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Le storie di Rainbow


Ginger

Guardando sʼimpara a capire e a vedere dove si muovono i pensieri.
Ogni singola persona ha una scatola di pensieri intorno alla testa, colma come una cesta di giochi disordinati.
Si parla ognuno seguendo la propria linea e pochi sono in grado di camminarci sopra senza inciampare nei propri piedi. Come farebbe un equilibrista, sicurissimo nel suo andare, sapendo che la rete sotto è tenuta dagli altri pazzi del circo.
Ci si parla, anche una vita intera, ma quanti hanno capito, quanti si sono capiti?
Ginger sapeva che era difficile mettere a posto i suoi pensieri già prima che lʼennesima sveglia delle sei squillasse. Occhi spalancati e non aveva ancora capito se avesse dormito o meno.
E di nuovo a rimettere a posto i pensieri, tra un ricordo e una nuova immagine: un sogno incastrato di cui restava solo lʼemozione indefinibile.
Pensava che svegliarsi dal sonno della notte senza lasciare al sonno stesso la libertà di scegliere il momento fosse unʼingisutizia. Come prendere la ciotola da sotto il muso del suo cane bianco. 
Iniziava la sua giornata, sbalordita e perplessa, tra cappuccini (tre) e brioscina (una) di cui buttava sempre lʼultimo morso.
Quella notte aveva sognato uno scenario ricorrente. Lʼincrocio di strade in una grande metropoli. Sciami di persone che entrano ed escono da porte, attraversano la strada colpendosi sulle spalle, salutandosi con la mano, odiandosi per un attimo o amandosi per più di qualche giro di lancetta. Dalla vetrina a giorno del solito bar, osservava e vedeva sottilissimi fili dai colori sgargianti che tenevano unite tutte le persone che le scorrevano davanti agli occhi. Centinaia di persone che pensando di muoversi liberamente, erano in qualche modo legate ad altre persone, intimamente vissute o sconosciute.
Le imprecazioni e la speranza che un metro di neve in piena estate o la nebbia o unʼorda di cavallette giganti le impedisse di uscire di casa,anche quella mattina le facevano da compagnia.
Aprendo la porta, pronta a buttarsi nel mondo, si trovò davanti il vuoto. Richiuse incredula. Forse stava ancora dormendo. Tornò per sicurezza al sogno dei fili. Voleva analizzarlo lucidamente.
Quante volte aveva pensato di non poter parlare di questo o di quell'argomento?
Nellʼassoluta convinzione di non essere compresa, facendosi protagonista unica e sola ad aver subito questa o quella esperienza. Si accorse presto di non essere così originale. E che molti o forse tutti, anche se con colori diversi, erano tra loro collegati.
Il problema vero era parlarsi. Parlarsi. Le parole.
Il problema.
Un codice che non tutti usano allo stesso modo. Non tutti hanno lo stesso vocabolario a portata di mano, anzi a portata di momento. Quante volte in assenza di concentrazione, sopraffatta da emozioni impossibili da calcolare con due aggettivi, si trovava puntualmente con la faccia avvolta dal ghiaccio secco?
Il tea. Perfetto. Una bevanda calda a distendere i muscoli della pancia, che per associazione andava a distendere anche i muscoli del cervello. Emisfero destro contro emisfero sinistro, dura battaglia. Emozioni contro ragioni. Bipolarismi momentanei, dolori rapidi, più spesso un poʼ più lunghi di qualche mese.
La verità da che parte sta? I limiti quali sono? Da che parte si deve andare per uccidere tutti i guardiani che padri e madri, maestre, sorelle, preti, hanno nascosto?
A scovarli tutti ci si potrebbero passare anni, è il coraggio che aiuta. Il coraggio di cambiare se stessi è il vero coraggio, il tentativo di cambiare gli altri solo un vano tentativo di mostrarsi forti e potenti, ma senza reali segni di cambiamento.
In realtà siamo piccoli insetti nella tela di un grande ragno che tesse e continuerà a tessere anche dopo che noi moriremo. Chi si invischia muore, solitamente invecchiando prima di quanto sia necessario. Smettendo di sognare, ci si arrotola nel proprio filo e inevitabilmente si arrotola volutamente nellʼenorme matassa anche qualche altra vita.
Ginger si perdeva molto spesso ad analizzare i suoi sogni e anche quelli degli altri ,che puntualmente le raccontavano nei dettagli i loro viaggi notturni, bramosi di sapere il significato.
Ma il significato di cosa? In realtà lʼunica esperienza di Ginger era cercare di capire cosa volessero davvero le persone vicine a lei. Quanto più nitida si faceva la sua scenografia personale, tanto più facile le sarebbe venuto buttare giù il testo della sua arcana sceneggiatura.
Trent'anni e un dubbio per ogni passo compiuto.
Tornò in un attimo al momento dellʼuscita da casa. Si alzò come un gatto dopo qualche ora di sole e provò a riaprire la porta e di nuovo il vuoto. Nulla. Né un albero né un colore. Vuoto, niente, spazio senza oggetti, senza forme, senza simboli.
Ginger era ancora più attonita della mattina.
Il nulla, pensava, non esiste perché è  nulla e invece,anche il nulla si poteva vedere.
Da quel momento ogni piccola cosa, ogni piccolo pensiero era davvero vissuto.
Non sentiva più la necessita di manovrare la sua testa. Era come se fosse consapevolmente e ragionevolmente diventata libera.
Era la principessa che, guardandosi allo specchio, aveva finalmente smesso di piangere e di farsi crescere i capelli per lanciare la treccia dalla finestrella della torre. Era scappata dal castello. Ma non per paura, non per dimostrazione, nemmeno per caparbietà. Si era liberata perché aveva capito.
La chiave giusta è nel mazzo che teniamo nella nostra mano.

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