martedì 4 febbraio 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:30 e tramonta alle 17:43.

Luna
La Luna è crescente.

Cielo del Mese, i Pianeti

I Santi
3 febbraio: san Biagio
4 febbraio: santa Ammonisia
5 febbraio: sant’Agata
6 febbraio: san Paolo Miki e compagni
7 febbraio: santa Giuliana
8 febbraio: san Girolamo Emiliani
9 febbraio: santa Apollonia

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste, Ricorrenze Curiosità
3 febbraio, festa grande in casa Stronza e soprattutto in casa Violetta per il genetliaco reale della vera Regina Rossa: Red! Auguri!!!

Il Lama Racconta
Si dice che i boschi di Sardigna durante il giorno brillino di sole e sorrisi. E, quando scende il buio, tintinnino di brevi risate. Tanto tempo fa, nella notte dei tempi, al limitar della foresta, quando la luna faceva capolino e i suoi raggi si nascondevano tra le foglie, non era difficile incontrare le fate. Erano piccole, veloci, bellissime e splendenti. Luna riservava per loro i raggi più luminosi, ma le Janas emanavano una luce chiarissima, capace di rischiarare le radure, i sentieri che conducevano al villaggio, l’intrico del sottobosco, dove gli alberi si facevano più fitti. Correvano le nostre fatine, ballavano, ridevano e giocavano. Tanti le avevano incontrate, rincasando quando la notte oramai avanzava o se uscivano di casa, per recarsi agli ovili, prima che Aurora iniziasse a tingere il cielo dei suoi tenui colori. Non erano mai sole, spesso due o tre, raramente in gruppi più grandi. A volte arrivavano fino al villaggio, portate sulle ali del vento, che in quella terra antica non smette mai di soffiare. Quando accadeva, giravano leste per la via alla ricerca di una casa che sembrasse accogliente, di una luce accesa ad attendere qualcuno, di un fuoco ancora vivo sotto la cenere in fondo al camino, di un uscio o una finestra rimaste socchiuse. Curiose entravano in quella casa. Chiamavano piano tre volte le donne che trovavano assopite e le invitavano ad andare con loro. Giunte alle piccole domus, offrivano in dono una stoffa preziosa, fatta da mani di fata, o una moneta d’oro. Se, invece, addormentati c’erano dei bambini, li svegliavano e li portavano a giocare nel bosco. Fu così che una bimba, una notte, le seguì. E vide il bosco come non l’aveva mai visto. Volò sulle ali del vento, rise tutto il tempo. Scoprì nuovi sentieri, mille pertugi, cento nascondigli segreti. Fu salutata dall’argenteo guizzare dei pesci del laghetto e udì storie mai udite. Ma, soprattutto, poté fare una domanda alle fate, ché loro avrebbero risposto tutta la verità a quel cuore innocente. “Perché nessuno ha mai visto una Jana da sola?”, chiese allora la piccola. “Perché siamo sorelle e ci amiamo”, risposero all’unisono le due. E brillavano come mai nessuno avrebbe potuto immaginare. Fu lunga quella notte. Sembrò molti giorni e molte notti, perché la bimba vedeva che Luna si riempiva e poi svuotava di nuovo. Alla fine si rigirò. Era a casa, nel suo letto. Con negli occhi e nel cuore una splendida luce, e sulla bocca e nelle orecchie una breve risata. Si dice che la notte, nei boschi di Sardigna, lo scintillio tra le foglie lo creino i raggi della luna che giocano a nascondino con le Janas. Io credo sia vero. Bambina giocavo con loro (Siamo sorelle, liberamente tratto dalle leggende sarde sulle Janas, Violet per la Rassegna Stronza, 10 febbraio 2013).


Così Parlò zio Gecob
Io mi cibo solo di ciò che mi brucia dentro e mi infiamma, poiché mi si confà il fatto di vivere di ciò di cui gli altri muoiono.

Così aggiunse Violet
Ho riflettuto molto sul come affrontare, qui e con voi, i temi che riguardano le donne e gli attacchi che subiscono nel mondo di oggi. Mi riferisco in generale alla condizione della donna, alla necessità che le donne siano rispettate come esseri umani e nella loro specificità femminile. Mi riferisco alle notizie shockanti che giungono sempre più frequentemente da paesi come l’India. Mi riferisco alle violenze quotidiane sulle donne, in ambito familiare, ma anche in ambito sociale, perché quando la microcriminlità tende a crescere a causa per esempio della crisi, coloro che ne fanno le spese per prime e in maggior misura sono proprio le persone più indifese, come le donne anziane. Mi riferisco anche a ciò che sta succedendo nel dibattito politico italiano in questi giorni, delle violente parole che ha dovuto subire la Presidente della Camera Laura Boldrini, della violenza ancora verbale a danno di alcune deputate del Pd e della violenza fisica subita dalla onorevole Lupo del M5s. C’è poi una violenza sottile che, sempre in questi giorni, tocca tutte noi che dentro o fuori dalla “rete” proviamo a fare opinione, a dire la nostra, a commentare civilmente i fatti e gli avvenimenti che, come tutti, ci passano sotto gli occhi. È grave che veniamo attaccate sempre e comunque e che, se non si riesce a farci tacere in altro modo, a questo si arrivi, ad attaccarci in maniera squallida e sessista, a darci della “poco di buono”, della pronta a vendersi a qualcuno o a qualcosa. In tutto ciò, come sempre, ci si trova spaccate come donne, tra coloro che difendono gli uomini “poverini, era una battuta, siamo eccessivamente permalose” e coloro che esprimono solidarietà. Ecco io esprimo solidarietà! Per me ogni donna è una sorella. Può essere attaccata, criticata? Certo! Ma nel merito, come tutti. Non come invece avviene (e, credetemi, è solo l’anticamera della violenza vera e propria) per il proprio essere donna e a partire da quello. Ecco perché vi ripropongo la storia “Siamo sorelle”: è un modo forse semplice, forse infantile, di affrontare l’argomento. Ma tutti e tutte, in fondo, abbiamo bisogno di una carezza bambina che curi le nostre ferite.


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