sabato 19 aprile 2014

S'Incontru - by Violet


Ho pensato a lungo a come farvi gli auguri, per questa Pasqua. 
Ho pensato di scrivere qualcosa, una riflessione, una storia... poi ho ricordato che lo scorso anno, sull'Almanacco della settimana di Pasqua, pubblicai questo: non è una storia e non è una riflessione. Credo sia l'intreccio tra l'una e l'altra. 
Credo che, come tutto ciò che scriviamo, dica il mio modo di vedere la Pasqua, da donna di fede e di speranza e di amore. Così, per ora, lascio a questa riflessione le ore di attesa che ci separano dal rinnovarsi del suono delle campane, dal rinnovarsi della gioia per la vita nuova, dal rinnovarsi della festa per l'incontro. Perché, se il dono più grande del Cristo Risorto è la pace, questa è possibile solo incontrando Lui, che ce la dona, e incontrando gli altri con cui "farla". 
Auguri, auguri a tutti. Che sia un'attesa carica di amore e di speranza. Che sia un giorno di Pasqua senza fine, carico di pace

È notte. Nera e buia.
È appena trascorso il giorno di festa, ma per questa donna è stato il giorno di lutto più fondo e più cupo della sua esistenza. L’alba è ancora lontana. E lei teme che in realtà non la vedrà mai più. Troppe lacrime la offuscheranno. Troppe notti insonni la vedranno, stremata, assopirsi proprio quando riparte la vita.
Le hanno ucciso il figlio, due giorni fa. Il suo unico figlio. Il figlio di tante speranze. Il figlio buono. Tenero, amorevole. E forte. Il figlio che sapeva parlare ai cuori. Che sapeva guarire. Le ferite dell’anima, le malattie del corpo, i possessi malvagi della mente. Appeso. Come il peggiore dei malfattori. Trafitto. Lei era lì, ha visto tutto. Eppure non riesce a crederci. Se chiude gli occhi e ascolta, sente il vuoto attorno a sé. Vuoto anche della sua presenza, così presente persino nelle assenze. 
Ma, pian piano percepisce qualcosa. Non è il figlio a farle visita. È la speranza
Non può stare chiusa. Uscirà. Percorrerà le strade del quartiere, della città. Del mondo. Se sarà necessario rovisterà ogni angolo, anche quelli più remoti. Più bui. E lo ritroverà. 

Anche un’altra donna veglia. 
Si chiama come lei, ma è giovane. Ha avuto una vita dura. Poi è cambiata, quando ha incontrato suo figlio e lei. Si è sentita rinascere. Si è sentita salva. E viva. 
Anche lei due giorni fa era sul luogo dell’esecuzione. Anche lei ha visto tutto. Anche per lei non c’è stata festa, ma solo angoscia. Anche lei esce.
Non la guida la speranza, ma l’amore. Non può attendere l’alba per incamminarsi ad ungere il corpo dell’uomo che l’aveva salvata. E va’. Al buio, ma va’. Senza speranza. Ma va’. 
Esce. 

È notte di Maria, questa notte. Notte di speranza e d’amore. 
L’alba, che sembrava così lontana, che sembrava impossibile, arriva. 
E le trova in due luoghi diversi. Maria di Magdala vicina la sepolcro. 
Maria, la Madre, per le strade del mondo, alla ricerca del figlio. Di quel figlio troppo speciale per rimanere tra i non vivi! 
Come la notte è stata notte di ricerca. Notte di speranza, notte d’amore. Questa è un alba di vita. Un’alba di incontri, di gioia e di pace! 

Nella mia Terra, la mattina di Pasqua è giorno de “s’incontru”. 
Esce la Madre, da una chiesa, da una cappella. Esce il Figlio. 
Percorrono le strade, dei paesi, delle città. Poi, finalmente, si scorgono. Da lontano. Nella piazza, si riconoscono. Si inchinano. Si salutano. 
E Maria, con gesto e vezzo del tutto femminile, cambia velo. Da nero, a bianco. Dal lutto, alla gioia. 
Ché non si può essere tristi, neanche nell’abito, davanti a quel figlio Vivo per sempre!

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