domenica 31 luglio 2011

Nuove collaborazioni

Plin Plon!!! Avviso agli utenti: Red e Pink hanno due nuove collaboratrici!!!
Da questa settimana due nuove taglienti e ironiche penne daranno una mano a Pink e Red con due rubriche settimanali. La prima (di lunedì) sarà curata da Violet e sarà dedicata all'almanacco della settimana: proverbi, santi, nati e morti famosi non sono un mistero per Violet! Il giovedì sarà invece il giorno dedicato alla scienza: Black si addentrerà nel fantastico mondo della fisica, della chimica e delle altre scienze per illuminare le nostre povere mentine (non nel senso di piccole caramelle alla menta) sui grandi problemi che ci affliggono. Volete sapere perché l'erba del vicino è sempre la più verde? La scienza ha la sua risposta e Black la sa! 
Inutile nascondersi dietro un dito mignolo: Black e Violet sono qui in primis per "accozzo", italianissimo "accozzo": Violet è geneticamente legata a Red, mentre Black è "moglie in pectore" di Pink. Che qualcuno provi ora a fiatare per questa cosa, citiamo Sergio Atzeni e rispondiamo "Mindaffuttu!" (dialetto dell'Hertforshire occidentale). 
Per voi comunque ecco una breve descrizione di Black e Violet!

Chi è Black
Black è tutto ciò che è, non è tutto ciò che sembra. Materia in continuo divenire, conoscibile ma non riconoscibile per gli occhi meno esperti, sempre in cerca del perché delle cose, soprattutto quelle più strabilianti. Vietato fermarsi davanti a una porta chiusa senza aprirla anche fosse pericolante l’architrave: chissenefrega! La conoscenza e il sapere prima di tutto: il pettegolezzo è per tutti, l’arte della scienza trascendentale è solo per Black. In un mondo culturale basato sull’apparenza e sulla disgregazione sociale Black non si accontenta di far parte del flusso urbano, di osservarlo scorrere: Black lo crea e lo analizza.
Dopo un’infanzia felice di bambole e hula hoop scopre l’insana voglia di architettare elementi complessi con i mattoncini Lego del fratellino e sperimentare assieme a lui l’incauta scienza dei boschi. Non si diletta in pratiche estetiche, sono inutili velleità; per Black è meglio cimentarsi in arti estreme come la decorazione di torte e altri manicaretti altamente commestibili.
Solita animare orde di bambini urlanti mossa dalla convinzione che anche nel caos c’è ordine, ma tale ordine ancora non è fisicamente comprensibile da noi umani: fonti non confermate della Nasa vedono nelle sculture di palloncini e nel Face Painting la nuova frontiera del caos.
Di parvenza mite e moderata è capace di sorprendere per la sua latente indole diabolica e la sua versatilità: da mettere in imbarazzo le doti organizzative di MacGyver e portare al lastrico le ditte Svizzere di coltellini multiuso. Può infatti calcolare, non approssimativamente, la gittata di una chewing-gum, sputata dal finestrino di auto in procinto di sorpasso accelerato, purché l’auto non sia un taxi newyorkese o la chewing-gum non sia al limone: la percezione visiva del giallo è per lei come la travolgente simpatia di una mosca poggiata sulla lente di un occhiale da vista in uso.
Un’immancabile fashion victim della grafica, il suo essere si approssima all’infinito positivo quando si tratta di esibirsi in pubblico assieme a Pink nella disciplina della “danza esoterica”, cosiddetta per la sua misteriosa fonte di ispirazione mentale.
Ora pensate di avere un quadro preciso di Black, ma non è così… Solo leggendo sul blog, forse, riuscirete a comprenderne l’essenza reale!

Chi è Violet
Violet è la più saggia del gruppo. Forse lo è perché è l’unica tanto anziana da essere stata mandata a letto dopo Carosello, anche se non abbastanza da aver vissuto l’unico evento storico che lei e Red rimpiangono davvero di non aver vissuto: lo scudetto del Cagliari. È Violet perché viola è il colore della saggezza e della memoria, ma c’è il sospetto che lo sia solo per emulazione di Ultra Violet, la rock star del suo libro di inglese delle scuole medie, che, insieme a Spandau Ballet e Duran Duran ha segnato la sua adolescenza.
Violet è un’amante della natura e della spiritualità nativa americana: per questo ha una fantasmagorica fattoria davanti alla quale il celebre “boschetto della mia fantasia” impallidisce in un istante: la fattoria di Violet non è fatta solo di vitelli dai piedi originali ma da un turbinio di lama, cani, ghiri, orsi, panda e gechi. Proprio quest’ultimo è il suo animale guida, tanto che un piccolo esemplare sacro, naturalmente vivo, ha dormito per un lungo periodo a conca ‘e lettu (ndr per i non nativi sardi per “conca ‘e lettu” si intende il quadro o la rappresentazione, in genere un Crocifisso o una Madonna, posto al di sopra della testiera del letto a protezione del dormiente).
Fonte primaria dell’ispirazione di Violet è il suo spirito-guida Zio Gecob, che, amante della lettura e della filosofia, le suggerisce massime e aforismi, di cui però finge di essere l’autore. Leggendo la sua rubrica provate ad indovinare dove le va a scovare, il simpatico spiritello sfida tutti i lettori!  


Breaking news

La notizia del giorno è:
La cura Pippa per il fondoschiena - L'Unione sarda online

La canzone del giorno è:
Summertime - Janis Joplin

Oggi si sono conclusi i campionati del mondo di Nuoto. Red e Pink salutano con un sospiro commentatori e atleti, augurandosi di rivederli al più presto in tutto il loro splendore per nuove vittoriose avventure.
Inoltre aspettano intrepide il 27 agosto, per seguire con tutti voi i campionati del mondo di atletica.

