lunedì 2 dicembre 2013

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:23 e tramonta alle 17:00.

Luna
La Luna è calante. Il 3 dicembre sarà Luna Nuova alle 00:25. Il 4, invece, la Luna raggiunge il perigeo alle 10:19.

Cielo del Mese, i Pianeti
Nel mese di dicembre ISON (la cometa di questo periodo), dopo aver doppiato il Sole, inizia una rapida risalita verso Nord. Nei primi giorni del mese, aumentando la sua progressiva elongazione dal nostro astro, va cercata preferibilmente all’alba, quando è posizionata meglio che al tramonto. Alla sera, infatti, pur migliorando man mano la sua altezza sull’orizzonte, è immersa nelle luci del crepuscolo. Condizione che permane almeno fino alla metà del mese. Ovviamente se assumerà una “grande coda”, si potrebbe cogliere ogni occasione per ammirarla, sia la sera che al mattino, quando la coda si vedrebbe risalire un cielo sufficientemente buio. Nella terza decade del mese sarà comunque visibile anche la sera anche se più bassa che all’alba. Buona osservazione!

I Santi
2 dicembre: san Abacuc profeta
3 dicembre: san Francesco Saverio
4 dicembre: santa Barbara
5 dicembre: san Pelino, vescovo di Brindisi
6 dicembre: san Nicola di Mira
7 dicembre: sant’Ambrogio
8 dicembre: Immacolata concezione della Beata Vergine Maria

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Monreale – Il parco degli scheletri di ferro (L’Unione Sarda, Edizione del 2 dicembre 2012, p. 24). 
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Feste, Ricorrenze, Curiosità
Il 3 di dicembre si celebra la Giornata Europea per i Diritti delle Persone Disabili.
Il 6 di dicembre è il primo appuntamento dedicato alla tradizione dei doni per il periodo natalizio: la festa religiosa a cui è legata tale data è san Nicola, vescovo di Myra, santo molto antico e venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa, e che, secondo la tradizione, portava regali ai bambini poveri della propria città. In particolare la leggenda narra che donò tre mele a tre bambini poveri ed esse, nottetempo, si tramutarono in oro. Si racconta ancora che, essendo un vescovo, esortò tutti gli altri parroci della sua diocesi a diffondere il cristianesimo laddove i bambini non avevano la possibilità o la volontà di recarsi in chiesa anche a causa del freddo invernale, che costringeva molti a non uscire di casa. Così li esortò dicendo loro di recarsi dai bambini portando un regalo e di cogliere l'occasione per spiegare chi fosse Gesù Cristo e che cosa avesse fatto per l'intera umanità. I parroci, portando con loro un sacco pieno di regali, raggiungevano i bambini mediante alcune slitte trainate da cani, non renne. A Bari, in molti paesi del Sud Italia, della Grecia e in varie località del Nord accomunate dall’esser state parte dell’Impero Austro-Ungarico (Lecco, Trieste, Gorizia, Belluno, Trentino ed Alto Adige, per restare in Italia), i bambini ricevono piccoli doni i occasione della festa di San Nicola. La leggenda di san Nicola è alla base della grande festa olandese di Sinterklaas (il compleanno del Santo) che, a sua volta, ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus nelle sue diverse varianti.

La Donna del Mese
Forse è un’illusione. Forse sono una romantica. Forse, invece, è proprio vero che questo periodo dell’anno si pensa maggiormente alle cose semplici della vita, che poi sono quelle importanti. Forse si ritorna alle origini, si riscopre il valore di stare insieme, in famiglia, che sia famiglia di sangue, di affetti, di amicizie, poco importa. Forse, e qui il forse si fa più stringente, è il tempo in cui i piccoli, i bambini si possano ricollocare al “centro” di un discorso vita-esistenza-educazione-sviluppo fatto a loro misura. Ripeto. Forse. Ma se fosse, varrebbe la pena riflettere sulla figura di una grande donna che questo ha saputo fare non solo nella sua professione, ma inventando una professione e un metodo, perché fosse possibile un mondo in cui i bambini, nessuno escluso, siano importanti. Parlo di Maria Montessori. E qui trovate un suo bellissimo ritratto, ricco di particolari.

Il Lama Racconta
Era un ceppo inaridito e semivuoto. L’estate era stata difficile, più di tutte quelle che aveva vissuto nella sua lunga vita. Una vita fatta di pioggia, di sole e di vento. Della compagnia dei suoi amici del bosco di castagni alle pendici del Gennargentu. Ma questa lunga esistenza era quasi alla fine. Era felice, però. Da albero maestoso e forte aveva seminato bene: aveva dato riparo e ombra e aveva fatto filtrare la giusta quantità di luce; aveva offerto con abbondanza il suo cibo in autunno; aveva rallegrato i frequentatori del bosco. Aveva sparso i suoi semi, e tanti giovani castagni crescevano robusti tutt’intorno. Il movimento dei suoi rami aveva cullato coloro che, stanchi, si erano seduti presso il suo tronco. Il fluire della sua linfa e lo stormire delle sue foglie avevano narrato le storie più magiche e i detti più segreti a chi aveva avuto orecchi attenti alla sua voce. E, a sua volta, aveva ascoltato, le vicende liete e tristi di chi, nei suoi lunghi anni, si era abituato a fidarsi di lui. Quando la vecchina, accompagnata dal figlio e alcuni nipoti si era avvicinata, aveva accarezzato la corteccia ormai rinsecchita e aveva detto “Eccolo, lo abbiamo trovato!”, non immaginava di avere ancora un compito da svolgere. Ma quella notte non riuscì a riposare, per l’emozione di esser stato scelto. E poi nell’aria c’era qualcosa di speciale, Natale si avvicinava. La mattina seguente l’uomo tornò, con degli amici. Finirono di sradicare quel poco di ceppo secco e aperto, arido e semivuoto, che era diventato. Lo caricarono su un carretto. Lo portarono in casa e la vecchina diede istruzioni perché fosse sistemato in fondo a sa ziminera. Tutto il giorno gli abitanti della casa si affaccendarono a preparare, pulire, addobbare, fare dolci. Uscirono solo mezz’ora per la novena e, al ritorno, gli diedero fuoco. Prese ad ardere piano, da dentro, mentre loro cenavano e poi uscivano svelti. E al ritorno, mentre cantavano Est Nadu, gli misero vicino vicino la statua di un Bambino. Ora capiva quale sarebbe stata la sua ultima missione: era stato scelto per essere su Truncu ‘e Xena, ed era l’onore più grande che potesse avere un vecchio ceppo, ormai secco! Ancora qualche chiacchiera e tutti andarono a letto, scambiandosi abbracci, sorrisi e auguri. E allungando le mani, una volta di più, al suo dolce tepore. Era notte fonda, ormai, e il suo cuore era caldo e pieno di pace. Si sarebbe consumato piano, fino all’Epifania, per scaldare il Santo Bambino (Su Truncu ‘e Xena, liberamente adattato dalle usanze della Sardegna, Violet per la Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Ed è sempre la semplicità che fa sussultare il cuore.

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