lunedì 28 aprile 2014

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:28 e tramonta alle 20:13.

Luna
Luna Nuova il 29 aprile, alle 21:41. Da quel momento il nostro satellite naturale entra nella fase crescente. Il 30 aprile, alle 21:41 raggiunge il perigeo.

Cielo del Mese, i Pianeti
Dopo aver lasciato la costellazione del Capricorno, il 4 aprile, Venere ha attraversato per intero l’Acquario e il 28 aprile entra nella costellazione dei Pesci. Il pianeta continua ad essere visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale, dove sorge poco più di un’ora e mezza prima del Sole.

I Santi
28 aprile: san Luigi Maria Grignion da Montfort
29 aprile: santa Caterina da Siena
30 aprile: san Pio V papa
1° maggio: san Giuseppe lavoratore
2 maggio: san Atanasio
3 maggio: san Filippo e san Giacomo il Minore, apostoli
4 maggio: santa Antonina di Nicea

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo

Curiosità. Il cavaliere abusivo e la cavalla incinta (L’Unione Sarda, Edizione del 3 maggio 2013, p. 18). Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, clicca qui.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Il 28 aprile è Sa die de sa Sardigna.
Il 29 aprile è la Giornata Mondiale della Danza.
Il 1° maggio si celebra la Festa del Lavoro.
Il 3 maggio è la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, voluta dall’UNESCO.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


Tanto tempo fa la terra di Sardigna era popolata di Janas e di Giganti.
I due popoli erano assai diversi, tuttavia avevano imparato a vivere in pace e felici, a fianco a fianco. Le Janas amavano i boschi e le colline. Le rocce e i torrenti. I Giganti controllavano gli altipiani e le valli, che scendevano verso il mare, per aprirsi a gola sulle piccole insenature di sabbia bianchissima.
A quel tempo, la terra di Sardigna era immersa nel verde e circondata d’azzurro. Le acque cristalline della riva si perdevano nel turchese e nel blu profondo. Per confondersi col cielo, all’orizzonte. A quel tempo c’era amore per la natura. C’era rispetto per i suoi ritmi e le stagioni. I Giganti vivevano alla luce. Conoscevano la loro terra palmo a palmo. Ne percepivano i pericoli e li evitavano con rispetto. La natura era generosa e dava loro tutto ciò che occorreva per vivere. Ed essi prendevano solo il necessario, rendendone grazie. Le Janas, invece, vivevano nei boschi, al luccichio dei mille raggi di sole che filtrano attraverso il fitto dei rami. Correvano veloci per i pendii delle colline al chiaro di luna e, nel buio delle notti più profonde, i loro occhietti vispi brillavano all’unisono con miriadi di stelle. Al contrario dei Giganti, conoscevano il lato oscuro dell’antica isola, i suoi segreti. E li custodivano gelosamente.
A quei tempi, l’arrivo della primavera era un momento speciale. Janas e Giganti, allora, vedevano la loro terra sbocciare in tutta la sua bellezza e magnificenza. Allora nascevano gli agnellini nei greggi che punteggiavano di bianchi belati i pascoli verdi. Allora era il momento di ringraziare e di festeggiare questa esplosione di vita. Allora era tempo di superare i confini che le differenti abitudini avevano scavato tra i due popoli. Era tempo, per le piccole Janas, di correre giù per le colline in pieno giorno. Era tempo, per i forti Giganti, di popolare l’oscurità della notte. Allora i Giganti accendevano i fuochi, ci passavano attraverso per stringere legami. A diventar compari. Ci facevano passare attraverso le greggi e gli animali da soma che li aiutavano nel lavoro dei campi. A propiziare prosperità per tutta la bella stagione che arrivava. Al chiarore dei fuochi si ballava e si cantava. Si beveva un buon bicchiere di vino e si faceva festa. Allora, a fondovalle, al chiarore dei fuochi, scendevano le piccole Janas, ad unire i due popoli in uno. Le Janas indossavano le vesti fatte con le stoffe più belle tessute con i loro telai. I corpetti erano ornati di bottoni d’argento in filigrana. Ed erano stretti da lunghi nastri, a sottolineare la vita sottile. Le Janas suonavano arpe e timpani. Le loro risate ricordavano il gorgoglio dei ruscelli del bosco e portavano gioia e pace. I Giganti si univano con launeddas e tamburi. Le Janas intrecciavano canti che sembravano venir da lontano e lontano portavano. I Giganti, rapiti, superavano timore e rossore, davanti a tanta bellezza, di fronte al piccolo mondo di perfezione e armonia, e tendevano una mano a colmare distanze. E si aprivano, comuni, le danze. A quel tempo, al chiarore dei fuochi di primavera, non c’era differenza alcuna tra Janas e Giganti. E si faceva festa per tutta la notte (Di Giganti e Janas. A quei tempi, a primaveraViolet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Un rapporto d’amicizia che sia fra uomini o fra donne, è sempre un rapporto d’amore. E in una carezza, in un abbraccio, in una stretta di mano a volte c’è più sensualità che nel vero e proprio atto d’amore.


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