martedì 29 dicembre 2015

Storie Mute - La Madonna Benois

Vi è mai capitato di rimanere muti di fronte a un quadro? Di rimanere ipnotizzati da uno sguardo dipinto che sembra raccontare mille storie e mille vite? Di avvicinarvi tanto da far suonare l’allarme per vedere, nitide, le pennellate, i colpi di spatola o gli schizzi di colore e ripercorrere attraverso la tecnica i gesti e i pensieri con i quali un artista ha creato la sua opera?
A me si, è capitato, anzi, capita quasi sempre.
Questa rubrica parla di questo, di storie suggerite dai soggetti dei quadri ai miei occhi e alla mia fantasia. Storie di donne, per mia scelta. Ma anche storie degli artisti che li hanno dipinti. Questo è il fil rouge che lega i racconti di questa nuova rubrica: sono storie di donne, di uomini e storia dell’arte: storie mute che provo a tradurre in parole. Sperando di non essere troppo pretenziosa nel… Ecco a voi 

Madonna che porge un fiore al Bambino (Madonna Benois)


Quando ti guardo mi dimentico tutto.
Dimentico che la tua vita non sarà facile, con me come madre. Dimentico che non conoscerai tuo padre, che nessuno potrà difenderti. Dimentico di pensare a domani.
Mi perdo nei tuoi piedini rotondi, nelle pieghe delle tue braccia, nelle manine così paffute da far sembrare le mie dita affusolate. Ti guardo e mi perdo, mentre tu segui con gli occhi ogni minimo movimento delle mie mani. Me lo ha detto messere Leonardo di stare ferma così ancora un po’!
Ma tu vedi le mie dita aprirsi e le rincorri, ti allunghi, ti aggrappi al mio braccio e tenti di alzarti. Questo fiorellino profumato ora lo metterai in bocca e lo mangerai, io lo so, ed io scoppierò in una di quelle mie risate che mi fanno tanto sgridare. Ma come posso non ridere? Sei così buffo e rotondo! Così indeciso se rincorrere il fiore o la mosca che è appena passata, così assorto nel tuo impegno per puntare il piedino sul mio ginocchio e provare ad alzarti.
Se continuiamo a muoverci così non finirà mai di ritrarci, lo sai? E io morirò di fame e risate, giocando con te, che ora mi mordicchi le dita tutto pieno di bava. E non fare pipì, ti prego non farla! Non farla ora, o non potrò più contenermi! Perché ci ho pensato? Ma perché ora ho pensato alla pipì? Io non mi posso più trattenere, ti devo soffocare di baci ora!
Forza, se ti guardo negli occhi dimentico anche questo… quanto sei bello, figlio mio! Quanto è stato strano portarti in grembo, cercare di guardare i miei piedi e vedere solo una grossa pancia, non essere più chiamata bambina, ma “madonna”.
Però sei troppo bello! Così bello che se ti guardo non ricordo più nemmeno i dolori del parto, e mi stupisco di averti tra le braccia.
Sei troppo bello, sei un miracolo! Così bello che messere Leonardo ti ha voluto per fare Gesù. Di sicuro non ha scelto me, io non posso somigliare alla Vergine Maria. Non le somigliava certo mia madre, né mia nonna, non sono degna di un onore così grande.
Ma tu sì, tu sei il mio miracolo, ché se ti guardo dimentico tutto. Dimentico chi siamo e penso che un giorno qualcuno volgendo lo sguardo al nostro intreccio di mani penserà alla Madre e al Bambino. Qualche nobile e pura dama intonerà una preghiera, e guardandoci sospirerà una supplica. 
Io intanto ti guardo e mi perdo, rido innamorata ai tuoi buffi gesti. Ti guardo negli occhi, figlio mio, e contemplo il paradiso.
E penso che per te e per te solo, mio piccolo amore, ora dimentico tutto e mi sento beata.
E quando la nostra storia sarà persa nel tempo, per te e per te solo, mio grande amore, tutti mi guarderanno e mi chiameranno beata.



Ora che la composizione è perfetta, che si muovano, i miei piccoli modelli! Che vivano, e ritrarrò la vita.




La Madonna Benois è una piccola, incantevole e rivoluzionaria tavola dipinta a olio da Leonardo da Vinci tra il 1478 e il 1483. Non chiedetemi di aggiungere note sulla vita o sulla tecnica pittorica di Leonardo: sicuramente saprete già quanto necessario e comunque non sarete pronti a farvi attraversare dalla ventata di meraviglia che emana qualunque sua opera. Per ammirare questa preziosissima perla dovrete viaggiare fino a San Pietroburgo e visitare l’Hermitage, o, in alternativa, unirvi alle mie preghiere perché qualche mostra temporanea la porti verso lidi a noi più vicini.

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