lunedì 21 ottobre 2013

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:38 e tramonta alle 18:37.

Luna
La Luna è calante. Il 25 ottobre alle 14:20 raggiunge l’apogeo. Il 26 ottobre, invece, alle 23:43 inizia l’ultimo quarto.

Cielo del Mese, i Pianeti
Non è più necessario attendere le ultime ore della notte per ammirare Giove. Già intorno alla mezzanotte il pianeta brilla ad occidente tra la Luna calante e la coppia Castore e Polluce, le due stelle più luminose della costellazione dei Gemelli. La congiunzione tra Luna e Giove si verifica nella notte tra il 25 e il 26 ottobre.

I Santi
21 ottobre: santa Celina
22 ottobre: beato Giovanni Paolo II (ormai santo)
23 ottobre: san Giovanni da Capestrano
24 ottobre: sant’Antonio Maria Claret
25 ottobre: santa Daria
26 ottobre: santi Luciano e Marciano
27 ottobre: sant’Evaristo, papa e martire

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Assemini. Santa Lucia verso la salvezza (L’Unione Sarda, Edizione del 23 ottobre 2012, p. 28). Per visualizzare le nostre Breaking news di quel giorno, clicca qui

Il Lama Racconta
Quanti apparecchiano un posto in più la sera del 31 ottobre a cena? Per quanti è tradizione, abitudine, bisogno quello di allestire un desco che rimarrà, all’apparenza, vuoto?
Parlare di Halloween e dei suoi fasti mondani d’oggidì, del business che vi ruota attorno, della corsa al più orrido, al più schifido, al più grottesco (certo non al più spaventoso, dato che la paura viaggia su altri più celati sentieri) è cosa che non farò. Non m’interessa nemmeno ragionare di come le religioni, nel corso dei millenni, abbiano sovrapposto ognuna le proprie feste a quelle altrui, precedenti e sovente coerenti con quanto dalle nuove affermato e festeggiato. No, m’interessa ragionare dei “morti”. Il cessare di un’esistenza è stato uno dei primi momenti di riflessione profonda della razza umana. Il venir meno, a tutti gli effetti, di braccia forti, di amorevoli sorrisi, di possente difesa, di operosi atti, tutto questo ha costituito un erto picco da scalare, nella difficile ricerca della comprensione del perché ciò accadesse e del “poi”, di quel che sarebbe venuto dopo per coloro che avevano lasciato questa dimensione terrena. Studi su ritrovamenti di antichissime inumazioni hanno mostrato come le salme dei defunti venissero pulite, ricomposte, ricoverate in luoghi come anfratti e caverne, quasi a ricondurle al grembo primordiale che le aveva generate. Su di esse tracce cospicue di pollini, i residui dei fiori che erano stati posti attorno e su di loro, estremo omaggio alla loro presenza. Il culto dei morti. Se pensiamo all’Egitto, alle mummie, alle necropoli e alle tombe dei Faraoni, è facile rendersi conto di quanto le religioni organizzate abbiano da sempre lavorato per allestire un vero e proprio mondo a sé in cui far muovere attori e spettatori in cerimonie, ora semplici ora sfarzose, ma sempre controllate dalla classe sacerdotale del momento.
Che c’entra questo con quel posto in più a tavola?
Beh, diciamo che c’entra nel senso che anche questo, volendo tecnicizzare, è un culto dei “morti”. Solo che c’è una differenza tangibile, una differenza fatta di assenze e di presenze. Parlare di morti oggi, secondo le religioni organizzate più popolari, significa parlare di corpi consegnati alla corruzione terrena, al disfacimento, al ritorno al Tutto. Fin qui ci siamo. Ma quando parliamo di spirito, esse ci tramandano un concetto di irrimediabile partenza. Paradiso, Inferno, quel che volete, chiamatelo come più vi aggrada, è un luogo di eterno soggiorno, un luogo senza ritorno. Esseri unici, irripetibili, con un destino armato di un biglietto di sola andata. Nulla da dire a riguardo, è un sentire come un altro, da rispettare. Però è un sentire recente. Il culto degli Antenati è vecchio come l’uomo. Tribù guidate da consigli di anziani, la cui esperienza era sinonimo di saggezza, tribù poi consigliate da Sciamani che sovente su mandato