martedì 5 febbraio 2013

Pink by night


Io soffro d'insonnia. Fin da piccolina facevo una fatica tremenda ad addormentarmi e attualmente la melatonina in gocce è una fra le mie migliori amiche. Non so esattamente cosa succeda nel momento in cui poggio la testa sul cuscino, solo mi rendo conto che appena gli occhietti “fanno pupi pupi” mi viene sempre, ma sempre, una super domandona esistenziale. L'altra sera era “Cos'è l'amore?”. Ma uno può farsi una domanda del genere e poi dormire? No, ovviamente. Certo, vista la situazione attuale, so che ci sono molte altre domande che minano un po' il sonno di tutti noi: “Riuscirò a pagare l'assicurazione della macchina/la rata del mutuo/le tasse universitarie/l'IMU?”. Questi sono pensieri che fanno letteralmente perdere il sonno e venire l'ansia. In generale però la notte è il momento della riflessione profonda, sennò perché mai si dice “La notte porta consiglio”?
Io credo di essere una tra le massime esperte di pensieri notturni, anche di pensieri totalmente del cavolo. Mi spiego meglio... Perché io mi metto a dormire e penso alla ricetta del chili messicano e non ci dormo la notte perché non mi ricordo quanta polpa di maiale ci va? Sono anche campionessa mondiale di “E se...”, di tutti quei pensieri, cioè, che esprimono potenzialità specialmente al passato in perfetto stile “Potevo, dovevo, volevo”. Ora, alla luce del sole, è chiaro che tutto ciò non serve a niente, non si può né piangere sul latte macchiato, né pensare di essere degli eroi dalla battuta pronta a scoppio ritardato, come tutti quelli che soffrono di S.A.AP., Sindrome da Abbozzaggio Apparente (come spiega benissimo ZeroCalcare). Questa cosa della battuta perfetta si realizza anche sotto la doccia, momento in cui passiamo il 75% del tempo a pensare sotto l'acqua calda e il restante 25% a lavarci. Per non parlare dei pensieri che facciamo seduti sul WC... Ma queste sono altre storie e non ci interessano al momento.
La notte, quindi, dicevamo.
“Ma quando arriva la notte e resto sola con me, la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché” dice Arisa. Lo so che non è un grande esempio culturale ma il concetto è giusto. In solitario la nostra mente, priva delle tante “distrazioni” della giornata, si sente libera di andare dove vuole e spesso ci porta in terreni del più-o-meno subconscio in cerca di risposte a temi e pensieri che di giorno lasciamo volutamente da parte. Di giorno siamo impegnati col lavoro, coi figli, mariti, fidanzati, mogli, colleghi da picchiare, lo studio, e siamo così frenetici da non poterci permettere di fermarci a pensare. Io stessa, quando ho pensieri, mi metto a fare una marea di cose manuali, tipo la pasta frolla, i biscotti, pulire le fughe delle mattonelle, la cristalliera di mamma, riordinare i cassetti e la scrivania in contemporanea, salvo poi trovare le mutande al posto del computer e fissare il vuoto in cerca del perché, ripensarci di notte con “E se non li avessi riordinati in contemporanea?” e non dormire. È un circolo vizioso.
Si, ok, io penso anche al chili e all'assicurazione, ma penso anche e spesso ai grandi pensieri, vengo assalita da una mole di buoni propositi. Ecco, i buoni propositi notturni, quelle entità fatte di una sostanza simile alla neve che si scioglie coi primi raggi dell'alba. I buoni propositi notturni: domani mi alzo presto e vado a correre, domani mi alzo presto, arrivo al lavoro prima di tutti ché ho un sacco di cose fa fare, domani vado al mercato perché poi mi metto e farò il minestrone di verdure freschissime dell'orto. Si... ma anche no! Ritardo perenne al lavoro, correre la mattina presto a gennaio, ma siamo matti? Per il minestrone ci vuole un sacco di tempo, c'è quello surgelato del supermercato. Insomma, la notte è portatrice di pensieri di ogni tipo, dal cibo all'amore, ma è dimostrato scientificamente (da un'eminenza nel campo che risponde al nome di Snoopy) che se pensiamo ad una cosa a mezzanotte e ci ripensiamo a mezzogiorno arriviamo sempre a conclusioni diverse. In genere a mezzogiorno questa “cosa” ha perso la sua poeticità. Gia, la poeticità. La notte è assolutamente poetica. Avete mai considerato quanto si è scritto in parole e musica si notte, sulla notte e durante la notte? “Nessun dorma, nessun dorma! Tu pure o principessa nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d'amore e di speranza”, che genialata! “L'ora è fuggita e muoio disperato! E non ho amato mai tanto la vita!”