lunedì 30 dicembre 2013

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:42 e tramonta alle 17:08.

Luna
La Luna è calante. Il 1° gennaio alle 11:16 è Luna Nuova. Lo stesso giorno, alle 21:07, raggiunge il perigeo. Ottimo modo per il nostro satellite di iniziare il 2014. Inoltre, nel mese di gennaio 2014 la Luna sarà “due volte nuova”, durando tra i 28 e i 29 giorni un suo ciclo completo!

Cielo del Mese, i Pianeti
In questo mese di dicembre non è stata favorevole l’osservazione di Mercurio, a parte, forse, nei primi giorni. Infatti il 29 dicembre c’è stata la congiunzione con il Sole, condizione che, per definizione, non rende osservabile un pianeta.

I Santi
30 dicembre: san Felice I papa
31 dicembre: san Silvestro
1° gennaio: santa Maria, Madre di Dio
2 gennaio: san Basilio Magno e san Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa
3 gennaio: santissimo Nome di Gesù
4 gennaio: santa Angela di Foligno
5 gennaio: santa Amata della Tebaide

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Ploaghe – Stamattina mancherà l’acqua (L’Unione Sarda, Edizione del 4 gennaio 2013, p. 34).
Se volete consultare le Breaking news di quel giorno, cliccate qui

Feste, Ricorrenze, Curiosità
Anche questa settimana non voglio parlare di feste o ricorrenze di cui parlino tutti. Il 1° gennaio, per i cattolici di tutto il mondo, oltre che essere la festa dedicata a Maria, Madre di Dio, è la Giornata della Pace. Volle così Paolo VI nel 1968. E, da allora, è così. A me sembra un’ottima motivo di riflessione quello sulla “pace”, sul senso che le diamo, sullo spazio che ha nella nostra vita e nelle nostre scelte quotidiane. Il tema per il 2014, il primo scelto da papa Francesco, è “Fraternità, fondamento e via per la Pace”. Ecco, credo che dedicherò un po’ di tempo a meditarci sopra. Su chi sia il fratello, e su quale responsabilità porti sentirsi fratelli e sorelle dell’intera umanità…

