lunedì 7 ottobre 2013

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:24 e tramonta alle 18:57.

Luna
La Luna è crescente. Il 10 ottobre alle 23:49 raggiunge il perigeo. L’11 ottobre alle 23:04 compie il Primo Quarto di questo ciclo.

Cielo del Mese, i Pianeti
Nel corso del mese di ottobre Venere guadagna più di mezz’ora nel proprio intervallo di osservabilità, fino a tramontare più di due ore dopo il Sole. La sera è quindi “dominata” dal pianeta più luminoso, estremamente brillante ad Ovest. Il 7 ottobre Venere lascia la costellazione della Bilancia, attraversa per un breve tratto quella dello Scorpione, trascorrendo alcuni giorni a cavallo tra lo Scorpione e Ofiunco, costellazione dove termina il mese, avvicinandosi al Sagittario. Il 16 ottobre Venere è in congiunzione con Antares, la stella più luminosa dello Scorpione.

I Santi
7 ottobre: beata Vergine del Rosario
8 ottobre: sante Palazia e Laurenzia
9 ottobre: san Giovanni Leonardi
10 ottobre: san Daniele Comboni
11 ottobre: san Anastasio
12 ottobre: san Serafino
13 ottobre: santi Fausto, Gennaro e Marziale martiri


La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Ultim’ora – Resuscitato dal massaggio cardiaco (L’Unione Sarda, Edizione dell’8 ottobre 2012, p.1). 
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Feste, Ricorrenze, Curiosità
Il 7 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia, indetta dall’ONU.
Il 12 ottobre è il Columbus Day (festività spostata al 2° lunedì di ottobre), echeggiato qui da noi, dalla Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo.

Il Lama Racconta
Questa che vi racconto è la storia di Kebrat, una ragazza di ventiquattro anni con i capelli ricci, di un nero che tende al rosso. Giovedì mattina, credendola senza vita, l’hanno adagiata sulla panchina del porto di Lampedusa accanto ai cadaveri, avvolta come un pacco regalo in un foglio di alluminio dorato da cui spuntavano solo le braccia unte di nafta. Aveva la pancia talmente gonfia di acqua e gasolio che, oltre che morta, sembrava incinta. Poi all’improvviso Kebrat ha aperto gli occhi e dopo una corsa in elicottero è approdata in un ospedale di Palermo. Tutta tremante, con un filo di voce dietro la mascherina dell’ossigeno, ha raccontato a un’infermiera la sua avventura. Kebrat è scappata dall’Eritrea con un gruppo di amici. È scappata da un dittatore sanguinario che spedisce i dissidenti a lavorare in miniera come schiavi e ha trasformato l’antica colonia italiana in un carcere dove le guardie di frontiera sono autorizzate a sparare addosso ai fuggiaschi. Eppure Kebrat ce l’ha fatta. Ha attraversato il deserto del Sudan, prima a piedi e poi su un camion, e dopo due mesi inenarrabili ha raggiunto il porto libico di Misurata. Ha guardato il mare e la bagnarola che stava per salpare, senza neanche sapere dove l’avrebbero portata. L’importante era andare via. ha consegnato i risparmi familiari di una vita allo scafista tunisino che si faceva chiamare The Doctor. E prima di partire ha indossato il vestito della festa. Durante il viaggio non ha mangiato nulla. Ha bevuto acqua di mare perché c’era il sole e aveva tanta sete. Ogni tanto ha pregato Dio con gli altri profughi in tutte le religioni possibili. Alle tre di notte di giovedì il mare era grosso, e appena in lontananza è apparsa la terra a Kebrat è scappato da ridere. I suoi brothers, come i profughi eritrei si chiamano tra loro, sventolavano le magliette in segno di giubilo. Ma a mezzo miglio dalla costa il motore di è rotto. Kebrat non ha avuto paura: vedeva le luci dell’isola e delle altre barche. Un peschereccio si è avvicinato, poi è andato via. La ragazza ha urlato, ma quelli non sentivano o non volevano sentire. (Krebrat non sa che in Italia chi aiuta un profugo rischia l’avviso di garanzia per favoreggiamento. E non sa nemmeno che il Frontex, l’organismo europeo di pattugliamento che ci costa ottantasette milioni l’anno, è talmente sofisticato da non vedere un barcone di legno a mezzo miglio dalla costa). È stato allora che qualcuno, per attirare l’attenzione, ha dato fuoco a una coperta. Hanno provato a spegnere le fiamme con altre coperte e con l’acqua di mare, ma è stato inutile. Così è arrivata la paura. Tutti gridavano, si stringevano, si spostavano dall’altra parte del barcone, che ha cominciato a ondeggiare. Quando ha visto un suo amico ridotto a torcia umana, Kebrat ha trovato il coraggio di gettarsi nell’acqua gelida. Ha visto donne che cercavano di tenere a galla i loro bambini, le ha viste affondare nel buio. Sembrava che salutassero, finché le braccia andavano giù. Poi non ha visto più niente. Con in bocca il sapore del gasolio e del sale, riusciva solo a sentire le urla: come di gabbiani, ma erano persone. Ha nuotato, prendendo a schiaffi l’acqua per ore. Quando era allo stremo, a malincuore i è tolta l’abito inzuppato, pensando che il suo peso l’avrebbe portata a fondo. A quel punto è svenuta. Ora è qui, nell’ospedale di Palermo, in prognosi riservata per lesioni gravi ai polmoni. Del vestito della festa le è rimasta solo la parte superiore del reggiseno, sulle cui coppe aveva scritto i numeri di telefono dei familiari. Ma l’infermiera che ha ascoltato la sua storia non sopporta che Kebrat rimanga nuda. Raggiunge il suo armadietto, afferra una maglia bianca, la taglia e l’adagia sopra di lei. “Prendila tu, a me non serve”. Stasera andrò a letto chiedendomi come fa il mio Paese a ritenere giusta una legge che considera Kebrat una criminale, colpevole del reato di immigrazione clandestina, punibile con l’espulsione immediata e la multa fino a cinquemila euro (Kebrat, la ragazza dai ricci neri – Massimo Granellini, Che tempo che fa, RaiTre, 6 ottobre 2013 – La Stampa, 7 ottobre 2013).

Così Parlò zio Gecob
La goccia d’acqua del fiume non si chiede quanto sia utile la sua esistenza. Essa è il fiume.
Proverbio

Così aggiunse Violet
Sono Kebrat. Lotto tra la vita e la morte. Sono Tiziana. Sono in lutto.

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