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Giornata dell'Infanzia. Articolo 39 della convenzione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza by Red



Articolo 39. Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per agevolare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale di ogni fanciullo vittima di ogni forma di negligenza, di sfruttamento o di maltrattamenti; di torture o di ogni altra forma di pene o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti, o di un conflitto armato. Tale recupero e reinserimento devono svolgersi in condizioni tali da favorire la salute, il rispetto della propria persona e la dignità del fanciullo.





Quali sono i diritti dei bambini? Se dovessi rispondere a bruciapelo senza pensare a niente penso che la mia personale dichiarazione sarebbe:
Tutti i bambini hanno diritto a raccogliere dei gelsomini e metterseli nei capelli
Tutti i bambini hanno diritto a correre a perdifiato
Tutti i bambini hanno diritto a inventarsi delle storie e a sognare il loro futuro
Tutti i bambini hanno diritto a giocare, a vincere e a perdere
Tutti i bambini hanno diritto a fare discorsi interessanti
Tutti i bambini hanno diritto ad avere risposte alle domande imbarazzanti
Tutti i bambini hanno diritto alle coccole
Tutti i bambini hanno diritto a ridere
Tutti i bambini hanno diritto a piangere
Tutti i bambini hanno diritto ad essere consolati
Tutti i bambini hanno diritto ad essere protetti con forza e dolcezza
Se oggi posso definirmi una donna fortunata è perché nella mia infanzia e nella mia adolescenza ho avuto tutto questo. Sono cose che ho ancora, ma il fatto che io le abbia avute nella mia infanzia fa si che io possa conoscere il significato della parola spensieratezza, e della parola felicità. Il mondo però è molto più complicato di quel che io ho vissuto da bambina e questa lista di cose per me essenziali rischia di sembrare banale e poco utile. Il mondo per la verità è così brutto che nel 1989, quando fu scritta la convenzione dei diritti dell’infanzia e dell'adolescenza, si pose la necessità di scrivere l’articolo 39. L’articolo che dice che a volte il mondo è orribile. Che i bambini nel mondo vengono picchiati, violentati, torturati, che vedono cose che non si dovrebbero vedere nemmeno a novant’anni, che a volte mentre corrono vengono mutilati da una bomba, altre volte vengono costretti a fare scelte terribili, a rinunciare ingiustamente agli affetti, vengono umiliati, che la luce che i loro occhi portano dalla nascita viene spenta dalla violenza. È terribile, ma dobbiamo ammettere che tutto ciò accade, e a noi, in quanto società adulta, parte forte della comunità, si pone il problema di rimediare il rimediabile. Quel che gli stati firmatari della convenzione dei diritti dell’infanzia si impegnano a fare è di curare le ferite fisiche e psicologiche inferte ai più piccoli, riabilitare i circuiti che la violenza interrompe, di ritrovare un posto adeguato nella società alle vittime più piccole dell’ingiustizia. Penso a quante immagini di bimbi con gli occhi tristi ci vengono dispensate, soprattutto negli ultimi giorni. Occhi che portano una tristezza che difficilmente si può vedere in uno sguardo adulto. Occhi di bimbi che hanno visto la guerra, occhi di bimbi che hanno passato il mare per cercare una speranza di futuro e hanno trovato un centro di accoglienza che li tiene in una terra straniera e un aereo che riporterà a casa i loro genitori. A volte, molto più semplicemente, occhi di bimbi che hanno dovuto scegliere tra mamma e papà, occhi di bimbi ai quali è stato chiesto di imparare ad odiare. 
Il mondo degli adulti ha delle ragioni che non provano pietà, la real politic non può fermarsi davanti alla tristezza, le rivendicazioni di orgoglio, ricchezza, egoismo passano oltre le vite spezzate prima ancora di avere il tempo per costruire qualcosa. Se gli Stati non mantengono la promessa fatta nel 1989 noi ci dobbiamo indignare, se le istituzioni non fanno abbastanza la società civile deve fare il resto. Ne abbiamo il dovere morale, noi che godiamo nostro malgrado degli interessi difesi dal cinismo della politica. Dobbiamo pretendere dalle nostre istituzioni che tengano sempre fede a questo articolo 39 della convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, così poco discussa e sconosciuta ai più.
Quanto a noi, dobbiamo levarci dalla faccia lo sguardo della commiserazione e metterci quello dell’amorevolezza. Dobbiamo farci trafiggere l’anima dal gelo dell’infanzia perduta e metterci ad insegnare di nuovo ai bambini ad essere bambini. Dobbiamo proteggerli, non dobbiamo discriminarli, non dobbiamo insultare i loro padri, le loro origini, la loro dignità, dobbiamo abbassarci a guardarli negli occhi anche se ci accusano, non offenderci con la loro rabbia, mettere a disposizione tutto il nostro sapere, tutti i sorrisi che la fortuna ci ha permesso di accumulare. Dopo di che dobbiamo aspettare che tutto ciò dia frutti, fosse anche un solo sorriso. Lo dobbiamo fare non perché i bambini saranno gli adulti di domani, ma perché ogni uomo ha il diritto ad essere un bambino. Forse queste parole potrebbero sembrare stucchevoli, forse lo sarebbero, se fossero riferite ad un altro argomento, ma se si tratta di bambini violati no, amarli è il minimo indispensabile. Indispensabile come rendersi conto di quale privilegio sia l’essersi sentiti felici per un piccolo gelsomino tra i capelli.

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