lunedì 13 gennaio 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:42 e tramonta alle 17:16.

Luna
La Luna è crescente. Il 16 gennaio all’1:56 raggiunge l’apogeo e alle 4:55 è Luna Piena. Da quel momento inizia la fase calante.

Cielo del Mese, i Pianeti
Giove è l’astro più luminoso di queste notti invernali (dopo la Luna, ovviamente). Il 5 gennaio si trovava all’opposizione e raggiungeva la massima luminosità, la minima distanza dalla Terra e il periodo più lungo di osservabilità. Infatti, lo si può seguire in cielo per l’intera notte lungo il suo percorso da Est a Ovest. Il pianeta continua a spostarsi in moto retrogrado nella regione centrale della costellazioni dei Gemelli, dove rimane tutto il mese. Io, Europa, Ganimede e Callisto, i quattro satelliti galileiani, si mostrano come piccoli puntini bianchi che danzano da un lato all’altro del pianeta sulla linea dell’equatore, creando spettacolari configuarazioni.

I Santi
13 gennaio: sant’Ilario di Poitiers
14 gennaio: san Felice da Nola
15 gennaio: sant’Efisio di Cagliari
16 gennaio: santa Priscilla di Roma
17 gennaio: sant’Antonio Abate
18 gennaio: santa Prisca
19 gennaio: san Remigio

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste e Ricorrenze 
Il 13 gennaio è la Giornata Mondiale per il Dialogo tra Religioni e Omossessualità
Il 15 gennaio, negli USA, è il Martin Luther King Day
Il 17 gennaio è la Giornata del Dialogo tra Cattolici ed Ebrei
Il 18 gennaio è la Giornata Internazionale dei Migranti
Il 18 gennaio inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

Curiosità
In Sardegna questo è tempo di “fuochi”, de Su Fogu, de Is Fogadones, a seconda delle zone, dei paesi, dei dialetti e delle tradizioni: il 16 e il 17 di gennaio si festeggia Sant’Antonio abate, Sant’Antoni ‘e su Fogu, il 20 gennaio (e giorni successivi) San Sebastiano. Nei giorni e nelle settimane precedenti la ricorrenza ci si procura la legna da bruciare. Dopo la benedizione del sacerdote il fuoco divampa e la notte si illumina, lo scintillio sale alto verso il cielo: attorno al fuoco si balla, si canta, si mangiano i dolci della tradizione e si beve il miglior vino. Questa data è anche l’inizio del Carnevale e in numerosi paesi fanno la loro prima comparsa stagionale le maschere della tradizione. In occasione di questa festa è di buon augurio quando qualcuno, con le mani sporche di fuliggine, per aver maneggiato un tizzone che ardeva nel fuoco, vi accarezzi il viso… naturalmente sporcandolo e annerendolo: non ritraetevi!

Il Santo del Mese
Antonio nacque a Coma, intorno al 250. A vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere da eremita. Condusse vita anacoretica per più di ottanta anni, infatti morì ultracentenario il 17 gennaio 356 a Tebaide, nell’Alto Egitto. Molti particolari della sua vita sono noti grazie al discepolo Atanasio che ne scrisse per primo la biografia. Nella sua iconografia spesso compare un maialino, che ci ricorda che è patrono degli animali, e il bastone a Tau, bastone degli eremiti che ricorda le “cose ultime” (infatti è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico). È invocato contro tutte le malattie della pelle e contro gli incendi (insieme a santa Barbara), poiché in suo onore vengono accesi i “fuochi”, come si faceva in antichità con i “fuochi purificatori” che segnavano il passaggio dall’inverno all’imminente primavera. Sant’Antonio abate è anche considerato l’iniziatore del monachesimo, di quello orientale e di quello occidentale, perché dalla sua esperienza si svilupperanno diversi filoni, sia di eremitaggio che di vita comunitaria. Nella sua vita anacoretica a periodi di digiuno totale, e di vita legata alla sola carità, alternò altri in cui lavorava e pregava, e il frutto del lavoro gli serviva per vivere, dando tutto il resto ai poveri. C’è già qui, in germe, l’Ora et Labora della regola benedettina. In occasione della sua festa, come abbiamo detto, in molte zone si accendono dei grandi fuochi che ardono la notte della vigilia e tutto il giorno della festa. Si benedicono gli animali, gli strumenti per il lavoro contadino e si benedice il pane di fraternità.

Il Lama Racconta
Molti secoli fa, nella notte dei tempi, gli uomini vivevano sulla terra al buio e al freddo. Non avevano, infatti, il fuoco. In un inverno ancor più gelido, disperati, si rivolsero a sant’Antonio. Egli era un uomo buono, un vero santo, appunto, che pregava e lavorava in solitudine, lontano dal mondo, per onorare Dio in maniera perfetta. Era noto a tutti gli uomini che chi si rivolgeva a lui non tornava a mani vuote, vista la generosità e la carità che lo animava. Eppure stavolta non poteva aiutarli: non possedeva nemmeno lui il fuoco. Nella veglia notturna, però, ricordò una delle sue visioni: l’inferno, popolato dai diavoli, era anche arso di fuochi. Mosso da tutta la possibile pietà nei confronti dell’umanità e anche da un sottile desiderio di mettere in smacco i diavolacci, accompagnato dal suo fedele porcellino, si mise in viaggio verso l’inferno. Naturalmente ci furono molte rimostranze alle porte di quel luogo di perdizione a far entrare un uomo così santo, preceduto in ogni luogo dalla fama della sua bontà. Ma ecco che il maialino sgattaiolò lesto tra le gambe del diavolo guardiano e si intrufolò all’inferno. Fece tanto baccano, tanto trambusto, in un luogo che già per sua natura tranquillo non era, che i diavoli implorarono Antonio di entrare a riprenderselo. Cosa che egli fece, attardandosi, però, con il suo bastone di ferula, a scaldare i piedi scalzi, prima di riprendere il cammino. Non sapevano i diavolacci che la ferula è un legno speciale, quasi vuoto al suo interno, in grado di conservare il fuoco senza fiamma per lungo tempo. Così Antonio uscì dall’inferno, riverito da tutti i diavoli per averli liberati del tormentoso maialino, e si avviò dagli uomini. Era notte al suo arrivo e fu tutto uno sfavillio, uno scintillio, una festa di luce e di calore, il dono che Antonio aveva in serbo per l’umanità. Tutta la notte e il giorno seguente arse il fuoco da lui donato e benedetto. Vi si riunirono intorno tutti gli uomini, le donne e i bambini. Intonarono canti, fecero danze. Imbastirono dei banchetti, portarono dolci e bevvero il vino della gioia e della compagnia. Da allora l’umanità ebbe il fuoco. Da allora in onore di Antonio si ripete, di anno in anno, di generazione in generazione, una grande festa che illumina e fa vivere la notte.

Così Parlò zio Gecob
Reputa liberi quelli che lo sono per una maturata disposizione di vita interiore, non quelli che si dichiarano tali per condizioni esterne.


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