sabato 30 luglio 2011

venerdì 29 luglio 2011

L'archeologia vista da Red

Quando ero bambina l’archeologia era solo una delle mille professioni che sognavo di fare da grande: stilista di moda, direttore d’orchestra, maestra, astronauta… Crescendo è cresciuto anche il mio interesse per le materie umanistiche e per tutto ciò che riguarda il mondo antico. A differenza di Pink io adoravo la storia, nonostante la mia professoressa, e quando la studiavo non smettevo mai di chiedermi “perché”.
Penso che la mia scelta di fare ricerca stia tutta in quei “perché”: io sono convinta che l’età mentale dei ricercatori si fermi ai tre anni e credo che la loro carriera arrivi al capolinea qualora il loro cervello compia i sei anni, cioè nell’età in cui dai perché e dall’osservazione stupita del mondo si passa al “non facciamo troppe domande altrimenti non si va più via da scuola”. Dopo possono diventare degli splendidi docenti, degli ottimi direttori scientifici, ma non troveranno più l’originalità di prima.
Io, per quanta esperienza e saggezza possa aver incamerato in trent’anni, sono esattamente come quando avevo tre anni: adoro i vestiti rossi, le scarpe eleganti, se son triste mi nascondo negli armadi e chiedo sempre perché. Quando sono diventata abbastanza saggia per capire questo, ho capito che io non volevo, speravo o sognavo, ma dovevo fare ricerca.
Scegliere l’archeologia è stato il passo successivo. Indiana Jons mi piace, è vero, ma a me piace trovare quel che trovo, non quel che cerco. Lara Croft, no, non la sopporto, ma, conoscendo un po’ di colleghi, devo dire che capisco perché si porti dietro le pistole e non la trowel. Durante l’università mi sono appassionata a mille materie: ho amato la glottologia, la filologia, moltissimo la storia. Ma a differenza di Pink non ho mai avuto dubbi, perché a me piacciono il sole a picco, la terra e gli insetti.
Per quanto ami lo studio, mi sento in gabbia se non posso lavorare anche fisicamente. E poi io voglio vedere tutto: tutto quello che gli altri vedranno pulito e restaurato io lo voglio vedere dov’era, voglio su di me la responsabilità di trovarlo e documentarlo, di tessere personalmente i nessi logici da cui potrà scaturire l’interpretazione anche degli altri. Io con la storia voglio condividere la polvere sulla pelle, voglio guardarla da prospettive precarie e mutevoli, e non mi importa la vecchia storia degli archeologi che si “mangiano” gli strati: in tutte le professioni esiste chi farebbe carte false per il proprio interesse, come in tutte le professioni esiste chi farebbe di tutto pur di non tradire la deontologia.
Detto questo, è vero che anche io, come Pink, vorrei fare una scoperta che cambia la storia e vorrei scrivere il libro che tutti gli archeologi devono leggere. Nel frattempo porto avanti il mio lavoro con entusiasmo, e, anche se a volte mi chiedo perché non ho aperto una cioccolateria uguale a quella di Vianne (in Chocolat), mi diverto a lanciare i vermi verdi nella carriola del vicino, a sfogare la mia ira distruttrice sugli strati sterili, la pazienza in quelli “buoni” e mi riconcilio col mondo chiacchierando con i colleghi a fine cantiere: con birra ghiacciata e patatine, ovvio.

Cicatrici musicali

Gioite gioite gioite o giovani adepti della filosofia "Red&Pink"! E' uscito il cd "Cicatrici musicali": il nostro pensiero codificato musicalmente! Potrete trovare il cd nei migliori negozi di dischi, nelle birrerie, nelle cartolibrerie, nella tintoria all'angolo, o presso il celebre bar! Piazzatelo nel lettore cd della vostra macchina e godetevi le vacanze! Diciannove tracce per entrare dritti dritti nel mondo di Red&Pink!
Ecco la tracklist:


1. Urca urca tirulero - Robin Hood
2. Jackpunk – Frida Fenner
3. L'avvelenata – F. Guccini
4. Material girl – Madonna
5. Testarda io – G. Palma
6. Non voglio mica la luna – Fiordaliso
7. Barbera e champagne – G. Gaber
8. Sampei
9. Il flamenco della doccia – D. Silvestri
10. Colla – Prozac +
11. La crisi - Bluvertigo
12. Changes – D. Bowie
13. La stagione dell'amore – F. Battiato
14. Stato di necessità – C. Consoli
15. Mi ami – CCCP
16. Voglio una pelle splendida - Afterhours
17. I fought the law – The Clash
18. Altrove - Morgan
19. Girls just wanna have fun - C. Lauper

La filosofia della pausa caffé by Pink

Come anticipato nel post di Red ieri, ecco la versione di Pink sulla pausa caffé!

Se c'è una cosa che tutti sanno è che i miei ritmi di vita sono rimasti gli stessi della scuola. Vuoi per ragioni di bioritmo, vuoi per ragioni di gola, vuoi per ragioni di stomaco, e ultimamente (massì confessiamo!!!) per ragioni puramente ormonal-sentimentali, io ho bisogno di mangiare a metà mattina. Il rischio altrimenti è che poi arrivi a casa e mangi anche il canarino, il piede del tavolo e tutte le portate con pentole incluse. Per cui bisogna mangiare. Sono golosa, trovo che il cibo sia un'esperienza che coinvolge tutt'e cinque i sensi, ma quando ho fame mangerei veramente di tutto. Red mi ha trovato così, che facevo erroneamente colazione alla macchinetta del caffè vicino al bagno (orroooooreeeeeeeeeee!!!) e mi ha trascinata in questo tourbillon di cappuccini e cornetti, di giornali e di tavoli in legno. Sul “che cosa” si mangi in queste pause caffè, io e Red siamo leggermente diverse. Red è pressoché una “talebana” del cappuccino e cornetto alla crema, io ho una versatilità maggiore. Amo il salato, ma stravedo per i cornetti integrali al miele. Il miele mi da quasi più soddisfazione della Nutella, e la “morte sua” è innegabilmente su una sebadas (mio dolce preferito) calda e profumata all'arancia. Nel suo post Red parla di illazioni sulla mancanza di produttività lavorativa durante la pausa caffè. Bene, sfatiamo definitivamente questo mito brunettiano... La pausa caffè serve, ha ragion d'essere sia per la produttività stessa sia per la socializzazione. A tutti capita di lavorare “a scoppio”, così tanto che poi sul cervello abbiamo appeso il cartello “Areare prima di soggiornarvi”, spesso esiste una mezz'ora in cui siamo tanto sclerati da non combinare niente: ma quella mezz'ora non è meglio passarla a prendere un caffè, un dolcetto, fumare una sigaretta e fare quattro chiacchiere? Si ritorna e si è poi più produttivi. La pausa caffè è socialità: lavorare in un ambiente di lavoro dove si è affiatati coi colleghi è importantissimo, e come ci si affiata coi colleghi se non lontano dalla scrivania? Non vorrete farmi credere che ci si affiati da morire parlando di Vandali, persecuzioni antisemitiche, grotte funerarie o simili, no? Le decisioni migliori si prendono a tavola e a pancia piena, sennò perché esisterebbero i pranzi di lavoro?
Detto questo, le mie pause caffè assieme a Red hanno qualcosa di epico. Durante la pausa caffè nascono le nostre idee migliori, sotto gli influssi odorosi del suo cappuccino e del mio marocchino è nato questo straordinario blog. Durante le pause caffè si possono fare incontri interessanti, trovi il simpatico che ti guarda le gambe spuntare da sotto la gonna, puoi trovarti a rispondere a quesiti enormi posti da Cercatori di felicità, brindare ai dolori tra barbera e champagne, nonché ad organizzare imperdibili iniziative volte alla guarigione dei “dolori alle giunture” degli archeologi a te vicini (N.d.R. Per il corretto significato di “dolori alle giunture” si prega di guardare “Mangia, prega, ama”). La pausa caffè è il momento dello sfogo, il momento in cui puoi levarti la patina di professionalità e lasciarti andare all'italianissimo rito del cappuccino-cornetto-lettura del giornale. Io e Red siamo così: straordinariamente italiane nella nostra ritualità dei gesti. Come la cerimonia del té nei paesi asiatici, noi abbiamo il rito della pausa caffè, che con deferenza e riverenza avviene ogni giorno. Come dimenticare il disappunto dipinto sulle nostre facce nel constatate con orrore che il nostro tavolo è occupato (avviso per chi lo occupa per studiare: al bar si fa pausa, si studia a casa, nelle aule o in biblioteca), che i croceristi hanno spazzolato ogni pasta e ogni pizzetta e che qualcuno sta sfogliando il giornale. Orrore! Una volta è capitato, e quella giornata non è andata per niente bene!

