martedì 26 febbraio 2013

Le storie di Rainbow - Incompiuti


Contraddizioni come nappa fitta appannano i pensieri.
Chiusi dentro astucci di carne, non riusciamo nemmeno a saltare giù dal gradino del marciapiede. I dislivelli ci fanno paura.
Mutiamo forma mentre nascono le parole. Ardua elaborazione. Le parole.
Il potere su noi stessi non lo abbiamo. Perdiamo il filo dell'essenza e sfioriamo. Lasciamo andare tutto ciò che non è immediatamente classificabile. Ci piace la coperta calda e il caffellatte appena svegli.
Pochi centimetri di distanza. Lo scudo è un tavolino tondo. La quinta una vetrina lacrimata di gocce di pioggia densa. L'acqua piange per noi, poveri esseri che non ci fidiamo di evaporare, per scomparire e tornare sotto la forma della pioggia. Andare a nutrire la terra, a far crescere l'erba, ad essere bevuti. No. A noi uomini piace sentirci tra le esili braccia di una casetta.
Si riprendono momenti sospesi nel filo del tempo. Lasciati al vento nella preghiera che poi, una volta asciutti, possano essere conservati nel cassetto dei ricordi. 
Le mani si sentono e parlano.
Alcuni momenti danzano nella realtà e poi si fanno più intensi. Crescono, raddoppiano di volume. Sono gassosi e hanno voglia di diventare misurabili.
...Mi ricordo quando ti ho vista la prima volta! Un concerto, l'estate, il profumo della notte. 
Certe belle storie d'amore nascono da attimi come questi. Poi ci vogliono almeno bagagli simili.
Altre volte restano invece puntini di luce che lanciamo sempre più lontano, sempre più lontano. Come se fossero lucciole che ci segnano la via di un sogno, di un realtà parallela, di un percorso invaso di rovi e cespugli. Di more, di lamponi, di piccole spine, di pietre e di funghi che crescono in una macchia spontanea.
Siamo attaccati dagli spiriti della coscienza e dall'alito dell'etica pressante.
Poi torna in mente la questione delle relazioni, ossia a chi devo affidare la fedeltà. Devo essere fedele a me stesso, devo essere fedele agli altri? 
Ci sono chiacchiere più spesse e più dritte che fanno da eco a una mancata manciata di ore d'amore.
Ma l'amore tra corpi, a volte, diventa un modo per comunicare senza inciampare in sovrastrutture di educazione e di giudizio. Quel terribile grosso uomo con la barba, ha i palmi sui pomelli d'oro, e parla, parla incessantemente di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. 
Io penso sia necessario,quasi obbligatorio essere teneri verso noi stessi. Se non altro, come se non fosse abbastanza, per rispettarci.


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