lunedì 20 gennaio 2014

L'Almanacco di Violet



Sole
A Cagliari (lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 7:39 e tramonta alle 17:28.

Luna
La Luna è calante. Il 24 gennaio alle 5:22 entra nell’Ultimo Quarto di questo ciclo.

Cielo del Mese, i Pianeti
Marte, il pianeta rosso, continua ad anticipare lentamente l’orario del proprio sorgere. Negli ultimi mesi era stato osservabile solo nelle ore immediatamente precedenti il sorgere del Sole; a fine gennaio, finalmente, sarà possibile scorgerlo al suo sorgere, ad Est, già intorno alla mezzanotte, per poi vederlo culminare a Sud all’apparire delle prime luci dell’alba. Esso attraversa un tratto della costellazione della Vergine, fino a trovarsi in congiunzione con la stella Spica, a fine mese.

I Santi
20 gennaio: san Fabiano e san Sebastiano martiri
21 gennaio: sant’Agnese
22 gennaio: san Vingenzo di Saragozza
23 gennaio: sant’Emerenziana
24 gennaio: san Francesco di Sales
24 gennaio: conversione di san Paolo
26 gennaio: san Tito e san Timoteo

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Avverto i miei “sette” affezionati lettori che, per ora, questa rubrica è sospesa.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Dal 18 al 25 gennaio si tiene la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
Il 24 gennaio si celebra la Giornata Mondiale del Volontariato

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…

Se tu entri ai Giardini Pubblici di Cagliari e percorri il viale, poco dopo aver superato la metà, sulla destra, ti imbatti in due piante maestose e meravigliose di ficus magnolia, sotto le cui fronde e sui cui rami si entra in un mondo altro, in un universo parallelo. Tutti possiamo leggere la loro storia nel sito del Comune, tutti sappiamo che sono lì da più di 125 anni e che, quando furono piantumati, facevano già ombra ai passanti e offrivano già riparo agli uccelli della città. Eppure sono mille i nomi che grandi e bambini danno loro. Mille le origini. Mille le leggende.
Ma io so, che non sono leggende: sono storie. Sono i desideri di vita che il Grande Albero narra a chi si avvicina e siede sulle radici. E sale lentamente i rami. E si ferma ad ascoltare. Ma i segreti più preziosi li puoi carpire solo se accetti di varcare la soglia che a pochi è dischiusa. E là, nella cavità del grande tronco, e giù per le radici, fino ad un passo dal cuore che fa battere tutto il giardino, trovi la via per dipanare una storia davvero unica e speciale. Non è per tutti, però. Sia ben chiaro. Bisogna essere piccoli. Ma piccoli davvero. “No, non conta l’altezza”, ti dice il Grande Albero se chiedi spiegazioni. “E nemmeno l’età”. Bisogna essere piccoli e in più essere disposti a farsi piccoli. Ancora e ancora. E sempre di più. Allora puoi entrare. E percorrere un intrico di cunicoli e gallerie. Allora puoi scorgere una luce a forma di fiammella, che ti guida; e seguirla. Allora puoi giungere fino alla casa delle fate, che abitano lì e altrove. Sono tre piccolissime sorelle. Sorridono con gli occhi e con il cuore, prima che con le labbra. E parlano svelte. E tutte insieme. All’unisono. O tacciono. E non è facile rincorrere i loro pensieri. E afferrarli tra il trillio allegro delle risate che sgorgano spontanee come gli aneddoti e i racconti. Ci vuole tempo. Così tu credi di esser stata lì qualche ora. Ma esci che la Luna splende. E non sai che giorno sia. Ed è passato tanto di quel tempo che se non hai una memoria sveglia e allenata, hai già dimenticato tutto ciò che ti hanno svelato. Per non dimenticare del tutto, mentre a ritroso percorri le gallerie e i cunicoli, ripeti la storia. Ma ti accorgi che ci sono delle varianti. Che non è proprio uguale. E non è diversa, ma non è nemmeno la stessa.
C’era una volta una Jana che voleva girare il mondo. Così prese un cavallino agile e veloce e, aggrappata alla sua criniera, si mise in viaggio. Arrivò presto al mare e girò, pensando che, se il mare era tanto vicino, meno di una giornata di un destriero molto veloce con in groppa solo il peso di una fata, il mondo, quello vero, dovesse essere dall’altra parte. Percorse tutte le direzioni e in ciascuna di esse, prima che la Luna calasse, incontrava il mare. Alla fine scoprì di essere nata in un’isola, e questo non le piacque. Giunta di nuovo alla riva del mare, decise che avrebbe voluto volare. E si affidò a un gabbiano. Non è facile, dopo aver percorso cunicoli e gallerie, ricordare tutte le sue peripezie. Però un giorno arrivò in  una terra lontana, dove c’erano grandi alberi e dove c’erano uomini tanto alti e belli e forti. E si innamorò. Nacquero tre bambine. Una piccola piccola, come lei. Che sapeva sognare. Sapeva cavalcare i cavalli, aggrappata alla criniera, e sapeva librarsi sulle ali di un gabbiano. Anche a lei piaceva viaggiare. Ma tornava sempre. E scambiava storie e ricordi con la mamma. La Jana raccontava della sua terra d’origine, che era un’isola. E della bellezza del mondo in cui vivevano ora. La figlia, invece, narrava tutte le meraviglie che incontrava nei suoi viaggi. Anche lei un giorno si sposò. Nacquero tre bambine. E una era piccola. Come la mamma. Come la nonna… E un giorno si sposò… A percorrere gallerie e cunicoli, si può perdere il conto delle generazioni. Una cosa è certa, però. Nacque una bambina piccola come la mamma, la nonna, la bisnonna. Piccola come la Jana. E un bel giorno decise che doveva tornare. Voleva conoscere l’isola dove era iniziata tutta la storia. Ma come fare a meno degli alberi così belli, così grandi, così maestosi, che avevano fatto innamorare la Jana e avevano protetto lei, le sue figlie, le sue nipoti? Non era possibile! Andò dal Grande Albero, il suo amico più fidato. Non ci fu bisogno di parole o racconti. Lui conosceva i desideri profondi e i sogni della piccina. Le regalò un seme e un germoglio. E le spiegò come proteggerli e custodirli durante il viaggio. E come trovare il terreno giusto per piantarli una volta giunta nell’isola. Le disse: “Non dimenticare: anche se dovrai percorrere molte vie, attraversare molti mari, cavalcare per molte miglia su un destriero veloce, io sarò sempre con te. Perché tu sarai nel mio cuore e io nel palmo della tua mano!”… La piccola fu così brava nel custodire la vita del Grande Albero durante il lungo viaggio, che poté piantare sia il germoglio che il seme. E ora il Grande Albero vive anche qui, a Cagliari, su una spianata del colle di Buoncammino che guarda verso Molentargius e il mare.
E se tu sei piccolo, e ti sai fare ancora più piccolo e più piccolo ancora, egli ti dischiude le porte di casa. E puoi giungere dove vivono tre piccole sorelle, che sanno raccontare come la mamma della mamma della mamma… tornò un giorno nella sua isola. Ma non da sola… (I Grandi Alberi dei Giardini Pubblici di Cagliari, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Se un albero scrivesse l’autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo.

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