Breaking news

La notizia del giorno è:
"Motorizzazione - Targhe per moto in esaurimento" (l'Unione sarda, p. 21)

La canzone del giorno è:
Ignudi fra i nudisti - Elio e le storie tese

giovedì 28 luglio 2011

Dialoghi surreali

Red: Andiamo a fare la pipì insieme?
Pink: Si! Uuuh, come alle medie!
Red: Bene, tanto chi porta i pantaloni nella coppia è chiaro!

Breaking news

La notizia del giorno è:
"Barisardo - Fanno cilecca i ladri di gommoni" (L'Unione sarda, p. 37)

La canzone del giorno è:
Tsunami - Sikitikis

Gli aforismi del giorno:
"Il marmo di Carrara è bello, ma se ci devi dormire è meglio un peluche" (Pink&Red)
"Voglio un vestito che faccia venire nei pantaloni un uomo appena mi vede!" (Samantha Jones, citata da Pink)
"Non sono radical chic po' de badas, sono radical chic po' cosa!" (Red)

L'archeologia vista da Pink

Per la serie "I Grandi Confronti", Red e Pink presentano un nuovo e spettacolare "dentro e fuori" le loro professioni!!! Quattro post quattro sull'archeologia, l'epigrafia e la storia viste da chi le osserva e da chi le fa! Punti di vista su Rieduchescional Channel! (scusate, ci siamo fatte prendere la mano!)



Quando mi iscrissi in Lettere Classiche, nel lontano settembre 2000, pensavo che da grande avrei fatto l'archeologa. Così non è stato. I miei primi contatti con le materie storiche, fatte in grazia di Zeus, mi hanno fatto capire che la mia vera strada era la storia, la materia in cui a scuola andavo peggio ma che oggi mi da lo stipendio! Perché questo cambiamento? A dire la verità, l'archeologia mi piace, un po' meno le fatiche dello scavo... Come può un archeologo non amare la polvere sui vestiti, il sole a picco ad agosto, gli insetti, le erbacce e tutte quelle cose che oltre a non farmi impazzire mi provocano attacchi d'asma violentissimi? No, io e l'archeologia sul campo non eravamo fatti l'uno per l'altra. Tuttavia, il fascino che questa disciplina esercita su di me è innegabile. Mi piace, mi affascina l'idea di scoprire “i tesori della terra”, di fermare con un semplice coccio un altro tassello della storia (N.d.R. dajeeeeeeeeeeee!!!). Quando vedo una lucerna bruciacchiata, un utensile, so che quegli uomini sono vissuti veramente, che non sono soltanto concetti espressi in un manuale di storia per la scuola. Essi hanno vissuto, hanno compiuto delle azioni e queste sono state “registrate” su un oggetto, su un frammento osseo che un archeologo ha estratto faticosamente dalla terra. Mi piace questa ciclicità quasi biblica del essere stati polvere, ritornare nella polvere e dalla polvere essere estratti per ricostruire il passato. Nonostante ciò devo ammettere che mi sono sognata spesso e volentieri delle avventure alla Indiana Jones. Lara Croft no, non mi è mai piaciuta e non ho mai giocato col suo videogioco alla playstation, ma Indiana Jones si! Non so se fosse anche per il fatto che avesse le fattezze di Harrison Ford, mitico protagonista della mia saga cinematografica preferita (Star Wars, per intenderci!), sta di fatto che le sue mirabolanti avventure alla ricerca di mitici tesori che avrebbero per sempre cambiato il volto dell'archeologia e della storia avevano su di me molta presa. Io credo che ognuno di noi che fa ricerca sogni di fare una scoperta che lo renderà immortale negli annali della disciplina. Per quanto io pensi che Red sia una ragazza fantastica, dotata, studiosa e provvista di quella buona dose di sana umiltà nel lavoro che le permette di non tirarsela, ritengo che sotto sotto ambisca a studiare qualcosa per cui essere ricordata da posteri. È normale, siamo tutti così. Me compresa, perché nasconderlo? Io amo più l'aspetto “libresco” della faccenda, quello che viene, un po' semplicisticamente, dopo lo scavo, pazienza se per tutti a casa sono “Hermione Granger”. Il mio mitico maestro ci disse ironicamente a lezione che gli archeologi sono tra gli “scienziati dell'antichità” quelli che sbagliano di più, mentre gli storici quelli che sbagliano di meno. Non so se la mia esperienza mi permetta di essere d'accordo o meno su questa affermazione, ma è vero che si rincorrono le storie di archeologi che hanno volutamente alterato i dati di scavo per sostenere le proprie teorie. Mi ricordo in proposito una certa lezione di storia greca, con tanto di disegnini alla lavagna, sulle tombe a fossa di Micene... Quello che più mi “impressiona” è che anche la Triade Capitolina, o chi per loro senza sottilizzare, ci si mette in mezzo quando io decido di lanciarmi in uno scavo. Nel 2004, alla vigilia della partenza di uno scavo di 15 giorni in Tunisia, fui ricoverata d'urgenza in ospedale per un attacco di appendicite, fui operata e addio scavo. Che cosa avrei dovuto pensare? I segni non possono essere trascurati. Mi sono buttata a corpo morto sulla storia, come su un prato fiorito (ma senza le mine di windows), trovando nell'epigrafia, quella magnifica disciplina che studia tutto ciò che è scritto su materiali durevoli a metà tra l'archeologia e la storia, la mia strada (o almeno ci spero). Ovviamente sogno di trovare e studiare l'iscrizione che cambierà la visione della storia, ma in attesa di quello mi diletto tra Ebrei e Visigoti.

La filosofia della pausa caffé by Red

Red e la sua visione della pausa caffé, il momento magico in cui, assieme a Pink, rigenera corpo e mente. Domani la visione di Pink!




Ci sono due motivi per cui per me la pausa caffè è un momento fondamentale. Il primo è perché intorno alle undici di mattina il mio fisico è preso da una insopprimibile fame e, se provo ad ignorare questo fatto, si vendica facendo ululare il mio stomaco come un lupacchiotto alla luna, nuocendo così gravemente alla mia fama segnata da un savoir faire radical chicchissimo. La seconda è che, cosa che dovrebbe già esservi nota, sono golosa.