Il Lama Racconta
Molti associano l’inverno all’immobilità.
Si pensa alla stagione buia come a qualcosa di uggioso, noioso,  abitato da corte giornate e lunghi crepuscoli,  vestito in grigio nebbia e intinto nella pioggia sino a disfarsi in una melanconica piattezza, in un’inesausta attesa di nuovi fiori, colori, caldo e sole, spiaggia, mare….
Si, certo, c’è la neve, a volte. Quella piace, con la sua attitudine a vestire ogni cosa, a lisciare e pareggiare, attutire e placare, incantare…Si, la neve è un grande incanto disteso sulla cruda realtà della stagione “morta”. Peccato che proprio in ragione della sua purezza ogni minima impurità su di essa risalta come un paffuto scarabeo in un piatto di ricotta, peccato che la sua corruzione vesta il grigio ed il nero esaltandoli ancor di più di quanto già non avvenga normalmente.
Ma non v’è nulla di morto, nella stagione di Alban Arthuan.
E’ nel cuore del gelo, tra le braccia di Madre Terra, spesso in una tana scavata sotto le radici di imponenti Antichi, che l’orsa dona al mondo i suoi cuccioli e comincia a nutrirli. Escono dall’utero della Piccola Madre ed entrano nell’utero della Grande Madre, ove crescono sino al disgelo, sino al risveglio del mondo esterno, che li accoglie nella loro seconda nascita.
Questo è l’inverno, questo è il tempo dell’attesa, della piccola morte che nasconde la nuova vita che cresce, il tempo del rinnovamento più profondo. Tempo di radici, di semi, di gemme.
Come si può parlare di stagione morta? Forse che una giovane donna, nel pieno della gravidanza, è morta perché non danza come le sue sorelle? O è forse doppiamente viva, perché custode del futuro nel suo grembo? Non è forse questo un tempo di magia, di suprema creazione, di armonia di maschile e femminile fusi nel dono della nuova incombente esistenza?
E’ vero che la notte più lunga è prima dell’alba. E’ vero che nel profondo e interminabile buio del Solstizio è inevitabilmente racchiusa la rinascita. Più a fondo non s’immergerà il Sole, e la fiamma invitta tornerà a salire i gradini che conducono al bacio del fuoco di Imbolc.
Forse è solo una questione di apparenze. Se passando guardi un uomo seduto a fissare un grande campo incolto, puoi essere indotto a pensare che stia oziando, vagheggiando di ricordi sottili come fili di ragno. Ma nella mente di quella persona invece in quel momento è in corso un progetto che durerà generazioni, che vedrà sorgere una casa, un bosco, che vedrà campi arati, coltivati, raccolti, lasciati a maggese nella ruota del tempo, delle stagioni, della rigenerazione. Quell’uomo sta vedendo mille germogli farsi alberi , fiorire, dar frutto. L’immobilità del suo corpo è bilanciamento al vortice della sua mente che sogna, immagina, traduce, pianifica, scarta, sceglie, progetta.
Tutti noi percorriamo un viaggio, più o meno consapevole, più o meno nitido, con a volte una memoria della strada percorsa in altre precedenti esistenze, con porte che si aprono sul cammino che verrà, per chi sa leggere segni e messaggi. Qualcuno corre, qualcuno arranca, tanti guardano dritto innanzi a sé e procedono senza deviazione alcuna.
A me viene da pensare che ogni stagione ha il suo passo e che se vogliamo essere in armonia con il tutto è utile armonizzare il nostro passo al tempo che attraversiamo. E questa stagione aiuta a tenere un cammino più attento a quel che ci circonda. Ci concede il tempo di vedere nel profondo, di assimilare l’essenza di ciò che è e distinguerla da ciò che appare. Questa stagione, più di altre, insegna.
Così mi viene spontaneo pensare che la danza della vita, nel suo alternarsi di ritmi, mantiene perpetuo il movimento. Anche in questo tempo, intreccia geometrie sacre fatte di passi calzati di lana e cuoio, che disegnano nella neve mandala d’emozioni destinati a scolpirsi nel gelo, che sussurrano respiri di nuvola che nascondono canti propiziatori a preservare, distillare, infondere futuro nel germe della vita già nata ma che attende, paziente, di crescere.
Sia danza e canto, dunque, il vostro essere nel tempo di Alban Arthuan. Possa la benedizione del Mondo Bianco scendere e circondarvi di infiniti cristalli, ognuno diverso, ognuno perfetto, così come lo sono i nostri corpi luminosi.
Possa il sorriso dei lunghi tramonti riempirvi il cuore, e la fiamma del vecchio ceppo di quercia scaldare le vostre mani.
La felicità, non è mai abbastanza (Nella silenziosa danza nel Tempo di Alban Arthuan, Arth).

Così Parlò zio Gecob
Il silenzio della lingua ci insegnerà a parlare di Dio, il silenzio degli occhi ci aiuterà a vedere Dio.
Madre Teresa

Così aggiunse Violet
Sono felice che questo sia, contemporaneamente, l’ultimo Almanacco del 2013 ed il primo Almanacco del 2014. Non mi piace la parola fine. Ma qui si respira un semplice passaggio da una “cifra” alla sua successiva, uno scorrere che è continuità e cambiamento insieme. Un progredire, camminare, maturare… Che la nostra presenza, in questo piccolo spazio, porti un momento di tranquillità, di distensione, di riflessione, di svago. Che la vostra presenza possa essere ancora linfa per esprimere pensieri e idee, ma soprattutto per narrare e narrarci!!!
Che sia una settimana di pace e di felicità. E appuntamento per il 6 gennaio… si sa mai, a dorso di cammello o a bordo di una scopa?
Auguri!!!


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