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"Istantanee" - by White


Stress felino

In un cortile condominiale qualcuno ha infastidito una mamma gatta, ha toccato e spostato i suoi piccoli, certo di far bene, di portarli in un luogo più confortevole, al riparo. E' inverno. La gatta non riconosce più il suo odore, è costretta ad abbandonare la cucciolata, che per istinto non sente più sua. Ma una gattina minuscola respira ancora. Una ragazza che passa di lì abitualmente la prende con sé, non può farne a meno. E' orrenda, la micia, magrissima, una quaglia tutta nera, la cassa toracica sporgente come la griglia di una torcia elettrica e la pancia incavata. Il pelo unto e rado, gli occhi cisposi. Respira male. Il miagolio è lo stridere di una posata sul piatto. Raggela il cuore. Non sa cibarsi, non ha avuto il tempo di impararlo, è appena nata. Viene portata dal veterinario che scuote la testa, e afferma di non farsi troppe illusioni. Eppure la ragazza insiste, sente qualcosa. Sente che qualcosa sta cambiando, che se la creatura sopravvive accadrà dell'altro. Dell'altro che attende. Da anni. La cura, la nutre goccia a goccia, con pazienza infinita, materna. E la gattina, piano piano rifiorisce e si apre alla vita con gratitudine. Come il grembo della ragazza, così naturalmente, all'improvviso. Dopo una lunga attesa, dolore e speranza, ed ora felice incredulità. Crescono due piccole vite tra quelle mura, parallelamente. Ora la pelosa è la regina di quella casa. Accoglie gli ospiti con curiosità, a volte con altezzoso fastidio. Mitigato di tanto in tanto, se chi arriva vuole giocare con lei, o ancora meglio, se ha portato un regalo: non c'è niente come la carta e il nastro arricciato che risvegliano il suo istinto ludico. Perde la testa. 
Di lei dicono ora, la ragazza e il suo sposo, che è la primogenita. Perché da allora altre vite hanno popolato quelle stanze colorate, dove tutto è a misura di bambino. Dove le pareti bianche sono fogli da disegno. Ospitano castelli fatati, arcobaleni, pesci volanti e fiori. Gli scaffali colmi di libri e giochi, in un disordine gioioso. Si è dovuta adattare, la micia. ma ogni sera, quando i bimbi sono a letto, di soppiatto, rivelandosi nella penombra solo attraverso i tenui bagliori gialli dei suoi occhi, ascolta anche lei, paziente, le storie della buonanotte. E poi, quando finalmente dormono, segue la sua ragazza come un'ombra, ed ha per lei attenzioni particolari, strusciate senza ritegno, miagolii e versi a lei sola riservati. E' l'unica mamma che ha conosciuto, e la riconosce come tale, indiscutibilmente, e per sempre. 
Da un po' perde il pelo, povera, se lo strappa dalla pancia, nervosamente. E lo sparge per casa per dispetto. Il suo ventre sembra la pelle di un tamburo, di una delicata tonalità di rosa. Con la stessa ossessività di chi si mangia le unghie fino a fare sanguinare i polpastrelli, o fuma. Ma lei queste cose non le sa fare. Al consulto, il medico chiede, si informa e diagnostica: "Alopecia Psicogena Felina. Signora, la sua gatta è stressata. Ci sono stati cambiamenti in casa vostra, suppongo. Il gatto è sensibile ai traslochi, all'arrivo di persone non gradite, alla convivenza con altri animali, alla presenza di nuovi bimbi. Le prescrivo un ansiolitico". Bimbi sì, avrà pensato la gatta, e va bene uno, poi due, ed ora tre, forse si sente esautorata del suo diritto di primogenitura. Ma Mussi è la gatta nera della felicità, l'ha portata con sé dove è stata accolta. E il suo pelo ricrescerà folto e fulgido quando capirà che l'amore non diminuisce, ma cresce condividendolo. 


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