Il cibo, quando è buono, produce in me una felicità incontenibile che sfocia in un luccichio infantile nello sguardo e, se non mi controllo con attenzione, in mugolii, miagolii e uno stato di trans dal quale mi sveglio all’improvviso solo dopo aver finito di deglutire l’ultimo boccone. Bene, io credo fermamente che poche cose al mondo superino il piacere di un cappuccino e cornetto alla crema (in proposito non posso non segnalare il gelato al torroncino di Florio, tra le cose belle che la città di Torino ha dato all’umanità). Il profumo del caffè, per quanto mi riguarda rigorosamente amaro, la consistenza di velluto della schiuma di latte, quella soffice del cornetto e la meraviglia della crema… miaooooooooooo! Vi pare che, ammesso che i prodotti dei distributori automatici fossero qualcosa di mangiabile, una come Red potrebbe passare un momento simile in piedi a guardare il muro? Ecco perché alle undici mi troverete di sicuro in un bar e mai davanti a un’asettica “macchinetta” che, per inciso, dove lavoro è messa ad incastro con la porta del bagno.
Oltre che non privarmi mai e poi mai del piacere della colazione, a me piace condividere la felicità e per questo, ormai dai tempi dell’università il mio arrivo in biblioteca ha preso la forma di una scena del pifferaio magico, con conseguente migrazione, più o meno di massa, verso il bar. Ma comunque, che con me ci siano colleghi, amici, parenti, o che io sia sola, cosa che capita sovente soprattutto quando il lavoro mi porta lontano da casa, io non riesco a far colazione in solitudine. Lo stato di grazia da cappuccino e da cibo può far fare amicizia con baristi e camerieri, che possono chiedere  di assaggiare una seconda pasta per avere un parere da dare al nuovo pasticcere, può indurre un turista francese a chiedere “le cette de la madame”, può sospendere un pranzo di lavoro tra banchieri nell’osservazione stupita di un mugolio, può far offrire il caffè da un vecchietto sdentato che solleva il suo boccale di Icnusa in segno di saluto, può far tornare il sorriso sul viso dei vigili urbani in pausa, insomma tutto è possibile durante una pausa caffè. E questo lo sa anche Pink, che ho avuto il merito di iniziare a questo meraviglioso rito, strappandola dalle grinfie dell’orrido distributore. Parlare della Pausa Caffè con lei, la mia carissima Pink, aprirebbe un capitolo a parte, e non posso svelarvi tutti i segreti della “rassegna stronza live”. Vi basti sapere che questo blog è solo una delle milioni di idee figlie di questo “magic moment” quotidiano. E, sappiatelo, prima o poi le realizzeremo tutte. Detto questo diventa facile smontare l’abusata idea che la pausa caffè sia tempo rubato al lavoro e abitudine da fannulloni: a chi ha un pensiero così poco originale e male argomentato secondo me non basterebbe una vita per produrre la metà di quel che io e Pink siamo capaci di inventare nel tempo di un cappuccino! E se proprio noi non vi bastassimo ad esempio, pensate ai frequentatori storici dei caffè di Torino, Venezia, Vienna, guardate le foto appese alle pareti del caffè Sant’Eustachio a Roma! Ragionando su questo mi chiedo: posto con onestà che le ore di lavoro vanno fatte a lavoro, non sarà forse perchè la pausa caffè ha in sé la parvenza di un istante di felicità popolare e poco costoso, ma è anche rilassatezza, ponderatezza e condivisione delle idee, cioè le cose che hanno fatto grande la cultura italiana ed europea, che ministri e manager molto in voga (ndr per identificarli senza citarne i nomi, propongo la loro somiglianza a un pelo incarnito, chi per simpatia, chi per dimensioni),    ne hanno un’avversione pari solo a quella di Superman alla criptonite?

mercoledì 27 luglio 2011

Breaking news

La notizia del giorno è:
"L'inchiesta sul tennis - "Avvoltoi? No gente libera"" (L'Unione sarda, p. 21)

La canzone del giorno è:
Zirichiltaggia - Fabrizio de André

Segnaliamo anche la frase del giorno, sempre tratta da Zirichiltaggia:
"e pa lu stantu ponimi la faccia in culu"

martedì 26 luglio 2011

Precisazioni






Non di solo nuoto vivono Pink e Red, ma anche di gioia e grazia! (Pink)

Il commento di Red:
Minchia! (n.d.r. Red a volte si sente un incrocio tra Jessica Rabbit e l'ispettore Coliandro)

Breaking news

La notizia del giorno è:
Via Baccaredda. Piovono foglie di fico d'india sui passanti (l'Unione Sarda p. 25)

La canzone del giorno è:
Red e Pink oggi fanno una dedica speciale e sentita alla (non) coppia della primavera estate 2011, Harry e la Pippa, sempre Middleton, ovvio! Mi ami? - CCCP

lunedì 25 luglio 2011

Viaggi, istruzioni per l'uso (sentimentale) by Pink

Su “Io Donna” di sabato 23 agosto 2011, alle pp. 47-48, campeggia un aberrante articolo di istruzioni per l'uso sulle vacanze. Quanto i settimanali d'estate si perdano nella vacuità di certi argomenti mi ha sempre lasciato perplessa, ma questo ha catturato la mia attenzione in modo particolare per due motivi. Il primo è che sembra scritto dalla giornalista che intervista Nanni Moretti in “Palombella rossa”: io le avrei dato gli stessi schiaffi; il secondo è che è presente un riassunto in punti che vorrei, a mia volta sinteticamente riportare.

  1. Single: a raccogliere mele in Trentino, giardinaggio in Scozia, trekking in Bouthan, yoga su un veliero nelle Cicladi;
  2.  In coppia da poco: Anatolia in lungo e in largo, da Istanbul all'Antalya;
  3. In coppia da secoli: Nord Europa in barca, dalla Lituania alla Svezia per tutti i festival del cinema possibili;
  4. Per l'anno sabbatico: Bali, Indonesia che fanno molto “Mangia, prega, ama”; 
  5. Per chi cerca in cambiamento: Burning man Festival in Nevada.

