lunedì 10 febbraio 2014

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:23 e tramonta alle 17:52.

Luna
La Luna è crescente. Il 12 febbraio, alle 5:39, raggiunge l’apogeo.
Il 14 febbraio, alle 23:55 è Luna Piena.

Cielo del Mese, i Pianeti
Nei primi giorni di febbraio Mercurio è ancora osservabile la sera. Infatti, proprio a fine gennaio aveva raggiunto la massima elongazione dal Sole: è possibile individuarlo sull’orizzonte occidentale, dove cala circa un’ora e mezza dopo il tramonto. Nell’arco di pochi giorni, il pianeta si avvicina notevolmente al Sole, con cui si trova in congiunzione il giorno 15. Successivamente ricompare al mattino tra le luci dell’alba. A fine mese sorge circa un’ora prima del Sole.

I Santi
10 febbraio: santa Scolastica
11 febbraio: Beata Vergine di Lourdes
12 febbraio: san Damiano di Roma
13 febbraio: santa Fosca e santa Maura
14 febbraio: san Valentino
15 febbraio: santa Giorgia
16 febbraio: santi Elia, Geremia, Isaia, Samuele, Daniele e compagni

Feste, Ricorrenze e Curiosità
L’11 febbraio è la Giornata Mondiale del Malato
Il 12 febbraio è il Darwin Day. Celebrato specialmente in Inghilterra e negli USA ricorda il giorno della nascita del grande scienziato ed è un’occasione per ricordare a tutti, con conferenze e dibattiti, l’importanza dei valori del razionalismo e della laicità nella ricerca scientifica.
Il 14 febbraio, non c’è bisogno che ve lo ricordi la vostra Violet, è la Festa degli innamorati.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


Se fai una passeggiata al mare, nelle spiagge di tutti i luoghi, credo, ma sicuramente nelle spiagge che io frequento da sempre, si trovano costruzioni diverse, soprattutto di tipo militare. Perché, si sa, “prima” il nemico sbarcava, e se non si presidiavano le coste, rischiavi di trovartelo in casa senza nemmeno accorgertene. Se vai alla settima fermata del Poetto, meglio conosciuta come “la Torre spagnola” ti imbatti, appunto, in una torre, una delle tante della fitta rete di costruzioni per l’avvistamento e le segnalazioni che, senza soluzione di continuità, accompagnano i più bei paesaggi della mia isola. E, si sa, quante leggende le avvolgano e quante storie si inventino, nella semplicità di chi poco ha studiato la storia o molto vuole dimenticare una delle peggiori dominazioni che abbiamo dovuto subire. Ma non vi voglio parlare della Torre spagnola, non oggi. Se percorri la spiaggia e giungi alla riva, distesa su un fianco, quasi addormentata, a contatto con la risacca del Mare che va e viene, nel suo eterno carezzare la Terra, c’è una “torretta” di avvistamento della seconda Guerra Mondiale, costruita in orrido cemento armato dai tedeschi. Bassa. Cilindrica. Nessuna apertura visibile. Solo delle piccole fessure ad altezza d’uomo. A guardarla non si capisce come i soldati potessero infilarsici, là dentro. E ancor meno, come potessero uscirne vivi, dopo un turno, per esempio, in pieno agosto. Per noi, da bambini, era il luogo dove nascondersi, dove arrampicarsi, dove sedersi in posizione precaria a scrutare il mare. Ma non tutti sanno che, all’alba e al tramonto, vi si adagi piano una piccola Sirena dai capelli ramati. Torna lì, a cercare un ragazzo che conobbe un giorno lontano, quando le bombe cadevano nel mare turchese e, in lontananza, sulla città di Cagliari. La Sirena, terrorizzata dalle esplosioni, decise di andare a vedere cosa accadeva. Dentro la torretta stava Hans, giovane, imberbe e biondo. Lei piangeva, scossa dalla paura e dal freddo. Non immaginava che “fuori” potesse essere così freddo. Il sole stava per sorgere, e quel giorno cielo e mare si confondevano, tra le prime luci dell’alba, e una foschia, lieve ma gelida, avvolgeva tutto, come in un sogno. L’atmosfera era adatta a tentare uno sbarco, nonostante la lunga spiaggia aperta, a parte il promontorio della Sella del Diavolo. Per consolarsi e farsi forza la piccola creatura marina cantava. Un canto dolce, come una nenia, come una ninnananna, che dal profondo nasce e nel profondo trova un luogo ove riposare. Il giovane soldato sapeva di non dover abbandonare la propria postazione, ma il cuore non gli permise di lasciare sola una creatura così fragile e pura. Uscì. Si avvicinò. Provò a parlarle, ma lei sembrava non capire. Allora iniziò a carezzarle la schiena per scaldarla e l’abbracciò. Lei si volse e lo guardò negli occhi. Erano turchesi, come il mare da cui il frastuono delle bombe l’aveva scacciata. Nonostante l’abbraccio del giovane e le sue carezze aveva ancora freddo, ma quegli occhi profondi e limpidi le entrarono dentro l’anima. E furono proprio i suoi occhi a calmarla e a farla riprendere. Durò poco quel magico momento. Durò un istante. Ma fu eterno. Infatti, il tentativo di sbarco al riparo del promontorio, poco distante, avvenne. I soldati alleati scivolavano veloci lungo la spiaggia e catturavano le sentinelle ai posti di vedetta. Lui, distratto dalla presenza della bella Sirena, si accorse tardi del loro arrivo. Allora le disse di scappare e, per proteggerne la fuga, sparò contro coloro che arrivavano. Lei, veloce, era già lontana, quando risposero al fuoco del ragazzo e lo freddarono sul luogo. La Sirena tornò, mentre le ombre del tramonto si allungavano tutt’intorno, e lo cercò la mattina successiva, prima dell’alba. Ma dalle fessure della torretta di avvistamento fissavano il mare due occhi neri come la pece. Tornò ancora e ancora e di nuovo. Ad un certo punto non ci fu più nessuno a scrutare il mare dalle fessure e, più tardi, la stessa torretta, vuota, si adagiò sul fianco, come a riposare. Ora il mare non era più scosso dalle bombe e lei non aveva più paura. Ma tornò. E continua a tornare. All’alba quando non c’è nessuno. Dopo il tramonto. E sta lì, dove il mare passa sulla terra e la terra si perde nel mare. Quando la notte dà spazio al giorno e il giorno scivola nella notte. Continua a tornare, come se fossero passati pochi giorni, poche settimane, o pochi mesi ed Hans fosse ancora di vedetta, con i suoi occhi color del mare. Ma si sa, per le creature che percorrono i sentieri al nostro fianco, senza essere udite, o nuotano accanto a noi, senza essere viste, il tempo non è uguale al nostro. Il tempo non è importante. Perché, in fondo, la Sirena lo sa, e lo sappiamo anche noi, che gli occhi turchesi di Hans continuano a scrutare il mare e aspettano un guizzo ramato e un canto dolce e profondo come una ninnananna. E per questo ha senso il suo tornare dove il Mare accarezza la Terra. Quando il Giorno abbraccia la Notte (Hans e la Sirena, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
La gravità non è responsabile se gli uomini cadono in amore.

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