domenica 2 dicembre 2012

L'Almanacco di Violet


SIGLA!!!

Sole: A Cagliari (Sardegna, Europa, pianeta Terra, Sistema Solare, Via Lattea, Universo) il sole sorge alle 7:23 e tramonta alle 17:00.

Luna: La luna è calante. Il 5 di dicembre entrerà nel suo ultimo quarto.

Onomastici: Tantissimi auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Abacuc (profeta), Aurelia, Bianca (di Castiglia), Silverio (2 dicembre); Francesco (Saverio), Birino, Sofonia (3 dicembre); Barbara, Giovanni (Damasceno), Ada, Cristiano, Cirano (4 dicembre); Consolata (di Pavia), Dalmazio, Saba (5 dicembre); Nicola, Pietro (Pascasio), Asella (6 dicembre); Ambrogio, Fara, Serena (7 dicembre); Immacolata e Concetta (Immacolata Concezione della Vergine Maria), Eucario, Macario, Sabina (8 dicembre); Anna (madre di Samuele), Juan Diego (veggente di Guadalupe), Siro (di Pavia), Vittore (di Piacenza), Valeria (9 dicembre).

Il Santo: Il 4 di dicembre la Chiesa ricorda Barbara, decapitata con la spada da Dioscoro, suo padre, il quale venne poi colpito da un fulmine. Secondo la tradizione, Barbara viene invocata contro i fulmini, il fuoco e la morte improvvisa. È patrona degli architetti, dei minatori, dei moribondi, dei fucili e della polvere da sparo, dei Vigili del Fuoco.

Compleanni storici: Buon compleanno ad Emilio Lussu, nato il 4 dicembre 1890.

Questa settimana accadde: Il 9 dicembre 1980 a Palermo fu fondato il primo circolo Arcigay. Solo nel 1985 l’Arcigay divenne un’associazione a diffusione nazionale.

La notizia del giorno… un anno dopo: per la saga degli uccelli, anche questa settimana per voi una notizia sui nostri amici pennuti! Fino a domenica – Uccelli di pregio, mostra alla Fiera (unione Sarda, Edizione del 9 dicembre 2011, p. 23).

Feste e ricorrenze: Il 3 di dicembre si celebra la Giornata Europea per i Diritti delle Persone Disabili.

Feste e ricorrenze private: Auguri al Cavalier Strutto che il 6 fa l’onomastico. E a tutti i Nicola nostri fans e amici, by la Rassegna! Il 7 dicembre tanti tanti auguri a Gad (Lerner obviously) da parte di Red.

Curiosità: A partire dal 6 di dicembre inizia un mese dedicato ai “doni”, da fare ai bambini e da scambiarsi, i segno di augurio, ricordo, pensiero, riconoscenza. Il 6 di dicembre è il primo appuntamento dedicato a questa tradizione: la festa religiosa a cui è legata tale data è san Nicola, vescovo di Myra, conosciuto nell’Europa del nord come Saint Nicholaus (da cui Santa Claus, cioè Babbo Natale). È un santo molto antico e venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa, e che, secondo la tradizione, portava regali ai bambini poveri della propria città. In particolare la leggenda narra che donò tre mele a tre bambini poveri ed esse, nottetempo, si tramutarono in oro. A Bari, in molti paesi del Sud Italia, della Grecia e in varie località del Nord, accomunate dall’essere state parte dell’Impero Austro-Ungarico (Lecco, Trieste, Gorizia, Belluno, Trentino ed Alto Adige, per restare in Italia), i bambini ricevono piccoli doni in occasione della sua festa. La seconda data dedicata ai regali è il 13 di dicembre, Santa Lucia. Poi abbiamo i più conosciuti e diffusi, Natale ed Epifania.