Posto che credo che non esistano delle regole per la vacanza ideale, mi chiedo perché la stessa esperta che consiglia queste mete, ammetta di non seguirle e di andare in vacanza alle isole Egadi. Predica bene e razzola male? Forse. Questa listina non tiene conto di due cose essenziali: costi e gusti. E ditemi poco! Io a Formentera non ci andrei per principio: odio i luoghi superaffollati. La mia vacanza perfetta l'ho fatta con la mia migliore amica con un semplice weekend alle terme. Che fossi single, fidanzata in procinto di nozze o vedova di recente non l'ho considerato, eppure mi sono divertita moltissimo. Ho pure “sedotto” un arzillo settantacinquenne mentre ballavo l'hully-gully, pensate un po'. Ma poi che vuol dire che se sei in coppia da poco un viaggio in Turchia sonda maggiormente il terreno per le affinità anche nell'affrontare il brutto del viaggio? Prendete il vostro Sandokan, fategli caricare la macchina di ombrelloni, lettini, frigo e portatelo verso Villasimius. Vedremo lì, in mezzo alla coda di macchine, quanto una coppia tiene nell'affrontare il bello e il brutto del viaggio. Altra cosa, ma queste vacanze per forza faticose? Siccome sono single vado a sbriciolarmi di trekking: ma sono in punizione perché sono stata mollata o ho scaricato io da poco? Devo passare la mia vacanza a combattere contro le vesciche date da un paio di devastanti scarpe da trekking (sono stata scout per anni, lo so), o a farmele nelle mani facendo giardinaggio? Per fare yoga non è necessario andare nelle Cicladi, si trovano ottimi maestri anche a due passi da casa ottenendo anche migliori risultati. Ma non sarebbe meglio una vacanza che rilassi? Dopo mesi di lavoro, rompimenti misti di scatole dobbiamo anche complicarci la vita per la vacanza? Senza parlare del dopo-vacanza, quando spesso si ottiene un effetto “Costa Crociere”/ video di “My friend” (Groove Armada). Basta grilli parlanti su qualsiasi aspetto della nostra vita, basta giornalisti “trend&travel” e basta “packaging sentimentale che riveste l'offerta turistica”. C'é sempre qualcuno che decide che cosa devi fare nella vita, quando come e perché, a volte anche con chi. Almeno le vacanze me le posso decidere da sola senza “razzismi sentimentali”?

Il commento di Red:
Se alla signora giornalista piacciono le mele vada lei a raccoglierle. Io preferisco il vino e, se davvero questo tipo di attività rurali si addice alle single ladies, allora a settembre mi darò alla vendemmia, sempre che una estate divertente e rilassata non mi porti anche un principe rosso (lo voglio in tinta, è importante!). Per la cronaca lo voglio coraggioso, onesto, con un forte senso della libertà, un cervello attivo… Non chiedo tanto, no?

Red e i campionati del mondo di nuoto

Premetto che amo lo sport, mi appassiona, mi diverte. Trovo che sia salutare infuriarsi perdutamente per futili motivi e gioire per nulla: aiuta a sdrammatizzare la vita e gli istinti. Mi piace perché ammiro i gesti atletici e la costanza che c’è alle loro spalle, mi incanto a osservare e a intuire strategie e schemi e trovo che nelle loro geometrie si celi uno spiccato senso estetico.
Come diceva il buon Gaber “io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono” e quindi a farla da padrona è il calcio, ma non solo. Degni di memoria sono i giri d’Italia ai tempi della scuola, con arrivo di tappa imposto con intransigenza ai compagni che volevano studiare con me, i sabati pomeriggio a strillare durante il 6 nazioni, la scoperta del baseball con conseguente visione di tutte le finali scudetto 2007 tra Nettuno e Grosseto, questo solo per citare alcuni casi emblematici di impazzimento da sport.
Ma già prima che Brembilla, Rosolino, Fioravanti, Magnini inducessero l’Italia a saltare sul carro del vincitore con un rinnovellato amore per il nuoto, mai forte come oggi grazie alle splendide Pellegrini, Filippi, Cagnotto, devo dire che il passaggio tra la mia infanzia e l’adolescenza è stato sportivamente segnato dalle discipline acquatiche. Sicuramente guardare tuffi e nuoto sincronizzato rapisce qualunque animo sensibile, ma c’è un’altra sensibilità che il nuoto, pur nell’apparente monotonia dell’andare avanti e indietro lungo cinquanta fluidi e azzurrissimi metri, stuzzica. Lo si capisce quando gli atleti salutano a bordo vasca e un minimo di otto paia di braccia supportate da spalle infinite sorrette da addominali perfetti fanno brillare gli occhi di qualunque donna, anche se miope e con occhiali molto appannati (senza nessun riferimento alla mia bellissima mamma). Questo mi è venuto in mente ieri, mentre pranzavamo tutti insieme in famiglia, e all’improvviso sullo schermo è apparsa la staffetta azzurra (n.d.r. con la staffetta il problema ormonale si moltiplica per quattro, e anche mamma deve ammettere, pur rimpiangendo il suo diletto Rosolino, che, se ti dimentichi la faccia, anche Magnini è una benedizione della natura). Vedendoli apparire, dicevo, mi torna in mente quando l’ingresso in acqua lo faceva Luca Sacchi.
Lettrici, parliamone di Luca Sacchi, che è bello come il sole, simpatico, e con la sua voce profonda allieta le cronache sportive da metà degli anni novanta, scatenando una festa ogni qualvolta viene inquadrato, anche per sbaglio!
Ma parliamo anche di un atleta che col bronzo alle olimpiadi di Barcellona mi fece saltare sul divano come una cavalletta, festeggiare come a un mondiale di calcio, emozionare a guardare quegli occhioni blu commossi (scusate, con Sacchi non ce la posso fare).
Io ho una predilezione assoluta per questo tipo di atleti, che hanno talento e grazia, ma soprattutto costanza e amore, che amano la gara e il gioco e vincono con esercizio di dignità e fatica. Non me ne voglia nessuno, ma io ho una folle passione per le cause perse che a volte vincono, così nello sport come nella mia vita. (n.d.r. del mio adorato GIGGIRRIVA che mi rallegra al solo scorgerlo con i suoi inseparabili occhiali da sole in fondo a via Paoli vi parlerò un’altra volta, e con lui del giro d’Italia di Gotti, di Tabarez che guida l’Uruguay ai vertici del calcio mondiale, o della meta di Mauro Bergamasco contro gli All Blacks ).
Premesso ciò, ieri ho visto una gara di quelle che a me piacciono: Dotto, Orsi, Santucci e Magnini sono arrivati quarti, a quattro decimi dagli Stati Uniti. Il podio era lì, a portata di mano, ma una frazione sbagliata basta a perdere il bronzo di una finale mondiale tra le più veloci delle ultime competizioni. Niente medaglia quindi, ma gara stupenda, perché giocata all’ultima bracciata da una squadra di tre giovani e un veterano che non hanno cercato scuse, non hanno fatto i divi, non hanno piagnucolato, ma hanno analizzato onestamente il lavoro fatto e quello da fare, la soddisfazione di una buona prestazione e l’errore di non essere riusciti a farla diventare eccellente. Ieri li guardavo e ripensavo alle gare negli anni di Sacchi, con davanti Darnyi nei misti e Popov nello stile libero, stupendi a danzare sull’acqua, e alla costanza di chi dietro di loro, dava spettacolo ed emozioni.
I mondiali di nuoto sono questo per me, palpitazioni per qualificazioni inattese, per finali acciuffate all’ultima bracciata, oltre che imprese di imprendibili fuori classe che ci riempiono di soddisfazioni e stupore. Sono tifo da stadio e minacce di morte per chi mi passa davanti e mi toglie la visuale e fiato sospeso per la perfezione di gesti atletici che per il mio fisico hanno dell’impossibile. A questo punto che vinca il migliore, e dita incrociate che il migliore non sia il solito cannibale! Se poi il medagliere non sarà quello che speravo me ne farò una ragione!
Anche perché il nuoto è il nuoto, e sul podio c’è sempre qualche consolazione: male che vada dimentico le facce, guardo un po’ più in basso… Un minimo di tre paia di spalle così non possono non farmi tornare il sorriso!

