martedì 20 novembre 2012

Giornata dell'Infanzia. Articolo 21 della convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza by Pink



"Gli Stati parti che ammettono e/o autorizzano l'adozione si accertano che l'interesse superiore del fanciullo sia la considerazione fondamentale in materia e: vigilano affinché l'adozione di un fanciullo sia autorizzata solo dalle autorità competenti le quali verificano, in conformità con la legge e con le procedure applicabili e in base a tutte le informazioni affidabili relative al caso in esame, che l'adozione può essere effettuata in considerazione della situazione del bambino in rapporto al padre e alla madre, genitori e tutori legali e che, ove fosse necessario, le persone interessate hanno dato il loro consenso all'adozione in cognizione di causa, dopo aver acquisito i pareri necessari; riconoscono che l'adozione all'estero può essere presa in considerazione come un altro mezzo per garantire le cure necessarie al fanciullo, qualora quest'ultimo non possa essere affidato a una famiglia affidataria o adottiva oppure essere allevato in maniera adeguata nel paese d'origine; vigilano, in caso di adozione all'estero, affinché il fanciullo abbia il beneficio di garanzie e di norme equivalenti a quelle esistenti per le adozioni nazionali; adottano ogni adeguata misura per vigilare affinché, in caso di adozione all'estero, il collocamento del fanciullo non diventi fonte di profitto materiale indebito per le persone che ne sono responsabili; perseguono le finalità del presente articolo stipulando accordi o intese bilaterali o multilaterali a seconda dei casi, e si sforzano in questo contesto di vigilare affinché le sistemazioni di fanciulli all'estero siano effettuate dalle autorità o dagli organi competenti."

L'adozione di un minore è, dal mio punto di vista, uno dei più grandi atti d'amore che si possano compiere. Significa in sostanza di poter dare una casa, una famiglia e una nuova possibilità di vita ad un bambino in difficoltà, ma nella sua essenza più limpida significa donare amore ad un bambino in difficoltà. Ogni paese che si definisce civile ammette tra i suoi dispositivi di legge quello dell'adozione. In Italia sono possibili tre tipi di adozione: nazionale, internazionale e speciale. La prima consente di adottare minori della stessa nazionalità, la seconda riguarda i minori provenienti dall'estero, mentre l'adozione speciale regola le adozioni in questi casi particolari:
a) l’adottante sia una persona unita al minore da vincolo di parentela entro il 6° grado o da un rapporto stabile precedente alla perdita dei genitori;
b) per il coniuge convivente del genitore del minore, per favorire il proseguimento dell’unità famigliare e garantire, quindi, una crescita armonica del minore;

c) quando è impossibile l’affidamento preadottivo del minore in stato di abbandono, o appare controproducente per il minore interrompere l’affidamento o i rapporti con la famiglia di origine. 
(fonte: ItaliaAdozioni.it)
Un minore adottabile è, per legge, un minore che si trova in stato di abbandono morale e materiale. Questo stato viene certificato dal Tribunale dei minori, che dichiara l'adottabilità del minore in questione. In Italia, l'iter non è snellissimo e una coppia che desideri adottare un bambino deve armarsi di pazienza e prepararsi a lunghe attese. Oltre alle tempistiche da entaconsulta, una coppia deve essere idonea e la cosa non è semplice, quasi come dire che amare e desiderare di dare una nuova vita ad un bambino non è sufficiente. L'art. 6 della legge 814/83 stabilisce che possono adottare “i coniugi sposati da almeno tre anni (nel computo del triennio non si contano gli anni di eventuale convivenza more uxorio. Detta durata deve sussistere al momento della pronuncia e non al momento della domanda di adozione. Tuttavia, non sembra opportuno accettare la domanda di chi non si trova in tale condizione e la presenta con largo anticipo perché verrebbe a mancare un importante indice di stabilità del matrimonio), non separati (nemmeno di fatto), ritenuti idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare”. Questa legge esclude dall'adozione le coppie di conviventi, le coppie omosessuali e i single. Non riesco a capire il perché la condizione di base necessaria sia il matrimonio e non la capacità di educare, istruire e mantenere il minore. Mi sfugge il motivo per cui non si pensi di poter adeguare questa legge ai tempi che corrono visto che negli ultimi 20 anni (la legge è del 1983) la società si è modificata radicalmente. Vedendo un po' di dati, notiamo che nel 2007 le domande di adozione nazionale sono state 15610, mentre quelle effettivamente portate a termine sono soltanto 1815, circa il 10%. I dati sulle adozioni internazionali ci dicono che l'Italia è un paese molto attivo sul fronte delle adozioni internazionali. Nel 2007 si trovava al terzo posto nella lista dei paesi “più adottivi”, dietro USA e Spagna e, nel successivo 2008, si era registrato un aumento del 16% a fronte di una generale decremento in tutto il mondo. I dati della Commissione Adozioni Internazionali ci dicono che fino al 30 dicembre 2009 sono stati accolti in Italia 25860 minori stranieri da 21051 coppie, ovvero 1,23 bambini per coppia. Ma quante sono state le domande? Se dovessimo fare un parallelo con i dati nazionali andremmo a sfiorare circa 250mila domande, il che mi sembra un dato difficile. Resta il fatto che essere una coppia “adatta all'adozione”, ovvero essere sposati da 3 anni, adatti ad educare, istruire e mantenere il minore che decidono di adottare. Possibile che sia impossibile o che solo il 10% circa delle coppie che ritengono di essere adatte lo sia poi anche per il tribunale? Perché deve essere così difficile (e anche dispendioso) adottare un bambino? Capisco che l'interesse primario deve essere quello del bambino e che gli si deve garantire una sistemazione assolutamente adeguata, ma non possono essere così poche le persone in grado di soddisfare questo standard. E resta inspiegabile, per me donna del 2011, come mai a priori debbano essere esclusi i single e gli omosessuali, come l'essere single e omosessuali possa renderti inadatto all'educare degnamente un figlio e potergli dare una vita ben più che dignitosa. Il nostro interesse deve risiedere nel bambino, non nella sessualità del genitore o nel fatto che abbia un compagno/a o meno. Milioni di matrimoni si sfasciano ogni anno e altrettanti conviventi invece proseguono le loro relazioni con tranquillità. D'altronde nascono figli da queste unioni e non mi pare che siano educati male o che i genitori ne siano indegni, perché se fosse davvero così gli assistenti sociali avrebbero un bel da fare per portar via questi bambini ai loro genitori e dovrebbero poi renderli adottabili per una coppia più “convenzionale”. Questo chiaramente implicherebbe un'altra serie di dinamiche strazianti per il povero piccolo ed è una cosa che non vorremmo mai nemmeno immaginare. Rendere l'adozione così ristretta non da, a mio parere, la garanzia di una riuscita al 100%, ma impedisce ad altre potenziali famiglie di dare amore ad un bambino che ne ha davvero bisogno. E non si tratta solo di soldi, ma di sentimenti veri ed effettivi, che poco hanno a che fare con la possibilità di regalare a un figlio l'iphone 5 il giorno stesso che esce e pagarlo in contanti. Vogliamo metterci in testa che il punto è fare di un bambino solo ed abbandonato nostro figlio in tutto e per tutto e che l'amore è pari a quello per un figlio biologico? Io mi auguro che il problema si ponga sempre più spesso e che si cerchi con intelligenza e interesse effettivo del bambino una soluzione adeguata anche al 2012.

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