sabato 5 maggio 2012

L'appartamento tedesco. Tutti i colori di una cronaca tedesca


Walpurgisnacht
Nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio si celebra in numerose regioni della Germania (e dei Paesi nordici) Santa Valpurga, ovvero la Primavera.
Secondo le credenze popolari l’inglese Valpurga, fondatrice, assieme al fratello Vunibaldo, e badessa del monastero di Heidensheim, in quella notte nell’VIII secolo difese da sola i bestiami e i campi contro le streghe che già danzavano sul monte Bocker in onore della luna e preparavano catastrofi per gli uomini (o in attesa della primavera).
Le celebrazioni a Heidelberg si svolgono a Heiligenberg e hanno preso piede dai primi anni ’90 richiamando di anno in anno sempre più giovani. Non sovrintende nessun ente od organizzazione alla festa, è spontanea. La migrazione dalla città alla collina inizia con lo scendere dell’oscurità, da poco prima delle otto della sera. Gruppetti di giovani a piedi o in bici, ma anche con mezzi motorizzati, si avviano dalla Bismarckplatz e attraverso i ponti in direzione dell'altra sponda del Neckar colorati e scanzonati, con fagotti di cibi da cuocere alla brace e bottiglie/casse di birra da scolare in attesa della mezzanotte.
Il raduno avviene nel mezzo della foresta in un luogo sinistro ed equivoco, un anfiteatro costruito dai Nazisti nel 1934, vicino a rovine celtiche, romane e medioevali. A lungo rimasto abbandonato dopo la II Guerra mondiale, oggi ha trovato una nuova dimensione per una notte all’anno. Percussionisti, acrobati, giocolieri e mangia fuoco animano l’evento.
Questa festa e la sua santa hanno ispirato numerosi poeti e musicisti, da Goethe a J. K. Rowling, da Bach a Mendelssohn fino ad arrivare ai Black Sabbath.
Nel passaggio tra il 30 aprile e il 1 maggio può scoccare, però, anche un altro anniversario, più personale. Il soggiorno berlinese di un mese in cerca della propria strada. Che poi, magari, può coincidere con l’Oranienburgerstraße. Oppure con la S1. Non ci sono parole per esprimere i ricordi di una bella esperienza.
«Berlino è una città condannata per sempre a diventare e mai ad essere» (Karl Scheffler, autore di Berlin: Ein Stadtschicksal, 1910).


Paul_Blau_Vierzig

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