Il commento di Pink:
Una delle cose che mi ha colpito di Red fin da subito è che ci potessi parlare di sport e calcio. Sono tifosissima anche io, ma qui c'è una cosa che mi divide da Red. Io sono una pecora nera, anzi bianconera perché "talebanamente" juventina. In compenso seguo appassionatamente con Red le avventure del Barça di Guardiola e Messi, io per ragioni di cuore (a Barça ci studio), Red per ragioni di affinità cromatiche col Cagliari e per odio (comune) verso Mourihno. Che dire sul nuoto? Concordo con Red e confesso: facevo sogni erotici su Domenico Fioravanti!!! E poi si, mi commuovo stramaledettamente quando vedo Valerio Cleri dopo la 25 km di fondo, e quando sento l'inno nazionale. La fatica dello sport, divertimento e lavoro, mi appassiona come poche cose. A loro va il mio grazie, anche dai miei ormoni!


P.S. ho scritto questo post prima della gara dei 100 rana, e vedo che ha portato bene: sono le medaglie come l'argento di Scozzoli le imprese che mi infiammano!

Breaking news

La notizia del giorno è:
"Ruba una macchina e un'anatra: arrestato" (Unione Sarda, pag. 13)

La canzone del giorno è:
Life on Mars - David Bowie

Pink e Red sono liete di comunicare ai loro fans che è ricomparsa sul grande quotidiano della Sardegna la Pippa, Middleton ovviamente. Enjoy yourselves!!!

domenica 24 luglio 2011

Breaking news

La notizia del giorno è:
"Rieti - Rubano un maxi peperoncino per fare sesso" (pag. 13, Unione Sarda).

La canzone del giorno è:
Back to Black - Amy Winehouse

sabato 23 luglio 2011

Breaking news

La notizia del giorno è:
Red e Pink sono molto preoccupate: da due giorni interi non ricevono aggiornamenti sulla Pippa, Middleton ovviamente.
La canzone del giorno è:
AAA Cercasi - Carmen Consoli

Qual è la ricetta della felicità? by Pink&Red

...A volte la follia sembra l'unica via per la felicità... (da "Altrove" di Morgan)





venerdì 22 luglio 2011

Breaking news

La notizia del giorno è:
 "JUVE, ROSSI E' UN GIALLO" ( da pink&red un grazie commosso e sentito al titolista de L'Unione Sarda)
La canzone del giorno è:
Tristezza - Elio e le storie tese

Qual è la ricetta della felicità? by Pink

“Bisogna avere molta cautela con chi è felice”
(E. Brizzi – Jack Frusciante è uscito dal gruppo)

Che cos'è la felicità? Una domanda più difficile credo che non esista. E a chi mi chiede quale sia la ricetta della felicità non so rispondere, perché la felicità è soggettiva. Non credo per principio a chi dice quelle cose banali tipo “il sorriso di un bambino”. Si, è vero, il sorriso di un bambino intenerisce, non dico di no, ma non basta. Non basta a me. La felicità non è solo un grande amore o la profondità dei sentimenti. La felicità è anche qualcosa di molto meno universale. Tutti noi siamo felici perché qualcosa fa felici sono noi e nessun altro, o almeno crediamo. In certi momenti siamo egoisticamente felici, bisogna ammetterlo senza vergogna. Quindi qual'è la mia ricetta della felicità? Vanno di moda gli elenchi per cui ecco un elenco di cose che mi fanno, che mi hanno fatto o che mi farebbero essere felice:

  • Il tuo migliore amico che, sentendoti triste, ti organizza una serata a base di vodka al melone, gelato al cioccolato e peperoncino e abbondante marjiuana. La finite a cantare ubriachi “That's what friends are for” con lui nella parte di Whitney Houston;
  • ballare con l'IPod a tutto volume “Beat it” di Michael Jackson, farti scoprire dal postino e ridere con lui della cosa;
  • mamma che ti compra una lattina di Cuba Libre già pronto e ti dice “E' per merenda!”;
  • dopo un pianto clamoroso, una nipotina di 5 anni che ti dice “Zia non piangere, ci sono io!”;
  • pensare di mandare un sms, dopo una giornata alla SPA, con scritto “Ora mi ci vorrebbe solo una bella scopata!” e vedersi rispondere “Sto arrivando!!!” (Non “Sto venendo!”, sarebbe stato triste...);
  • scoprire che dei pantaloni vecchi ti stanno ancora benissimo;
  • costruire il target di un tiro a segno con le fattezze del tuo ex e giocarci a freccette con la tua migliore amica;
  • trovare il tavolo libero al bar quando si fa colazione con Red;
  • sfondare i timpani al tuo migliore amico cantando “Sonica” al concerto dei Marlene Kuntz;
  • ricevere un complimento lavorativo inaspettato;
  • aprire la finestra e sentire l'odore del mare;
  • gli occhi brillanti del partner quando ci fai sesso (ricordi ormai vaghi e lontani...);
  • un tatuaggio che ti ricorda chi sei ogni giorno;
  • la torta per il Master, fatta dalla tua migliore amica, che ti ricorda una cosa che solo voi due sapete;
  • sposarsi davanti a “Zorro” in via Sonnino con un anello di plastica di Hello Kitty trovato per terra;
  • il conto in banca che non implora pietà;
  • leggere il giornale la mattina con Red;
  • mangiare le lumache facendo molto rumore;
  • qualcuno che mette la tua canzone preferita, sapendo che è la tua canzone preferita (per la cronaca: “Altrove” di Morgan);
  • nuotare fino alla boa, togliersi il costume e sventolarlo verso la spiaggia;
  • guardare le partite dei Mondiali, togliendo l'audio della tv e mettendo la radio con la Gialappa's, mangiando patatine fritte con la tua migliore amica;
  • tornare a casa e sentire il profumo del tuo piatto preferito (per la cronaca: fregola con cozze e arselle!);
  • cantare “Emilia Paranoica” dei CCCP con il phon acceso in mano;
  • guardarti allo specchio e scoprire che in fondo ha ragione chi ti dice che sei bella;
  • sapere che ti restituiranno le tasse che hai ingiustamente pagato;
  • un messaggino con scritto “Vorrei fare l'amore con te” da una persona che non ti aspetti;
  • impersonare Cavaradossi sotto la doccia urlando “L'ora è fuggita e muoio disperato!!!”
  • incontrare un'amica conosciuta solo su internet e passare una vacanza bellissima con lei;
  • avere idee geniali al bar con Red e scoprire che le abbiamo senza bisogno di alcoolici o altre sostanze;
  • un fine settimana alle terme con la tua migliore amica;
  • poter finalmente ballare a danza una coreografia con musica di Madonna;
  • scoprire l'ignotissima musica della coreografia e tirarsela un po' con le altre;
  • guardare la platea del teatro e pensare che poche ore dopo sarà piena di gente che guarderà te;
  • mettersi lo smalto di colori assurdi nelle unghie dei piedi;
  • vedere il tuo poster finalmente esposto al convegno a cui avresti voluto partecipare da sempre;
  • il signore anziano che la mattina ti dedica le poesie alla fermata del pullman;
  • un anello con diamante;
  • urlare al concerto di Baglioni “Canta Strada Facendo!!!” e lui che la fa immediatamente;
  • in seguito a quanto detto sopra, cantarla a squarciagola convinte che sia stata dedicata a noi perché è uscita quanto siamo nate (autunno 1981);
  • la tua migliore amica che ti manda un fotomontaggio con la tua faccia sulla copertina di “Music” di Madonna (successa mentre scrivevo!); 
  •  Lui che ti porta la colazione a letto.

