martedì 20 novembre 2012

Giornata dell'Infanzia. Articolo 7 della convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza by Violet


Che significa Montecchi?
Nulla: non una mano, non un piede,
non la faccia, né un’altra parte del corpo di un uomo.
Che cosa c’è in un nome?
Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa,
se anche lo chiamassimo con un altro nome,
sarebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.





Avete mai visto un bambino che scarta un regalo e scopre che contiene un peluche, un pupazzo o una bambola? Prima la guarda ammirato. Poi la rigira in mano, come ad abituarsi a quella nuova presenza, a ricercarne l’essenza e la diversità. Infine, si rivolge alla mamma e al papà e chiede: “Come si chiama?”. Spesso i genitori rispondono che non ha ancora un nome, che glielo deve scegliere lui e si spalanca un mondo di fantasia e ipotesi.
Avete mai visto qualcuno che trovi un cucciolo abbandonato? Lo raccoglie, lo nutre, lo porta a casa e gli dà un nome. Solo allora, quando lo può chiamare, diventa per lui una presenza, un amico.
Avete mai sentito parlare una futura mamma del bimbo che porta in grembo? Se non ne conosce il sesso, trova un nomignolo adatto sia ad una femminuccia che ad un maschietto per rivolgersi al suo piccolino; altrimenti inizia a chiamarlo per nome, anche se non è detto che sia quello definitivo. E quando nasce lo prende tra le braccia per la prima volta, guarda estasiata il suo volto, e pronuncia piano il suo nome: ne prova il suono, se ne abitua, lo ripete alla sua creatura come una nenia, affinché diventi suo!

Siete andati a scuola? Quanti giorni della vostra vita avete risposto distrattamente o in maniera infastidita all’appello?

Avete mai assistito ad un matrimonio? O ad un battesimo? O ad una cresima?
Vi siete laureati? Avete fatto un giuramento? O una promessa solenne?
Come sarebbe stato se, dalle diverse formule utilizzate in tali cerimonie, fossero stati cancellati i nomi? Chi si è unito in matrimonio a chi, se non si specifica l’identità dei due sposi tramite il loro nome? Avreste dubitato di sognare di essere laureati, se il presidente della commissione avesse omesso dalla formula il vostro nome? Avreste la stessa determinazione a mantenere quella promessa o quel giuramento, se non vi aveste messo il nome a giocarci fino in fondo la faccia, la dignità, la rispettabilità, la vostra identità unica, originale ed irripetibile?

Secondo il rapporto dell’UNICEF Registrazione della Nascita - Iniziare nel modo giusto (giugno 2002), si stima che nell’anno 2000 i nuovi nati non registrati siano stati cinquanta milioni, il 41% delle nascite in tutto il mondo. In 19 Paesi, almeno il 60% di tutti i bambini sotto ai 5 anni di età non è stato registrato alla nascita.
Certo, le loro mamme, i papà, le sorelle e i fratelli, gli amici chiamano per nome quei bimbi. Ma cosa accade quando questi bambini vogliono andare a scuola? Quando, diventando grandi, si vogliono sposare, si trovano a firmare un contratto, a fare un giuramento, a testimoniare in tribunale? O semplicemente vogliono fare un viaggio? O votare?
Il comma 1 dell’articolo 7 della Convenzione Internazionale per i Diritti dell’Infanzia dice così: Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
“… allora ha diritto a un nome…”: ci avete mai pensato in questi termini? A me non è mai capitato, non ho mai pensato che una cosa così semplice come il mio nome, con il quale sono cresciuta come con la cosa più naturale del mondo, fosse un diritto. Non ho mai pensato che a qualcuno fosse negato il proprio nome; lo sapevo, ma come si sanno alcune cose, in maniera intellettuale, non affettiva. Mi viene in mente quando non riesco a mettere a mente o a ricordare i nomi delle persone che conosco e in questo momento ne sento vergogna.
Come sempre dai diritti e dalla necessità di tutelarli derivano i doveri: il dovere degli Stati, e sono ben 193 ad aver ratificato questa Convenzione, di garantire a tutti un nome ufficiale, per così dire, registrato, che dimostri la propria identità di fronte alla legge, a te stesso e agli altri. Il dovere degli stessi Stati di garantire e di rilasciare i documenti che attestino di fronte al mondo l’identità di cui parlavamo. Il dovere sempre per gli Stati di riconoscere validità ai documenti di identità dei cittadini stranieri.
In Inghilterra fino al crollo delle Torri Gemelle non era previsto che i sudditi di Sua Maestà dovessero esibire un documento di identità se fermati dalle forze dell’ordine: in una tale cultura della legalità bastava la parola del cittadino ad attestare la stessa. Ecco da cosa deriva la possibilità del genio poetico di Shakespeare di giocare con i termini. Ecco che Romeo e Giulietta possono rinunciare al proprio nome, diventato una gabbia d’odio in favore di un nome nuovo e libero, uguale per tutti, Amore! Ma non si può rinunciare a qualcosa che non si possiede pienamente. Per ora il mondo non può rinunciare al nome di ciascuno di noi. Per ora il nome è un diritto misconosciuto, è uno steccato necessario. Perché finché tutti non avranno un nome è come se anche il mio e il tuo siano minacciati.

Violet tutte le settimane propone un nome da scegliere per un eventuale pargoletto in arrivo: non so se voi, cari lettori, siate interessati al suo significato, a quante persone abbiano quel nome in Italia, al suono ed ai colori che quel nome evoca. Non so se, in questi mesi, vi abbia aiutato a scegliere un nome; o abbia contribuito a farvene piacere uno che prima non consideravate ed ora vi appare sotto una luce diversa. Per me i nomi non sono mai stati importanti, ricordo i volti e le storie delle persone, quasi mai come si chiamino. Eppure vi assicuro che da oggi mi impegnerò di più affinché quei volti e quelle storie, quelle presenze, quelle assenze, quelle esperienze, quelle vite e quei doni che sono i bambini, i ragazzi, gli uomini che incontro, siano per me anche il suono meraviglioso del loro nome. Perché è vero che rosa non aggiunge niente a quel “dolce profumo”, ma io quel meraviglioso profumo lo chiamo profumo di rosa

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