domenica 27 gennaio 2013

L'Almanacco di Violet


SIGLA!!!


Sole: A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:35 e tramonta alle 17:36.

Luna: Luna piena il 27 di gennaio alle 4:40. Poi, per tutto il resto della settimana sarà luna calante.

Cielo del mese, i pianeti: Giove, il gigante gassoso, si può osservare, per gran parte della notte, nella costellazione del Toro, dove si muove molto lentamente con moto retrogrado. Il 30 di gennaio inverte la marcia e ritorna al monto diretto.

Onomastici: Tanti auguri a tutte coloro e tutti coloro che portano il nome di: Angela (Merici), Devota, Giuliano, Marino, Teodorico (di Orleans), Vitaliano (27 gennaio); Tommaso (d’Aquino), Valerio (di Saragozza), Carlomagno (28 gennaio); Aquilino, Papia e Mauro, Sabrina (29 gennaio); Alda, Batilde, Giacinta, Martina, Mattia (vescovo di Gerusalemme), Savina (30 gennaio); Giovanni (Bosco), Ciro, Marcella (di Roma), Francesco Saverio Maria (Bianchi, barnabita), Valdo (31 gennaio); Brigida (d’Irlanda), Giovanni (della Graticola), Orso (di Aosta), Severo (di Ravenna), Trifone, Verdiana (1° febbraio); Lorenzo (di Canterbury), Adalbaldo (2 febbraio); Biagio, Oscar, Anna (profetessa), Lupicino, Leonio (3 febbraio).

Il Santo: Il 3 di febbraio la Chiesa ricorda san Biagio, vescovo. Egli fu uno dei quaranta martiri di Sebaste, in Armenia, nel 306. Questo Santo è molto venerato nel Lazio: nella sola Roma gli furono dedicati ben cinquantaquattro edifici, tra oratori e chiese. È patrono dei suonatori di strumenti a fiato, dei laringoiatri, dei cardatori di pelli, dei materassai e anche uno dei tanti patroni degli agricoltori. Tradizionalmente lo si invoca contro il mal di gola e la tosse; infatti, si dà anche una benedizione particolare perché impartita con due ceri benedetti incrociati e posati sul collo del fedele che la riceve. Le giovani in età da marito invocano san Biagio per trovarne uno, possibilmente buono!

Compleanni storici: Il 1° febbraio 1921 a Genova nasceva Teresa Mattei, partigiana e la più giovane eletta dell’Assemblea Costituente.

Questa settimana accadde: Il 1° febbraio 1982 nacque Radio DeeJay.

La notizia del giorno… un anno dopo: Olbiesi ad honorem. Principi, preti e cavalieri (L’Unione Sarda, Edizione del 29 gennaio 2011, pagina di Olbia e provincia).

Ricorrenze: Il 28 di gennaio si celebra la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra. Per non dimenticare il come e il perché il mondo permetta che una malattia “curabile” con antibiotici, sia il flagello e la condanna per intere popolazioni, oggi!

Curiosità: In questi giorni ad Aosta si svolge la Foire de Saint-Ours, la fiera dell’artigianato tradizionale valdostano. Si tiene dall’Anno 1000, così vuole la tradizione, in ricordo di sant’Orso, monaco irlandese morto nel 529, che donò i tradizionali sabot ai poveri della città, nella zona della collegiata, dove sorgeva una basilica paleocristiana e che a lui fu dedicata attorno, appunto, al 1000. Il 30 e il 31 gennaio nel centro cittadino si incontrano più di mille espositori e di centocinquantamila visitatori.

Le buone maniere di ieri e di oggi: La settimana scorsa abbiamo conversato sul tono di voce da tenersi nei luoghi pubblici, come ad esempio ristoranti e bar. Oggi vorrei estendere l’eccezione anche ai mezzi pubblici e all’infausta usanza di ascoltare musica a tutto volume al cellulare, utilizzando il “vivavoce” e non quel meraviglioso, piccolo aggeggio che la Comunità Europea ha previsto sia accessorio in dotazione obbligatoria per la sicurezza al volante. Violet suggerisce che, per la sicurezza di tutti, sia di chi non vorrebbe sentire certe hit del momento, che per coloro che ci costringono ad udirle (attenti all’ira del mite!), sarebbe il caso di utilizzare gli auricolari o cuffie sempre, non solo quando si è costretti ad effettuare una chiamata urgente mentre si è alla guida di un veicolo a motore. Grazie!

La matita Rossa e Blu: Chiacchieravo amabilmente con una mia amica, qualche giorno fa, quand’ecco che in un suo racconto ravvisavo del succulento materiale per la nostra rubrica. Vogliamo privarcene? Giammai! “Cara”, le dice la collega (insegnano in una scuola elementare), “tu che sei il nostro genio della lingua inglese, mi spieghi il significato della parola incipit? L’ho cercato nel vocabolario, ma nel mio non c’è!”. Dopo essersi ripresa, pare che la mia amica abbia avuto appena il coraggio di chiedersi se, ad insaputa della civile società, sia capitato che qualcuno dei mille e mille Ministri della Pubblica Istruzione della storia della Repubblica abbia sospeso per un quadriennio l’insegnamento della Lingua Latina alle Magistrali dei tempi che furono. Ai miei lettori l’ardua risposta ed ogni altra considerazione.

Il Lama racconta: A quei tempi, quando fare il pane era un rito, quando le donne si alzavano alle tre del mattino e si riunivano i vicinati, quando i bambini curiosavano e sonnecchiavano in sos scannixeddos in attesa di ricevere un pezzetto di pasta, pronta a farne piccole forme pintadas, a quei tempi, sulla collina, nel loro castello diroccato, anche le Janas facevano il pane. Le loro mani piccole impastavano veloci, e cantavano e ballavano con le finestre aperte al chiaror di Luna, che le guardava benevola dall’alto e indirizzava loro i suoi raggi più brillanti. Ma si sa, Luna non deve vedere il lievito! Lo dicono tutte le donne previdenti di questo mondo. Lo ricordano alle amiche quando vanno a chiederne, se ne sono rimaste prive. Lo nascondono nella stanza più buia di casa, protetto in fazzoletti scuri e ancora tra le pieghe delle gonne, prima di uscire. Le Janas, però, vivono alla Luna, amica e sorella. Danzano per lei, vita e gioia, con lei, pieni e vuoti, rotondità e sinuosità, senso e natura. Così, a vicenda, non si nascondono niente, neanche il lievito. E quando la luna scende, capita che la pasta scenda con lei. A quei tempi, a Cabras, molte donne, nel cuore della notte, sentivano bussare alla porta. Erano le Janas. E, in cambio di piccoli tesori, di tele dorate luccicanti, chiedevano un po’ di lievito per il loro pane. Poi correvano veloci, sul sentiero della collina, con in mano un fazzoletto di tela scura che avvolgeva un tesoro ancora più prezioso. E tutt’attorno la loro risata squillava lieta nella notte. Solo poche ore, ed il profumo di pane fragrante avrebbe invaso  collina e villaggio (Lievito e Luna, Violet, per La Rassegna Stronza, Liberamente tratto da un’antica leggenda della Sardegna).

Così parlò zio Gecob: Qualche volta lungo la strada si ha la fortuna di incontrare se stessi negli occhi di qualcun altro.

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