martedì 1 aprile 2014

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:09 e tramonta alle 19:45: è infatti in vigore l’ora legale.

Luna
La Luna è crescente. Il 1° aprile, alle 21:07, raggiunge il perigeo.
La sera del 3 aprile la falce di Luna attraversa la costellazione del Toro, tra Aldebran, la stella più luminosa della costellazione, e l’ammasso stellare delle Pleiadi. Il 6 aprile, invece, la Luna, ormai prossima al primo quarto, attraversa la parte inferiore dei Gemelli e, nel corso della notte, raggiunge la congiunzione con Giove.

Cielo del Mese, i Pianeti
Urano è inosservabile. Il 2 aprile, infatti, si trova in congiunzione con il Sole. A fine mese ricompare al mattino, ma ancora estremamente basso sull’orizzonte orientale, dove è praticamente impossibile individuarlo tra le luci dell’alba. Si trova ancora nella costellazione dei Pesci.
Per tutto il mese Venere è ancora ben visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale, dove sorge poco più di un’ora e mezza prima del Sole. Il pianeta più luminoso lascia la costellazione del Capricorno il 4 aprile, attraversa per intero l’Acquario e, il 28 aprile, fa il suo ingresso nella costellazione dei Pesci.

I Santi
31 marzo: santa Balbina di Roma
1° aprile: santa Agape e santa Chionia
2 aprile: san Francesco da Paola
3 aprile: san Cresto e san Pappo
4 aprile: sant’Isidoro di Siviglia
5 aprile: san Vincenzo Ferrer
6 aprile: santa Galla di Roma

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Sanluri – Colpevole di mal di pancia (L’Unione Sarda, Edizione del 5 aprile 2013, p. 29). Clicca qui per vedere le Breaking news di quel giorno. 

Feste, Ricorrenze Curiosità
Pesce d’Aprile!
Il 2 aprile è la Giornata Mondiale per la Sensibilizzazione sull’Autismo.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


I luoghi sono importanti. I luoghi ci entrano dentro e non ci lasciano più. E il nostro cuore, la nostra mente, il nostro spirito, ogni giorno che viviamo, si popolano di luoghi sempre nuovi, piccoli e grandi. Essi ci abitano, per sempre. Ci animano dall’interno. Ci insegnano. E restano con noi. Forse può sembrarvi strano, ma un tavolo, un tavolo basso per fare il pane, di quelli che si usavano anticamente in tutte le case, il tavolo delle donne, ché la panificazione era affar loro, è un luogo. Un luogo delle meraviglie. Con tutte le caratteristiche dei luoghi: con i profumi, il via vai, gli incontri. Ma anche con le chiacchiere, i silenzi, le preghiere, la fatica e la gioia. Con la trasmissione del sapere antico. Con la bellezza della scoperta.
Quando ero bambina, al paese, nella casa che vide nascere mamma, il pane ormai non si faceva più da tempo. Però sa mesa ‘e fai su pani era là, in s’apposenteddu, che poi non era una stanza piccola, ma solo buia, senza finestre che dessero all’esterno. S’apposenteddu era una sorta di dispensa, c’era di tutto e ci si conservava tutto. Quindi da bambina venivo mandata innumerevoli volte a prendere ora due patate, ora la bottiglia di vino per cucinare, ora le olive o qualunque altra cosa passasse nella mente di uno dei numerosi adulti che di volta in volta impartivano l’ordine. Tutte le volte che entravo in s’apposenteddu, la carezzavo sa mesa. Era sempre infarinata, portava i segni de sa rosinitta e dei gesti forti della lavorazione. C’erano anche i mattarelli e da un lato la macchinetta a manovella per stendere la sfoglia. Io, su quel tavolo, non ho imparato a panificare, ma a fare la pasta sì. Ad aiutare per i dolci. A fai sa fioca. Ci ho chiacchierato. Riso. Ascoltato. L’altro giorno, mentre pensavo cosa raccontarvi questa settimana, m’è presa una grande nostalgia di quel tavolo. Sarà perché era di nonna, che io non ho conosciuto, perché neanche mamma la ricorda, tanto era piccola quando morì. Sara perché questo è tempo di insegnamenti semplici. E il pane, come vi dicevo la settimana scorsa, in Sardegna è buono da mangiare e buono da pensare. Così, anche se io non l’ho mai fatto, pensavo a quando le nonne e le mamme, all’avvicinarsi della Pasqua non sapessero come trasmettere la passione e la resurrezione alle loro bambine. E usassero il rito del pane e i suoi profumi, i suoi sapori e le sue forme. Così, dalla semplicità della notte passata a panificare, sorgevano pani a forma di croce, e di chiodi. E si raccontava come e cosa successe a nostro Signore. E poi un pane a forma di Lazzaru, che esce dal sepolcro ancora con le bende, come occasione per dire che la vita rinasce, riprende. A me sembra di vederle le donne intente a questa opera santa, di fare il pane, e di imparare e di insegnare dal pane fatto. La Quaresima ormai è inoltrata, volge al termine. Mancano solo due gambine da staccare a sa Pippia ‘e Caresima. E allora è bello narrarsi il mistero. Non sono ricordi miei, ma si intrecciano con i miei e con il ricordo e la sensazione di me, bambina, attorno a sa mesa ‘e fai su pani. Si intrecciano con il perché non abbia mai montato gli albumi a neve con lo sbattitore elettrico, e mai lo farò. Con il mistero di quella sensazione di pace e sorellanza tra donne, che troppo spesso nel quotidiano sfugge. Chissà come e chissà dove. Ma che so, perché ho vissuto, che è possibile. E con il mistero di passare il mistero attraverso il racconto e la vita. Che è ciò che faccio e cerco. Perché lo amo (Sa Mesa ‘e fai su pani , Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
La responsabilità è il prezzo della grandezza.


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