lunedì 15 aprile 2013

Cartoline alla Macchia - Immagini di Libertà by Violet


Avete mai sentito il profumo della libertà? Sì, ha un odore la libertà. Un profumo. Inconfondibile. Incancellabile dall’archivio olfattivo di chiunque lo abbia percepito. Anche solo di sfuggita. Da lontano. Per caso.
Avete mai visto il colore della libertà? È il colore d’arcobaleno di piccole gocce che scappano dal getto di una cascata. Rischiano ad uscire dalla corrente. Rischiano che il caldo sole le evapori. Ma regalano uno scintillio iridato sfuggente ed infinito al tempo stesso. Perché quando l’infinito entra dentro, non abbandona più!
Avete mai visto il volto della libertà? Siete mai stati a casa sua? Avete mai conosciuto almeno uno dei suoi paladini? Dei suoi testimoni?
Se sì, avrete annusato, tutt’intorno. Alla ricerca di quel profumo. Perché a dire libertà non basta il suo colore, che poi è uno e molti, e svela luce e pace. Non basta il suo nome. Non basta il suo volto. Le sue rughe. I suoi occhi provati dalle notti insonni, di combattimenti esteriori ed interni. Non bastano i luoghi. La casa. La strada. Le persone.
Serve la sua fragranza.
Vi siete fatti inebriare, almeno una volta, dal suo profumo? Se sì, non vi sarete più trovati nello stesso luogo. Perché lei porta lontano. Non sarete più stati la stessa persona. Perché lei ama. Penetra. Prende. E cambia. Non avrete più avuto la stessa casa. O riconosciuto casa lo stesso luogo.
Vi siete mai seduti a farvi investire dal vento fresco della libertà? L’avete lasciato agire? E poi l’avete sfidato a braccia aperte ad accoglierlo e cedere, a trattenerlo e resistergli? E, infine, l’avete annusato, perché potesse portarvi tutto il suo profumo a liberar nari e trachea, bronchi e polmoni, dallo stantio, dall’inquinamento esterno e interiore?
Sì! Se siete ancora qui, con me. È perché conoscete tutto ciò. Conosciamo il profumo della libertà!
E allora possiamo dirlo senza imbarazzi cosa sia. Quale sia. E tenere alla larga ogni sua edulcorazione o appropriazione indebita. Perché c’è un gran darsi da fare in tutto questo nostro strano pianeta ad appropriarsi della libertà, a fare di lei un concetto, una bandiera, un’ideologia… Ma noi sappiamo il segreto: annusiamo. Alla ricerca del suo profumo!
Vedete, amici, vi faccio un esempio, uno solo: ho quarant’anni e vivo in una città bellissima e rilassata, Casteddu; in una Terra, sa Sardigna, che è stata da sempre occupata, ma ha saputo mantenersi libera nel suo profondo; in un Paese che ha una Costituzione bellissima, che leggo e rileggo, ce l’ho nel comodino, che è il luogo dei libri del cuore, insieme a Bibbia e Vangelo. Eppure in questa Italia, in questa Sardegna, in questa Cagliari il 25 aprile 2012 capitò una cosa singolare.
Il prefetto della città autorizzò al Parco delle Rimembranze una commemorazione dei caduti di Salò organizzata da gruppi di estrema destra. Naturalmente i comitati antifascisti della città provarono ad organizzare, dopo le manifestazioni della mattina, presenziate dalle autorità, una contromanifestazione che prevedeva l’occupazione pacifica del Parco delle Rimembranze al fine di impedire una palese provocazione al senso comune della Giornata della Liberazione. Risultato: due ore di scontri tra comitati antifascisti e forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa. Il centro commerciale di Cagliari bloccato e sotto assedio. Manganellate, fumogeni. Quattro feriti.
È breve la mia vita, è vero. Lo è rispetto alla storia. Ma non pensavo che avrei potuto veder cose simili. In nome della “libertà” di manifestare, ognuno le proprie idee.
Per questo dico: annusiamo l’aria. Lì non c’era profumo di libertà. Se parlassi in sardo con voi vi direi che c’era puzza di “atza”. Di sopraffazione. Di ricerca di aver ragione a tutti i costi. Di marcio. Di combattimento. Di sudore da braccio di ferro!
Giuro, solo un altro piccolo esempio. È libertà cercare di cambiare la politica del proprio Paese? Certo! Di cambiare la sua classe dirigente e di mandare a casa chi approfitta del suo ruolo per lucrare, anziché servire lo Stato? Ovvio! Eppure a me le ultime elezioni e tutto ciò che ne è seguito hanno lasciato un gusto amaro. Ho cercato di non perdere la speranza. Di convincere chi disperava che poteva ancora venirne qualcosa di buono. Ma vedo utilizzare la parola libertà e quella democrazia, una delle sue figlie, in maniera troppo distorta per rimanere convinta del tutto che le abbiamo davanti e non ce le siamo lasciate alle spalle!
È vero, a parlare di libertà e politica si riempiono vagoni di facile retorica. Ed io non voglio farlo. Perché, come vi ho detto, la libertà non è un concetto. Non solo. Non sono parole. Non solo. È un profumo…

Io l’ho annusata la libertà. Sola in un vecchio forte di montagna abbandonato. Dove si era combattuto per lei. E lei c’era. Giocava a nascondino con quelle pietre ormai secche e abbandonate. Si nascondeva. E si svelava. Sapeva di umido e sole. Sapeva di dolce, come le erbe di alta montagna, che attendono il temporale di metà agosto. Come il sangue versato in quel luogo per fare l’Italia, per difendere l’Italia. Sapeva di muschio. Sapeva di fresco. Come il vento che sale dalle pendici del monte. Sapeva di sale. Come la fatica che ci brucia dentro, nel sceglierla ogni giorno. Sapeva di fiori di campo. Come quelli che si trovano per salire fin lassù.
Certo, la libertà è tanto. Troppo, per relegarla solo a vicende politiche e partigiane di un piccolo Paese e di un piccolo Popolo, come il nostro. Eppure se penso a libertà, penso a liberazione. Se dico liberazione, dico 25 aprile 1945. E se, mentre faccio questi pensieri, chiudo gli occhi e annuso, sento il suo profumo. E nel cuore pace. E gratitudine. Per tutti coloro che hanno conservato per me, anche a costo della vita, il diritto di chiudere gli occhi e annusar l’aria!

Saluti dal Forte
Violet

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