mercoledì 4 aprile 2012

Elogio del Caos by Red



E nacque dunque il Caos primissimo; e dopo Gea, laTerra dall’ampio seno
solida ed eterna sede di tutte le divinità che abitavano l’olimpo.
Gea, prima di ogni altra cosa partorì un essere uguale a sé, il cielo stellato, Urano
affinché questi l’abbracciasse interamente e fosse sede eterna dei beati
(Esiodo)

Ricordo una delle prime volte che sorvolai Torino con l’aereo, arrivando a Caselle. Osservavo stupita la perfezione della scacchiera disegnata dalle strade e dai lunghissimi corsi, non staccavo gli occhi dalla precisione degli angoli, delle distanze, dei disegni di piazze e parchi. E mi veniva l’ansia. Poi vidi il Po e, senza alcun intento leghista, mi stette subito simpatico: era storto, e la Dora ancor più storta gli si univa sbilencamente, alla facciaccia di “cardo e decumano” e di generazioni di architetti ed ingegneri, evviva!
Sarò strana ma da sempre l’ordine mi mette l’ansia. Mi sa di morte, forse è un’immagine un po’ forte, ma è così. Mi sembra che nell’ordine nulla si possa fare, nulla immaginare, o almeno null’altro se non la sua distruzione. Pensate a un armadio: quando regna l’ordine la vita dovrebbe abbandonarlo: ogni vestito nuovo, ogni mattina in cui si provano dieci cose, ogni giornata con temperature fuori stagione è una terrificante arma di distruzione della perfezione faticosamente raggiunta. Quando le case sono in ordine le mamme strillano ai figli di non toccare, non spostare, non passare… ma le case sono fatte per vivere, disordinarsi, sopravvivere ai cicloni dei giochi e delle urla, riordinarsi e tornare a vivere!
Nel caos invece mi sento bene, mi sento addosso l’ebbrezza delle tante strade possibili, la felicità delle mille idee al minuto. Non c’è nulla da fare, preferisco essere sommersa di cose o di fatti e iniziare a tirar fuori le connessioni, gli abbinamenti o i contrasti come un mago trova conigli in un cappello, rispetto alle fasi in cui tutto fila liscio e sai cosa ti capiterà domani. Mi sento tranquilla a cercare dentro le mie borse enormi e a trovarci cose che nemmeno io potevo aspettarmi, o a infilarmi dentro l’armadio in cerca di una maglietta che, si sa, non poteva essere andata troppo lontano.
Io penso che sia inutile ribellarsi, è necessario arrendersi al Caos. Non alla sporcizia, alla bruttezza o alla pigrizia, ma al Caos.
Non c’è cosmogonia che non parta dal Caos, non c’è vita che non parta dal disordine. In principio era il Cosmo: impossibile! In principio era il Caos, perché se fosse stato il Cosmo la creazione sarebbe stata un appello al primo giorno di scuola, non una evocazione per separare da un infinito indistinto ciò che solo una mente creatrice poteva distinguere. Senza il Caos Gea non avrebbe dovuto generare Urano, solo per farsi stringere in un abbraccio fecondatore. Se in principio fosse già stato il Cosmo la splendida poesia della Genesi anziché evocare l’immagine di un soffio divino che con la parola dipinge l’universo giorno per giorno, ci farebbe immaginare luce, cielo, terra, mare, piante, animali e uomo seduti sui banchi come Aime, Argiolas, Basciu, Beccu, e Biccone a sollevare la mano sbadigliando all’appello di Cappai. Ma per fortuna c’era il Caos a far brillare la fantasia divina. E per fortuna il Caos c’è per permettere all’uomo di creare qualcosa.
Se un tronco d’albero fosse ordine, nulla lo potrebbe scalfire, sarebbe perfetto, intoccabile così com’è. Ma se invece in quel pezzo di legno regna il caos, e il caos lo scuote e lo fa essere tutto e nulla insieme e lo trascina nel vortice delle possibilità, allora un falegname può tirare fuori Pinocchio e dargli un’anima e una voce, e Pinocchio dovrà essere grato al suo babbo, perché in quel legno poteva esserci anche una mensola, una scarpiera o uno sgabello e sarebbe stata tutta un’altra storia.
Senza il caos della conoscenza gli scienziati non avrebbero scoperto nulla, senza il caos dei suoni nessuno rimarrebbe incantato dalla perfezione matematica di Mozart, senza il caos di colori e forme sarebbe scontata la simmetria del Rinascimento, invece no, è unica, viva, emozionante.
Avete mai visto un laboratorio di restauro? Tavoli zeppi di frammenti da combinare, migliaia di frammenti per non si sa quanti oggetti, né quanto completi. È bellissimo. C’è chi ha un attacco di panico solo a pensarci, io impazzisco di gioia, in mezzo a un caos tutto mio, dove dirò sia la luce e la luce, previa somma pazienza, sarà. Io, sola con buona musica e il disordine più completo, è una sensazione di tranquillità bellissima. Se sarò abbastanza brava, il caos mi regalerà il piacere di poter creare un cosmo tutto mio, e io saprò che la strada che ho percorso era solo una delle tante, e che il lavoro che ho fatto è del tutto reversibile. Se tornerà il caos non ci sarà nulla di grave, perché racchiuderà altre mille creazioni.
Io trovo che sia rassicurante questa infinita possibilità di azione, e trovo che sia saggio lasciare un po’ di disordine nelle cose, perché devono avere lo spazio per evolversi. Penso che si debba lasciare spazio ai cassetti perché ci stiano le cose di traverso, disordine agli armadi perché ti stupiscano con un calzino che pensavi perduto e invece è ritornato, spazio alle persone perché si rivelino quel che sono, libertà ai rapporti umani perché non soffochino in etichette di uno schedario della società che lascia il tempo che trova e che non comprende tutte le necessarie variabili. E infine penso che sia buona abitudine lasciarsi il proprio spazio di caos ogni mattina, per divertirsi a creare mondi meravigliosi e poi poter ridere di sé come fa un monaco buddista con il suo mandala, perché tanto da qualche parte, un creatore più esperto utilizzerà le polveri che abbiamo fatto volare per creare ordini ben più grandiosi.

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