sabato 5 aprile 2014

Istantanee - by White


L'argento vivo di zia Mariù

Chissà se i grandi occhi blu di questa bella e slanciata signora si sono dilatati e commossi nel vedere la nostra città avvicinarsi, aprirsi come una cavea superba sul golfo, tra le urla dei gabbiani. Un forte vento la accoglie, e porta con sé gli odori di questa terra. E’ una vista privilegiata quella che si può godere dal piroscafo. La città piano piano si delinea e prende forma. Uno skyline inconfondibile. Lei è giunta qui con il marito, Mario Carrara, al quale è stata assegnata la cattedra di medicina legale dell’Università di Cagliari. Un incarico prestigioso, ma Paola è abituata: è figlia di un celebre medico, l’iniziatore dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso. Il suo consorte, sarà uno dei pochi docenti universitari che si opporrà al giuramento di fedeltà al fascismo. Per questo saranno costretti, una volta perso il lavoro e la possibilità di ricoprire un qualsivoglia incarico pubblico, a trasferirsi in Svizzera, per fare rientro in Italia solo all’indomani della Liberazione. Paola viene formata allo stesso modo dei fratelli, è la primogenita di cinque figli, nati nell’arco di sei anni. Il clima che respira nella loro casa è intellettualmente stimolante, aperto all’attualità della politica e dell’’economia. Si discute di socialismo ed è dominante l’interesse verso le classi subalterne. Dimostra fin da piccola una spiccata propensione per la scrittura, e viene indirizzata agli studi classici che non porta a termine. Ma questo non le impedisce di seguire le orme paterne e inizialmente pubblica studi psicologici e sociologici di pregio. Negli anni novanta dell’ottocento, e per i primi anni del novecento svolgerà un’intensa attività giornalistica. Suoi temi prediletti saranno la denuncia delle condizioni delle classi popolari ed i problemi legati all’assistenza. Il suo impegno le varrà una denuncia e un’incriminazione con l’accusa di eccitamento all’odio tra le classi sociali. La condanna a tre mesi e mezzo di carcere. Poi si fa dominante l’interesse verso il mondo dell’infanzia, che l’accompagnerà per tutta la vita. La sua attenzione avrà un approccio multiplo, psicologico, pedagogico e letterario. Agirà spesso in compagnia della sorella Gina, che ne condivideva gli interessi e l’umanità. Determinate a combattere l’analfabetismo, costituiranno insieme “Scuola e famiglia”, una sorta di doposcuola rivolta agli alunni delle elementari, e si impegneranno strenuamente nel convincere le famiglie operaie a rispettare la legge che imponeva l’obbligo formativo. L’iniziativa ebbe un così vasto successo che fu presa in carico dal comune e diffusa in tutte le scuole di Torino. Ma non basta, Paola Lombroso vuole di più. Sente forte la spinta ad intervenire in favore dei bambini che subiscono le conseguenze della guerra. Nel 1915 fonda un asilo - ricovero per i figli dei richiamati in guerra privi di altri parenti. Ospita inizialmente trentacinque bambini, che in un paio d’anni arrivano a seicento. Da questa esperienza ha origine la fondazione della “Casa del Sole”, che accoglie i figli sani di tubercolotici per sottrarli al pericolo del contagio e alle condizioni di miseria dove più frequentemente si annida la malattia. A Paola viene in mente di fondare un giornale per i bambini, che sia strumento di crescita culturale. Desidera che sia associato ad un giornale importante e di grande tiratura. Sceglie il Corriere della Sera. L’idea piace, ma prende forma tra mille contrarietà. Nasce così il “Corriere dei Piccoli”. Le viene offerto solo un ruolo di subalternità, in quanto donna, ed un compenso misero, oltre alla cura di alcune rubriche da gestire in forma rigorosamente anonima. Una tra queste, la “Piccola Posta”, riscuote un grande gradimento, tant’è che con il nome fittizio di “Zia Mariù”, firmerà numerosi scritti successivi, cavalcando l’onda della notorietà. La collaborazione con il “Corriere della Sera” si fondava su basi precarie, ed era inevitabile la conclusione, nel 1911. Ma Paola è già immersa in una nuova sfida, quella delle “Bibliotechine Rurali”. Tutto nasce da una richiesta che una maestra di Biella aveva fatto pervenire alla posta di Zia Mariù. Chiedeva di dotare le scuole di campagna prive di mezzi di libri di lettura “ameni”, per contribuire ad elevare il livello di istruzione degli alunni più svantaggiati. Il successo dell’iniziativa fu immediato, anche grazie al contributo di tante giovani maestre che proprio in quelli anni venivano formate all’insegna della pedagogia, e che di certo non sottovalutavano l’importanza della diffusione della cultura come strumento di elevazione culturale e sociale. In un pugno d’anni furono distribuiti più di centomila libri. Paola si ingegnò in ogni modo perché il flusso dei libri non si esaurisse, organizzando lotterie, recite, vendite di calendari, sottoscrizioni. Nel 1910 erano già centoventicinque le biblioteche di campagna che usufruivano di questa iniziativa. Lo stesso “Corriere dei Piccoli”, ospiterà un quindicinale, il “Bollettino delle Bibliotechine Rurali”, che rimarrà attivo sino alla sua morte. L’ingerenza fascista attrae a sé l’iniziativa: le “Bibliotechine” riapriranno solo nel 1951, per agevolare alcune aree molto provate dalla guerra e che con fatica cercavano di avviare la ricostruzione. Ma l’eco non avrà il vigore iniziale. Di Paola dicono che avesse un sorriso angelico, quasi disarmante, ma una volontà ferrea. Allegra, spregiudicata e vivace, era dotata di una intelligenza vivissima, di curiosità inesauribile e di interessi disparati. Una forza della natura quando abbracciava un progetto. Nel 1950 le fu assegnata la medaglia d’oro dei Benemeriti dell’istruzione. La morte la colse nel 1954, ultraottantenne, mentre ricopriva la carica di presidente del Centro di Letteratura Infantile di Torino, senza mai aver dimenticato, credo, la bella città del sole che l’aveva ospitata, Cagliari, che si specchia vanitosa nelle acque abitate dalla “Gente Arrubia”. Come avrebbe potuto, proprio lei che seppe scrivere di uno straordinario rovesciamento, quello del mondo visto dalla parte degli uccelli, estasiando i bambini con le sue innumerevoli storie illustrate?

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