martedì 18 dicembre 2012

Di corsa - by Red



E' quando finiscono il paese con i suoi lampioni, e poi anche le luci delle case dell'ultimo medau. E' allora che anche le macchine smettono di passare perchè tutti sono a casa o dentro i bar. Allora l'unica traccia per stare sull'asfalto è quella della striscia bianca di fine carreggiata, un po’ cancellata, ma meglio di niente. Allora l'unico collegamento visivo con la natura che ti avvolge sono le stelle, ma ci sono gli altri sensi a darti l'esatta cognizione del mondo. A valle il rio Mannu scorre con un suono vivace d'acqua fresca che scivola sulle pietre, il gracidare delle rane si fonde al canto ritmico delle cicale, anche i miei piedi battono a terra con lo stesso tempo, leggeri e veloci; a monte l'abbaiare dei cani e un belato ancora più in lontananza, su un albero il respiro quasi umano di una civetta. Il profumo di erba umida ha preso il posto di quello dei camini accesi e delle cene, fatte all'antica, come tutto del resto, in questo angolo di mondo fuori dal tempo. Lascio andare gli altri, non voglio sentire altri passi, altre voci.
Corro, né forte né piano, corro. E la mia corsa è come un ballo a tre passi, la musica è suonata dalla natura, la ritmica dal mio cuore. Tre passi per inspirare, per fare il pieno di odori e di vento, tre passi per espirare, per buttare fuori quello che non mi serve più. Corro, più forte in salita, via da tutto, da ogni passione, da ogni felicità, da ogni dolore; incontro a tutto, ad ogni passione, ad ogni felicità, ad ogni dolore. Via da me stessa e dagli altri, per poter di nuovo incontrare me stessa e gli altri, alla ricerca del vuoto, del nulla, per comprendere il tutto. Corro, non importa la fatica, non è il tempo di sentirla, è il tempo di andare. Corro, non importa se il vento mi viene contro, ora è un amico che mi rinfresca il viso. Corro, il sudore mi bagna, rossa di fatica, rossa di calore, rossa di forza, rossa di femminilità, rossa di libertà. Corro, il corpo finalmente domina la mente, azzera i pensieri, vive di soli sensi, vive del desiderio di cose piccole come il pane, grandi come l'acqua. Corro, torno verso il paese, verso casa, si spezza l'incanto del vedere le cose senza l'aiuto degli occhi, ma ora c'è abbastanza vuoto da tollerare il pieno. Tutti gli altri muscoli sono così duri che il cuore sembra tenero come quando non aveva graffi, la sete è così intensa che bere è una felicità vera. Ora la solitudine è così percepibile che si può ridere in compagnia, la fame è così bella che si può mangiare sedute per terra accanto al fuoco, la stanchezza è così sana che si potrà dormire.

2 commenti:

  1. Ma chi te lo ha scritto? Ricorda qualcuno di innominabile con il suo scrittore di riferimento.

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  2. Ovviamente l'ho scritto io, come tutto quello che pubblichiamo è scritto da chi lo firma. E come testimonia la fedele descrizione del mio quotidiano itinerario di corsa nel cuore del basso Sulcis. Però non ho capito il riferimento a qualcuno di innominabile... starò perdendo colpi!

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