. Calaf e Cavaradossi pensano durante la notte, entrambi sanno che il giorno dopo è per loro un giorno decisivo. Per Cavaradossi è l'ultimo, per Calaf potrebbe esserlo. “Regnava nel silenzio alta la notte e bruna, colpìa la fonte un pallido raggio di tetra luna”, povera Lucia per il cattivissimo presagio. “Casta Diva” d'altronde è dedicata alla luna, mica ad una magnifica giornata di sole pieno. Ma non è soltanto la lirica ad offrirci esempi di come la notte sia una grandissima fonte d'arte e bellezza. Se passiamo al balletto, alcune delle scene più belle sono ambientate di notte. Ad esempio il secondo atto de “Il lago dei cigni” è tutto ambientato di notte, momento in cui Odette si trasforma in ragazza e può raccontare in danza la sua triste vicenda a Siegfried che si innamora perdutamente di lei. E che dire di Giselle, dove di notte il “povero” Albrecth è costretto a danzare fino all'alba dalle Villi, gli spiriti delle ragazze morte per amore tra cui la sua stessa Giselle? La scena più divertente di “Coppelia” (che ho giusto rivisto qualche giorno fa) si svolge di notte nel laboratorio del dottor Coppelius. E per finire consideriamo “Lo Schiaccianoci” che si svolge tutto di notte, visto anche che si tratta del sogno di Clara, la protagonista. Anche il musical si è ispirato largamente alla notte. Dite di no? Uno dei musical più replicati in tutti i teatri del mondo, “Cats”, si svolge interamente di notte, in una sola notte, e la sua canzone più nota, “Memory”, ricorda i tempi andati di Grizabella, quando si sentiva bellissima alla luce della luna. Per non parlare del “Rocky Horror Show” che si svolge sempre in una sola notte o di “Jesus Christ Superstar” in cui le scene più note sono appunto notturne. Ma tornando alla musica classica, che dire di tutta quella categoria di composizioni che passano sotto il nome di “Notturni”? Chopin, Beethoven, Debussy hanno composto alcuni dei loro migliori capolavori ispirandosi alla notte e alla luna e marchiando indelebilmente la nostra visione della notte stessa. Musorgskji ne ha fatto un poema sinfonico, il bellissimo “Una notte sul Monte Calvo”, Saint-Saens una “Danse macabre”, Offenbach ha musicato meravigliosamente una “Barcarola” da I racconti di Hoffman. Perfino Rossini, in una notte d'insonnia dovuta al miagolio incessante di due gatti innamorati, scrisse uno dei suoi duetti lirici più divertenti. In letteratura sfondiamo una porta aperta. “Essere o non essere?”, “Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?”, “Scompari, macchia maledetta! Scompari, dico!” mica si svolgono di giorno queste famosissime scene shakespeariane. Perfino la musica contemporanea racconta bellissime storie in notturna. Come la canzone di Arisa, si intitolano “La notte” anche una canzone dei Modà e di Adamo. “Buonanotte Fiorellino” è ambientata di notte, “Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei”, “Because the night belongs to lovers”, “the last that ever she saw him carried away by a moonlight shadow”, “Qui, in questa notte di note, a guardarmi la vita dentro le mani vuote. Ma che cos'è mai che mi fa credere ancora, mi riga gli occhi d'amore e mi addormenterà dalla parte del cuore?”. E direi che mi posso anche fermare, perché se vado avanti rischio di allungare questo post a dismisura di citazioni notturne. Anche se ci scommetto oro che, una volta pubblicato il post, penserò “E se avessi messo anche quell'altra, quella bella? Oddio, com'è che era?”. E anche stanotte non si dorme. 

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