fatto lei contro le convenzioni del suo “Paese d’ombre”, Norbio. Ma è nel giusto, e prima ancora di saperlo, lo senti. Comprendi la pienezza dell’amore, in cui due individui si completano perfettamente, senza mai perdere la propria identità, con la libertà di scegliersi ogni volta. Così, quando tutto si appiana, nella sua vita, non sai spiegarti il seguito. Anche se più volte avevi colto la sua inquietudine, un senso fastidioso di presagio, lanciato tra le righe, che ti sei affrettata a scacciare. Per questo non perdoni l’autore: si comporta con la stessa crudeltà inspiegabile che a volte ti rifila la vita. Una pugnalata traditrice alle spalle. Proprio lui che ha in mano le fila della trama, e potrebbe regalarle un futuro straordinario. E invece la abbandona su quel letto grande, con la sorella, ignara, al suo fianco. Bianca, bellissima come non è mai stata, esangue, privandola della gioia della maternità, appena intravista, e della vita stessa. Un sopruso insopportabile, per me, come lettrice e donna. Valentina Manno non è di carta, è una donna vera, molto sfortunata, come tutti quelli, che loro malgrado, devono andar via proprio sul più bello.


lunedì 6 gennaio 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:43 e tramonta alle 17:14.

Luna
La Luna è crescente. L’8 gennaio alle 3:41 compie il suo Primo Quarto.

Cielo del Mese, i Pianeti
La scomparsa dal cielo della sera del pianeta più luminoso è particolarmente repentina. Nel giro di pochi giorni la distanza angolare dal Sole si riduce drasticamente e l’11 gennaio si verifica la congiunzione tra Venere e Sole. In questo periodo il pianeta è inosservabile. A fine gennaio ricompare nel cielo del mattino, prima del sorgere del Sole, molto basso sull’orizzonte orientale. Venere attraversa buona parte della costellazione del Sagittario; negli ultimi giorni del mese raggiunge il limite di quella costellazione per entrare impercettibilmente in quella del Corvo.

I Santi
6 gennaio: Epifania del Signore Gesù
7 gennaio: san Raimondo de Penafort
8 gennaio: santi Luciano, Massimiano e Giuliano
9 gennaio: san Marcellino di Ancona
10 gennaio: san Gregorio di Nissa
11 gennaio: santa Liberata
12 gennaio: sant’Antonio Maria Pucci

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste, Ricorrenze, Curiosità
Il 7 gennaio è la Giornata Nazionale della Bandiera: festa per il nostro Tricolore!!!

Le Buone Maniere di Ieri e di Oggi
Vi potrà sembrare che io me la cavi con poco, riducendo una rubrica ad una frase. Ma Violet vi assicura che, a volte, nel poco ci sta il tutto. E di più. La frase delle buone maniere di oggi è: “Domandare è lecito. Rispondere è cortesia”. Meditate, amici! Avete una intera settimana…

Il Lama Racconta
Mangiava un gelato seduto sul parapetto delle mura della città, guardando il tramonto con lei.
“Non sporgerti troppo, tesoro”
“Ma mamma, guarda! Non vedi che c’è un cagnolone che si tuffa nel mare? E’ perché è rosso, come il fuoco che piace tanto ai draghi!”
Lei guardò il cielo distratta, sorrise. Guardò in alto una seconda volta mentre si alzava il vento.
“Guarda, tesoro, era una nuvola! Vedi che ha già cambiato forma?”
Non si era accorta della strana increspatura dell’acqua, che sembrava bollire appena sotto l’orizzonte. Non sentiva le risa di gioia del drago che schizzava le nuvole dall’acqua calma del golfo di Cagliari. Lui si, aveva visto e sentito tutto, e aveva riso degli spruzzi bianchi, mentre il cioccolato colava sulla sua povera polo verde menta. Sapeva che un giorno avrebbe volato oltre le nuvole su un candido cagnolone, se lo erano detti con un incrocio di sguardi.
Ma alzò solo le spalle e disse “lo so mamma, però sembrava proprio un drago che somiglia a un cagnolone!”.
Morale della favola: a volte gli adulti non capiscono niente, e i bambini devono essere molto cauti e pazienti con loro, per non farli finire dritti al reparto di neuropsichiatria.
Morale seconda: il cielo di Cagliari al tramonto e gli occhi di una sorella possono far vedere cose che voi umani nemmeno immaginate! (Il bambino e il Drago, Red per L’Almanacco di Violet).



Così Parlò zio Gecob
Take time to think; is the source of power.

Così aggiunse Violet
Da oggi, e per un po’ di tempo, non sa quanto, non sa come, Violet sarà solo per i suoi “sette” affezionati lettori…
Grazie Red, per tutto ciò che significa questa avventura colorata. Ma, oggi, grazie soprattutto, per la storia che hai scritto per me, perché senza l'Almanacco non credo sarebbe puntuale! :)