La ricetta della felicità non sempre comprende cifre astronomiche o azioni mirabolanti. Ognuno sa cosa lo rende davvero felice, ci sono felicità oggettive e felicità soggettive. Il senso del “bisogna avere molta cautela con chi è felice” è un po' anche questo: la felicità a volte ci spaventa, sentiamo di non meritarci sempre la felicità che abbiamo. Invece un po' di sano egoismo felice è quello che ogni tanto ci vorrebbe: godere della propria insana felicità ci rende straordinariamente umani. Ammettiamolo a noi stessi, senza paura. 

Qual è la ricetta della felicità? by Red

 Ma che la baciai, per Dio, si, lo ricordo!
(Fabrizio de Andrè)

Iniziamo la nostra rassegna con una domanda un po’ complicata. Mi piacerebbe prendermi il merito di tanta profondità, ma devo essere onesta: la domanda non è mia. Però è stata rivolta a me, da uno degli avventori del bar dove da mesi la “rassegna stronza live” delle gingle girls red&pink allieta più di una pausa caffè. Il fortunato, o malcapitato, signore in questione, mi guarda e mi chiede quale sia la ricetta della felicità, io tirandomi giù gli occhiali da sole guardo in alto senza risposte e mi sbologno la questione con una battuta, che nemmeno più ricordo. Quel che ricordo sono i commenti di Pink, quel simpatico bastoncino Findus della mia amica, e la mia indecisione tra l’essere orgogliosa di sembrare la depositaria di un segreto così importante e il disappunto di non sapere perché mai potessi sembrarlo.
In attesa di avere delucidazioni dal succitato avventore del bar dico le mie risposte, sperando che qualora legga il nostro blog possa trarne giovamento.
Per essere felici serve leggerezza, perché la felicità è un volo, per esempio tra le braccia dei compagni di squadra dopo una vittoria, o tra le braccia di un bell’omone muscoloso che non fa toccare terra né ai tuoi piedi né alla tua anima, o nel ritrovarsi improvvisamente diciassettenne mentre canti strillando in piedi sul letto “mi ami?” dei CCCP.
Per essere felici bisogna essere sconsiderati, perché la felicità è incoscienza, come un viaggio lunghissimo per poche ore meravigliose, come un bagno al mare in aprile dopo un acquazzone, come regalare pezzi d’anima quando solo, e dico solo, l’istinto ti dice di farlo.
Per essere felici serve saper giocare, perché la felicità è divertimento, come non smettere di ridere perché “il parco è nascosto dal pollo”, fare le gare di corsa con tua nipote sul bagnasciuga, cantare Anarky in the UK sull’autobus e fermarsi solo per far osservare un “carrello della spesa sulla casetta del pullman” a tua sorella, o scendere le scale del dipartimento cantando una canzone improponibile il giorno in cui discuti la tesi di dottorato.
Per essere felici serve curiosità, perché la felicità è ricerca, come quando dopo ore sotto il sole ad osservare terra e pietre ti si palesano all’improvviso connessioni di eventi celate da millenni. Per la cronaca non sto parlando dell’uso di sostanze stupefacenti, ma di archeologia.
Per essere felici bisogna essere umili, perché felicità è un amico che inaspettatamente ti tende una mano, e tu ti illumini e senti quel meraviglioso impulso vitale di saltargli al collo, anche se servirebbero braccia tanto lunghe da attraversare il mare.
Per essere felici serve buon gusto, perché la felicità è bellezza, come l’eccitazione commossa alla mostra degli impressionisti, o il cuore che salta in gola alla vista di un pezzetto del “martirio di san Matteo” di Caravaggio, nell’entrare per la prima volta a san Luigi dei francesi, o il rapimento estatico per l’Otello di Verdi.
Per essere felici serve volontà, perché la felicità è costanza: fare almeno una risata al giorno per tutti i giorni della propria vita è un orgoglio, ma a volte diventa un lavoro.
Per essere felici bisogna esser piccoli, perché la felicità è una coperta e non mi piace scegliere se tenere fuori i piedi o la testa.
Per essere felici ci vuole dolore, perché riuscire un giorno a riderci su non ha paragoni.
Per essere felici ci vuole vanità, perché quando proprio non si trova altro ci si guarda allo specchio, ci si fa carine, ci si stampa un sorriso sulla faccia e… dai cazzo! Qualcuno che ti sorride e ti chiede la ricetta della felicità lo trovi. E così stai in bilico tra il volerlo mandare a quel paese e il sentirti davvero un po’ felice!
Questi gli ingredienti, le varianti ve le dico un’altra volta o non finisco più di scrivere e voi di leggere. Per la preparazione della pozione mettere tutto in un mixer e frullare fino all’ottenimento di una crema vellutata. Un terzo di intruglio lo si lancia dietro le spalle dicendo la parola magica “ma vaffanculo, va”, un terzo si semina in terreno mediamente argilloso al grido di: “Porca miseria, germoglia!” un terzo si unisce a rum, lime, ghiaccio, menta e zucchero di canna e si beve miagolando voluttuosamente.
Dopo di che ci si guarda allo specchio e si risponde alla seguente domanda: a cosa voglio somigliare oggi? Risposta A: un pelo incarnito in mezzo alle chiappe. B: un raggio di sole.
Beh, la rossa sceglie sempre il raggio di sole, tze!   
P.S. per essere felici ci vogliono coraggio e follia, perché “che la baciai, per Dio, si, lo ricordo!”  

Avviso ai naviganti

Ci sembra doveroso spiegare alcune piccole cose prima di partire con questa avventura meravigliosa del blog: come nasce, come funziona e perché? Procediamo con ordine.

Come nasce "La Rassegna Stronza"?
La "Rassegna Stronza" nasce dalle nostre pause caffé, delle interminabili pause caffé, al bar del nostro posto di lavoro. Sfogliare il giornale e commentare ironicamente, taglientemente, cinicamente, ma soprattutto musicalmente le notizie è diventata ben presto una passione. Si sa che il confronto è il miglior mezzo per crescere, così anche noi abbiamo iniziato a confrontarci partendo dalle notizie del giornale. Si va alla ricerca della "Notizia del Giorno", per il quale generalmente si implora un corso di grammatica per i titolisti, e nel frattempo si legge, si interpreta l'articolo e si commenta. A queste "sedute terapeutiche" a base di cornetto (crema per Red, miele per Pink) e cappuccino assiste estasiato qualche avventore e partecipa qualche collega. Dopo qualche proposta buttata lì per caso è venuto in mente a Red che forse era il caso di dare una maggiore dignità alle meraviglie prodotte sotto gli effluvi della schiumetta del cappuccino. Ed eccoci qui!

