domenica 29 aprile 2012

L'almanacco di Violet


SIGLA!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il sole sorge alle 6:26 e tramonta alle 20:14.

Luna: Luna gibbosa crescente. Il 5 di maggio sarà luna piena.

Onomastici: Tanti auguri a tutti coloro e tutte coloro che portano il nome di: Severo e Ugo (29 aprile); Pio, Adiutore, Pomponio e Sofia (30 aprile); Giuseppe, Amatore, Grata, Pellegrino, Riccardo e Sigismondo (1 maggio); Atanasio, Zoe e Felice (2 maggio); Filippo, Giacomo, Alessandro, Giovenale, Guglielmo, Teodosio e Viola (3 maggio); Cassiano, Ciriaco, Floriano, Fortunato, Paolino e Silvano (4 maggio); Angelo, Gottardo, Irene, Massimo, Prisca e Tosca (5 maggio).

Il Santo: Il 29 di aprile la Chiesa festeggia santa Caterina da Siena, terziaria francescana, morta nel 1380. Patrona d’Italia, di Siena, di Roma. Patrona delle lavandaie, dei corrieri e degli infermieri.

Il nome: Il nome che ho scelto questa settimana non è molto diffuso, ma io lo trovo molto bello: Zoe. È un nome molto antico, che non ha subito variazioni nel corso del tempo. Deriva da una parola greca ζωή e significa “vita”. In Italia si chiamano Zoe poco meno di milleottocento persone, circa lo 0,003% della popolazione. Nella classifica dei nomi più comuni si colloca al millenovantaquattresimo posto. È diffuso nel Nord-Italia: Veneto (28,9%), Emilia Romagna (21,3%), Lombardia (14,4%), e Toscana (10,1%); pochissimo nel resto del Paese.

Compleanni storici: Tantissimi auguri al grande Zubin Metha, nato il 29 aprile 1936.

Questa settimana accadde: Il 30 aprile 1789, sulla balconata della Federal Hall di Wall Street, a New York, George Washington prestò giuramento divenendo il primo presidente degli Stati Uniti d’America.

Feste e ricorrenze: Oggi vi parlo di una festa tradizionale di un’altra “Isola”. No, non è Carloforte, anche se i suoi abitanti pensano che la loro sia l’unica vera isola (così come i sassaresi sono convinti che piazza Italia, a Sassari, sia l’idea platonica di piazza). Si tratta della nostra isola sorella, oserei dire gemella, viste le pecore e i muretti a secco (speriamo che Red non mi meni e lasci passare la licenza sentimental-poetica!): l’Irlanda. È la festa di Beltane, termine che deriva dal gaelico antico e significa “fuoco luminoso”. Antica festa gaelica, si celebra attorno al 1° maggio. Questa ricorrenza si situa esattamente a metà strada tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate e, in Irlanda, segna il passaggio tra le due stagioni. Fonti del X secolo riportano che i druidi accendessero dei falò sulla cima dei colli e che vi conducessero il bestiame del villaggio per purificarlo in segno augurale; anche le persone attraversavano i fuochi allo stesso scopo. Oggigiorno questa tradizione si conserva solo in poche località: una di esse è Calton Hill, in Scozia, non lontano da Edimburgo, dove la notte del 30 aprile si tiene una celebrazione di Beltane a cui partecipano circa quindicimila persone.

Curiosità: Cari lettori, a voi non sembra, come a Violet, di aver sempre conosciuto il Concerto del Primo Maggio, a Roma, in piazza di Porta San Giovanni? Invece è un evento “giovane”, nato nel 1990 da un idea di Maurizio Illuminato (sarà merito del cognome?) e organizzato dai maggiori Sindacati italiani. Quindi questo sarà “solo” il ventitreesimo anno che ci farà compagnia per il pomeriggio e la serata dedicati alla Festa dei lavoratori.

Il Lama racconta: In quel tempo lontanissimo, quando la Terra doveva formarsi, cadde dall’alto; il suolo, le montagne e le pietre caddero dal Cielo. Così fu la Terra. Dopo la creazione della Terra, venne l’uomo. Si dice che l’uomo venne dal suolo. Vennero fuori dalla Terra piccoli bambini; vennero fuori tra i salici, coperti di foglie di salici. E stavano sdraiati tra i cespugli nani, ad occhi chiusi, perché ancora non potevano trascinarsi. Il suolo dava loro il cibo. La donna fa i vestiti per i bambini e vaga sopra il suolo, dove trova piccoli bambini: essa li veste e li porta a casa. Divennero molti. E, quando furono molti, ebbero bisogno dei cani. Un uomo uscì con i finimenti di un cane in mano e percorse la Terra, mentre gridava: “Hok, hok, hok!”. Allora i cani vennero fuori dalle montagnole, dalle piccole montagnole; e si scrollarono, perché erano pieni di sabbia. Così l’uomo ebbe anche i suoi cani. (Leggenda Inuit)

Così parlò zio Gecob: Quando gli uomini smarriscono le loro galline e i loro cani sanno dove ritrovarli; ma quando gli uomini smarriscono il loro cuore, non sanno ritrovarlo mai più.

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