degli anziani interrogavano gli elementi e gli Antenati, gli Anziani non più su questo piano, coloro andati Oltre. Ecco, l’Oltre è più vicino, nel sentire più antico. Non è lassù nel cielo più lontano, e neppure laggiù nel profondo delle viscere ardenti della Terra. No, è un passo a fianco a noi. Sapete, il paradosso del libro; due pagine tanto vicine da toccarsi in ogni momento, eppure due entità separate, completamente, impossibili a fondersi l’una nell’altra. Potrebbe essere un buon modo per descrivere in nostro mondo e l’Oltre. Però due pagine si toccano. Sono a contatto, e il contatto può essere costante. E quel contatto è percepibile, ad alcuni nella quotidianità, a molti in certi momenti in cui il diaccio cristallo che ci separa diventa un velo di nebbia, un velo di percezione. Samhain è un tempo di nebbia, un tempo di velo sottile. Pensate che coloro che sono andati Oltre abbiano abbandonato la loro umanità? Che siano divenuti pura luce di consapevolezza, entrando nel Tutto dello Spirito, nel Mondo Bianco? Possibile. Ma per molti è ancora tangibile la forza delle emozioni di questo lato del Velo, specie quelle legate all’affetto che vincola le persone. L’amore, è noto a chi percorre la Via, non muore con noi. L’amore può morire, ma non per nostra morte, non necessariamente. E quell’amore si esprime anche nella nostalgia per certe quotidianità che noi consideriamo ovvie e scontate, come la condivisione di un pasto, ciò che raduna la famiglia, il clan, attorno al focolare. Condividere il cibo, le bevande, i racconti del quotidiano e narrare di sé e di altri attorno ad un fuoco comune. Soddisfare questo desiderio è difficile, perché anche gli spiriti dell’Oltre hanno cose ai più di loro precluse. Loro faticano a farsi udire da noi, come noi fatichiamo a farci udire da loro. Ma in questo tempo che è non-tempo, in questo lasso di vita presente eppur sospesa, il gelido cristallo è sfumato in nebbia e le voci, i sussurri, filtrano. Ci svegliamo la notte, o ci fermiamo nel giorno, consci di un diverso sentire, di un pensiero che affiora potente, di un’immagine netta come un falco nella luce dell’alba. Noi, senza paura, sappiamo. Possiamo offrire parole, gesti, saluti. Possiamo toccare con mano l’esile luce dei viaggiatori che camminano sotto un altro Sole. Ed onorarli dell’ospitalità del nostro tetto e della nostra tavola, con quel posto vuoto agli occhi di chi non sa, di chi rifiuta, per ignoranza o paura, l’antico sentire. Non siamo soli nella notte del Non-Tempo. Gli Antenati, gli amati, coloro che sono da noi corrisposti, presenziano al nostro saluto alla Luna che si rinnova, al giro di ruota che si è compiuto. Candele brillano per guidare gli antichi viaggiatori nella notte che principia il giorno. Offerte alle finestre, accanto a quelle luci, per coloro che non riescono a varcare la soglia e rimangono a guardare, oltre il velo, l’antica vita che scorre.
Anche questo è Samhain, per chi segue la Via (Samhain, Arth, amico de La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
“Ci siamo risvegliati distesi sulla terra, e il muro non c’era più. Forse non c’è mai stato”.

Così aggiunse Violet
Questa settimana l’Almanacco ospita il racconto di un diverso modo di sentire questo periodo dell’anno, nel quale pensiamo e ricordiamo i nostri “morti”. La settimana prossima troverete qualcosa che racconti le tradizioni della Sardegna, la Terra del nostro blog, perché è la terra delle bloggers che vi scrivono, allo stesso riguardo. Sono grata di poter parlare di “amore al di là dello spazio e del tempo” da tanti punti di vista, da diverse prospettive, da cammini ed esperienze diverse. Ma poi, cosa è diverso? Credo nel dialogo, credo nel mettere in comune ciò che di più bello si ha, credo nell’ascoltare e nell’imparare. E imparo, ogni giorno di più, che diverso è, semplicemente ciò che ancora non ho avuto la fortuna di conoscere. Grazie Arth…

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