martedì 27 novembre 2012

Pensieri di un'aspirante suicida by Pink


Quello che è scritto in questo post è frutto di un'esperienza reale. (Pink)


Non c'è nulla che ti insegni come difenderti dalla vita. Nessuno che ti spieghi come sopravvivere agli altri e alle difficoltà che ti piazzeranno davanti. Alcuni ce la fanno, altri restano schiacciati nel gioco. L'altro giorno un ragazzo a Roma si è impiccato perché vittima di episodi di bullismo. I suoi compagni lo additavano come gay, ma lui non lo era. Il suo modo di vestirsi, di apparire, era diverso, non omologato alla massa decerebrata. Non voglio fare un discorso su quanto siano vuoti i ragazzini di adesso perché devi avere un'etichetta sulle spalle, sennò sei fuori dal giro. Non mi interessa dire che a scuola c'è sempre qualcuno che ti prende per il culo e che prima ti abitui e meglio è. A me quel ragazzino ha ricordato me alla sua età. Insomma, appesa a quella sciarpa potevo esserci io. Ecco, quello che mi interessa raccontare è la stessa esperienza vista dai miei occhi, agli occhi di una Pink 15enne davanti ad una bombola del gas. Quello che nessuno spiegherà mai ad un giornalista, alla famiglia o agli amici di uno che si suicida, è che certi gesti non si fanno perché i bulli ti prendono in giro, perché i creditori ti stanno strozzando, perché tua moglie ti ha lasciato, ma perché sei solo. La cose intorno a te continuano ad avere un senso per gli altri, a girare ed andare avanti, ma nessuno e niente ti coinvolge più. E' come diventare improvvisamente ciechi, sordi e muti, non riuscire più a comunicare il proprio disagio mentre il mondo va avanti. Capita spessissimo. A me per esempio tutti dicono che non parlo mai dei miei problemi. Lo farei, se fossi sicura di essere ascoltata. Mille volte mi viene in mente di aprire bocca e parlare, inizio anche a farlo, poi vengo interrotta da qualcuno che ha un problema più grande di me. C'è sempre qualcuno che ha un problema “più grande” di me, così capisco che evidentemente o mi sto facendo paranoie inutili io o che in effetti il mio è un problema di poco conto e me la posso sbrigare da sola senza ammorbare l'aria degli altri. Poi però in effetti il problema non è così piccolo e sembra che non riesci più a uscirne e siccome agli altri non interessa o ne hanno di più grandi, ecco che sei solo. La vita quindi non ti insegna a cavartela sempre sempre da solo, proprio no. Allora ti poni un dubbio: come esco da qui? Provi a chiedere aiuto, ma alla fine si riconduce matematicamente ad un caso precedente, ovvero “qualcuno ha un problema più grande e importante del mio”. Forse stai chiedendo aiuto alle persone sbagliate, nel modo sbagliato, ma non è che nel momento di buio e disperazione massima pensi tantissimo al modo e a chi. Hai bisogno di aiuto disperatamente e nessuno se ne accorge, cazzo! E adesso? Adesso sei completamente solo. Da solo ovviamente non ce la farai mai ad andare avanti, a risolvere i tuoi problemi. Ti convinci che se nessuno si interessa ai tuoi problemi è perché non sei importante, di conseguenza se non ci fossi a nessuno cambierebbe nulla. Infine raggiungi un livello di annullamento così basso e così buio che l'unico modo di porre fine ai problemi, alla disperazione, al dolore sia quello di annullare te. E' quasi una conclusione logica. Solo il suicidio è quindi la soluzione a tutto quello che ti circonda.
Non è una soluzione di comodo, non è proprio una soluzione: è l'unica cosa possibile in assoluto. E non è facile quando sei lì. Non sono belli i momenti in cui realizzi che quelli saranno gli ultimi della tua vita, è l'ultimo estremo messaggio d'aiuto che spesso non viene raccolto in tempo. Il mio è stato raccolto in tempo per puro caso. A quest'ora, se tutto fosse andato secondo i miei piani, io non sarei qui. Mi hanno trovato in tempo, disperata e sola. Allora, ho parlato, a fatica ma ho parlato. Ho raccontato il mio disagio, che non dipendeva né dai bulli, né da nessun agente esterno, dipendeva solo ed esclusivamente da me, dalla caterva di cambiamenti che la mia vita aveva subito poco prima, dal non essere come speravo. Mi sentivo una fallita, non ero più in grado di fare niente, tutto mi si stava sgretolando attorno e io non avevo abbastanza forza per tenere tutto su. Ho lasciato che mi sommergesse il disastro, ho smesso di respirare perché tanto al mondo il mio respiro non avrebbe cambiato nulla. E poi?
E poi “pioggia d'estate su Levin che falcia il grano”. Come Levin, quando sembra che tutti ti sia crollato addosso, che la fatica, la stanchezza, la delusione stiano per prevalere su di te, improvvisamente “senza capir che fosse e donde venisse, provò improvvisamente una piacevole sensazione di fresco giù per le spalle accaldate e sudate. Guardò il cielo mentre affilava la falce. Una nuvola bianca e greve si era addensata e ne veniva giù una pioggia pesante”. Arriva la pioggia a rinfrescarti, arriva la mano d'aiuto, ti sciogli. Qualcuno è riuscito a fermarmi in tempo e la mia vita è per forza andata avanti. Rinascere è stato lungo e laborioso, per nulla facile. E' una difficile esperienza che mi ha dato alcuni insegnamenti, il primo dei quali è stato spalmarmi una bella mano di vernice impermeabilizzante sul cuore. A volte mi rendo conto che sembro scema e stupida, che tendo ad avere un approccio superficiale su certe cose, questo è il motivo: ho già dato. Ho già devastato me stessa e la mia anima abbastanza da non potermi permettere più di “smollacciarmi” alla minima cosa, devo essere distaccata dalle cose che non hanno reale necessità della mia massima attenzione. E poi ho disperatamente bisogno di leggerezza, non posso essere seria tutto il giorno. Ogni tanto questa vernice si gratta via e riaffiorano gli altri “regali” che mi sono rimasti: gli attacchi di panico e l'ansia. Allora ripenso che in effetti c'è sempre qualcuno che ha un problema più grande di me, per questo non può ascoltarmi e siccome tanto non mi ascoltano tanto vale tenersela dentro o chiamare qualcuno che ti ascolti per mestiere e ti aiuti a dare una nuova mano di vernice impermeabilizzante. Ma non c'è niente che valga quanto aprire gli occhi la mattina e dire “A culo tutto il resto!”.
Quando si parla di suicidio, due sono le tendenze degli altri: la prima è quella del “era tanto debole che ha scelto la via più semplice”; la seconda è quella del “guarda, ha fatto un gesto davvero egoista”. Il suicidio non è né la via più semplice, né un gesto egoista. E' l'unica cosa che restava da fare, non c'erano altre strade, altre possibilità di scelta. Il suicidio non è una via semplice, perché è sciocco e stupido e superficiale pensare che con tanta facilità si possa decidere volontariamente di mettere fine alla propria esistenza. Non è un gesto egoista perché non c'è spazio per l'ego in una vita che muore volontariamente. Se davvero pensate queste cose, forse siete già dotati di base di abbastanza vernice impermeabilizzante, auguratevi che non vada mai via per nulla al mondo.  

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