lunedì 10 marzo 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:42 e tramonta alle 18:24.

Luna
L’11 marzo, alle 20:17, la Luna raggiunge l’apogeo. Rimane crescente per tutta la settimana e il 16 marzo, alle 17:11, sarà Luna Piena.
Nel corso della notte tra il 10 e l’11 marzo la Luna completa l’attraversamento della costellazione dei Gemelli, dove brilla luminosissimo il pianeta Giove.

Cielo del Mese, i Pianeti
Giove, il pianeta più luminoso del cielo serale di questo periodo, è ancora ben visibile dopo il tramonto, anche se l’intervallo di tempo per osservarlo si riduce costantemente nel corso del mese. A fine marzo lo si potrà osservare a Sud-Ovest nelle prime ore di oscurità e ad Ovest, già piuttosto basso sull’orizzonte, dopo la mezzanotte. Giove si trova nella parte centrale della costellazione dei Gemelli, dove rimarrà ancora per tutto il mese. I quattro satelliti galileiani, Io, Europa, Ganimede e Callisto, si mostrano come piccoli puntini bianchi che danzano da un lato all’altro del pianeta sulla linea dell’equatore.

I Santi
10 marzo: san Macario di Gerusalemme
11 marzo: san Costantino
12 marzo: sant’Innocenzo I papa
13 marzo: santa Cristina
14 marzo: santa Paolina
15 marzo: santa Luisa de Marillac
16 marzo: sant’Eusebia badessa

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste, Ricorrenze Curiosità
L’11 marzo è la Giornata Europea delle Vittime del Terrorismo
Il 13 marzo 1914 nasceva Giovanni Lilliu. Il vero e unico Pater che la Sardegna e la sua Storia possa, secondo noi, riconoscere! Una data da non dimenticare, da ricordare e celebrare.
Il 14 marzo, invece, è il π day. La prima volta si festeggiò nel 1988 all’Exploratorium di San Francisco.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


Quella che vi racconto oggi, può sembrare una storia piccola e insignificante. Invece è ricca di quella fantasia popolare che dona e ridona anima ai luoghi, che spiega il loro fascino, la loro bellezza. Che li mitizza. Che provoca paura, in caso di pericolo, o la tiene lontana, lasciando tuttavia intatta l’aura di mistero che li avvolge. Perché la curiosità è dentro di noi, e ci spinge ad indagare e spiegare. Ma è dentro di noi anche la fantasia, e spinge ad immaginare, a creare e ricreare luoghi di sogno. A narrare racconti e a fissarli in leggenda. C’era una volta, una fanciulla bella come il sole d’estate e forte come il vento di maestrale. Abitava in un piccolissimo villaggio al centro della Sardegna, alle porte della città di Nuoro. La sua era una famiglia povera, ma non misera, ché lavoravano tutti in campagna, da sole a sole, e la terra sapeva essere generosa con chi non le lesinava cure e fatica. Aveva tre fratelli, e la mattina presto uscivano tutti insieme per andare in campagna. Loro portavano gli attrezzi più pesanti e sa bertula con il pranzo, mentre lei gli girava attorno per tutto il tragitto, canticchiando e facendo saltare i piedi leggeri al ritmo del canto. Amava ballare, era la sua gioia e il suo più grande divertimento, e ballava tutte le volte che poteva, sia in casa che fuori. I fratelli lo sapevano e la portavano con loro a Nuoro nei giorni di festa in piazza, quando si accendevano i fuochi e attorno ad essi si aprivano le danze e i più forti e tenaci si scioglievano dal cerchio de Su Ballu Tundu, solo quando le dita chiare di Aurora carezzavano il cielo nero, a scacciare il buio della notte che volgeva al termine. Allora i fratelli la prendevano sottobraccio e, insieme, facevano ritorno a casa, tra racconti appresi in città, confidenze e risate e ancora qualche brinchidu accennato lungo la via. I giovani di Nuoro erano tutti segretamente innamorati di lei, e le ragazze, invece, morivano di invidia a vederla ballare e ridere instancabile per tutta la notte. Lei non si occupava né degli uni, né delle altre: pensava alla famiglia, ai suoi fratelli e ai campi. Era felice così, di ciò che aveva, dei colori della sua terra e del suo cielo. E questa felicità continuava a fluire da lei e a tramutarsi in canto e danza, sempre, senza che lei nemmeno se n’accorgesse. Era noto a tutti, anche in quei tempi antichi, che si danza a Carrasegare e si vive di penitenza e mortificazioni in Quaresima. Così un giorno capitò che tornasse a casa dalla campagna, sola, prima del tempo: l’avevano fatta chiamare perché la madre, anziana, aveva bisogno di lei. Il sole brillava, gli alberi e i campi erano fioriti e festosi. Gli uccellini cantavano nel fare il nido e preparavano le parate nuziali per attirare le compagne. Le lucertole godevano il primo caldo sole della stagione. E una brezzolina gentile carezzava l’erba e i capelli. Arrivò all’altopiano, l’ultima svolta verso casa. Guardò il paesaggio tutt’attorno e vide quella meraviglia e il cuore le si riempì di allegria. Non si accorse che i piedi si mossero: prima un lieve accenno, poi qualche passo. Ballava! Furono pochi i passi, a dire il vero. Passava di là la vecchia perpetua del curato e un grido stridulo attraversò repentino la campagna: “Malaitta!”. Non si poteva ballare in Quaresima, che fosse maledetta quella giovane sciagurata che non si curava dei divieti divini! E la maledizione arrivò. Fulminea. La fanciulla divenne pietra, irrigidita dallo spavento e dall’invidia di chi, anche se avesse voluto, non avrebbe più potuto danzare alla vita che le sbocciava attorno. Ma la Madre di Dio, da lassù, fu commossa della fine toccata in sorte alla povera fanciulla e volle concederle in eterno la meraviglia della danza. Così la “pietra” non posò mai stabilmente a terra e, appena soffia una brezza leggera, prende a dondolare, come dondolano i fianchi delle donne della Sardegna, nella tipica danza che le accomuna. Sa Perda Ballerina, da quel giorno, danza in ogni tempo, basta che sorga il sole e tiri il vento (Sa Perda Ballerina, liberamente tratta da una leggenda popolare della Sardegna, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Ogni vera gioia ha una paura dentro.

Così aggiunse Violet
E così festeggiamo il nostro post numero 1500!!! Grazie a tutti voi!

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