Io non riesco ad essere intelligente per 24 ore, non ce la faccio. Mi vergogno, ma è così. Ho bisogno di sani momenti di deficenza. Non è difficile scoprire che nella vita ho una borsa di ricerca, quindi diciamo che sono un ricercatore (per la precisione, un'assegnista). Mio malgrado faccio parte di quel gruppo di persone che mettono la cultura, la scienza, la ricerca al centro della loro vita, sperando di non inficiare la categoria. Cerco di muovermi all'interno di essa piena di stupore per esserci dentro. E' bellissimo. E' un "lavoro" che, a seconda del periodo, non ti da pausa nel WE, ma è così bello!
Andando oltre il lato romantico della cosa, ammetto che il mio cervello funziona come le pentole a pressione e/o le stanze col Baygon. Arriva un momento in cui, a fine giornata, se non ho da andare a danza, devo far partire la valvola della pressione o rischio di scoppiare come le pentole, e il mio cervello è come una stanza piena di Baygon: sopra c'è un cartello con la scritta "Areare prima di soggiornarvi". In quei momenti non me ne frega un bel niente di François Truffaut, di Veermer e di tutte quelle cose che fanno molto "persone che ne sanno" e voglio perdermi dietro alle scarpe gialle di Christian Louboutin, guardare "I love shopping", leggere "Vogue" e "Vanity Fair" cercando a rossetti e mascara senza pensieri, oppure fare la maratona di "Spongebob". E invece no...
C'è qualcuno che dice che "Certe cose non si addicono a una persona come te", perchè che persona sono? Un fenicottero? Boh... Oppure, dal lato opposto, ci sono i ferrei sostenitori che la cultura non si trova nei libri e che quindi perdere tempo dietro a queste cose dimostra che sei soltanto un superficiale senza cervello. Uhm...
Non mi va oggi di prendere la strada verso la differenza tra ossessione dell'immagine e cura verso sé stessi che altrimenti in certe giornate molto masochistiche sembriamo dei ripieni di Giovanni Rana (capita a TUTTI, nessuno escluso, di essere in certe giornate estremamente brutti). Però voglio dire una cosa. Ok, è vero che la cultura non si trova nei libri, anzi diciamo NON SOLO nei libri. Mio nonno non ha studiato e sprizza saggezza e cultura da ogni poro e da ogni sguardo vispo che lancia, nonostante i 95 anni. Mi ha insegnato un sacco di cose tipo scegliere le carote più belle o le differenze dei legni in base all'uso che se ne deve fare. Mica lo sapevo io che l'eucalipto va bene per il fuoco perchè brucia lentamente, lui si e senza studiare, tutta esperienza. Io so recitare Dante a memoria, conosco le lingue morte, so dare la definizione di anacoluto, uso correttamente il verbo transverberare ma non so distiguere un mandorlo da un ciliegio, né tantomeno spiegare il fallimento della teoria del flogisto o cambiare l'olio al motore.
Quello che però non mi va sono i due eccessi. Il primo è che, siccome studio per la maggior parte delle ore della mia giornata, debba essere sempre dedita a faccende molto "intellettuali". Il secondo è che non abbia un minimo di senso pratico e mi dedichi, nelle ore che mi restano, non alla meditazione sul concetto di "natura" in Platone, ma alle borse di Louis Vuitton e alla cura della me stessa esteriore, dimostrandomi per quella che sono nel profondo: una superficiale.
No, non ci sto. Il concetto mi disturba e disgusta nel profondo. Perchè pur essendo vero che la cultura non è fatta di libri, preferirei che me lo dicesse qualcuno di inattaccabile, non chi si perde nelle doppie, negli accenti, facendo grossolani errori su concetti e conoscenze elementari mentre decanta la sua sete di sapere e la sua vita volta al nutrimento del suo intelletto e del suo spirito.
Vi avverto, la figura è pessima.
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