domenica 25 novembre 2012

24 novembre 2012, mattina di shopping sociale - By Red


Il sabato mattina è giorno di shopping e si va a fare shopping. Shopping poi, shopping senza soldi: vetrine, negozi, chiacchierate, risate, magari ci si prova un vestito e si prova ad essere bellissime. 
Sabato mattina è giorno di manifestare e si va a manifestare. Con la rabbia della maturità, con i sogni dell’adolescenza, con i fischietti in bocca, con i caschetti in mano, con i quattro mori sulla faccia.
È così che ci si incontra, chi vive una città e chi ha preso un pullman per farla vivere di passione per una mattina. Nelle vie dello shopping il sabato mattina ci sono tutti: gli studenti, gli operai, gli insegnanti, gli arrabbiati e chi esce dai negozi senza rabbia ma con un pacchettino Armani. 
E poi noi, Red e Violet nella loro ora d’aria. Il destino ci fa arrivare da una strada laterale proprio in mezzo agli operai del Sulcis, “il mio Sulcis” dice Red, mentre all’unisono con Violet si fermano e scandiscono con le mani il ritmo di quei caschetti bianchi sbattuti a terra (Non ce l'ho fatta, Red, a non iniziare a battere le mani. E tu mi hai seguita, subito, come ci accade nella vita: una di noi inizia e l'altra la sostiene! E non ce l'ho fatta perché battevano già i nostri cuori all'unisono con il cuore della manifestazione. Tu avresti voluto avere con te il caschetto, uno dei simboli anche del tuo lavoro; a me, che odio mascherarmi, sarebbe piaciuto avere una maschera da calare sul viso: "Siamo tutti uguali, di più, siamo uno. Schedateci tutti!". Ed è così che, a quarant'anni, capita di commuoversi ad una manifestazione...).
Quello che suona strano è che tra i passanti qualcuno li teme. Ma come si fa a temere i propri padri, i propri amici di infanzia, i genitori degli amici dei propri figli, che li accompagnano al mare o a fare calcetto? La gente che quando ci va di vantarci della nostra terra mettiamo in prima fila, per dire che nella gente semplice c’è l’essenza di un popolo. A tanto porta la crisi? A far temere i vicini di casa la mattina mentre a cena si va tutti insieme?
Risaliamo il corteo, gli studenti sono belli, sono più disciplinati di noi ai tempi delle nostre Okkupazioni, ma ci somigliano più di quanto non ci somiglino quando li incontriamo sulla metro. Fanno venir voglia di kefia e Guccini, di giornalini scolastici clandestini e dell'urlo nei corridoi del Dettori: “arriva la digos!!!!!!”.
E i poliziotti? Con che faccia andranno lunedì ai colloqui dalla prof di italiano se dovesse succedere qualcosa in piazza oggi? Con che faccia inviteranno i compagni di classe dei figli a pranzo dopo averli guardati negli occhi da sotto la visiera dell’elmetto?
Deviamo e incontriamo proprio il loro corteo, i cellulari scuri, pieni di scuri carabinieri. Non li invidio, perché dai negozi e dalla strada tutti li osservano come si guarda un corteo funebre, come chi non sta dalla parte giusta (...mi sono tolta gli occhiali da sole e li ho squadrati, ad altezza volto. Sarà il mio spirito ribelle: voi mi vedete, ma anche io vi vedo!) . Notiamo che comunque sono tranquilli, sorridono. Uno da una portiera aperta sembra apprezzare Red e Violet, graziose davvero nel loro “outfit tempo libero”.
Oggi shopping sociale, decreta Red! Il suono dei caschetti rimane nelle orecchie, negli occhi la dignità dei manifestanti, nel naso lo zolfo dei pochi mortaretti scoppiati, nella pelle il calore del sole cagliaritano. Nell’anima la sensazione della giustizia di una causa.
La giornata è passata tranquilla, in tutta Italia nessun incidente: evviva la libertà!   

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