Come funziona "La Rassegna Stronza"?
Essendo due persone differenti, abbiamo due punti di vista differenti sul mondo, sulla vita, sul lavoro, sui grandi temi della politica, ma anche su come fare una perfetta amatriciana. Quindi, oltre ai fantastici post a quattro mani, potrete seguire i punti di vista di Red e di Pink su singoli temi. Non un confronto su cosa sia "rosso" e cosa sia "rosa", ma sui singoli pensieri. Il che non significa che siano per foza pensieri diversi. E' solamente giusto dare singolare dignità alla visione del tema di Red e a quella di Pink, dove possiate capirle e intepretarle.  

Perché "La Rassegna Stronza"?
Perché titolo migliore probabilmente non esisterebbe. Il verso immortale "Che eri una gran stronza io c'ero arrivato già" di "Jackpunk" dei Frida Fenner ha sconvolto le adolescenze di Red e Pink, e la definizione di "stronza" probabilmente se la son beccate mille e più volte. Siccome un po' stronzette lo sono realmente, e i loro commenti (per quanto corretti e appropriati) a volte denotano una "leggera" vena di stronzaggine, cosa poteva esserci di più coerente per una rassegna stampa in stile "Red&Pink"?

Precisate queste poche cose, buon divertimento!!!

giovedì 21 luglio 2011

Chi è Red?

 La Rossa per incominciare è sicuramente donna e orgogliosamente femmina, ma se fa un test da titolo “scopri la percentuale di maschile e femminile in te” il risultato è: 75% maschio. Tradotto: lasciatela in pace la domenica pomeriggio (ahimè ormai anche il sabato di anticipo e la domenica di posticipo) non sperate di farla arrossire con battutacce scurrili (è già rossa), non spiegatele come si impasta il cemento (lo sa già) e aspettatevi improvvise citazioni dai film di Leone.
Ha trent’anni e se la chiamano signora non si offende, ma si irrita se qualcuno le si rivolge con nomignoli non autorizzati. Non concepisce l’uso dei pantaloni se non per validi motivi, si affligge per gli abbinamenti sbagliati ed è capace di raddrizzare la cravatta a dei perfetti sconosciuti incontrati per caso, ma non è cattiva, la disegnano così.
La Rossa è rossa per natura e per scelta, e sa che si diventa rossi per pudore, per passione, per rabbia per amore, che rossa è la lotta per la libertà ma anche il sangue, il dolore, la fatica. Ma per lo più diventa rossa per fragorose risate che scoppiano quando meno se lo aspetta, grazie a idee che le si affastellano copiose nel suo cervello iperattivo.
La Rossa è golosa: di vita, di libertà, di amore e di cibo. Non toglietele quindi nessuna di queste cose se non volete incappare nell’ira da erinni che a volte irrompe nella sua essenza di norma pacata e paziente.
La Rossa ha uno smodato amore per il Bello, per la Cultura, per l’Arte, per la Creatività, per la Ricerca e non sopporta chi appesantisce e abbruttisce queste categorie con l’antiestetica e banale pesantezza del prendersi sul serio. Quindi, con la sua fida compagna di merende Pink, ha intrapreso l’appassionante crociata di regalare un po’ di Grazia e Leggerezza a questo triste mondo, compito portato avanti dalle nostre “eroine” con mirabile modestia di stampo radical chic.
Se vedete quindi due affascinanti e belle trentenni (ma non ditelo a Pink, mi raccomando) che al tavolino di un bar leggono il mondo con l’acume di tre linci, cinque volpi e quattro armadilli messi insieme… beh saprete che siamo noi! Presentatevi con un fascio di fiori di campo, una pasta alla crema e un cappuccino (mojito e cosmopolitan se dopo le 8pm) e sarete ammessi al tavolo della rassegna stronza live!

Chi è Pink?

Pink ha 29 anni, e non si rassegna all'arrivo imminente dei 30. E' Pink perché in lei tutto ha una sua componente rosa, dal colore del computer alle scarpe, nonché al colore dei capelli. Ebbene si, sono stati rosa, poi tornati naturali a causa della professione di Pink. Anche la visione del mondo è rosa. Non ingenua, semplicemente rosa. Con venature nere, come il marmo. Pink ha la dolcezza del marmo. Non di rado alcuni giovanotti, che si sono accompagnati a lei per periodi di tempo varabili, hanno dichiarato che è un blocco di marmo di Carrara. O di Chemtou, se preferite. Riesce a commuoversi guardando "La Principessa Sissi", "Via col vento" e leggendo "Orgoglio e pregiudizio", sperando che prima o poi capiti anche a lei una storia d'amore così travolgente. Il suo ideale di uomo è un mix tra Darcy e il principe Bolkonskji, se non corrispondete nemmeno un po' a questa descrizione, lasciate perdere. In altri casi le scendono le lacrime se beve la Coca-Cola molto fredda, ma non sempre. Sguardo perennemente nascosto da lenti Ray-Ban Aviator specchiate, passa buona parte della sua mattina a commentare le notizie del giornale con Red, fedele compagna e collega di disavventure con cui frequenta un luogo di perdizione e cultura simile al monastero de "Il nome della Rosa". Pink ama la danza classica e la musica punk, i tatuaggi e le scarpe con il tacco e il plateau, il gelato al cioccolato e l'aglio, il vino rosso e la Sprite (ma non assieme, per carità!). In lei si fonde la diplomazia della Bilancia e l'egocentrismo della Vergine: un mix incasinato, ma molto sexy! Non provate a farla ubriacare, missione vana. Regge benissimo vino e superalcoolici grazie ad una rivoluzionaria educazione materna. Femminista incallita, dopo la scoperta che è possibile ricreare il liquido seminale in laboratorio sostiene che i maschi siano destinati a scomparire perché meno utili. Nonostante ciò li tollera perché fanno parte dell'ecosistema. Messa così, incontrare Pink è come arruolarsi nei Marines, ma non è vero. Pink è come un bastoncino Findus, apparentemente di ghiaccio, ma poi resta croccante fuori e morbida dentro, nonché ignara del fascino che, a quanto pare, esercita sui maschietti. A differenza di Red, è raro vederla con la gonna: ha scoperto i jeans a 12 anni e da allora non se n'è mai più liberata. Usa magliette, che definire imbarazzanti è poco, grazie alle quali colleziona anche imperdibili figure di merda. Nonostante tutti pensino che Pink sia un'adepta della religione di Hello Kitty, il suo personaggio preferito è Linus Van Pelt ed è per questo che si definisce una "ragazza copertina". 
Questo ed altro scoprirete di lei sul blog!