La matita rossa e blu: Ovvero: conosci l’italiano? Nella segnalazione di oggi, però, si tratta di: conosci il sardo? Lo spunto Violet l’ha avuto una mattina che aspettava la metro alla fermata “Centro Commerciale”. Nel muro di fronte, qualche imbrattatore, che si firma “Alterego”, scrive così: SUGUNNE MAMA RUA. Ora, volgarità gratuita a parte: è mai possibile che non si abbia idea di cosa si dica e nemmeno di cosa si scriva? SU: articolo maschile singolare. CUNN(U): nome comune di cosa. ‘E (=de): preposizione semplice. MAMMA (non “mama”): nome comune di persona. TUA (non “rua”): aggettivo possessivo, riferito a mamma.

Le buone maniere di ieri e di oggi: Le buone maniere esistono anche sui mezzi pubblici? E si dovrebbero rispettare? Non vi sembri strano se Violet intende dare una risposta affermativa a questa domanda e si accinge a spiegarvi il perché. A Brescia, per esempio, è stato varato recentemente un nuovo regolamento per coloro che viaggiano sui mezzi pubblici: esso si apre proprio con alcune semplici regole di buona educazione che dovrebbero essere rispettate da tutti. “La precedenza a sedere va riservata alle donne incinta e alle persone con difficoltà motorie”. Io raccomanderei anche di cedere il posto alle persone anziane, di non parlare a voce alta, di non insultare gli altri viaggiatori né, tanto meno, il conducente. Aggiungerei di rispettare gli sportelli per la salita e la discesa, la priorità di discesa nelle porte atte a tutt’e due i movimenti, non intralciare il passaggio. E poi, perché non provare a ricordarsi di essere in compagnia di altre persone? Non occupare più di un posto a sedere, anche se il mezzo fosse vuoto: questo permette a chi sale di non sentirsi rifiutato, né obbligato a chiedere che gli venga concesso, come favore, il sacrosanto diritto a sedersi in uno qualunque dei posti disponibili nel mezzo. Non mettere i piedi sui sedili: qualcun altro prima o poi andrà ad occuparli e non è carino che li trovi insozzati da qualunque residuo lasciato dalle suole delle scarpe altrui. Ancora più attenzione bisogna fare a non poggiare i piedi agli appositi sostegni per le mani (dovrebbe bastare il termine a farne intuire il motivo). Da ultimo, gli appositi sostegni, appunto: perché monopolizzarli e ballarci la lapdance, mentre gli altri passeggeri crollano al suolo a causa di una brusca frenata? Per praticare le buone maniere sui mezzi pubblici, come vedete, bastano due semplici regole: la consapevolezza di non essere soli al mondo e l’accorgersi di chi ci sta intorno. Alla prossima!

Il Lama racconta: Si racconta che l’8 dicembre di tanti anni fa un giovane prete si preparava a dir messa presso un altare laterale di una chiesa del centro di Torino. In quel momento entrò un ragazzo, sui 15 anni, e il sacrestano gli chiese di andare a servire la messa al giovane prete. Ma, poiché egli non sapeva farlo, prese la scopa per cacciarlo via. Il sacerdote lo fermò, affermando che fosse suo amico e gli chiese di aspettarlo alla fine della funzione perché doveva parlargli di cose della massima importanza. Fu così che si ritrovarono nel cortiletto vicino alla chiesa e iniziarono a parlare. Al sacerdote bastarono poche domande per capire che quel giovanetto fosse solo al mondo: era orfano, lontano dal paese natio, solo in una città ostile per cercare lavoro. Non sapeva scrivere, né leggere. Non aveva imparato le preghiere. Però il prete scoprì che sapeva “fischiare”. Allora vide un lampo negli occhi del ragazzo: un sorriso e divennero amici! Ma un prete, soprattutto a quei tempi, rimane sempre un prete. Lo invitò a dire insieme un’Ave Maria, anzi la recitò lui per tutt’e due. Dicono che così nacque l’oratorio. E raccontano che gli oratori, dopo 171 anni, siano ancora un luogo per fischiare, sorridere insieme e farsi tanti amici.

Così parlò zio Gecob: Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è come un'opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita, prima che l'opera finisca priva di applausi.

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