sabato 2 novembre 2013

Istantanee - by White


Pesce fuor d'acqua

Ho sempre amato quello spazio indistinto e mutevole tra sabbia e mare. Ipnotico e rilassante ad osservarlo, in eterno movimento. Sa disegnare linee artistiche sulla rena, elettrocardiogrammi di vita, rilievi appena accennati. L’onda, ritirandosi, lascia dietro di sé miliardi di fori piccolissimi, narici microscopiche, che sembrano voler cercare aria per respirare. Da un senso di eternità rassicurante, lasciare andare a lungo lo sguardo su quel via vai, di continuità di vita. La musica dolce di una ninna nanna, o a volte, un rock forsennato. L’ho visto più raramente d’inverno, il mare, quando mi muovevo agile, allora, ed infreddolita con il mio soprabito beige da tenente e lunghi stivali neri che mi facevano sentire indiscutibilmente grande e interessante. Un’esploratrice in erba tra sassi ed alghe. L’amore di papà per la pesca mi ha sempre lasciato indifferente ed annoiata, insofferente all’odore. Tutto troppo lento, movimenti ripetuti, uno scrutare lontano l’orizzonte, da naufrago. Trovavo crudele strappare una vita al suo mondo marino, vedere l’atroce affanno dell’agonia, lo spegnersi dei colori. Il raccapriccio al tocco delle squame fredde e ruvide, che punivano lasciando lungamente sui polpastrelli la scia dell’olezzo, memoria persistente del misfatto compiuto. Qualcuno guizzava fuori dall’acqua, per un attimo della durata di un battito di ciglia, il bagliore di un flash la luce che si rifrange sulla livrea, ed era tutto un altro vedere. Come assaporare lo splendore dei colori sulla cupola di un campanile con la copertura in maiolica. Ogni essere vivente ha il suo mondo, per il quale è stato creato.
E cosi tu, fino a quando non sei stata strappata a forza dal tuo, con una sottile crudeltà, facendoti intravedere, a più riprese, la possibilità di guarire. Hai lottato. Disperatamente. Ogni tua risalita era salutata da chi ti amava con un orgoglio indicibile e fiero per la tempra mostrata. Ma quando hai capito che non ti saresti più sollevata hai chiuso gli occhi ed hai deciso di volar via, furibonda per l’affronto subito. Come una creatura portata via a viva forza dal suo mare, prima del tempo e senza alcun motivo plausibile. In un novembre che hai sempre detestato e temuto, perché, a tuo dire, troppo spesso foriero di calamità.

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