lunedì 27 gennaio 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:35 e tramonta alle 17:36.

Luna
La Luna è calante nei primi giorni della settimana. Il 30 gennaio alle 21:41 è Luna Nuova. Da lì inizia la fase crescente.

Cielo del Mese, i Pianeti
È passato meno di un mese dalla precedente congiunzione Luna-Venere. Ma, mentre la precedente era osservabile appena dopo il tramonto, il secondo “incontro” di questo mese tra i due astri può essere visto prima del sorgere del Sole. Il 29 gennaio si può provare a scorgere la sottilissima falce di Luna, ormai prossima alla fase di Luna Nuova, sorgere poco dopo Venere a Sud-Est, nella costellazione del Sagittario.

I Santi
27 gennaio: santa Angela Merici
28 gennaio: san Tommaso d’Aquino
29 gennaio: santa Sabrina
30 gennaio: santa Martina
31 gennaio: san Giovanni Bosco
1° febbraio: santa Brigida d’Irlanda
2 febbraio: presentazione del Signore

Feste e Ricorrenze
Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria
Il 28 gennaio è la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra

Curiosità
Il 29, 30 e 31 gennaio sono “i giorni della merla”!


Il Lama Racconta
Succede, sai?

A chi è distratto.
A chi è sciocco.
A chi si crede padrone, e calpesta, dissacra, strappa, rompe, per quell'istinto da caprone che se non ha da montare, ogni cosa devasta e insozza.

Prova, passante incauto, ad entrare tra le alte colonne con il tuo gigantesco orgoglio dai piedi di fango.

Prova a inseguire le risate delle driadi, il luccichio dell'oro dei folletti, prova a cacciare i Signori del bosco e le loro dame.

Qualcuno rimane, a nutrire gli Antichi con le sue povere carni, lasciando memorie biancheggianti d'ossa e lacere vesti. Altri credono di scampare, e graffiati di rovo e biancospino riescono a ritrovare i loro polverosi sentieri.

Ma c'è un prezzo da pagare, c'è sempre un prezzo quando si viola un patto antico come il mondo.

Ti renderanno il corpo, e la stolta mente che lo abita. 

Ma lo spirito che le abita sarà perduto, perduto per sempre, tra le alte colonne ad inseguir sogni di fate, a patir incubi d'elfi neri, nel labirinto che mai si dipana al cospetto dei vili.

Porta rispetto ai luoghi che ti videro nascere, quando giovani erano i monti e non nati i vulcani.

Oppure paga e scompari, perso per sempre nel bosco.



Arth, amico de La Rassegna Stronza

Così Parlò zio Gecob
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Così aggiunse Violet
Io visitai Aushwitz. Una di quelle esperienze che ti si imprimono nella memoria e non ti abbandonano più. Quel giorno c’era il sole. Una di quelle giornate tipiche di metà agosto del centro Europa: una notte già fredda e molto caldo di giorno. Avevo diciannove anni, un mese e un giorno. Ero poco più di una bambina, perché a diciannove anni si è grandi, ci si è diplomati, si ha la patente, si è già votato, ma in qualche modo si è bambini di fronte a certe esperienze. O, semplicemente, si è sempre piccoli davanti all’orrore. Quando entri in certi luoghi, anche se per poche ore e vedi… non sei più la stessa. Non lo sarai per il resto della vita, se hai avuto occhi per vedere e orecchie per ascoltare. Se hai lasciato che la tua anima sentisse il dolore che ancora trasuda dalla terra. Se hai avuto il coraggio di respirare, hai lasciato che in te entrasse lo spirito che ancora percorre i prati fino ai confini della foresta e si domanda “perché”, hai lasciato uscire lo spirito che ti animava al tuo ingresso e un po’, lì, sei morta anche tu. Perché sapere e vedere, fa morire. Una piccola morte che ti fa andar via diversa da come eri entrata. Non migliore o peggiore, ché quella è una scelta che fai tu, ogni giorno, ogni istante. Diversa. Diversa perché testimone. E quel cambiamento rimane con te, ogni giorno, e continua a lavorare, a scavare. A portare altro cambiamento.
Avete mai pensato come si generano le vittime e i carnefici? Pensiamo che sia un meccanismo difficile? Ognuno di noi, io credo, porta dentro di sé una potenziale vittima e un carnefice pronto a prendere il sopravvento. Se lo si riconosce, si acquisisce già il primo antidoto a divenir tali. Perché, continuo a dire, il cambiamento è inevitabile, ma la direzione possiamo ancora e sempre prenderla nelle nostre mani. Il secondo antidoto, invece è la memoria, il ricordo. L’anno prossimo saranno settant’anni dalla Liberazione del campo di concentramento di Aushwitz. Tra pochi anni, anche gli ultimi superstiti non ci sarano più. Allora la testimonianza spetterà a noi. A noi che non abbiamo vissuto l’orrore, ma l’abbiamo sfiorato appena, nelle letture, nei racconti, nell’ascolto dei testimoni, di quelli veri, perché erano lì.
Qualcuno un giorno mi ha fatto un complimento grande. Mi ha detto: “Tu getti ponti”. Io non so se sia vero, ma penso che ognuno di noi possa farlo, e contemporaneamente sia il ponte che ha gettato e colui che per primo prova a percorrerlo. I ponti non servono ad altro che ad unire. Io sogno i ponti come luoghi di incontro, luoghi di abbracci. Ecco, la testimonianza e la memoria sono componenti per i nostri ponti: ponti per unire la vittima e il carnefice che covano in me e ridurli a una mediazione che sia vita; ponti per andare e narrare; ponti per raggiungere l’altra sponda e seminare. A piene mani. Semi di amicizia, di gioia, di vita, di rispetto e di pace.

Nessun commento:

Posta un commento